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Il 15 dicembre la manifestazione nazionale dello SPI CGIL ‘Ci avete rotto le tasche’

Venerdì 15 dicembre i pensionati della Cgil scenderanno in piazza Santi Apostoli a Roma. Una manifestazione nazionale per bocciare le politiche messe in campo dal governo Meloni e rilanciare le richieste del sindacato.

L’appuntamento prenderà il via alle 9.30 con i dialoghi di Gabriele Coen e Ziad Trabelsi, un incontro di musica ebraica e araba all’insegna della pace. Seguiranno le testimonianze di delegati e delegate su pensioni, sanità, assistenza sociale e non autosufficienza. Sul palco anche la voce di una giovane donna contro la violenza di genere.

A concludere la manifestazione saranno gli interventi di Ivan Pedretti, segretario generale dello SPI CGIL e di Maurizio Landini, segretario generale CGIL.

La manovra 2024 è l'ennesima dimostrazione del fatto che il governo Meloni prende in giro gli italiani: volevano cambiare la Fornero, l'hanno inasprita; promettevano risorse, continuano a taglieggiare chi paga le tasse; davanti a un'inflazione senza precedenti hanno fatto un'operazione ridicola con un "aumento" delle pensioni di 9,8 euro lordi medi, più o meno 7 euro netti. Le donne sono penalizzate, chi fa un lavoro usurante è penalizzato, chi non è penalizzato, invece, è chi evade. Nel frattempo non c'è traccia di misure che possano dare risposte alle nuove generazioni: i giovani hanno diritto a un lavoro stabile e ben pagato. È il lavoro di qualità che rende sostenibile il sistema.

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Rivalutazione delle pensioni. Le critiche dello Spi Cgil: «Il governo vuole fare cassa e peggiorano le condizioni delle donne»

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino con l'intervista ad Alessandro Chiavelli

Notevole spazio nella stampa locale sulla rivalutazione delle pensioni che avrà un impatto anche su 240.341 pensionati padovani. In generale, dal prossimo gennaio i sussidi avranno un rialzo, in media. di circa un centinaio di euro ciascuno. A beneficiarne, anche se meno di quanto servirebbe, saranno in particolare i circa 20mila che ricevono la minima. Accanto a questo, tra le misure varate dal Governo, emerge però che in base alla revisione del meccanismo di rivalutazione (non più basato su tre scaglioni ma su sei fasce) vengono però tagliati progressivamente gli adeguamenti per le pensioni che superano i 2.100 euro lordi. Un elemento che solleva critiche da parte del Sindacato pensionati italiani (Spi) Cgil provinciale, che torna anche a evidenziare la disparità previdenziale tra uomini e donne.

"Da gennaiospiega Alessandro Chiavelli, Segretario Generale dello Spi Cgil Padova – le pensioni degli oltre 240mila pensionati padovani saranno più ricche. Grazie al meccanismo della rivalutazione porteranno a casa un centinaio di euro in più al mese, visto che l'indice di aumento degli assegni è stato fissato al 7,3% e la pensione media in provincia è di 1.573,80 euro lordi mensili. Peccato che per un quinto di loro (più di 50mila pensionati) la legge di bilancio riservi una beffa inattesa e sgradita. Succede infatti che per fare cassa il governo Meloni ha rivisto il sistema di indicizzazione, sgretolando il meccanismo firmato da Prodi nel 2000, poi reintrodotto da Draghi, che prevedeva una riduzione della percentuale di rivalutazione a seconda del reddito, ma molto più contenuta di quanto deciso adesso. Questo significa che i 50mila pensionati padovani che mensilmente percepiscono più di 2.100 euro lordi perderanno fra 30 e 200 euro di rivalutazione al mese, il che si traduce in un minore incasso che varia da 360 a 2.400 euro annui. I 20mila pensionati padovani con la minima (525 euro mensili) hanno invece un aumento maggiore rispetto agli altri (8,8% anziché 7,3%). Si tratta di 8 euro in più al mese rispetto a quanto avrebbero incassato con il sistema precedente. In pratica un'elemosina che non giustifica il taglio agli assegni più alti ”.

Il ministro Giorgetti – prosegue il Segretario Generale dello Spi Cgil Padova – sembrava voler mantenere gli scaglioni previsti da Draghi, invece nell'attuale legge di bilancio gli scaglioni superiori di quattro volte il minimo sono stati notevolmente ridotti. In questo modo per aiutare alcuni fanno cassa sulle pensioni: hanno cancellato le cartelle esattoriali da mille euro e intendono ridurre quelle da 3 mila, in pratica chi paga multa e tasse fino all'ultimo centesimo, è vessato; mentre chi non paga, ovvero i "furbetti", si ritrova oggi premiato.

La manovra di bilancio alla Cgil non piace proprio: “È devastante - dice Alessandro Chiavelli – sul sistema di rivalutazione che avevamo riconquistato con il governo Draghi grazie alle nostre battaglie e alle nostre mobilitazioni. Di fatto il governo Meloni si finanzia in gran parte con il taglio della rivalutazione delle pensioni e con la tassazione degli extra-profitti, peraltro già prevista e solo in parte aumentata. I pensionati italiani vengono quindi trattati come un bancomat e alla stregua di aziende che fatturano miliardi di euro. Pensioni da 1.500-1.600 euro netti al mese, frutto di oltre 40 anni di lavoro e di contributi versati, vengono fatte passare per ricche. Con questi soldi fanno condoni, aumentano il tetto del contante, favoriscono i furbi e gli evasori”.

E poi c'è l'ingiustizia opzione donna: “Ci voleva una donna a capo del Governo – rincara la dose e conclude Chiavelli – per peggiorare la condizione delle donne. La Meloni aveva detto che l'opzione donna sarebbe rimasta ma poi ha cambiato le carte in tavola, penalizzando le stesse donne in base alla prole: una follia. E adesso sembra che si faccia retromarcia. Inoltre c'è la "Quota 103" , cioè 62 anni e 41 di contributi , che penalizza sempre le donne: la soglia della pensione è determinata a meno di 2 mila euro lordi, la quota eccedente non le verrà riconosciuta fino a 67 anni e non percepirà gli arretrati. In barba alla rivoluzione”. Alla fine, La categoria più penalizzata è quella dei pensionati sotto i mille euro lordi (se si eccettua il vantaggio irrisorio per chi ha il trattamento minimo). Hanno già dovuto affrontare con enormi sacrifici i rincari dell'energia e dell'inflazione. Per loro la rivalutazione porta in dote fino a 60 euro in più al mese, importo inadeguati per arginare il carovita. Stiamo parlando di 66.465 anziani, per il 71% donne”.

“PER IL NOSTRO FUTURO! PARTECIPIAMO CONSAPEVOLI”: Lo Spi Cgil Padova incontra i propri iscritti e i cittadini. A settembre assemblee pubbliche in tutta la provincia

La grave situazione politica determinatasi nel Paese ha indotto la CGIL a rimandare il proprio congresso.

Il Sindacato Pensionati Italiani ritiene necessario incontrare i propri iscritti e tutti i cittadini per dei momenti di confronto sui drammatici problemi ambientali, sociali, economici ed intergenerazionali che attanagliano il Paese. Nel mese di settembre ogni lega SPI CGIL della provincia di Padova organizzerà delle assemblee pubbliche.

Qui di seguito il calendario e i luoghi degli incontri

 

7 settembre

Padova Nord: 15.30 – 18.00 | Sala Brenta in Piazza Bachelet a Vigodarzere

Vigonza: 16.00 – 18.00 | Sala Consiliare del Comune in via Arrigoni 1, Peraga di Vigonza

Padova Quartiere 3: 9.30-12.00 | Sala Maccato alla Cgil di Padova in via Longhin 121

 

8 settembre

Monselice: 09.30 – 12.00 | Sala Monsignor Liviero in via Tagliamento 2, Monselice

Cittadella: 15.30 – 17.30 | Sala Torre di Malta in Stradella del Cristo 31, Cittadella

 

13 settembre

Camposampiero: 09.00 – 12.00 | Sala Filarmonica in via Tiso da Camposampiero 12, Camposampiero

Padova Est: 09.30 – 12.00 | centro Civico Sala R. Stern in Piazza Liberazione a Ponte San Nicolò

Padova Quartiere 2: 16.00 – 18.00 | Sala Bonetti Altobelli in via Duprè 3, Padova

 

15 settembre

Montagnana: 09.00 – 12.00 | Sede Cgil di Megliadino in via Roma 35, Megliadino San Vitale

Padova Ovest: 15.30 – 18.00 | Biblioteca Sarmeola in Viale Po 16 a Sarmeola di Rubano

Padova Sud: 15.30 – 18.00 | Sala Hangar 9 in via Papa Giovanni XXIII 1, Casalserugo

 

16 settembre

Padova Quartiere 1/5: 09.30 – 12.00 | Centro Auser in Via Varese 4, Padova

Este: 15.30 – 18.00 | Sala Nassirya in vicolo Mezzaluna, Este

Piazzola sul Brenta: 15.00 – 18.00 | Sala Consiliare del Comune in Viale S. Camerini, 3 a Piazzola sul Brenta

 

19 settembre

Limena: Sala Consiliare del Comune in via Roma 44 a Limena

 

20 settembre

Padova Quartiere 6: 15.30 – 18.00 | Sala Comunale in via dal Piaz 3 a Padova

Conselve: 09.00 – 12.00 | Sala Dante in Piazza Dante Alighieri a Conselve

 

21 settembre

Terme Colli: 15.30 – 18.30 | Centro anziani in via Donati 1 ad Abano Terme

 

22 settembre

Piove di Sacco: 09.00 – 12.30 | Auditorium G. Paolo II in via Ortazzi 9 a Piove di Sacco

Padova Quartiere 4: 09.30 – 12.30 | Sala Comunale Porto Astra in Via Santa Maria Assunta 20 a Padova

 

Per ulteriori approfondimenti: https://spipadova.it/partecipiamo-consapevoli/

Pensioni, lo studio dello Spi Cgil Padova: svantaggiate donne e residenti nella bassa padovana

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  • Descrizione allegato: L'articolo di Elvira Scigliano per il Mattino di Padova
  • video link: Visita il sito

Ha avuto la prima pagina de il Mattino di Padova lo studio promosso dallo Spi Cgil di Padova che ha fotografato la situazione delle pensioni nella nostra provincia e da cui risulta una forte disparità sia a livello territoriale (con la bassa padovana che ha, in media, pensioni più basse rispetto ai comuni situati nella cintura e nell’alta) che di genere (gli uomini guadagnano 1382,44 euro di media mensile mentre alle donne mediamente arriva una pensione di 731,45 euro). Drammatici poi i dati relativi alla povertà: dalla fotografia fatta dal sindacato dei pensionati emerge che il 52% delle pensioni in provincia di Padova sia inferiore ai 750 euro.

“Le differenze saltano all'occhio - conferma Alessandro Chiavelli, segretario Spi Cgil – e succede che l'80-85% delle pensioni in provincia siano inferiori a mille euro, in città e prima cintura urbana sono più alte perché sono frutto del lavoro industriale e dei servizi, mentre nella Bassa Padovana sono concentrate le pensioni più povere, perché devono fare i conti con i contributi del lavoro agricolo. Sconvolge invece che gli assegni per le donne siano inferiori del 50% rispetto a quelle degli uomini: in una società che fa i conti con la vecchiaia, le donne restano sole con pensioni sotto i 700 euro lordi, ovvero sotto la soglia della povertà. I motivi li conosciamo: periodi di lavoro altalenante, rapporti di lavoro con retribuzioni più basse”

“Quel che bisogna fare – chiude Chiavelli – il sindacato lo dice da tempo: le pensioni sono basse perché gli stipendi sono stati bassi ed è ormai da 30 anni che le pensioni restano legate a meccanismi retributivi che non reggono. La cosa incredibile è che sulle pensioni grava una tassazione perfino più alta dei salari perché non hanno nessuno sgravio fiscale. Dunque prima di tutto bisogna abbassare le tasse come succede in tanti paesi europei, ne va della sopravvivenza di migliaia di pensionate e pensionati”.

Il servizio di Telenordest sullo studio promosso dallo Spi Cgil Padova

Invecchiamento della popolazione: lo studio dello Spi Cgil sul territorio padovano

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova con numeri e percentuali degli over 65 nei Comuni di Padova

Ha riscosso notevole spazio su il Mattino di Padova lo studio dello Spi Cgil di Padova sull’aumento della popolazione anziana nei comuni della nostra provincia che negli ultimi 10 anni ha raggiunto la cifra record di 218.625 over 65. Un aumento del 17,58%, pari a 32.700 persone che si sono aggiunte ai 185.932 over 65 rilevati nel 2012.

Un po’ di dati: il comune più invecchiato rispetto alla popolazione è Veggiano con un aumento del 52,9% di anziani nell'ultimo decennio: erano 485 gli over 65 nel 2012, sono 742 oggi. Eppure, paradossalmente, Veggiano è anche il paese con meno anziani rispetto al totale della popolazione: 15,46%. Mentre il paese con più over 65 rispetto alla popolazione totale è Battaglia Terme, con il 28,22%. E quello invecchiato meno? Castelbaldo: nel 2012 aveva 382 over 65, oggi ne ha 367 (-3,93%). In questa classifica il capoluogo padovano vanta 54.706 over 65, ne registrava 51.081 dieci anni fa (+7,10%) e gli anziani, sulla popolazione totale, sono il 26,21%.

Naturalmente il tema si intreccia con altre questioni cruciali: le prime sono quelle relative alle necessarie riforme in tema di politiche socio-sanitarie che si renderanno necessaria per far fronte al maggior bisogno di assistenza che si lega all’invecchiamento. I dati in questo senso non lasciano spazio ad interpretazioni: quasi un over 65 su due soffre di più malattie croniche, arrivando al 60% fra gli ultra 85enni. Non solo. Il 16,6% degli anziani ha difficoltà motorie, quindi non autosufficiente, percentuale che sale al 19% nella fascia d'età fra i 75 e gli 85 anni e sale ancora al 20% per gli over 85. Dato finale: il 28% degli over 65 ha in generale grossi problemi di mobilità. Oltre a questo, con tante persone in età pensionabile, va tenuta in conto anche la diminuzione della forza lavoro nei territori con le necessarie implicazioni in materia previdenziale. Semplicemente: chi pagherà le pensioni in futuro se avremo più pensionati che lavoratori?

Secondo Alessandro Chiavelli, Segretario Generale dello Spi Cgil Padova, l'invecchiamento, di per sé, non è un fenomeno negativo, perché significa che si vive di più. Quello che mette in discussione sono le politiche adeguate da parte delle amministrazioni: trasporti, sostegno alle pensioni più povere, infrastrutture, sanità, assistenza, autosufficienza: “Siamo più vecchi, la vita si è allungata e viviamo di più. Questo è un elemento positivo, soprattutto se le persone sono in salute. Diventa drammatico se rapportato alla denatalità: invecchiamo, ma non facciamo figli e questo, già adesso, sta mettendo in discussione l'equilibrio sociale. Oggi per ogni under 14 ci sono 2 over 65 e per ogni bambino fino a 5 anni ci sono 2,5 under 80. E in futuro le cose non sembrano poter andare meglio, anzi, soprattutto in tema di assistenza e lavoro. Avremo sempre più bisogno di lavoratori dedicati all'assistenza ma secondo le nostre previsioni (abbiamo fatto un lavoro da qui al 2031) la situazione è destinata a peggiorare nei prossimi 10 anni. Una popolazione che invecchia ha bisogno di assistenza, le spese per la sanità aumenteranno e la previdenza è già oggi in discussione. Significa che dobbiamo difendere ad ogni costo il sistema sanitario pubblico e garantire a tutti, anziani in testa, la giusta assistenza”

“Per ciò che riguarda il lavoro – prosegue Alessandro Chiavelli – le aziende non avranno abbastanza personale e dovranno cercare i lavoratori in altre parti del mondo. L'immigrazione sarà un elemento necessario per coprire le carenze dei prossimi anni. Quel che ci si chiede è quindi chi pagherà le pensioni, vista, a lungo andare, la mancanza di equilibrio del sistema previdenziale se aumentano i pensionati e diminuiscono i lavoratori. È da tempo che ne parliamo ed è parecchio che chiediamo di ragionare su una riforma reale delle pensioni. Devono affrontarsi numerosi problemi: la retribuzione certo, ma anche l’aiuto alle famiglie che vorrebbero avere figli ma non sono in grado di mantenerli. Una questione che in Veneto si sente parecchio dato che in questa regione il numero dei giovani che emigrano in altri paesi, ma anche in altre regioni (come la vicina Lombardia) ci dice che c'è una criticità che non si vuole affrontare: in Lombardia i nostri giovani sono pagati mediamente 7 mila euro in più all'anno”.

E poi la faccenda dell’ammontare delle pensioni, nel nostro Paese, tra i livelli più bassi in Europa: “Contrariamente a quello che si pensa – rilancia il Segretario Generale dello Spi Cgil – il 65-70% dei pensionati del lavoro privato ha meno di 1.000 euro lordi e tra i grandi anziani la maggior parte sono vedove con pensioni di reversibilità al di sotto della povertà. All'inizio del prossimo inverno temiamo debbano scegliere tra alimentarsi o scaldarsi. E il futuro, per i giovani di oggi, appare ancora più buio perché se penso che oggi il sistema previdenziale è di tipo contributivo (calcolato dunque in base ai contributi versati), non posso fare a meno di concludere che loro, che saranno i vecchi e dunque i pensionati di domani, arriveranno a 70 anni con numero di contributi così basso che garantirà loro una pensione di poche centinaia di euro lordi al mese. Questo perché, durante l'età lavorativa e contributiva, hanno dovuto attraversare i cerchi infuocati del lavoro precario e saltuario e della cassa integrazione. Tant'è. Anche chi oggi guadagna 1.300-1.400 euro a tempo indeterminato, con il sistema contributivo classico, dopo oltre 40 anni avrà una prospettiva di pensione che supererà di poco i 1.000 euro. E parliamo di 40 anni di lavoro. Chi, invece, accumulerà appena 20-25 anni, è candidato ad una vecchiaia di povertà: i giovani poveri di oggi saranno anziani ancora più poveri di quelli di oggi.

“Per forza che restano soli e non si accingono a costruire né famiglia, né vita di coppia – conclude Chiavelli – visto che la maggior parte non ha le condizioni economiche per affrontare una vita di coppia, figuriamoci una famiglia con figli. Ma non è vero che la situazione è troppo complicata e di difficile soluzione. Non citerò le "solite" prime della classe, come i paesi del Nord Europa o la Germania (che hanno diminuito a 30 le ore di lavoro settimanali a parità di salario) ma voglio citare la cugina Spagna che ha investito a favore del tempo indeterminato, smentendo la storia dell'orso, in voga da anni, che il tempo indeterminato è troppo costoso per le imprese. Infatti nel nostro paese del milione di nuovi lavoratori del 2021, l'80% sono saltuari, e cioè hanno a che fare con le solite incertezze e il solito precariato che taglia le gambe ad ogni aspirazione di autonomia. Un modo per risolvere il problema c'è e si chiama lotta all'evasione fiscale che vale 100 miliardi di euro all'anno”.

Un atto concreto di solidarietà verso Vo' da parte dello SPI Cgil di Padova

Gesto di solidarietà concreta dei pensionati della Cgil di Padova a favore del "Progetto Vo’": acquistate centinaia di bottiglie dalla Cantina Sociale dei Colli Euganei. Una quota dei proventi andrà all'Università di Padova per la Ricerca Scientifica sul Covid-19

Ogni anno, in questo periodo di concomitanza con le feste natalizie, il Sindacato Pensionati Cgil di Padova era solito festeggiare i propri collaboratori con un pranzo collettivo. Era un momento di convivialità con cui ringraziare la vasta rete di pensionate e pensionati che con passione e altruismo contribuiscono ogni giorno ad assicurare le aperture delle sedi Cgil di Padova e provincia. Purtroppo, quest'anno a causa della terribile pandemia che ha colpito il mondo intero e seminato morte e dolore ovunque, l'appuntamento è dovuto per forza di cose essere rinviato.

“È per questo motivo – dicono in una nota il Segretario Generale della categoria Alessandro Chiavelli e le Segretarie Provinciali Mara Bedin, Ivana Fogo e Paola Fungenzi –, cogliendo il suggerimento di molti nostri collaboratori che abbiamo deciso di utilizzare le risorse che normalmente utilizzavamo per il pranzo cercando di indirizzarle a progetti che avessero una ricaduta sul nostro territorio. È stato naturale pensare a Vo’, dato il prezzo elevatissimo che quel territorio ha dovuto pagare in termini di morti, ammalati e ripercussioni pesanti sull’intera economia”.

“Abbiamo quindi deciso – proseguono i componenti della Segreteria Spi Cgil di Padova – di cogliere l’occasione unendo la gratitudine verso i nostri collaboratori con la solidarietà e abbiamo contattato Lorenzo Bertin, il Presidente della Cantina Sociale dei Colli Euganei che insieme al Comune di Vo’ ha dato vita al “Progetto Vo’”. Infatti la Cantina ha deciso di commercializzare due nuovi vini e di destinare una quota dei proventi derivanti dalla loro vendita all’Università di Padova, in particolare alla Ricerca Scientifica sul Covid-19”.

“Così, nei giorni scorsi – concludono Chiavelli, Bedin, Fogo e Fungenzi – la segretaria provinciale Ivana Fogo , assieme a due Collaboratori Pensionati, Agostini e Canova, si è recata presso la Cantina dei Colli Euganei ed ha acquistato diverse centinaia di bottiglie del "Progetto Vo'" che verranno regalate ai nostri collaboratori. Un piccolo gesto con il quale oltre a testimoniare un'attenzione particolare per un territorio che ha sofferto profondamente, desideriamo affermare anche la consapevolezza di essere parte di una grande comunità dove ognuno è tenuto a fare la propria parte. Lo Spi Cgil di Padova è presente e neanche stavolta si è tirato indietro”.