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"ARD Raccanello Spa. Raggiunto un ottimo accordo di secondo livello". La soddisfazione di Filctem Cgil e Femca Cisl

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sull'accordo raggiunto

Non solo crisi: il caso dell’Ard Raccanello Spa che premia i propri lavoratori

Filctem Cgil Padova e Femca Cisl Padova e Rovigo: “L’azienda ha recepito le nostre richieste di ridistribuire ai propri collaboratori una parte degli ottimi risultati raggiunti nel 2021, aumentando il premio di risultato a 2500 euro per i circa 100 dipendenti. E non solo. Abbiamo concluso un ottimo accordo di secondo livello e siamo molto soddisfatti”

Un risultato raggiunto grazie alla solidità dell’azienda che ha saputo saggiamente investire nella ricerca e nella valorizzazione delle proprie risorse, trasformando un rischio di crisi come la pandemia scatenata dal Covid-19 in un’occasione di crescita interna. L’auspicio è di proseguire le ottime relazioni sindacali attualmente in corso”

 

“Siamo decisamente soddisfatti. ARD Raccanello Spa, dimostrando un’attenzione non comune nel panorama delle aziende locali, si è dimostrata disponibile a recepire le nostre richieste per una redistribuzione della ricchezza ai propri dipendenti, alla luce di un momento di difficoltà generale per tutti dovuto all’aumento delle bollette e dei prezzi al consumo. Il risultato è stato un accordo di secondo livello che prevede un aumento del premio di risultato fino a 2.500 Euro, spendibile attraverso un piano di welfare con buoni carburante e spesa, servizi per le famiglie e previdenza complementare. Ma non solo: l’accordo prevede anche altri 8000 euro come somma complessiva da mettere a disposizione del personale per attività ricreative e l’opzione, se scelta, di aderire ad un piano di welfare aziendale opzionale che copre gran parte dei costi sanitari e previdenziali per i propri collaboratori. Davvero un ottimo risultato!”

Sono decisamente contenti Alberto Sanna della Filctem Cgil Padova e Da Lio Fabrizio della Femca Cisl Padova e Rovigo dopo l’accordo concluso con l’Ard Raccanello Spa, azienda padovana specializzata nella produzione e commercializzazione di prodotti e sistemi vernicianti per l’edilizia professionale, situata in Zona Industriale e che conta circa un centinaio di dipendenti che da ieri hanno buoni motivi per festeggiare.

“Un accordo dal significato molto particolare – aggiungono i due sindacalisti – perché raggiunto in un momento di grande difficoltà e incertezza per tutti. Per le aziende, che devono far fronte all’aumento esorbitante dei prezzi dell’energia e delle materie prime, ma anche per le lavoratrici e i lavoratori che a parità di stipendio devono fronteggiare anche loro l’aumento delle bollette, dei beni di prima necessità, della benzina per spostarsi. Ecco: tutto questo all’Ard Raccanello Spa lo sanno bene e consapevoli dell’importanza che riveste il personale per la crescita degli utili aziendali ci sono venuti incontro accogliendo le nostre richieste”.

“Tutto ciò – concludono Sanna e Da Lio – è stato reso possibile oltre che dalle ottime relazioni sindacali, anche dall’ottima crescita registrata nel 2021 e dalle buone prospettive per l’anno in corso, nonostante tutta l’incertezza che regna in ogni settore a causa del conflitto in corso. Ma, evidentemente, all’Ard Raccanello hanno deciso di scommettere sul futuro perché credono in loro stessi e va dato atto all’azienda di aver investito molto in questo senso. Per esempio, la pandemia che per molte aziende ha significato crisi e in molti casi chiusura, per l’Ard Raccanello è diventata un’occasione di crescita e investimenti nella ricerca, sviluppo, sostenibilità e innovazione. Per esempio, lo smart working, inizialmente adottato per evitare i contagi, è stato via via accolto ed è diventata una nuova modalità di lavoro a disposizione dei dipendenti. E i risultati raggiunti hanno premiato questo atteggiamento”.

Controllo Spisal e sequestro macchinari all'azienda O Bag di Campodarsego. Cgil: "Diventi occasione di riflessione"

Filctem Cgil e Cgil Padova: “Il controllo e il sequestro di macchinari avvenuto alla O Bag di Campodarsego ci impone una riflessione sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di come ad esse sia strettamente connessa la frequenza dei controlli preventivi”

“Nel 2019, più di un terzo delle aziende controllate dallo Spisal presentavano delle irregolarità. E con la pandemia, nel 2020, le cose non sono certo migliorate anche per la mancata assunzione di un numero sufficiente di Ispettori, promessa mai mantenuta dalla Regione”.

I recenti fatti relativi alla O Bag – l'azienda di Campodarsego cui ieri, durante un controllo dello Spisal, sono state riscontrate delle irregolarità – riporta in auge il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro. Stando a quanto riporta la stampa, sono state sequestrate tre macchine per lo stampaggio, in quanto trovate prive dei dispositivi di sicurezza per la protezione degli arti superiori, e un forno ad aria calda posizionato vicino a del materiale infiammabile. Inoltre, sembra che i locali aziendali, fossero sprovvisti di impianti di aspirazione, necessari per l'eliminazione dei fumi da stampaggio a caldo.

“Come siamo soliti premettere – dicono Alberto Sanna della Filctem Cgil e Dario Verdicchio, componente della Segreteria Confederale della Camera del Lavoro padovana – quando si verificano situazioni simili, non possiamo che restare in attesa dell'esito delle indagini, prima di pronunciarci sul singolo caso. Quanto avvenuto, però, non può non indurci dal fare delle riflessioni sul tema della sicurezza e dei controlli e a come alla frequenza ed efficacia di questi sia strettamente connesso il numero di malattie professionali e incidenti, spesso mortali, nei luoghi di lavoro”.

“Sicuramente – proseguono i due sindacalisti della Cgil padovana – restiamo convinti che sulla sicurezza e salute dei lavoratori, sia il mondo imprenditoriale che politico, dovrebbero agire in modo più incisivo di quanto fatto fino ad ora e purtroppo le ultime dichiarazioni sul tema dei controlli fatte dal Ministro Brunetta sembrano andare in tutt'altra direzione e non ci rendono certo ottimisti. Parole, le sue, che fanno a pugni con la realtà dei numeri sull’utilità dei controlli sulle imprese. Solo per fare un esempio: nel 2019, oltre un terzo delle aziende ispezionate dallo Spisal, sono state sanzionate. Il 26,3% in edilizia, il 36,2% in agricoltura e ben il 51,6% negli altri settori, vuol dire soprattutto quello manifatturiero e commerciale. In media significa, il 33,8%. Altro che inutilità dei controlli!”

“E si tratta di dati del 2019 – rincarano Sanna e Verdicchio – ossia, prima della pandemia che da quando è esplosa ha impegnato il già scarso organico dello Spisal nell’attività di tracciamento del contagio da Covid19. Non ci stancheremo mai di ricordare che nel Piano strategico per la sicurezza nei luoghi di lavoro sottoscritto da Zaia e Regione Veneto nel 2018, era stata prevista l’assunzione di nuovi ispettori che, in effetti, sono stati poi assunti ma in numero assolutamente insufficiente, riuscendo a malapena a sostituire quelli usciti per effetto del turn over con il risultato di disattendere, nei fatti, lo stesso Piano strategico”.

“La verità – concludono Alberto Sanna e Dario Verdicchio – è che le aziende per restare competitive sul mercato sono disposte a tagliare tutti quei costi non direttamente legati ad un profitto, e tra questi c'è senza dubbio la sicurezza. Pensare che un fantomatico mercato sia in grado di autoregolarsi su questo terreno in nome di un patto etico tra imprese significa non capire in che mondo viviamo e, conseguentemente, spiega perché il numero di malattie professionali, infortuni e morti sul lavoro non accenni a diminuire. Da parte nostra, non possiamo che rimarcare il nostro impegno a denunciare qualsiasi irregolarità nei luoghi di lavoro, convinti debba essere un dovere morale di tutti, non solo nostro, se si vuole porre una fine alla tragedia quotidiana delle morti sul lavoro”.

Sciopero ad oltranza alla Magicoral srl di Albignasego

Filt e Filctem Cgil Padova: “La Magicoral srl di Albignasego ha deciso di esternalizzare l'attività di due magazzini lasciando a casa 5 lavoratori e 4 lavoratrici. Ieri, dopo l'incontro con i vertici dell'azienda, ritenute irricevibili le proposte ricevute, i lavoratori hanno deciso per lo sciopero ad oltranza”

“Non si tratta di numeri, ma di persone. Ci batteremo con tutti i nostri mezzi per garantire loro tutte le tutele possibili e l'accesso agli ammortizzatori sociali”

La Magicoral srl di Albignasego è una piccola-media azienda (45 i dipendenti che vi lavorano) specializzata nella produzione di abbigliamento femminile di alta qualità che poi distribuisce in vari boutique sparse nella penisola. Ha la sede ad Albignasego, dove ha anche due magazzini: il primo, destinato alle materie prime su cui lavorano quattro dipendenti direttamente assunti, il secondo, destinato ai prodotti finiti, ossia un outlet (Malìparmi è il marchio), in cui sono impiegate quattro lavoratrici e un lavoratore che operano, in appalto, per conto di una ditta esterna che ha la sede in Toscana. La brutta notizia è che la Magicoral ha deciso di esternalizzare l'attività di questi due magazzini, il che ha la diretta conseguenza di lasciare a casa questi 9 lavoratori.

“Ieri sera – dicono Massimo Cognolatto della Filt Cgil Padova e Alberto Sanna della Filctem Cgil Padova – nel corso di un incontro con i vertici della Magicoral srl, siamo venuti a conoscenza della decisione da parte dell'azienda di esternalizzare l'attività di magazzino che impegna 4 dipendenti diretti e 5 indiretti. Naturalmente, abbiamo manifestato la nostra ferma contrarietà all'operazione e ricordato all'azienda le responsabilità sociali che hanno nei confronti dei lavoratori, fino a ieri componenti di una grande famiglia e oggi semplici numeri da scartare”.

“Quando abbiamo avvertito i lavoratori – proseguono Cognolatto e Sanna – della decisione dell’azienda e delle loro proposte, cioè la chiusura del rapporto di lavoro a fine anno con il versamento di tre mensilità, i lavoratori ci hanno manifestato la loro volontà categorica di rifiutare tali proposte e di partire con lo sciopero ad oltranza. Per parte nostra, non possiamo che comprendere il loro stato d'animo, considerato anche che alcuni di loro lavorano in questa azienda da più di 15 anni e si erano illusi di essersi guadagnati un po’ di considerazione umana. Adesso sono decisi a vendere cara la pelle”.

“Da parte nostra – dicono i due sindacalisti della Cgil di Padova – li appoggeremo in tutto e per tutto nella loro battaglia. Siamo consapevoli che un’azienda deve badare innanzitutto a far quadrare i propri conti ma non siamo disposti a veder calpestare la dignità delle persone. Chiediamo di provare a battere tutte le strade possibili per rendere il meno traumatico possibile questo passaggio a partire dall'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali previsti per situazioni simili. Riteniamo che l'azienda debba provare a cercare di ricollocare qualcuno dei lavoratori e, attraverso degli accordi individuali, accompagnare nell’uscita coloro che cercheranno occupazione altrove, dando loro maggior tempo, magari prevedendo delle integrazioni alla Naspi. Per il momento l'azienda ci ha risposto picche e sembra decisa a non fare nessun passo indietro. Da parte nostra adotteremo ogni strategia sindacale e legale possibile per far cambiare loro idea”.

“Infine – chiudono Cognolatto e Sanna – questa è una brutta notizia per tutti i lavoratori della Magicoral srl: oggi si esternalizzano due magazzini e domani? Quali altre attività potranno subire la stessa sorte? Sono domande legittime e che tolgono la serenità ai lavoratori”.

Il servizio di Telenordest sulla vicenda

Furti alla Plissè di Piombino Dese. La Filctem Cgil smentisce categoricamente quanto uscito sulla stampa locale

Filctem Cgil Padova: “Gli articoli usciti sulla stampa locale relativi ai presunti furti che vedono coinvolti tre dipendenti della Plissè sono pieni di inesattezze e ledono fortemente la loro dignità dando per assodata la loro colpevolezza, cosa tutt'altro che vera”

Resti agli atti: non hanno mai ricevuto un avviso di garanzia, non sono mai stati convocati in caserma dai carabinieri, non hanno mai e poi mai confessato alcunchè. Né loro, né la loro presunta complice. Tutto ciò non fa che confermare le nostre perplessità nella vicenda ma siamo certi che la verità, come deve essere, uscirà in un'aula del Tribunale”

“Un totale travisamento della realtà, non saprei come altro definirlo”. È perplesso Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil di Padova dopo che ieri sono usciti in tutti e tre i quotidiani locali di Padova, la notizia della denuncia di tre dipendenti della Plissè di Piombino Dese, nota azienda di abbigliamento, accusati di aver sottratto e venduto (tramite una presunta complice esterna, una donna con più di 80 anni) più di 10 mila euro di merce attraverso il meccanismo del “conto vendita”.

“Facciamo un po’ di chiarezza” dice il Segretario della Filctem Cgil di Padova: “Qualche mese fa questi tre dipendenti ci contattano e ci spiegano di essere stati licenziati perché accusati di furto dall'azienda, cosa che smentiscono categoricamente. Chiediamo di vedere la relativa denuncia alle forze dell'ordine, ma ci dicono di non essere a conoscenza di nessuna denuncia e la cosa ci lascia perplessi perché, in nostra memoria, non ci era mai successo di veder licenziati dei lavoratori con l'accusa di furto senza la presenza di una denuncia penale. Così decidiamo di vederci chiaro, parliamo con la presunta complice (che nelle lettere aziendali che motivavano il licenziamento, risultava aver confessato il suo coinvolgimento) che invece smentisce con forza ogni confessione e ruolo nella vicenda. Tutto ciò conferma i nostri dubbi e decidiamo di impugnare il loro licenziamento. Poi, improvvisamente, ieri veniamo a conoscenza che i carabinieri di Piombino Dese avrebbero accertato la loro colpevolezza, addirittura in un quotidiano (ndr. Il Gazzettino) risulta che sarebbero stati convocati in caserma e avrebbero confessato. Naturalmente, la prima cosa che faccio è chiamarli e tutti e tre smentiscono tutto. Nulla di vero”.

“Innazitutto – prosegue Rainato – nessuno dei tre, e neanche la presunta complice, ha ricevuto in questo tempo un avviso di garanzia, una convocazione davanti agli inquirenti e, ribadisco, mai e poi mai hanno confessato alcunchè. Per quel che riguarda i presunti precedenti penali di uno dei tre, questi consistono nel ritiro della patente per un mese quando aveva 19 anni (e adesso ne ha 37), continuano a venire difesi dal medesimo avvocato e soprattutto continuano a professarsi del tutto innocenti ed estranei a qualsiasi condotta che giustifichi il loro licenziamento”.

“Per parte nostra – conclude Luca Rainato – pensiamo che le sentenze di condanna le emettono i giudici, al termine di un processo, e non i giornali sulla base di una versione univocamente parziale che sente solo una parte tra le due. Tutto ciò non fa che confermare le perplessità che questa vicenda ci ha destato, fin dall'inizio, dettate oltre che dalla condotta tutt'altro che chiara e leale da parte dell'azienda, anche dalla dinamica con cui sarebbero avvenuti questi furti, attraverso il meccanismo del conto vendita che in realtà è una prassi aziendale consolidata da anni e che non si sono certo inventati questi dipendenti. E stiano tutti sereni: la verità uscirà fuori in tribunale".

Licenziati tre lavoratori della Plissè spa di Piombino Dese. La Filctem Cgil Padova vuole vederci chiaro

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Filctem Cgil Padova: “Ci riempie di perplessità la vicenda che vede coinvolti due lavoratrici e un lavoratore licenziati con la non ben chiara accusa di aver truffato l'azienda e quindi di essere venuto meno il rapporto di fiducia: una vicenda dai contorni poco chiari su cui desideriamo fare chiarezza”

“Non vorremmo che il ricorso a motivazioni disciplinari fosse un modo per aggirare il blocco dei licenziamenti”

“Una vicenda poco chiara, come minimo. In tanti anni che faccio il sindacalista non ho mai visto un licenziamento con l'accusa di truffa o furto senza una denuncia ai carabinieri. Anzi, qui si va oltre, si entra nel surreale: manca addirittura l’accusa! E non è l'unica cosa che non ci torna in tutta questa storia”.

Esprime forte perplessità Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil riguardo ad una vicenda che vede coinvolti una capo magazziniera, un magazziniere e un’addetta alle vendite che lavorano (anzi: lavoravano, pare) per la Plissè Spa, nota azienda di moda nel settore del tessile con sede a Piombino Dese, nell'alta padovana.

“Qualche tempo fa – racconta Rainato – siamo stati contattati da questi tre lavoratori che ci dicono, sottolineando la loro assoluta innocenza, di essere sostanzialmente accusati di aver fatto fuoriuscire della merce, tramite una complice, con il sistema del “conto vendite” ma evitando di rilasciare lo scontrino a prova dell’operazione. Naturalmente, in casi come questi, cerchiamo sempre di valutare tutti gli aspetti della vicenda, sappiamo bene che i ladri e i disonesti si nascondono in tutte le categorie e in tutte le professioni e i lavoratori non fanno certo eccezione a questa regola. Ma c'è un ma”.

“Innanzitutto – prosegue il segretario generale della Filctem Cgil di Padova – nelle motivazioni che accompagnano il licenziamento dei tre non si parla di furti ma di una generica caduta del rapporto di fiducia. Nessun verbale dei carabinieri, nessun video, nessuna refurtiva ritrovata. C'è solo il riferimento a quanto detto dalla presunta complice esterna, una donna anziana, sugli 80 anni, di sani principi e appartenente anche ad associazioni di volontariato. Una persona che non ha certo bisogno di espedienti del genere per vivere e che, peraltro, avrebbe fatto da complice in situazioni che si riferiscono ad anni fa. Una ricostruzione dei fatti che la ottantenne, con cui ho avuto un lungo confronto, ha categoricamente smentito, negando di aver mai partecipato a qualsiasi tipo di truffa”.

“Per cui – conclude Luca Rainato – quel che chiediamo subito è che l'azienda riveda la propria decisione. Per questo abbiamo formalmente “impugnato” i provvedimenti di espulsione che riteniamo non supportati da giusta causa o giustificato motivo. Non vorremmo che attraverso motivi di ordine disciplinare qualcuno pensasse di aggirare il blocco dei licenziamenti, senza neanche la pazienza di aspettare ancora qualche giorno, visto che il Governo prevede di toglierlo a fine mese. Se è questa l’idea, prevedo tempi cupi nel settore del tessile con l'inizio di luglio”.

Alleghiamo l'articolo de Il Mattino sulla vicenda

Premiati i lavoratori della ORV Manufacturing di Carmignano del Brenta e Grantorto

Filctem Cgil Padova e Femca Cisl Padova e Rovigo: “A luglio, previsto un premio di produzione di 2000 euro (lordi) ai dipendenti della ORV Manufacturing SpA di Carmignano del Brenta e Grantorto”

“La vicenda della ORV Manufacturing SpA – che ha attraversato una pericolosa crisi che la portò sull’orlo del fallimento e la costrinse a ricorrere al concordato preventivo in continuità – dimostra che dove esistono corrette e leali relazioni sindacali e un serio management aziendale, la rinascita e il rilancio sono sempre possibili”

 

La notizia è di quelle destinate a dare sollievo ad un po’ di lavoratori ma non solo: è anche la dimostrazione che, nonostante la pandemia e la crisi da essa innescata, esistono realtà industriali le cui solide basi hanno permesso di resistere, anzi, aumentare i fatturati e, giustamente, rendere partecipi i lavoratori dei risultati raggiunti. A maggior ragione quando, con il loro sacrificio, tutto ciò è stato possibile.

È quel che è accaduto alla Orv Manufacturing SpA di Carmignano del Brenta e Grantorto, un’azienda specializzata nella produzione del cosiddetto “tessuto non tessuto” e ovatta per gli interni auto e per gli impianti di filtrazione (ma anche per l'abbigliamento, l'arredamento e altri settori) e che costituisce il classico esempio di quell’imprenditorialità veneta che dal nulla –  circa una settantina di anni fa per impulso dei fratelli Peruzzo – ha portato alla creazione di un importante gruppo industriale con più sedi e stabilimenti non solo in Italia.

Una storia che però, circa una decina di anni fa, ha rischiato di interrompersi per una crisi dovuta ad un’importante situazione debitoria che aveva portato l'azienda sull'orlo del fallimento e della chiusura. Un disastro da cui ci è salvati ricorrendo ad uno strumento nato poco prima, ovvero il concordato preventivo in continuità con cui venivano cristallizzati i debiti derivanti dai problemi finanziari permettendo di preservare la produzione. Un'operazione accompagnata da un importante e serio piano di ristrutturazione che se da un lato ha permesso, nel giro di un triennio, di azzerare i debiti, dall'altro ha comportato una forte riduzione del personale che portò il numero di dipendenti da 350 a 171. Un sacrificio obbligato, senza il quale, oggi l'azienda non esisterebbe più.

“La notizia del premio di 2000 euro lordi – dicono Luca Rainato della Filctem Cgil Padova e Raimondo Rettore della Femca Cisl Padova e Rovigo – è il giusto riconoscimento al sacrificio fatto dai lavoratori negli scorsi anni e che ha permesso all'azienda di salvarsi e rilanciarsi. Ci costò molta fatica accettare quel piano ma lo facemmo perché non c’era altra strada per sopravvivere e poi perché non era costituito solo da dei tagli ma prevedeva invece una serie di interventi strategici complessivi che ci convinsero. Il tempo ci ha dato ragione”.

“Ora – proseguono e concludono i due sindacalisti – è arrivato, anche per i lavoratori, il momento di raccogliere i frutti dei sacrifici e del duro lavoro svolto in questi anni. Che poi, questo si verifichi adesso, proprio in un momento storico di profonda crisi dovuta alla pandemia, è solo la dimostrazione (almeno nei settori che ci riguardano) che se un'azienda poggia su solide basi finanziarie e si preoccupa di mantenere corrette e leali relazioni con i lavoratori e chi li rappresenta, è in grado di reagire e resistere a tutti gli imprevisti che si possono verificare. Però bisogna essere seri, corretti e avere una visione che non porti solo a considerare i propri interessi a scapito di quelli dei lavoratori, spesso considerati come gli unici a cui far pagare i costi della crisi senza mai restituire loro niente. Non possiamo dunque che essere soddisfatti quando questo non succede e un’azienda dimostra di ricordarsi di loro anche quando le cose vanno bene, come è avvenuto in questo caso”.

La Filctem Cgil annuncia ricorso contro l'ennesimo provvedimento disciplinare nei confronti di un lavoratore di un'azienda della Bassa Padovana

Filctem Cgil: “Quel che sta avvenendo alla Ing Enos Schionato srl di Tribano non è normale e riteniamo fondato il sospetto che l’accanimento nei confronti di questo lavoratore sia frutto del suo impegno sindacale e non invece, come viene accusato, per un suo presunto scarso impegno nel lavoro”

“Il sospetto appare fondato per certi episodi simili già avvenuti in passato in quella azienda e per l'evidente mancanza di prove nell'ultima sanzione comminata, contro cui abbiamo deciso di ricorrere legalmente”.

C'è odore di comportamento antisindacale all’Ing Enos Schionato srl, azienda specializzata nella lavorazione di metalli e plastica per la fabbricazione di insegne elettriche e apparecchiature di segnalazione, sita nel Comune di Tribano nella bassa padovana. È quanto sostiene la Filctem Cgil di Padova dopo che l'azienda ha deciso di procedere nei confronti di un lavoratore con un provvedimento disciplinare consistente in un rimprovero scritto e soprattutto imponendogli una trattenuta in busta paga di 2.129 euro a partire da aprile. L'azienda accusa il lavoratore di avergli causato un danno di quella cifra, in riferimento ad un episodio accaduto ancora a metà gennaio di quest'anno, quando del materiale spedito ad una ditta cliente – dei pannelli verniciati – è dovuto rientrare a causa della verniciatura che nel frattempo si era tutta scrostata. Motivo per cui ha dovuto ripreparare e riverniciare quei pannelli per un costo di, appunto, 2.129 euro e comunicando la decisione di rivalersi sul lavoratore accusandolo di essere stato lui la causa del danno.

“Il punto – dice Alberto Sanna, Funzionario della Filctem Cgil di Padova – è che quel giorno il lavoratore in questione dopo aver provveduto alla preparazione dei pannelli, secondo le procedure previste, cioè pulendoli e carteggiandoli, passò il materiale al collega verniciatore il quale, a sua volta, verificato che il materiale fosse stata correttamente preparato, iniziò il lavoro di verniciatura. Tutte cose che abbiamo spiegato verbalmente nelle nostre controdeduzioni all’azienda e invitando la stessa a prendere in considerazione la possibilità di criticità riferite al prodotto, dal momento che anche il verniciatore che ha materialmente fatto il lavoro, dopo un ulteriore controllo, aveva dato il via alla fase di verniciatura. Tutto inutile, l'azienda ha deciso fin da subito chi era il colpevole”.

“Noi non ci stiamo – continua il sindacalista Filctem Cgil – e riteniamo inaccettabile la superficialità con cui l'azienda ha trattato l'episodio, soprattutto perché non è la prima volta che questo lavoratore si trova al centro di sanzioni da parte di questa azienda e in particolare questo si verifica da quando è stato eletto RSU (Responsabile Sindacale Unitario) dei lavoratori, impegnandosi sindacalmente per la sicurezza dei colleghi nei luoghi di lavoro. Una storia già successa altre volte, nei confronti di altri lavoratori, guarda caso anche loro impegnati sindacalmente”.

“Insomma – conclude Alberto Sanna – il nostro sospetto, diciamo così, è che qui siamo di fronte all’ennesimo comportamento antisindacale da parte dell’Enos Schionato srl che pare mal tollerare questo lavoratore per il suo impegno nella CGIL che peraltro spende soprattutto sui temi della sicurezza e prevenzione degli incidenti nei luoghi di lavoro, nel pieno rispetto dei suoi diritti costituzionali. E per questo paga di persona ed è continuamente oggetto di particolari attenzioni da parte dell’azienda. Noi siamo al suo fianco ed ecco perché abbiamo già investito l'ufficio vertenze della Camera del Lavoro di Padova della questione e abbiamo deciso intanto di dare battaglia legale, riservandoci la possibilità di adire anche ad altre forme di protesta. Come facemmo, del resto, neanche una decina di anni fa per motivi molto simili. Consigliamo all'azienda di andare a rivedere come si concluse quella vicenda ed evitare un finale analogo”.