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Vertenza Konecta: senza fine il calvario deI dipendenti dell’azienda impiegati sulla commessa E.ON. Slc Cgil Veneto: “Appalti al ribasso e incertezza normativa mettono a rischio trenta posti di lavoro a Padova”

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla vertenza alla Konecta spa di Padova

La crisi che sta colpendo Konecta SpA, realtà leader a livello mondiale nel Customer Experience Management e nell'outsourcing, rappresenta l'ennesimo segnale di un sistema produttivo in profonda sofferenza. L’azienda, che ha ereditato la storica struttura di Comdata e mantiene una sede operativa a Padova, sta attraversando una fase di riorganizzazione estremamente dolorosa che ha riacceso i riflettori su una crisi che la Slc Cgil Veneto definisce cronica. Da oltre quindici anni, infatti, i professionisti impiegati in questa realtà vivono in un limbo costante, sostenuti solo dagli ammortizzatori sociali e minacciati da una precarietà che sembra essere diventata la norma.

"Questa situazione – interviene attraverso una nota la Slc Cgil Veneto – è determinata dalla scelta scellerata dei committenti, in questo caso il gruppo energetico E.ON (uno tra i primi in Europa), che continuano a lanciare gare d’appalto basate sul massimo ribasso, trasformando di fatto il lavoro in una merce da svendere al miglior offerente. Il risultato è che il destino di trenta lavoratrici e lavoratori oggi è appeso a un filo a causa di un modello di business che privilegia i numeri rispetto alla dignità umana, calpestando le necessità di decine di famiglie che dipendono da questo impiego per il proprio sostentamento”.

"La vertenza – prosegue il sindacato – si complica ulteriormente a causa di quello che appare come un vero e proprio giallo legato alla clausola sociale, ovvero lo scudo legale che dovrebbe garantire la continuità del posto di lavoro nei passaggi di appalto. Accade infatti che nel bando di gara la clausola non sembrerebbe esplicitata correttamente, lasciando spazio a interpretazioni ambigue e pericolosi fraintendimenti che rischiano di trasformare questa protezione fondamentale in una farsa, un sostanziale scudo di cartone assolutamente insufficiente a difendere i dipendenti proprio nel momento di loro massima necessità. E questo non lo permetteremo mai”.

"Per queste ragioni non ci fermeremo a un tavolo di confronto regionale – conclude la Slc Cgil Veneto – ma abbiamo già comunicato ufficialmente a Konecta l’intenzione di portare la protesta direttamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, perché è inaccettabile che in Italia si permetta ancora questo calvario senza fine, dove le persone vengono mandate al macero in nome di un risparmio che puzza di amara beffa che, non solo, calpesta diritti e dignità di lavoratrici e lavoratori, ma sta fattivamente smantellando il futuro del settore dei servizi nel nostro Paese”.

Slc Cgil Veneto: "La sicurezza dei lavoratori di Poste Italiane non può essere un gioco di improvvisazione. Anche l’altro ieri, l’ennesimo incidente sul lavoro al Centro di Meccanizzazione Postale"

A seguito dei recenti, e meno, eventi atmosferici, la Slc Cgil del Veneto denuncia per l’ennesima volta le gravi carenze nella gestione della sicurezza all'interno dei Centri di Meccanizzazione Postale (CMP) di Poste Italiane. L’azienda parla sempre di “piogge eccezionali” e di lavoratori “allontanati per sicurezza”, ma la realtà raccontata dai dipendenti è ben diversa e mostra una totale assenza di investimenti e manutenzione.

Nei magazzini, i lavoratori si trovano costretti a operare in condizioni precarie e pericolose. Le cassette gialle, destinate alla corrispondenza, sono usate come secchi per raccogliere l'acqua che piove dai soffitti, mentre i cartoni, che dovrebbero proteggere pacchi e lettere, vengono stesi a terra per assorbire l’umidità, trasformando le aree di lavoro in percorsi a ostacoli scivolosi e insicuri.

"Sappiamo già – afferma Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto – che Poste Italiane userà l'ennesima risposta fotocopia, tanto che ci viene il dubbio che l’azienda utilizzi l'intelligenza artificiale per rispondere alle nostre denunce, ma la realtà dei fatti è che le misure di sicurezza che Poste sostiene di aver sempre osservato, alla fine consistono nel mettere a terra dei cartoni, che non fanno altro che aumentare il rischio di infortuni, e nel non avere preposti che tutelino la sicurezza. Davanti a questo stato di cose non possiamo non chiederci quali siano le loro priorità."

“È profondamente sbagliato – insiste il funzionario della Slc Cgil Veneto – continuare a parlare, come fa Poste ogni volta, di ‘piogge eccezionali’ o ‘eventi sporadici’, quando nella realtà dei fatti, per effetto del cambiamento climatico, questi eventi avvengono ormai frequentemente. Il problema, piuttosto, è che la mancanza di una manutenzione adeguata rende la situazione critica anche con piogge di lieve intensità. Inoltre, la carenza di personale qualificato e responsabile è evidente anche in altre situazioni di emergenza, come il recente allarme antincendio scattato accidentalmente, per il quale non era presente alcun responsabile aziendale in grado di fornire chiarimenti. Un’assenza che aumenta la possibilità di incidenti sul lavoro tanto da renderli all’ordine del giorno, come quello successo l’altro ieri (mercoledì 10 settembre ndr), quando all’interno del CMP un lavoratore si è infortunato, finendo al Pronto Soccorso e procurandosi 20 giorni di prognosi. E naturalmente, anche in questa occasione, il preposto alla sicurezza era assente. Chiediamo a Poste: deve scapparci la vittima, affinché si veda qualcuno?”  

“Noi – conclude Stefano Gallo – siamo fermamente convinti che la salute e la sicurezza dei lavoratori siano un diritto inalienabile e non un’opzione. Non si può sempre ridurre tutto a un comunicato stampa che minimizza i problemi. Il personale di Poste Italiane merita ambienti sicuri e dignitosi, non di essere esposto a pericoli che potrebbero essere evitati con una corretta manutenzione e un'adeguata pianificazione. Le lavoratrici e i lavoratori di Poste Italiane non ne possono più di questo teatrino del 'fai-da-te' con cartoni e cassette gialle. Chiediamo a Poste Italiane di smettere di rispondere con risposte standardizzate e di investire concretamente nella sicurezza dei suoi dipendenti. La loro salute non è una barzelletta e gli incidenti sul lavoro non fanno ridere per niente".

   

Sicurezza e salute: la Cgil attacca Poste Italiane sulla situazione critica al Centro di Smistamento di Padova

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Corriere Veneto sulla difficile situazione denunciata dalla Slc Cgil Veneto al Centro di Smistamento di Padova

Slc Cgil Veneto: “Da oltre due anni Poste Italiane ignora le nostre segnalazioni riguardanti le croniche problematiche sulla sicurezza e la tutela della salute degli oltre 500 dipendenti che operano presso il Centro di Smistamento di Padova”



La Slc Veneto denuncia la grave e prolungata situazione di incuria che affligge il Centro di Smistamento di Padova, un hub che impiega oltre 500 lavoratori e lavoratrici. Nonostante le decine di segnalazioni inoltrate negli ultimi due anni dalla RSU, dalla Segreteria Provinciale e Regionale e dal RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), le problematiche di salute e sicurezza sono state in gran parte ignorate o considerate secondarie.

"Questo stabilimento – dichiara il Coordinatore Regionale Stabilimenti della Slc Cgil Veneto, Lucio Costantin – soffre di problemi strutturali, resi drammaticamente evidenti da ogni perturbazione atmosferica, che provoca allagamenti e condizioni di rischio per lavoratori e attrezzature. Ma nonostante l’evidenza della situazione Poste Italiane non riesce a comprendere che non bastano più soluzioni improvvisate. Al contrario, servono interventi concreti di contenimento e vere misure di messa in sicurezza, nel rispetto delle normative vigenti. Chiediamo la massima trasparenza e condivisione per non renderci tutti complici di un 'peggio' che poteva essere evitato".

“Di fronte a questo atteggiamento irresponsabile di Poste Italiane – sottolinea e conclude Costantin – la Slc Cgil si è vista costretta, non solo, a rivolgersi agli organi ispettivi competenti (SPISAL e Ispettorato del lavoro) ma anche a denunciare pubblicamente questa situazione, a causa dell’ostinazione e della mancanza di riscontri da parte della divisione PCL (Posta, Comunicazione e Logistica) di Poste Italiane. E sia chiaro che, la nostra, non è una iniziativa preordinata, bensì una reazione proprio ai comportamenti della Divisione PCL. E la protesta continuerà finché i problemi non saranno risolti”.

Anche il funzionario della Slc Cgil Veneto, Stefano Gallo, critica duramente la gestione aziendale: “Quel che succede è inaccettabile. Poste Italiane continua a scaricare le responsabilità sul preposto di turno e a lavarsi le mani di fronte alle emergenze quotidiane. Sono anni che come Cgil denunciamo che i dirigenti dell'azienda lasciano il preposto di turno in balia di tutte le responsabilità, ignorando non solo le nostre segnalazioni ma anche quelle del RLS che è proprio l’organo giuridico da consultare nella valutazione dei rischi”.

"La sensazione – prosegue Gallo – è che Poste Italiane, magari premiando, sotto il profilo della carriera, alcune complicità sindacali di chi è disposto a tacitare piuttosto che affrontare le ignobili condizioni di insicurezza e precarietà che quotidianamente centinaia di lavoratrici e lavoratori subiscono, preferisca continuare ad ignorare irresponsabilmente i problemi. Ed è inevitabile che così, continuando a nascondere la polvere sotto il tappeto, prima o poi, esploderanno”.

“Davanti a tutto questo – concludono i due esponenti della Slc Cgil Veneto – vogliamo dire, con forza, che non siamo disposti ad assistere passivamente a questo baratto a danno della salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori, fatte diventare ‘merce di scambio’ da parte di chi ha responsabilità, sia aziendali che sindacali, in Poste Italiane. Se lo mettano bene in testa: la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro sono un diritto e i diritti vengono prima di tutto. Chiarito questo, non possiamo che dichiarare la nostra disponibilità ad un leale confronto volto alla risoluzione dei problemi ma anche ribadire che, in assenza di riscontri, proseguiremo nella vertenzialità finora portata avanti con coerenza e determinazione”.

Ufficio Postale di Abano Bagni, Slc Cgil Veneto: "Si riattivi il turno pomeridiano e si collabori con il Comune per una nuova sede"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla situazione degli Uffici Postali di Abano Terme
Slc Cgil Veneto: "Urgente riaprire il turno pomeridiano ad Abano Bagni. Il Comune pronto a offrire un nuovo stabile, ma Poste tace"

La Slc Cgil del Veneto segnala con preoccupazione la grave situazione che sta vivendo il personale e l’utenza degli Uffici Postali nel Comune di Abano Terme, con particolare riferimento all’Ufficio di Abano Terme 2 (via Matteotti) e a quello di Abano Bagni, il cui turno pomeridiano risulta ancora sospeso da tempo.

La mancata riattivazione del pomeriggio presso l’Ufficio di Abano Bagni sta generando sovraccarico operativo e forti criticità logistiche sull’UP di via Matteotti che fatica a gestire da solo l’intero bacino di utenza del Comune, specialmente durante i periodi di maggiore afflusso turistico e termale. La popolazione, spesso anziana e con esigenze complesse, sta subendo ritardi e disservizi, mentre il personale è sottoposto a carichi di lavoro insostenibili.

A fronte di questa situazione, l’Amministrazione Comunale di Abano Terme si è dimostrata disponibile a collaborare per trovare soluzioni concrete: in particolare ha offerto la disponibilità di un nuovo stabile, più moderno e spazioso, che si trova a 100 metri dall'attuale ufficio. Si tratta di un gesto, concreto e importante, che dimostra la volontà del territorio di sostenere un servizio pubblico fondamentale come quello postale.

Tuttavia, Poste Italiane non ha finora dato alcun riscontro alle sollecitazioni per la riapertura del turno pomeridiano, né per l'attivazione di un nuovo punto di servizio nel Comune.

La Slc Cgil, oltre a richiedere il ripristino del turno pomeridiano ad Abano Bagni, invita anche Poste Italiane a collaborare con il Comune per la nuova sede, visto che lo stabile offerto è nuovo e darebbe una migliore immagine dell'azienda oltre a contribuire ad un miglioramento dell'ambiente lavorativo. 

Il diritto dei cittadini a un servizio efficiente non può essere subordinato a logiche di risparmio. La dignità del lavoro del personale postale merita rispetto.

La SLC CGIL continuerà a vigilare e, se necessario, metterà in campo ogni azione utile per tutelare lavoratori e cittadinanza.

Slc Cgil Veneto: Chiusure uffici postali a Padova per problemi di climatizzazione, conseguenze della mancata prevenzione

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla denuncia della Slc Cgil Veneto riguardo alla chiusura di Uffici Postali a causa dei problemi agli impianti di climatizzazione
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La Slc Cgil Veneto denuncia con forza le gravi criticità che stanno colpendo numerosi uffici postali nella provincia di Padova, costretti alla chiusura o a riduzioni di servizio a causa del mancato funzionamento degli impianti di climatizzazione messi a dura prova dalle grandi ondate di caldo in questo inizio dell’estate.

“Ancora una volta – attacca Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto – ci troviamo a fronteggiare una situazione ampiamente prevedibile, per la quale avevamo più volte sollecitato Poste Italiane ad attuare interventi strutturali e programmati di manutenzione e prevenzione. Purtroppo, nulla è stato fatto, o troppo poco e troppo tardi. E adesso siamo a questo punto: non passa giorno che non giunga la notizia di un ufficio postale chiuso uno o più giorni. Per esempio, solo per citare gli ultimi, quello di Ponso, Abano 2 e Tribano. E pensare che Poste Italiane, senza alcun senso del pudore, per giustificare tali chiusure parla di lavori strutturali o di manutenzione straordinaria. Siamo al ridicolo”.

“La verità – prosegue il sindacalista della Cgil – è che le condizioni di lavoro stanno diventando sempre più insostenibili per il personale, costretto a operare in ambienti con temperature ben oltre i limiti di legge e con soluzioni temporanee obsolete. A questo si aggiunge il disagio arrecato all'utenza, soprattutto alle persone anziane, che si vedono negato un servizio pubblico essenziale”.

"Ma sia ben chiaro – scandisce Stefano Gallo – che la responsabilità di quanto sta accadendo ricade interamente sull'azienda, che ancora una volta antepone logiche di risparmio a scapito della dignità dei dipendenti e della qualità del servizio. E non possiamo nascondere che il nostro sospetto è che questa situazione possa essere anche una strategia per sopperire alla cronica mancanza di personale”.

“Per questo motivo – conclude il funzionario della Slc Cgil Veneto – sollecitiamo Poste Italiane a redigere al più presto un piano straordinario e urgente per il ripristino della piena funzionalità degli impianti di climatizzazione. In secondo luogo, chiediamo un tavolo di confronto permanente con le Organizzazioni Sindacali regionali e territoriali per pianificare una manutenzione preventiva e trasparente degli impianti. E infine, invitiamo le istituzioni competenti, Asl inclusa, ad intervenire per verificare il rispetto delle normative sulla salute nei luoghi di lavoro. Dal canto nostro, come SLC CGIL Veneto, garantiamo che continueremo a vigilare e a mobilitarci per la tutela dei diritti e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori e per garantire un servizio postale efficiente e dignitoso alla cittadinanza”.

Il servizio del TGR Veneto di circa un anno fa con la denuncia della Slc Cgil Veneto riguardante gli stessi problemi denunciati in questo giugno del 2025

Fuga di odori al Centro di Smistamento di Padova: Poste Italiane latitante, SLC CGIL Veneto chiede risposte immediate per la salute dei lavoratori

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Gazzettino e Corriere Veneto sulla situazione al Centro Smistamento Poste di Padova
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La SLC CGIL Veneto denuncia con fermezza la grave situazione in atto presso il Centro di Smistamento (CS) di Padova e informa che, giorni fa, forti esalazioni maleodoranti hanno invaso gli ambienti di lavoro, provocando effetti preoccupanti sulla salute dei dipendenti.

“Nonostante le nostre tempestive segnalazioni – dice Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto – e l'allerta allo SPISAL, Poste Italiane non ha ancora fornito alcuna risposta né intrapreso azioni concrete per individuare la causa del problema o tutelare il personale. Nel frattempo, i lavoratori continuano a manifestare sintomi come mal di testa, nausea e difficoltà respiratorie, segno inequivocabile che l'ambiente di lavoro è insalubre e pericoloso. L'inerzia dell'azienda è inaccettabile e calpesta i diritti fondamentali di chi opera quotidianamente nel centro”.

“Per questo – attacca Stefano Gallo – la SLC CGIL Veneto chiede con urgenza, innanzitutto, un intervento immediato di Poste Italiane per accertare le cause delle esalazioni e bonificare l'area. Crediamo sia necessario un confronto immediato con le rappresentanze sindacali territoriali affinché ci sia una concreta tutela della salute dei lavoratori, introducendo la possibilità di sospendere temporaneamente le attività nei reparti coinvolti, qualora le condizioni lo rendessero necessario.

“Restiamo in attesa di risposte immediate e concrete – conclude Stefano Gallo – e avvisiamo l’azienda che in assenza di atti formali, valuteremo ogni azione necessaria per garantire la sicurezza e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti”.

Le parole del funzionario della Slc Cgil Veneto, Stefano Gallo, nel servizio di Telenordest dedicato al caso

Ottimo esito dello sciopero del settore delle telecomunicazioni: a Padova, il presidio spontaneo davanti alla sede di Confindustria Veneto Est

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Corriere Veneto sullo sciopero del settore Telecomunicazioni del 31 marzo
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“Nonostante il contratto del settore telecomunicazioni sia scaduto ormai da due anni, dopo una trattativa serrata che sembrava essere arrivata ad un buon punto, lo scorso 18 dicembre – data in cui si prevedeva di chiudere la negoziazione – Asstel, l’associazione di categoria aderente a Confindustria che rappresenta la filiera delle telecomunicazioni, ha deciso di evitare di entrare nel merito dei punti irrisolti della contrattazione e soprattutto non ha fornito nessuna rassicurazione sull’aumento contrattuale richiesto dalle organizzazioni sindacali determinando la rottura del tavolo. E tutto questo succede mentre sono molti i Call Center che stanno uscendo dal CCNL
TLC per passare al Contratto Cisal, decisamente meno remunerativo e con
molte meno garanzie e tutele rispetto al primo. Ce n’è abbastanza per dire basta e proclamare lo sciopero nazionale!”.

Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Com l’avevano annunciato e così è stato. Ieri, lunedì 31 marzo, 20 piazze italiane si sono riempite delle lavoratrici e lavoratori del settore delle Telecuminicazioni e dei call center e anche Padova ha fatto la sua parte. Una cinquantina di operatori del settore, infatti, hanno fatto un presidio e sventolato le bandiere dei sindacati confederali sotto le finestre di Confindustria Veneto Est per chiedere agli industriali di ritornare al tavolo delle trattative per il rinnovo del CCNL e per sollecitare con forza regole che mettano in sicurezza il settore e politiche che rilancino un settore strategico per l’intero sistema paese.

“Una mobilitazione che ha colto nel segno – ha detto Alessandra Milani, Segretaria Regionale della Slc Cgil Veneto – per un rinnovo contrattuale di un settore che nella nostra provincia dà lavoro, compreso l’indotto, a circa 6 mila dipendenti. Una protesta sacrosanta causata dall’atteggiamento di Asstel assolutamente refrattaria a venire incontro alle nostre rivendicazioni economiche che sono molto semplici: vogliamo 260 euro in più, che ci sembra una cifra minima per riuscire a ripristinare un po’ di potere acquisto dei salari di lavoratrici e lavoratori eroso dall’inflazione degli ultimi anni. E tutto ciò avviene in un settore strategico e di vitale importanza che, grazie al lavoro delle operatrici e operatori, non si è mai fermato neanche in piena pandemia. È chiaro che se Asstel continuerà a non voler sentire parlare di aumento, il livello di scontro non potrà che alzarsi con un’intensificazione della mobilizzazione”.

 

Il servizio di Telenordest sulla protesta di Slc Cgil Veneto, Fistel Cisl Veneto e Uil Com Veneto

Vittoria della Cgil al Tribunale di Padova: dichiarata illegittima una sanzione comminata ad una dipendente che aveva rifiutato una "promozione a tempo determinato" data per coprire la carenza di personale

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Il Giudice del Lavoro dichiara illegittima una sanzione disciplinare comminata da Poste Italiane ad una lavoratrice che aveva rifiutato la “promozione a tempo determinato” a direttrice di un ufficio postale a cui era stata trasferita per coprirne la carenza di personale
 
Cgil Padova e Slc Cgil Veneto: “Sentenza preziosa: è il secondo Giudice del Lavoro che sanziona l’uso strumentale del “facente funzione di direttore” da parte di Poste Italiane. E siamo in attesa di altre due sentenze su casi del tutto analoghi”.
 
“Punita l’arroganza di Poste Italiane: l’auspicio è che certe situazioni si possano risolvere attraverso delle normali relazioni sindacali e non in Tribunale”.
 
Il Giudice, definitivamente decidendo, dichiara illegittima la sanzione dell’ammonizione scritta applicata (ndr: alla lavoratrice) per il fatto per cui è causa; condanna Poste Italiane s.p.a. a rifondere le spese di causa, che liquida in Euro 2500,00 di compensi, oltre spese generali, cp e iva; da distrarsi in favore del procuratore antistatario”. È con questa formula che il Giudice del Lavoro di Padova, Dott. Mauro Dallacasa, ha chiosato la sentenza emessa circa un paio di settimane fa e che segna l’indubitabile vittoria di una coraggiosa lavoratrice che non ha esitato a rivolgersi al Tribunale pur di non veder calpestati i propri diritti. 
 
“Questa storia iniziata circa un anno fa – dicono Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto che ha seguito questo e altri casi analoghi e Marianna Cestaro della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – è emblematica sul comportamento di Poste Italiane nel caso di contrasti con i propri dipendenti. A questi è chiesto di obbedire pedissequamente anche di fronte a scelte aziendali decisamente discutibili. La difficoltà a tenere normali relazioni sindacali, poiché Poste rifiuta il dialogo con la nostra Organizzazione Sindacale, ci costringe ad arrivare in Tribunale anche per le più semplici questioni, quali i provvedimenti disciplinari”.
 
“Nello specifico alla lavoratrice – spiegano il funzionario della Slc Cgil Veneto e la Segretaria Confederale della Cgil di Padova – è stato richiesto di svolgere le funzioni di reggente/direttore presso un ufficio diverso dal suo, per sostituire un’assenza; il CCNL sulla materia parla chiaro: per fare il direttore di un ufficio postale serve un livello superiore a quello “C” in cui lei è inquadrata. Lei correttamente si è detta disponibile ad andare in sostituzione ma come sportellista, non come direttrice. Niente da fare, dopo vari colloqui e molte pressioni, alla lavoratrice viene inviata un’ammonizione scritta. È un’ingiustizia, per altro destinata a ripetersi dato che Poste è costantemente sotto organico e non intende assumere il personale necessario a far funzionare correttamente gli uffici. A questo punto la lavoratrice si rivolge a noi della Slc Cgil, che convochiamo Poste Italiane ad un incontro presso l’Ispettorato del Lavoro, a cui Poste Italiane decide di non presentarsi. Vista l’impossibilità di risolvere la diatriba per via sindacale decidiamo di intraprendere quella giudiziale e ci siamo quindi rivolti allo Studio Giancarlo Moro per ricorrere in Tribunale”. 
 
“Sia chiaro che noi della Cgil – proseguono Stefano Gallo e Marianna Cestaro – non siamo contrari al fatto che una lavoratrice o lavoratore, su richiesta dell’azienda e per brevi periodi, possa andare a ricoprire un ruolo che può presentare dei vantaggi sia dal punto di vista economico che formativo. Ma prima Poste deve mettere lavoratrici e lavoratori nelle condizioni di operare in sicurezza, per sé stessi e per l’utenza. Ricordiamo che il ruolo di direttore prevede responsabilità decisamente importanti e penalmente rilevanti. Inoltre la richiesta dovrebbe essere posta su base volontaria e non obbligatoria. Siamo soddisfatti della sentenza che vede riconosciuto ancora una volta un principio importante, per la quale ringraziamo lo Studio Legale dell’Avvocato Giancarlo Moro e la Dott.sa Alessia Italiano che ha rappresentato la lavoratrice durante la causa. Lo stesso Studio Legale, ad aprile scorso, ci ha rappresentato anche in un’altra causa del tutto analoga e conclusasi anch’essa positivamente. E sempre Moro ci segue in altre due vicende processuali uguali, di cui attendiamo la sentenza, che riguardano ancora l’illegittimità di sanzioni emesse da Poste Italiane nei confronti di lavoratrici adibite impropriamente a ruoli di direzione semplicemente per coprire la grave carenza di personale cronica in tutti gli uffici postali e ancora più pesante in quelli in Provincia”.
 
“Perché è questo il vero nodo della questione – concludono i due rappresentanti sindacali – e cioè che queste situazioni si creano perché a Poste Italiane manca il personale necessario a garantire un buon servizio alla cittadinanza. E le cose, senza interventi strutturali che vadano oltre alla semplice toppa, non possono che peggiorare. Sindacalmente parlando questo è il tavolo di lavoro su cui confrontarci, liberando le sedi giudiziarie da cause assolutamente evitabili.”
 
Sul caso, interviene a conclusione anche l’Avv. Giancarlo Moro che commenta: “Le due sentenze hanno chiarito che tra gli obblighi del lavoratore non rientra l’accettazione di una promozione ad una qualifica superiore, che può rivelarsi strumentale, anche se la promozione presuppone il miglioramento delle condizioni salariali. In questo caso nessuna negligenza poteva essere rimproverata alle due dipendenti interessate ed ingiustamente sanzionate. Il loro comportamento è stato infatti ispirato da una valutazione realistica del loro grado di formazione, dai rischi connessi al nuovo incarico e da senso di responsabilità”.