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Sabato 24 maggio, i dipendenti di Lidl Italia in Sciopero. A Padova, nel mattino, anche il presidio davanti al punto vendita di via Cardinal Callegari in Arcella

Filcams Cgil Padova: “Le lavoratrici ei lavoratori di Lidl meritano rispetto: non è accettabile che a fronte degli utili milionari raggiunto dalla multinazionale, a loro non venga concesso nulla!”

Fisascat Cisl Padova Rovigo: “Anche Lidl come tante aziende della distribuzione lamentano la mancanza di personale, ma quando si tratta di ridistribuire la ricchezza prodotta non sono mai disponibili!”

UilTuCS Padova:"Manifestiamo per un lavoro più dignitoso e con maggiori tutele. Serve rilanciare la contrattazione per dare dignità al lavoro e alle persone!"

Le Segreterie Provinciali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTuCS di Padova annunciano, anche nel nostro territorio, l'adesione allo sciopero nazionale dei dipendenti di Lidl Italia proclamato unitariamente per sabato 24 maggio 2025 per l'intero turno di lavoro. A Padova, la mobilitazione – che solo nella nostra provincia coinvolge una platea di quasi 200 dipendenti – sarà accompagnata, nel mattino a partire dalle ore 9.00 e fino alle ore 12.00, da un presidio presso il punto vendita Lidl di via Cardinal Callegari, nel quartiere Arcella.

La decisione è stata presa in seguito all'esito insoddisfacente dell'incontro del 14 maggio a Bologna con la direzione di Lidl Italia per il rinnovo del Contratto Integrativo. Insufficienti le proposte aziendali che dopo due mesi di trattativa includevano soltanto buoni spesa e una tantum!

"Riteniamo le proposte di Lidl del tutto insufficienti e non rispettose del contributo dei lavoratori ai risultati eccezionali dell'azienda – dichiarano Vicoletti della Filcams CGIL di Padova, Oriella Tomasello di Fisascat Cisl Padova Rovigo e Massimo Marchetti, Segretario UilTuCS – a maggior ragione quando l'azienda dichiara un fatturato di oltre 7 miliardi di euro registrando negli ultimi 5 anni utili, ante imposte, di circa 1,3 miliardi. Un risultato straordinario a cui hanno indubbiamente contribuito i dipendenti che ora, giustamente, pretendono una maggior considerazione, nella distribuzione degli utili, da parte della multinazionale”.

"Come Filcams, Fisascat e UilTuCS – proseguono i tre rappresentanti sindacali – abbiamo proposto diverse soluzioni per aumentare il salario dei dipendenti, tra cui un salario variabile legato a obiettivi condivisi, una parte di lavoro fisso aggiuntivo mensile e il riconoscimento dei buoni pasto, ma nessuna di queste opzioni è stata accettata da Lidl. Ma oltre alle domande economiche, permangono critiche significative sull'organizzazione del lavoro, in particolare riguardo ai carichi di lavoro eccessivi e alla ricchezza di gestione e certezza degli orari, specialmente per il 75% del personale con contratti part-time, spesso involontari. La verità è che l'azienda, da un lato, impone un modello organizzativo di estrema flessibilità e carichi di lavoro insostenibili e, dall'altro lato, si rifiuta di fornire risposte concrete alle richieste assolutamente ragionevoli e motivare i dipendenti.

"Lo stato di agitazione - concludono Vicoletti, Tomasello e Marchetti - prevede il blocco degli straordinari e dei supplementari e culminerà con lo sciopero di sabato 24 maggio. Invitiamo tutto il personale, e anche gli stessi clienti dei punti vendita, a sostenere la mobilitazione per chiedere a Lidl Italia di riconsiderare le proprie proposte e valorizzare il lavoro dei propri dipendenti. È sotto gli occhi di tutti che nel nostro Paese, il livello dei salari è inadeguato e costringe lavoratrici e lavoratori, e relative famiglie, a fare i salti mortali per arrivare a fine mese. Nel frattempo, le aziende per cui lavorano, come è il caso di Lidl Italia, macinano dividendi milionari Una situazione profondamente ingiusta, che non può proseguire e contro cui è inevitabile reagire e mobilitarsi”.

Scioperi con presidi a Ikea e Feltrinelli, Filcams Cgil Padova: “Una protesta contro il lavoro povero”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Corriere Veneto del 15 marzo sugli scioperi e presidi all'IKEA e gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sugli scioperi e presidi alla Feltrinelli del 17 marzo

Sono andati in scena, sabato 15 marzo al Mega Store Ikea di Padova Est, e lunedì 17 marzo nella storica sede della Feltrinelli in centro tra Riviera Ponti Romani e Via San Francesco, i presidi che hanno accompagnato lo sciopero nazionale proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTUcS in entrambe le aziende per la rottura del tavolo delle trattative per il rinnovo del Contratto Integrativo.

La situazione all’Ikea

“Uno sciopero che non ha raggiunto la maggioranza del personale, ma il segnale è stato dato e possiamo dire che il presidio ha funzionato: sono stati tanti i clienti di passaggio allo Store Ikaea di Padova Est che si sono fermati, hanno raccolto i nostri volantini e ci hanno dimostrato la loro solidarietà”. È abbastanza soddisfatto Cristian Vicoletti della Filcams Cgil di Padova, presente anche lui, insieme a diverse decine di lavoratrici e lavoratori che hanno incrociato le braccia, al Presidio organizzato davanti all’entrata dell’Ikea di Padova Est. Una protesta che ha coinvolto, oltre ai militanti della UilTuCS presenti al presidio, anche il NidIL Cgil Padova, con il il Segretario Generale della categoria, Mirko Romanato: “Siamo venuti a portare la nostra solidarietà alla protesta dei lavoratori dell’Ikea perché molti di loro sono a tempo determinato, motivo che naturalmente incide sulla partecipazione allo sciopero. Essere o non essere al lavoro oggi, per questi lavoratori, fa la differenza tra il rinnovo o meno del contratto. Comprensibile che non abbiano voluto partecipare. Voglio ricordare che è anche contro l’uso spropositato di contratti a tempo determinato che la Cgil intende combattere con uno dei quesiti referendari, tra i 5 proposti a cui si andrà a votare l’8 e 9 giugno,, dedicato proprio al tema e che vuole che i contratti a tempo determinato diventino l’eccezione (come era un tempo) e non la regola (come è adesso)”.

La situazione alla Feltrinelli

Ottima invece l’adesione allo sciopero, a Padova (intorno all’80%) e a livello nazionale, delle lavoratrici e lavoratori delle Librerie Feltrinelli, anche loro in stato di agitazione per l’atteggiamento di chiusura assunto dall’azienda nelle trattative per il rinnovo del contratto integrativo. Presenti anche una ventina di lavoratrici e lavoratori al presidio inscenato davanti alla sede in centro, rimasta aperta grazie al “sacrificio” di direttore, vice-direttore e altre figure apicali dell’azienda.

“Avevamo deciso di scioperare oggi – ha spiegato Maurizio Sabbadin, RSA Cgil Feltrinelli – perché il lunedì è probabilmente il giorno della settimana in cui registriamo meno vendite e noi non volevamo creare eccessivi danni ad un’azienda a cui siamo molto legati e in cui vogliamo continuare a lavorare anche se non ci piace la piega che hanno preso le cose da un po’ di tempo a questa parte. Inoltre, nella scelta della giornata per la protesta, aveva anche pesato che nello stesso giorno era prevista la Convention Nazionale che celebrava i 70 anni della casa editrice, un traguardo sicuramente prestigioso ma che è diventato anche la perfetta occasione per noi per dire che non si può festeggiare la propria storia trascurando quelle lavoratrici e lavoratori che l’hanno resa possibile. Il risultato è che all’ultimo minuto hanno deciso di spostare la Convention e le celebrazioni a domani (martedì 18 marzo, ndr) e chi ci doveva partecipare, cioè il Direttore, il Vicedirettore, il Buyer e l’Eventista (vale a dire le figure apicali), sono stati precettati e tengono oggi aperto il negozio. Poco male: è il segno di come la protesta abbia creato degli effetti e abbia, sostanzialmente, funzionato”.

La grande distribuzione attraversata dai venti della protesta: il 15 marzo sciopero all’Ikea, il 17 alle Librerie Feltrinelli

  • Allega: ilovepdf_merged_31.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sugli scioperi all'Ikea e alle Librerie Feltrinelli

Filcams Cgil Padova: “Alla base delle due mobilitazioni vi sono situazioni e motivazioni diverse ma in entrambe si lotta contro lo svilimento del lavoro”

Dipendenti della grande distribuzione sul piede di guerra. La Filcams Cgil, unitamente alle altre sigle sindacali, Fisascat Cisl e Uil TuCS, ha infatti proclamato due giornate di sciopero in seguito alla rottura delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo che regola i rapporti di lavoro all’interno di due realtà commerciali di grande rilevanza anche nel territorio di Padova: Ikea e Librerie Feltrinelli.

15 marzo: sciopero Ikea

Sabato 15 marzo, i lavoratori e le lavoratrici di Ikea incroceranno le braccia dopo la rottura del tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo che ha portato i dipendenti a proclamare lo stato di agitazione e a decidere di scioperare. “Purtroppo – dice Cristian Vicoletti, funzionario della Filcams Cgil di Padova – dopo oltre un anno e mezzo di contrattazioni la multinazionale svedese non intende accogliere nessuna delle nostre proposte e fare nulla per migliorare un contratto che quando fu firmato, nel lontano 2015, era già peggiorativo rispetto a quello precedente. In tutto questo tempo abbiamo cercato di migliorarlo, soprattutto in tre ambiti: per ciò che concerne la professionalità che l’azienda vorrebbe rivedere per i dipendenti che svolgono alcune mansioni, oggi previste dal contratto integrativo; sulla differenza salariale tra i nuovi assunti e i vecchi assunti, oggi presente, che vorremmo cancellare e l’obbligatorietà a lavorare nelle festività nazionali che l’azienda vuole imporre. Si badi bene: non l’obbligo a lavorare di domenica, quello c’è già, ma di dover essere a disposizione in particolari date coincidenti con delle Feste Nazionali, per esempio il 25 aprile, il 1° maggio e via così. A livello nazionale la protesta si concentrerà a Milano, Roma e Napoli ma anche noi faremo in mattinata un presidio davanti al magazzino di Padova Est”.

17 marzo: sciopero alle Librerie Feltrinelli

Lunedì 17 marzo sarà invece la volta delle librerie Feltrinelli, dove le lavoratrici e i lavoratori sciopereranno per la decisione dell’azienda di rivedere le proprie politiche, in senso restrittivo, in tema di buoni pasto e premi di risultato. “Uno sciopero – conferma Cristian Vicoletti – resosi inevitabile per la chiusura dell’azienda ad ogni nostro tentativo ad un dialogo costruttivo e che cade il giorno in cui si svolgerà la Convention Aziendale di Feltrinelli che celebrerà i 70 anni di storia della casa editrice, un traguardo importante sia sotto il profilo sociale che culturale. La scelta del giorno della protesta non è stata certo casuale: nel giorno in cui i vertici aziendali si riuniranno e discuteranno del futuro della società, le lavoratrici e i lavoratori che con il loro impegno, tempo e professionalità permettono il funzionamento delle librerie, si fermeranno per chiedere rispetto e risposte perché non si può celebrare la propria storia trascurando i diritti di chi l’ha resa possibile”.

La lotta dei lavoratori

“Si tratta di due vertenze che partono da situazioni e motivazioni diverse – conclude Cristian Vicoletti – e che, seppur riguardano due realtà che a Padova hanno un peso differente (Ikea ha circa 400 dipendenti, Feltrinelli circa 25), hanno un elemento comune: in entrambe le vertenze le lavoratrici e i lavoratori lottano per le proprie condizioni di lavoro e non intendono cedere davanti a una gestione aziendale che spesso non ascolta le loro esigenze. Ecco perché chiediamo a Ikea e a Feltrinelli di tornare a sedersi al tavolo delle trattative e di rispettare i diritti dei lavoratori, in modo da evitare ulteriori conflitti che, alla fine, danneggiano sia chi lavora che l’immagine stessa delle aziende costruita faticosamente negli anni. Altrimenti, valuteremo e inaspriremo tutte le azioni opportune per modificare le scelte aziendali a tutela dei diritti di tutti i dipendenti di Ikea e Feltrinelli affinché si raggiunga un’intesa dignitosa per gli stessi”.

Quando un trasferimento significa licenziamento, il caso di un lavoratore alla Baap Bergamaschi di Caselle di Selvazzano. La denuncia della Filcams Cgil Padova

  • Allega: filcams_trasferimenti_licenziamenti_g.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Gazzettino e Mattino sull'ultimo caso di trasferimento forzato per indurre il lavoratore a licenziarsi scoppiato alla Baap Bergamaschi di Caselle di Selvazzano

Filcams Cgil Padova: “Molto spesso i trasferimenti aziendali sono dei licenziamenti mascherati. Uno strumento lecito ma spesso usato in modo pretestuoso attraverso cui avviene la violazione dei diritti di lavoratrici e lavoratori”

“Questo l’ultimo caso: a fine aprile di quest’anno intercettiamo un lavoratore della Baap Bergamaschi di Caselle di Selvazzano, grande azienda del settore dei sistemi di sicurezza e antincendio per imprese, che lamenta disparità di trattamento con i colleghi e di aver subito contestazioni disciplinari. Naturalmente chiediamo subito un incontro con l’azienda, le cose sembrano andare meglio ma poi, come un fulmine a ciel sereno, il lavoratore subisce un’altra contestazione disciplinare per un semplice malinteso sulla concessione di alcuni giorni di ferie. Come Cgil Filcams assistiamo il lavoratore nelle sue giustificazioni che però risultano inutili e non gli evitano di subire una sanzione pesantissima: tre giorni di sospensione dal lavoro. Il lavoratore, sempre attraverso il sindacato, decide di ricorrere contro la sanzione ma l’azienda, informata della sua volontà di non abbassare la testa, decide di trasferirlo a Milano giustificando questo provvedimento con la necessità di utilizzare la sua professionalità presso quella sede. Ecco: questo è un perfetto esempio di quello che è un trasferimento ritorsivo, perché di questo si tratta, utile solo a costringere il lavoratore a dare le sue dimissioni. E tanti saluti ai suoi diritti.”

E’ arrabbiata Marquidas Moccia, Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, nel raccontare quella che purtroppo sta diventando sempre più di più una prassi tra tante aziende, in particolare quelle multilocalizzate, quando vogliono sbarazzarsi dei dipendenti poco inclini a subire passivamente le loro decisioni: “Naturalmente, noi impugneremo questo trasferimento ma questo genere di decisioni, nei fatti, sono difficilmente contestabili da parte del lavoratore perché le motivazioni che vengono adottate sono di tipo tecnico-organizzativo e spettano, totalmente, all’azienda. Se il datore di lavoro dice che le capacità di una lavoratrice o di un lavoratore servono a centinaia di chilometri dal suo luogo di residenza, è difficile dimostrare che ciò non sia vero e che il trasferimento è determinato solo da una volontà punitiva nei confronti del dipendente che magari contesta una sanzione disciplinare o l’atteggiamento espulsivo che subisce da parte dell’azienda”.

“Purtroppo – prosegue Marquidas Moccia – non è solo la Baap Bergamaschi che si comporta così, sono diverse le aziende che adottano le stesse modalità. Proprio poco tempo fa, in un’altra azienda del territorio, abbiamo assistito al trasferimento in altre sedi di lavoratrici e lavoratori che avevano in comune solo il fatto di essere iscritti alla Cgil e questo non è accettabile. Lo strumento dei trasferimenti è quindi molto importante per le aziende ma è anche molto pericoloso per le lavoratrici e i lavoratori. Per questo andrebbe imposto di utilizzarlo con cognizione e con motivazioni oggettive. Si aggiunga poi, che quando si decide di impugnare un trasferimento, gli unici luoghi deputati a deliberare sul provvedimento sono le aule dei tribunali. E lo sappiamo che i tempi della giustizia, nel nostro Paese, hanno una durata che non collima con la vita delle persone”.

“In definitiva – conclude la Segretaria Generale della Filcams Cgil – i trasferimenti, per quanto siano uno strumento assolutamente lecito, sono un’arma potentissima nelle mani delle aziende e, di fatto, spessissimo, sono dei licenziamenti mascherati che accompagnano alla porta i lavoratori mettendoli nelle condizioni di non poter più prestare la propria opera all’interno di quella azienda. E questo avviene perché certi trasferimenti non sono umanamente sostenibili, a livello personale, familiare e alle volte anche economico, soprattutto se il lavoratore ha un contratto part-time. In questo caso, possiamo dire che il licenziamento è praticamente automatico. Ecco perché quando ci sono dei trasferimenti assistiamo a due atteggiamenti opposti: da un lato, le aziende, proprio per evitare tali impugnazioni, assumono un atteggiamento molto conciliativo verso l’ipotesi di un’uscita concordata dal lavoro da parte del dipendente oggetto di trasferimento. Mentre, dall’altro lato, sono parecchi i casi di lavoratrici e lavoratori che vivono i trasferimenti con un’ansia e uno stress che spesso li porta ad ammalarsi e a sviluppare delle patologie psico-fisiche. Sono le due facce della stessa medaglia.”

Domani, sabato 21 dicembre, le lavoratrici e lavoratori di Decathlon Italia incroceranno le braccia. Sciopero anche dei dipendenti del negozio di Via Venezia a Padova

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sullo sciopero di domani nei negozi Decathlon, compreso quello di via Venezia a Padova

Filcams Cgil di Padova: “Ad un anno dall’inizio dello stato di agitazione dei dipendenti, Decathlon Italia continua ad ignorare le richieste delle lavoratrici e lavoratori e dopo oltre 20 anni di permanenza nel nostro Paese prosegue nel negare una contrattazione di secondo livello che permetta loro, per esempio, di avere i buoni pasto (erogazione ormai diffusa in quasi tutte le realtà lavorative). E tutto ciò mentre, nonostante il settore dell’abbigliamento sia in crisi, Decathlon nell’ultimo anno abbia continuato a macinare milioni di euro di utili”

Continua e si intensifica la protesta delle lavoratrici e lavoratori di tutti i negozi Decathlon in Italia, compreso quello di Padova in via Venezia, che domani, sabato 21 dicembre, al pari di tutti i punti vendita nella penisola, vedrà una buona parte dei propri dipendenti incrociare le braccia per l’adesione allo sciopero nazionale di 8 ore proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs.

“È più di un anno – dice Giorgia Marchioro, Segretaria Provinciale della Filcams Cgil Padova – che le lavoratrici e i lavoratori di Decathlon sono in stato di agitazione nel tentativo di riaprire un tavolo di discussione con la multinazionale francese per arrivare finalmente a quello che sarebbe il suo primo Contratto Integrativo, dopo oltre 20 anni che i suoi negozi hanno aperto in Italia. Stiamo parlando di un’azienda che nel nostro Paese ha oltre 6000 dipendenti (circa sessanta nel negozio a Padova) e che, nonostante il settore dell’abbigliamento non se la passi bene di questi tempi, continua ogni anno a macinare importanti utili grazie al lavoro di questi dipendenti a cui non concede nulla, neanche i buoni pasto, una prassi diffusissima in realtà lavorative infinitamente più piccole di Decathlon”.

“A tutto questo – attacca la sindacalista della Filcams – si aggiunge un atteggiamento, unilaterale ed arrogante, che si traduce in interpretazioni del tutto arbitrarie e punitive nei confronti dei dipendenti, delle norme che regolano fondamentali istituti contenuti nel CCNL Commercio, come per esempio, ferie, organizzazione del lavoro, crescita professionale, accettati e firmati da Confcommercio ma, a quanto pare, non applicati dalle aziende aderenti, come è il caso di Decathlon Italia.

“Anche a Padova – conclude Giorgia Marchioro – sabato le lavoratrici e i lavoratori sciopereranno. Si tratta della seconda protesta, dopo quella dell’8 giugno scorso. Contiamo, anche questa volta, in una buona riuscita della protesta nonostante tutti i tentativi, di cui siamo a conoscenza, che Decathlon sta provando a mettere in atto nel tentativo di contrastarlo. Vigileremo affinché sabato non ci siano violazioni al legittimo diritto di sciopero e utilizzeremo ogni strumento utile a contrastare tali violazioni. E sia chiaro: non ci fermeremo fino a quando Decathlon non darà alle lavoratrici e lavoratori quanto è loro dovuto!”. 

Lavoratrici e lavoratori delle biblioteche e delle aule didattiche dell'Università di Padova in stato di agitazione: stop al lavoro supplementare fino a quando non verranno riconosciuti i loro diritti

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto (di ieri) sullo stato di agitazione e presidio delle lavoratrici e lavoratori in appalto all'Università di Padova
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Lavoratrici e lavoratori delle Biblioteche e delle aule didattiche dell’Università di Padova hanno manifestato ieri mattina davanti a Palazzo del Bo, annunciando il blocco totale del lavoro supplementare fino a quando l’azienda che ha in appalto il servizio, la Euro&Promos FM s.p.a., non riconoscerà i loro diritti.

Sono circa 30 studentesse e studenti lavoratori, neolaureati e dottorandi che lavorano in appalto presso le biblioteche e le aule didattiche dell’Università di Padova. Nel loro contratto sono previste dalle 3 alle 10 ore settimanali, spesso concentrate in un unico giorno, eppure quasi tutti ne lavorano molte di più, anche fino a 38 ore settimanali, 6 giorni su 7.

“Non si tratta di picchi di lavoro saltuari, ma di una prassi consolidata – spiega Marquidas Moccia, Segretaria generale Filcams Cgil Padova – Questi giovani lavoratori vivono quindi in uno stato di costante precarietà e incertezza, con contratti che non corrispondono al lavoro effettivo che svolgono. Il 29 novembre tutti loro hanno aderito in maniera compatta allo sciopero ed oggi chiedono, insieme alla Filcams di aprire una trattativa con l’azienda, e con l’Università a cui abbiamo chiesto un incontro in quanto committente, per stabilizzare le ore e adottare un corretto inquadramento rispetto alle mansioni. Stato d’agitazione e blocco del lavoro supplementare continueranno fino a quando non verrà organizzato un incontro con l’azienda”.

Alessio Odoni, Segreteria regionale Filcams Cgil Veneto: “Si tratta di dinamiche che si verificano sempre più spesso all'interno della nostra categoria. Il sistema degli appalti scarica sulle lavoratrici e sui lavoratori la competitività delle imprese stesse, comprimendo verso il basso le tutele e i salari di chi lavora nel settore, sia che si tratti di appalti pubblici che di appalti privati".

Tiziana Basso: “Da tempo sosteniamo che, quando c’è un appalto, l’azienda committente deve essere responsabile sia dal punto di vista dei contratti applicati sia per quanto riguarda salute e sicurezza dei lavoratori in appalto.  Sollecitiamo ancora una volta l’Università di Padova, che in questo caso è il committente dell’appalto, ad affrontata al meglio la situazione. Siamo certi che verranno trovate delle soluzioni alla precarietà e al disagio vissuti da questi lavoratori, che molto spesso sono studenti iscritti proprio a Padova che, con fatica e sacrificio, cercano di mantenersi gli studi lavorando”.

Il servizio di Telenordest sulla protesta di ieri davanti al Bo'

Decathlon Italia, sciopero riuscito! Filcams Cgil Padova: “Presidio, al negozio di Padova: ottima la risposta di lavoratrici e lavoratori”

“Sono trent’anni che Decathlon è in Italia e oggi è stato il primo sciopero nazionale e, per quanto riguarda noi, il primo presidio organizzato davanti al suo negozio di Padova: proprio in virtù di ciò possiamo dire che la mobilitazione è andata molto bene, insomma per essere stata ‘una prima volta’, siamo molto contenti”.

È un prevalente sentimento di soddisfazione – oltre che naturalmente di rabbia e determinazione – quello che si è respirato stamane, sabato 8 giugno, davanti al negozio Decathlon di Padova, in via Venezia 104 dove una trentina, tra lavoratrici e lavoratori del negozio, insieme ai rappresentanti sindacali della Filcams Cgil Padova – e anche dalla Cgil Veneto e di altre provincie – hanno organizzato un rumorosissimo presidio che non ha potuto che attirare l’attenzione dei numerosi clienti che, come ogni sabato, affollavano lo Store e, incuriositi, hanno accettato i volantini distribuiti per spiegare le ragioni della mobilitazione.

“Fatalità vuole – ha aggiunto la RSA della Filcams Cgil Padova all’interno del negozio, Giorgia Daniele – che oggi si sposino pure due colleghi e, naturalmente, al matrimonio sono stati invitati molti membri del personale. Per cui, oggi, per il negozio Decathlon di Padova è la tempesta perfetta. Speriamo che questa protesta serva a far comprendere che siamo molto determinati ad ottenere il rispetto dei nostri diritti, altrimenti la prossima che organizziamo sarà ancora più rumorosa”.

“Un’ottima partecipazione – ha confermato la Segretaria Provinciale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro – che speriamo serva a Decathlon a rendersi conto che i danni alla propria immagine superano di gran lunga le uscite economiche determinate dall’accoglimento delle nostre richieste. Voglio ricordare che parliamo di una realtà che l’anno scorso ha segnato un +7,3% di fatturato, eppure non è disposta neanche a versare i buoni pasto ai propri lavoratori grazie ai quali realizza, anno dopo anno, queste ottime performances”.

“Lavoratrici e lavoratori – insiste Giorgia Marchioro – che invece continuano ad essere assunti solo attraverso contratti part-time di 20/24 ore che permettono di portare a casa al massimo un migliaio di euro al mese. Troppo pochi per chi ha una famiglia. Perché è proprio di questo che si tratta: Decathlon continua a credere di avere il personale che aveva quando, circa 30 anni fa, è arrivata in Italia: un personale caratterizzato da un turn-over altissimo, costituito in prevalenza da studenti universitari, quindi giovane, sportivo, molto flessibile, inquadrato al quarto livello e per cui non era previsto nessuna crescita professionale ma che doveva solo di rispondere a tutte le esigenze dell’azienda: fare 20 ore una settimana, farne 40 in un’altra per poi, magari, stare a casa per due settimane. Si tratta di una modalità che forse poteva andare bene al personale di qualche decennio fa ma che per l’attuale, comprensibilmente, è diventato inaccettabile”.

“Senza considerare i precari – conclude il Segretario Generale del NidiL Cgil Padova, Mirco Romanato, presente anch’egli al presidio – che qui arrivano durante i picchi di lavoro, vale a dire durante l’estate e a Natale, e fanno lievitare il personale, dai circa 60 effettivi in tempi normali, a circa un centinaio. Di fatto vengono trattati come “macchine” da noleggio che quando non servono più si rimandano indietro. La maggior parte di loro sono giovani assunti tramite agenzie internali con contratti commerciali che possono essere interrotti in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, per esempio basta solo partecipare ad un presidio di protesta”. E infatti di precari, al presidio, comprensibilmente non se ne sono visti.

Il servizio di Telenordest sul presidio davanti al Negozio Decathlon di Padova

 

Decathlon Italia: sabato 8 giugno sciopero nazionale per il contratto integrativo aziendale. A Padova, il presidio della Filcams Cgil davanti al negozio Decathlon di via Venezia dalle 10.00 alle 12.00

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il mattino sullo sciopero e presidio di domani al Decathlon di Padova

Filcams Cgil Padova: “La pazienza è finita: anche a Padova lanciata la mobilitazione per il Contratto integrativo aziendale. La mattina di domani, sabato 8 giugno, saremo in presidio davanti al Negozio Decathlon di via Venezia a Padova (unico punto vendita della provincia) affinché lavoratrici e lavoratori ottengano condizioni di lavoro più eque e dignitose”

Dopo una trattativa, volta a definire un contratto integrativo aziendale, iniziata da ben oltre 12 mesi e proseguita senza significativi passi in avanti, la Filcams Cgil, unitamente a Fisascat Cisl e Uiltucs, ha deciso di rompere gli indugi e proclamare per sabato 8 giugno uno sciopero nazionale che coinvolgerà una platea potenziale di 6 mila dipendenti distribuiti negli oltre 140 punti vendita diffusi nella penisola. A Padova, la protesta coinvolgerà i circa 60 dipendenti dell’unico negozio nella nostra provincia, vale a dire quello presente nel capoluogo in via Venezia 104, dove in mattinata la protesta si concretizzerà con un presidio di due ore che inizierà alle 10.00.

Una rottura causata dall’atteggiamento inconcludente e ritardante di Decathlon che ha provocato continui stop alla trattativa per la definizione di un integrativo, con l’unico scopo di dilatare i tempi del negoziato. “La verità – dice Giorgia Marchioro, Segretaria Provinciale della Filcams Cgil Padova – è che da quando Decathlon è arrivata in Italia, circa una trentina di anni fa, il personale che vi lavora è profondamente cambiato. Se un tempo l’organico era composto soprattutto da ‘lavoratrici e lavoratori di passaggio’, cioè da persone che vi lavoravano mentre erano impegnate in altre attività, per esempio studenti universitari, ora invece troviamo per lo più lavoratori e lavoratrici che lo considerano come prima e stabile occupazione e che hanno quindi altre esigenze, basti solo guardare come si è alzata l’età media dei dipendenti. Ma Decathlon va avanti come se tutto fosse immutato e uguale a prima e continua, nonostante gli enormi fatturati sempre registrati, a non tener conto dei bisogni, sia in termini economici che di conciliazione tempi di vita e lavoro, di lavoratrici e lavoratori”.

“Di fatto – prosegue la sindacalista della Filcams Cgil Padova – ad ogni nostra richiesta l’azienda ha risposto negativamente decidendo di andare avanti con il massimo utilizzo di contratti part-time, imponendo una flessibilità estrema che lascia le lavoratrici e i lavoratori prigionieri delle richieste dell’azienda e manifestando un rifiuto assoluto all’introduzione di qualsiasi forma di sostegno economico (come per esempio i ticket restaurant), nonostante il fatto che la stessa continui a fatturare milioni di euro grazie al lavoro ed alla dedizione dei propri dipendenti. Senza considerare che Decathlon, multinazionale francese, applica unilateralmente un regolamento aziendale che, di fatto, in parte modifica le norme contenute nel CCNL Confcommercio applicato alle lavoratrici e lavoratori. Davanti a questo muro, la Filcams Cgil, unitamente a Fisascat Cisl e Uiltucs, non ha potuto che confermare lo stato di agitazione avviato lo scorso 27 ottobre del 2023 e proclamare lo sciopero”.

“È arrivato il momento – conclude Giorgia Marchioro – che Decathlon si renda conto che la realtà è cambiata e che è giunta l’ora di iniziare a valorizzare quelle lavoratrici e lavoratori che ogni anno permettono all’azienda di macinare fatturati di milioni di euro. La speranza è che la vertenza si risolva rapidamente ma se non fosse così siamo determinati a far valere i diritti dei dipendenti: non dovessero cambiare le cose, dopo questo sciopero, ce ne sarà un altro”.