CGIL Padova

Morto a causa del caldo! Una tragedia che colpisce gli sfruttati e gli invisibili lasciati morire al caldo nell’ombra del lavoro nero. La denuncia di Benedetto Truppa, Segretario Generale FILLEA CGIL Padova

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  • Descrizione allegato: gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla morte di Nicu Terletchi
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La tragedia di Nicu Terletchi, il trentacinquenne di origine moldava morto a Padova a causa del caldo record dopo un malore in cantiere, non è un tragico incidente: è un crimine sociale che sgomenta, indigna e richiede giustizia immediata. Le notizie riportate dalla stampa locale delineano un quadro da incubo: un giovane arrivato in città per lavorare come manovale, inghiottito dal circuito del lavoro nero, stroncato da temperature insostenibili e, anziché essere soccorso tempestivamente, spostato altrove nel disperato tentativo di nascondere l’irregolarità dell’appalto.

Non si può morire di lavoro nel 2026, ma è ancora più inaccettabile morire di clandestinità ed esitazione dettata dalla paura dei controlli. Quando il profitto e l'illegalità contano più della vita umana, il sistema dei cantieri mostra la sua faccia più feroce. Il caldo estremo che sta colpendo il nostro territorio non è un'improvvisa fatalità: è un rischio strutturale ampiamente noto e normato, di fronte al quale le tutele, i fermi cantieri e la riduzione dei turni devono valere per chiunque metta piede in un'area di lavoro, senza alcuna distinzione di contratto o di permesso di soggiorno.

Come FILLEA CGIL di Padova esprimiamo la massima vicinanza e il profondo cordoglio ai familiari di Nicu, ma la solidarietà non basta. Chiediamo che la Procura e gli organi di vigilanza vadano fino in fondo per individuare tutte le responsabilità individuali e imprenditoriali di questa catena di omissioni e sfruttamento.

Questa ennesima vittima deve segnare un punto di svolta definitivo nel nostro territorio:

  • Tolleranza zero sul lavoro nero e il caporalato: Serve un piano straordinario di ispezioni a tappeto nei cantieri edili della provincia di Padova, con sanzioni bloccanti e penali per chi impiega lavoratori invisibili.
  • Applicazione rigorosa delle ordinanze anti-caldo: Lo stop alle lavorazioni nelle ore più calde e l'accesso alla Cassa Integrazione Guadagni per eventi meteo estremi devono essere garantiti ed effettivamente monitorati in ogni singolo cantiere. Abbiamo bisogno di una legge nazionale che affronti in modo strutturato il tema del caldo che garantisca la salute dei lavoratori, il salario e i tempi di lavoro negli appalti.
  • Responsabilità solida e trasparenza negli appalti: Chi commissiona o gestisce un'opera non può voltarsi dall'altra parte di fronte al subappalto selvaggio e all'irregolarità.

Nicu Terletchi è venuto in Italia per costruire un futuro con il proprio lavoro, trovando invece una morte ingiusta e la vergogna dell'abbandono. La FILLEA CGIL si batterà in ogni sede affinché la sua memoria non venga archiviata e affinché nessun altro lavoratore debba mai più pagare con la vita la brama di profitto e la piaga della clandestinità.

Il servizio di Telenordest sulla morte di  Nicu Terletchi, il trentacinquenne di origine moldava morto a Padova a causa del caldo record mentre stava lavorando in "nero"

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Scritto da Gigi
Categoria: FILLEA
Pubblicato: 08 Agosto 2026

Biblioteca Universitaria di Padova: “Il Ministero dà ragione alla protesta ma non muove un dito”. La Fp Cgil Padova denuncia la paralisi delle assunzioni

  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla disarmante risposta del Ministero rispetto alla protesta riguardante la paralisi della Biblioteca Universitaria di Padova

A fronte di oltre quattromila firme consegnate al Ministro Giuli per salvare l'istituto padovano, la Direzione Generale Biblioteche ammette il disastro sull’organico ed elenca i propri fallimenti amministrativi senza offrire alcuna soluzione concreta

La mobilitazione a difesa della Biblioteca Universitaria di Padova, simbolo secolare di cultura e ricerca scientifica, ha raggiunto i vertici del Ministero della Cultura. Nata dall'iniziativa della Fp Cgil di Padova — insieme alla Cgil, allo Spi Cgil e all’UDU — e di un gruppo di docenti, studiosi e utenti coordinato dalla Prof.ssa Chiara Ponchia, la protesta è culminata nella consegna di oltre quattromila firme al Ministro Alessandro Giuli. L'obiettivo: scongiurare l'ormai imminente rischio di chiusura e pretendere un piano straordinario di assunzioni. Da Roma è infine giunta la risposta ufficiale dell'amministrazione centrale: un riscontro formale che, tuttavia, certifica una grave e inaccettabile inerzia istituzionale.

“Nei giorni scorsi – spiegano Alessandra Stivali, Segretaria Generale della FP CGIL Padova, e Angela Marigo, Segretaria Provinciale della FP CGIL Padova – ci è giunta la nota ufficiale firmata dalla Direttrice Generale Biblioteche e Istituti Culturali, la Dott.ssa Paola Passarelli. Nel testo, il Ministero ammette esplicitamente di conoscere la drammatica situazione della Biblioteca Universitaria di Padova e dichiara di condividere appieno le preoccupazioni che avevamo espresso nella nostra formale segnalazione dello scorso 17 luglio. Tuttavia, a questa piena condivisione sul piano diagnostico non corrisponde alcuna misura risolutiva”.

"La Direzione Generale – aggiungono Stivali e Marigo – si limita a tracciare un lungo elenco di tentativi falliti e misure tampone del tutto insufficienti. Nella lettera si evidenzia come l'ultimo concorso pubblico per funzionari bibliotecari abbia coperto appena 39 posti su 130 messi a bando a livello nazionale, e di questi soltanto il 60% sia stato destinato alle biblioteche pubbliche statali. Viene inoltre riconosciuto il fallimento strutturale delle assunzioni a tempo determinato, dei servizi esternalizzati ad ALES S.p.A. congelati per mancanza di fondi, del mancato rifinanziamento delle collaborazioni esterne e persino del ricorso al volontariato e al personale in pensione. In buona sostanza, Roma ammette che le proprie strategie sono state del tutto inefficaci, ma conclude la missiva auspicando genericamente che la futura e non meglio precisata programmazione possa portare a una parziale copertura dei posti. E, francamente, noi ci chiediamo come ciò possa avvenire”

“Una domanda spontanea – concludono le dirigenti sindacali della Fp Cgil di Padova – davanti al paradosso burocratico in cui ci ha cacciato il Ministero che, da un lato, dà formalmente ragione alla nostra protesta e riconosce lo stato di emergenza, ma dall'altro, alza le braccia in segno di resa e rinuncia a svolgere il proprio ruolo programmatico. Non possiamo accettare che la tutela e la fruizione di un patrimonio documentario ed eccezionale per la città di Padova e per l'intero Paese vengano lasciate al caso o rinviate a data da destinarsi. La Fp Cgil non intende abbandonare questa battaglia fondamentale: continueremo a incalzare il Ministero della Cultura e la Ministra con ogni mezzo a nostra disposizione finché non verranno sbloccate assunzioni stabili e garanzie concrete per la piena operatività della Biblioteca Universitaria, ribadendogli che la salvaguardia dei presidi culturali pubblici passa inevitabilmente attraverso l'investimento sul lavoro e sul personale d'organico, respingendo qualsiasi logica di ridimensionamento dei servizi ai cittadini e agli studenti”.  

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Scritto da Gigi
Categoria: Notizie
Pubblicato: 31 Luglio 2026

Partita da Padova la Staffetta Ciclistica per non dimenticare la Strage di Bologna

È partita questa mattina da Padova la Staffetta Ciclistica Padova-Bologna, iniziativa che accompagna ogni anno le commemorazioni della Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, costata la vita a 85 persone e il ferimento di oltre 200.

La cerimonia di partenza si è svolta alla presenza dell’Assessora del Comune di Padova Cristina Piva, che ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale e ha dato lettura della lettera inviata da Paolo Lambertini, Presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage del 2 Agosto 1980.

Nel messaggio, Lambertini esprime la gratitudine dell’Associazione per il sostegno offerto dalle staffette ciclistiche e podistiche, sottolineando come la memoria rappresenti «un atto vivo» e come il contributo di chi partecipa a queste iniziative costituisca un’importante testimonianza di solidarietà verso i familiari delle vittime e i sopravvissuti.

Durante la cerimonia, Andrea Rinaldi, promotore della Staffetta Padova-Bologna, ha donato all’Assessora Cristina Piva il volume che raccoglie le storie delle 85 vittime della Strage di Bologna, a testimonianza dell’impegno nel custodire e trasmettere la memoria delle persone che persero la vita nell’attentato del 2 agosto 1980.

La Staffetta attraverserà nelle prossime due giornate numerosi comuni del Veneto e dell’Emilia-Romagna, dove sarà accolta dalle amministrazioni locali e dalle associazioni del territorio, per concludersi il 1° agosto a Villa Torchi e partecipare poi, il 2 agosto, alle celebrazioni ufficiali presso la stazione di Bologna.

L’edizione 2026 è caratterizzata da un forte valore simbolico: 85 partecipanti indosseranno altrettante maglie, ciascuna dedicata a una delle vittime della strage, affinché ogni nome continui a vivere nel ricordo collettivo.

«La memoria si fa strada» è il messaggio che accompagna la Staffetta, un viaggio che unisce sport, partecipazione civile e impegno per la verità e la democrazia.

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Scritto da Gigi
Categoria: Notizie
Pubblicato: 31 Luglio 2026

Dopo 5 anni, oltre 40 mila euro e l’incubo della guerra, Aftab ricongiunge la sua famiglia a Padova

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla vicenda

Cgil Padova: "La vittoria di un fondamentale lavoro di squadra, ma la rigidità dei meccanismi burocratici mostra drammaticamente tutti i suoi limiti di fronte alle emergenze umane"

Dopo ripetuti tentativi falliti, i drammatici giorni del conflitto in Iran e i complessi iter procedurali, il lavoratore di origini afghane riabbraccia la moglie e i quattro figli a Padova. La Cgil conferma l'azione legale amministrativa alla Farnesina: "La priorità delle regole non può annullare la capacità di gestire i casi eccezionali e la tutela delle vite"

Ci sono voluti cinque lunghissimi anni, un percorso procedurale irto di ostacoli, l’incubo di trovarsi bloccati in un paese straniero nel corso di un improvviso conflitto e oltre 40 mila euro di risparmi impegnati in pratiche, trasferte e lunghi periodi di attesa. Ma alla fine la storia di Shinvari Aftab Ahmad, cittadino padovano di origini afghane, ha trovato la sua lieta conclusione: lo scorso 2 maggio la moglie Nasima e i quattro figli Haroon, Haris, Hilal e Saira hanno finalmente raggiunto l'Italia, mettendo fine a un prolungato periodo di incertezze e difficoltà.

Una vicenda complessa e delicata, che la Cgil di Padova ha seguito passo dopo passo coordinando il lavoro dell'Ufficio Immigrazione, del Patronato Inca, della categoria Filt e della Segreteria Confederale. Una storia che oggi impone una riflessione profonda sul rapporto tra le rigidità degli apparati amministrativi e la tutela dei diritti fondamentali e della salute.

L'emergenza a Teheran e le difficoltà dell'iter amministrativo

Il momento di maggiore criticità risale all'estate del 2025. Aftab, da anni regolarmente impiegato presso i magazzini della BCE (Bartolini Corriere Espresso) del gruppo BRT a Padova, ottiene la cittadinanza italiana e avvia l'ennesimo iter per il ricongiungimento a Teheran, dove la moglie e i quattro figli lo avevano raggiunto dall'Afghanistan. Mentre la famiglia è in attesa del completamento delle verifiche sui visti presso la rappresentanza diplomatica, nella regione esplode improvvisamente il conflitto.

"L’anno scorso, mentre mi trovavo in Iran per il disbrigo delle pratiche dei visti, ci siamo ritrovati improvvisamente nel mezzo dello scoppio delle ostilità — racconta Aftab —. La documentazione e i passaporti erano in fase di elaborazione ma le procedure non si sono concluse in tempo utile. Nonostante fossi diventato cittadino italiano e avessi la documentazione in regola, a causa delle rigidità dell’ambasciata, sono dovuto rientrare da solo. Ma prima, ho dovuto sborsare 1800 euro ad un tassista affinché portasse via mia moglie e i miei figli fuori dall’Iran dove erano in grande pericolo. Si sono quindi spostati a Mashhad e, dopo un percorso di duemila chilometri, sono rientrati tutti in Afghanistan, a Kabul. Poiché avevo esaurito il budget a disposizione, attraverso l’aiuto di amici e quel che ho guadagnato negli 8 mesi dopo il rientro, sono riuscito a mettere da parte le risorse necessarie a riattivare il canale e far prendere loro un aereo da Kabul. In totale, tra tutti i passaggi di questi anni, ho speso circa 43 mila euro".

A ricordare la drammaticità di quei giorni è Daniel Perta della Filt Cgil di Padova, la categoria che ha supportato il lavoratore: "Eravamo in contatto costante con Aftab via WhatsApp mentre si trovava bloccato a Teheran. Durante le chiamate si avvertivano distintamente i boati delle esplosioni e la grande sofferenza dei bambini. In quei contesti emergenziali è emerso tutto il peso di una burocrazia che non ha previsto deroghe o canali d'emergenza per la ricongiunzione del nucleo familiare di un nostro connazionale, limitandosi ad applicare alla lettera i protocolli ordinari senza riuscire a mettere in campo una soluzione straordinaria per la sua famiglia. È stato un momento di enorme frustrazione per tutti noi". Anche Eleonora Tolo, dell’Ufficio Immigrazione dell’Inca Cgil di Padova ricorda quei giorni drammatici. Racconta: “Saper di aver contribuito, con il lavoro svolto, a far sì che Aftab e la sua famiglia si trovassero a Teheran sotto le bombe non ci faceva dormire la notte. Pensare che se, paradossalmente, fossero rimasti a Kabul, sarebbero stati più al sicuro era una beffa atroce. Per fortuna che alla fine tutto si è risolto anche se ci è voluto praticamente un anno in più”.

La sinergia sul territorio e il ricorso alle vie legali

L'esito positivo della vicenda si è raggiunto grazie a una capillare azione di sostegno a partire dal rilascio dei visti per i familiari di Aftab. "In un primo momento – ricorda Aftab – l'istanza per i visti non aveva avuto esito favorevole. Successivamente, con il supporto della Cgil, abbiamo presentato ricorso e la pratica è stata riaperta".

“Per cercare di superare la fase di stallo a Teheran – aggiunge Alioune Badara Diop della Segreteria Confederale – abbiamo investito della questione anche rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, tra cui gli onorevoli Alessandro Zan e Susanna Camusso, che si sono attivati per sollecitare un'attenzione al caso. Purtroppo inutilmente”.

Una sinergia di aiuti che non ha coinvolto solo la Cgil. Un contributo rilevante, infatti, è arrivato anche dal contesto lavorativo. "Dobbiamo riconoscere che l’azienda di Aftab, la Bartolini Corriere Espresso, ha dimostrato una grande sensibilità e flessibilità operativa — evidenzia Daniel Perta —. Aftab aveva concordato un permesso di due settimane che, per motivi di forza maggiore legati agli eventi bellici, si è prolungato per oltre un mese. L'azienda ha compreso la straordinarietà della situazione e ha tutelato il posto di lavoro. Un atteggiamento di responsabilità sociale che merita di venir sottolineato perché sappiamo che altre aziende, in situazioni analoghe, hanno proceduto con i licenziamenti".

"Questo caso — prosegue Alioune Badara Diop — mostra come le procedure amministrative e gli automatismi burocratici, nati per garantire la certezza del diritto, rischino di trasformarsi in un ostacolo insormontabile quando si scontrano con bisogni umani primari ed emergenze imprevedibili. Quando l'applicazione rigida delle norme impedisce la tempestiva tutela di persone e minori in situazioni di pericolo, significa che il sistema ha smarrito la capacità di gestire le eccezioni. Per questo la Cgil ha deciso di procedere con l'azione legale e procedurale nei confronti del Ministero degli Affari Esteri: è necessario affermare il principio che la tutela della vita e della famiglia deve sempre trovare un canale prioritario e flessibile".

"Predisporre percorsi di uscita solo per i cittadini italiani – conclude Giulia Crescini, avvocata, componente del Collegio Legale Nazionale di Inca Cgil – determina un concreto rischio di discriminazione nei confronti di chi, pur essendo cittadino italiano, ha familiari, anche appartenenti al proprio nucleo ristretto, di origine straniera. Una circostanza che riguarda soprattutto chi ha acquisito la cittadinanza italiana per naturalizzazione."

Le conclusioni del Segretario Generale Gianluca Badoer: "Umanizzare le procedure per non lasciare indietro nessuno"

Oggi il nucleo familiare di Aftab può guardare con serenità al proprio futuro a Padova. I quattro figli riprenderanno i percorsi di vita e di studio: la figlia tredicenne, a cui in Afghanistan era precluso l'accesso all'istruzione, a settembre potrà essere regolarmente inserita nel sistema scolastico italiano, mentre il figlio bisognoso di assistenza medica ha potuto avviare i necessari controlli sanitari.

"Siamo felici che per Aftab e la sua famiglia questa vicenda si sia conclusa nel migliore dei modi — dichiara Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova —. Tuttavia, non possiamo derubricare quanto accaduto a un semplice incidente di percorso. Il nostro Patronato Inca e il Dipartimento Immigrazione affrontano quotidianamente casi in cui le persone rimangono imbrigliate in iter infiniti, costi insostenibili e lunghi tempi di attesa. La burocrazia deve essere al servizio dei cittadini e della persona: se si limita all'applicazione cieca delle regole, finisce per generare un enorme spreco di risorse umane e coll’ignorare le specificità delle storie individuali. La vera sfida delle istituzioni e della Pubblica Amministrazione moderna sta nella capacità di combinare la trasparenza delle procedure con il discernimento e l'ascolto umano di fronte ai casi più complessi ed eccezionali. Il nostro impegno, sia sul piano dell'assistenza quotidiana che su quello della vertenza legale e sociale, proseguirà per garantire che il diritto al ricongiungimento e la dignità delle persone non vengano mai più subordinati ai soli tempi e cavilli della macchina amministrativa".

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Scritto da Gigi
Categoria: Notizie
Pubblicato: 31 Luglio 2026

HITACHI ENERGY ITALIA: COMINCIATO IL CONFRONTO PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO INTEGRATIVO DI GRUPPO

 

Nelle giornate del 7 e del 22 luglio si sono svolti gli incontri di trattativa per il rinnovo dell’integrativo di gruppo presso la sede di Assolombarda a Milano.

Durante gli incontri l’Azienda ha fornito i primi riscontri sui punti della piattaforma presentati.

In merito alle richiesta sui capitoli normativi, durante gli incontri sono emersi degli avvicinamenti sul tema delle relazioni industriali, sia rispetto ai ruoli degli organismi nazionali (comitato consuntivo di partecipazione, commissioni, informative di gruppo) sia sul tema del reale coinvolgimento informativo a livello territoriale.

Si registrano però delle distanze ancora importanti sui temi di natura normativa ed organizzativa, in particolare sulla richiesta di permessi aggiuntivi e sul tema del limite al lavoro nella giornata del sabato. Mentre sui temi della genitorialità (integrazione congedo e malattia figli fino a 14 anni) l’Azienda si è riservata ulteriori approfondimenti.

Sulle parti economiche l’Azienda ha dato disponibilità ad un incremento complessivo della quota di welfare fisso aggiuntivo di € 50,00 nella vigenza economica, ad una rivalutazione delle indennità di trasferta e reperibilità, e ad un incremento, ritenuto irrisorio, nella vigenza contrattuale dell’indennità di mancata mensa e dell’indennità aggiuntiva per il lavoro notturno.

Infine, sul capitolo Premio di risultato, l’Azienda ha dato disponibilità ad un allineamento degli attuali valori dei premi di risultato per tutti i siti e le funzioni, con un consolidamento fisso per le quote eccedenti l’importo di € 6000.

Complessivamente sulle parti economiche permane una forte distanza sia sulle quote proposte dall’azienda sia sulle modalità di erogazione e consolidamento,

Il confronto proseguirà negli incontri che si terranno il 15 e il 23 settembre.

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Scritto da FIOM
Categoria: FIOM
Pubblicato: 27 Luglio 2026

VDZ: APPROVATO ALL’ UNANIMITÀ DALL’ASSEMBLEA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI IL CONTRATTO INTEGRATIVO DELLA FONDERIA DI ALBIGNASEGO

Con un voto compatto ed esplicito, le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento VDZ S.r.l. hanno approvato all’unanimità nell’assemblea sindacale l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale per il biennio 2026-2027. La trattativa, condotta dalla FIOM CGIL con la RSU di sito, dimostra come sia possibile redistribuire il valore generato dal lavoro industriale, anche in un comparto complesso come quello siderurgico, alla VDZ si fonde ghisa, dove i ritmi e la pesantezza delle mansioni richiedono risposte economiche serie e tutele normative concrete.

L’accordo porta in dote avanzamenti significativi su salario di secondo livello, salute e sicurezza, diritti individuali e valorizzazione del lavoro usurante.

Rispetto alla precedente intesa, la quota variabile del Premio di Risultato (PDR) vede un aumento sia nelle tabelle della produttività che in quelle della qualità, raggiungendo il +20% rispetto all’accordo precedente.  L'intesa introduce un beneficio diretto per i lavoratori: le soglie d'accesso ai parametri produttivi e di abbattimento degli scarti sono state rese concretamente più accessibili.

Il rinnovo in VDZ rappresenta un risultato sindacale di assoluto rilievo perché questo accordo dimostra che non ci si deve rassegnare alla difesa dell’esistente, ma che con determinazione e compattezza si può ottenere il giusto riconoscimento economico e un adeguato premio, con parametri raggiungibili e precisi.

Per quanto riguarda la salute l’accordo conferma l’utilizzo dei "break formativi": moduli di 15 minuti da svolgere direttamente nei reparti durante l'orario di lavoro per ripercorrere le procedure operative di sicurezza sotto la supervisione del RSPP, dei Preposti e degli RLS. Viene inoltre confermato il monitoraggio mensile dei mancati infortuni per rimuovere i pericoli prima che generino infortuni.

L'intesa agisce sul disagio ambientale e operativo soprattutto nei reparti con i carichi di lavoro più gravosi e, quindi, dal 1° settembre 2026 sarà estesa l'indennità di 75 euro lordi mensili anche al personale delle granigliatrici, affiancandosi a quella già riconosciuta per il caricamento dei forni, più altre indennità economiche mantenute. Inoltre, continua ad essere garantita la totale gratuità del servizio mensa per tutti i dipendenti.

«Questo risultato è una dimostrazione di impegno collettivo, contrattazione coerente e democrazia sindacale» hanno dichiarato Gian Luca Colombo della segreteria della Fiom Cgil padovana e la storica RSU Fiom in VDZ, continuando: «In un settore segnato da forti disagi ambientali e ritmi serrati, non ci siamo limitati a contenere i danni in un settore, come quello siderurgico, fortemente in difficoltà su tutto il territorio: abbiamo preteso salario, sicurezza partecipata e giusti riconoscimenti per chi opera nei reparti più complessi e faticosi. L'approvazione all'unanimità dell'assemblea ci dice chiaramente che la contrattazione di secondo livello è uno strumento fondamentale per restituire valore al lavoro e contrastare l'impoverimento dei salari».

 

20 luglio 2026

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Scritto da FIOM
Categoria: FIOM
Pubblicato: 27 Luglio 2026

Contro lo stress termico siglato l'accordo integrativo tra FILT CGIL Padova e Just Eat per la tutela dei rider

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sull'accordo tra Just Eat e Filt Cgil Padova

L'intesa si è diffusa proprio nel giorno dello sciopero e del presidio a Padova dei rider di Glovo e Deliveroo, evidenziando una profonda differenza di fondo: mentre Just Eat inquadra i propri lavoratori come dipendenti subordinati a cui si applica il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro garantendo continuità salariale e tutele anche durante le sospensioni per il caldo, le altre due piattaforme continuano a impiegare il modello del lavoro autonomo a cottimo lasciando i fattorini del tutto privi di garanzie stipendiali e ammortizzatori sociali.

In risposta alle elevate temperature estive e per garantire la massima tutela della salute dei lavoratori del settore del food delivery, nei giorni scorsi la Filt Cgil di Padova ha siglato un verbale di accordo integrativo con l'azienda Just Eat Takeaway.com per la gestione dell'emergenza caldo a Padova nella stagione estiva 2026. L'intesa aziendale fa seguito al quadro normativo regionale e rafforza il Protocollo nazionale già in vigore, introducendo misure stringenti di monitoraggio quotidiano delle condizioni meteo e rimodulando l'organizzazione del lavoro durante le fasce orarie a rischio elevato.

“Si tratta di un accordo – dichiara Daniel Perta della Filt Cgil di Padova che ha condotto le trattative per conto del sindacato – che innanzitutto stabilisce un punto: nei giorni in cui la piattaforma Worklimate segnalerà un rischio alto per la città di Padova, entro le ore 12:00, scatteranno immediatamente azioni cautelative per la fascia oraria del pranzo. Nello specifico, verrà applicata una priorità di assegnazione dei turni per i mezzi a minore impatto fisico, escludendo totalmente le biciclette muscolari dalla pianificazione tra le 12:30 e le 15:00. Qualora si renda necessaria la sospensione delle consegne per la flotta o per i mezzi non prioritari, ai lavoratori coinvolti verrà garantita la piena copertura economica e la tutela salariale, ricorrendo a cambi turno o riposi concordati. Inoltre, ai corrieri viene data la facoltà di effettuare brevi interruzioni dell'attività ad alta intensità in totale autonomia e senza contestazioni, oltre alle pause già previste e al supporto del materiale refrigerante e idrico integrativo”.

“Vale la pena sottolineare – aggiunge il sindacalista della Filt Cgil Padova – che l'intesa raggiunta con Just Eat evidenzia una marcata ed esemplare differenza rispetto all'impostazione prevalente nel mercato del delivery. Mentre Just Eat inquadra i propri rider come lavoratori subordinati applicando il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Trasporto Merci e Logistica e garantendo tutele concrete, sicurezza e continuità salariale anche nei momenti di emergenza climatica, le altre piattaforme come Glovo e Deliveroo continuano a basarsi sul modello del lavoro autonomo privo delle garanzie basilari della subordinazione. Non è un caso che proprio in queste ore, i rider che operano per queste ultime piattaforme stiano incrociando le braccia in tutto il Veneto, affiancati e seguiti dal NIdiL CGIL, per rivendicare diritti fondamentali, compensi dignitosi e tutele adeguate per la propria salute”.

"L'accordo raggiunto con Just Eat – conclude Daniel Perta della FILT CGIL Padova – dimostra nei fatti come la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori possa e debba integrarsi perfettamente con la gestione del servizio di consegna. Aver garantito la piena copertura salariale in caso di sospensione delle attività per il caldo estremo e aver previsto la totale esclusione dei mezzi a sforzo muscolare nelle ore più critiche rappresenta una conquista di civiltà e di dignità professionale. Questo risultato segna una distanza netta con chi continua a scaricare l'intero rischio d'impresa e climatico sulle spalle dei singoli lavoratori autonomi ed evidenzia quanto sia fondamentale l'applicazione del CCNL di settore per dare risposte concrete ed efficaci alle lavoratrici e ai lavoratori del delivery”.

 

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Scritto da Gigi
Categoria: FILT
Pubblicato: 25 Luglio 2026

Sciopero e presidio dei rider a Padova: “Non si deve scegliere tra salute e salario”

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Gran successo per la manifestazione regionale promossa da NIdiL e Cgil Veneto in Piazza Antenore: un'ampia e sentita partecipazione di lavoratori di Glovo e Deliveroo per rivendicare tutele economiche e garanzie stipendiali durante i blocchi legati all'emergenza caldo.

Ieri mattina, venerdì 24 luglio, i rider di Glovo e Deliveroo si sono dati appuntamento dalle 11:00 alle 13:00 in Piazza Antenore a Padova, davanti alla sede della Prefettura, sventolando le bandiere del sindacato e portando in piazza la voce di chi ogni giorno affronta la strada e le temperature estreme. Tuttavia, trattandosi di lavoratori autonomi o occasionali (e sostanzialmente,a cottimo), il blocco del servizio azzera completamente la loro unica fonte di guadagno senza alcuna forma di ammortizzatore sociale o paracadute economico. "Oggi siamo qui a Padova con un presidio regionale dei rider Glovo e Deliveroo – dichiara Mirko Romanato, Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova – per dire che siamo completamente d'accordo con l'ordinanza regionale per il blocco del caldo: la salute viene prima di tutto e la sera vogliamo tornare a casa dalle nostre famiglie. Ma noi vogliamo anche vivere, perché vogliamo pagare le bollette, e quindi chiediamo un supporto economico attraverso la creazione di un fondo nazionale finanziato dalle app di delivery che permetta di dare un supporto economico durante le crisi climatiche eccezionali come questa."

A fargli eco è il vertice regionale della confederazione, che punta il dito sulla necessità inderogabile di risposte istituzionali e datoriali urgenti. "Non possiamo costringere queste persone – dichiara Silvana Fanelli, Segretaria Confederale Cgil Veneto – a scegliere tra salute e salario. L'ordinanza è stata una grande conquista perché protegge la loro salute. Ora ci dobbiamo muovere per garantire loro un reddito. Ci sono incontri al Ministero e abbiamo chiesto un incontro alla Regione per trovare soluzioni, come è stato fatto in passato in altre situazioni critiche, e garantire loro un reddito per il sostegno alla famiglia e per una vita dignitosa."

Le parole dei sindacalisti trovano immediato riscontro nelle testimonianze dirette di chi vive quotidianamente sulla propria pelle la precarietà del settore. "Ieri – racconta Nadeem Akhtar, rider di Glovo – ho guadagnato solo 18 euro lavorando. Come è possibile questa vita? Come si fa a pagare le tasse, l'affitto e le bollette? Adesso le piattaforme chiudono a mezzogiorno e riaprono alle quattro, ma in quel tempo in cui stiamo a casa non ci pagano un centesimo. Noi vogliamo lavorare e avere i soldi per pagare tutto, ma adesso è un lavoro difficilissimo."

La nutrita partecipazione al presidio dimostra la determinazione della categoria nel non arrendersi a condizioni di lavoro inaccettabili. La Cgil continuerà a fare pressione sia a livello ministeriale sia con la Regione Veneto affinché le piattaforme di delivery si assumano le proprie responsabilità e garantiscano sostegni economici concreti durante gli stop forzati per le emergenze climatiche.

Il servizio di Telenordest sulla protesta dei Rider di Glovo e Deliveroo

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Scritto da Gigi
Categoria: NIDIL
Pubblicato: 25 Luglio 2026

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