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"Genitori che lavorano": la nuova guida ai congedi e permessi. Lo strumento di Inca e Cgil per far valere i propri diritti.

Disponibile la nuova guida 2026 della Cgil e dell’Inca per orientarsi nel complesso sistema di congedi, permessi e tutele dedicate a chi lavora e cresce dei figli.

Scegliere di diventare genitori nel contesto attuale rappresenta una sfida quotidiana che si scontra con una realtà sociale e demografica sempre più difficile, segnata da un calo delle nascite che ha raggiunto nuovi minimi storici. In questo scenario, la precarietà lavorativa e la carenza di servizi rendono spesso la genitorialità un percorso ad ostacoli, dove il desiderio di avere figli rischia di essere soffocato dalle incertezze economiche e dalla distribuzione diseguale del lavoro di cura, che continua a gravare prevalentemente sulle donne. Per rispondere a questo bisogno di chiarezza e supporto, la Cgil e il Patronato Inca hanno pubblicato l'edizione 2026 della guida dedicata ai genitori che lavorano, uno strumento essenziale per conoscere e far valere i propri diritti in un sistema normativo spesso frammentato e stratificato.

Il manuale offre una panoramica completa e aggiornata sulle ultime novità legislative, inclusi i recenti interventi della Legge di Bilancio 2026 che hanno ampliato l’arco temporale di fruizione di istituti fondamentali come il congedo parentale e i congedi per malattia del figlio. Particolare attenzione è rivolta alla necessità di una reale condivisione delle responsabilità familiari, incentivando l'utilizzo dei congedi anche da parte dei padri per contrastare la cosiddetta penalità materna che penalizza le carriere e le retribuzioni delle lavoratrici. La guida non si limita a un elenco di bonus e incentivi economici, ma intende accompagnare i genitori nella costruzione di un percorso di consapevolezza su diritti esigibili, che spaziano dalla tutela della maternità e paternità obbligatoria alle agevolazioni per i genitori adottivi o affidatari e per chi assiste figli con disabilità.

Promuovere la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro non è solo un obiettivo sociale, ma una priorità strategica per garantire la sostenibilità del nostro sistema sociale e previdenziale. Attraverso questo vademecum, la Cgil e le sedi dell'Inca sul territorio si confermano al fianco di ogni lavoratrice e lavoratore per trasformare le norme in tutele concrete e per garantire che la genitorialità non sia mai vissuta come una rinuncia al lavoro o una limitazione dei propri diritti. Sapere di non essere soli in questo percorso è il primo passo per rendere effettivo il valore sociale della cura e investire con fiducia nel futuro delle nuove generazioni.

SCARICA LA GUIDA GENITORI CHE LAVORANO 2026

Aluminium Die Casting: Basta operazioni speculative sulla pelle dei lavoratori!

 

"Non si gioca con la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici mettendo a rischio con il loro futuro, il tessuto di impresa del territorio che costituisce la filiera della subfornitura dell’automotive".

Ieri pomeriggio si è tenuto il primo incontro fra la nuova proprietà della Aluminium Die Casting di Saonara, azienda specializzata nella produzione di componenti in pressofusione di alluminio, e la Fiom Cgil di Padova rappresentata da Dario Verdicchio e dalla RSU dello stabilimento.

La Fiom padovana esprime grande preoccupazione nei confronti delle recenti operazioni societarie che stanno interessando la filiera dell’alluminio e della subfornitura dell’automotive nel Nord Est, con particolare riferimento alla situazione dei lavoratori e delle lavoratrici della Aluminium Die Casting di Saonara.

I fatti delineano un quadro inquietante che ha visto protagonista il fondo tedesco Accursia Capital. Nel corso dell’ultimo anno, il fondo ha acquisito tre aziende chiave: la Costampress di Scorzè (circa 130 dipendenti), la Friulpress di Sesto al Reghena (circa 170 dipendenti) e la Aluminium Die Casting di Saonara (40 dipendenti). Tuttavia, questa settimana, poi, si è assistito a un repentino cambio di assetto: condannata Costampress alla liquidazione giudiziale, Accursia ha ceduto Friulpress alla società immobiliare Exedra Pares (legata alla holding Janua Martrina e facente capo a Rinaldo Ferraro, esperto in procedure fallimentari) dopo aver fatto acquisire a Friulpress l’Aluminium Die Casting.

"Possiamo dire di essere di fronte a una serie di 'scatole cinesi' e a un susseguirsi di acquisizioni e cessioni che non fanno sperare in un serio e concreto rilancio industriale. L’ingresso di realtà societarie e professionalità totalmente estranee al settore dell’alluminio e della metalmeccanica non costituiscono il miglior presupposto per aziende della filiera di un settore strategico della metalmeccanica italiana”. Il sindacato ricorda con amarezza il precedente della Likum srl, azienda del trevigiano acquisita da Accursia nel 2022, ceduta successivamente a una improvvisata società rumena e chiusa definitivamente poco dopo, lasciando i lavoratori senza futuro.

“Quello che si teme è che qualcosa di simile possa ripetersi oggi con Aluminium Die Casting e le altre realtà coinvolte. È mai possibile che in questo caso non vi sia da individuare un interesse nazionale da tutelare o, meglio ancora, sia rispettato il dettato costituzionale dell'articolo 41, secondo il quale l'iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale e nel mancato rispetto della dignità del lavoro e dei lavoratori? Esprimiamo forte preoccupazione per il futuro del comparto e di oltre 340 lavoratori e lavoratrici, senza considerare i lavoratori in somministrazioni e quelli dell’indotto”. Sottolinea Dario Verdicchio della Fiom Cgil di Padova "Non vogliamo assistere senza reagire all’impoverimento del territorio dal punto di vista del lavoro e dell’impresa", conclude il sindacato.

Per queste ragioni, Fiom Cgil, unitamente alla Rsu, ha preteso dalla proprietà che, nel prossimo incontro del 4 maggio, venga fatta chiarezza immediata sulle reali intenzioni industriali e sugli investimenti previsti in Aluminium Die Casting e vengano date garanzie occupazionali per i 40 dipendenti di Saonara.

Il Primo Maggio di Padova converge a Marghera per la Manifestazione Nazionale

Quest’anno la tradizionale celebrazione della Festa dei Lavoratori a Padova cambia veste poiché, invece del consueto appuntamento in Piazza dei Signori, le segreterie territoriali di CGIL, CISL e UIL hanno deciso di far convergere le proprie mobilitazioni verso Marghera, scelta come sede della Manifestazione Nazionale del Primo Maggio 2026. Il cuore della celebrazione, che inizierà alle ore 10.00 in Piazza del Mercato , sarà incentrato sul tema del lavoro dignitoso, con un'attenzione particolare alla contrattazione e ai nuovi diritti per un'Italia che cambia nell'era dell'intelligenza artificiale.

L'evento vedrà l'avvicendarsi di interventi di alto profilo, tra cui quelli di Pierpaolo Bombardieri, Segretario Generale UIL, e Daniela Fumarola, Segretaria Generale CISL, mentre le conclusioni della giornata saranno affidate al Segretario Generale della CGIL, Maurizio Landini. Invitiamo calorosamente tutte le lavoratrici, i lavoratori, le pensionate e i pensionati del nostro territorio a partecipare a questo fondamentale momento di unità sindacale.

Data la vicinanza strategica di Marghera, il luogo della manifestazione è facilmente raggiungibile sia con i propri mezzi sia comodamente in treno, grazie ai frequenti collegamenti con la stazione di Venezia Mestre. Considerando lo sviluppo della giornata e la grande affluenza prevista, il consiglio logistico per tutti i partecipanti è quello di organizzarsi preventivamente con un pranzo al sacco. Ci vediamo in piazza a Marghera per riaffermare insieme il valore del lavoro.

Il servizio di Antenna 3 sul Primo Maggio 2026 di Cgil Cisl e Uil a Marghera

La carenza di personale minaccia la chiusura definitiva della Biblioteca Universitaria di Padova, ora aperta solo due giorni a settimana e su prenotazione. L’appello della Fp Cgil Padova: “Servono assunzioni immediate!”

  • Allega: FP_biblioteca_m_merged.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla difficile e sempre più critica situazione della Biblioteca Universitaria di Padova

La Biblioteca Universitaria di Padova, insieme alla sede annessa del monumento nazionale di Santa Giustina, sta scivolando verso una paralisi operativa che ne mette a rischio la sopravvivenza stessa. A fronte di una pianta organica che prevederebbe 46 unità, oggi il servizio può contare su soli 17 dipendenti alla sede principale e appena 4 assegnati a Santa Giustina. Una situazione drammatica, già denunciata dal mondo accademico, che dal 16 marzo ha costretto la struttura a limitare l’apertura al pubblico a soli due giorni a settimana e solo su prenotazione. Questa contrazione del servizio rende quasi impossibile garantire la tutela del patrimonio e la fondamentale funzione di deposito legale per l’intera Provincia.

“Questo enorme vuoto d’organico – interviene la funzionaria della Fp Cgil Padova, Angela Marigo – ha ridotto drasticamente l’accesso a un luogo di formazione che mette a disposizione di cittadini, studenti e ricercatori testi antichi e manoscritti di valore inestimabile. Non si tratta solo di una battaglia a difesa delle condizioni di lavoro, benché il personale sia esasperato e stanco di assistere allo svilimento della propria professione, ma di una mobilitazione necessaria per difendere il diritto allo studio e la salvaguardia della memoria storica della nostra città”.

“Il rischio concreto – prosegue la sindacalista – è che, senza un intervento immediato, la Biblioteca chiuda definitivamente i battenti, trasformandosi in un deposito inaccessibile anziché rimanere un presidio culturale vivo, specialmente considerando che le uscite per pensionamento ridurranno ulteriormente l'organico già a fine maggio. Nonostante il Ministero della Cultura abbia indetto un concorso per 1.800 assistenti, di cui 70 destinati al Veneto, ad oggi manca ancora la data della prova unica e non abbiamo alcuna garanzia sul numero di risorse che verranno effettivamente assegnate a Padova. Un ritardo e un’ambiguità di cui il Ministero della Cultura porta tutte le responsabilità”.

“Come Fp Cgil Padova - conclude Angela Marigo – continueremo a mobilitarci lanciando una raccolta firme e dando inizio ad una mobilitazione che prevederà diverse iniziative pubbliche, poiché non è pensabile risolvere un problema di questa portata ricorrendo esclusivamente al volontariato per tappare i buchi nell’organico. Il patrimonio pubblico non è opzionale e chiediamo risposte concrete e urgenti: la Biblioteca Universitaria non si chiude, si difende, per garantire che la cultura e i servizi ai cittadini non vengano meno nel nostro territorio”.

Sviluppo industriale e rigenerazione urbana a Monselice, la nota della Fiom Cgil Padova sul trasferimento di Hitachi Energy nell'area ex Italcementi: “Necessarie garanzie concrete su occupazione, ambiente e tutele per le lavoratrici e i lavoratori”

  • Allega: fiom_hitachi_m_merged.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di mattino e gazzettino con la riflessione della Fiom Cgil Padova sul trasferimento di Hinachi Energy nell'area ex Italcementi di Monselice

L'annuncio del trasferimento dello stabilimento Hitachi Energy di Monselice presso l’area dell'ex Italcementi segna un passaggio di rilievo per il settore metalmeccanico locale. L'operazione, che coinvolge un'area di 66 ettari dismessa dal 2015, punta a creare uno dei centri di produzione di trasformatori più moderni d'Europa.

“L'ufficializzazione di questo investimento – interviene la Fiom Cgil di Padova con una nota – è un segnale di estrema importanza per il Comune di Monselice e la Bassa padovana in generale, un territorio che per decenni ha sofferto una grave crisi occupazionale. Dopo l’insediamento di un grande sito logistico, come Agrologic del gruppo Despar, la scelta di Hitachi Energy conferma la rinnovata attrattività di Monselice come polo industriale strategico. E, indubbiamente, il suo consolidamento come pilastro della rete produttiva europea di Hitachi Energy rappresenta una boccata d'ossigeno per l'economia locale e una conferma dell'importanza del settore metalmeccanico padovano”.

“Si tratta quindi — prosegue la nota della Fiom Cgil Padova — di una buona notizia per il territorio, poiché l'aumento della capacità produttiva e i nuovi spazi possono tradursi in un incremento dei livelli occupazionali e in una migliore qualità del lavoro. Tutte cose che, come sono state annunciate, dovranno passare attraverso la creazione di un ambiente di lavoro più sostenibile e digitalmente avanzato e questo è un passo che va nella direzione da noi sempre auspicata per garantire la competitività e la qualità del lavoro nel lungo periodo”.

“Tuttavia – precisa la Fiom Cgil Padova – un progetto di tale portata, affinché si mantenga credibile, richiede la massima serietà su alcuni fronti sensibili. Innanzitutto sono necessarie garanzie rigorose sulla bonifica integrale di un sito industriale pesante, rimasto fermo oltre un decennio, a tutela della salute di dipendenti e di tutta la comunità. Auspichiamo, inoltre, che questa operazione sia gestita con sobrietà istituzionale, evitando che i bisogni reali di lavoratrici e lavoratori diventino oggetto di strumentalizzazioni in vista delle prossime scadenze elettorali comunali. Il futuro occupazionale della zona deve restare una priorità concreta e non un tema da campagna elettorale, destinato a finire nel dimenticatoio alla sua conclusione e con l’insediamento della nuova Amministrazione”.

“Un tema su cui noi – conclude la nota della Fiom Cgil di Padova – per anni abbiamo battuto, ricordando la necessità di investimenti mirati a migliorare la qualità delle condizioni di lavoro e la solidità del tessuto produttivo della bassa padovana, ma non dimenticando mai che la sostenibilità ambientale doveva restare al centro di ogni processo di rigenerazione, condizione imprescindibile ad un effettivo avanzamento verso un modello industriale di eccellenza che metta al centro la dignità del lavoro e l’ambiente. Su questo continueremo a monitorare con attenzione ogni fase della pianificazione affinché questo investimento porti benefici tangibili e duraturi sia agli addetti coinvolti che all’intero territorio, in un’operazione segnata da un rapporto costante e franco con la cittadinanza locale. In questo senso, riteniamo quindi che il percorso di riconversione debba essere improntato alla massima trasparenza, attraverso momenti di confronto pubblico che vedano il coinvolgimento diretto dei cittadini e delle realtà territoriali. La rigenerazione urbana di un’area così vasta e simbolica per Monselice deve essere un processo condiviso e partecipato, affinché la comunità sia parte attiva di un cambiamento che ne segnerà il volto e il futuro per i prossimi decenni”.

Documento conclusivo approvato dall'Assemblea generale Cgil Nazionale

Di seguito riportiamo il documento conclusivo approvato dall’Assemblea generale della Cgil, tenutasi l’1 e il 2 aprile presso la sede nazionale della Confederazione.

L’Assemblea generale della Cgil approva la relazione e le conclusioni del Segretario generale, e assume i contributi al dibattito delle compagne e dei compagni.
L’esito del referendum sulla legge Meloni-Nordio, al quale la Cgil ha convintamente contribuito, è innanzitutto una vittoria della Costituzione e della Democrazia.
Un successo alimentato da un’alta partecipazione al voto, in particolare dei giovani e delle donne, e trainato dalle aree metropolitane e dai contesti urbani di tutto il Paese, a partire dai quartieri popolari e dalle periferie, con il NO che ha prevalso nella gran parte delle regioni e in tutto il Mezzogiorno.
La sua prima ragione è il legame profondo che unisce la grande maggioranza delle cittadine e dei cittadini alla Carta costituzionale, all’equilibrio dei poteri e al modello di democrazia e di società che da essa sono previsti. Anche grazie al nostro impegno – profuso insieme alle realtà della società civile e del mondo della cultura del nostro Comitato referendario, agli altri Comitati e alle forze politiche – è stato riaffermato il principio dell’indipendenza della magistratura e dell’eguaglianza di tutti i cittadini e di tutte le cittadine di fronte alla legge.
Si è trattato di un passaggio cruciale in cui la Costituzione antifascista, nata dalla Resistenza, fondata sul Lavoro e sulla Pace, è stata difesa come bene comune e patrimonio collettivo.
Altri fattori determinanti sono stati: l’avversione alla guerra e alla posizione subalterna del governo nel contesto internazionale; la bocciatura delle sue politiche economiche e sociali; il timore di una deriva autoritaria che – se non contrastata – ci avrebbe spinti verso il modello Trump: una “democrazia del capo” che nulla ha a che fare con la nostra democrazia costituzionale.

La Cgil è stata protagonista di questa battaglia, in piena coerenza con la strategia che ci siamo dati a partire dall’ultimo congresso e dalla scelta di ricorrere – in una condizione storica straordinaria e inedita – a tutti gli strumenti democratici a disposizione: la contrattazione collettiva, le iniziative di lotta e gli scioperi generali di questi anni; il contenzioso giuridico; l’iniziativa legislativa; lo strumento referendario, agito sia sui diritti del lavoro e di cittadinanza che sui temi istituzionali; la mobilitazione per la pace iniziata nel 2022, con la Via Maestra, contro l’invasione russa e per la fine della guerra in Ucraina, e poi proseguita partecipando attivamente al movimento contro il genocidio a Gaza e contro il riarmo; il contrasto al premierato e alla legge Calderoli sull’autonomia differenziata che – anche per merito della nostra mobilitazione e della raccolta firme per sottoporla a referendum – è stata pesantemente sanzionata dalla Corte costituzionale; il contrasto: sia alla deriva securitaria e repressiva che sta mettendo in discussione il principio di rappresentanza e la libertà di manifestare democraticamente il dissenso, sia alla grave regressione politico-culturale imposta dal governo a danno della condizione delle donne (ddl stupri, recepimento direttiva transparency, azzeramento consigliere di parità), sia all’attacco al diritto di sciopero, portato avanti anche attraverso interventi della Commissione di garanzia che rischiano di alterare irrimediabilmente il contemperamento tra diritti, e che vanno respinti con azioni forti e coerenti da parte di tutta l’organizzazione.

Abbiamo confermato il nostro fermo ripudio della logica della guerra permanente e ribadito la nostra piena adesione al movimento per la pace: partecipando alla grande manifestazione “Together” promossa dalla rete “No Kings” sabato 28 marzo; aderendo alla manifestazione indetta dalla Associazione Italia-Cuba per il prossimo 11 aprile a Roma, per denunciare l’inaccettabile assedio economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA a Cuba e le conseguenze devastanti sulla popolazione civile; condannando con forza il conflitto in Iran.
Quello scatenato dall’amministrazione Trump e dal governo Netanyahu contro l’Iran è un intervento armato irresponsabile e criminale, che viola nella maniera più clamorosa il diritto internazionale e che non può portare nulla di buono, tanto meno a chi si batte per la democrazia e contro il regime teocratico in quel martoriato paese.

La vittoria del 22 e 23 marzo ha creato le condizioni anche per riaprire una prospettiva di cambiamento sul piano politico e sociale. Una prospettiva che dobbiamo perseguire con ancor più forza e determinazione, coinvolgendo – a partire dalla Via Maestra – le associazioni, i soggetti, le attiviste e gli attivisti, le ragazze e i ragazzi, i comitati, le reti e tutte le forze che si sono mobilitate nelle diverse campagne referendarie.
Le politiche regressive dell’esecutivo si possono contrastare solo sul piano del coinvolgimento delle persone e del consenso sociale nel Paese, mettendo in campo una pratica democratica e partecipativa in tutti i luoghi di lavoro e nel territorio, e rafforzando il nostro modello di sindacato confederale, fondato sulla contrattazione, sulla rappresentanza e sulla democrazia.

Ed è ancor più urgente farlo di fronte alle pesantissime conseguenze economiche e sociali della guerra in Medioriente che, oltretutto, stanno facendo emergere tutti gli errori commessi dal governo: politiche energetiche concentrate sulle fonti fossili; la frenata alle rinnovabili e l’opposizione al Green deal europeo; l’irrealistico ritorno al nucleare; il rifiuto di qualsiasi misura strutturale per ridurre le bollette energetiche; l’assenza di politiche di contrasto alla frantumazione dei cicli produttivi (appalti) e all'utilizzo dei contratti flessibili con conseguente precarizzazione e maggiore insicurezza sul lavoro; una linea di politica economica all’insegna dell’austerità che ci priva di qualunque spazio di intervento mentre il Pil è già tornato allo “zero virgola”, il potere di acquisto è crollato, il Pnrr è prossimo alla conclusione e avanza un processo di deindustrializzazione che sarà accelerato da un’impennata duratura dei costi energetici.
In un simile contesto, l’estemporaneo decreto sulle accise si sta rivelando del tutto inefficace. A ciò si aggiungono i danni che causerà il c.d. decreto bollette con la riduzione della capacità di investimento strutturale nella transizione, il consolidamento della dipendenza da misure compensative, il rinvio della riforma del mercato elettrico e l’indebolimento della competitività del sistema.

In assenza di interventi strutturali, il rialzo dei prezzi energetici è destinato a trasferirsi molto rapidamente a tutti i settori produttivi, danneggiando famiglie e imprese.
Il pericolo più immediato è che il conto di una nuova fiammata inflattiva sia pagato, ancora una volta, prevalentemente da lavoratori e pensionati già pesantemente colpiti a causa di un’inflazione da profitti e di un drenaggio fiscale che l’esecutivo ha deciso di non restituire e di non neutralizzare.
Oltretutto, un’ulteriore crescita dei prezzi potrebbe riattivare la sequenza esiziale del recente passato: aumento dei tassi di interesse da parte della BCE (misura sbagliata e inefficace a fronte di un’inflazione da offerta e importata); impennata degli interessi sul debito pubblico; stretta al credito e aumento del costo dei mutui; conseguente contrazione dei consumi e degli investimenti; frenata generale dell’economia.

Pertanto, di fronte al rischio di un rapido e drammatico precipitare della situazione economica e sociale, riteniamo urgenti e necessari i seguenti interventi: contribuire alla fine dei conflitti bellici con tutti gli strumenti politici e diplomatici; incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili (l’unica strada per ridurre l’impatto climatico, garantire sicurezza e indipendenza energetica, diminuire strutturalmente i prezzi dell’energia, e generare una filiera industriale sulle rinnovabili che vede oggi il nostro Paese dipendere da forniture extra-UE); disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili; porre un tetto ai prezzi energetici (come la Spagna); rinnovare tempestivamente tutti i CCNL pubblici e privati con l’obiettivo di un recupero pieno dell’inflazione e di un aumento del potere d’acquisto; garantire la piena perequazione delle pensioni ed estendere/rafforzare la quattordicesima; neutralizzare il drenaggio fiscale attraverso l’indicizzazione automatica dell’IRPEF all’inflazione; interrompere la corsa al riarmo e reindirizzare le risorse su politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi al fine di contrastare chiusure e delocalizzazioni, rilanciare il ruolo delle aziende pubbliche e partecipate come vettore di reindustrializzazione a partire dal Mezzogiorno, difendere l’occupazione (anche attraverso ammortizzatori universali tipo Sure e il divieto di licenziamenti), realizzare la transizione energetica, ambientale e tecnologica del sistema produttivo; sospendere i vincoli del Patto di stabilità e rilanciare una strategia europea di investimenti sul modello Next generation EU (eurobond) per politiche industriali ed energetiche comuni; riformare il sistema fiscale in senso progressivo per sostenere il sistema pubblico dei servizi, a partire da sanità, istruzione, previdenza, non autosufficienza.

In definitiva, dopo aver difeso la Costituzione, il nostro compito è quello di continuare la nostra battaglia affinché sia pienamente attuata. Questo è il filo rosso che lega tutte le priorità e le vertenze che dobbiamo sviluppare nei prossimi mesi.

A tal fine, l’Assemblea generale programma un percorso di mobilitazione nei luoghi di lavoro e nei territori a partire dai seguenti appuntamenti:
• le celebrazioni/iniziative del 25 aprile, nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, della Costituente e del voto alle donne;
• le manifestazioni unitarie del Primo Maggio, a partire da quella nazionale a Marghera;
• il lancio e l’avvio della raccolta firme per la promozione delle nostre proposte di legge di iniziativa popolare in materia di sanità pubblica e sistema degli appalti. A questo scopo, l’Assemblea generale impegna le strutture a convocare, per il 15 maggio, l’Assemblea delle Assemblee generali di tutte le Camere del lavoro in formato aperto, pubblico, partecipato; e a organizzare, per sabato 16 maggio, una giornata straordinaria di mobilitazione e di raccolta firme in tutti i territori con l’obiettivo di rilanciare – ad ogni livello – un’azione contrattuale e una vertenzialità diffusa su tutti questi ambiti, a cominciare dal pieno sostegno ai due scioperi nazionali della sanità privata e delle farmacie per il rinnovo dei rispettivi Ccnl, che si terranno nel corso del mese di aprile;
• allo stesso scopo, l’Assemblea generale dà mandato alla Segreteria di convocare due Assemblee nazionali delle delegate e dei delegati, delle pensionate e dei pensionati sulle politiche industriali (23 aprile) e sul Mezzogiorno (21 maggio), e di organizzare analoghe iniziative nazionali sulla condizione e la rappresentanza dei Migranti e sul diritto alla Casa;
• la convocazione di una specifica Assemblea generale allargata alle delegate e ai delegati per valutare l’andamento delle trattative in corso con le associazioni datoriali su rappresentanza, salute e sicurezza, formazione, modello e perimetri contrattuali, e per definire i conseguenti indirizzi delle nostre politiche contrattuali;
• infine, è necessario continuare nel contrasto al binomio “austerità/riarmo” e nel rilancio delle nostre rivendicazioni alternative, a partire dalla definizione di una proposta di riforma fiscale da lanciare – contestualmente alla presentazione delle proposte di legge – in vista della prossima manovra di bilancio.

Sulla base dell’insieme di queste proposte, la Cgil si confronterà con Cisl e Uil, e con tutti i soggetti politici, istituzionali, dell’associazionismo e della società civile.

L’obiettivo sostanziale è sconfiggere le politiche regressive e fallimentari del governo e battersi per cambiare il modello sociale, economico e di sviluppo, attuando il progetto di democrazia e società disegnato dai padri e dalle madri costituenti.

Dobbiamo riuscire, nella nostra autonomia e con le nostre iniziative, a far irrompere queste priorità nell’agenda politica, contribuendo a una proposta politica più complessiva di cambiamento del Paese, che rimetta finalmente al centro le condizioni materiali di vita e di lavoro delle persone.

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Una marea silenziosa illumina Padova per la pace: la Cgil in prima fila per il disarmo e i diritti

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Difesa del Popolo sul cammino silenzioso per la pace di ieri, lunedì 30 marzo
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Il successo del "Cammino silenzioso" di ieri, lunedì 30 marzo, conferma la crescita inarrestabile del coordinamento Uniti per la Pace, capace di unire l’intera città nel rifiuto della guerra e del riarmo.

Ieri sera, lunedì 30 marzo, Padova ha risposto con una partecipazione straordinaria alla mobilitazione promossa da "Uniti per la Pace - Padova" contro le guerre in corso nel pianeta, trasformando il centro cittadino in un fiume di luci e speranza. Il "Cammino silenzioso per la Pace" ha visto la partecipazione di oltre 6mila persone che, partendo da Palazzo Moroni, hanno attraversato via Roma al buio per raggiungere, prima, un Prato della Valle gremito e, successivamente, il sagrato della Chiesa di Santa Giustina. In questa cornice di solenne determinazione, la presenza della Cgil di Padova è stata massiccia e qualificante: dirigenti e militanti hanno sfilato fianco a fianco con associazioni, studenti e semplici cittadini, riaffermando il ruolo centrale del sindacato nella costruzione di una cultura della nonviolenza e della giustizia sociale.

L'iniziativa, promossa dal coordinamento Uniti per la Pace insieme al Comune, Università e al Centro di Ateneo per i diritti umani, rappresenta un punto di svolta nel percorso di mobilitazione locale. Dalla sua nascita, questa sigla ha saputo aggregare un numero sempre crescente di soggetti — dai sindacati confederali ai movimenti cattolici, dalle reti studentesche alle organizzazioni pacifiste — dimostrando che l'unione di intenti è l'unica risposta possibile alla normalizzazione dei conflitti. La crescita costante del consenso attorno a Uniti per la Pace testimonia la volontà dei padovani di non restare indifferenti di fronte all'attuale scenario internazionale.

I rappresentanti del coordinamento hanno espresso con chiarezza il senso profondo della marcia, sottolineando come in queste terribili settimane di guerra, associazioni e cittadini abbiano sentito il bisogno urgente di interrogarsi su come inviare un segnale di contrarietà dal basso. Uniti per la Pace ha ribadito che questa mobilitazione è nata per dare voce a chi rifiuta l'era dell'insicurezza permanente e a chi ha deciso di precipitare i popoli nell'orrore, offrendo una testimonianza forte e partecipata a chi ha in mano le sorti del nostro destino. Per il sindacato e per l'intera coalizione, la riuscita di questo cammino non è un punto di arrivo, ma una tappa fondamentale per continuare a fare pressione affinché le risorse vengano sottratte al riarmo e restituite al bene comune e alla diplomazia.

Il servizio di Telenordest sul Cammino Silenzioso per la Pace promosso da Uniti per la Pace - Padova

 

 

Sicurezza sul lavoro, ieri il presidio a Selvazzano di Cgil Cisl e Uil, davanti all'Azienda Boldrin, dopo la morte di Pape Mamour Mbow

Ieri, venerdì 27 marzo, le Segreterie Territoriali di Padova hanno organizzato un presidio davanti all’Azienda Boldrin a Selvazzano per chiedere interventi urgenti e investimenti inderogabili dopo la tragica morte, avvenuta lunedì 23 marzo all’interno della stessa azienda, del giovane operaio Pape Mamour Mbow.

La mobilitazione unitaria dei sindacati padovani, svoltasi davanti ai cancelli della ditta dove è avvenuta la tragedia, ha voluto dare una risposta forte e visibile di fronte all'ennesima tragedia sul lavoro che ha colpito un giovane di soli 22 anni. Rappresentanti delle federazioni di Cgil, Cisl e Uil si sono riuniti per manifestare solidarietà alla famiglia della vittima e per denunciare una situazione ormai insostenibile. L'iniziativa ha ribadito come la sicurezza nei luoghi di produzione debba essere un investimento inderogabile e non un semplice costo, richiedendo un profondo ripensamento dell'approccio al sistema produttivo.

Durante il presidio, le organizzazioni sindacali hanno sollecitato le istituzioni a intervenire con urgenza sulla formazione continua, sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, e sull'aumento dei controlli. È stata inoltre evidenziata la carenza di organico dello Spisal e la necessità di un confronto serrato per garantire il rispetto delle norme, affinché la produzione non avvenga mai a discapito della vita umana.

In merito alla gravità dello scenario attuale, il Segretario Generale della Cgil di Padova ha espresso con durezza la posizione del sindacato. «Non bisogna rimanere in silenzio — ha dichiarato Gianluca Badoer — è uno stillicidio continuo. Si continua a morire perché non vengono rispettate le norme sul lavoro. E questo provoca conseguenze terribili perché una cosa deve essere chiara: questa morte , se quelle norme fossero state seguite, si poteva evitare».

Il Segretario ha poi concluso tracciando una linea d'azione precisa per il futuro: «Bisognerebbe istituire una procura speciale — ha aggiunto e concluso Badoer — e sanzionare in maniera adeguata chi è responsabile. Finché non proveremo a farlo, continueremo a piangere padri e madri, figli e figlie, fratelli e sorelle che un giorno sono andati al lavoro e non sono più tornati a casa. Noi, come Cgil di Padova, continueremo a presidiare il territorio affinché la tutela della vita diventi il pilastro centrale di ogni attività professionale”.

Il servizio di Antenna 3 sul presidio di Cgil Cisl e Uil davanti all'Azienda Boldrin di Selvazzano