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Rider: l’inchiesta di Milano conferma le battaglie del sindacato. NidiL Cgil Padova: “Ora servono contratti veri e tutele contro i furti”

Le indagini della magistratura milanese su Glovo avallano le storiche rivendicazioni di NIdiL Cgil sulla natura subordinata del lavoro dei rider e sulla necessità di paghe eque che includano anche i tempi di attesa.

Il NIdiL Cgil Padova accoglie con estrema soddisfazione l’attività della Procura di Milano nei confronti di Glovo, un’iniziativa che assume un valore nazionale poiché coinvolge la sede legale dell’azienda e, di conseguenza, l’intera rete di lavoratori in Italia. “Le indagini dei giudici – dichiara Mirko Romanato, Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova – confermano la correttezza delle istanze che come categoria abbiamo presentato proprio lo scorso anno alle piattaforme (Glovo e Deliveroo), ricevendo purtroppo un netto rifiuto. Al centro della nostra proposta, definita sacrosanta dall'evidenza dei fatti rivelata dall’attività degli inquirenti milanesi, ci sono il riconoscimento di tutti i diritti del lavoro subordinato come, ad esempio, un compenso orario minimo che va ancorato ai livelli retributivi previsti dal CCNL Logistica per il personale viaggiante o il pagamento dei tempi di attesa. Quando un lavoratore aspetta la preparazione di un ordine, sta mettendo il proprio tempo e la propria vita a disposizione dell’azienda e quel tempo deve essere retribuito. Ed è esattamente quanto hanno messo nero su bianco anche i carabinieri che hanno svolto le indagini milanesi”.

“Dal canto nostro – prosegue Mirko Romanato – non possiamo che sottolineare come l’attività sindacale proceda senza sosta su due binari paralleli. Da un lato portiamo avanti rivendicazioni collettive, come ad esempio il riconoscimento dello stress termico durante le ondate di calore estivo, dall’altro agiamo anche nell’aiuto individuale, garantendo un’assistenza capillare per ogni singolo lavoratore. Quest'ultima è fondamentale quando i sistemi automatici delle app si bloccano senza dare risposte, lasciando le persone nell'impossibilità di lavorare e, di conseguenza, di pagare affitto e bollette. Negli ultimi due mesi abbiamo aiutato circa una ventina di Rider a cui era stato sospeso l’account, praticamente tutti quelli che si sono rivolti a noi, eccetto uno perché la situazione era oggettivamente insanabile”.

“In questo contesto – conclude il Segretario Generale del NidiL Cgil Padova – il ruolo dei cittadini e dei consumatori è determinante per migliorare le condizioni di sicurezza dei rider. Non chiediamo di rinunciare al servizio, ma di utilizzarlo in modo consapevole attraverso piccoli gesti concreti che possono fare la differenza. Invitiamo tutti a scendere al piano terra per ritirare l’ordine, evitando così che i ragazzi subiscano i frequenti furti di biciclette elettriche lasciate incustodite per salire ai piani. Allo stesso modo, è fondamentale prediligere i pagamenti elettronici tramite POS o bancomat per eliminare il rischio di furti di contanti, un fenomeno purtroppo ricorrente che espone i lavoratori a pericoli inaccettabili proprio a fine turno”.

Il Servizio di Telenordest sull'inchiesta milanese su Glovo con il commento del Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova, Mirko Romanato

Rider e algoritmi: a Padova il NIdiL Cgil conquista il confronto umano con le piattaforme Glovo e Deliveroo. Romanato: "Un servizio che funziona"

  • Allega: NIdiL_rider_gdp_1.pdf
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova sul nuovo servizio di assistenza del NIdiL Cgil Padova per i Rider
  • video link: Visita il sito

Da qualche mese i rider padovani hanno finalmente la possibilità di far valere i loro diritti, spesso troppo esigui, nei confronti di colossi del delivery come Glovo e Deliveroo. Si tratta di una conquista significativa ottenuta, grazie a degli accordi nazionali, dalle organizzazioni sindacali dopo mesi di proteste e continue richieste, grazie alla quale il muro dell'isolamento di chi lavora quotidianamente con un'applicazione come unico referente, inizia a mostrare qualche crepa. Grazie a questa attività, infatti, con cadenza bisettimanale per Glovo e settimanale per Deliveroo, i lavoratori possono discutere dei propri problemi professionali assistiti dal NIdiL Cgil Padova, interfacciandosi direttamente con incaricati delle due piattaforme in incontri che si svolgono online e che possono essere tenuti anche in lingua inglese per favorire la massima inclusione.

“Questi lavoratori – dichiara il Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova, Mirko Romanato – sono considerati autonomi dalle piattaforme, a nostro avviso erroneamente, nonostante ricevano indicazioni precise su dove prelevare l’ordine, in che orario e dove consegnarlo. Questa classificazione li priva delle tutele tipiche del lavoro subordinato che invece meriterebbero. Proprio per la natura del loro rapporto contrattuale, i rider sono esposti a rischi continui: quando qualcosa esula dai meccanismi rigidi imposti dall’algoritmo o si verificano bug informatici, il lavoratore rischia il blocco dell’account, finendo prigioniero di un dedalo di chat, mail e richieste di documenti senza un interlocutore reale. E qui interveniamo noi”.

“Il valore aggiunto di quello che è diventato un vero e proprio sportello sindacale – spiega Romanato – risiede nella possibilità di parlare con un essere umano per risolvere le piccole incomprensioni quotidiane che una macchina non può gestire. La nostra attività, sostanzialmente, consiste nel supportare i rider in un contesto dove il committente è un’app. E devo dire che la cosa funziona. Sono diversi quelli che settimanalmente si rivolgono a noi”.

“Finora – conclude il Segretario del NIdiL Cgil Padova – siamo riusciti a risolvere positivamente tutti i casi che si sono presentati, fatta eccezione per un'unica situazione oggettivamente impossibile da sanare. Per cui siamo soddisfatti. Anche perché consideriamo questa attività di monitoraggio e assistenza costante, un baluardo fondamentale per garantire dignità a una categoria di lavoratori che ogni giorno, a tutte le ore e in qualsiasi condizione meteorologica, percorre le strade della nostra città, sotto la direzione di un algoritmo, per portare cibo o altro”.

Il servizio del TG di TV2000 sulle difficili condizioni lavorative dei Rider e le novità provenienti da Padova

Poste Italiane, l’accusa di Cgil Padova e Slc Cgil Veneto: “Il ‘rosa’ è solo sulla sulla carta? Al CMP di Padova madri lavoratrici penalizzate e allattamento a rischio “

  • Allega: WhatsApp_Image_2026-02-05_at_08.18.46.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Gazzettino e Corriere Veneto sulla denuncia della Cgil su quanto sta avvenendo al Centro di Meccanizzazione Postale di Poste Italiane a Padova

Mentre Poste Italiane continua a scalare le classifiche come azienda leader per la parità di genere e l'inclusione, la Cgil di Padova e la Slc Cgil Veneto segnalano che al Centro di Meccanizzazione Postale (CMP) di Padova vige una realtà ben diversa.

“La verità – attaccano Marianna Cestaro, Segretaria Confederale della Cgil di Padova e Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto – è che dietro gli slogan pubblicitari e i riconoscimenti ‘Rosa’, al CMP di Padova vige una gestione dei turni che sembra ignorare le tutele fondamentali della maternità nonché il diritto alla genitorialità. E l’ultimo caso che ci è stato segnalato non fa altro che confermarlo”.

”Siamo venuti a conoscenza – spiegano nel dettaglio i due sindacalisti – di un caso emblematico che riguarda una lavoratrice da poco diventata mamma e rientrata al lavoro dopo il periodo di maternità. Succede che nonostante le necessità legate alla fase di allattamento, l'azienda le avrebbe imposto sistematicamente turni mattutini con inizio alle ore 06:00. Una programmazione che non solo rende estremamente complesso il ménage familiare, ma che di fatto impedisce il trattamento del bambino durante le ore cruciali del mattino, ostacolando il naturale proseguimento dell'allattamento”.

“La cosa che ci indigna – accusano Cestaro e Gallo – è che Poste Italiane si vanta regolarmente sui quotidiani e nei report di sostenibilità di essere un’azienda a misura di donna. Tuttavia, quanto accade a Padova dimostra che, nei reparti operativi, la flessibilità per le madri è un miraggio. Invece di agevolare il rientro in servizio con orari compatibili con le esigenze di un neonato, si risponde con una rigidità che ha il forte sapore della discriminazione. E questo non è accettabile perché così la conciliazione vita-lavoro si trasforma solo in uno slogan per il marketing. E sotto questo aspetto, Padova non può essere il fanalino di coda dei diritti delle donne in un'azienda che dice di volerle valorizzare."

“A questo punto – proseguono i due rappresentanti sindacali – chiediamo un intervento immediato della direzione del CMP di Padova per, innanzi tutto, rimodulare i turni della lavoratrice interessata, garantendo l'effettivo esercizio del diritto ai riposi per allattamento in orari compatibili con la cura del bambino. Fatto questo, si rende necessario aprire un tavolo di confronto reale sulla gestione dei turni per i genitori lavoratori, affinché i protocolli di ‘Work-Life Balance’ non restino lettera morta. E infine, ribadiamo che la tutela della maternità non è un privilegio, ma un diritto garantito dalla legge e dai contratti collettivi. Se Poste Italiane vuole davvero definirsi un’azienda ‘Rosa’, deve dimostrarlo nei centri operativi e non solo nelle pagine pubblicitarie”.

“Infine – concludono Cestaro e Gallo – una considerazione generale: ultimamente si parla spesso del tema del calo demografico, lamentandosene ma senza mai arrivare ad ammettere che la maternità in Italia è vista come un problema, come un ostacolo alla carriera, come un costo per le imprese. Né lo Stato, che non garantisce servizi, né le imprese, che non flessibilizzano l'organizzazione del lavoro, fanno nulla per incentivare la natalità. E in questo scenario, chiediamoci, ma chi glielo fa fare ad una giovane donna di decidere di diventare madre? Ci stupiamo davvero di vivere in un Paese in inverno demografico? Servono fatti e non proclami e un’azienda leader come Poste Italiane dovrebbe trainare il cambiamento e non essere organizzata in modo fordista come all'inizio del '900. Un impulso che dovrebbe essere anche dello Stato, e quindi del Governo di un Paese a decrescita demografica come il nostro, a cui spetterebbe la responsabilità di assicurare di default tutele e supporto a chi decide, nonostante tutte le difficoltà legate a questi tempi, di mettere al mondo dei figli”.

 

Inchiesta Report sull’azienda Menesello, Flai Cgil Padova: “Sconcertante il degrado all’azienda: intervengano subito gli organi di controllo per tutelare la salute di lavoratrici e lavoratori”

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova con la posizione della Flai Cgil Padova sulla vicenda scoperta da Report all'allevamento Menesello di Lozzo Atestino

Alla luce dei fatti emersi dall’inchiesta giornalistica di Report, la Flai Cgil Padova esprime profondo sconcerto per la denuncia riguardo la grave situazione di degrado documentata all’interno dell’azienda avicola Menesello di Lozzo Atestino. “L’indagine – spiega il Segretario Generale della Flai Cgil Padova, Giuliano Carraro – ha mostrato condizioni igienico-sanitarie estremamente critiche, caratterizzate dalla presenza di carcasse di animali, accumuli di liquami, carenze nelle misure di biosicurezza e ambienti di lavoro potenzialmente pericolosi. Una situazione di tale gravità non riguarda esclusivamente il benessere animale, ma configura una vera e propria emergenza per la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nell’azienda”.

“Una situazione critica – prosegue Carraro – che i cittadini e comitati del territorio denunciano da anni, resa ancor più grave da un contestato ampliamento dell’attività che ha portato il numero di capi a oltre un milione di galline, peraltro in un’area fragile come quella dei Colli Euganei. L’ottima inchiesta giornalista ha reso finalmente visibili dubbi e perplessità su un modello produttivo che per troppo tempo è rimasto senza risposte adeguate, alimentando inoltre il pericoloso rischio di una proliferazione del contagio biologico verso gli altri allevamenti del territorio”.

“È inaccettabile – attacca Giuliano Carraro – che nel 2026 possano ancora esistere luoghi di lavoro in simili condizioni, dove la tutela della salute e della sicurezza del personale viene considerata un optional e non una priorità assoluta. Non è possibile parlare di eccellenza produttiva quando vengono meno i diritti fondamentali e la dignità del lavoro. Per queste ragioni, chiediamo con forza l’attivazione immediata di controlli approfonditi da parte di ULSS, Ispettorato del Lavoro, INAIL, NAS e ARPAV, non solo per l’azienda Menesello ma per l’intero settore”.

“È necessaria una verifica rigorosa del rispetto delle normative vigenti – conclude il Segretario Generale della Flai Cgil Padova – e l’adozione di misure urgenti di tutela affinché le lavoratrici e i lavoratori non siano più esposti a rischi sanitari inaccettabili. Come categoria sindacale che tutela i lavoratori del settore continueremo a monitorare con estrema attenzione l'evolversi della situazione e restiamo disponibili a sostenere ogni iniziativa necessaria per garantire la sicurezza e la dignità del lavoro, valori che non possono mai essere sacrificati in nome del profitto come purtroppo sta dimostrando questo caso”.

Slc Cgil Veneto: “Poste Italiane intervenga subito nell'Ufficio Postale di Montagnana: il personale è allo stremo e i servizi minimi non sono più garantiti”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla denuncia della Slc Cgil Veneto sulla difficile situazione dell'Ufficio Postale di Montagnana

La Slc Cgil Veneto denuncia l'abbandono dei presidi sul territorio di Poste Italiane e i disservizi nell'area del montagnanese

La Slc Gil Veneto denuncia la situazione che si è venuta a creare all'interno dell'ufficio postale di Montagnana dove i livelli di allarme non possono più essere ignorati, tali da trasformare un servizio pubblico in una vera e propria trincea con le tensioni tra utenza e personale sempre pronte ad esplodere. “La carenza strutturale di organico – spiega il funzionario della Slc Cgil Veneto, Stefano Gallo – sta infatti generando disservizi pesanti, con tempi di attesa medi che oscillano tra i quaranta minuti e l'ora, provocando comprensibili proteste da parte della cittadinanza che purtroppo, troppo spesso, sfociano in aggressioni verbali ai danni delle lavoratrici.

“Nell'Ufficio Postale di Montagnana – prosegue il sindacalista della Slc Cgil Veneto – la situazione è sempre più critica: le operatrici, spesso ridotte a sole tre unità, si trovano a dover gestire un carico di lavoro insostenibile, con una di loro costretta a sdoppiarsi per supplire alla mancanza del direttore. È inaccettabile che il personale venga lasciato solo a fare da parafulmine per le lacune organizzative aziendali, subendo quotidianamente insulti mentre cerca di svolgere il proprio compito con la massima professionalità. Non si può pretendere di spingere su proposte commerciali quando l'Azienda non è nemmeno in grado di garantire i servizi minimi essenziali ai cittadini”.

“A causa di questa cronica mancanza di addetti – denuncia Gallo – si è accumulato un arretrato di pratiche ferme addirittura dal 2021, una paralisi che spinge molti clienti a rivolgersi agli uffici dei comuni limitrofi, spesso situati in un'altra provincia. Uno scenario che non fa altro che confermare una preoccupante strategia di abbandono dei presidi postali sul territorio da parte di Poste Italiane. E questo non è accettabile”.

“Per queste ragioni – conclude il rappresentante sindacale – come Slc Cgil Veneto chiediamo, con forza, l'inserimento immediato di una quarta unità lavorativa e la presenza costante di un preposto, figura indispensabile per coordinare le attività e sollevare le operatrici dalle incombenze gestionali che ne stanno soffocando l'operatività allo sportello. È tempo che l'Azienda dia risposte concrete per tutelare la dignità di chi lavora e garantire il diritto dei cittadini a un servizio postale efficiente”.

Referendum 22-23 marzo, Perché votare ‘No’ alla Legge Meloni-Nordio

Perché votare ‘No’ alla Legge Meloni-Nordio

Non è una vera riforma della Giustizia

⇒ Non migliora il servizio ai cittadini

  • non riduce i tempi dei processi,
  • non aumenta il personale e non regolarizza i precari,
  • non rafforza le garanzie,
  • non assicura la rieducazione del condannato né la certezza della pena.

⇒ È inutile, perché la separazione tra PM e giudici c’è già

  • la riforma Cartabia del 2022, le due funzioni sono separate: meno dell’1% dei magistrati passa dall’una all’altra.

Al contrario, la Legge Meloni-Nordio stravolge la Costituzione e mette a rischio l’autonomia della magistratura, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Con un obiettivo preciso: sottoporre la magistratura al condizionamento del governo e indebolire i controlli su chi esercita il potere.

La legge Meloni-Nordio, con Autonomia differenziata e Premierato, è parte di un disegno più ampio di profondo e radicale cambiamento della nostra Repubblica democratica.

Il risultato è una Giustizia dura con i deboli e indulgente con i potenti.

L’autonomia della magistratura non è un privilegio, ma una garanzia di uguaglianza per tutti.

Per difendere la Costituzione e una Giustizia imparziale

IL 22 e 23 MARZO VOTIAMO NO

MATERIALI GRAFICI PER LA CAMPAGNA REFERENDARIA

 
 
 

Vertenza per i tempi di vestizione all'Ulss 6 Euganea, Fp Cgil Padova e Uil Fpl Padova escluse dal tavolo per il riconoscimento degli arretrati. "Ma la questione si è finalmente sbloccata"

Venerdì 30 gennaio si è aperto nuovo capitolo sulla vertenza per i tempi di vestizione all’Ulss 6 Euganea
Fp Cgil Padova e Uil Fpl Padova: “Sbloccata l’inerzia sugli arretrati, ma il parere dell’ARAN lede la rappresentanza sindacale. La mobilitazione continua”


La vicenda dei tempi di vestizione presso l’Ulss 6 Euganea ha raggiunto un punto di svolta dopo un paio di anni di attesa e di immotivata inerzia amministrativa. Al centro della disputa vi è il riconoscimento del beneficio economico e dei recuperi orari legati ai minuti necessari al personale per indossare e togliere la divisa, un diritto sancito dal contratto collettivo nazionale e recepito in un accordo aziendale risalente al marzo 2024. Tale intesa prevedeva un breve termine per la quantificazione degli arretrati per il periodo quinquennale (come previsto dal codice civile), ma nonostante la firma, l’Azienda non aveva ancora dato segnali di proposte e/o convocazioni. “E dire che la cosa doveva risolversi in un mese”, aggiungono le Segreterie Territoriali padovane di Fp Cgil e Uil Fpl.

Di fronte a questo stallo, Fp Cgil Padova e Uil Fpl Padova hanno indetto un’assemblea del personale che ha votato all’unanimità lo stato di agitazione. Solo a seguito di questa decisa azione sindacale, l’amministrazione ha interrotto il proprio silenzio, producendo una bozza di proposta proprio in concomitanza con la proclamazione della protesta. Tuttavia, l’incontro tenutosi l'altro ieri, venerdì 30 gennaio, in Prefettura ha evidenziato una profonda frattura sul piano delle relazioni sindacali. L’Ulss 6, supportata da un parere dell’ARAN – che è l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, ossia l'organismo tecnico che rappresenta legalmente i datori di lavoro pubblici nella negoziazione dei contratti collettivi nazionali con i sindacati – e che è stato consegnato durante il tavolo, ha negato a Cgil e Uil il diritto di partecipare alla contrattazione integrativa su questo tema, con la motivazione che le due sigle non sono firmatarie dell’ultimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

Si tratta di una posizione che le due categorie sindacali ritengono inaccettabile e lesiva dei diritti di rappresentanza, soprattutto se si considera che l’accordo originale sui tempi di vestizione era stato sottoscritto proprio da Fp Cgil e Uil Fpl. Ma, nonostante il tentativo di escludere le sigle dai tavoli ufficiali, la pressione esercitata ha permesso di sbloccare la macchina organizzativa e di ottenere l’impegno a chiudere la partita degli arretrati per tutti i lavoratori entro circa un mese. “E speriamo che stavolta siano di parola”, il commento dei sindacati.

“L'incontro di prefettura non è andato come speravamo – ha dichiarato al termine Marika Damiani della Fp Cgil Padova – in quanto l'Ulss 6 si è presentata con un parere Aran che di fatto ci esclude dalla possibilità di partecipare al tavolo per il riconoscimento degli arretrati. Abbiamo anche richiesto la possibilità di rappresentare tutte le criticità che questo accordo si porta dietro da almeno due anni, ma purtroppo il nostro tentativo è stato vano e non siamo riusciti a portare a casa un tavolo separato per poter affrontare quelle che sono le criticità che i nostri iscritti, le lavoratrici e i lavoratori della sanità padovana, ci manifestano quotidianamente”.

Sulla stessa linea Hena Da Silva Velotti, della Uil Fpl Padova, che sottolinea il valore della mobilitazione: “L’aspetto positivo è che dopo che abbiamo avanzato delle pretese a nome e su mandato dei lavoratori dell'Usl 6 Euganea sul riconoscimento degli arretrati su tempi di vestizione e svestizione, finalmente la questione si è sbloccata. Era una materia che era rimasta da un bel po' sulle scrivanie amministrative, come se un'inerzia invisibile la costringesse a rimanere sospesa. Ora, che la nostra iniziativa ha portato almeno a questo importante risultato, non possiamo che essere sollevati e anche un po’ orgogliosi. Un risultato importante, raggiunto senza affidarci ai lunghi tempi della giustizia italiana e a dei ricorsi che hanno comunque sempre un costo anche per l'individuo, che costituisce un diritto a disposizione di tutti, in maniera trasversale”.

“L'esito dell'incontro è stato dunque chiaroscuro – concludono Marika Damiani e Hena Helena Da Silva Velotti – perché, se da un lato la mobilitazione ha costretto l'Ulss a procedere con la trattativa per i pagamenti degli arretrati, dall'altro resta aperto il tema del rispetto delle regole democratiche ai tavoli di trattativa. Ora, il prossimo passo sarà tornare in assemblea per riferire l’attuale stato delle cose ai dipendenti e decidere, insieme a loro, come proseguire lo stato di agitazione. Ma una cosa sia chiara: non accetteremo mai che un parere tecnico venga usato per silenziare chi rappresenta migliaia di lavoratrici e lavoratori nei reparti e nei servizi sanitari della nostra provincia e, in un modo o nell’altro, faremo sentire la loro voce”.
 
Il servizio del TG Nordest di Telepadova 7 Gold sulla vicenda

Carcere di Padova, Cgil Padova e Fp Cgil Padova: "I suicidi al Due Palazzi sono il tragico epilogo di una gestione che calpesta la Costituzione e il lavoro rieducativo"

“La drammatica notizia del secondo suicidio in soli tre giorni all'interno della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova – dichiarano in una nota congiunta Cgil Padova e Fp Cgil Padova – scuote profondamente la comunità e mette a nudo le criticità strutturali del sistema giustizia. E quel che vediamo è una ferita aperta lasciata sanguinare da troppo tempo con gravi rischi di infezione. Una situazione che interroga le istituzioni sulla reale tenuta del modello detentivo e sul rispetto dei diritti umani fondamentali”.

"Perché quel che abbiamo di fronte, è una palese violazione dei principi Costituzionali (sanciti all’art 27 e all’art 13 della Legge fondamentale dello Stato) che dovrebbero guidare l’esecuzione della pena – accusa la Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Manuela De Paolis – e noi, come Cgil, ossia una Confederazione che si riconosce nei valori della nostra Carta Costituzionale, non possiamo restare inermi dinanzi a trattamenti contrari al senso di umanità”.

Secondo l’esponente sindacale, la recente decisione dell'Amministrazione carceraria di chiudere la sezione Alta Sicurezza, ignorando i percorsi di rieducazione già avviati, rappresenta un atto di forza che colpisce il diritto alla riabilitazione: "Questa scelta ha messo in atto una violenza morale tale da causare il suicidio di un detenuto che non ha retto alla notizia di una vera e propria deportazione verso un luogo non identificato, in un clima che ricorda i tempi bui del nostro Paese, quando le persone mettevano le proprie cose in un sacco verso l'ignoto".

A rincarare la dose sulla gestione tecnica e pedagogica dell'istituto interviene anche la Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani che mette in luce come tali decisioni amministrative svuotino di senso il lavoro quotidiano degli operatori. "Per esempio, il Funzionario giuridico pedagogico – spiega – rappresenta una figura professionale cardine, incaricata di progettare e coordinare l'attività volta alla risocializzazione e al reinserimento sociale, con l'obiettivo di fornire strumenti adeguati per non ricadere nel reato. Ma è evidente che quanto successo al 2 Palazzi, ovvero la decisione di trasferire d'autorità i detenuti inseriti nei progetti, rappresenta un grave svilimento di questo lavoro professionale".

“Voglio ricordare – sottolinea Damiani – come il Due Palazzi sia stato per anni un modello grazie alla sinergia tra funzionari, polizia penitenziaria e volontariato, portando avanti progetti come quello delle ‘celle aperte’ per garantire standard europei e abbattere la recidiva. Smembrare questi percorsi significa annullare anni di recupero e distruggere gli equilibri fragili di persone che, lontane dai propri affetti, hanno ricostruito relazioni significative con chi opera nella struttura, trasformando il carcere in un luogo di sola punizione e disperazione anziché in un’opportunità di riscatto. E questo è contrario a tutto quel che dice a riguardo la nostra Costituzione".

“Sulle carceri è necessario – concludono Manuela De Paolis e Marika Damiani – un concreto intervento dello Stato che affronti seriamente le sofferenze sia dei detenuti che di chi vi lavora. E per fare questo servono risorse, non proclami. Per questo motivo pensiamo che invece di investire risorse per modificare la Costituzione con leggi sottoposte a referendum, lo Stato avrebbe fatto molto meglio a utilizzare quei fondi per migliorare la vita delle persone e applicare realmente i dettati costituzionali".

Il servizio di Telenordest del 29 gennaio dopo il primo suicidio avvenuto al 2 Palazzi, quello di Pietro Giovanni Giuseppe Marinaro di 73 anni, con le dichiarazioni della Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani