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Referendum: Cgil, obiettivo raggiunto, superate le 500 mila firme

Roma, 12 giugno - Sono state superate le 500 mila firme per i referendum popolari proposti dalla Cgil per un lavoro stabile, dignitoso, tutelato e sicuro. Secondo l’ultima rilevazione del centro di raccolta dati della Confederazione, le firme raggiunte per ciascuno dei quattro quesiti sono 582.244.

“L’obiettivo del mezzo milione di firme, necessario per “deliberare l'abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente valore di legge”, come recita l’articolo 75 della Costituzione, è stato ampiamente raggiunto, a distanza di un solo mese e mezzo dall’inizio della campagna referendaria, avviata il 25 aprile scorso”. Lo afferma il segretario organizzativo della Cgil, Luigi Giove. “Nei territori e nei luoghi di lavoro - prosegue il dirigente sindacale - stiamo riscontrando un grande interesse attorno ai temi proposti dalla nostra organizzazione. Inoltre, c’è un diffuso desiderio di partecipazione”. “Nonostante il traguardo sia stato già raggiunto, la raccolta delle firme proseguirà e si intensificherà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane: il nostro obiettivo - conclude Giove - è quello di raccoglierne il maggior numero possibile”.

Al suo giro di boa, la campagna referendaria del sindacato guidato da Maurizio Landini prosegue spedita: il lavoro deve essere tutelato, perché è un diritto costituzionale. Deve essere sicuro, perché di lavoro si deve vivere e non morire. Deve essere dignitoso e perciò ben retribuito. Deve essere stabile, perché la precarietà è una perdita di libertà. Quindi, mettiamoci la firma!

-Per tutte le info: https://www.cgil.it/referendum

-Per approfondire: https://www.collettiva.it/speciali/referendum-2025

Il video della Cgil con tutte le info riguardanti i #referendum2025

Decathlon Italia, sciopero riuscito! Filcams Cgil Padova: “Presidio, al negozio di Padova: ottima la risposta di lavoratrici e lavoratori”

“Sono trent’anni che Decathlon è in Italia e oggi è stato il primo sciopero nazionale e, per quanto riguarda noi, il primo presidio organizzato davanti al suo negozio di Padova: proprio in virtù di ciò possiamo dire che la mobilitazione è andata molto bene, insomma per essere stata ‘una prima volta’, siamo molto contenti”.

È un prevalente sentimento di soddisfazione – oltre che naturalmente di rabbia e determinazione – quello che si è respirato stamane, sabato 8 giugno, davanti al negozio Decathlon di Padova, in via Venezia 104 dove una trentina, tra lavoratrici e lavoratori del negozio, insieme ai rappresentanti sindacali della Filcams Cgil Padova – e anche dalla Cgil Veneto e di altre provincie – hanno organizzato un rumorosissimo presidio che non ha potuto che attirare l’attenzione dei numerosi clienti che, come ogni sabato, affollavano lo Store e, incuriositi, hanno accettato i volantini distribuiti per spiegare le ragioni della mobilitazione.

“Fatalità vuole – ha aggiunto la RSA della Filcams Cgil Padova all’interno del negozio, Giorgia Daniele – che oggi si sposino pure due colleghi e, naturalmente, al matrimonio sono stati invitati molti membri del personale. Per cui, oggi, per il negozio Decathlon di Padova è la tempesta perfetta. Speriamo che questa protesta serva a far comprendere che siamo molto determinati ad ottenere il rispetto dei nostri diritti, altrimenti la prossima che organizziamo sarà ancora più rumorosa”.

“Un’ottima partecipazione – ha confermato la Segretaria Provinciale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro – che speriamo serva a Decathlon a rendersi conto che i danni alla propria immagine superano di gran lunga le uscite economiche determinate dall’accoglimento delle nostre richieste. Voglio ricordare che parliamo di una realtà che l’anno scorso ha segnato un +7,3% di fatturato, eppure non è disposta neanche a versare i buoni pasto ai propri lavoratori grazie ai quali realizza, anno dopo anno, queste ottime performances”.

“Lavoratrici e lavoratori – insiste Giorgia Marchioro – che invece continuano ad essere assunti solo attraverso contratti part-time di 20/24 ore che permettono di portare a casa al massimo un migliaio di euro al mese. Troppo pochi per chi ha una famiglia. Perché è proprio di questo che si tratta: Decathlon continua a credere di avere il personale che aveva quando, circa 30 anni fa, è arrivata in Italia: un personale caratterizzato da un turn-over altissimo, costituito in prevalenza da studenti universitari, quindi giovane, sportivo, molto flessibile, inquadrato al quarto livello e per cui non era previsto nessuna crescita professionale ma che doveva solo di rispondere a tutte le esigenze dell’azienda: fare 20 ore una settimana, farne 40 in un’altra per poi, magari, stare a casa per due settimane. Si tratta di una modalità che forse poteva andare bene al personale di qualche decennio fa ma che per l’attuale, comprensibilmente, è diventato inaccettabile”.

“Senza considerare i precari – conclude il Segretario Generale del NidiL Cgil Padova, Mirco Romanato, presente anch’egli al presidio – che qui arrivano durante i picchi di lavoro, vale a dire durante l’estate e a Natale, e fanno lievitare il personale, dai circa 60 effettivi in tempi normali, a circa un centinaio. Di fatto vengono trattati come “macchine” da noleggio che quando non servono più si rimandano indietro. La maggior parte di loro sono giovani assunti tramite agenzie internali con contratti commerciali che possono essere interrotti in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, per esempio basta solo partecipare ad un presidio di protesta”. E infatti di precari, al presidio, comprensibilmente non se ne sono visti.

Il servizio di Telenordest sul presidio davanti al Negozio Decathlon di Padova

 

Costretti a mangiare per terra, nei pressi del cantiere, nella pausa pranzo: la clamorosa denuncia della Fillea Cgil Padova

Fillea Cgil Padova: “Oggi, venerdì 7 aprile, 4 lavoratori edili di origine africana assunti alla EPV PROJECT sono in sciopero perché stufi di subire umiliazioni di ogni tipo, compresa quella di non poter consumare il proprio pasto in un luogo dignitoso”

“Tutto inizia a metà ottobre del 2023. Eravamo appena usciti da un incontro all’Ispettorato del Lavoro e proprio in un cantiere a pochi passi dall’edificio in Piazza De Gasperi dove è situato, notiamo una quindicina/ventina di lavoratori che stanno consumando il proprio pasto seduti per terra. Ci avviciniamo, scambiamo due chiacchiere, ma veniamo subito interrotti da un capocantiere irruento a cui chiediamo per quale ragione i lavoratori consumano il pasto in quelle condizioni e nel mezzo della piazza. La risposta che ci viene fornita è che loro pagano tutto quello che è di loro competenza e che si i lavoratori consumano il pasto in quel modo è da collegarsi alla loro cultura”.

È così che la Segretaria Provinciale della Fillea Cgil, Barbara e il Funzionario della categoria, Antonio Alaia, iniziano a raccontare la situazione che vede protagonisti, loro malgrado, quattro lavoratori di origine africana che hanno deciso oggi, venerdì 7 aprile, di incrociare le braccia in difesa della propria dignità e perché stanchi di subire angherie e insulti di ogni tipo, compresa la circostanza di doversi arrangiare per la pausa pranzo – la Fillea Cgil Padova sospetta che ciò accada diversamente dai colleghi – e mangiare “letteralmente” per terra. Una denuncia fatta direttamente ai media durante una conferenza stampa organizzata davanti al cantiere che, per uno strano scherzo del destino, si trova a due passi dalla sede dell'Ispettorato del Lavoro di Padova.

Sono i cani che mangiano per terra, non le persone” dicono indignati dalla Fillea Cgil Padova. E tutto questo succede alla EPV PROJECT, azienda che ha in subappalto dei lavori edili in tre diversi cantieri a Padova. In quello in Piazza de Gasperi l’azienda è situata in un sub appalto di terzo livello per conto del GRUPPO PER SPA di Milano e dell’azienda GRIMONT E.P.CM.SRL di Vado Ligure (gli altri cantieri sono in via Siracusa e in via Turazza).

“In quel primo acceso colloquio – proseguono Schiavo e Alaia – chiediamo subito un incontro con l’azienda, a cui ne seguono altri a cui partecipa anche una delle aziende committenti. In quelle occasioni la EPV PROJECT ha sempre negato che i lavoratori consumassero i propri pasti per terra, dicendo che tutti gli operai andassero a mangiare in una trattoria convenzionata. La cosa è andata avanti per un po’, finché parte dei lavoratori, a inizio anno, stanchi delle condizioni lavorative, ha deciso di terminare il rapporto di lavoro con questa realtà. In questo cambio di lavoratori riusciamo a rimanere in contatto con 4 di essi, provenienti dall’Africa, a cui si continua a non dare la possibilità di consumare il proprio pasto dignitosamente in un luogo consono e adatto”.

“Questo fino ad un mese e mezzo fa – attaccano i due sindacalisti della Fillea Cgil – ossia fin quando decidiamo di portare questi quattro lavoratori all’incontro con la EPV PROJECT a cui sono presenti anche le altre due aziende coinvolte nei condomini di Piazza de Gasperi. In quell’occasione, la solita favola che tutti gli operai mangiano seduti al caldo viene smentita direttamente da chi lavora tutti i giorni: essi infatti confermano che loro i pasti li consumano fuori dal cantiere, seduti per terra. Chiarita finalmente la condizione, ribadiamo alle aziende che la condizione minima da ripristinare immediatamente è quella del pasto caldo fornito a chi lavora come previsto dal nostro CCNL Territoriale, chiarendo subito che in mancanza di rispetto delle normative vigenti ci saremo mossi con uno sciopero. Davanti a questa circostanza, il committente, ossia GRUPPO PER, vista la non gestione dell’Azienda EPV decide di intervenire e assicurare ai 4 lavoratori la possibilità di andare in pausa pranzo in una trattoria nei pressi del cantiere. Azione che riesce soltanto per un paio di giorno anche a causa della non collaborazione dell’Azienda EPV e dell’incapacità di individuare in quale dei tre cantieri fossero effettivamente situati i lavoratori. La cosa ridicola è che i 4 operai, proprio in questi giorni, sono stati sanzionati perché durante la pausa pranzo si sono assentati per andare a mangiare in trattoria e sono stati accusati di essere ritornati in cantiere in ritardo; ritardo eventualmente dovuto alla non collaborazione dell’azienda EPV”.

“Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso – concludono Barbara Schiavo e Antonio Alaia – e i lavoratori hanno deciso che la loro dignità vale di più del posto di lavoro e stanchi di subire angherie, insulti e di venir trattati senza nessun rispetto hanno deciso che domani sciopereranno. Noi siamo con loro e per parte nostra faremo tutto quello che possiamo perché venga ristabilita equità e giustizia in tutta questa vicenda. E con la liberalizzazione degli appalti a cascata decisa da questo Governo, situazioni come questa, successa in un cantiere tutto, non potranno che esplodere con danni incalcolabili. Si pensi solo al numero di lavoratori e imprese coinvolte nelle grandi opere finanziate con i fondi del PNRR”.

Il Servizio di Telenordest dopo la conferenza stampa della Fillea Cgil Padova sul caso di discriminazione

Decathlon Italia: sabato 8 giugno sciopero nazionale per il contratto integrativo aziendale. A Padova, il presidio della Filcams Cgil davanti al negozio Decathlon di via Venezia dalle 10.00 alle 12.00

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il mattino sullo sciopero e presidio di domani al Decathlon di Padova

Filcams Cgil Padova: “La pazienza è finita: anche a Padova lanciata la mobilitazione per il Contratto integrativo aziendale. La mattina di domani, sabato 8 giugno, saremo in presidio davanti al Negozio Decathlon di via Venezia a Padova (unico punto vendita della provincia) affinché lavoratrici e lavoratori ottengano condizioni di lavoro più eque e dignitose”

Dopo una trattativa, volta a definire un contratto integrativo aziendale, iniziata da ben oltre 12 mesi e proseguita senza significativi passi in avanti, la Filcams Cgil, unitamente a Fisascat Cisl e Uiltucs, ha deciso di rompere gli indugi e proclamare per sabato 8 giugno uno sciopero nazionale che coinvolgerà una platea potenziale di 6 mila dipendenti distribuiti negli oltre 140 punti vendita diffusi nella penisola. A Padova, la protesta coinvolgerà i circa 60 dipendenti dell’unico negozio nella nostra provincia, vale a dire quello presente nel capoluogo in via Venezia 104, dove in mattinata la protesta si concretizzerà con un presidio di due ore che inizierà alle 10.00.

Una rottura causata dall’atteggiamento inconcludente e ritardante di Decathlon che ha provocato continui stop alla trattativa per la definizione di un integrativo, con l’unico scopo di dilatare i tempi del negoziato. “La verità – dice Giorgia Marchioro, Segretaria Provinciale della Filcams Cgil Padova – è che da quando Decathlon è arrivata in Italia, circa una trentina di anni fa, il personale che vi lavora è profondamente cambiato. Se un tempo l’organico era composto soprattutto da ‘lavoratrici e lavoratori di passaggio’, cioè da persone che vi lavoravano mentre erano impegnate in altre attività, per esempio studenti universitari, ora invece troviamo per lo più lavoratori e lavoratrici che lo considerano come prima e stabile occupazione e che hanno quindi altre esigenze, basti solo guardare come si è alzata l’età media dei dipendenti. Ma Decathlon va avanti come se tutto fosse immutato e uguale a prima e continua, nonostante gli enormi fatturati sempre registrati, a non tener conto dei bisogni, sia in termini economici che di conciliazione tempi di vita e lavoro, di lavoratrici e lavoratori”.

“Di fatto – prosegue la sindacalista della Filcams Cgil Padova – ad ogni nostra richiesta l’azienda ha risposto negativamente decidendo di andare avanti con il massimo utilizzo di contratti part-time, imponendo una flessibilità estrema che lascia le lavoratrici e i lavoratori prigionieri delle richieste dell’azienda e manifestando un rifiuto assoluto all’introduzione di qualsiasi forma di sostegno economico (come per esempio i ticket restaurant), nonostante il fatto che la stessa continui a fatturare milioni di euro grazie al lavoro ed alla dedizione dei propri dipendenti. Senza considerare che Decathlon, multinazionale francese, applica unilateralmente un regolamento aziendale che, di fatto, in parte modifica le norme contenute nel CCNL Confcommercio applicato alle lavoratrici e lavoratori. Davanti a questo muro, la Filcams Cgil, unitamente a Fisascat Cisl e Uiltucs, non ha potuto che confermare lo stato di agitazione avviato lo scorso 27 ottobre del 2023 e proclamare lo sciopero”.

“È arrivato il momento – conclude Giorgia Marchioro – che Decathlon si renda conto che la realtà è cambiata e che è giunta l’ora di iniziare a valorizzare quelle lavoratrici e lavoratori che ogni anno permettono all’azienda di macinare fatturati di milioni di euro. La speranza è che la vertenza si risolva rapidamente ma se non fosse così siamo determinati a far valere i diritti dei dipendenti: non dovessero cambiare le cose, dopo questo sciopero, ce ne sarà un altro”.

Incidente a Galliera Veneta, Cgil Padova: “La sottovalutazione dei rischi ha portato ad operare senza i fondamentali dispositivi di sicurezza”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli del Mattino e Corriere Veneto con i commenti della Cgil sull'incidente successo a Galliera Veneta
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Dopo l’incidente occorso a Galliera Veneta che ha visto il coinvolgimento di tre lavoratori e del titolare dell’impresa, rimasti gravemente feriti dopo aver inalato i gas tossici contenenti in una cisterna su cui stavano lavorando, la Cgil di Padova è intervenuta sull’ennesimo incidente successo nella nostra provincia con i Segretari Confederali Alioune Badara Diop e Marco Galtarossa.

Ha dichiarato Alioune Badara Diop al Mattino di Padova: “L’incidente capitato a Galliera Veneta, oltre a destare forte preoccupazione per le condizioni di salute delle persone coinvolte, non può che sollevare inquietanti domande sulla dinamica che ha portato a questo ennesimo incidente nel nostro territorio. Ci si chiede come sia possibile, dopo tutti gli incidenti successi in situazioni simili, anche recentemente, che dei lavoratori si mettano ad operare all’interno di una cisterna in totale assenza di qualsiasi dispositivo di sicurezza che li tuteli per evitare quel che succede sempre in queste situazioni: prima lo svenimento di uno e poi, a catena, quello degli altri intervenuti per salvarlo”.

Ha poi proseguito: “Una dinamica, sempre la stessa, che si verifica quando i lavoratori – e in questo caso, anche il titolare – sono senza gli appositi strumenti che li tuteli dal cadere vittima di incidenti che in situazioni simili possono sempre verificarsi. E la conseguenza è che gli incidenti continuano a verificarsi senza mai nessuno che intervenga per spezzare questo circolo. Purtroppo i numeri, soprattutto qui in Veneto, non fanno altro che aumentare. Basti pensare che la nostra Regione ha il 12% del totale delle denunce per infortunio che si registrano in Italia e dopo la Lombardia è la Regione con più vittime e incidenti sul lavoro.

“Sempre di più – ha concluso Alioune Badara Diop – si rende necessario un radicale e non più rinviabile cambio del modello di sviluppo rispetto all’attuale dove la sicurezza viene vista solo come un costo e i lavoratori che la richiedono come degli inutili rompiscatole da non richiamare in azienda se sono interinali o a cui non rinnovare il contratto se sono a tempo determinato. E chi ha responsabilità di Governo è chiamato a fare una scelta: o lasciare tutto com’è per salvaguardare il profitto di pochi o intervenire tutelare la salute di tutti. Altre strade non ce ne sono. E le continue tragedie che quotidianamente si verificano non fanno altro che ricordarcelo impietosamente”.

Il Segretario Confederale della Cgil di Padova, Marco Galtarossa, è intervenuto invece dalle pagine del Corriere Veneto, puntando anch’egli il dito sulla sottovalutazione dei rischi che ha portato all’incidente: “Per questo genere di operazioni – ha dichiarato – sono obbligatori i dispositivi di sicurezza. Con ogni probabilità ci sarà stata una violazione delle normative, altrimenti ci sarebbe una spiegazione logica a quanto accaduto”.

“L’azienda – conclude il Segretario Confederale della Cgil di Padova – era a conoscenza del materiale con cui si stava lavorando e del suo grado di tossicità, motivo per cui avrebbe dovuto assicurarsi che tutti gli operai fossero attrezzati”.

Il Servizio trasmesso da Telenordest sull'incidente con gli interventi del Segretario Confederale della Cgil di Padova, Alioune Badara Diop, e del Segretario Generale della Fiom Cgil Padova, Michele Iandiorio

Ristorazione Collettiva: oggi, martedì 4 giugno, lo sciopero nazionale nelle aziende aderenti ad ANIR e ANGEM. La protesta di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sullo sciopero nella Ristorazione Collettiva

Filcams Cgil Padova, Fisascat Cisl Padova e Rovigo e UilTucs Padova oggi al presidio davanti alla sede della Serenissima Ristorazione, dalle 10.30 alle 13.30, in Viale della Scienza  a Vicenza

Oggi, martedì 4 giugnosciopero nazionale delle lavoratrici e lavoratori dipendenti delle aziende della ristorazione collettiva aderenti ad ANIR Confindustria e ANGEM, indetto dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, Nel nostro territorio, la protesta si concentrerà a Vicenza, davanti alla Sede di Serenissima Ristorazione in Viale della Scienza 26, dove è previsto un presidio a cui parteciperanno anche la Filcams Cgil Padova, la Fisascat Cisl di Padova e Rovigo UilTucs di Padova.

Uno sciopero che nella provincia di Padova riguarda una platea potenziale di circa 2000 dipendenti, per la maggior parte donne e con contratti part-time, nato dal mancato raggiungimento di un’intesa tra forze datoriali e sindacati nella trattativa per il rinnovo del CCNL del settore, scaduto da tre anni. Le richieste da parte delle associazioni imprenditoriali si sono dimostrate irricevibili perché esose e dirette a indebolire i diritti base di lavoratrici e lavoratori, oltre che a differire parte del salario a favore delle aziende. Secondo Filcams Cgil Fisascat Cisl e UilTucs, tali richieste andrebbero a vanificare l’eventuale aumento economico contenuto nel rinnovo. È il caso, ad esempio, delle istanze relative all’aumento del costo pasto/vitto a carico del lavoratore e alla riduzione dell’orario di lavoro (ROL) di ulteriori 16 ore che potranno essere utilizzate dalle aziende per la formazione professionale non obbligatoria. Non solo: vogliono anche che il TFR e la tredicesima vengano fatte rientrare nel calcolo del maturando economico annuo con la simultanea esclusione della quota di importo relativa agli scatti di anzianità e con il rateo della quattordicesima spalmato su base mensile. Inoltre, la richiesta che la durata del CCNL passi da tre a quattro anni e ulteriori restrizioni al diritto allo sciopero da applicare dove c’è l’obbligo di garantire i servizi minimi (ad esempio nei siti ospedalieri) anche nella ristorazione scolastica. Davanti a tutto questo, i sindacati hanno ritenuto che non vi fosse altra via che la proclamazione dello sciopero.

“Voglio sottolineare – dice Marquidas Moccia della Filcams Cgil Padova – che quelle senza contratto nazionale e senza aumenti salariali, e sulla cui pelle si mercanteggia, sono lavoratrici part time, soggette a sospensioni dal lavoro senza retribuzione e contribuzione pensionistica ogni volta che chiudono le scuole (e di conseguenza le mense scolastiche). Si tratta, per lo più, di lavoratrici impiegate nei servizi essenziali, negli ospedali, nelle RSA anche durante la pandemia dovuta al Covid. Aggiungiamo anche che molte di loro operano in appalti pubblici dove le gare si aggiudicano sempre al massimo ribasso e che, dalla pandemia, le mense aziendali hanno tagliato tanti pasti erogati e di conseguenza ore di lavoro per il personale delle mense. Tutti speculano su di loro: a chi interessa veramente il rinnovo del loro contratto nazionale?”

“ La UilTucs – aggiunge Fernando Bernalda della UilTucs Padova - fa presente alle parti datoriali che il comparto della ristorazione collettiva è impiegato dalla maggioranza da donne che cercano di conciliare famiglia e lavoro e che durante la pandemia sono sempre state in prima linea. Adesso cosa offrono i datori di lavoro come aumento salariale? La spalmatura di tredicesima e quattordicesima su base mensile, l’assorbimento delle ore di permesso e, come se non bastasse, più flessibilità. E poi si chiedono come mai non riescono a trovare personale da assumere nelle proprie aziende”.

“È inaccettabile e irricevibile – conclude Matteo Breda della Fisascat Cisl di Padova e Rovigo – quanto proposto dalle associazioni imprenditoriali per poter arrivare a rinnovare il contratto. Piuttosto, è necessario incentrare la trattativa sia sull’aumento dei salari che su un generale miglioramento delle condizioni di lavoro”.

Femminicidio di Giada Zanola: la riflessione delle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino con l'appello delle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil

Sono una femminista che ama gli uomini, perché so che nessuno è violento per natura. Ma se gli uomini vogliono essere nostri alleati, devono rinunciare a parte del loro potere". Victoire Tuaillon

“Vorremmo partire da questa citazione per lanciare una campagna mediatica che favorisca il cambiamento culturale, tanto citato quanto poco praticato.

Parliamo di femminicidio e non di omicidio perché la dinamica di un uomo che ammazza una donna che sfugge al suo controllo è una dinamica specifica, non un fatto isolato e neanche un raptus di follia, come spesso, ancora oggi, leggiamo sui media.

Il femminicidio e in generale la violenza di genere e le discriminazioni hanno a che fare con la struttura di potere, una costruzione culturale solida che è radicata nelle società patriarcali. Siamo inseriti tutti in questa cultura ed infatti le narrazioni di queste tragedie grondano pregiudizi che contribuiscono a discolpare l’autore del reato e a colpevolizzare invece le vittime rendendo invisibili le violenze che sempre si protraggono da molto tempo, prima dell’epilogo del femminicidio. Pensiamo a Giulia Cecchettin, alle pressioni, allo stalking che subiva da mesi. E al quadro che sta emergendo sulla relazione tra Giada Zanola e il suo omicida.

Come Cgil Cisl e Uil siamo impegnate unitariamente da anni per decostruire questa narrazione e puntare la luce sulla reale natura della violenza delle donne, ovvero sul potere e sul privilegio maschile. I dati sono aberranti: nella nostra provincia a Padova, solo negli ultimi 6 mesi, sono state brutalmente ammazzate Giulia Cecchettin, Sara Buratin e ora Giada Zanola.

Chiediamo a gran voce che anche i media si impegnino nel rendere giustizia alle vittime utilizzando un linguaggio corretto, evitando di romanticizzare il gesto dell’uomo, restituendo la rilevanza politica al fatto.

Perché è innegabile che le responsabilità politiche ci sono tutte: stiamo assistendo ad una mattanza di donne ed è inaccettabile il silenzio assordante delle istituzioni che nei fatti non affrontano il problema, né alla radice, né in modo strutturato. Come dice Tuaillon, ‘Il primo passo che dobbiamo fare è riconoscere che esista una dominazione maschile. Quello successivo è metterla in crisi’.

Si mettano fondi adeguati sul sistema scolastico per realizzare il progetto 0-6 e permettere a tutti i bambini di frequentare le comunità educanti dei nidi e delle materne. Comunità inclusive che fin da piccoli educhino alla parità. Ma per fare questo serve più welfare pubblico, non meno. Più servizi che liberino le donne dal lavoro di cura gratuito e portino a realizzarsi a prescindere dalla famiglia, con una reale autonomia economica. È necessario che l’educazione all’affettività diventi materia obbligatoria a scuola e che il confronto sia costante. Bisogna sostenere i Centri Antiviolenza con fondi strutturali e non lasciarli in balia di finanziamenti annuali.

Servono anni per cambiare la cultura di un Paese, ma se mai si comincia, mai si arriva. Ora servono fatti, non vogliamo piangere altre vittime di femminicidio, non possiamo più sopportare lo strazio dei loro bambini orfani due volte e senza alcuna protezione.

Citando Gino Cecchettin, continuiamo a fare rumore”.

Per la Cgil di Padova Marianna Cestaro

Per la Cisl di Padova e Rovigo Stefania Botton

Per la Uil del Veneto Paola Pomarico

OSS idonei in attesa di chiamata: prosegue la mobilitazione di Fp Cgil Padova e Veneto. Ieri due presidi davanti agli ospedali di Padova e Cittadella

Ieri, mercoledì 29 maggio, doppio presidio, anche nel territorio padovano, nell'ambito della mobilitazione regionale per la "questione Oss idonei in graduatoria ma in attesa di chiamata": dalle 10.00 alle 11.30 davanti all’entrata dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova e dalle 12.30 alle 13.30 davanti all’Ospedale di Cittadella

Grande successo ieri della mobilitazione regionale degli Operatori Socio Sanitari (OSS) idonei in graduatoria che attendono da mesi, dalla propria Ulss di appartenenza, la chiamata per l’assunzione. Chiamata che continua a non arrivare nonostante la grave carenza che si registra di queste figure professionali nella pressoché totalità di tutte le realtà sanitarie del Veneto a partire da quella dell’Ulss 6 Euganea, le cui graduatorie, al 30 maggio di quest’anno, segnano, a fronte di 500 idonei, solo 156 chiamate. Non va molto meglio in Azienda Ospedaliera Università di Padova dove su un totale di 302 idonei, sono 167 quelli che, al 21 maggio, sono stati chiamati mentre gli altri 135 restano in attesa. E intanto il 20 luglio, termine di scadenza delle graduatorie, si avvicina minacciosamente.

Sono queste le motivazioni che stanno alla base della mobilitazione regionale avviata dalla FP Cgil Veneto in tutta la Regione e che nel territorio padovano si è concretizzata con un doppio presidio davanti agli ospedali di Padova e Cittadella.

“Dal 30 aprile scorso – dice Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova – ossia da quando è stato fatto il presidio sotto le finestre della Giunta Regionale a Venezia, in Campo San Tomà, sono state fatte solo 98 assunzioni in tutta la Regione. È evidente che la mobilitazione è ancora necessaria ed è per questo motivo, per dare un segnale ancora più forte, che oggi abbiamo deciso di raddoppiare i nostri sforzi per segnalare la situazione a dir poco kafkiana in cui si trovano centinaia di OSS, sospesi come in un limbo, e la sanità regionale che pur avendone un disperato bisogno procede alla loro assunzione con il contagocce con il concreto e inevitabile rischio che nel frattempo le graduatorie scadano. Un’eventualità contro cui ci battiamo e assolutamente da scongiurare, su cui chiamiamo la Regione ad intervenire calendarizzando al più presto una discussione in Consiglio Regionale affinché si discuta di una proroga delle graduatorie, sull’onda di quanto già avvenuto in altre Regioni italiane come, per esempio, in Toscana”.

"Uno stallo - ha precisato la sindacalista - dovuto ai tetti di spesa imposti alle aziende sanitarie. A Padova, ci è stato detto che entro la fine dell'anno arriveranno un'altra cinquantina di Oss, sufficienti solo a coprire il turnover ma, in verità, ne servirebbero almeno il doppio per assicurare la copertura di assenze, malattie e maternità".

"Ecco perché - ha concluso Alessandra Stivali - è necessario che la scadenza delle graduatorie, prevista il prossimo 20 luglio, venga prorogata in modo tale da consentire a tutti gli aventi diritto di avere una possibilità di venire chiamati visto che al tempo sono stati dichiarati idonei. Costerebbe decisamente meno che indire un nuovo concorso sia in termini economici che di tempo".

Il servizio di Telenordest sul presidio davanti all'Ospedale di Cittadella