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ALLA HITACHI ENERGY DI MONSELICE I LAVORATORI SCELGONO LA FIOM CON 4 RSU SU 6

 

Si sono concluse con un’importante affermazione della FIOM-CGIL le elezioni per il rinnovo della Rappresentanza Sindacale Unitaria e dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza presso lo stabilimento Hitachi Energy di Monselice.

Il dato più significativo che emerge da questa tornata elettorale è l’alta partecipazione al voto: 219 lavoratori e lavoratrici su 340 aventi diritto si sono recati alle urne nelle tre giornate di elezioni. Si tratta di un segnale di grande vitalità democratica: l'esercizio del voto nelle aziende resta lo strumento principale con cui i lavoratori e le lavoratrici affermano la propria soggettività e il diritto ad incidere sulle proprie condizioni di vita e di lavoro.

La FIOM ha raccolto complessivamente 119 voti, aumentando il consenso rispetto al 2023, ottenendo la maggioranza relativa dei consensi e conquistando 4 posti su 6 nella nuova RSU (2 delegati vanno alla FIM, mentre la UILM non ottiene rappresentanza).

Nel collegio operai è stato eletto Filippo mentre nel collegio impiegati sono stati eletti Mattia, Federico e Daniela. Filippo e Mattia sono stati eletti anche come RLS insieme ad un delegato della Fim.

La FIOM di Padova intende ringraziare sentitamente tutte le lavoratrici e i lavoratori che, recandosi a votare, hanno dato forza all’istituto della rappresentanza. Un ringraziamento particolare va ai candidati che hanno scelto di mettersi a disposizione della comunità aziendale nelle nostre liste e che, pur non risultando eletti, restano una risorsa fondamentale per il sindacato. Il nostro ringraziamento per il loro impegno va, quindi, a Giorgia, Giuseppe e Stefano.

Vogliamo, inoltre, esprimere la nostra gratitudine a Marco Cocchio, delegato storico degli impiegati, per il suo lavoro durante i mandati precedenti e per il prezioso supporto dato in queste settimane, fondamentale per il raggiungimento di questo risultato collettivo.

Questo risultato conferma il nostro agire e ci carica di responsabilità e nuovi obiettivi, forti del mandato e della fiducia dei lavoratori e delle lavoratrici. Come Fiom di Padova saremo al fianco della nuova squadra di RSU e lavoreremo da subito con equilibrio e determinazione per dare concretezza ai principi di giustizia sociale e dignità del lavoro, mettendo al centro il confronto e la tutela dei diritti di tutti i dipendenti, in coerenza con i valori della nostra Costituzione.

 

“Referendum, la vittoria del NO: la nota del Comitato Padovano per la Società Civile per il NO e del Coordinamento dei Comitati Padovani per il NO per l’esito del Referendum Costituzionale

La soddisfazione dei sostenitori del NO: “Un successo del fronte democratico a Padova: il voto dei giovani e dei fuorisede ha blindato la Costituzione”

“Il risultato registrato nel Comune di Padova – dichiarano con profonda soddisfazione il Comitato Padovano per la Società Civile per il NO e il Coordinamento Padovano dei Comitati per il NO – rappresenta un segnale politico e civile di straordinaria importanza, che ha visto la nostra città distinguersi nettamente nel panorama regionale. Riuscire a far votare qui quasi 1300 studenti e lavoratori fuori sede è stato un traguardo eccezionale, frutto diretto di un’alleanza strategica e di un coordinamento capillare tra tutte le forze che hanno sostenuto le ragioni del NO al referendum, dal sindacato alle associazioni, fino alle rappresentanze politiche e alle reti studentesche”.

“Padova si conferma una città di giovani – prosegue la nota congiunta delle realtà del Comitato – capace non solo di accoglierli e trattenerli, ma di renderli protagonisti della vita democratica attraverso forme di attivismo che mirano a garantire i loro diritti fondamentali. Siamo doppiamente soddisfatti perché i giovani sono stati determinanti per l’esito della consultazione, scegliendo in massa di difendere i principi costituzionali e dimostrando una sensibilità civile che deve interrogare l’intera classe dirigente. Resta, tuttavia, una punta di rammarico per l’andamento del voto a livello provinciale e regionale, dove la proposta di riforma ha trovato consensi che invece Padova città ha saputo respingere con determinazione”.

“La nostra mobilitazione – sottolineano i sostenitori del NO – è iniziata sin dal primo giorno della campagna referendaria per difendere la Carta Costituzionale, frutto prezioso della lotta di Resistenza al nazifascismo, che il Governo mirava a stravolgere subordinando la magistratura al potere esecutivo, violando in questo modo il principio cardine dell’indipendenza dei poteri senza portare alcun beneficio reale all'efficienza dei tribunali. Un maldestro tentativo di ridisegnare l’equilibrio dei poteri dello Stato che ci ha portato, fin da subito, ad unirci per difendere, con la Costituzione, la stessa democrazia conquistata dopo una guerra terribile e un regime dittatoriale e monarchico dalle gravissime responsabilità storiche”.

“L’esito del voto a Padova – concludono Comitato e Coordinamento – premia l’enorme lavoro svolto da migliaia di militanti e volontari che hanno operato armonicamente e instancabilmente nei quartieri, nelle piazze e nei luoghi di lavoro, unendo le energie del Comitato Società Civile e del fronte "Giusto dire No". Questa vittoria della partecipazione dimostra che, quando le forze sane della società si uniscono, è possibile arginare derive che rischiano di incrinare l'equilibrio tra i poteri e mettere a rischio la tenuta democratica del Paese. Il nostro impegno continuerà per fare in modo che i valori di libertà restino il pilastro inamovibile della nostra comunità, nella convinzione che la Costituzione non va cambiata. Va semplicemente applicata”.

Componenti del Comitato Padovano per la Società Civile per il No: CGIL Padova, ACLI Padova, ANPI Padova, ARCI Padova, Libera, Associazione Il Cantiere, Legambiente, Associazione per la Pace Padova, le rappresentanze studentesche (UDU – Unione degli Universitari e Rete degli Studenti Medi), partiti e movimenti politici (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista, Coalizione Civica per Padova, Partito Comunista Italiano). 

Il commento del Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, dopo la vittoria del NO al Referendum Costituzionale

 

Ancora un morto sul lavoro in Provincia di Padova, il quarto da inizio anno. La Cgil di Padova chiede una Procura speciale e assunzioni immediate allo Spisal

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla tragedia sul lavoro a Selvazzano e la reazione dei sindacati
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Non si ferma la strage nei luoghi di lavoro della nostra provincia. Questa mattina, a Caselle di Selvazzano Dentro, un giovane operaio di soli 22 anni ha perso la vita all’interno di un’azienda metalmeccanica, restando incastrato in un macchinario mentre effettuava un’operazione di manutenzione. Un evento drammatico che colpisce non solo per la giovane età della vittima, ma per la dinamica che riporta drammaticamente l'attenzione sull'assenza di procedure di sicurezza elementari.

"Una tragedia – dichiarano Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova e Marco Galtarossa, Segretario Confederale con la delega alla sicurezza – che ci riempie di amarezza e di una rabbia profonda. Non è accettabile che nel 2026 si possa ancora morire perché si interviene su un impianto in movimento: si tratta di un errore procedurale gravissimo che è la negazione stessa della cultura della sicurezza e della formazione”.

“Con questo gravissimo episodio – proseguono i due rappresentanti sindacali – Padova conferma la sua 'maglia nera' in Veneto, con 4 infortuni mortali registrati in meno di tre mesi, un dato che ci colloca stabilmente in zona rossa per rischio di mortalità. Sono numeri dietro i quali ci sono delle vite umane, persone che una mattina sono uscite per andare al lavoro senza poi mai fare ritorno a casa, lasciando vuoti incolmabili nelle loro famiglie e comunità”.

“Oltre all'istituzione di una Procura speciale – concludono Badoer e Galtarossa – è fondamentale sbloccare immediatamente le assunzioni allo Spisal: con l’attuale carenza di personale è fattivamente impossibile garantire non solo l'attività repressiva, ma soprattutto quella di prevenzione e affiancamento alle imprese. Senza investimenti sulle risorse umane negli organi di controllo, le tragedie continueranno a succedere con il ritmo implacabile con cui avvengono oggi e con loro, il numero di vittime di un sistema che considera la sicurezza un costo e non un diritto inviolabile”.

Il Servizio di Telenordest con la reazione dei sindacati alla tragedia di Selvazzano

Emorragia di personale allo Spisal dell’Ulss 6, la Fp Cgil Padova denuncia: “Dimissioni causate da un ambiente insostenibile nel totale silenzio della Regione Veneto”

La situazione dello Spisal dell’Ulss 6 Euganea, che copre i territori di Padova, Camposampiero e Conselve, sta precipitando verso una crisi senza precedenti. Nel giro di un solo anno, il servizio ha visto l’uscita di ben 15 tecnici della prevenzione; un dato allarmante se si considera che, fino a ottobre 2025, l'organico complessivo era di soli 34 tecnici. Di questi nuovi partenti, 9 rassegneranno le dimissioni ufficiali entro il prossimo 1° aprile, lasciando il servizio sguarnito di figure fondamentali per la vigilanza e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

"Una fuga — sostengono Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova e Marika Damiani, Segretaria Provinciale della categoria — che non è dettata da ragioni salariali. I tecnici in uscita, con anzianità che variano dai 2 ai 30 anni, si stanno trasferendo verso altri enti pubblici come l’Ispettorato del Lavoro, accettando contratti con tabelle retributive pressoché identiche e rinunciando, in molti casi, a circa 6.000 euro annui di differenziali economici già acquisiti".

“Chi pensa che la scelta sia economica – proseguono le rappresentanti sindacali – è fuori strada, poiché il personale preferisce ripartire da zero in altre organizzazioni pur di lasciare un ambiente di lavoro diventato insostenibile, segnato da uno svilimento professionale che dura ormai da anni. Le cause del malessere sono profonde e affondano le radici in una gestione giudicata autoritaria, priva di confronto e dove le competenze vengono sacrificate a favore di obiettivi regionali calati dall’alto. Nonostante l’unificazione dei distretti avvenuta nel 2017, manca ancora una regia capace di distribuire equamente i carichi di lavoro, lasciando l’area padovana, densamente industrializzata, gravata su pochissimi tecnici senza alcun supporto strategico”.

“A questo – attaccano Stivali e Damiani - dobbiamo aggiungere una progressiva perdita di identità del servizio, che oggi si ritrova a intervenire su segnalazioni improprie che esulano dalle sue reali competenze, perdendo quella capacità di analisi delle priorità che lo aveva contraddistinto in passato. Il rischio concreto è quello di perdere decenni di professionalità maturata sul campo, essenziale per gestire infortuni complessi e prevenire incidenti nelle imprese locali”.

"Perdere queste figure significa lasciare i lavoratori delle nostre imprese senza tutela — aggiunge Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova — perché senza una guida capace e un cambio di rotta organizzativo, il servizio non sarà più in grado di fronteggiare le emergenze di un territorio così produttivo e complesso".

In questo scenario di estrema criticità, che sta colpendo non solo Padova ma anche Treviso e Venezia, emerge una questione di natura politica più ampia che investe i vertici istituzionali. "Ci chiediamo dove sia la Regione in tutto questo — concludono congiuntamente Gianluca Badoer, Alessandra Stivali e Marika Damiani — dato che l’Ulss non può 'fabbricare' i tecnici dal nulla. In verità, questa partita è lo specchio di una grave mancanza di risorse e di visione regionale nella valorizzazione di professionisti così cruciali per la salute pubblica. E a pagare le conseguenze di questa assenza, come sempre accade, sono le centinaia di lavoratrici e i lavoratori che un giorno vanno al lavoro e poi non tornano a casa, vittime dell’ennesimo tragico infortunio. Lasciando enormi vuoti nelle loro famiglie e in intere comunità".

La Cgil di Padova esprime cordoglio per la scomparsa di Alberto Trevisan: “Un uomo giusto per una società di pace e di non violenza”

In occasione dei funerali, che si terranno sabato 21 marzo a Rubano, la Cgil di Padova desidera stringersi attorno alla famiglia di Alberto Trevisan, scomparso all’età di 78 anni dopo una vita interamente dedicata ai valori della non violenza.

“Non possiamo non onorare la memoria – dice il Segretario Generale della Cgil di Padova Gianluca Badoer – di un uomo che, con straordinaria coerenza e coraggio, scelse di pagare con il carcere la propria fedeltà agli ideali di pace, diventando uno dei primi obiettori di coscienza collettiva in Italia”.

“Sentiamo verso la sua vicenda umana – prosegue Badoer – un profondo debito morale: la fermezza con cui affrontò tre processi e la detenzione per il rifiuto di imbracciare le armi non è stata solo una battaglia individuale, ma una lezione civile che ha aperto la strada al riconoscimento del servizio civile nel nostro ordinamento”.

“Alberto Trevisan – conclude il Segretario Generale della Camera del Lavoro di Padova – ci lascia l'esempio di una resistenza pacifica che è pilastro fondamentale per la difesa dei diritti umani e della democrazia. Nel salutarlo per l'ultima volta, la Cgil di Padova invita a sostenere, come richiesto dai familiari, le realtà che continuano oggi il suo instancabile impegno per la costruzione di un mondo senza guerre. E oggi, più che mai, ce n’è bisogno”.

Il servizio di Telenordest sulla scomparsa di Alberto Trevisan

Referendum Costituzionale: Padova risponde presente, sala esaurita ieri sera al Porto Astra Per difendere la democrazia

Si è conclusa con un’ottima partecipazione di pubblico la serata finale della campagna regionale referendaria per il NO, svoltasi ieri sera, mercoledì 18 marzo, presso il Cinema Porto Astra di Padova. La Sala Fronte del Porto si è presentata completamente esaurita, con parecchi cittadini costretti a seguire i lavori in piedi, a testimonianza di una sensibilità civile profonda e diffusa sul tema della difesa della Carta Costituzionale. All’evento, caratterizzato da un clima di grande determinazione e moderato ottimismo, hanno preso parte i vertici della Cgil regionale e cittadina, insieme a numerosi esponenti del mondo politico, ex amministratori, docenti e rappresentanti della società civile padovana.

Il dibattito ha offerto una panoramica completa sulle ragioni della contrarietà alla riforma, alternando analisi storico-politiche a rigorose valutazioni tecniche. Giuseppe Pietrobelli, che svolto una breve biografia, evidenziando le contraddizioni, dell’attuale Ministro ed ex magistrato Nordio, ha moderato gli interventi, tra cui quelli di, della Segretaria Confederale della Cgil, Francesca Re David e dell’ex Rettore, Vincenzo Milanesi, che hanno tracciato il solco politico e storico dell'iniziativa, inquadrando il referendum come una tappa cruciale per la tenuta democratica del Paese. Di contro, il professor Maurizio Malo e la giudice Maria Alessandra Maiolino hanno sviscerato le criticità della riforma sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico, evidenziandone le pericolose storture procedurali e costituzionali.

All’ inizio e alla fine, particolarmente apprezzato è stato il contributo di Pietro Grasso, che nella sua duplice veste di ex magistrato ed ex presidente del Senato ha saputo coniugare il rigore tecnico alla visione politica. “Una riforma – ha spiegato Pietro Grasso – che non risolve i problemi reali della giustizia, come la lentezza dei processi o la carenza di organici, ma rischia di diventare dannosa e pericolosa qualora si arrivasse a una gerarchizzazione del pubblico ministero o a mettere in discussione l’obbligatorietà dell’azione penale”. L'ex magistrato e politico, ora Presidente della Fondazione “Scintille di Futuro” che ha provveduto a creare, ha inoltre sottolineato come l’indebolimento dei controlli e l’abolizione di reati come l’abuso d’ufficio finiscano per favorire la corruzione e l'infiltrazione della criminalità organizzata, danneggiando in primo luogo i cittadini.

Sulla stessa linea d'onda si è posta Francesca Re David, segretaria nazionale della Cgil, che ha richiamato l'attenzione sulla solidità del percorso democratico. “Difendere la democrazia e la separazione dei poteri – ha dichiarato la sindacalista – significa oggi opporsi a tentativi di modificare la Carta fondamentale senza un vero confronto parlamentare, ignorando le procedure rigorose previste dai padri e dalle madri costituenti”.

La serata si è chiusa con un forte appello alla partecipazione al voto, ribadendo che “l'indipendenza della magistratura non è un privilegio di una casta ma è un patrimonio a garanzia di tutti, a maggior ragione dei semplici cittadini. Per questo è stata inserita nella Legge Fondamentale dello Stato, ossia la Costituzione, e per questo va a tutti i costi difesa dagli attacchi di chi vuole la magistratura sotto il controllo del Governo. Un proposito, non a caso proveniente dagli eredi di chi storicamente non si è mai riconosciuto nei valori della Carta e l’ha sempre mal sopportata”.

L'intervento della Segretaria Confederale Francesca Re David

Precarietà negli appalti all’Università di Padova: ieri, mercoledì 18 marzo, il presidio della Filcams Cgil Padova insieme alle lavoratrici e ai lavoratori di Euro&Promos

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla protesta di ieri dei precari in appalto all'Università di Padova

Filcams Cgil Padova: “Diritti contrattuali e dignità del lavoro, queste le parole d’ordine”

Ieri mattina, mercoledì 18 marzo, davanti al Palazzo del Bo’, sede dell’Università di Padova, le lavoratrici e i lavoratori di Euro&Promos FM Spa – l’azienda che gestisce i servizi di supporto nelle aule e nelle biblioteche per l’Ateneo – sono tornati a manifestare la loro esasperazione, dopo che già circa poco più di un anno fa (nel dicembre del 2024) lo avevano fatto, ottenendo allora un miglioramento delle loro condizioni che però non ha retto alla prova del tempo. Da qui, il ritorno allo stato di agitazione. Una protesta simbolica, quella di ieri, segnata dall’uso di maschere bianche per denunciare una condizione di "invisibilità" contrattuale e proteggere chi, essendo precario, teme ritorsioni. Inizialmente la mobilitazione prevedeva la proclamazione dello sciopero, ma l’azienda ha interpellato la Commissione di Garanzia. Per questo motivo la Filcams Cgil Padova, a tutela del personale e non avendo il tempo materiale di discuterne nel merito, ha deciso di sospendere l’astensione dal lavoro mantenendo però il presidio. Si tratta di una questione che il sindacato intende approfondire nelle sedi opportune, per salvaguardare non solo i diritti delle lavoratrici e lavoratori, ma la stessa agibilità del diritto di sciopero.

“Una vicenda – dichiara Marquidas Moccia della Filcams Cgil Padova che da tempo segue queste lavoratrici e lavoratori – che purtroppo ci vede fare passi indietro rispetto ai risultati ottenuti con la vertenza del 2024. Se allora eravamo riusciti a ottenere percorsi di stabilizzazione, oggi assistiamo a una riduzione delle ore contrattualizzate a favore di un uso massiccio di tempi determinati e contratti a chiamata. Parliamo di circa trenta persone, spesso studenti o laureati, che garantiscono il funzionamento dell’Università ma vivono con stipendi che oscillano tra i 400 e i 1000 euro, a seconda delle ore supplementari che l’azienda decide, unilateralmente, di assegnare”.

La scelta delle maschere durante il presidio serve a sottolineare il paradosso di chi è essenziale per l'apertura di aule e biblioteche ma resta privo di certezze. “Le maschere rappresentano il volto di chi non viene visto – spiega Marquidas Moccia – ma sono anche uno scudo per i tanti colleghi che hanno paura di esporsi perché il loro contratto scade tra poche settimane. Non è accettabile che in un contesto come quello universitario si lavori in queste condizioni di ricattabilità. Chiediamo che Euro&Promos trasformi questi contratti precari in rapporti di lavoro stabili e dignitosi, con un monte ore che permetta di arrivare dignitosamente alla fine del mese”.

La Filcams Cgil chiama in causa direttamente l’Università di Padova come ente committente. “L’Ateneo è stato informato tempestivamente – conclude la funzionaria Filcams – perché chi affida un servizio ha il dovere etico e legale di vigilare sulla qualità del lavoro di chi lo esegue. Chiediamo che l'Università intervenga con fermezza sull’azienda e che si apra un confronto serio sulla gestione dei prossimi appalti, sempre più diffusi anche in questo contesto, affinché la qualità del lavoro non sia solo una parola sulla carta, ma un impegno concreto per la dignità di chi lavora”.

Rider in piazza a Padova con il NIdil Cgil: "Non siamo schiavi dell’algoritmo, vogliamo diritti e dignità"

Ieri, sabato 14 marzo, Piazza Mazzini si è tinta del rosso delle bandiere della Cgil per un presidio che ha dato voce alle decine di rider padovani di Glovo e Deliveroo. In occasione della giornata di mobilitazione nazionale, i lavoratori delle consegne sono scesi in strada per denunciare condizioni di lavoro diventate insostenibili e per chiedere un riconoscimento reale della loro professionalità attraverso contratti subordinati e tutele garantite.

La mobilitazione si inserisce in un contesto giudiziario senza precedenti: l'inchiesta della Procura di Milano che ha portato al controllo giudiziario delle due piattaforme per ipotesi di sfruttamento e caporalato. Un passaggio che il sindacato denuncia da anni e che ora segna un punto di svolta fondamentale per l’intero settore.

Le parole di Mirko Romanato (NIdiL Cgil Padova)

Il Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova, Mirko Romanato, ha ribadito con forza la posizione dell'organizzazione durante l'assemblea in piazza. "I rider - ha spiegato il sindacalista - sono lavoratori che dipendono da un’app che determina tempi e modi della prestazione: pur essendo inquadrati come autonomi, sono di fatto lavoratori subordinati. Quando un rider aspetta ore per ricevere un ordine, ha venduto il suo tempo alla piattaforma e quel tempo va pagato. La magistratura sta finalmente confermando quello che sosteniamo da tempo sullo sfruttamento e le paghe irrisorie. "Romanato ha poi delineato la strada da seguire: "La nostra richiesta è chiara: pretendiamo l'assunzione con contratto subordinato, applicando il Contratto Logistica per garantire retribuzioni corrette, ferie, tredicesima e il diritto alla malattia, finora negato. Siamo solo all'inizio di un percorso obbligato per le multinazionali, in cui i lavoratori devono diventare interlocutori centrali".

Testimonianze dalla strada: tra attese e paghe da fame

In piazza, il racconto dei lavoratori ha restituito la durezza del quotidiano. Javeid Usman, rider da quattro anni, ha descritto giornate di dieci ore trascorse tra Padova e la provincia — arrivando anche nel Veneziano — senza alcun rimborso spese. "Guadagno circa 800 euro nei mesi buoni, ma tra posto letto e spese vive è impossibile mantenere una famiglia. Se piove o se stiamo male, paghiamo tutto di tasca nostra".

Dello stesso avviso Ahmed, che ha denunciato turni che arrivano a toccare le 13 ore pur di racimolare un salario dignitoso, sfidando ogni condizione atmosferica senza alcuna protezione o extra.

Una battaglia di civiltà

Al fianco del NIdiL, della Filcams e della Filt Cgil, erano presenti anche rappresentanti politici come Daniela Ruffini e la consigliera regionale Elena Ostanel, che hanno sottolineato come quella dei rider sia una battaglia che riguarda i diritti di tutti i cittadini.

La giornata di Piazza Mazzini rappresenta per la Cgil di Padova non un traguardo, ma il punto di partenza per trasformare un lavoro precario e spesso invisibile in un'occupazione sicura, con salari giusti e pieni diritti contrattuali.