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Ristorazione Collettiva: oggi, martedì 4 giugno, lo sciopero nazionale nelle aziende aderenti ad ANIR e ANGEM. La protesta di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sullo sciopero nella Ristorazione Collettiva

Filcams Cgil Padova, Fisascat Cisl Padova e Rovigo e UilTucs Padova oggi al presidio davanti alla sede della Serenissima Ristorazione, dalle 10.30 alle 13.30, in Viale della Scienza  a Vicenza

Oggi, martedì 4 giugnosciopero nazionale delle lavoratrici e lavoratori dipendenti delle aziende della ristorazione collettiva aderenti ad ANIR Confindustria e ANGEM, indetto dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, Nel nostro territorio, la protesta si concentrerà a Vicenza, davanti alla Sede di Serenissima Ristorazione in Viale della Scienza 26, dove è previsto un presidio a cui parteciperanno anche la Filcams Cgil Padova, la Fisascat Cisl di Padova e Rovigo UilTucs di Padova.

Uno sciopero che nella provincia di Padova riguarda una platea potenziale di circa 2000 dipendenti, per la maggior parte donne e con contratti part-time, nato dal mancato raggiungimento di un’intesa tra forze datoriali e sindacati nella trattativa per il rinnovo del CCNL del settore, scaduto da tre anni. Le richieste da parte delle associazioni imprenditoriali si sono dimostrate irricevibili perché esose e dirette a indebolire i diritti base di lavoratrici e lavoratori, oltre che a differire parte del salario a favore delle aziende. Secondo Filcams Cgil Fisascat Cisl e UilTucs, tali richieste andrebbero a vanificare l’eventuale aumento economico contenuto nel rinnovo. È il caso, ad esempio, delle istanze relative all’aumento del costo pasto/vitto a carico del lavoratore e alla riduzione dell’orario di lavoro (ROL) di ulteriori 16 ore che potranno essere utilizzate dalle aziende per la formazione professionale non obbligatoria. Non solo: vogliono anche che il TFR e la tredicesima vengano fatte rientrare nel calcolo del maturando economico annuo con la simultanea esclusione della quota di importo relativa agli scatti di anzianità e con il rateo della quattordicesima spalmato su base mensile. Inoltre, la richiesta che la durata del CCNL passi da tre a quattro anni e ulteriori restrizioni al diritto allo sciopero da applicare dove c’è l’obbligo di garantire i servizi minimi (ad esempio nei siti ospedalieri) anche nella ristorazione scolastica. Davanti a tutto questo, i sindacati hanno ritenuto che non vi fosse altra via che la proclamazione dello sciopero.

“Voglio sottolineare – dice Marquidas Moccia della Filcams Cgil Padova – che quelle senza contratto nazionale e senza aumenti salariali, e sulla cui pelle si mercanteggia, sono lavoratrici part time, soggette a sospensioni dal lavoro senza retribuzione e contribuzione pensionistica ogni volta che chiudono le scuole (e di conseguenza le mense scolastiche). Si tratta, per lo più, di lavoratrici impiegate nei servizi essenziali, negli ospedali, nelle RSA anche durante la pandemia dovuta al Covid. Aggiungiamo anche che molte di loro operano in appalti pubblici dove le gare si aggiudicano sempre al massimo ribasso e che, dalla pandemia, le mense aziendali hanno tagliato tanti pasti erogati e di conseguenza ore di lavoro per il personale delle mense. Tutti speculano su di loro: a chi interessa veramente il rinnovo del loro contratto nazionale?”

“ La UilTucs – aggiunge Fernando Bernalda della UilTucs Padova - fa presente alle parti datoriali che il comparto della ristorazione collettiva è impiegato dalla maggioranza da donne che cercano di conciliare famiglia e lavoro e che durante la pandemia sono sempre state in prima linea. Adesso cosa offrono i datori di lavoro come aumento salariale? La spalmatura di tredicesima e quattordicesima su base mensile, l’assorbimento delle ore di permesso e, come se non bastasse, più flessibilità. E poi si chiedono come mai non riescono a trovare personale da assumere nelle proprie aziende”.

“È inaccettabile e irricevibile – conclude Matteo Breda della Fisascat Cisl di Padova e Rovigo – quanto proposto dalle associazioni imprenditoriali per poter arrivare a rinnovare il contratto. Piuttosto, è necessario incentrare la trattativa sia sull’aumento dei salari che su un generale miglioramento delle condizioni di lavoro”.

Ieri, sabato 30 marzo, la protesta dei dipendenti della grande distribuzione dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del CCNL. A Padova, presidio davanti all’Ipercity di Albignasego e Flash-mob all’Ikea e al Lidl. Adesioni superiori al 60%

Significativa l’adesione allo sciopero dei dipendenti della distribuzione moderna organizzata indetto per l’interno turno di lavoro di sabato 30 marzo dai sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. L’astensione, in media del 60%, ha toccato punte dal 70% al 100%, con la chiusura di alcuni punti vendita nelle diverse aree del Paese. Qui, a Padova, la protesta è andata in scena davanti a diversi supermercati e centri commerciali: all’Ipercity di Albignasego e, a Padova città, al Lidl al Plebiscito e all’Ikea. Anche nel nostro territorio alcuni supermercati non hanno aperto (come il Lidl di via Sorio) o con meno casse in funzione a causa dell’assenza di lavoratrici e lavoratori.

Una mobilitazione riuscita, dunque, indetta in seguito alla rottura del tavolo di trattativa con Federdistribuzione per il rinnovo del contratto nazionale scaduto nel 2019 e atteso da oltre 240 mila lavoratrici e lavoratori dipendenti dalle imprese associate a questa sigla datoriale.

Un comportamento, quello di Federdistribuzione, che i sindacati hanno stigmatizzato a gran voce, lamentando "l'insofferenza di Federdistribuzione verso i contratti" e che ha portato alla mobilitazione nazionale “come reazione all'irresponsabilità di Federdistribuzione” nel presentare "svariate richieste finalizzate a sabotare diritti e garanzie” attualmente contenute nel contratto e che “le lavoratrici e i lavoratori della distribuzione commerciale hanno aggiunto a costo di sacrifici e di lotte nel corso degli ultimi decenni".

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno anche denunciato negli obiettivi della controparte “l'introduzione di una flessibilità incontrollata e generalizzata con contratti a termine di durata indeterminata (oltre i 24 mesi); lo smembramento del sistema di classificazione del personale con l'attribuzione dell'addetto alle operazioni ausiliarie alla vendita a mansioni inferiori quali il pulimento di aree di vendita e servizi (come illegittimamente fanno alcune aziende associate a Federdistribuzione)”.

Ma non solo. La protesta è stata anche contro “l'azzeramento di ogni dignità professionale con il sotto inquadramento di chi ha la responsabilità di interi format commerciali complessi; la creazione di una nuova mansione adibita alla movimentazione delle merci trascinandola verso il quinto livello e svuotando l'attuale previsione al quarto livello, al solo fine di far risparmiare le imprese sulla pelle dei lavoratori”.

I sindacati hanno sottolineato anche la mancata “disponibilità alle richieste di parte sindacale di trattare il tema 'appalti e terziarizzazioni' e 'franchising'.

Insomma: quelle di Federdistribuzione sono solo “pretese irrealistiche” che hanno come solo scopo quello di “far naufragare una già complessa negoziazione”, a dimostrazione della “ritrosia patologica” di Federdistribuzione “a dare il giusto riconoscimento in termini economici ai dipendenti delle aziende sue associate”. “Contro l'atteggiamento arrogante di Federdistribuzione – hanno concluso Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTuCS– occorre mobilitarsi".

Il servizio di Telenordest sul presidio di Filcams Cgil Padova, Fisascat Cisl Padova e Rovigo e UilTuCS Padova davanti all'Ipercity di Albignasego

È ora dello sciopero! Il contratto ci spetta. Il 22 dicembre sciopero e manifestazioni delle lavoratrici e lavoratori del Commercio, Turismo e Servizi. La Filcams Cgil Padova in Piazza a Milano.

Giornata di stop con manifestazioni a Milano, Roma, Napoli, Cagliari e Palermo indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per i settori del Terziario, Distribuzione Moderna Organizzata, Distribuzione Cooperativa. Alberghi, Pubblici Esercizi, Ristorazione Collettiva e Commerciale, Agenzie di Viaggi e Aziende Termali. La Filcams Cgil Padova organizza dei pullman per la manifestazione di Milano. Per prenotare un posto telefonare al 340 5266191.

In continuità con le mobilitazioni e gli scioperi di CGIL e UIL delle scorse settimane contro le politiche economiche e sociali del Governo, che hanno visto una larga e convinta partecipazione, il percorso di mobilitazione delle lavoratrici e lavoratori del Commercio, Turismo e Servizi continua con lo Sciopero nazionale del 22 dicembre prossimo per denunciare la rottura delle trattative per il rinnovo dei CCNL.

Insieme a quelli di molti altri settori e categorie, sono oltre 5 milioni le lavoratrici e i lavoratori del commercio, dei vari comparti del turismo e della ristorazione che hanno il

Contratto nazionale scaduto da troppi anni, una situazione insostenibile dovuta alle posizioni delle associazioni datoriali e delle imprese che non vogliono riconoscere aumenti retributivi necessari a contrastare l’inflazione, come previsto dagli Accordi Interconfederali, e pretendono di manomettere diritti acquisiti, come scatti di anzianità, quattordicesima, permessi retribuiti, per elencarne alcuni, chiedendo interventi per aumentare la flessibilità, in settori dove invece servono, come richiesto unitariamente da Filcams, Fisascat e Uiltucs, orari che permettano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, norme per il contrasto alla violenza di genere e di sostegno alla genitorialità, misure per contrastare la precarietà, a partire dal consolidamento e aumento dell’orario contrattuale per i tanti part time involontari presenti.

Aziende, grandi gruppi, multinazionali, da decine di migliaia di addetti, del commercio, della ristorazione, del turismo, che nel corso degli ultimi anni, grazie soprattutto ai propri

dipendenti, hanno potuto gestire trasformazioni, riorganizzazioni, definire e consolidare la loro presenza nel nostro mercato e, soprattutto, hanno potuto assicurarsi utili frequentemente eclatanti. Associazioni datoriali e imprese, private e cooperative, che, invece di dare il giusto e dovuto riconoscimento alle lavoratrici e ai lavoratori, considerano il rinnovo del CCNL una variabile dipendente solo dai propri interessi e convenienze economiche e organizzative.

Quando non si rinnovano per un lasso temporale così rilevante tanti e tali contratti nazionali di lavoro e la dilazione di anno in anno diviene la regola e la strategia contrattuale delle associazioni datoriali, non soltanto si mettono in discussione valore, funzione e ruolo del Contratto Nazionale e della contrattazione collettiva, ma si compromettono interi assetti relazionali, essenziali per la tenuta economica e sociale del nostro paese.

La difesa e la crescita del potere d’acquisto dei salari e l’estensione dei diritti e della dignità delle persone che per vivere devono lavorare, sono le ragioni fondamentali dell’esistenza dei contratti nazionali.

Per questo è necessario agire la solidarietà tra lavoratori e tra categorie e rafforzare la coesione, nella consapevolezza che la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del Commercio, Turismo e Servizi per la conquista del rinnovo dei Contratti Nazionali di Lavoro è la lotta di tutte e tutti e che il loro avanzamento vorrà dire un avanzamento, una ridefinizione e una affermazione dei diritti del lavoro, in continuità con l’iniziativa confederale, per dare risposte concrete necessarie a contrastare le condizioni di sofferenza economica e sociale di chi rappresentiamo e vogliamo rappresentare.

Il 22 dicembre manifestazioni in contemporanea in 5 città, MilanoRomaNapoliCagliari Palermo, per giungere alla sottoscrizione del rinnovo dei Contratti nazionali coerenti con le richieste sindacali.

→ Sul sito della FILCAMS CGIL i volantini a supporto della mobilitazione

Pittarosso, ancora silenzio dal Tribunale sul procedimento concordatario mentre i dipendenti sono sempre più esasperati a causa degli sfiancanti ritmi di lavoro

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Filcams Cgil Padova: “Pittarosso. Dipendenti sottoposti a pesanti ritmi di lavoro causati dalla mancanza di personale”

Si fa sempre più difficile la situazione dei dipendenti di Pittarosso, la storica azienda del padovano al cui brand è legata una vasta rete di negozi diffusa in tutta Italia specializzati nella vendita di calzature, accessori e articoli vari, da tempo al centro di una crisi che per le lavoratrici e lavoratori significa un presente denso di difficoltà e un futuro assolutamente incerto.

Una crisi che parte da lontano quella di Pittarosso che dopo la vendita da parte dei soci fondatori, passando attraverso le mani di diverse società (tra cui anche Benetton), è finita per diventare proprietà di Lion Capital, un fondo straniero.

“La società – ricorda Cristian Vicoletti, il funzionario della Filcams Cgil di Padova che segue questa vertenza – nel maggio del 2020 ha presentato istanza di concordato preventivo in bianco e da allora, come la normativa prevede, i crediti da lavoro maturati dai dipendenti presenti fino a quella data sono bloccati. Una situazione destinata ad aggrovigliarsi, dal momento che nel febbraio del 2022 il Tribunale di Padova aveva disposto la convocazione della società per discutere di una divergente valutazione su alcune poste di bilancio a cui era seguita, il 21 aprile 2022 la revoca dell’ammissione della società alla procedura di concordato. L’ultima cosa di cui siamo certi è che a giugno del 2022 la società ha ripresentato una nuova domanda di ammissione al Tribunale di Padova ma il giudice designato non ha ancora autorizzato. Da allora tutto tace. Nel frattempo, come Filcams Cgil Padova, abbiamo parlato due volte con i commissari giudiziali Giovanni Bottecchia, Claudio Ferrario e Roberto Artusi, cercando soprattutto di avere delle certezze sulle tempistiche da poter riferire ai dipendenti, letteralmente esasperati da una situazione di cui da più di tre anni non hanno notizia. Ma purtroppo non abbiamo avuto nessuna risposta e la loro frustrazione non è potuta che aumentare”.

“Vanno assolutamente capiti – conclude il sindacalista della Filcams Cgil Padova – perché oltre a questo preoccupante e perdurante silenzio da parte del Tribunale bisogna aggiungere che da molto tempo, almeno dal 2019, sono anche sottoposti a dei carichi di lavoro molto pesanti a causa dell’ormai cronica carenza di personale che si vive nei negozi dovuta ai pensionamenti e alle continue dimissioni registrate negli ultimi tempi che hanno portato ad un consistente calo dei dipendenti di circa un 15%. Nel frattempo però, assicurano dall’azienda, i conti vanno bene ma per i dipendenti la situazione di giorno in giorno si sta facendo sempre più esasperante perché nonostante il poco personale di turno, messo alle spalle il periodo pandemico, i clienti sono tornati numerosi e piuttosto esigenti richiedendo un impegno professionale sempre maggiore. E il risultato è che le lavoratrici e lavoratori di Pittarosso non ce la fanno più”.

Controlli della GdF nei locali pubblici a Padova. Scoperti 15 lavoratori irregolari. Filcams Cgil Padova: "Fenomeno diffuso"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Corriere Veneto sui controlli della GdF
  • video link: Visita il sito

Ad aprile e maggio la Guardia di Finanza di Padova ha intensificato i controlli in merito al rispetto delle norme in materia di tutela del lavoro.
Gli accertamenti hanno interessato diverse attività della provincia di Padova e hanno permesso di individuare 15 lavoratori irregolari.

Sono state controllate diverse attività commerciali, soprattutto bar e ristoranti, che hanno permesso di individuare sei esercizi commerciali che operavano in modo irregolare. Sono stati trovati nove lavoratori ‘in nero’ e sei assunti con contratto “a chiamata”, impiegati senza la preventiva comunicazione di inizio della prestazione lavorativa a cura del datore di lavoro.
Le violazioni sono state segnalate all’Ispettorato territoriale del lavoro, con sanzioni amministrative tra un minimo di oltre 28 mila e un massimo di 118 mila euro- In due casi è stato adottato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale a causa dell’impiego di personale non registrato superiore al 10% del totale dei lavoratori presenti.

Interviene sulla vicenda, Marquidas Moccia, Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova: "Si tratta di un fenomeno purtroppo troppo diffuso, che danneggia il lavoratore, la collettività e fa concorrenza scorretta agli altri imprenditori che stanno nelle regole e nella legalità. Ci vorrebbero indubbiamente controlli costanti e una vera lotta all’evasione in tutte le sue varianti.

"Nei nostri uffici - conclude la Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova - incontriamo quotidianamente lavoratori che raccontano problemi di lavoro grigio e nero, di mancato pagamento delle ore supplementari e straordinarie. Il consiglio che diamo ai lavoratori che non riescono, nonostante le richieste, ad avere un rapporto regolare è di tenere una sorta di diario, registrando giorni e ore di lavoro per documentare il più possibile le irregolarità subite. Anche per questo motivo, le organizzazioni sindacali all’inizio dell’anno regalano un’agenda!".

 

Il servizio di Telenordest sui controlli effettuati dalla Guardia di Finanza nei bar e locali di Padova

Qualità del lavoro e livello dei salari delle lavoratrici e lavoratori del bacino termale. Filcams Cgil Padova: “Il sindaco di Montegrotto, Riccardo Mortandello, ha ragione”

“Il sindaco di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello, ha fatto semplicemente quello che dovrebbe fare ogni sindaco, a maggior ragione in una giornata dedicata alla Festa dei Lavoratori come il primo maggio: prendersi cura dei propri cittadini, tutti indistintamente, schierandosi per la loro dignità e benessere derivanti dal lavoro che svolgono, e, contemporaneamente, curare gli interessi economici e il valore della legalità nel proprio territorio. Incomprensibile e inutilmente polemico, invece, l’intervento del presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin, assolutamente poco attuale vista la nota situazione di difficoltà che vivono le lavoratrici e lavoratori del nostro Paese, a partire da coloro che trovano occupazione nel terziario, turismo e commercio”.

Prende nettamente posizione, Marquidas Moccia, Segretaria Generale della Filcams Cgil di Padova, a favore del sindaco di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello, nella polemica scoppiata tra quest’ultimo e l’Ascom dopo le dichiarazioni rilasciate in occasione della Festa dei Lavoratori a commento della difficile situazione che vivono le strutture alberghiere del Comune, dovuta alla carenza di personale.

“Mi sembra evidente – prosegue la sindacalista della Cgil – che il Sindaco abbia solo espresso la propria preoccupazione per il futuro di un’industria, quella turistica, che porta molto lavoro nel territorio ed è anche espressione di una chiara identità e vocazione culturale ormai patrimonio del Comune e dei suoi cittadini, siano essi lavoratori o imprenditori. Non si capisce cosa ci sia di inappropriato nella sua uscita. Al contrario, va apprezzato il suo impegno nei confronti di un tema assolutamente sottovalutato, sebbene sotto gli occhi di tutti, come quello del basso livello degli stipendi per gli occupati del settore, raggiunto spesso in difficili condizioni e dopo gravosi carichi di lavoro che non permettono nessuna conciliazione con la propria vita privata. Davvero l’Ascom non vede nessuna correlazione tra tutti questi fattori e l’evidente carenza di personale che si registra, soprattutto dopo la pandemia?

“La verità – conclude Marquidas Moccia – è che una buona politica si fa con progetti a lungo respiro. Per esempio con una buona promozione turistica dell'intero territorio padovano, con il rilancio della scuola alberghiera e attraverso una seria contrattazione sul territorio che dia alle lavoratrici e lavoratori retribuzioni migliori in grado di farli rimanere nel settore. Non si può continuare a chiedere loro di fare sempre sacrifici e quando decidono di non accettarli più, accusarli di non aver voglia di lavorare. Anche perché, ormai l’hanno capito tutti, non funziona più”.

 

Il video del 1° maggio con la riflessione del Sindaco Mortandello che ha scatenato la polemica con Ascom 

 

Pane & Rose. Anche quest'anno l'iniziativa solidale di Filcams, Udu e Rete Studenti Medi dedicata a coloro che lavorano il Primo Maggio

Anche questo lunedì 1° maggio, Festa delle lavoratrici e dei lavoratori, la Filcams Cgil Veneto, insieme alle ragazze e i ragazzi dell'Unione degli Universitari e della Rete degli Studenti Medi, nel corso delle celebrazioni che si sono svolte in Regione, ha deciso di portare una rosa solidale alle lavoratrici e ai lavoratori del commercio e della grande distribuzione organizzata, costretti a lavorare nel giorno della loro festa.

Sono ancora molti, troppi, gli esercizi commerciali che decidono di restare aperti anche nei giorni festivi, impedendo ai loro dipendenti di conciliare con dignità i tempi di vita e di lavoro. Una situazione che risulta grave nel corso dell'anno, ma diventa intollerabile nella giornata simbolo del movimento dei lavoratori. L'iniziativa “Il Pane e le Rose” si rivolge non solo agli attori economici e istituzionali, pretendendo un ripensamento, ma vuole sensibilizzare i consumatori ed esprimere una sincera vicinanza verso chi non ha la possibilità di godersi il meritato riposo durante questa festività e di partecipare alle manifestazioni che celebrano il lavoro.

L'importanza della festa del Primo Maggio - dichiara Cecilia De Pantz, segretaria generale Filcams Cgil Veneto - continua ad essere ignorata da singoli esercenti che decidono di tenere aperti i loro esercizi commerciali, senza considerare gli effetti negativi che questa privazione ha su lavoratori e lavoratrici, costretti a lavorare in un giorno di festa e di lotta. Promuoveremo e sosterremo questa iniziativa solidale finché non si inizierà a discutere seriamente di un modello di commercio in grado di restituire il giusto valore alle domeniche e alle festività, alla conciliazione tra vita e lavoro.” 

Marco Nimis, coordinatore della Rete degli Studenti Medi del Veneto, aggiunge: “Ci rifiutiamo di cedere a un'idea di lavoro privo di un’equa retribuzione, non attento al rispetto dei diritti e del tutto disinteressato alla tutela dell'integrità psico - fisica delle persone. Il primo maggio decidiamo di passarlo a fianco di chi lavora anche quando non dovrebbe farlo, di chi viene 'invisibilizzato' e privato del suo tempo e del suo spazio di riposo. In una giornata come questa, anche una semplice rosa può essere in grado di ricordare che non si è da soli".

Naturalmente, anche a Padova, l'iniziativa ha riscosso il consueto successo. "Un'iniziativa - ha detto la Segretaria della Filcams Cgil Padova, Marquidas Moccia - che da qualche anno sta diventando una tradizione e che, simbolicamente, vuole portare la nostra solidarietà a tutte quelle lavoratrici e lavoratori che pur non essendo impegnati in attività lavorative essenziali, come chi opera nel commercio, oggi è costretto a rinunciare a stare qui in Piazza e deve rinunciare alla sua Festa. Stiamo parlando di quelle stesse lavoratrici e gli stessi lavoratori che durante i tempi della pandemia, quando c'era bisogno di loro, venivano chiamati eroi ma per cui non è assolutamente cambiato niente ed oggi ne constatiamo la grave carenza, soprattutto nei settori del turismo e del terziario. E tutto ciò senza che ci si interroghi sulle ragioni di questa grave carenza, a partire dalla scadente qualità del lavoro da svolgere, dalla troppa flessibilità richiesta, dal troppo precariato imposto e dal bassissimo livello degli stipendi con cui, in cambio di tutto ciò, si viene ripagati. Ecco perché, queste lavoratrici e lavoratori meritano la nostra solidarietà, espressa simbolicamente da una rosa".

La dichiarazione della Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Marquidas Moccia, rilasciata a 7 Gold Telepadova 

Tavolo prefettizio sui problemi vigilanza privata e servizi fiduciari. Filcams, Fisascat e Uiltucs: "Prima riunione molto proficua"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sulla riunione del tavolo prefettizio

Riunione del Tavolo Prefettizio sui problemi della sicurezza nei settori della vigilanza privata e servizi fiduciari con la partecipazione di sindacati e aziende

Filcams Cgil Padova, Fisascat Cisl Padova e Rovigo e UilTuCS Padova: “Individuato nell’enorme numero di straordinari, ben al di sopra del limite previsto dal CCNL (scaduto da ben 7 anni!), uno dei fattori più critici per la sicurezza delle guardie giurate. Tre le linee di azione che abbiamo deciso tutti insieme di seguire per affrontare i numerosi problemi del settore”

Per ciò che attiene il trasporto valori molta attenzione è stata posta sulle azioni da intraprendere al fine di garantire maggior tutela contro i rischi corsi quotidianamente da chi svolge questo servizio”

Nel corso di un incontro di qualche settimana fa, il Prefetto Raffaele Grassi si era assunto l’impegno di convocare entro breve tempo un tavolo di confronto permanente che riunisse, oltre al Questore di Padova Antonio Sbordone, anche le Organizzazioni Sindacali e le Aziende che operano nella vigilanza privata e servizi fiduciari per provare a trovare delle soluzioni ai numerosi problemi che attanagliano il settore.

Com’era lecito attendersi, il Prefetto è stato di parola e nel tardo pomeriggio di giovedì 15 dicembre si è riunito per la prima volta il tavolo in questione intorno al quale, oltre al Prefetto e Questore, c’erano Filcams Cgil Padova, Fisascat Cisl Padova e Rovigo e UilTuCS Padova, rappresentate, rispettivamente dalla Segretaria Generale Marquidas Moccia, dall’operatore Enrico De Peron e dal Segretario Generale Fernando Bernalda, con Maurizio Barbieri dell’UGL e i rappresentanti delle maggiori aziende di vigilanza privata che operano nel territorio padovano, quali Civis, Fidelitas, Ranges, Padova Controlli e Ska Sicura.

“Desideriamo ringraziare – hanno esordito i rappresentanti dei sindacati confederali Filcams, Fisascat e Uiltucs – il Prefetto Raffaele Grassi e il Questore di Padova, Antonio Sbordone, per la celerità con cui è stato convocato questo tavolo e la disponibilità dimostrata al fine di mediare tra noi e le aziende per poter individuare delle azioni comuni che possano favorire la soluzione dei numerosi problemi di sicurezza del settore della vigilanza, in particolare per chi opera armato e nel trasporto valori. Siamo consapevoli che non è questo un tavolo di contrattazione tra le organizzazioni sindacali e le Aziende però abbiamo giudicato positivamente la loro disponibilità a fornire il loro punto di vista sui fattori di crisi del settore”.

“Al termine di questo primo incontro – hanno aggiunto le sigle sindacali – sono tre i punti su cui abbiamo convenuto una comune linea di azione. Il primo che ci siamo assunti noi sindacati confederali è quello di inviare una comunicazione congiunta in cui rappresenteremo l’urgenza del rinnovo del CCNL e soprattutto dell’aumento delle retribuzioni del personale. È pacifico che questi non sono argomenti che possono essere risolti in questo tavolo però, e ne sono consapevoli tutti, rappresentano una vera e propria emergenza sociale e la principale causa dei problemi di sicurezza del settore. È sotto gli occhi di tutti che nessuno vuole più fare questo mestiere e chi lo fa, cerca di abbandonarlo a causa dei salari da fame che riceve a fronte dei numerosi rischi che corre. Le stesse Aziende ne sono perfettamente consapevoli. La conseguenza è che chi rimane si trova oberato di ore di servizio e carichi di lavoro imponenti. A questo si aggiunge che tutto ciò non favorisce la formazione del personale, tanto fondamentale quanto sostanzialmente ignorata. E anche la sua stessa selezione ormai è saltata: stante la carenza, chi arriva viene assunto subito abbia o meno le capacità, nonostante la delicatezza dell’incarico. È evidente che tutto questo non può che avere un forte impatto nel settore e su questo hanno convenuto tutti”.

“Come secondo punto – proseguono Moccia, De Peron e Bernalda – abbiamo dato la disponibilità di segnalare alla questura quelle situazioni di particolare rischio, che ci vengono a nostra volta indicate dai lavoratori, in modo da permettere verifiche e fare la richiesta di interventi urgenti per il ripristino delle condizioni minime di sicurezza. Infine, terza disponibilità, questa volta da parte di Prefettura e Questura, è quella di avviare una collaborazione tra i presidi di sicurezza pubblici (Forze di Polizia di Stato e Locale) e gli Istituti di Vigilanza per garantire un innalzamento dei livelli di sorveglianza, sulla stessa linea di quanto previsto dal Protocollo d’Intesa “Mille occhi sulla città” Un’occasione per le aziende di vedersi accreditate nei confronti delle Istituzioni e per i lavoratori di poter fare più formazione rispetto all’attuale”.

“Dal confronto con le Aziende – concludono i tre sindacalisti – è emersa chiaramente la loro consapevolezza sui problemi del settore. Mancanza di personale, eccesso di ore straordinarie, formazione assolutamente deficitaria, sono tutti fattori di crisi che conoscono bene e su cui c’è condivisione. Le soluzioni sono indubbiamente complicate da individuare non essendo un lavoro appetibile perché mal retribuito e pericoloso. Come troppo spesso avviene, le conseguenze ricadono sulla salute e sicurezza dei lavoratori. E questo accade anche quando le aziende introducono tecnologia per aumentare la loro sicurezza perché i ritmi di lavoro elevati e lo stress fanno saltare le procedure, mancando il tempo per metterle in pratica. Inutile aggiungere che in questo modo si finisce solo per rendere vani gli sforzi per garantire proprio la sicurezza del personale.”

 
 
 
 
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