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Ottima partecipazione al presidio di Cgil e Uil contro il DDL Sicurezza davanti alla Prefettura di Padova

Ieri, martedì 25 settembre, le Segreterie Provinciali di CGIL e UIL hanno organizzato un presidio di protesta davanti alla Prefettura di Padova contro il Ddl Sicurezza, recentemente approvato alla Camera e ora in discussione al Senato. L’iniziativa ha riscosso un grande successo in termini di partecipazione, con centinaia di lavoratrici e lavoratori, insieme a molte cittadine e cittadini, scesi in piazza per manifestare il loro dissenso verso un provvedimento giudicato restrittivo e pericoloso per i diritti fondamentali.

Il presidio, svoltosi pacificamente, è stato caratterizzato da un clima di forte unità e determinazione, con l'obiettivo di sensibilizzare le istituzioni locali e nazionali sui rischi legati all’approvazione del Ddl Sicurezza. Aldo Marturano e Massimo Zanetti, rispettivamente Segretario Generale della CGIL di Padova e Coordinatore di UIL Padova, hanno ribadito la loro preoccupazione per le implicazioni del decreto, sottolineando come alcune delle misure previste possano limitare il diritto di manifestare, ridurre le tutele per lavoratori e migranti, nonché aggravare le condizioni di chi già si trova in situazioni di vulnerabilità sociale ed economica. “Un disegno di legge, fortemente voluto dal governo - hanno detto - che costituisce un grave attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori, dei migranti e delle categorie più vulnerabili della nostra società. E tutto questo avviene mentre, allo stesso tempo, il Governo decide di abolire i crimini contro la pubblica amministrazione, spesso reati spia di infiltrazioni mafiose.”

Il presidio di Padova è stato solo uno dei tanti organizzati in tutta Italia per contestare il Ddl Sicurezza, a dimostrazione di come il provvedimento stia sollevando una forte opposizione da parte della società civile. La partecipazione massiccia è stata un segnale chiaro: lavoratori e cittadini non sono disposti ad accettare misure che, a loro avviso, minano la coesione sociale e alimentano un clima di paura.

Entrambi i dirigenti sindacali hanno ringraziato la piazza per l’alta partecipazione. “Anche Padova, come tantissimi capoluoghi di provincia italiani, questa sera ha fatto la sua parte contro una norma che ha il chiaro intento di azzerare la libertà e il diritto delle persone a manifestare il proprio dissenso, che introduce nuovi reati penali, e quindi il carcere, nei confronti di chi occupa strade, spazi pubblici e privati. Un DDL che limita l’iniziativa e le mobilitazioni sindacali per difendere i posti di lavoro e contrastare le crisi aziendali e occupazionali e che rischia di essere un pericoloso punto di non ritorno per la democrazia nel nostro Paese”.

Il servizio di Telenordest sul presidio contro il DDL Sicurezza davanti alla Prefettura di Padova

Sabato 28 settembre, anche la Cgil di Padova alla manifestazione regionale in difesa della sanità pubblica a Verona

Concentramento alle 10.00 in Piazzale della Stazione Porta Nuova, arrivo corteo in Piazza Bra'. Da Padova, partenza in autobus dalla sede della Cgil in Via Longhin 117 alle ore 8.30. Ancora pochissimi posti disponibili, per eventuali (e fortunati) tentativi last minute scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Sabato 28 settembre si terrà a Verona la manifestazione regionale in difesa della sanità pubblica, organizzata dal comitato veneto della rete nazionale “La Via maestra” di cui fanno parte le strutture regionali della Cgil, Auser, Federconsumatori, Sunia, Co.Ve.Sap., Anpi, Libera, Legambiente, Arci, Acli, Associazione Proteo, Rete degli studenti medi.
 
In Veneto mancano 3500 medici ospedalieri, 450 medici di medicina generale, 6000 infermieri. Il Veneto è sotto la media nazionale per quanto riguarda i medici ogni 1000 abitanti (1,84 contro 2,11) e la situazione peggiora di anno in anno: Dal 2010 al 2023 il numero totale dei medici è diminuito di 170 unità. Nel 2023 il 67% dei pensionamenti dei medici e il 54% dei pensionamenti degli infermieri era “inatteso”. E per quanto riguarda le liste d’attesa, da una ricerca della Cgil Veneto e del Co.Ve.Sap, risulta che nel 2023 il 70% dei cittadini che contattano il cup per prenotare una visita o una prestazione viene messo nelle liste d’attesa o di galleggiamento. Di questo 70% solo un terzo riceve poi effettivamente un appuntamento dal cup. Per quanto riguarda le liste d’attesa per gli interventi chirurgici, nonostante le numerose richieste, la Regione continua a non far pervenire alcun dato.
 
Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto: “Per il nostro territorio la salute rappresenta l’urgenza primaria, per via del progressivo definanziamento e peggioramento della qualità dei servizi ma anche per i pesanti carichi di lavoro a cui è sottoposto il personale sanitario, a cui si aggiungono le continue aggressioni. Ora, a fronte di questa situazione, la ricetta della Regione Veneta è quella di aumentare il numero di specialisti con incarichi di lavoro autonomo, con remunerazione di 100 euro all’ora. In questo modo ci sarà un ulteriore svilimento della professione, con medici che in pochi giorni prenderanno quanto un collega in un mese. Lo spostamento sul privato è evidente a tutti: in un anno i centri di medicina privati, spesso multinazionali, hanno addirittura raddoppiato il fatturato e questo non può non far riflettere e agire, partendo appunto dalla manifestazione di sabato”.
 
Mariapina Rizzo, Co.Ve.Sap: “La carenza del personale e dei servizi ha prodotto il fenomeno delle lunghe liste d’attesa per fruire una prestazione sanitaria. Il risultato è che molti sono costretti a pagare la prestazione o a rinunciare a curarsi. Il Veneto, nel 2023, è la prima regione in Italia per spesa “out of pocket” per la sanità, mentre parallelamente, l’introito derivante dai ticket è calato di circa il 20%”.
 
Andrea Castagna, Anpi: “Da anni è in atto un progressivo indebolimento dei servizi sociosanitari pubblici e delle misure di protezione sociale, in piena antitesi con l’articolo 32 della Costituzione. Da qualche decennio, la politica ha deciso che sull’intervento pubblico era possibile affiancare l’intervento privato, è accaduto nei trasporti e in altri ambiti ed ora accade in sanità, uno degli ambiti più centrali nella vita delle persone. La salute non può essere però ridotta a merce e resa accessibile solo a chi può permetterselo”.
 
Appuntamento quindi sabato 28 settembre alle ore 10 alla stazione di Verona Porta nuova per chiedere un cambiamento radicale nelle politiche socio-sanitarie.
 
Altri soggetti regionali aderenti alla manifestazione:
 
Emergency Veneto
 
Fish Veneto
 
Aitsam Veneto
 
Partito Democratico Veneto
 
Movimento 5 stelle Veneto
 
+ Europa Veneto
 
Sinistra italiana Veneto
 
Rifondazione comunista Veneto
 

Partito comunista italiano Veneto

Ieri la mobilitazione nazionale delle lavoratrici e lavoratori della sanità privata. In migliaia al presidio ad Abano Terme di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sul presidio di ieri davanti alla Casa di Cura di Abano
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Si è svolto ieri, lunedì 23 settembre, il presidio organizzato dalle segreterie regionali di Fp Cgil Veneto, Cisl Veneto e Uil Fpl Veneto davanti alla Casa di Cura di Abano Terme, in adesione allo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata. La mobilitazione è stata indetta a livello nazionale per rivendicare migliori condizioni di lavoro e il rinnovo del contratto collettivo per i dipendenti del settore. Si tratta dei contratti ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) e AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata), dal 2019 anni in attesa di rinnovo. Accanto a loro anche i lavoratori delle strutture extraospedaliere che applicano i Contratti Collettivi Nazionali di lavoro AIOP-RSA ed ARIS RSA. Due contratti non rinnovati da oltre 12 anni e che le due Associazioni Datoriali si erano impegnate a riunificare (in un unico Contratto di settore) e a rinnovare entro il mese di giugno 2024. Tutte parole al vento, nulla di ciò è avvenuto.

La scelta del luogo del presidio non è stata certo casuale: proprio davanti alla Casa di Cura di Abano Terme sono state rimosse dalle ringhiere le bandiere di FP CGIL – CISL FP – UIL FPL messe durante lo stato di agitazione e i dirigenti della struttura non hanno convocato, al pari di altre strutture, le Organizzazioni Sindacali che avevano chiesto l’incontro per la definizione dei minimi assistenziali in caso di sciopero.

Il presidio ha visto una partecipazione significativa, con circa un migliaio di lavoratrici e lavoratori della sanità privata che hanno manifestato il loro malcontento per una situazione contrattuale che li vede bloccati ormai da troppo tempo. I sindacati hanno sottolineato come, nonostante l’impegno quotidiano del personale sanitario, soprattutto durante l’emergenza pandemica, le condizioni salariali e normative siano rimaste insoddisfacenti, spesso in netto contrasto con i carichi di lavoro sempre più pesanti.

“Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata meritano lo stesso rispetto e riconoscimento dei colleghi del pubblico - hanno dichiarato Fp Cgil Veneto, Cisl Fp Veneto e Uil Fpl Veneto - e chiedono un rinnovo contrattuale che riconosca pienamente i loro diritti, a partire da una retribuzione adeguata e da condizioni di lavoro sicure e dignitose.”

Al centro delle rivendicazioni, infatti, c’è l’aggiornamento dei CCNL applicati nelle 27 strutture accreditate che aderiscono ad ARIS (religiose) e AIOP (Associate a Confindustria), con il coinvolgimento, in Veneto, di oltre 8.000 lavoratori che non vedono rinnovato il loro Contratto Nazionale di Lavoro dal 2019. Oltre 6 anni di mancato rinnovo, con un’inflazione alle stelle, che penalizza pesantemente le condizioni di lavoro e quelle economiche per migliaia di lavoratori dipendenti in tutto il Paese. Fermo invece al 2012 il contratto relativo alle RSA private. Parliamo di un sistema ospedaliero convenzionato che occupa 3.118 posti letto nel padovano e 17.283 complessivi in Veneto. Nonostante i ripetuti appelli e tavoli di trattativa, le organizzazioni datoriali continuano a ritardare l’accordo, lasciando lavoratrici e lavoratori senza un adeguato riconoscimento economico e contrattuale.

Accanto a questo, FP Cgil Veneto, Cisl Fp Veneto e Uil Fpl Veneto hanno anche espresso preoccupazione per il protrarsi di una situazione che rischia di compromettere ulteriormente la qualità dei servizi offerti dalle strutture sanitarie private, che svolgono un ruolo complementare essenziale al sistema pubblico.

“Non si tratta solo di una questione economica, ma anche di dignità professionale - hanno dichiarato - e il nostro obiettivo è ottenere il giusto riconoscimento per chi, ogni giorno, garantisce cure e assistenza sanitaria di qualità.

La protesta di Abano Terme si è inserita in una più ampia mobilitazione nazionale che ha coinvolto numerose città italiane, con presidi e scioperi davanti a ospedali e case di cura private. Le sigle sindacali non escludono ulteriori azioni di lotta se non verranno accolte le loro richieste. Nel frattempo, il dialogo con le controparti datoriali rimane in stallo, mentre la frustrazione dei lavoratori continua a crescere.

L'adesione allo sciopero è stata alta, con punte che hanno toccato l'80%. L'auspicio è che il forte segnale sia giunto alle parti datoriali e le induca a sbloccare le trattative e arrivare finalmente a un accordo equo.

Il filmato del Mattino di Padova sul presidio di ieri davanti alla Casa di Cura di Abano

L'allarme di Cgil Padova e Slc Cgil Veneto: "Confermata la definitiva chiusura pomeridiana di 5 uffici postali nella Provincia di Padova"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla definitiva chiusura pomeridiana di 5 Uffici Postali in Provincia di Padova

Si tratta degli Uffici Postali di Abano-Bagni, Limena, Montagnana, Selvazzano e Vigonza: rimarranno definitivamente aperti solo il mattino

Cgil: “L’ennesima riduzione dei servizi. Una scelta che non tiene conto delle esigenze dei territori e determinata solo dalla generale carenza di personale”

“Un ulteriore colpo alla qualità dei servizi. E temiamo che sia solo l’ultimo di una lunga serie di cui non vediamo la fine. Ma le comunicazioni che abbiamo ricevuto sono certe: diversamente da come ci era stato comunicato in un primo tempo, 5 uffici postali nella provincia di Padova vedranno confermato il passaggio al mono-turno, ossia continueranno a rimanere chiusi al pubblico il pomeriggio e cesseranno anche i servizi di consulenza. La chiusura pomeridiana era una misura che era stata introdotta con l’esplosione della pandemia da Covid e che, secondo quanto ci avevano riferito, era assolutamente temporanea e dettata esclusivamente da motivi sanitari. Funzionavano solo i servizi di consulenza finanziaria, per appuntamento, ma la notizia è che tra poco chiuderanno anche questi. E pensare che noi speravamo che ci comunicassero il ritorno al doppio-turno”.

A dirlo Marianna Cestaro, Segretaria Confederale della Cgil di Padova e Stefano Gallo, funzionario di Slc Cgil Veneto, che proseguono: “L’assist per questo ulteriore riduzione del servizio è stata fornita dalla delibera n 115/24/Cons dell'Agcom con cui è stato approvato il piano di razionalizzazione degli uffici postali per l’anno 2024 e ad essere coinvolti saranno gli uffici postali di Abano-Bagni, Limena, Montagna, Selvazzano e Vigonza. Una scelta di Poste Italiane che non tiene minimamente conto delle esigenze dei territori, dell’alto numero di residenti di alcuni comuni (per esempio a Selvazzano la popolazione è superiore ai 20 mila abitanti) e che continuerà a creare dei prevedibili disagi ai cittadini, soprattutto in quei Comuni dove ad essere chiuso di pomeriggio è l’unico ufficio postale presente (Limena, Montagnana e Vigonza). Ed è una scelta, tocca ripeterlo per l’ennesima volta, dettata esclusivamente dalla carenza di personale che si registra un po’ ovunque. Ma a Poste Italiane la scelta del management è semplicemente quella di ridurre il servizio. Una cosa inaccettabile”

“E non è che nel frattempo – insistono i due sindacalisti – si stia cercando di potenziare il servizio in qualche altro sito: no, chiudono definitivamente e basta. Questo significa, per esempio, che i cittadini di Montagnana, i pomeriggi, dovranno continuare ad andare ad Este se avranno bisogno dei servizi di Poste Italiane. Sono più di 15 chilometri, quasi mezz’ora d’auto: non si può negare che sia un disagio. Ma a Poste Italiane non interessa se le ricadute delle sue scelte cadono tutte sulla cittadinanza, in particolare di chi vive in Provincia”.

“Inutile aggiungere – concludono Marianna Cestaro e Stefano Gallo – che una riduzione degli orari di servizio comporta anche, di riflesso, una riduzione del personale nonostante quel che dice Poste Italiane. E questo nonostante la grave carenza che già si registra in molti uffici postali, dove non è raro che ad essere presente ci sia un unico dipendente, il Direttore. Un quadro desolante mentre all’orizzonte non si vede nessun piano industriale degno di questo nome, ma solo quella che loro chiamano ‘razionalizzazione”. Che invece non è altro che una semplice riduzione dei servizi”.

Assegno unico: che sia davvero universale

L’introduzione dell’AUU è stata una scelta fondamentale.

Restano criticità ed esclusioni da rimuovere al più presto.

I DIRITTI SONO DIRITTI E DEVONO ESSERLO PER TUTTI I FIGLI E LE FIGLIE

Su questa nostra rivendicazione è intervenuta anche l’Europa con la precisa indicazione di rimuovere al più presto le criticità che penalizzano molte famiglie, a partire da lavoratori e lavoratrici che non risiedono in Italia da almeno 2 anni o i

cui figli non risiedono in Italia o che non hanno un contratto di lavoro della durata di almeno 6 mesi.

Qualche esempio:

♦ Un lavoratore dipendente con coniuge e 2 figli di 10 e 12 anni residenti all’estero, che nel 2020 aveva un reddito di 25.300 € l’anno, con il passaggio all’Assegno unico ha perso detrazioni e ANF per 282,83 € al mese e 3.393,96 € all’anno.

♦ Una lavoratrice vedova e con 2 figli di 8 e 11 anni residenti all’estero e un reddito da lavoro domestico di 14.800 €, ha perso 394,25 € al mese e 4.731,00 € l’anno.

♦ Arriva a 446,46 € mensili e 5.357,52 € l’anno la perdita per un lavoratore con coniuge e 3 figli di 2, 6 e 10 anni residenti all’estero, e un reddito da lavoro dipendente di 30.200 €

CHIEDIAMO A GOVERNO E PARLAMENTO di superare una discriminazione inaccettabile.
Stiamo attivando tutte le azioni necessarie per rendere esigibile il diritto di tante famiglie all’accesso all’AUU.

IL VOLANTINO IN .PDF E .JPG E IN inglese – francese – spagnolo – albanese –  arabo – rumeno

 

Sciopero per il rinnovo del CCNL Uneba: massiccia partecipazione alla manifestazione regionale sotto gli uffici di Uneba a Padova

Ancora una massiccia partecipazione e ancora tanto rumore. È così che è andata ieri, alla manifestazione regionale che ha accompagnato lo sciopero nazionale delle lavoratrici e lavoratori dei settori socioassistenziali, sociosanitari ed educativi che operano nelle strutture (soprattutto di natura ecclesiastica) dove viene applicato il CCNL Uneba e scesi nelle piazze e strade delle Regioni di tutta Italia per reclamare un rinnovo del CCNL, scaduto da 5 anni, degno di tale nome. A Padova, l'appuntamento è stato, a partire dalle 10.00, sotto gli uffici di Uneba in Via Vescovado e ha coinvolto diverse centinaia di lavoratrici e lavoratori provenienti da tutta la Regione, venuti con l'intenzione di fare più chiasso possibile e farsi sentire bene dall'associazione datoriale. 

"Un'ottima partecipazione - ha confermato Angela Marigo della Fp Cgil Padova - ma che avrebbe potuto essere notevolmente superiore se fossero venuti tutte quelle lavoratrici e lavoratori che non hanno potuto lasciare il loro posto di lavoro per occuparsi di anziani, disabili, giovani in difficoltà e, in generale, dei più fragili, visto che senza di loro le strutture si sarebbero trovate letteralmente senza personale. Perché la verità è che la partecipazione a questa sacrosanta protesta ha dovuto fare i conti con uno dei problemi che da tempo denunciamo, ossia la carenza generale di personale nelle stutture che non ha permesso, in moltissimi casi, di lasciare soli gli utenti e unirsi a questo riuscitissimo presidio. Per questo chi c'era oggi, rappresentava anche chi non ha potuto esserci nonostante la totale e convinta adesione alla protesta".

"L'auspicio - conclude Angela Marigo - è che il forte dissenso tra i dipendenti scaturito nella protesta unitaria di Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil FPL e UilTuCS, faccia comprendere ad Uneba la determinazione dei dipendenti nella volontà di ottenere il giusto riconoscimento del proprio lavoro. Dopo l'iniziale offerta di 50 euro lordi (da noi ritenuta "irricevibile"), l'associazione datoriale ha fatto sapere di essere disposta ad arrivare a 100. Sono ancora troppo pochi, è questo che sindacati, lavoratrici e lavoratori hanno continuato ad urlare oggi. Per questo non ci fermeremo e l'ottima partecipazione alla protesta ci dà ancora più convenzione: l’aumento deve essere più equo e deve rispecchiare il valore reale del lavoro svolto che, ricordiamolo, è fondamentale e, visto l'invecchiamento della popolazione, lo sarà sempre di più".

Il servizio di Telenordest sulla manifestazione/presidio di ieri a Padova per il rinnovo del CCNL Uneba

 

Iniziate, a Monselice, le lezioni di italiano per lavoratori stranieri. Un progetto per l'integrazione di Filt Cgil Padova e Cgil Padova

Cgil Padova e Filt Cgil Padova: “L’apprendimento della lingua è il primo passo per una reale integrazione degli stranieri nel nostro Paese. Con questo progetto, che replicheremo in altre parti della Provincia, miriamo anche a fornire ai lavoratori stranieri gli strumenti conoscitivi per non cadere vittima di sfruttamento e schiavitù”

Questa settimana hanno preso avvio i corsi di italiano per lavoratori stranieri presso la sede della CGIL di Monselice. L'iniziativa, organizzata dalla FILT CGIL in collaborazione con la Camera del Lavoro di Padova, è rivolta in particolare ai lavoratori del grande polo logistico Agrologic: l'80% degli iscritti ai corsi proviene infatti da questa realtà lavorativa presente nel territorio della Bassa padovana. “Ma l’intenzione – avverte il Segretario Generale della Filt Cgil Padova, Massimo Cognolatto – è di lanciare nel prossimo futuro un progetto simile anche nell’Alta padovana o dove vi è richiesta. Ci stiamo lavorando”.

Ma quali sono gli intenti del progetto? "Si tratta - dice Massimo Cognolatto, Segretario Generale della Filt Cgil Padova - di un corso di 40 ore, frequentato da due classi di 12 studenti/lavoratori che verranno preparati per sostenere l'esame per l'ottenimento del Modulo A2, necessario per poter trasformare il proprio permesso di soggiorno temporaneo nella carta di soggiorno. Si tratta di un impegno di due ore per due giorni alla settimana da accompagnare, naturalmente, anche con dello studio svolto per conto proprio. La speranza è che i ragazzi tengano duro e non mollino a metà percorso. Ma la docente che abbiamo coinvolto ha molta esperienza in questo genere di corsi e quindi siamo ottimisti. Senza considerare l’importanza che riveste per questi ragazzi l’esame di italiano per l’ottenimento della documentazione necessaria ad una permanenza sicura e continuativa nel nostro Paese. Per loro è la fine dell’incubo di un rimpatrio forzato”.

“Per un lavoratore straniero – prosegue Massimo Cognolatto – capire e parlare la lingua del paese in cui si trova è il primo passo verso una reale integrazione. Come sindacato questo non lo possiamo certo ignorare: da qui la necessità di offrire gratuitamente questo servizio. Ma queste lezioni sono anche l’occasione di incontrare questi lavoratori e dare loro tutte le informazioni di cui hanno bisogno per affrontare le difficoltà che possono incontrare nei loro ambienti di lavoro. E più informazioni hanno, più conoscono la realtà normativa del loro contratto di lavoro, più strumenti hanno per scindere il falso dal vero, più possibilità hanno di non cadere vittima delle reti del malaffare e dello sfruttamento che purtroppo, ormai da anni, sono ben presenti anche nei nostri territori”.

“Con questi corsi di italiano – si associa e conclude il Segretario Confederale della Cgil di Padova, Alioune Badara Diop – la nostra organizzazione sindacale, passando dalle parole ai fatti, conferma il proprio impegno per l’integrazione dei lavoratori stranieri in Italia. Questo avviene perché uno dei compiti della Cgil è quello di essere un soggetto "emancipante" affinché ogni singolo lavoratore diventi libero e consapevole, in grado di giudicare da sé la situazione che incontra al lavoro. Ed è evidente che sapere la nostra lingua è fondamentale perché ciò possa verificarsi. È vero: esistono i CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) ma la loro frequenza, per chi lavora, non è per niente semplice. I nostri corsi sono invece a misura di lavoratore. Ecco perché siamo intenzionati, come Confederazione, a portare avanti progetti di questo tipo e siamo aperti a supportare tutte le nostre categorie, come successo con la Filt, perché esperienze simili possano ripetersi anche in altre zone della nostra Provincia”.

Il servizio di TV7 Triveneta sull'inizio delle lezioni di italiano per lavoratori stranieri presso la sede della Cgil a Monselice

Rinnovo CCNL UNEBA, ieri il presidio unitario davanti all'OIC di Padova: "Vogliamo un salario dignitoso"

Un presidio partecipato e rumoroso. É quanto accaduto ieri mattina, martedì 10 settembre, davanti all'OIC (Opera Immacolata Concezione) di Padova, dove le lavoratrici e lavoratori che operano negli Istituti Socioassistenziali, Sociosanitari ed Educativi della provincia che applicano il CCNL UNEBA, si sono dati appuntamenti per manifestare il proprio disappunto verso l'associazione datoriale su come stanno andando le trattative per il rinnovo del loro Contratto Nazionale, da lunghi mesi ad un punto morto. Una situazione insostenibile che ha portato FP Cgil, Cisl FP, Fisascat Cisl, Uil FPL e Uil TuCS a proclamare unitariamente una mobilitazione nazionale, costituita da presidi e assemblee territoriali, e uno sciopero nazionale indetto per il prossimo 16 settembre.

La scelta del luogo della protesta, come avvenuto nelle altre province venete nei giorni scorsi, è stata dettata dall'importanza che riveste l'OIC all'interno dell'associazione di categoria UNEBA, essendo la Fondazione più grande nella Pronvincia di Padova in cui viene applicato questo Contratto. Un CCNL applicato a circa duemila operatori (OSS, infermieri, fisioterapisti ecc) e che nelle intenzioni della sigla di categoria che rappresenta i datori di lavori dovrebbero avere un aumento di soli 50 euro lordi (35 netti) a valere sulle annualità 2020, 2021, 2022, 2023, per di più riassorbibili da eventuali accordi territoriali successivi. Una cifra assolutamente insufficiente a compensare la perdita del potere di acquisto dei salari dovuta alla forte inflazione degli ultimi anni. "Una proposta indecente" è stato il giudizio unanime dei sindacati che non solo è stata rispedita al mittente ma che ha causato anche la reazione spontanea di molte lavoratrici e lavoratori - circa 150 quelli presenti ieri al presidio - che il prossimo lunedì 16 settembre parteciperanno allo sciopero nazionale e alla protesta programmata a Padova sotto la sede di UNEBA in via Vescovado"

"L'aumento proposto da UNEBA - fanno sapere i sindacati - è circa un terzo rispetto a quanto ottenuto nel rinnovo del CCNL Cooperative Sociali e non è un caso che che molti dipendenti siano andati a lavorare in strutture dove applicano quel contratto. Non dimentichiamo che stiamo parlando di stipendi poco superiori ai mille euro, dove 100 euro in più o in meno fanno la differenza. E a percepirli sono lavoratrici e lavoratori che svolgono una fondamentale opera di assistenza verso gli anziani, i disabili, i più fragili. Durante il Covid erano chiamati eroi, adesso invece vengono considerati l'ultima ruota del carro. Non è accettabile".

"Tutto ciò - concludono i sindacati - non può che provocare una generale fuga da questo tipo di lavoro con tutto quel che ne consegue sulla qualità della vita degli utenti. Non a caso, nella maggior parte delle strutture assistiamo ad una generale e grave carenza di personale. E non solo: sono tante anche le malattie professionali sviluppate di chi resta al lavoro: sindromi al tunnel carpale, ernie al disco, esaurimenti nervosi e sintomi di burnout. UNEBA non può continuare ad ignorare tutto questo. E lunedì 16 settembre continueremo a urlarlo sotto la loro sede". 

Il servizio di Telenordest sul presidio di ieri davanti all'OIC di FP Cgil, Cisl FP, Fisascat Cisl, Uil FPL e Uil TuCS