Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla vicenda
Come Organizzazioni Sindacali prendiamo atto che, a seguito delle voci già circolate, è stata resa ufficiale l’operazione societaria che prevede il passaggio di ISOCLIMA dal fondo STIRLING SQUARE al fondo italiano di investimento SGR e THE EQUITY CLUB .
Nel rispetto dei rispettivi ruoli, seguiremo con attenzione l’evoluzione dell’operazione in attesa di conoscere il futuro piano industriale, che rappresenterà un elemento centrale per valutare investimenti, prospettive produttive, occupazionali e organizzative del Gruppo.
Ciò che per noi è fondamentale è che venga garantita la piena continuità delle relazioni sindacali e che prosegua regolarmente il confronto sui temi della contrattazione di secondo livello, nel rispetto degli accordi esistenti e delle prerogative sindacali.
Auspichiamo pertanto un proseguo su tutto ciò, consapevoli che quanto costruito, dal consolidamento delle RSU, agli accordi di secondo livello, sono un valore aggiunto, nella convinzione che il dialogo e la partecipazione siano condizioni indispensabili per accompagnare eventuali percorsi di sviluppo e tutelare il lavoro e le professionalità presenti in Isoclima.
Le segreterie territoriali di FILCTEM CGIL FEMCA CISL UILTEC UIL
Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sul rifiuto della Filctem Cgil di sottoscrivere l'accordo per la Cassa Integrazione per i lavoratori del magazzino logistico di Safilo a Padova
Filctem Cgil Padova: “Safilo non è un azienda in crisi, il ricorso sistematico alla cassa integrazione è dovuto solo a motivi organizzativi: abbiamo detto basta!”
La Filctem CGIL di Padova ha annunciato la sua decisione di non firmare l'accordo per la cassa integrazione richiesta da Safilo per il periodo che va dal 3 ottobre al 28 dicembre 2025. Una scelta emersa ieri (mercoledì, 24 settembre), durante il cosiddetto “esame congiunto” tra l’azienda e i sindacati – vale a dire quel confronto, obbligatorio per legge, finalizzato ad analizzare le motivazioni che hanno portato alla richiesta dell’ammortizzatore sociale e alla sottoscrizione di un accordo che regolamenti l’utilizzo della cassa – che interesserà i reparti magazzino e qualità, coinvolgendo 186 operai e 52 impiegati e quadri.
“Sono ormai 5 anni – spiega Nicoletta Rampazzo, Segretaria Generale della Filctem Cigl Padova – che Safilo, a fronte dei ciclici e fisiologici cali di volumi gestiti nel magazzino logistico di Padova, ricorre alla Cassa Integrazione. Possiamo affermare che tale ricorso ormai è diventato sistematico ed è arrivato il momento di dire basta. Una soluzione, a cui l'azienda è sempre ricorsa, per gestire quelle che sono normali e prevedibili fluttuazioni dei volumi produttivi, scaricando sui lavoratori il rischio d'impresa e causando loro perdite economiche significative”.
“Voglio sottolineare – prosegue la sindacalista – che il ricorso agli ammortizzatori sociali non è dovuto a una crisi aziendale. Safilo non è in crisi: nel primo semestre del 2025, ha registrato un incremento significativo dell'utile netto e dei margini. Inoltre, l'impatto dei dazi non ha fortunatamente avuto ripercussioni negative finora”.
“Per questo – attacca Nicoletta Rampazzo – non siamo d’accordo con l’ennesimo utilizzo della Cassa Integrazione e abbiamo detto no. Sono anni che chiediamo all’azienda, senza successo, una diversa organizzazione del lavoro che permetta di trovare alternative per gestire le dinamiche del mercato che provocano queste oscillazioni dei volumi. Inoltre, abbiamo anche proposto di integrare il reddito dei dipendenti, ad esempio con forme di welfare, per sostenere le famiglie colpite dalla riduzione dello stipendio. Ma anche su questo non abbiamo ottenuto risposte positive”.
“È arrivato il momento – conclude la Segretaria Generale della Filctem Cgil Padova - di lanciare un segnale chiaro all'azienda: Safilo ha la capacità e il dovere di organizzarsi in modo differente per gestire le dinamiche di mercato perché non accettiamo che si continui sistematicamente a fare cassa sulla pelle delle persone, specialmente in Veneto, la regione d’Italia dove i salari hanno subito la più importante perdita di potere d'acquisto”.
Sciopero nazionale ieri, lunedì 6 maggio, delle lavoratrici e lavoratori del Gruppo Hera che hanno incrociato le braccia per protestare contro le politiche della MultiUtility quotata in borsa che controlla le municipalizzate che si occupano dei servizi di molte città del nord est e dell’Emilia. A Padova, una folta rappresentanza di lavoratori ha effettuato un presidio davanti al Comune di Padova, un luogo non scelto a caso alla luce del fatto che il Comune è azionista del gruppo ed è quindi il soggetto idoneo a cui chiedere di esercitare un maggior controllo sulle scelte di governance dell'Azienda, a tutela degli interessi di dipendenti e di tutta la cittadinanza. A ricevere il messaggio il vicesindaco Andrea Micalizza, sceso sul Liston per ascoltare le ragioni dei sindacati che hanno organizzato il presidio, vale a dire le segreterie territoriali di Filctem e Fp Cgil, Femca Cisl, Fit Cisl e Flaei Cisl, Uiltec e Uiltrasporti e Fiadel. Ne è nato un confronto molto pacato e la promessa, da parte di Micalizzi, di convocare al più presto un tavolo per affrontare tutte le questioni all’origine della protesta.
“Gli incontri con Hera – ha spiegato Nicoletta Rampazzo della Filctem Cgil Padova – sono iniziati già a febbraio dello scorso anno ma si sono sempre conclusi con un nulla di fatto. Il problema che ravvisiamo è che Hera è indirizzata prevalentemente a politiche finanziarie, anche se fornisce servizi e non dice il vero su molti punti: per esempio, dichiara 1500 assunzioni ma in realtà sono 23 perché il totale deriva dall’acquisizione di altre aziende. I dipendenti per le emergenze sono, nei fatti, solo uno per ogni Comune ed è una situazione insostenibile, considerato l’alto numero di cantieri attivi per le opere legate al PNRR. Cosa fa quindi Hera? Esternalizza e pazienza se non ci sono gli operatori per controllare i lavori con tutto quel che ne deriva in tema di sicurezza. Voglio ricordare che nel 2012 fu firmato un protocollo con i Comuni di Padova e Trieste che aveva l’obiettivo di tutelare i lavoratori, prevedeva la crescita dell’occupazione, limitava gli appalti esterni e li vietava al minimo ribasso per AcegasAps. È letteralmente rimasto lettera morta. Per questo nei giorni scorsi abbiamo incontrato il Sindaco Giordani e l’Assessora Ragona per chiedere di operare insieme agli altri Comuni per un cambio di passo”.
“L’esternalizzazione nell’asporto rifiuti – interviene Maurizio Galletto della FP Cgil Padova – riguarda il 50% del servizio che è affidato alle coop, che utilizzano contratti diversi con stipendi diversi e pochissima formazione. Chiediamo che alcuni servizi, come lo spazzamento o la raccolta delle campane, torni ad essere reinternalizzato. Fondamentale è poi che tutti gli enormi utili che Hera sta raccogliendo vengano reinvestiti sia per il miglioramento dei serivizi alla cittadinanza, sia per un implemento delle condizioni di lavoro dei dipendenti garantendo loro stipendi dignitosi, un’adeguata formazione e maggiori tutele sotto il profilo della sicurezza”.
Il servizio di Telepadova 7 Gold sullo sciopero e presidio davanti Palazzo Moroni delle lavoratrici e lavoratori di Hera
Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla vertenza Hera
Filctem e Fp Cgil, Femca e Fit Cisl, Uiltec e Uiltrasporti, Fiadel: “Davanti all’irresponsabilità del Gruppo Hera – che pensa solo alla distribuzione degli enormi dividendi agli azionisti e trascura gli investimenti a favore della riduzione dei costi per i cittadini e per il benessere dei propri dipendenti – non c’è altra via che lo sciopero”.
Dopo lo sciopero dello scorso 20 marzo, Fp CGIL, Fit CISL, UILTRASPORTI, Fiadel (che seguono l’Ambiente) e Filctem CGIL, Femca CISL, UILTEC (che seguono Gas, Acqua e Servizi) hanno annunciato che il prossimo 6 maggio le lavoratrici e lavoratori del Gruppo Hera torneranno ad incrociare le braccia per un intero turno. In provincia di Padova lo sciopero riguarderà potenzialmente una platea sicuramente superiore a mezzo migliaio di lavoratori. Circa 275 impiegati nei settori Gas, Acqua e Servizi, altri 200 impiegati nel Settore Ambiente, più un numero imprecisato, ma certamente alto, di esternalizzati (“Non abbiamo un’esatta idea di quanti siano e questo è parte del problema”, dicono i sindacati).
“Si tratta di uno sciopero – dicono i sindacati – che coinvolgerà tutti i settori: gas, acqua, ambiente, servizi. Dall’azienda, dopo lo sciopero del 20 marzo, non sono arrivate risposte soddisfacenti sui temi fondamentali che avevamo posto: aumento dell’occupazione, sicurezza degli operatori, contratti applicati al personale, appalti e riorganizzazioni aziendali e crescita professionale. Ci teniamo a sottolineare che sono temi che hanno profonde ricadute sia sulla qualità dei servizi per i cittadini, sia sul benessere delle lavoratrici e lavoratori. Purtroppo, le politiche dell’azienda sono sempre più orientate alle esternalizzazioni dei servizi e sempre meno sugli investimenti in innovazione e adeguamento degli organici per garantirne un buon livello”.
“Tutto ciò accade – prosegue la nota unitaria dei sindacati – in un quadro economico che vede il Gruppo Hera macinare utili esorbitanti che, invece di venire utilizzati in una politica di revisione al ribasso dei costi a favore dei cittadini e a politiche a favore dei dipendenti, vanno invece ad alimentare gli utili degli azionisti. Come Organizzazioni Sindacali non possiamo non evidenziare che politiche di questo tipo possono mettere a rischio i livelli di sicurezza e la salvaguardia della salute dei dipendenti e, a cascata, anche quella di cittadine e cittadini della nostra provincia”.
“Per questo – concludono Fp e Filctem Cgil Padova, Fit e Femca Cisl Padova e Rovigo e Uiltrasporti e Uiltec Padova , Fiadel – il 6 maggio le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Hera sciopereranno per un intero turno. Abbiamo deciso di dire BASTA a logiche che guardano solo al puro ritorno finanziario e chiediamo che questi guadagni vengano impegnati per erogare servizi efficienti attraverso adeguati organici, riducendo i costi a carico dei cittadini ma sviluppando e incentivando politiche che rispondano a sostenibilità e compatibilità ambientale”.
Descrizione allegato: Gli articoli di Corriere Veneto e Gazzettino sul corso di formazione sulla violenza di genere alla Solera Thermoform di Torreglia
Filctem Cgil Padova: “Un passo decisivo per la sensibilizzazione dei lavoratori alla “questione di genere” al fine di prevenire comportamenti che configurino molestie o violenze sul luogo di lavoro. Molto importante il sostegno all’iniziativa da parte dell’azienda”
Nei giorni scorsi alla Solera-Thermoform di Torreglia, storica azienda nel settore della lavorazione di polimeri e materie plastiche del Gruppo IVG Colbacchini, è partito un corso di formazione collettiva obbligatoria sulla “violenza di genere”. Si tratta di uno dei punti contenuti nel rinnovo del CCNL Gomma Plastica Aziende Industriali che prevedeva, per l’appunto, l’organizzazione per le aziende del settore di 4 ore di formazione sui temi legati alle “questioni di genere”.
“Con le prime due ore del corso di formazione – dice Francesco Gagliardi, Segretario Provinciale della Filctem Cgil Padova – siamo giunti al tratto finale di un percorso iniziato circa un anno fa, quando avvenne il rinnovo del CCNL del settore. Un obiettivo raggiunto grazie alla caparbia azione di Valter Bettio, Giovanni Ceccarello, Manuel Gaffo e Biagio Cafasso, ossia le RSU della Solera-Thermoform, e alla disponibilità dell’azienda. Nei giorni scorsi sono infatti partite le prime due ore di formazione dirette ai circa 130 dipendenti dell’azienda. Nei prossimi mesi verranno svolte anche le altre due a completamento del corso. Da quanto ne sappiamo è la prima azienda del settore nella nostra provincia ad applicare questo punto del contratto e ne siamo orgogliosi”.
“Si tratta di un corso – prosegue il sindacalista della Cgil – che ha il fine di sensibilizzare il rispetto della dignità umana e di rafforzare l’attività di prevenzione dei comportamenti che configurino molestie o violenza sul luogo di lavoro. A tenere le lezioni alle lavoratrici e lavoratori della Solera-Thermoform è stato chiamato un professionista della materia con il compito di introdurre l’argomento della ‘violenza di genere’, spiegarne tutti gli aspetti e fornire tutti i meccanismi e le misure da adottare per la prevenzione del fenomeno”.
“Esprimiamo dunque soddisfazione – conclude Francesco Gagliardi – per l’importante risultato conseguito di cui vanno ringraziate le RSU della Solera-Thermoform e anche la Direzione dell’azienda che ha accolto la nostra richiesta dimostrandosi anche in questa occasione, come è già accaduta in passato, attenta ai temi di natura etica”.
Articolo su il Mattino di Padova di oggi, lunedì 27 febbraio, sulla situazione che sta attraversando il centro logistico della multinazionale degli occhiali Safilo di Padova, dopo la decisione di procedere con la chiusura dello stabilimento produttivo di Longarone, ultimo step di una strategia industriale che di fatto si basa sulla delocalizzazione della produzione e che è partita già da anni con la chiusura dello stabilimento di Martignacco in provincia di Udine.
“Una parte degli occhiali che arriva oggi nel centro logistico di Padova viene fatta a Longarone – spiega Nicoletta Rampazzo della Filctem Cgil Padova – e con la chiusura della fabbrica bellunese potrebbe quindi significare un taglio dei prodotti in arrivo nel centro logistico padovano da imballare e, di conseguenza, una minor quantità di lavoro per chi ogni mattina varca l'ingresso dello stabilimento”.
Accanto a questo, preoccupa l'investimento in automazione che la società ha intenzione di portare avanti nel 2024 a Padova con un evidente aumento delle probabilità di ricadute sull’occupazione. “Il progetto è già stato avviato anni fa – sottolinea Gisella Pascali, Rsu e operaia della logistica alla Safilo di Padova da oltre vent'anni – e anno rivisto alcune parti del processo lavorativo, come il meccanismo di prelievo, che è stato potenziato con carrelli più tecnologici, per la cui gestione è richiesto meno personale”.
“L'unico piano industriale che intravediamo è la riduzione del personale: la chiusura di Longarone e la volontà di puntare sull'automazione lo dimostrano – sottolinea Nicoletta Rampazzo – ma in questo modo, spostando la produzione dove il costo del lavoro è più basso, non si può più parlare di Made in Italy e la qualità del prodotto ne risente. Negli anni l'interesse della Safilo si è sempre più spostato dalla qualità al mero profitto. Non a caso, marchi del lusso come Dior, Fendi e Armani hanno infatti deciso di non rinnovare le licenze con la multinazionale.
“Dal nostro punto di vista – prosegue Nicoletta Rampazzo – le scelte dell'azienda sono mera speculazione, soprattutto se si pensa che nel 2022 ha fatto quasi un milione di euro di utili e una crescita dell'11,1% rispetto al 2021. Ed è anche per questo che i lavoratori e le lavoratrici padovani hanno preso parte allo sciopero a Longarone di qualche settimana: vogliono chiarezza e sicurezze sul futuro”.
“Eppure però – riflette la sindacalista della Filctem Cgil Padova – a partire per la manifestazione, su 700 dipendenti dello stabilimento, saranno stati una settantina. Del totale solo 200 sono operai, il resto sono impiegati. Questi ultimi credono di essere al sicuro, e per questo si fa più fatica a coinvolgerli. Ma l'incertezza riguarda tutti”.
Anche perché di sicurezze i dipendenti non ne hanno ricevute nemmeno nel corso dell'incontro in Regione, il 23 febbraio scorso, al quale hanno partecipato, tra gli altri, l'assessora alla Reindustrializzazione Elena Donazzan, l'amministratore delegato Trocchia e i sindacati.
“Non è stato un confronto – dice la RSU Gisella Pascali – perché l'azienda ha già preso la propria decisione: non c'è volontà di investire in Italia e quindi di salvaguardare le competenze e la conoscenza dei lavoratori del territorio. Invece noi vogliamo che venga riqualificato lo stabilimento di Longarone, e quindi che vengano salvati i posti di lavoro, e che la produzione torni a essere in Italia”.
Un servizio di Telenordest dello scorso novembre sulla situazione di Safilo con un intervento di Nicoletta Rampazzo
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sulla vicenda
Luca Rainato, Filctem Cgil Padova: “Stato di agitazione alla Isoclima Spa di Este: il mancato rispetto degli accordi riguardanti il versamento del premio di produzione e dello stipendio, previsto lo scorso 8 luglio, rischia di minare seriamente le relazioni sindacali con l’azienda. Pretendiamo un chiarimento immediato”
“Anche la discussione sui livelli di inquadramento dei dipendenti, arrivata ad un punto morto, va ripresa perché se non verrà risolta ci saranno ulteriori divisioni e malumori. La professionalità va riconosciuta: non possono chiedere ai dipendenti di saper fare tutto, salvo poi considerarli un niente quando si tratta di pagarli!”
“Arrabbiati è poco. Sono letteralmente furenti e i primi a pagarne le conseguenze sono state le nostre RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) che sono state letteralmente tempestate di telefonate e messaggi colme di improperi e insulti da parte della stragrande maggioranza dei lavoratori che l’8 luglio, contrariamente ai patti, non si sono visti recapitare lo stipendio, il premio di produzione concordato e i buoni pasto e carburante. Inoltre, accanto a questo, c’è tutta la discussione sugli inquadramenti dei lavoratori ormai arrivata ad un punto morto e che non ci soddisfa per niente. Insomma, la misura è colma: all’Isoclima spa di Este devono imparare a rispettare la parola data e per questo motivo da ieri è partito lo stato di agitazione con blocco dello straordinario ad oltranza fino a quando l’azienda non convocherà le organizzazioni sindacali per un chiarimento su quanto avvenuto e per delle aperture concrete che sblocchi la situazione sugli inquadramenti”.
È arrabbiato pure il Segretario Generale della Filctem Cgil Padova, Luca Rainato, dopo quanto successo alla Isoclima spa di Este, azienda specializzata nella produzione di vetri blindati per tutti i settori, quest’ultimo fine settimana. Ma facciamo un passo indietro: che cosa è successo?
“Lo scorso 16 giugno – racconta Rainato – ci è stato comunicato che per esigenze aziendali legate all’ottimizzazione dei cedolini, il premio 100 ore (un premio di produzione concordato con un accordo di secondo livello) anziché venir pagato il 1° luglio, come era consuetudine, veniva erogato in un unico cedolino il 10 luglio insieme alla mensilità di giugno. Questi sono tempi difficili, i lavoratori hanno le proprie scadenze familiari, ci contavano su quel denaro e visto anche lo scarso preavviso con cui hanno ricevuto la comunicazione, hanno proposto che venisse almeno fatto un anticipo (insieme a buoni pasto e carburante) per venerdì 8 luglio. L’azienda, contrariamente a quel che si aspettavano, invece l’8 luglio non ha versato, alla stragrande maggioranza dei lavoratori, e sono centinaia, né lo stipendio, né il premio 100 ore, né i buoni pasto. E a quel punto i lavoratori sono letteralmente esplosi”.
“I più arrabbiati di tutti – prosegue il Segretario Generale della Filctem Cgil Padova – sono proprio i Rappresentanti Sindacali Unitari che sono nell’ingrata posizione di chi si trova tra l’incudine e il martello, ossia tra i dirigenti della Isoclima e i lavoratori per conto dei quali avevano trattato. Inutile dire che essendo lavoratori anche loro, la mancanza del rispetto degli accordi li ha colpiti in pieno come tutti ma per il ruolo che rivestono sono stati naturalmente investiti dalla rabbia, comprensibile, del resto dei dipendenti. Si sono sentiti presi in giro e hanno ragione e quanto successo ha inevitabilmente intaccato la fiducia dei lavoratori non solo verso la dirigenza, ma anche nei confronti delle stesse relazioni sindacali dal momento che vengono fortemente messe in crisi dalla mancanza di lealtà da parte dell’azienda”.
“Accanto a questo – conclude Rainato – dal mese di giugno, come sindacato, abbiamo intrapreso una discussione con la direzione del personale sulla verifica dei livelli di inquadramento dei lavoratori, sostanzialmente fermi da anni e per niente adeguati alle nuove figure professionali dell’Industria 4.0, caratterizzate da un’alta polivalenza e polifunzionalità che li rende adattabili e interscambiabili nei vari reparti della produzione. Oggi viene richiesta una particolare professionalità che però poi, a livello economico, non viene riconosciuta perché, purtroppo, in questo senso la trattativa è giunta ad un punto morto. Ed è ingiusto perché sostanzialmente per farti lavorare ti chiedono di saper fare tutto, salvo poi, quando si tratta di pagare, considerarti un niente”.
Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova
Filctem Cgil: “Un ottimo risultato. Una vittoria sul filo di lana che conferma una crescita del nostro sindacato in un settore strategico a cui saranno destinati importanti risorse dal Pnnr”
“Ora avanti con l’accordo di secondo livello sul lavoro agile”
“Un risultato inaspettato! Seppure fossimo consapevoli di aver lavorato bene e confidavamo in una nostra crescita, il risultato finale ci riempie di soddisfazione e orgoglio. Bene così, le RSU dovranno diventare punto di riferimento di tutti i lavoratori perché alle elezioni hanno partecipato la maggioranza di loro e la loro rappresentanza si basa su un consenso reale”. Sono decisamente soddisfatti Michele Corso, Segretario Generale della Filctem Cgil Veneto e Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil Padova dopo che la Filctem Cgil è risultata essere la lista più votata alle elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) ad ETRA e che, lo scorso venerdì 17 giugno, hanno coinvolto il personale della Multiutility addetto ai settori del Gas e dell’Acqua.
Elezioni a cui hanno partecipato quasi l’80% dei lavoratori (il 79,9% per la precisione), con 485 votanti con una sola scheda bianca e due schede nulle (482 i voti validi) e vinte dalla Filctem Cgil con 151 voti, seguita a sole due lunghezze dalla Uiltec Uil con 149 voti e dalla Femca Cisl a 146. Una sostanziale vittoria dei sindacati confederali che hanno fatto quasi il pieno di consensi tra i lavoratori visto i risultati di Fiadel, ferma a 28 voti, e Usb ultima classificata con 8 voti.
“È stata riconosciuta la nostra concretezza – commentano Corso e Rainato – e i lavoratori ce ne hanno dato atto assegnando ai nostri candidati la loro preferenza. Essere diventati il primo sindacato (alle elezioni precedenti eravamo risultati i secondi) ne è stata una conseguenza. Ora le nostre RSU avranno la responsabilità di rappresentare tutti i dipendenti, consapevoli che la scelta ricaduta su di loro ha coinvolto la maggioranza di essi e questo perché tra i lavoratori le elezioni sono valide se coinvolgono il 50% più 1 dell’elettorato. In questo caso, gli elettori coinvolti sono stati quasi il 30% in più, cioè il 79,9%. Significa che la rappresentanza si basa su un consenso reale e visti i dati dell’affluenza alle ultime elezioni amministrative la politica farebbe bene a riflettere”.
“Una responsabilità – proseguono i due Segretari Generali – che, se possibile, risulta ancora maggiore se pensiamo che arriva in una fase in cui ETRA sta programmando una mole importante di investimenti legati alle risorse che arriveranno con il Pnrr con un notevole impatto sul territorio e, inevitabilmente, sui cittadini che vi vivono. Come detto anche dal Segretario Landini alla recente Assemblea Nazionale in Piazza del Popolo a Roma, le RSU svolgono un ruolo fondamentale perché sono la cinghia di trasmissione tra lavoratori e sindacato, sono quelli che ci mettono la faccia quando i problemi arrivano al pettine. Sono fattualmente il primo mattone del muro a difesa delle tutele delle lavoratrici e lavoratori e, in ultima analisi, della cittadinanza se pensiamo che sono impiegati in un settore fondamentale e sempre più strategico, a maggior ragione da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina.”.
“Non ci resta che augurare buon lavoro alle RSU elette – concludono – Michele Corso e Luca Rainato – ed esortare a continuare così. Portiamo a casa l’accordo sul lavoro agile, la cui trattativa di secondo livello con Etra sta arrivando alle fasi finali, una modalità lavorativa che la pandemia ha dimostrato poter funzionare ma che va necessariamente normata considerando gli interessi di tutte le parti coinvolte a partire dalle lavoratrice e lavoratori che vi devono operare”.