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Riorganizzazione di orari e turni di sale operatorie e dei servizi di radiologia, FP Cgil Padova: “Un riassetto fatto sulla pelle di lavoratrici e lavoratori, fortemente contrari”

Una proposta riorganizzativa che non piace alle lavoratrici e lavoratori. E un duro confronto tra Az.Ospedaliera-Unipd e le Organizzazioni Sindacali destinato ad acuirsi se il progetto diventerà esecutivo. È ciò che sta succedendo a Padova riguardo alla riorganizzazione di turni e orari delle piastre operatorie e dei servizi di radiologia che, nelle intenzioni dell'Az. Ospedaliera-Unipd, saranno modificati estendoli, per le sale operatorie, di un'ora (con la fine dei turni non più alle 20.00 ma alle 21.00) e, per i servizi di radiologia, inserendo turni di 12 ore. La motivazione, per le sale operatorie, è cercare di ridurre lo sforamento del numero di reperibilità previsto dal contratto. Fp Cgil Pd, sostiene invece che il problema delle reperibilità non riguarda tutte le sale operatorie, ma solo alcune (soprattutto quelle destinate ai trapianti) e il problema va affrontato solo lì. Inoltre, il prolungamento degli orari di servizio nelle sale operatorie, creerà problemi al personale sanitario, soprattutto in termini logistici e di conciliazione dei tempi vita/lavoro. Il personale coinvolto, nelle sale operatorie, è superiore alle 600 unità (Oss e infermieri), nei servizi radiologici, invece, circa 150 (tra tecnici, Oss e infermieri). Circa 800 persone che, a ottobre, vedranno un aumento degli orari di lavoro e che, nelle assemblee sindacali, in larga maggioranza si è dimostrata contraria, dando mandato alla Fp Cgil di iniziare lo stato di agitazione.

Dice Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova: “Con questa riorganizzazione, l’Azienda Ospedaliera mira a rimodulare l’orario lavorativo estendendolo di un’ora per le sale operatorie i cui turni finirebbero alle 21.00 invece che alle 20.00 come accade ora. A radiologia, il riassetto si tradurrebbe con l’introduzione di turni di 12 ore, un’eventualità fortemente osteggiata dal personale perché 12 ore, anche se non continuative, sono troppo pesanti e verrebbe compromessa la qualità assistenziale. Nelle sale operatorie, invece, si vuole cercare di ridurre lo sforamento del numero di reperibilità previsto dal contratto ma questo è un problema che non riguarda tutte le sale operatorie ma solo alcune specifiche piastre, motivo per cui riteniamo che il problema vada affrontato solo lì. Voglio ricordare che il personale è costituito per il 70% da donne, cambiare l’orario significa creare loro grossi problemi logistici (vista la particolare natura dell’ospedale di Padova privo di un parcheggio destinato esclusivamente ai dipendenti) e di conciliazione tra vita e lavoro”.

Le fa eco, Alfredo Sbucafratta, Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova: “Chiediamo che questa riorganizzazione non venga messa in atto perché lo stesso personale, nel corso di 5 assemblee sindacali, si è dimostrato assolutamente contrario. Vale anche la pena ricordare che dal 2019 al 2023 i numeri delle prestazioni sono aumentate del 20% a dimostrazione che la precedente riorganizzazione ha comunque riportato dei risultati significativi”.

Nel corso della giornata, probabilmente proprio come conseguenza della forte presa di posizione della Fp Cgil Padova, è arrivata una nota dell’Azienda Ospedaliera-Unipd che ha comunicato di non aver preso nessuna decisione definitiva in merito, manifestando l’intenzione di non procedere unilateralmente a tale modifica organizzativa. Una posizione – assicura la Fp Cgil Padova – decisamente più sfumata di quella emersa nel corso dei confronti con le Organizzazioni Sindacali, in particolare l’ultimo tenutosi pochi giorni fa, dove invece la riorganizzazione sembrava essere stata decisa con tanto di inizio previsto ad ottobre. Evidentemente l’uscita pubblica della Fp Cgil Padova ha ottenuto quel che si proponeva.

Il servizio di Telenordest dopo la conferenza stampa davanti all'Azienda Ospedaliera di Padova di Fp Cgil Padova

Nota Cgil in tema di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Nota di sintesi delle ultime novità di carattere generale in tema di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.


Quinta relazione sullo stato di attuazione del PNRR (Primo semestre 2024)

Il 25 luglio scorso è stata depositata in Parlamento la Quinta relazione sullo stato di attuazione del PNRR (Primo semestre 2024).

Le norme attualmente in vigore prevedono che il Governo trasmetta alle Camere con cadenza semestrale una relazione sullo stato di attuazione del PNRR, nella quale siano riportati i prospetti sull'utilizzo delle risorse del programma Next Generation EU e sui risultati raggiunti. Essa deve recare anche una nota esplicativa relativa alla realizzazione dei traguardi e degli obiettivi stabiliti nel periodo di riferimento e ogni elemento utile a valutare lo stato di avanzamento degli interventi, il loro impatto e l'efficacia rispetto agli obiettivi perseguiti, con specifico riguardo alle politiche di sostegno per l’occupazione e per l’integrazione socio-economica dei giovani, alla parità di genere e alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Il documento è in realtà un vero e proprio panegirico dell’azione di governo:

  • l’Italia è lo Stato membro dell’Unione europea che ha ricevuto, finora, l’importo economico più alto;
  • l’Italia è stata la prima a richiedere e ad ottenere l’approvazione, da parte della Commissione europea, del pagamento della quinta rata da undici miliardi di euro;
  • lo stato dell’avanzamento finanziario e procedurale del PNRR indica l’attivazione dell’85 per cento delle misure previste nel Piano con un livello di spesa pari a 51,4 miliardi di euro;
  • in riferimento alle misure che prevedono procedure di affidamento, al 30 giugno 2024 risulta attivato il 92 per cento degli investimenti e risultano concluse gare per 111 miliardi di euro.

Da notare, in primo luogo, l’omissione della parte relativa alle politiche di sostegno per l’occupazione e per l’integrazione socio-economica dei giovani, alla parità di genere e alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Su tutto ciò si naviga a vista, con informazioni poco o per nulla trasparenti, a testimonianza delle evidenti difficoltà attuative del Governo.

Riguardo alle spese ricordiamo che dei 51,4 miliardi, oltre la metà riguardano l’Ecobonus e gli incentivi alle imprese

Descrizione submisura Spesa dichiarata PNRR
Rafforzamento dell’Ecobonus per

l’efficienza energetica

13.950.000.000,00
Credito d’imposta per i beni

strumentali 4.0

8.867.960.000,00
Credito d’imposta (immateriali non

4.0)

1.913.900.000,00
Credito d’imposta per R&D&I 2.008.340.000,00
Totale 26.740.200.000,00

Invece, se si analizzano i dati relativi agli affidamenti, a fronte dei 111 miliardi di risorse PNRR impegnate, le spese dichiarate sono pari a poco più di 19 miliardi, ossia il 17,5%.

Infine, rimane inevasa la richiesta più volte avanzata dalla CGIL di accesso diretto al sistema Regis, al fine di poter attingere ai dati in modo completo e in tempo reale.

Pagamento della Quinta rata

1) Ai sensi dell’articolo 24, comma 2, del Regolamento (UE) 2021/241, il 29 dicembre 2023 l’Italia ha presentato una richiesta di pagamento per la quinta rata del sostegno a fondo perduto e la quinta rata del sostegno creditizio, relativa al secondo semestre del 2023. Tale richiesta di pagamento è stata integrata da un addendum il 24 maggio 2024, al fine di includere nella richiesta di pagamento gli obiettivi M1C1 113 e M1C1 114 e per tenere conto del traguardo M2C2 24, spostato dal sostegno a fondo perduto al sostegno sotto forma di prestito. La richiesta di pagamento era accompagnata dalla dichiarazione di gestione e dalla sintesi degli audit.

2) Il 2 luglio 2024 la Commissione ha approvato la valutazione preliminare positiva di 53 traguardi e obiettivi connessi alla quinta richiesta di pagamento dell'Italia per 11 miliardi di € (al netto del prefinanziamento) nell'ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Quando è stata presentata, la richiesta comprendeva 52 traguardi e obiettivi. La revisione del piano nel maggio 2024 ha fatto salire a 54 i traguardi e gli obiettivi associati alla quinta richiesta di pagamento.

La quinta richiesta di pagamento riguardava passaggi assai importanti relativi a 14 riforme e 22 investimenti in diversi settori, fra cui la legge sulla concorrenza, gli appalti pubblici, la gestione dei rifiuti e delle risorse idriche, la giustizia, il quadro di revisione della spesa pubblica, l'istruzione secondaria e terziaria.

Le misure più rilevanti della richiesta di pagamento riguardavano:

  • il programma nazionale per la gestione dei rifiuti;
  • le riforme del sistema di istruzione.

Riguardo al primo punto sono stati presentati alla Commissione europea:

  • i documenti degli enti locali riguardanti la chiusura di 22 delle 34 discariche abusive incluse nella procedura di infrazione 2011/2215;
  • i Rapporti Rifiuti Urbani dell'ISPRA - Edizione 2022 e 2023 sulla riduzione della differenza regionale nella raccolta differenziata tra la media nazionale e la regione con le performance peggiori. In particolare, si sottolinea come la Sicilia (la Regione più in ritardo) abbia raggiunto una percentuale di tassi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari a 51, 5% (pag. 55 del Rapporto Rifiuti Urbani – 2023). Ciò rappresenta una riduzione di 9,1 punti percentuali rispetto al valore di riferimento (e quindi sopra l’obiettivo di 2,8);
  • le norme che hanno recepito l’obbligo di rendere operativa la raccolta differenziata dei rifiuti organici entro il 31 dicembre 2023, in conformità con il Piano d'azione per l'economia circolare dell'UE.

Riguardo al secondo punto, è stata presentata alla Commissione europea la normativa secondaria adottata relativa:

  • alla Riforma del sistema di Reclutamento dei docenti:
    • percorsi di formazione iniziale per conseguire l’abilitazione;
    • criteri e modalità di determinazione annuale del contingente del personale docente della scuola secondaria da utilizzare per lo svolgimento dei compiti di tutor coordinatore, previsto nel percorso universitario e accademico di formazione iniziale, e abilitazione all'insegnamento per le scuole secondarie e di tutor dei tirocinanti nelle istituzioni scolastiche;
    • concorsi annuali;
    • anno di formazione e prova;
    • riordino delle classi di concorso della scuola secondaria;
    • formazione continua incentivata;
  • alla riorganizzazione del sistema scolastico:
    • criteri di dimensionamento delle scuole;
    • adeguamento nelle classi con difficoltà contesto socio-economico (calcolato attraverso l’indice ESCS Economic, Social and Cultural Status – indice) e tassi elevati di abbandono scolastico, mantenendo inalterato il numero del personale docente a fronte del trend demografico decrescente;
  • alla Riforma del sistema di orientamento (introduzione di moduli di 30 ore per gli studenti, istituzione della figura del docente tutor e del docente orientatore, adozione di specifiche linee guida, utilizzo della piattaforma digitale per la fruizione dei servizi messi a disposizione agli studenti);
  • alla Riforma del sistema di formazione professionale terziaria (ITS);
  • alla Riforma delle classi di laurea;
  • alla Riforma delle lauree abilitanti per determinate professioni;
  • alla Riforma dei dottorati.

3) Con Decisione di esecuzione della Commissione C(2024) 5548 final del 26 luglio 2024 è stata autorizzata l'erogazione all'Italia della quinta rata del sostegno a fondo perduto e della quinta rata del sostegno sotto forma di prestito.

4) Con Decisione di esecuzione della Commissione C(2024) 5547 final del 26 luglio 2024 è stata stabilita la sospensione parziale dell'erogazione della quinta rata del sostegno a fondo perduto all'Italia per una cifra pari a € 110.091.448. La sospensione è stata determinata dal mancato raggiungimento dell’obiettivo M1C1-85 nell’ambito della Riforma del quadro legislativo in materia di appalti pubblici e concessioni (Riforma 1.10). Tale obiettivo prevedeva la riduzione di almeno il 10% del tempo medio tra l'aggiudicazione dell'appalto e la realizzazione dell'infrastruttura ("fase esecutiva"). La Commissione nella sua decisione ammette che la formulazione originaria dell’obiettivo non fornisce chiari elementi sulla metodologia da adottare per richiedere una valutazione positiva. In ogni caso l’Italia non è stata in grado di dimostrare il raggiungimento di tale obiettivo, non ha contestato la valutazione della Commissione e ha manifestato l’intenzione di presentare una richiesta motivata di modifica di tale obiettivo. Ricordiamo che la quantificazione della somma sospesa è data dall’ammontare delle risorse a fondo perduto assegnate all’Italia (€ 71.779.623.788) diviso il numero di traguardi/obiettivi finanziati da tali risorse (326) e moltiplicato per il coefficiente 0,5.

5) Di seguito la situazione delle rate assegnate all’Italia

Decreto-Legge 113/24

È entrato in vigore il 9 agosto 2024 il decreto-legge 113/24 concernente “Misure urgenti di carattere fiscale, proroghe di termini normativi ed interventi di carattere economico.” Alcune disposizioni riguardano il PNRR e il Piano Nazionale Complementare (PNC) al PNRR.

L’art. 8 riguarda il Piano Nazionale Complementare.

Come è noto, il decreto-legge 19/24 prevedeva una verifica immediata degli stati di avanzamento degli investimenti del PNC e, nel caso in cui non fossero state assunte obbligazioni giuridicamente vincolanti, gli interventi sarebbero stati definanziati e le relative risorse rese contestualmente indisponibili.

A seguito della informativa presentata al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) il 9 luglio 2024, l’articolo 8 accantona e rende indisponibili sino alla data del 30 settembre 2024 risorse del PNC pari a oltre 756 milioni di euro.

Le amministrazioni titolari maggiormente interessate alla procedura sono il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili – 240 milioni di euro, il Ministero della Cultura – 132 milioni, il Ministero della Salute – 67 milioni, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali – 58 milioni.

Qualora le Amministrazioni dimostrino la sussistenza di obbligazioni giuridicamente vincolanti alla data di entrata in vigore del decreto, anche sulla base dei sistemi di monitoraggio del Ministero dell'Economia e delle Finanze e in quelli ad essi collegati, le somme sopra indicate, in misura pari all'importo necessario ad assicurare la conclusione dei relativi interventi, sono disaccantonate e rese nuovamente disponibili.

Il decreto-legge prevede che 750 milioni delle risorse sopra indicate sono finalizzate al finanziamento del credito d'imposta per gli investimenti nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno - ZES unica.

L’art. 10 da comma 3 e comma 12 disciplina gli adempimenti relativi alla fase pilota (milestone M1C1-118) della Riforma delle norme di contabilità pubblica prevista dal PNRR (M1C1R1.15).

Come è noto, la riforma prevede l’adozione di un sistema unico di contabilità basato sul principio accrual per il settore pubblico. L'obiettivo è portare a compimento il quadro concettuale di riferimento per un sistema unico di contabilità accrual secondo i criteri qualitativi definiti da Eurostat, gli standard di contabilità accrual e il piano dei conti multidimensionale.

Ai fini dell'attuazione della fase pilota, sono tenute alla produzione e trasmissione degli schemi di bilancio per l'esercizio 2025 le amministrazioni pubbliche di seguito elencate:

a) le amministrazioni centrali incluse nel bilancio dello Stato, la Presidenza del Consiglio dei ministri e le agenzie fiscali;
b) gli enti e le istituzioni nazionali di ricerca;
c) le regioni e le province autonome;
d) le province e le città metropolitane;
e) i comuni con popolazione residente pari o superiore a cinquemila abitanti al 1° gennaio 2024;
f) gli enti e le aziende del servizio sanitario nazionale;
g) le università e gli istituti di istruzione universitaria pubblici;
h) le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e le loro unioni regionali;
i) le autorità di sistema portuale;
l) gli enti nazionali di previdenza e assistenza;
m) gli enti e le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, diverse da quelle di cui alle lettere da a) a l).

Sono esclusi dalla predisposizione degli schemi di bilancio, per l'esercizio 2025, le società e gli enti di cui alla lettera m), che, con riferimento al bilancio di esercizio o rendiconto del 2023, hanno un numero di dipendenti a tempo indeterminato inferiore a cinquanta unità e, contestualmente, un volume complessivo annuo di entrate correnti ed in conto capitale, per le amministrazioni in contabilità finanziaria, ovvero un valore della produzione annua, per le amministrazioni in contabilità economico-patrimoniale, inferiore a 8,8 milioni di euro.

Sono esclusi dalla predisposizione degli schemi di bilancio per l'esercizio 2025:

  • gli istituti scolastici di ogni ordine e grado;
  • gli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM);
  • gli uffici dotati di autonomia speciale del Ministero della Cultura;
  • le amministrazioni pubbliche assoggettate a procedure di liquidazione.

Restano esclusi dalla predisposizione degli schemi di bilancio gli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale.

Gli schemi di bilancio relativi all'esercizio 2025 sono quelli adottati con determina del Ragioniere generale dello Stato n. 176775 del 27 giugno 2024, con la quale sono stati formalmente recepiti: il Quadro Concettuale, i diciotto standard contabili (ITAS) conformi alle indicazioni EUROSTAT/EPSAS e il Piano dei Conti multidimensionale.

L’art. 1 comma 6 interviene sulla disposizione relativa alla istituzione del registro delle tecnologie per il fotovoltaico, tenuto dall’ Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), volto a catalogare gli impianti fotovoltaici e le celle ai fini della incentivazione del credito d’imposta transizione 5.0. In particolare, viene chiarito che sia gli impianti fotovoltaici che le relative celle devono essere prodotte negli Stati membri dell’Unione Europea, non solo gli impianti fotovoltaici come previsto dalla disposizione vigente.

Nota sintesi ultime novità in tema di attuazione Pnrr 

Fim e Fiom Padova: stipulati accordi aziendali in Antonio Carraro e ZF

In questi giorni sono stati sottoscritti gli accordi di secondo livello in due importanti aziende del territorio padovano: la ZF di Selvazzano e la Antonio Carraro di Campodarsego.

Alla Antonio Carraro è stato fissato un premio di risultato: un notevole risultato per il sindacato sia perché questo è il primo accordo stipulato fra le parti dopo la disdetta unilaterale, da parte della proprietà, avvenuta nel 2017 degli accordi preesistenti, sia perché arriva dopo due anni di vertenza continua nei quali le parti si sono più volte incontrate. Fondamentale anche il mantenimento dell’elemento perequativo quale valore di garanzia per chi non ha elementi aggiuntivi rispetto al minimo previsto dal Ccnl.

In ZF si è deciso per il mantenimento della contrattazione integrativa sottoscritta nel 2021 e scaduta a dicembre 2023. Inoltre, dal 1°gennaio 2025 ci sarà un aumento del 10% del quinto elemento presente sulla parte alta della busta che influisce su tutti gli istituti e, quindi, con un aumento della paga oraria.

Sostanziale per le due organizzazioni sindacali dei metalmeccanici padovani è l’essere riusciti ad arrivare ad un aumento di salario fisso che incrementa le retribuzioni influendo su tutti gli istituti, proprio durante i primi mesi di contrattazione nazionale per il rinnovo del Ccnl 2024/2027.

Michele Iandiorio, segretario generale della Fiom Cgil di Padova così commenta: “In ZF partendo da una iniziale rigidità appunto per la concomitanza della trattativa del CCNL, si è riusciti nel mantenimento dell'importante contrattazione che era scaduta, ad aumentare ulteriormente le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori su quote di salario fisso. In Antonio Carraro dopo anni di assenza di accordi e dopo la disdetta del 2017, si riafferma il principio della contrattazione come elemento di redistribuzione collettiva, evidenziando in due anni di vertenza il protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori che, insieme alla RSU hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato, che introduce un premio di risultato variabile per tutti e il mantenimento dell’elemento perequativo per chi, assunto dopo il 2017 non ha elementi aggiuntivi in paga base.”

Luca Gazzabin, segretario generale della Fim Cisl di Padova e Rovigo, aggiunge: “Alla Antonio Carraro la Rsu è riuscita a conquistare un accordo aziendale e a impegnare la nuova proprietà in relazioni sindacali che erano state cancellate dalla disdetta degli accordi aziendali del 2017. Alla Zf ci si è accordati di risolvere la concomitanza delle scadenze del contratto aziendale con quella del CCNL, partendo dalla base fondamentale di mantenere le relazioni sindacali che si sorreggono nella contrattazione collettiva, e, inoltre, abbiamo concordato la rivalutazione di un elemento economico che era "congelato" da 10 anni.”

Acciaierie Venete: ennesimo incidente nello stabilimento padovano

Oggi pomeriggio, mentre l’azienda è chiusa per le ferie estive, è scoppiato un incendio durante dei lavori di manutenzione affidati in appalto ad una ditta esterna. I due lavoratori coinvolti sono in pronto soccorso a Padova a causa delle ustioni subite.

“Dopo che abbiamo saputo quanto è successo, RSU e RLS si sono messi in contatto con l’azienda per avere informazioni più approfondite. In questo momento l’azienda è chiusa e si stanno svolgendo attività di manutenzione in appalto. Oggi, tagliando del materiale pare che siano partite delle scintille che hanno scatenato l’incendio, sono due i lavoratori ustionati ora in pronto soccorso a Padova, non abbiamo notizie certe sulle loro condizioni. Come organizzazioni sindacali ci stiamo in queste ore mettendo in contatto con l’azienda per monitorare la situazione e per capire come si sono svolti precisamente i fatti.” Hanno dichiarato le segreterie della Fim e della Fiom di Padova.

Rinnovo del Contratto Provinciale dei Lavoratori Agricoli e Florovivaisti ancora in alto mare: ieri la protesta in Piazza di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sul presidio di ieri di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil in Piazza dei Signori
  • video link: Visita il sito

In seguito all’impasse nella trattativa per il rinnovo del contratto provinciale del settore agricolo per la provincia di Padova, ieri, mercoledì 31 luglio, le Organizzazioni sindacali della categoria del settore Agroalimentare Flai CgilFai Cisl e Uila Uil  hanno aderito allo sciopero nazionale e organizzato, come in tutte le province del Veneto, un presidio/sit in Piazza dei Signori, durante il quale sono stati offerti gratuitamente ai cittadini incuriositi frutta e verdura locali e cogliendo l’occasione per spiegare loro le ragioni della protesta.

In sostanza, i sindacati confederali accusano le associazioni datoriali – cioè ConfagricolturaColdiretti e Cia – di offrire risorse insufficienti per un accordo, che potrebbe migliorare le condizioni di migliaia di addetti in tutto il padovano, oltre a favorire azioni concrete a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e a porre un argine al caporalato e allo sfruttamento. Una protesta che in provincia di Padova riguarda circa 10 mila lavoratrici e lavoratori, di cui almeno 8 mila stagionali (quindi, con meno tutele).

Dice Giovanni Acco, Segretario Generale della Flai Cgil Padova: “L’ultimo incontro risale a lunedì 29 luglio e proprio in quell’occasione abbiamo avuto modo di misurare la distanza tra le nostre richieste, assolutamente ragionevoli, e la posizione di Confagricoltura, Coldiretti e Cia che di fatto non sono disposte a concederci neanche la metà di quanto chiediamo. Noi abbiamo chiesto un aumento dello stipendio di 120 euro, loro al massimo arrivano a 96 euro, comprensivo del 3,5% (circa 50 euri lordi) previsto dal contratto nazionale per rispondere all’inflazione degli ultimi anni. Noi oltre a quello chiedevamo un ulteriore aumento del 6% che contiene il calcolo dell’Ipca (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato), in modo da permettere a lavoratrici e lavoratori di superare i 1100 euro al mese, cifra con cui non si riesce ad arrivare a fine mese.”.

“Davanti a questo scostamento tra inflazione e salari – prosegue e conclude Giovanni Acco – la nostra risposta non può  che essere la mobilitazione. Capiamo che il settore viva delle difficoltà ma non è accettabile che tutti i problemi della filiera si scarichino sempre sull’anello più debole, cioè lavoratrici e lavoratori. In questo modo, oltre a moltiplicarsi le zone nere o grigie dove si diffondono caporalato e lavoro nero, il settore continuerà ad essere sempre meno attrattivo e vedrà sempre più difficoltà a trovare la manodopera. E le Associazioni Datoriali devono capire che senza manodopera, le imprese del settore sono destinate a scomparire”.

Il servizio di Telenordest sul presidio di ieri di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil in Piazza dei Signori 

Stangata a Poste Italiane dal Tribunale del Lavoro di Padova: condannata a risarcire con 400 mila euro un lavoratore seguito dalla Cgil

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Venete sulla sentenza che condanna Poste Italiane al risarcimento record
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Slc Cgil Veneto e Cgil Padova: “Poste Italiane paga ancora una volta la sua arroganza e incapacità di avere delle normali relazioni industriali e sindacali. Un atteggiamento generale che si ripercuote sulla qualità dei servizi e le condizioni lavorative del personale”

 

Una vicenda che parte nel 2010 con una serie di licenziamenti operati da una Cooperativa che lavorava in appalto per Poste Italiane, successivamente impugnati dalla Slc Cgil che, affidandosi all’Avvocata Silvia Vettori, propose una causa per appalto illecito. La sentenza del 2015 diede pienamente ragione alla Slc Cgil dichiarando illecito l’appalto e ordinando a Poste Italiane di riassumere questi lavoratori e pagare loro il risarcimento dalla data in cui avevano impugnato il licenziamento.

Naturalmente Poste Italiane si è prima appellata, perdendo in secondo grado, poi è ricorsa in Cassazione, perdendo nuovamente, e a quel punto si è adeguata alla riassunzione dei lavoratori. Tutti meno uno perché nel frattempo era andato in pensione e secondo Poste Italiane ciò li legittimava a non proporgli l’assunzione nonostante fosse un ordine contenuto in una sentenza definitiva che però Poste Italiane si intestardiva a non eseguire.

Per questo motivo, nel 2022, la Slc Cgil e l’Avvocata Sartori si trovano costretti a proporre un decreto ingiuntivo cioè un ordine di pagamento con cui chiedono tutte le retribuzioni dal giorno del licenziamento, nel 2010, fino 2022 cioè alla data di deposito del ricorso.

Circa un mese fa la sentenza con cui il Tribunale di Padova respinge l’opposizione di Poste Italiane e le impone di pagare al lavoratore una cifra che si aggira intorno ai 300 mila euro che con gli accessori di questi dodici anni arriva a quasi 400 mila. Cifra a cui, dopo questa sentenza, andranno aggiunte anche le retribuzioni successive al 2022 ad oggi che l’Avvocata Vettori chiederà per conto del lavoratore.

“Si tratta di una sentenza – dicono Alessandra Milani, Marco D’Auria e Stefano Gallo della Slc Cgil Veneto e Marianna Cestaro della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – che punisce in maniera severa l’arroganza di Poste Italiane che, evidentemente, deve avere come policy aziendale quella di affrontare con gli avvocati temi e situazioni che potrebbero benissimo venire risolti attraverso delle normali e sane relazioni sindacali anche quando è evidente e chiaro che così i costi che deve sostenere sono molto più alti. Probabilmente, ciò accade perché i suoi dirigenti non sono mai tenuti a pagare di tasca propria le proprie scelte sbagliate e il massimo che può accadere loro è di venire promossi per essere spostati magari in ruoli dove possono fare meno danni. E quindi può accadere che si rifiutino di eseguire sentenze di Tribunale passate in giudicato con tutte le conseguenze del caso. Ma in Poste Italiane questo avviene un po’ in tutte le situazioni”.

“ Stiamo parlando – proseguono i sindacalisti della Cgil – di un’azienda privata che ogni anno macina utili su utili eppure si rifiuta di spendere cifre irrisorie, ad esempio, per la manutenzione dell’aria condizionata negli uffici postali con il risultato che tra i 40 e i 50 di essi ogni giorno in Veneto rimangono chiusi perché non ci si può letteralmente stare dentro. Situazioni che potrebbero venir affrontate con un po’ di programmazione e ascoltando quanto dicono i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza ma in Poste Italiane questa è una chimera”.

“L’auspicio – concludono i rappresentanti sindacali – è che Poste Italiane scenda dal piedistallo in cui si è collocata e accetti di discutere con noi della situazione di quel lavoratore che, è bene ricordarlo, non ha vinto alla lotteria ma si è visto solo riconosciuto quanto perso in tutti questi anni a causa dell’ottusità di Poste Italiane. Una prassi, quella delle relazioni sindacali, che Poste Italiane farebbe bene ad adottare onde evitare di continuare a sprecare inutilmente risorse che invece potrebbero venire spese per la qualità dei servizi e le condizioni lavorative dei dipendenti”.

Il servizio di Telenordest tratto dalla conferenza stampa della Slc Cgil Veneto e Cgil Padova sulla vicenda

TPL, continua la mobilitazione unitaria: il 9 settembre sciopero di 8 ore. La Filt Cgil Padova lancia la sfida alle associazioni datoriali e alle istituzioni

TPL, sindacati sul piede di guerra: dopo lo sciopero di 4 ore del 18 luglio, annunciate altre 8 ore di sciopero per il 9 settembre

Filt Cgil Padova: “Posizioni inconciliabili, la mobilitazione prosegue e si intensifica. Le associazioni datoriali totalmente disinteressate sia alle istanze economiche di lavoratrici e lavoratori ma anche alle problematiche del settore che ne mettono a forte rischio il futuro”

 

“Il 9 settembre faremo un altro sciopero, stavolta di 8 ore perché a quanto pare quello di 4 ore del 18 luglio non è stato sufficiente. E se non basterà ne faremo un altro. E poi un altro ancora… I dipendenti di Busitalia sono arrabbiatissimi e determinati a far valere le proprie ragioni. E ne hanno da vendere!”

Si preannuncia una fine estate molto calda, quella sul fronte del Trasporto Pubblico Locale (TPL) secondo le parole del Segretario Provinciale della Filt Cgil Padova, Andrea Rizzo che annuncia la prosecuzione delle mobilitazioni dei dipendenti del settore per il rinnovo del CCNL Autoferrotranvieri Internavigatori scaduto il 31 dicembre del 2023 le cui trattative sono in forte stallo dopo la rottura del tavolo di trattative registrato lo scorso 30 maggio a causa – a detta di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e UGL Autoferro – “dell’atteggiamento, in alcuni casi attendista ed in altri dilatorio e non costruttivo, assunto dalle Associazioni Datoriali Asstra, Anav e Agens (a questa fa parte Busitalia, ndr), che non ha permesso la prosecuzione di un confronto”.

“La verità – attacca Andrea Rizzo – è che le associazioni datoriali non solo fanno muro davanti alle nostre richieste di un miglioramento retributivo dei dipendenti manifestando un totale disinteresse verso le loro sempre più difficile condizioni lavorative (e questo lo sapevamo e non ci sorprende) ma hanno anche una posizione del tutto miope e menefreghista davanti alle tematiche inerenti alla stessa sopravvivenza e agli interessi complessivi del settore”.

“Perché lo sanno anche loro – prosegue il sindacalista della Filt Cgil Padova – che quello dell’autista è un mestiere che non vuole più fare nessuno, che lo stipendio non permette ad una lavoratrice o un lavoratore di mantenere dignitosamente la propria famiglia, soprattutto se non ha alle spalle tanti anni di servizio dentro l’azienda. Il deterioramento delle condizioni lavorative e retributive, la conseguente e strutturale carenza degli organici, l’aumento esponenziale di aggressioni verbali e fisiche nei confronti degli operatori da parte di passeggeri esasperati dalla scarsa qualità del servizio, sono tutte cose davanti agli occhi di tutti. Il settore sta andando in malora e neanche troppo lentamente. Eppure, nonostante tutto questo, non solo si arroccano di più nelle loro posizioni ma addirittura provocano proponendo l’aumento dei carichi di lavoro, esasperando la già enorme flessibilità che già rende difficile la conciliazione tra vita e lavoro dei dipendenti, spesso costretti a perdere intere giornate per una mal distribuzione dei turni lavorativi nel corso delle stesse o per coprire l’assenza di colleghi. Il famoso problema dei cosiddetti ‘nastri di lavoro’ troppo lunghi, cioè quando per 6-7 ore di lavoro si è costretti a perderne il doppio. Significa uscire la mattina presto e tornare a casa la sera tardi, per un effettivo tempo di lavoro che verrà pagato, se va bene, per metà delle ore trascorse fuori casa. Un altro punto della vertenza che va assolutamente affrontato”.

“E quindi – conclude Andrea Rizzo – il 9 settembre scioperiamo. E sarà solo l’inizio. E lo faremo non solo per protestare nei confronti delle associazioni datoriali ma anche per chiedere alle Istituzioni, in primis Governo e Regione, di aumentare le risorse al Fondo Trasporti e sviluppare una riforma che il settore attende da anni con l’obiettivo di determinare sostenibilità, stabilità, buone condizioni lavorative per i dipendenti e un servizio pubblico in linea con la domanda di trasporto e i reali bisogni della cittadinanza. L’alternativa è semplicemente la fine del Trasporto Pubblico Locale”.

Ordine del Giorno approvato all’Assemblea Generale CGIL del 23, 24 e 25 luglio 2024

L’Assemblea generale della CGIL approva la relazione e le conclusioni del Segretario Generale, assume i contributi al dibattito ed esprime grande soddisfazione per il risultato della campagna di raccolta delle firme a sostegno dei quattro referendum popolari per un lavoro libero, dignitoso, tutelato, stabile e sicuro. Grazie all’impegno di tutta l’organizzazione e alla capacità di coinvolgere – dentro i luoghi di lavoro, nei territori e nella società – lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati, giovani, cittadine e cittadini, è stato possibile raggiungere il numero straordinario di quattro milioni di firme a sostegno dei quesiti.

L’Assemblea generale condivide la proposta di piano strategico politico, organizzativo e comunicativo avanzato dalla Segreteria nazionale per la realizzazione di una campagna referendaria che veda il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutte le compagne e i compagni delle nostre strutture, delle delegate e dei delegati nei luoghi di lavoro, delle attiviste e degli attivisti delle leghe SPI e sul territorio.

In coerenza con la strategia complessiva decisa dall’Assemblea generale, va data piena continuità alla mobilitazione per conquistare un nuovo modello sociale e di sviluppo che, contrastando le crescenti diseguaglianze sociali e nel lavoro, rimetta al centro la libertà e la realizzazione delle persone, anche attraverso la contrattazione di nuovi modelli organizzativi e produttivi nel lavoro, la stabilità dell’occupazione e il pieno esercizio dei diritti sociali e di cittadinanza estendendo l’esercizio della contrattazione sociale e territoriale.

A partire dalla vertenza generale – rilanciata con forza in questi mesi, insieme alla UIL, con lo sciopero generale dello scorso 11 aprile e con la successiva grande manifestazione di Roma del 20 aprile – per conquistare il diritto alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per tutte e tutti, e fermare la vera e propria strage che si consuma con cadenza ormai quotidiana.

Sono passati solo pochi giorni dalle manifestazioni che abbiamo organizzato a Latina, dopo il barbaro assassinio di Satnam Singh, che rappresenta solo la punta dell’iceberg di una realtà diffusa di sfruttamento, di irregolarità lavorativa, di caporalato, di riduzione in schiavitù di lavoratrici e lavoratori.

Siamo di fronte a un modello di impresa e di sviluppo ormai insostenibile, che dobbiamo continuare a contrastare con tutti gli strumenti disponibili: la contrattazione, la vertenzialità nei luoghi di lavoro, la mobilitazione generale in tutti i territori, l’azione giudiziaria e la modifica di una legislazione che – a partire dalla Bossi/Fini sino alle tante norme che alimentano precarietà, appalti/subappalti e lavoro povero, nero e sommerso – rende sempre più sole e ricattabili le persone che lavorano.

Il Governo si guarda bene dall’affrontare problemi così drammatici e – dopo le elezioni europee – si è invece concentrato sul fronte delle controriforme istituzionali, portando avanti una logica spartitoria che ha come obiettivo finale lo smantellamento della Costituzione antifascista nata dalla Resistenza e fondata sul Lavoro. È stato votato, in prima lettura, il DDL sul Premierato; è stata accelerata la discussione sul DDL per la separazione delle carriere dei magistrati; è stata approvata in via definitiva la legge per l’attuazione dell’Autonomia differenziata.

L’impegno della CGIL per contrastare questo disegno autoritario di sovvertimento della nostra democrazia costituzionale viene da lontano, e ha visto – come ultima tappa – la grande manifestazione della “Via Maestra” che si è tenuta a Napoli lo scorso 25 maggio.

In particolare, sulla Legge sulla autonomia differenziata – in coerenza con quanto approvato dall’Assemblea generale – è stato depositato in Corte di cassazione un quesito totalmente abrogativo, costituito un Comitato promotore con un larghissimo arco di forze politiche, sociali, associative e della società civile, ed è stata avviata la raccolta delle firme per promuovere il referendum da affiancare ai nostri quattro quesiti sul lavoro, con l’obiettivo di sviluppare una campagna unica, coerente ed efficace per chiedere 5 SÌ per difendere la Costituzione, rivendicarne l’attuazione e cambiare il modello sociale e di sviluppo.

Raggiungere le 500.000 sottoscrizioni entro settembre richiede un ulteriore sforzo straordinario. Queste prime giornate di mobilitazione, e il riscontro registrato tra le cittadine e i cittadini sul tema, dimostrano che ci sono le condizioni per riuscirci. L’Assemblea generale impegna tutte le strutture – nel rapporto con le altre forze promotrici, sia a livello nazionale che nei coordinamenti territoriali che vanno attivati in tutto il Paese – a conseguire questo obiettivo indispensabile.

Nel ribadire, anche alla luce dei risultati e degli sviluppi positivi che essa sta determinando, la strategia complessiva deliberata lo scorso 27 febbraio, l’Assemblea generale conferma il mandato alla Segreteria nazionale di predisporre – verificando disponibilità e convergenze con la UIL e con le associazioni e i movimenti che fanno parte della “Via Maestra” – proposte di legge di iniziativa popolare su lavoro, precarietà, appalti, rappresentanza, povertà e salute, da presentare all’Assemblea in tempo utile per essere lanciate a completamento dell’iniziativa referendaria e a sostegno della relativa campagna elettorale.

Poco più di un mese fa si sono celebrate le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in cui si è verificato un allarmante avanzamento delle destre nazionaliste in molti Paesi del Vecchio Continente.

Tuttavia, non mancano segnali positivi, a partire dal nostro Paese, dove in termini assoluti le forze politiche di maggioranza hanno perso rilevanti consensi rispetto alle elezioni politiche. Anche le elezioni politiche francesi hanno sorpreso in positivo, con un significativo aumento dei votanti e con la vittoria delle forze democratiche e antifasciste, in particolare del Nuovo Fronte Popolare.

Ma i rischi rimangono ancora molto elevati.

Per questo continuiamo a portare avanti, insieme alla CES, la nostra idea di Europa e la nostra iniziativa:

per scongiurare un ritorno all’austerità; per affermare un netto NO alla corsa al riarmo e alla riconversione dell’economia europea in un’economia di guerra; per rivendicare una maggiore integrazione – sul modello Next Generation EU – per finanziare, con debito comune, investimenti europei per politiche industriali, economiche, ambientali e sociali comuni.

Va inoltre recuperato un ruolo europeo nella promozione della pace in tutti i teatri di guerra in essere, che rischiano di acuirsi anziché risolversi, nei quali si stanno consumando – a partire dalla striscia di Gaza, per arrivare all’Ucraina – stragi inaccettabili a danno delle popolazioni civili. Sono tutti conflitti che non hanno alcuna possibile soluzione militare, ma che devono vedere il ritorno alla politica e alla diplomazia.

Tornando al fronte interno, prosegue, anzi si intensifica l’attacco del Governo alla funzione e al ruolo di rappresentanza generale del sindacato confederale, anche attraverso una sistematica offensiva al diritto costituzionale di sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori.

In questo contesto si avvicinano decisioni fondamentali che porteranno il Parlamento ad approvare la Legge di Bilancio per il 2025, su cui peseranno il nuovo patto di stabilità, avallato anche dall’Esecutivo sovranista italiano, e i gravi ritardi che si stanno accumulando nell’attuazione del PNRR e delle politiche di coesione.

Nel prossimo autunno il Paese si troverà di fronte a un bivio: attivare pienamente la leva degli investimenti e recuperare le risorse dove sono (extraprofitti, profitti, grandi patrimoni, rendite finanziarie e immobiliari, redditi alti, evasione fiscale), come noi rivendichiamo, oppure proseguire, inasprendola, la stagione dei tagli alla spesa pubblica – a partire da sanità, istruzione, enti locali – che già hanno caratterizzato l’ultima manovra.

In prospettiva, vogliamo rilanciare una piattaforma complessiva per una vera riforma fiscale che ricomponga la base imponibile IRPEF, che riaffermi il principio costituzionale della progressività e che contrasti l’insostenibile evasione fiscale di massa che zavorra il nostro Paese. Nell’immediato, chiediamo la conferma della decontribuzione e dei benefici fiscali in scadenza per lavoratrici e lavoratori e la piena rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione.

Solo attraverso una riforma fiscale strutturale che garantisca il gettito necessario sarà possibile rilanciare il sistema pubblico dei servizi, rifinanziare la sanità e tutta la filiera dell’Istruzione (scuola, università, ricerca), rinnovare adeguatamente i contratti pubblici, stabilizzare i precari e realizzare un piano straordinario di assunzioni in tutti i settori della Pubblica Amministrazione.

Sono poi indispensabili investimenti pubblici infrastrutturali, a partire dall’emergenza in cui versano i settori della mobilità e dei trasporti, nonché politiche industriali all’altezza per affrontare le sfide cruciali della transizione energetica, digitale e demografica e della conversione ecologica, senza farne pagare il prezzo alle fasce popolari, definendo politiche, diritti e tutele del lavoro per una giusta transizione che punti, innanzitutto, a salvaguardare l’occupazione in tutti i settori produttivi.

In particolare, l’Assemblea generale sottolinea l’importanza – a fronte dei profondi processi di transizione tecnologica, ecologica ed energetica già in atto – della difesa dell’occupazione industriale.

Tutte le rilevazioni degli organismi nazionali e internazionali confermano un brutale impoverimento – a causa della fiammata inflattiva da profitti del triennio 2021/2023 – di milioni di lavoratrici e lavoratori, di pensionate e pensionati, contro cui il Governo non sta predisponendo alcun rimedio.

Per sostenere il recupero e il rafforzamento del potere di acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso il rinnovo dei CCNL, va rilanciata una vertenza salariale generale in coerenza con le priorità stabilite dall’assemblea nazionale sulla contrattazione che si è svolta a Bologna. L’obiettivo è andare oltre l’IPCA depurata, portare i minimi salariali (T.E.M.) sopra i 9 euro, defiscalizzare gli aumenti dei CCNL, dare certezza ai rinnovi contrattuali alla loro scadenza.

Salari; riduzione della precarietà e dei part time involontari; riduzione e modulazione degli orari; diritto alla formazione in orario di lavoro, come forma di accesso al lavoro e strumento per affrontare la transizione; difendere l’occupazione e creare nuovi posti di lavoro; tutelare salute e sicurezza: sono le nostre priorità.

Abbiamo bisogno di tutto il sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori che passa anche dal riconoscimento della rappresentanza e della democrazia sindacale, e dal rafforzamento dell’autorità dei CCNL. A partire dal pieno sostegno alle Categorie impegnate nelle prossime elezioni per il rinnovo delle RSU nei settori pubblici, e difendendo le agibilità sindacali, dobbiamo generalizzare l’elezione delle RSU e degli RLS in tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, superando gli ostacoli che ne hanno bloccato l’estensione; praticare il voto certificato/referendum delle lavoratrici e dei lavoratori su tutte le piattaforme e gli accordi che li riguardano; affrontare la sovrapposizione degli ambiti di applicazione dei contratti, verificandone i perimetri e avendo a riferimento l’art. 11 del codice degli appalti; dare vita ai coordinamenti dei delegati di sito e costruire le relazioni sindacali nelle filiere rafforzando la contrattazione di anticipo e quella inclusiva.

L’Assemblea generale impegna l’organizzazione a sostenere i rinnovi di tutti i CCNL, pubblici e privati, e le rivendicazioni per cambiare – con le iniziative di mobilitazione e di lotta che si renderanno necessarie – le politiche economiche e sociali del Governo in vista della prossima manovra di bilancio, a partire dalle le risorse necessarie e: rinnovare i CCNL pubblici garantendo il recupero del potere d’acquisto; finanziare adeguatamente sanità e istruzione pubblica, e non autosufficienze; realizzare una vera riforma previdenziale, fiscale, ecc...

La nostra battaglia per il cambiamento e per affermare un’idea alternativa di società e di Paese fondata sui principi e sui valori della nostra Costituzione, presuppone – oltre che un rilancio della nostra azione contrattuale e di una rinnovata relazione con le persone che rappresentiamo – anche un coerente processo di cambiamento della nostra organizzazione.

Va quindi finalizzata la strategia di cambiamento organizzativo e contrattuale della CGIL attraverso la concreta attuazione delle scelte strategiche già decise da tempo.

L’Assemblea generale:

• impegna tutte le strutture a dare seguito alle decisioni assunte dall’Assemblea organizzativa del 2022 e successivamente confermate dal Congresso del 2023, con l’obiettivo di realizzare il percorso di cambiamento della CGIL entro il prossimo Congresso, rafforzando il nostro modello sindacale fondato sulla contrattazione, sulla rappresentanza e l’elezione delle RSU e degli RLS, sulla democrazia, sulla centralità delle delegate e dei delegati, sul rinnovamento generazionale, sul coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, sulla presenza nei luoghi di lavoro, sull’insediamento capillare nel territorio, sul rapporto costante con le lavoratrici e i lavoratori, con le pensionate e i pensionati, con le studentesse e gli studenti, con le cittadine e i cittadini;

• dà mandato alla Segreteria nazionale di avviare un percorso, con modalità e tempi certi e vincolanti, attivando i gruppi di lavoro previsti dalle delibere attuative del 10.03.2022 su:

1) strutture organizzative, ruolo delle Camere del Lavoro e risorse;

2) rappresentanza, contratti nazionali, perimetri e sovrapposizioni.

I gruppi di lavoro, istituiti in base alla composizione prevista dalle delibere attuative, dovranno restituire gli esiti e le relative proposte – entro la fine dell’anno per i temi contrattuali, ed entro febbraio 2025 per quelli organizzativi – all’Assemblea generale per assumere le decisioni conseguenti.