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Desertificazione bancaria, l’allarme della Cgil: “Scarseggiano i servizi essenziali: tra le conseguenze, l’aumento di forti disagi per i pensionati e delle truffe informatiche”

  • Allega: banche_desertificazione_m.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla desertificazione bancaria, e conseguenze, nel padovano

Fisac Cgil Padova: “A Padova e provincia il 38,24% di sportelli in meno rispetto a gennaio 2016 e tra il 2016 e il 2023 i dipendenti sono calati di ben il 34% (dato Italia -12% e -17,7% in Veneto). Nella nostra Provincia il 10% dei comuni è privo di sportelli bancari ma ci sono grandi disagi anche nei quartieri del comune di Padova."

Spi Cgil Padova: “Vengono meno i servizi essenziali con gravi ripercussioni sulla qualità della vita degli anziani costretti ad affidarsi a terzi per la gestione dei propri risparmi. E con l’esplosione demografica della popolazione anziana i problemi si aggraveranno: bisogna pensare a un nuovo modello sociale''

Federconsumatori: “E con la rarefazione degli sportelli e l’impossibilità di avere rapporti personali con i loro addetti, registriamo un aumento delle truffe informatiche che coinvolgono varie fasce di età ma soprattutto gli over 50”



“I numeri parlano chiaro - ci racconta Elisa Rigon, Segretaria Generale della Fisac Cgil di Padova - il territorio sta vivendo quotidianamente il proseguire di un processo di ‘desertificazione’ dei servizi bancari con chiusure e accorpamenti di filiali accompagnate da un drastico calo degli addetti del settore. Una contrazione di sportelli e di dipendenti in linea con il sistema bancario italiano ma che da noi hanno una loro specificità, in particolare per quel che riguarda il personale che dalla fine del 2015 alla fine del 2023 è diminuito del 34%, una percentuale altissima se consideriamo il dato nazionale (- 12%) e quello Veneto (-17,7%). E anche gli sportelli segnano il passo: al primo gennaio del 2016 erano 578, a gennaio 2025 sono 357. Parliamo di 221 unità in meno, pari al 38,24%. 10 anni fa il 100% dei comuni era coperto da sportelli bancari, ora il 10% ne è sprovvisto. Ed è forte il disagio anche nei quartieri del comune di Padova dove oggi sono 112 gli sportelli presenti quando nel 2015 erano 186: in 10 anni sono diminuiti del 40%”.

“Il trend proseguirà – aggiunge – perché lo vediamo tutti i giorni cosa succede: uscite di personale per pensionamenti o esodi che accompagnano l’aumento dell’età media del comparto, dove l’assunzione dei giovane è molto limitata, con nuovi programmi di chiusure/accorpamenti di filiali previste per i prossimi mesi”.

“Stiamo assistendo anche a un doppio fenomeno – conclude la Segretaria Generale della Fisac Cgil Padova –. Da un lato le grandi aziende bancarie investono nei canali digitali e nell’intelligenza artificiale, cosa che non fermerà l'emorragia di dipendenti. Dall’altro lato assistiamo alla controtendenza rappresentata dalle Banche del Credito Cooperativo che invece mantengono la storica capillarità dei loro sportelli nel territorio, oggi pari a circa il 33% sul totale, e il presidio col dialogo e la relazione di filiale più che nella componente tecnologico-digitale, seppur presente.''

“Il tema della desertificazione bancaria – si aggiunge Mara Bedin, Segretaria Provinciale dello Spi Cgil Padova – sta creando notevoli ripercussioni alla popolazione anziana del nostro territorio e quindi a tanti pensionati. Il venir meno di uno sportello nel comune di residenza, costringe gli anziani, spesso ormai senza patente, a chiedere passaggi a familiari o conoscenti per recarsi a chilometri di distanza e questo spesso non è possibile. Molti servizi essenziali si fanno on line e tantissimi, non avendo uso con i mezzi informatici, sono costretti a rivolgersi a familiari o amici, rinunciando così al loro diritto privacy se non, addirittura, ad una reale e indipendente gestione dei propri risparmi e questo incide pesantemente sulla qualità della propria vita.”.

“Desertificazione bancaria – conclude Mara Bedin – che si accompagna anche a quella che riguarda i negozi di prossimità che in molti comuni della provincia sono spariti per venir sostituiti dai Centri Commerciali, anche quelli raggiungibili spesso solo in auto con i soliti disagi che ciò comporta alla popolazione anziana. E tutto questo sta accadendo mentre, le statistiche demografiche non lasciano spazio a dubbi, siamo alla vigilia di un’autentica esplosione di over 65, già parzialmente iniziata e non a caso le problematiche emergono. Bisogna ripensare ad un altro modello di società, in grado di rispondere ai bisogni delle persone, a partire da quelle più fragili. Noi come SPI Cgil stiamo facendo un grande intervento in tema di alfabetizzazione digitale per i nostri associati. Forniamo aiuto a coloro, sempre di più, alle prese con la necessità di fare lo SPID, ma il disagio che registriamo è crescente e necessita di un intervento strutturale che non può che venire che dalle Istituzioni”.

“Inoltre – interviene Paola Damonti di Federconsumatori – al fenomeno della desertificazione bancaria si accompagna quello delle truffe che avvengono sul terreno informatico. Senza più poter accedere alle filiali perché sono state chiuse, molti clienti devono ricorrere ai servizi on line e questo li espone a diversi generi di truffe. In questo senso vengono coinvolte diverse fasce di età, compresi molti giovani e, soprattutto, tanti over 50. Meno gli anziani perché forse meno propensi ad usare queste tecnologie. Ma la difficoltà a recarsi ad uno sportello spesso li costringe a tenere molto contante in casa e questo naturalmente li espone al rischio di furti come purtroppo leggiamo spesso nella cronaca quotidiana”

"Spacchiamo il silenzio". Il Flash mob della Fisac Cgil con gli studenti contro la violenza sulle donne

Un Flah Mob per rompere il silenzio. Un invito alla consapevolezza e la richiesta a tutte e tutti di assumersi le proprie responsabilità e di fare la propria parte contro la piaga della violenza sulle donne. E' quello andato in scena ieri mattina, sabato 25 gennaio, e organizzato dal Coordinamento Donne della Fisac Cgil Veneto insieme a Fisac Cgil Padova e con la collaborazione con Udu, Rete degli Studenti Medi e Circolo Blow up Padova sul Liston in via VIII Febbraio davanti a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova. Decine di donne e uomini che in cerchio hanno scandito a voce alta il rifiuto della violenza e poi, da dietro una panchina rossa allestita per l'occasione, hanno letto storie, poesie, racconti su questo terribile fenomeno e rappresentato la volontà comune di combatterlo. 

“L’obiettivo di questa iniziativa – ha spiegato Elisa Rigon, Segretaria Generale della Fisac Cgil Padova – è stato quello di sensibilizzare la cittadinanza contro la violenza di genere, un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente diffuso, e di promuovere una maggiore consapevolezza sul tema”.

“Con questo flash mob – ha proseguito l’esponente sindacale – abbiamo voluto lanciare un messaggio forte e chiaro: basta silenzio, basta indifferenza di fronte a una delle violenze più gravi che colpisce la nostra società. Il fine è stato quello di stimolare un cambiamento culturale, affinché ogni forma di violenza di genere venga riconosciuta e combattuta con tutti gli strumenti possibili.

“Un invito – ha concluso Elisa Rigon - a non rimanere più in silenzio di fronte a disparità e violenze che travolgono le vittime, ma a reagire insieme per costruire una collettività più giusta, equa e sicura per tutti. Siamo consapevoli che si tratta di una meta audace e ambiziosa, ma crediamo anche che si tratti di un percorso importante da tenere vivo e da percorrere tutte e tutti insieme quotidianamente. E questo Flash mob, organizzato un sabato qualunque, ha voluto proprio essere una tappa fondamentale di questo itinerario, tenendo sempre a mente che la consapevolezza è un modo diverso di osservare i fenomeni che ci circondano permettendoci di agire più efficacemente per una loro trasformazione”.

Il servizio di Telenordest sul Flash Mob "Spacchiamo il Silenzio"

Monte dei Paschi: Oggi, venerdì 24 settembre, sciopero nazionale dei dipendenti

Fisac Cgil Padova: “Circa 1500 i dipendenti coinvolti nello sciopero nella Provincia di Padova. Quel che si prospetta è un taglio del 6% degli sportelli, quasi un centinaio i lavoratori a rischio”

“Non è accettabile che MPS, dove la quota di maggioranza appartiene al MEF (cioè allo Stato), abbia escluso le rappresentanze sindacali nel tavolo delle trattative per il passaggio ad Unicredit”

“Si preannuncia l'ennesimo piano di ristrutturazione industriale che, come i precedenti degli ultimi 10 anni, prevede nuovi tagli a spese dei lavoratori nonostante i risultati positivi nella ‘gestione caratteristica’ della Banca. Noi non ci stiamo!”

Fosche nubi si addensano sopra la testa dei dipendenti del Monte dei Paschi di Siena che, proprio in queste settimane, sembra essere alla stretta finale nelle estenuanti trattative ancora in corso che dovrebbero portarlo nell'orbita di Unicredit dopo che l'attuale socio di maggioranza, ossia il Ministero di Economia e Finanza che detiene il 64% dello storico istituto di credito toscano, dovrà liberarsi della propria quota entro fine anno su indicazione della Commissione Europea.

Una situazione complicata, denuncia la Fisac Cgil – la categoria che segue i dipendenti bancari – la cui complessità deriva da fatto che non si sa sostanzialmente nulla visto che i sindacati che rappresentano migliaia di lavoratori sono stati esclusi fin dall'inizio della vicenda. Nel Nord Est sono circa 4.000 i dipendenti, impiegati in oltre 300 filiali, nei Centri Specialistici, uffici di Direzione Generale, di Area Territoriale, al Consorzio IT e in distacco presso altre aziende. In provincia di Padova, il numero si aggira intorno ai 1500 dipendenti. I rumors parlano di un taglio del 6% degli sportelli che coinvolgerebbero quasi un centinaio di lavoratori. Decisioni contro le quali, oggi 24 settembre, è stato decretato lo sciopero nazionale con presidi a Milano, Roma e Bari.

“Una cosa inaccettabile – denunciano le rappresentanze sindacali aziendali Fisac Cgil Padova in MPS tra le quali Alessandro Ferro – se pensiamo che lo Stato, con il 64% delle azioni detenute dal MEF è il socio di maggioranza dell'Istituto e visto che il patto di stabilità a salvaguardia della banca è stato sottoscritto nel 2016 anche dai sindacati. Il timore è che dietro al confronto MEF-Unicredit si nasconda l'ennesimo piano di ristrutturazione con pesanti tagli scaricati sul personale, ignorando i sacrifici già sostenuti negli anni precedenti. Pertanto richiediamo il riconoscimento di un ruolo che ci restituisca la dignità di lavoratori e non di semplici comparse. Nell'ultimo anno abbiamo chiesto almeno 5 volte un incontro con il Ministero ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Per tutto questo riteniamo che questi atteggiamenti non possano più essere accettati”.

“Si tratta del minimo – aggiunge Maria Ruggeri, Coordinatrice Triveneto MPS della Fisac Cgil – visto che negli anni di crisi di questa banca, i lavoratori hanno accettato sacrifici economici e peggioramenti delle condizioni di lavoro a causa delle necessarie riorganizzazioni e tagli dei costi. Nonostante ciò hanno continuato a lavorare moltiplicando il proprio impegno per invertire il declino dell'azienda causato da scelte fatte sopra le loro teste investendo in professionalità e passione e mettendo in gioco la propria credibilità. Ora rivendicano giustamente il diritto di essere ascoltati e coinvolti nelle scelte che li riguardano”.

“Desta ulteriore indignazione – conclude Marco Parissenti Segretario Generale della Fisac Cgil di Padova – che i tagli trapelati dal confronto incorso presso il MEF ignorino completamente quella che è stata, in questi anni, la “gestione caratteristica” della banca costituita dalla raccolta dei risparmi e dei conti correnti e dagli impieghi, ossia da tutte quelle attività strettamente dipendenti dalla professionalità del personale. I dati indicano come la serie, già positiva nel 2020, sia migliorata ulteriormente nel primo semestre del 2021. Si tratta di un risultato che deriva certamente dalla fiducia costruita presso la clientela grazie al lavoro quotidiano di migliaia di lavoratori di MPS che hanno operato in questa difficilissima fase storica condizionata dalla pandemia a fianco di famiglie ed aziende. Le opzioni che circolano sul loro destino prescindono da questo fatto che in realtà dovrebbe allontanare qualsiasi ipotesi di frammentazione ed ulteriore taglio. E’ imprescindibile il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali che già in passato hanno dato prova di responsabilità firmando accordi difficili ma sempre tesi a sostenere l'attività dell'istituto di credito”.

Unicredit: signori si nasce...

Ieri tutti i colleghi e le colleghe di Unicredit hanno ricevuto una mail da parte di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con l’oggetto “Grazie per il tuo ottimo lavoro!”. All’interno una lotteria aziendale che mette in palio addirittura 10 IPhone e ben 50 abbonamenti a NETFLIX. Il tutto previa iscrizione ad un sito esterno www.hrrewards.com/ThankYou, palesemente falso e costruito dalla Mark Monitor Inc.

Ora, in una fase del genere con il Covid19 che ha mietuto contagi e vittime anche in Unicredit e in cui il DL Rilancio ha messo sotto pressione l’intera rete, noi in Unicredit possiamo vantare l’esistenza di persone il cui primo pensiero è quello di creare problemi ad una rete già fin troppo esausta, tra pressioni commerciali, carenza di personale e mole di lavoro sempre più pesanti.

E come farlo se non inviandoci una mail in cui si simula un “phishing”, ovvero una truffa informatica? Ovviamente con l’intento di vedere se qualche collega ci casca mettendo, potenzialmente, a repentaglio l’incolumità della rete aziendale e dei dati dei clienti.
Impostazione che, sia ben chiaro, respingiamo con forza e determinazione, per una serie di motivi:

1) il primo e il più importante: come si è potuto, ci domandiamo, fare leva sulla giusta aspettativa di un riconoscimento da parte di chi ha lavorato senza sosta in questo periodo? E usare questa leva per trarre in inganno Colleghe e Colleghi che hanno messo a repentaglio la propria salute, a tratti senza avere neppure i basilari presidi di tutela contro il contagio?

2) Un collega che riceve una mail da un indirizzo con radice @unicredit.eu si fida. Non pensa certo che ci siano dei burloni in giro che non hanno niente di meglio da fare, in questo periodo, se non infastidire i colleghi.

3) Ci si aspetta che l’azienda abbia un sistema informatico di difesa tale che non debba essere testato tramite banali giochetti basati su tranelli.

4) Giocare su un premio, qualsiasi esso sia, come riconoscimento per il lavoro svolto dai colleghi in questa fase, e scoprire che era un bluff, tutto ciò lo reputiamo semplicemente deprecabile.

Diamo inoltre per scontato che nessuno nemmeno lontanamente si sogni di punire chi ha cliccato sul link.