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Liquidazione Giudiziale di Maxifrutta: incertezza per i dipendenti dell'azienda padovana dopo un anno di ammortizzatori sociali. La rabbia e l’indignazione della Filcams Cgil Padova

Vertenza Maxifrutta, la Filcams Cgil Padova denuncia il muro di gomma della proprietà: lavoratori senza buste paga e senza ammortizzatori

La parabola della Maxifrutta di Padova giunge al suo atto più drammatico con l'ufficializzazione della Liquidazione Giudiziale, avvenuta a inizi di aprile, lasciando dietro di sé una scia di incertezza per le decine di famiglie coinvolte. Dopo un anno di crisi profonda, gestita attraverso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, lo scenario che si prospetta oggi è quello di un totale abbandono delle lavoratrici e lavoratori da parte della proprietà. Nonostante i tentativi di mediazione e le rassicurazioni fornite durante le fasi più critiche della vertenza, il passaggio alla procedura fallimentare ha fatto emergere una gestione dei rapporti di lavoro che la Filcams Cgil di Padova definisce “irrispettosa della dignità di chi, per decenni, ha contribuito al successo dell'impresa. Davvero una pessima prova di riconoscenza”.

"Succede — spiegano la Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro e Luca Rainato, il funzionario della categoria che sta seguendo i dipendenti coinvolti in questa vertenza — che dopo un anno di cassa integrazione, terminata a febbraio 2026, speravamo che l’azienda continuasse a onorare almeno gli accordi sulle rate del TFR a partire dal primo di marzo. Ma purtroppo ci siamo invece accorti che ciò non avveniva, con grave danno agli ex dipendenti lasciati soli in un vuoto economico insostenibile proprio mentre veniva dichiarata la Liquidazione Giudiziale".

"Dei sessanta lavoratori coinvolti all'inizio di questa vicenda — proseguono i due sindacalisti — ne sono rimasti oggi circa una ventina, che stanno letteralmente impazzendo nel tentativo di recuperare le proprie buste paga. Bussano alle porte dell’azienda ma non risponde nessuno. La situazione è diventata grottesca: ci sono dipendenti che non hanno ancora ricevuto dall'Inps i mesi di gennaio e febbraio di cassa integrazione perché l'ente comunica che mancano adempimenti tecnici da parte aziendale. È paradossale che i titolari, ormai in pensione, non sentano il dovere morale di prodigarsi per sistemare queste pendenze, permettendo a chi ha creato ricchezza e benessere per loro di accedere a ciò che gli spetta di diritto. Senza contare la beffa delle ferie arretrate: chi ne ha accumulate molte le perderà tutte."

"Questa vicenda — concludono Marchioro e Rainato — mette a nudo le storture di un sistema in cui le conseguenze di una liquidazione giudiziale (che poi non è altro che l’espressione tecnica che ha sostituito, con la riforma del Codice delle procedure concorsuali del 2022, quello che una volta veniva chiamato semplicemente fallimento) ricadono puntualmente sull'ultima ruota del carro, ovvero le lavoratrici e i lavoratori. Ma c'è un'ulteriore ingiustizia di fondo: pur essendo un sostanziale fallimento privato, il peso viene scaricato interamente sulle spalle della collettività. Mentre la proprietà si ritira a vita privata, sono lo Stato e i contribuenti a doversi fare carico, attraverso il Fondo di Garanzia Inps e gli ammortizzatori sociali, di costi e mancanze che dovrebbero appartenere al rischio d'impresa. È inaccettabile che il profitto resti privato mentre le macerie e i debiti diventino un peso pubblico, lasciando nel frattempo chi ha lavorato con dedizione a elemosinare documenti e diritti elementari." 

Vittoria della Filcams Cgil Padova al Tribunale del Lavoro di Padova: confermata, anche in appello, l’illegittimità del trasferimento deciso da Conad di una dipendente part‑time da Corte Bezzecca a Monselice

Filcams Cgil Padova: “Accertata la nullità del trasferimento. Una vittoria a tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Grande Distribuzione”

«Il Tribunale di Padova, in funzione di Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando, accerta e dichiara la nullità del trasferimento della lavoratrice presso l’unità locale di Monselice e, per l’effetto, condanna SGR Market S.r.l. a ripristinare il rapporto di lavoro presso l’unità locale di Padova – Corte Bezzecca, condannando altresì la società alla rifusione delle spese di lite». Con questo dispositivo, la magistratura del lavoro di Padova ha posto fine a una vicenda che ha visto la Filcams Cgil di Padova impegnata in prima linea, con il patrocinio dell’avvocato Giancarlo Moro, per ristabilire i diritti di una propria iscritta colpita da un provvedimento aziendale privo di reali basi oggettive.

La sentenza d’appello, emessa agli inizi di aprile 2026, conferma quanto già stabilito dal Tribunale del lavoro nel febbraio 2025, ribadendo la nullità del trasferimento disposto dall’azienda.

La vicenda aveva avuto inizio circa un anno e mezzo fa, nel settembre 2024, quando la lavoratrice – una cassiera impiegata nel punto vendita Conad di Padova, Corte Bezzecca (via Ostiala Gallenia), con un contratto part‑time da 20 ore settimanali – era stata improvvisamente trasferita a Monselice.

«Una scelta che abbiamo contestato fin da subito – spiega Marquidas Moccia, all’epoca Segretaria generale della Filcams Cgil Padova – non solo per la sua oggettiva insostenibilità economica: la lavoratrice, priva di auto, avrebbe dovuto sostenere spese di trasporto superiori ai 200 euro al mese, erodendo oltre il 20% del salario. A questo si aggiungevano la singolare tempistica del provvedimento e la modalità di selezione del personale coinvolto».

«Non ci è sfuggito infatti – prosegue Moccia – che il trasferimento si inseriva in una fase di gestione del personale che ha visto una particolare attenzione verso lavoratrici storicamente vicine alla nostra organizzazione sindacale, circostanza che ha sollevato più di un interrogativo sulla reale natura di quelle scelte aziendali».

«Anche se il Tribunale – continua Giorgia Marchioro, oggi Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova – non ha riconosciuto una finalità ritorsiva alla base del provvedimento, ha però chiaramente escluso la fondatezza delle motivazioni adottate dall’azienda. È stata infatti smentita la tesi delle presunte esigenze formative: la lavoratrice sarebbe dovuta servire per formare il personale del nuovo punto vendita, ma le casse di Monselice utilizzano programmi diversi, sui quali la stessa lavoratrice avrebbe dovuto a sua volta essere formata. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto il grave pregiudizio economico e personale che la dipendente avrebbe subito, ribadendo un principio fondamentale: il potere direttivo del datore di lavoro non può essere esercitato in modo tale da compromettere la dignità, la vita privata e la stessa sussistenza del lavoratore».

«Abbiamo vinto il primo ricorso – conclude Marchioro – e, per sostanzialmente le stesse ragioni, a inizio mese abbiamo vinto anche il giudizio d’appello. Siamo molto soddisfatti: giustizia è stata fatta e la nostra iscritta è finalmente rientrata nella sua sede di lavoro. Ci auguriamo ora che Conad prenda atto di una pronuncia così chiara, evitando di procedere con un terzo grado di giudizio. Sarebbe il modo migliore per chiudere definitivamente questa vicenda e restituire serenità alla lavoratrice».

Precarietà negli appalti all’Università di Padova: ieri, mercoledì 18 marzo, il presidio della Filcams Cgil Padova insieme alle lavoratrici e ai lavoratori di Euro&Promos

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla protesta di ieri dei precari in appalto all'Università di Padova

Filcams Cgil Padova: “Diritti contrattuali e dignità del lavoro, queste le parole d’ordine”

Ieri mattina, mercoledì 18 marzo, davanti al Palazzo del Bo’, sede dell’Università di Padova, le lavoratrici e i lavoratori di Euro&Promos FM Spa – l’azienda che gestisce i servizi di supporto nelle aule e nelle biblioteche per l’Ateneo – sono tornati a manifestare la loro esasperazione, dopo che già circa poco più di un anno fa (nel dicembre del 2024) lo avevano fatto, ottenendo allora un miglioramento delle loro condizioni che però non ha retto alla prova del tempo. Da qui, il ritorno allo stato di agitazione. Una protesta simbolica, quella di ieri, segnata dall’uso di maschere bianche per denunciare una condizione di "invisibilità" contrattuale e proteggere chi, essendo precario, teme ritorsioni. Inizialmente la mobilitazione prevedeva la proclamazione dello sciopero, ma l’azienda ha interpellato la Commissione di Garanzia. Per questo motivo la Filcams Cgil Padova, a tutela del personale e non avendo il tempo materiale di discuterne nel merito, ha deciso di sospendere l’astensione dal lavoro mantenendo però il presidio. Si tratta di una questione che il sindacato intende approfondire nelle sedi opportune, per salvaguardare non solo i diritti delle lavoratrici e lavoratori, ma la stessa agibilità del diritto di sciopero.

“Una vicenda – dichiara Marquidas Moccia della Filcams Cgil Padova che da tempo segue queste lavoratrici e lavoratori – che purtroppo ci vede fare passi indietro rispetto ai risultati ottenuti con la vertenza del 2024. Se allora eravamo riusciti a ottenere percorsi di stabilizzazione, oggi assistiamo a una riduzione delle ore contrattualizzate a favore di un uso massiccio di tempi determinati e contratti a chiamata. Parliamo di circa trenta persone, spesso studenti o laureati, che garantiscono il funzionamento dell’Università ma vivono con stipendi che oscillano tra i 400 e i 1000 euro, a seconda delle ore supplementari che l’azienda decide, unilateralmente, di assegnare”.

La scelta delle maschere durante il presidio serve a sottolineare il paradosso di chi è essenziale per l'apertura di aule e biblioteche ma resta privo di certezze. “Le maschere rappresentano il volto di chi non viene visto – spiega Marquidas Moccia – ma sono anche uno scudo per i tanti colleghi che hanno paura di esporsi perché il loro contratto scade tra poche settimane. Non è accettabile che in un contesto come quello universitario si lavori in queste condizioni di ricattabilità. Chiediamo che Euro&Promos trasformi questi contratti precari in rapporti di lavoro stabili e dignitosi, con un monte ore che permetta di arrivare dignitosamente alla fine del mese”.

La Filcams Cgil chiama in causa direttamente l’Università di Padova come ente committente. “L’Ateneo è stato informato tempestivamente – conclude la funzionaria Filcams – perché chi affida un servizio ha il dovere etico e legale di vigilare sulla qualità del lavoro di chi lo esegue. Chiediamo che l'Università intervenga con fermezza sull’azienda e che si apra un confronto serio sulla gestione dei prossimi appalti, sempre più diffusi anche in questo contesto, affinché la qualità del lavoro non sia solo una parola sulla carta, ma un impegno concreto per la dignità di chi lavora”.

Vertenza appalti all'Università di Padova, aperto lo stato di agitazione per il personale di Euro&Promos. Filcams Cgil Padova: “Dall’azienda risposte insufficienti”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla proclamazione dello stato di agitazione per le lavoratrici e i lavoratori impiegati negli appalti delle biblioteche e delle aule didattiche presso l’Università di Padova per conto della società Euro&Promos FM SPA

Mercoledì 11 marzo, la Filcams Cgil di Padova ha ufficialmente comunicato l’apertura dello stato di agitazione per le lavoratrici e i lavoratori impiegati negli appalti delle biblioteche e delle aule didattiche presso l’Università di Padova per conto della società Euro&Promos FM SPA.

“Si tratta di una decisione – spiegano Giorgia Marchioro, Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, e Marquidas Moccia, la funzionaria della categoria che sta seguendo nello specifico questa vertenza – maturata dopo il tavolo di confronto dello scorso 4 marzo, durante il quale l’azienda ha fornito risposte ritenute del tutto insufficienti rispetto alle numerose criticità segnalate da tempo. Abbiamo atteso una settimana dopo l’incontro ma non è arrivato nessun intervento da lato aziendale, almeno sulle questioni urgenti su cui c’era stato l’impegno. Riteniamo la riapertura dello stato di agitazione l’unica risposta possibile al tentativo di dilatare ancora i tempi e non rispondere delle proprie responsabilità.  In particolare, le motivazioni della protesta riguardano l’aumento della precarietà lavorativa, con il massiccio utilizzo di lavoratori a tempo determinato e a chiamata anche in violazione delle normative vigenti. Ci sono ancora lavoratori sotto la soglia minima dell’orario minimo contrattuale indicato dal CCNL e mancano risposte alle lacune sul fronte della formazione e della sicurezza sul lavoro, più volte riscontrate e segnalate. Un muro di silenzio che i dipendenti non sono più disposti a tollerare”.

“Giusto sottolineare – precisano Marchioro e Moccia – che a pesare sulla decisione di procedere verso lo stato di agitazione sono state anche le costanti difficoltà di comunicazione con il responsabile territoriale e il mancato riconoscimento di differenze retributive dovute a inquadramenti errati, una situazione che si trascina ormai da mesi senza interventi concreti. E i dipendenti hanno perso la pazienza”.

"Stiamo parlando di circa una trentina di lavoratrici e lavoratori – aggiungono le due sindacaliste – la cui attività è pesantemente condizionata da una gestione che privilegia il lavoro a chiamata e i contratti a termine, ignorando perfino le disponibilità al lavoro supplementare dei part time già presenti. Non è più accettabile che il personale rimanga in balia degli eventi in attesa di risposte che non arrivano. Chiediamo soluzioni urgenti per stabilizzare le ore e dare certezze a chi opera in questo appalto”.

“Allo stesso tempo – proseguono le due rappresenti sindacali – manteniamo aperto il confronto con l’Università di Padova, in quanto stazione appaltante, affinché vengano garantiti i diritti e la dignità di chi lavora nelle proprie strutture".

“Come sindacato – concludono Marchioro e Moccia – ribadiamo che la lotta alla precarietà passa necessariamente attraverso la stabilizzazione delle ore e il rispetto delle normative vigenti. Se continueranno a venire meno queste condizioni e l’azienda manterrà l’attuale atteggiamento non fornendo nessun segnale di cambiamento, ci riserveremo di intraprendere ulteriori iniziative a sostegno della lotta di queste lavoratrici e lavoratori che meritano solo rispetto.”

Stazione di Padova, l’allarme della Cgil Padova: “Lavoratori aggrediti e abbandonati. La Zona Rossa è solo una facciata che non garantisce sicurezza e decoro”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla difficile situazione delle lavoratrici e lavoratori nei bar all'interno della stazione di Padova
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“La verità è che Zona Rossa o no, la situazione di degrado e insicurezza che caratterizza l’area della stazione ferroviaria di Padova ha raggiunto livelli di guardia insostenibili per chi, ogni giorno, vi opera all’interno dei tre punti ristoro gestiti dal gruppo Lagardère. Nonostante la proroga della misura, le lavoratrici e i lavoratori dei tre bar all’interno della stazione, si trovano quotidianamente a fronteggiare minacce, tentativi di furto e bivacchi che rendono l’ambiente lavorativo un luogo di costante tensione, specialmente durante i turni di apertura alle prime luci dell’alba o nelle ore notturne. Le testimonianze raccolte descrivono un quadro allarmante, dove può succedere che la semplice richiesta di pagamento per una confezione di patatine può sfociare in insulti e promesse di violenza fisica, lasciando il personale nel timore di ritorsioni personali all’uscita dal servizio. E non succede a poche persone: sono più di 70 i dipendenti dei tre bar del Gruppo Lagardère in stazione”.

Sono preoccupati la Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro, e Luca Rainato, il funzionario della categoria che segue le lavoratrici e i lavoratori in questione, che proseguono:“Siamo di fronte a episodi sistematici di aggressione, o pseudo-aggressione, che colpiscono lavoratori colpevoli solo di svolgere il proprio dovere in contesti di forte marginalità sociale ed è evidente che le misure puramente repressive adottate finora non hanno prodotto i risultati sperati. Aver trasformato in ‘Zona Rossa’ l’area non ha risolto i problemi reali, lasciando chi lavora all’interno della stazione in una condizione di solitudine e ansia costante. Non si tratta di fenomeni legati a flussi migratori, come spesso si vorrebbe far credere per scopi politici, ma di un disagio sociale autoctono, fatto di persone, tutte italiane e spesso giovani, con dipendenze e fragilità psichiche che necessitano di risposte diverse da quelle della Polfer, la quale, anche comprensibilmente, difficilmente interviene perché evidentemente impegnata altrove o nell'impossibilità di gestire situazioni che esulano dall’ordine pubblico in senso stretto”.

“I dipendenti ci riferiscono che, in certe ore, la clientela diserta i locali perché occupati da persone in stato di alterazione, trasformati in bivacchi permanenti – proseguono Marchioro e Rainato – ed è evidente che la risposta non può essere solo l’intervento delle forze dell’ordine, che spesso, anche se invocato, non arriva. Serve investire su servizi di prossimità e assistenza per questi soggetti, potenziando un tessuto di associazioni che fornisca supporto diretto sul campo, perché la sicurezza si costruisce con l’integrazione e il sostegno, non solo con i divieti e le sanzioni amministrative.”

Sulla vicenda interviene con durezza il Segretario Generale della Cgil di Padova, Gianluca Badoer, ribadendo la posizione contraria del sindacato confederale rispetto alle attuali politiche adottate dal governo in tema di sicurezza. “I messaggi disperati che riceviamo dai nostri delegati sono la prova provata che l’approccio muscolare e securitario è del tutto inefficace a garantire la reale incolumità dei cittadini e degli operatori – dichiara Gianluca Badoer – ed è ora che Governo ed Enti preposti prendano atto che la sicurezza non si ottiene per Decreto e agitando i problemi ma affrontando sistematicamente la marginalità sociale. Ribadiamo con forza l’inutilità di un approccio esclusivamente repressivo e la necessità urgente di un’azione sociale coordinata: servono presidi socio-sanitari e mediatori di strada che evitino l’incancrenirsi di questi episodi. Non possiamo aspettare che accada l’irreparabile per ammettere che un welfare di prossimità è l’unico strumento capace di restituire decoro alla stazione e serenità a chi, ogni mattina alle quattro e mezza, alza la serranda per servire la città e chi vi arriva o vi parte”.

Il servizio di Telenordest sulla denuncia della Cgil di Padova riguardo alla difficile situazione delle lavoratrici e lavoratori nei bar all'interno della stazione di Padova

Farmacisti in mobilitazione: domani, sabato 24 gennaio, volantinaggio in Prato della Valle di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil TuCS, per il rinnovo del contratto e per spiegare alla città il valore e i nodi della loro professione

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil TuCS di Padova: “Il sostegno dei cittadini è fondamentale in questa vertenza”

I farmacisti padovani scendono in piazza per incontrare i cittadini e fare chiarezza su una professione profondamente mutata, le cui criticità pesano enormemente sul rinnovo del Contratto Nazionale. Domani, sabato 24 gennaio, dalle ore 15.00 in Prato della Valle, le Segreterie Territoriali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs accompagneranno i professionisti in un volantinaggio volto a informare la cittadinanza sulla reale situazione lavorativa e salariale della categoria. Saranno gli stessi farmacisti a raccontare come sia diventato difficile oggi esercitare il proprio mestiere, gravato da carichi di lavoro crescenti e da una retribuzione che non rispecchia minimamente l’altissima responsabilità e il percorso di studi richiesti. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica in vista della riapertura del tavolo negoziale con Federfarma prevista per il 4 febbraio, denunciando un'attesa per il rinnovo che sta erodendo il potere d'acquisto e la dignità dei lavoratori.

Un punto centrale della protesta riguarda il modello della "Farmacia dei Servizi", che Federfarma sta imponendo in modo unilaterale come un obbligo, trasformando di fatto il farmacista in un operatore sanitario polivalente senza un adeguato confronto. I lavoratori rivendicano invece il diritto di continuare a esercitare la professione per cui si sono formati in lunghi anni di studi universitari, rifiutando un'imposizione che stravolge l'identità del loro ruolo. Il sindacato chiede che il nuovo contratto nazionale diventi lo spazio per discutere seriamente e approfonditamente di questo cambiamento, garantendo che ogni evoluzione del settore sia rispettosa della professionalità e non un mero aggravio di mansioni calato dall'alto.

“Il sostegno – dichiarano le Segreterie territoriali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil TuCS – dei cittadini è fondamentale in questa vertenza perché nonostante il ruolo cruciale svolto da questi professionisti nei territori, le risposte ricevute finora da Federfarma sono state del tutto insufficienti, ignorando la necessità urgente di un rinnovo contrattuale che restituisca dignità e potere d'acquisto a lavoratrici e lavoratori. È inaccettabile che si parli di 'Farmacia dei Servizi', imponendola come un obbligo senza valorizzare la specificità del mestiere di farmacista. Per questo chiediamo che l'incontro del prossimo 4 febbraio segni una reale inversione di marcia, portando a un accordo rispettoso della professionalità della categoria e delle legittime aspettative di chi garantisce la salute dei cittadini. E, naturalmente, la premessa affinché ciò avvenga è un confronto dignitoso e approfondito”.  

Clamorosa protesta della Filcams Cgil Padova: “Proclamato lo sciopero del lavoro festivo per Natale, Santo Stefano e Capodanno”

Una mobilitazione a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio costretti a lavorare durante le festività natalizie

La Filcams Cgil di Padova ha ufficialmente proclamato lo sciopero del lavoro festivo per tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore commercio, estendendo l'astensione anche agli addetti impegnati nelle attività interne ed esterne ai centri commerciali. L'iniziativa sindacale riguarda specificamente le giornate del 25 dicembre, del 26 dicembre e del 1° gennaio, giorni in cui il sindacato invita tutto il personale ad astenersi dalle attività lavorative per riaffermare il valore sociale delle festività.

Alla base della mobilitazione vi è una netta contrarietà alle aperture festive introdotte dalla liberalizzazione degli orari del Decreto "Salva Italia", una scelta che il sindacato ha sempre contestato fermamente per difendere il diritto al riposo durante le festività ufficialmente riconosciute. La Filcams Cgil Padova sottolinea con forza che il lavoro festivo non deve essere considerato un obbligo, poiché la disponibilità del lavoratore rimane una scelta libera e autonoma, come stabilito chiaramente dalle previsioni del Contratto Nazionale di Lavoro.

In merito alle ragioni della protesta, la Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro, ha dichiarato: "Questa mobilitazione nasce dalla necessità impellente di tutelare la qualità della vita di migliaia di operatori. Chiediamo che venga finalmente garantito il diritto di conciliare i tempi di lavoro con la vita personale e familiare, permettendo a chi lavora nel commercio di godere di queste giornate come ogni altro cittadino. Non possiamo accettare che il profitto venga sistematicamente anteposto al benessere psicofisico e agli affetti dei lavoratori".

L'azione di sciopero, formalizzata dalla Segreteria provinciale in data 22 dicembre 2025, punta a rimettere al centro della discussione pubblica la dignità del lavoro e il rispetto dei tempi di vita dei dipendenti del settore.

Vertenza Paycare, la Filcams Cgil Padova annuncia lo stato di agitazione. Dal 1° gennaio, tutti in cassa integrazione per cessata attività

Filcams Cgil Padova: “Chiusura incomprensibile. Commesse garantite per altri due anni, ma l’azienda liquida per soli motivi finanziari. A rischio 9 professionalità a Padova e 76 a livello nazionale”

La Filcams Cgil di Padova esprime profonda preoccupazione e ferma contrarietà per la decisione del gruppo Comdata di avviare la liquidazione volontaria di Paycare, società che gestisce servizi di call center e transazioni bancarie. Una scelta che colpirà 76 lavoratori su tutto il territorio nazionale, di cui 9 impiegati nella sede di Padova, inquadrati secondo i contratti che regolano i lavoratori del settore commercio e metalmeccanico.

“Purtroppo – interviene Cristian Vicoletti della Filcams – una decina di giorni fa abbiamo ricevuto la comunicazione che, a partire dal mese di gennaio, tutti i dipendenti della sede patavina saranno collocati in Cig (Cassa Integrazione Guadagni) per chiusura aziendale della durata di 12 mesi. Un provvedimento che, in assenza di soluzioni concrete, rappresenta il preludio a un licenziamento collettivo”.

Una chiusura senza ragioni industriali

La Filcams Cgil sottolinea come la crisi non sia figlia di una mancanza di commesse. Paycare gestisce infatti servizi strategici per Nexi, con contratti garantiti per almeno altri due anni. "La decisione di chiudere Paycare, è stata presa da Comdata esclusivamente per logiche finanziarie e non per l'andamento del lavoro – attacca il sindacalista della Filcams Cgil Padova – ed è paradossale che un’azienda con carichi di lavoro certi venga liquidata, rischiando che le attività vengano internalizzate in Comdata o affidate a terzi, lasciando però i lavoratori per strada."

Il valore delle professionalità padovane

La sede di Padova rappresenta un nucleo di alte professionalità. Molti dei lavoratori coinvolti provengono dallo storico Consorzio Triveneto S.p.A. (acquisito nel 2009 dal gruppo fiorentino Bassilichi), confluendo in Paycare nel 2018. Già nel 2019 il MISE era intervenuto per garantire la continuità occupazionale del sito: oggi, quella tutela sembra svanita.

Stato di agitazione e mobilitazione

“Ad oggi – conclude Cristian Vicoletti – non esistono soluzioni alternative che evitino il licenziamento al termine degli ammortizzatori sociali. Per questo motivo i lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione. E voglio essere chiaro: non accetteremo passivamente la dispersione di queste competenze. Siamo pronti a dare battaglia a livello nazionale per individuare percorsi alternativi. Chiediamo che le commesse attive diventino la base per una ricollocazione dei lavoratori o per un subentro che ne salvaguardi il posto di lavoro. La dignità dei lavoratori non può sempre venire sacrificata sull'altare dei bilanci finanziari."

L'abbandono di Paycare dall'Italia sta creando conseguenze in diversi territori. Il servizio di Siena News su quanto sta accadendo in quella provincia, dove a perdere il lavoro saranno 33 dipendenti