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Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), la denuncia della Flc Cgil Padova: "Alla chiusura dell’istanza, ammessi solo i punteggi di chi terminerà i corsi abilitanti entro il 10/6 creando ingiuste disparità per l'accesso alle supplenze"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Corriere Veneto e Gazzettino sulla denuncia della Flc Cgil Padova
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Flc Cgil Padova: “È una grave ingiustizia: per esempio all’Università di Padova i TFA Sostegno (Tirocini Formativi Attivi) termineranno tra il 17 e il 24 giugno, non permettendo così agli abilitati di aggiungere ben 9 crediti al proprio punteggio e vanificando così qualsiasi possibilità di ottenere la supplenza come insegnante di sostegno”

“È una grave ingiustizia che crea delle gravi disparità di trattamento tra gli insegnanti che quest’anno conseguiranno l’abilitazione: i più fortunati, cioè coloro che avranno la possibilità di inserire i propri titoli entro il 10 giugno, probabilmente otterranno la supplenza, gli altri, ossia quelli che conseguiranno il titolo a partire dall’11 giugno, altrettanto probabilmente dovranno riprovarci tra due anni, quando probabilmente si riapriranno le GPS e potranno inserire il titolo. La conseguenza di un provvedimento discriminatorio e penalizzante che basandosi su un criterio temporale assoluto ignora del tutto che in realtà gli insegnanti hanno acquisito le medesime competenze”. È contrariato Alessio Meloro, il coordinatore del Comitato Precari della Flc Cgil Padova, dopo che l’ordinanza ministeriale n.88 del 16-05-2024 ha stabilito il principio in base al quale i titoli dichiarati dall’aspirante supplente all’inserimento nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) vengono valutati se posseduti e conseguiti entro la data di scadenza di chiusura delle Graduatorie che quest’anno coinciderà con il 10 giugno.

“Di fatto – dice Alessio Meloro – gli insegnanti pur abilitandosi tutti a giugno, subiranno delle disparità di trattamento a seconda che i corsi siano terminati prima o dopo il 10 giugno ma comunque entro la fine del mese. E questo accade a causa dei ritardi nella riapertura delle GPS del tutto imputabili al MIM (Ministero dell’istruzione e del merito) e al MUR (Ministero dell’Università e Ricerca) che non hanno previsto questa grave disparità che ricadrà tutta in capo ai docenti che, sacrificando tempo e denaro, hanno sostenuto durante l’anno 2023/2024 i percorsi di abilitazione. Per chi fa i TFA Sostegno (Tirocini Formativi Attivi) per ottenere la supplenza come insegnante di sostegno, significa per esempio rinunciare a 9 punti sulle altre classi di concorso cui hanno accesso, che sono un’enormità, sicuramente determinanti per ottenere o meno il posto. Per chi invece partecipa ad un concorso ad esempio la perdita sarà di 3 punti. E tutto ciò non l’hanno certo voluto loro: questi corsi abilitanti si fanno nelle Università e quindi tutto dipende da come si sono organizzati i singoli Atenei sparsi per il Paese. Alcuni per il 10 giugno li avranno terminati, altri no. E purtroppo i TFA Sostegno organizzati all’Università di Padova termineranno tra il 17 e il 24 giugno, dunque troppo tardi. È oggettivamente un grave danno per chi li ha frequentati a cui ormai, visti i tempi, sarà impossibile rimediare. Almeno MIM e MUR imparino dagli errori commessi ed evitino che in futuro si possano nuovamente verificare situazioni simili”.

“La verità – conclude il Coordinatore del Comitato Precari della Flc Cgil Padova – è che l’assegnazione dei punti doveva essere basata su criteri oggettivi e trasparenti che riconoscano le competenze di tutti i docenti, cosa che si sarebbe potuta ottenere se il Ministero dell’Istruzione avesse con le forze sindacali un dialogo più costruttivo con l’obiettivo di trovare soluzioni condivise che rispettino i diritti e le legittime aspettative di tutti gli insegnanti. Noi, da parte nostra, continueremo a combattere contro ogni forma di ingiustizia per un sistema educativo più giusto ed inclusivo”.

Il servizio di Telenordest sul caso sollevato dalla Flc Cgil Padova con l'intervento di Nicola Adesso, Segretario Provinciale Flc Cgil Padova

Inaugurato un nuovo parcheggio per biciclette all'Agrologic Aspiag di Monselice dedicato alla memoria di Tsharet Secu

La struttura porta il nome di Tsharet Secu, il ragazzo gambiano morto nel dicembre di due anni fa, investito da un furgone mentre tornava in bici dal proprio turno di lavoro

Filt Cgil Padova: “Un gesto di sensibilità di Aspiag nei confronti dei tanti lavoratori stranieri che si recano al lavoro in bici o monopattino. Ora è tempo che anche le Istituzioni facciano la loro parte per rendere il tragitto sicuro ed evitare che possano succedere altre tragedie come quella successa a Tsharet Secu”

“È una piccola cosa ma siamo soddisfatti”. È così che il Segretario Generale della Filt Cgil di Padova, Massimo Cognolatto ha commentato la realizzazione del nuovo parcheggio coperto per biciclette al Centro Logisitico Agrologic di Monselice, inaugurato martedì 21 maggio con una piccola cerimonia dove erano presenti i lavoratori del sito e i dirigenti di Aspiag.

“Sono tanti i lavoratori – prosegue il Segretario Generale della Filt Cgil Padova – , in stragrande maggioranza stranieri, che raggiungono il centro logistico in bicicletta o monopattino. Va dato atto ad Aspiag di aver accolto favorevolmente la loro richiesta di realizzare uno spazio dove poter lasciare i loro mezzi. Purtroppo in passato si erano verificati dei furti e dei danneggiamenti. Ora, con un parcheggio videosorvegliato, accessibile attraverso un badge e dotato di colonnine per le ricariche dei mezzi elettrici, tutto questo non dovrebbe più accadere. È indubbiamente un passo verso il miglioramento delle condizioni dei lavoratori”.

“Ma si tratta – prosegue Cognolatto – solo del primo passo. Ci sono tante altre cose da fare in questo senso ma è necessario che le Istituzioni, Amministrazione Comunale e Provincia in primis, facciano la loro parte. È necessario realizzare delle piste ciclabili, aumentare l’illuminazione della strada, chiedere a Busitalia di inserire una fermata più vicina al centro logistico. Si tratta di richieste che avevamo inoltrato dopo che circa due anni fa un lavoratore straniero era rimasto vittima di un incidente mortale mentre rincasava in bici dal proprio turno di lavoro. Purtroppo, pur venendo allora ascoltati, nulla di tutto questo è stato ancora realizzato. Ora poi, qui a Monselice ci sono anche le elezioni ma quando si insedierà il nuovo Consiglio Comunale torneremo alla carica”.

“Non è un caso – conclude il sindacalista – che questo parcheggio porti la targa con il nome di quel lavoratore: si chiamava Tsharet Secu, era un ragazzo di 30 anni, proveniente dal Gambia dove aveva moglie e quattro figli che manteneva con i proventi del suo lavoro. Il 6 dicembre del 2022 fu travolto da un furgone mentre tornava a casa dal lavoro per morire qualche giorno dopo in ospedale a Padova. Quella targa serve non solo a ricordare un lavoratore, un collega, che non c’è più, ma anche le tante cose ancora da fare perché incidenti del genere non possano più succedere, affinché si possa andare o tornare dal lavoro senza mettere a rischio la propria vita”.

A questo link https://www.cgilpadova.it/notizie/75-filt/1081-morte-in-itinere-di-un-lavoratore-di-agrologic-di-monselice-marted%C3%AC-20-dicembre,-dalle-11-00-alle-12-00,-presidio-dei-lavoratori-davanti-al-comune-di-monselice.html l'articolo che dedicammo alla morte di Tsharet Secu.

Soddisfazione è stata espressa anche da Davide Castelli, direttore della logistica di Aspiag: “L’azienda, conscia che tanti lavoratori raggiungono il sito attraverso i mezzi a due ruote, andando incontro alle loro richieste espresse attraverso i sindacati, ha deciso di fare un piccolo investimento per la realizzazione di questo spazio dove poterli lasciare in totale sicurezza. Con questo gesto Aspiag ha voluto dimostrare attenzione verso le loro esigenze realizzando una struttura destinata esclusivamente ai loro bisogni, centrando così l’obiettivo di apportare un miglioramento alla qualità della loro vita”. 

Il Servizio di TV7 Triveneta sull'inaugurazione del nuovo parcheggio per bici e monopattini all'Agrologic Aspiag di Monselice con le parole del Segretario Generale della Filt Cgil Padova, Massimo Cognolatto

 

Danni per il maltempo al Centro Smistamento di Poste Italiane. Cgil: "Gravi lacune in tema di sicurezza nella gestione dell'emergenza"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino su quanto successo al Centro Smistamento di Poste Italiane a Padova

Cgil Padova e Slc Cgil Veneto: “Ci è stato riferito che a seguito del nubifragio abbattutosi sulla città nella notte tra il 15 e il 16 maggio, diversi reparti del C.S. di Padova sono stati invasi dalle acque piovane: indescrivibile la disorganizzazione e l’improvvisazione in sfregio a tutte le più elementari norme di sicurezza con cui è stata affrontata la situazione”

“Il caos più totale. Ci hanno raccontato di scene a dir poco inverosimili. Già la gestione ordinaria in Poste Italiana è perlomeno deficitaria, figurarsi quando si finisce in emergenza come dopo un nubifragio”. Così Marianna Cestaro della Segreteria Confederale della Cgil di Padova e Stefano Gallo, Funzionario della Slc Cgil Veneto su quanto accaduto nella notte tra il 15 e il 16 maggio quando, durante il nubifragio che ha investito Padova, si è verificata la rottura di un pluviale interno al C.S. (Centro Smistamento) di Poste Italiane, con l’acqua che ha invaso buona parte dei reparti ARRIVI e PARTENZE, VOLUMINOSO e POSTA REGISTRATA.

“È successo – attaccano i due sindacalisti – che anziché intervenire per la messa in sicurezza del personale e delle aree investite, con l’allontanamento degli operatori e la disattivazione dei quadri elettrici secondo le procedure previste dal Piano di emergenza contemplato in caso di rischio idrogeologico, la responsabile del Centro abbia ordinato ai suoi preposti di mettersi alla ricerca sulle bacheche aziendali dei contatti del coordinatore delle emergenze e dei responsabili degli impianti tecnologici che, come già successo in passato per altre emergenze, non hanno risposto”.

“Terminato l’acquazzone – proseguono Cestaro e Gallo – ad allagamento avvenuto, sul luogo sono giunti la Direttrice del C.S., il capo del personale, il Caporeparto delle Aree Arrivi e Partenze, mentre il Coordinatore delle Emergenze ha continuato ad essere assente. Ma invece di richiedere l’immediato intervento emergenziale dell’impresa di pulizie, dotata di mezzi lavapavimenti e aspiratori d’acqua, hanno deciso di improvvisarsi addetti delle pulizie, utilizzando loro tali mezzi pur se si tratta di un'attività non di Poste vietata dai regolamenti, di cui non avevano nessuna autorizzazione e senza nessuna formazione specifica. Non solo: ci è stato riferito che la Direttrice e alcuni operatori, hanno staccato una paratia in plexiglass da una parete per utilizzarla a mo’ di ramazza per spingere le acque verso l’esterno attraverso le bocche di carico, non curanti che queste sono dotate di pedane elettriche che, a causa dell’acqua filtrata, poco dopo andavano in cortocircuito danneggiandosi. Nel mentre, altri operatori, a mani nude, con il rischio di inciampare o scivolare, raccoglievano fra le acque i contenitori di cartone fradici, indifferenti alle più elementari norme di igiene, considerato che al C.S. giungono pacchi e plichi da tutto il mondo e quindi vi è un alto rischio di diffusione di agenti patogeni”.

“Davanti a quanto accaduto – concludono Cestaro e Gallo – non possiamo che denunciare la totale inadeguatezza e approssimazione in tema di sicurezza dei dirigenti del Centro Smistamento di Padova di Poste italiane e la totale incapacità di saper gestire situazioni di emergenza. Perché è vero che gli eventi meteo come le bombe d’acqua non sono controllabili dall’uomo, ma è altrettanto vero che questo non vale per le ripercussioni che essi creano nei luoghi di lavoro per le quali sono previste determinate condotte. Che al C.S. di Padova sono state completamente ignorate mettendo ancora una volta a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

Elezioni Europee giugno 2024: appello al voto della Cgil

Le prossime elezioni europee costituiscono un evento di straordinaria importanza

Il Parlamento Europeo è, prima di tutto, l’unica istituzione di governo dell’Unione Europea eletta democraticamente dai cittadini.

Dalla sua formazione deriverà quale indirizzo politico generale si darà l’intero continente nei prossimi cinque anni: davanti alle grandi sfide globali, si determinerà quale modello economico, sociale e culturale il “Vecchio Continente” deciderà di far prevalere per indirizzare il proprio governo interno e le relazioni con il resto del mondo.

Lo scenario è profondamente impegnativo: le crescenti tensioni internazionali e gli scenari di guerra sempre più diffusi e minacciosi, le perduranti difficoltà economiche e sociali, l’innegabile crisi ambientale, le inarrestabili trasformazioni tecnologiche e digitali, la crisi demografica e le migrazioni massive, i cambiamenti strutturali nel mondo del lavoro e nei modelli produttivi.

Sfide, minacce e però potenzialmente anche opportunità: poste davanti ad un’Europa che – in passato – ha saputo unire i cittadini intorno ai valori più alti di uguaglianza, di libertà, di democrazia, di diritti sociali, civili e umani.

Un’Europa che – ancora oggi – può garantire ai suoi cittadini sviluppo, benessere e progresso soltanto se saprà rafforzare la propria dimensione collettiva, comunitaria, e proporre risposte comuni rispetto ai problemi interni e alle relazioni col resto del mondo. Superando gli interessi contrapposti dei singoli paesi membri e rilanciando una visione unitaria basata sulla solidarietà reciproca e sulla democrazia.

Per questo, il nostro primo appello va alle cittadine e ai cittadini: affinché partecipino, votino, scelgano consapevolmente i propri rappresentanti al prossimo Parlamento Europeo.

Rivolgiamo lo stesso appello alle forze politiche che si candidano a rappresentare gli elettori: è proprio nella rappresentanza la forza della democrazia.

La crescente disaffezione al voto rende tutti più deboli: cittadini, forze politiche ed istituzioni. Che si affrontino i temi concreti che riguardano la vita di milioni e milioni di persone, che si contrappongano proposte concrete e realizzabili, che si coinvolgano i cittadini nel determinare le scelte di cambiamento necessarie al benessere collettivo!

Come recita il Manifesto della Confederazione Europea dei Sindacati: “Chiediamo ai partiti, ai movimenti ed alle lavoratrici e ai lavoratori di respingere la minaccia dell’estrema destra, che afferma falsamente di sostenere le lavoratrici e i lavoratori quando, in realtà, attacca i sindacati e i diritti democratici, smantellando in particolare i diritti umani e delle donne. Occorre rifiutare la collaborazione con le forze di estrema destra nel Parlamento europeo e nelle altre istituzioni europee.”

Negli anni più recenti, davanti alle crisi generate dalla pandemia da Covid-19, le istituzioni europee hanno saputo reagire con intelligenza e lungimiranza.

Sospendendo i rigidi vincoli imposti dal Patto di stabilità ed attuando piani quali NextGenerationEU e Sure, si erano finalmente interrotte le politiche cosiddette di “austerità”, che per anni avevano imperversato sulle scelte economiche e sociali di ogni singolo Stato.

Austerità che ha causato l’aumento delle disuguaglianze, la restrizione dei diritti sociali e del lavoro, l’atrofia degli investimenti pubblici per lo sviluppo economico e per lo stato sociale, la sconsiderata deregolamentazione nel mondo finanziario e nel mercato del lavoro.

Sembrava una ricetta fallimentare appartenente solo al passato. E invece, purtroppo, appare evidente che la scelta fatta ora è quella di tornare a quelle stesse misure.

Anche attraverso la più recente revisione della governance economica, vengono  reintrodotti i vincoli di bilancio più stringenti, quelli che impediscono investimenti per lo sviluppo economico, per la creazione di posti di lavoro, per il rafforzamento della sanità e dell’istruzione pubbliche, per la creazione di misure sociali a sostegno dei cittadini in condizioni di povertà e disagio.

Questo, nonostante anche gli studi realizzati dalla stessa Commissione Europea confermino che proprio nelle aree europee maggiormente colpite da povertà, disoccupazione, precarietà ed esclusione sociale si registrino i consensi più alti alle forze politiche antieuropeiste, nazionaliste, xenofobe, razziste e ispirate comunque alle  peggiori esperienze dell’estrema destra del nostro continente.

Serve un’Europa che torni a considerare il proprio modello sociale – esempio unico e storicamente ispiratore delle conquiste più avanzate in tutto il mondo - come perno centrale delle proprie azioni e dei cambiamenti necessari. Serve un’Europa che realizzi un nuovo modello di sviluppo, armonico ed inclusivo tra le proprie differenti regioni. Serve un’Europa che redistribuisca benessere e ricchezze, garantendo opportunità e dignità a chi studia, a chi lavora, a chi è in pensione.

Serve un’Europa che trovi un ruolo autonomo e definito nelle vicende internazionali, riaffermando la propria capacità di azione diplomatica per ristabilire salde relazioni multilaterali e promuovere la pace come massima realizzazione.

Per questo, la CGIL propone ai cittadini, alle associazioni, alle realtà della società civile, alle realtà imprenditoriali e alle forze politiche che saranno impegnate nella campagna elettorale le proprie riflessioni sull’Europa che vogliamo:

  • L’Europa del lavoro. Il lavoro deve tornare ad essere il cuore dell’agenda europea: proteggendo i posti di lavoro e creando nuova occupazione nei settori strategici; aumentando i salari e le pensioni; combattendo la precarietà; garantendo norme e controlli per la sicurezza sui luoghi di lavoro; programmando formazione permanente per le lavoratrici e i lavoratori; rafforzando la contrattazione collettiva e il dialogo sociale.
  • L’Europa della giustizia. L’economia deve mettere al centro la persona e non l’accumulo di ricchezza in mano a pochi: armonizzando i sistemi fiscali affinché non si creino “paradisi” dentro lo stesso continente; tassando le grandi ricchezze e gli extra-profitti accumulati speculando sulle crisi; istituendo una tassazione sulle grandi fortune che venga gestita dall’Europa stessa per interventi di sviluppo e sostegno sociale; realizzando in ogni Paese gli obiettivi del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.
  • L’Europa dello sviluppo. L’austerità deve essere archiviata: stabilendo politiche industriali e produttive comuni, permettendo agli Stati di investire in crescita economica, sociale e occupazionale; prevedendo una golden rule che tenga fuori dal pareggio di bilancio gli investimenti rivolti all’occupazione, alla sanità e alla scuola pubbliche; favorendo un’inversione di tendenza sulla situazione demografica e promuovendo politiche a favore del cosiddetto “invecchiamento attivo” della popolazione.
  • L’Europa dell’uguaglianza. I diritti devono essere uguali per tutti: superando il gender pay gap; combattendo ogni forma di discriminazione nella società e nei luoghi di lavoro; costruendo una società sempre più inclusiva che riconosca in ogni Paese le libertà e i diritti civili di tutte e tutti; gestendo il fenomeno migratorio non con egoismi e paure, ma come opportunità di crescita.
  • L’Europa del progresso. Le trasformazioni ecologica e digitale devono diventare opportunità: prevedendo una politica industriale che sostenga il lavoro durante le fasi di riorganizzazione e che favorisca l’utilizzo delle energie rinnovabili; promuovendo la formazione continua; investendo su università e ricerca; rafforzando il ruolo del servizio pubblico come fattore di indirizzo e accompagnamento.
  • L’Europa della democrazia. I cittadini europei devono essere maggiormente coinvolti nei processi di partecipazione democratica: rafforzando il potere del Parlamento Europeo; riformando le Istituzioni comunitarie e i trattati in modo che la democrazia si realizzi come strumento di governo efficace e solidale.
  • L’Europa della pace. Le tensioni e i conflitti globali richiedono un ruolo attivo dell’Europa: promuovendo un percorso diplomatico che coinvolga le grandi realtà mondiali; evitando la corsa dissennata al riarmo; prevedendo come centrale la funzione civile e sociale del proprio sistema di difesa comune da strutturare; ripudiando la guerra come strumento di risoluzione delle controversie tra realtà diverse; affermando un proprio ruolo autonomo nella ricostruzione di relazioni multilaterali.

Elezioni europee, quando e come si vota in Italia: il video

 

Sfregi alla memoria di Berlinguer: la condanna della Cgil di Padova

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  • Descrizione allegato: Gli articoli del Mattino con la notizia degli sfregi e la risposta del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano
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Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova: “Gesti di profonda vigliaccheria e inciviltà che tradiscono tutta l’ignoranza e prepotenza di chi li compie ma che rappresentano un ulteriore segno dei tempi bui che stiamo attraversando”

Nei giorni scorsi, sulla targa di Via Berlinguer – vicina al Tribunale di Padova – dei vandali hanno messo dello scotch da pacchi sopra al nome del leader comunista di cui, tra qualche settimana, il prossimo 7 giugno, cadranno i 40 anni della morte avvenuta proprio nella nostra città al termine di un comizio in Piazza della Frutta in occasione delle elezioni europee del 1984.

“Si tratta di un gesto che – dice il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – pur non causando nessun concreto danno materiale, è molto significativo da un punto di vista simbolico anche perché avviene dopo che la stessa tomba di Enrico Berlinguer, al Flaminio di Roma, è stata più volte deturpata come denunciato recentemente dalla figlia Bianca. Difficile non pensare che questi fatti, avvenuti a molti chilometri di distanza l’uno dall’altro, non siano connessi dalla stessa matrice ideologica: quella fascista”.

“Un’insofferenza, quella verso Berlinguer – prosegue Aldo Marturano – che non può che tradire l’animo profondamente antidemocratico di chi la prova. E non solo: dimostra anche l’inesauribile stato di ignoranza in cui si trova considerato verso cui sono diretti questi vandalismi, cioè Enrico Berlinguer, universalmente riconosciuto, da sinistra ma anche a destra, come una delle figure più limpide della politica italiana dal dopoguerra ad oggi”.

“Purtroppo – conclude il Segretario Generale della Camera del Lavoro di Padova – anche questo è un ulteriore segno dei tempi bui che stiamo attraversando. Perché voler prendere di mira Enrico Berlinguer significa voler colpire un simbolo che ha rappresentato per diverse generazioni, e ancora continua a farlo verso le nuove, valori quali onestà, antifascismo e amore verso i lavoratori. Sappiano i vili autori di questi sfregi che con questi miserabili gesti non faranno altro che rafforzare la sua memoria e il nostro impegno nella battaglia contro ogni deriva autoritaria”. 

Nel video la magnifica risposta che Enrico Berlinguer diede ad un dirigente dell' MSI in tema di vigliaccheria e fascisti

Ieri, l'iniziativa dedicata alla Salute e Sicurezza organizzata dalle Segreterie Provinciali di Fiom Cgil e Fp Cgil a 6 anni dalla tragedia ad Acciaierie Venete

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere sull'iniziativa di Fiom Cgil Padova e FP Cgil Padova

Ieri, 13 maggio era il sesto anniversario della tragedia che coinvolse 4 lavoratori nello stabilimento di Acciaierie Venete di Riviera Francia a Padova. Sergiu Todita, 39 anni, sposato e con una figlia, morì dopo un mese dall'incidente all'ospedale di Cesena per le ustioni riportate su tutto il corpo. Marian Bratu, 44 anni, marito di Valerica e padre di due figli, sopravvisse sette mesi in più e morì il pomeriggio di Santo Stefano nel Centro Grandi Ustionati di Padova, mentre gli altri due operai, Simone Vivian di Vigonovo e David Di Natale di Santa Maria di Sala, si salvarono con delle prognosi di rispettivamente 40 giorni e 300 giorni per potersi dire guariti.

In occasione di questa infausta data le segreterie provinciali di Fiom e Fp Padova hanno realizzato un’iniziativa dal titolo “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: parliamone per agire!” per approfondire e confrontarsi insieme su questa tematica che coinvolge tutti i soggetti del mondo del lavoro, cercando, inoltre, di aumentare il livello di consapevolezza sull’incidenza negativa che i tagli alla sanità pubblica stanno provocando nell’ambito della prevenzione e ispezione dei luoghi di lavoro.

All’iniziativa, oltre ad Alessandra Stivali, segretaria generale della Funzione Pubblica, Michele Iandiorio, segretario generale della Fiom di Padova, alle delegate e ai delegati delle due categorie, fra cui Stefano Lazzarini, RSU di Acciaierie Venete, e ad Aldo Marturano, segretario generale della Camera del Lavoro di Padova, sono intervenuti l’ing. Sonia Gaiola dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Padova, il dott. Stefano Ferrarese, F.F. Primario SPISAL Ulss 6 Euganea e Andrea Micalizzi, Vicesindaco di Padova. Le conclusioni della mattinata di lavori sono state affidate alla segretaria Francesca Re David, che nel 2018, quando avvenne il disastro delle Acciaierie Venete, era segretaria generale della Fiom Nazionale e che oggi ha, per la segreteria della Cgil Nazionale, la delega alla salute e sicurezza nel lavoro.

Durante la mattinata è stato presentato anche il libro “Ti aspetto a casa – Il dramma delle morti bianche” di Loriana Lucciarini, dal quale sono stati letti alcuni brani, fra cui quello dedicato proprio a Marian Bratu e Sergiu Todita. Nel suo libro l’autrice racconta le vicende di alcune vittime del lavoro degli ultimi 20 anni: gli operai della ThyssenKrupp di Torino, i rider falciati per le strade italiane, Luana D’Orazio e le altre apprendiste inghiottite dagli ingranaggi di una macchina non in regola, persone che possedevano tutte aspirazioni e competenze diverse, ma con un’unica sorte in comune: morire cercando di portare a casa uno stipendio, in un mondo del lavoro in cui non c’è rispetto per la vita di lavoratrici e lavoratori.

“Questa giornata - ha dichiarato Michele Iandiorio, Segretario Generale della Cgil di Padova - per tutti noi rappresenta una giornata di riflessione e di confronto che ha portato alla realizzazione di questa iniziativa che come Fiom e come Funzione Pubblica di Padova abbiamo fortemente voluto perché abbiamo avvertito la necessità di provare a sviluppare un dibattito che aiuti ad aumentare la consapevolezza sui temi legati alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro e sull’intreccio che si crea su questo tema fra le lavoratrici e i lavoratori del pubblico e le lavoratrici ed i lavoratori del privato. Abbiamo bisogno, di fronte agli omicidi che avvengono nei luoghi di lavoro, di metterci insieme, di unire le lavoratrici e i lavoratori e sviluppare delle proposte per portare avanti in maniera ancora più determinante, senza pregiudizi, una battaglia giusta e di civiltà sul tema della prevenzione nei luoghi di lavoro".

"Oggi - ha proseguito Michele Iandiorio - ricorre l’anniversario dell’incidente delle Acciaierie Venete che quella domenica del 13 maggio del 2018, ha impedito a Marian Bratu e Sergiu Todita di tornare a casa dalle proprie famiglie dopo essere usciti per andare al lavoro. A quell’incidente seguirono mobilitazioni continue, per un anno intero, a Padova che portarono alla grande manifestazione “O ti fermi o Muori” con la quale le lavoratrici e i lavoratori, insieme, diedero slancio a quel protocollo regionale per la sicurezza che però non si è mai visto realizzare nella sua interezza. Quel protocollo prevedeva maggiori controlli, assunzioni di più Ispettori e tecnici Spisal, ma purtroppo in un sistema paese che tagliando alla Sanità, non solo taglia i servizi minimi assistenziali, ma determina attraverso i blocchi delle assunzioni e dei rinnovi dei contratti, anche un taglio rispetto alla prevenzione e al controllo della sicurezza dei luoghi di lavoro. E questo è uno degli argomenti fondamentali che abbiamo voluto affrontare oggi, per mettere in rapporto e in dialogo delegati del settore pubblico e del privato. Inoltre, non possiamo non mettere in evidenza quanto abbiamo tutti sotto gli occhi: mentre si parla di innovazione tecnologica, di intelligenza artificiale, di industria 4.0 e oltre, nel mondo del lavoro si muore come accadeva nei primi del 900 e questo non è più accettabile. Una lavoratrice o un lavoratore escono di casa per mettere insieme il pranzo con la cena, per garantire un futuro a se stessi e ai propri figli, escono con magari qualcuno che come il titolo del libro di Loriana dice loro “Ti aspetto a casa”.  Difendere il loro diritto di lavorare e di tornare a casa VIVI per noi sarà sempre motivo di lotta e di impegno totale.”

“Noi cittadine e cittadini - ha aggiunto Alessandra Stivali, Segretaria Generale della FP Cgil Padova - che poi siamo anche lavoratrici e lavoratori, dobbiamo assumerci la responsabilità di cambiare il sistema, attivandoci con la partecipazione, anche attraverso forme di rappresentanza sociale. Dobbiamo impegnarci nel vigilare e denunciare il mal funzionamento delle istituzioni quando incontriamo gli ostacoli che ci impediscono di esercitare i nostri diritti, difesi in passato con le lotte dei lavoratori e della Società civile, che rischiamo di perdere tutti i giorni. Per concludere: la Centralità della persona e della Comunità, nonché la salute, come l’insieme del completo benessere fisico, mentale, sociale ed economico, la possiamo raggiungere distribuendo le risorse attraverso la fiscalità generale versata da tutti, rispettando e facendo rispettare le norme a tutti, investendo di più sulla cultura, sull’informazione, sulle competenze, promuovendo solidarietà, la presa in carico delle persone più fragili, non lasciando indietro nessuno, investendo sui servizi pubblici universali e accessibili a tutte le persone che vivono nel nostro territorio e che rappresentano un bene Comune che deve essere tutelato.”

 Alcuni dati dall’osservatorio della FP di Padova sul lavoro dello SPISAL

Nel 2023 lo SPISAL ha eseguito, tra gli altri, i seguenti controlli: 2.778 aziende tramite sopralluogo, 917 cantieri edili - di cui 266 cantieri interessati da una bonifica da amianto, con ben 1.015 piani di lavoro per bonifica da amianto valutati nel complesso -, 1.276 aziende per verifiche su atti documentali, 228 inchieste infortunistiche, 444 inchieste per malattia professionale. Questi sono i dati che rappresentano una parte del presidio pubblico per la tutela del lavoro e dei lavoratori che vede, però, enormi difficoltà nei fondi generali per quelle figure professionali che devono seguire con i pochi fondi specifici un mondo del lavoro complesso e sempre più bisognoso di sicurezza e tutela. Il Servizio di Prevenzione Igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro è un’unità del Servizio Sanitario Pubblico, che ha lo scopo di promuovere la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro, attraverso le attività di vigilanza, controllo, indagine, formazione e sportelli di assistenza. I Tecnici della prevenzione operano nell’ambiente e nei luoghi di lavoro con compiti di ispezione e vigilanza, a loro è conferito il ruolo di Ufficiale di polizia giudiziaria. L’obiettivo primario è lavorare per ridurre le probabilità che si verifichino incidenti nei luoghi di lavoro, mettendo i lavoratori nella condizione di stare il più possibile in ambienti salubri e sicuri. I tecnici della prevenzione sono delle lavoratrici e dei lavoratori che quotidianamente, impattano con una realtà diversa, fatta da un sistema che mette al centro il profitto, anziché la vita delle persone. Purtroppo, troppo spesso i loro interventi sono finalizzati a ricostruire fatti, azioni errori, sottovalutazioni che portano ad eventi drammatici che rimarranno impressi nella memoria, come l’incidente delle acciaierie Venete di cui ricorre oggi il sesto anniversario. Ogni qualvolta, intervengono per un infortunio, i Tecnici della prevenzione vivono il fallimento del loro lavoro che è il frutto di studi giuridici, tecnici e scientifici finalizzati a prevenire e ridurre tutti i potenziali rischi causati da un lavoro insicuro. Nel nostro territorio, dagli ultimi dati che emergono, risalenti al 2022, si vede un incremento di mille infortuni in più rispetto al 2021. Per le malattie professionali, nel periodo 2019-2023, sono pervenute 4011 denunce.

Al link  https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2024/05/padova-giornata-di-incontri-sicurezza-lavoro-organizzata-dalla-cgil-ed5af5fb-1231-4b90-b6b4-54e6e270fcbe.html?nxtep il Servizio del TGR Veneto dedicato all'iniziativa di Fiom Cgil Padova e Fp Cgil Padova

‘La Via Maestra’, 25 maggio a Napoli manifestazione nazionale

  • Allega: ViaMaestra_25maggio_F-R_1.pdf
  • Descrizione allegato: Appello de ‘La Via Maestra’: 'Per un'Italia capace di futuro, per un’Europa giusta e solidale’ - Napoli, 25 maggio 2024

“Per un’Italia capace di futuro, per un’Europa giusta e solidale”. Ore 13.30 corteo da piazza Mancini a piazza Dante

 ‘La Via Maestra’, composta da 160 organizzazioni e associazioni, tra cui la Cgil, sarà di nuovo in piazza a Napoli il 25 maggio “per un’Italia capace di futuro, per un’Europa giusta e solidale”.

“La Costituzione - si legge nell’appello diffuso oggi da ‘La Via Maestra’ - continua ad essere il nostro programma politico: per la democrazia, per la pace, per il clima, per la giustizia sociale, per il lavoro dignitoso, per dare un futuro sostenibile a questo Paese”.

Il corteo, il cui concentramento è previsto per le ore 13.30 in piazza Mancini, sfilerà poi per le vie di Napoli fino a raggiungere piazza Dante dove si terranno gli interventi dal palco.


Dalla manifestazione nazionale del 7 ottobre, sono trascorsi più di 7 mesi: la situazione internazionale e del Paese è andata pericolosamente aggravandosi.

□ Il rischio di una guerra generalizzata nel  mondo è sempre più forte. A Gaza, in Medio Oriente, in Ucraina, in Sudan e in altre aree  del mondo proseguono e si allargano la carneficina e la corsa al riarmo

□ Sui cambiamenti climatici non c’è inversione di tendenza, anzi si fanno passi indietro mentre aumentano le vittime e i danni, colpendo di più le persone, i lavoratori e i territori più fragili. La transizione ecologica va governata, per renderla socialmente giusta, fondata su una nuova qualità del lavoro e dello sviluppo.

□ L’Unione Europea, invece di essere un fattore di pace e di progresso, rischia di perdere il proprio ruolo di inclusione e di cooperazione e con il patto su migranti e asilo smarrisce anche la propria umanità.

□ In Italia l’attacco all’unità del Paese, alla Costituzione e alla democrazia prende il nome di autonomia differenziata ed elezione diretta del Presidente del Consiglio. Così si approfondiscono le disuguaglianze e si mortifica la partecipazione democratica.

□ La libera informazione, la libertà di manifestare, il diritto al dissenso, l’autonomia della magistratura sono sotto l’attacco di un crescente autoritarismo. Il ruolo dei corpi intermedi è svilito e negato.

□ La situazione sociale ed economica è sempre più grave, il lavoro è sempre più precario soprattutto per giovani e donne. Basta con le morti sul lavoro: bisogna cambiare radicalmente l’attuale sistema fondato su appalti e subappalti e investire su salute e sicurezza. C’è un’emergenza salari e pensioni, le diseguaglianze e la povertà crescono, il welfare – a partire dal diritto alla salute, all’istruzione e all’abitare - è sempre di più definanziato, in progressivo smantellamento e indebolito dalle privatizzazioni. Non si  contrasta l’evasione fiscale e si attuano, invece, interventi regressivi come la flat tax. I diritti sociali e civili, a partire da quelli delle donne, sono a rischio. Anziché investire sulla giusta transizione e su nuove politiche industriali si sprecano risorse per opere inutili come il ponte sullo Stretto. Il governo non dà le risposte che servirebbero: invece di contrastare queste tendenze le determina.

Ecco perché il 25 MAGGIO torniamo in piazza 
a NAPOLI con LA VIA MAESTRA

Il nostro paese ha bisogno di partecipazione, del ruolo delle organizzazioni sociali e sindacali, dei cittadini e delle cittadine che si associano per il bene comune. La Costituzione continua ad essere il nostro programma politico: per la democrazia, per la pace, per il clima, per la giustizia sociale, per il lavoro dignitoso, per dare un futuro sostenibile a questo paese.

Le nostre proposte sono in continuità con la manifestazione del 7 ottobre 2023:
chiediamo politiche concrete, risposte puntuali, iniziative rapide per costruire
UN’ITALIA CAPACE DI FUTURO, UN’EUROPA GIUSTA E SOLIDALE
IL PAESE NE HA BISOGNO, SUBITO!

Riforme Istituzionali: la nota di aggiornamento del Segretario Confederale della Cgil, Christian Ferrari

La maggioranza sta perseguendo il suo disegno politico finalizzato al superamento del modello istituzionale delineato dalla Costituzione Repubblicana. L’obiettivo è mutare forma di Governo e forma di Stato attraverso tre principali provvedimenti, specchio delle storiche battaglie politiche dei partiti che compongono la coalizione di Governo.

Per Fratelli d’Italia, il cuore di questo disegno è l’elezione diretta del capo dell’ Esecutivo, attraverso cui realizzare la trasformazione della forma di Governo.

Per la Lega, il cavallo di battaglia è la rottura dell’unità del Paese attraverso l’autonomia differenziata, che comporterebbe la trasformazione della forma di Stato.

A chiudere il cerchio, la vecchia rivendicazione di Forza Italia che prenderà forma attraverso un disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati ordinari, annunciato dal ministro Nordio dopo un vertice di maggioranza tenutosi nei giorni scorsi a Palazzo Chigi, alla presenza della Presidente del Consiglio dei ministri.

Tre provvedimenti - due costituzionali e uno ordinario - che, insieme, porterebbero il Paese in un sistema politico e istituzionale totalmente stravolto rispetto a quello nato dalla Resistenza e disegnato dai nostri Padri costituenti.

Per quanto riguarda lo stato dell’iter legislativo dei due disegni di legge già incardinati, la situazione aggiornata è la seguente:

 

· il disegno di legge costituzionale sul premierato (testo) è stato licenziato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato e approderà in Aula mercoledì 8 maggio per l’approvazione in prima lettura;

· il disegno di legge ordinaria sull’autonomia differenziata - dopo una serie di forzature operate dalla maggioranza in Commissione Affari costituzionali della Camera, che hanno compresso i tempi del dibattito e impedito qualsiasi modifica al testo approvato dal Senato nel gennaio scorso - è approdato nell’Aula di Montecitorio lo scorso 29 aprile per la discussione generale; la Conferenza dei capigruppo, calendarizzata per oggi, 7 maggio, fisserà la data per il prosieguo dei lavori per l’approvazione definitiva.

Poiché il “DDL Calderoli” è stato approvato in Commissione nel testo conforme a quello licenziato dal Senato, restano valide tutte le valutazioni già espresse nella precedente nota, e confermata la scelta di mettere in campo ogni azione di contrasto, compreso il referendum abrogativo.

Aggiornamento sul testo di riforma che introduce l’elezione diretta del Presidente del Consiglio

La Commissione Affari costituzionali del Senato, nel corso della discussione, ha apportato alcune modifiche al testo presentato dall’Esecutivo, che punta a modificare la forma di Governo della Repubblica introducendo l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri.

Articolo 1

Conferma l’abrogazione del secondo comma dell’art. 59 della Costituzione, che prevede la possibilità di nomina da parte del Presidente della Repubblica di cinque senatori a vita.

Articolo 2

Viene introdotta una modifica all’articolo 83, concernente la modalità di elezione del Presidente della Repubblica: il quorum dei due terzi dei componenti l’Assemblea necessario all’elezione viene esteso fino al sesto scrutinio, rendendo quindi possibile eleggere un Presidente della Repubblica con la sola maggioranza assoluta a partire dal settimo scrutinio e non più dal quarto come attualmente previsto.

Questa modifica rappresenta un maldestro tentativo di attenuare la torsione maggioritaria che l’elezione diretta del Presidente del Consiglio imporrebbe all’ordinamento ed è finalizzata a ritardare, a decorrere dal settimo scrutinio, la possibilità che il Presidente della Repubblica sia eletto senza il coinvolgimento delle minoranze.

Articolo 3

Interviene sull’articolo 88, integrando la modifica originaria - che eliminava la facoltà del Presidente della Repubblica di sciogliere solo una delle due Camere - con la previsione che il divieto di procedere allo scioglimento delle Camere nell’ultimo semestre del mandato presidenziale (il c.d. “semestre bianco”) non trovi applicazione nei casi in cui lo scioglimento costituisca un “atto dovuto”. La modifica apportata, dunque, estende la previsione che il

Presidente della Repubblica possa sciogliere le Camere anche durante gli ultimi sei mesi del suo mandato, a prescindere dal fatto che coincidano con la fine della legislatura, facendo venir meno l’elemento di terzietà insito nella disposizione previgente.

Questa modifica è strettamente connessa a quella della forma di Governo proposta dalla riforma e alla conseguente alterazione dell’equilibrio tra poteri che essa determina. Infatti, la discrezionalità del Presidente della Repubblica - garante della Costituzione e della volontà popolare rappresentata dal Parlamento - viene meno per sottostare alle procedure previste per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio e per la sua eventuale decadenza. Procedure che rendono lo scioglimento delle Camere un “atto dovuto” e non più la conseguenza delle valutazioni del Presidente della Repubblica a seguito dell’evoluzione del quadro politico in Parlamento.

Articolo 4

Interviene sul primo comma dell’art. 89, relativo al potere di firma del Presidente della Repubblica, indicando i provvedimenti che non devono essere controfirmati dai ministri proponenti o dal Presidente del Consiglio.

Questa modifica è volta a dare una parvenza di separazione ed equilibrio dei poteri tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, fingendo di rafforzare la terzietà del Capo dello Stato. Ma gli atti su cui non si prevede la controfirma o sono determinazioni proprie del Presidente della Repubblica (ad esempio i messaggi alle Camere) o sono strettamente connessi alla volontà della maggioranza.

Articolo 5

È l’articolo cruciale che archivia la Repubblica parlamentare stravolgendo la nostra Costituzione.

Anche dopo la discussione in Commissione, se ne confermano i contenuti principali.

Il Presidente del Consiglio sarà eletto direttamente dai cittadini con un mandato di 5 anni.

Si introduce il limite massimo di due legislature consecutive, estese a tre nel caso in cui la durata delle precedenti sia stata inferiore a sette anni e sei mesi.

La principale novità, rispetto al DDL governativo, è la cancellazione della quantificazione del premio di maggioranza, inizialmente previsto al 55%. Si conferma la previsione della contestuale elezione del Presidente del Consiglio e del Parlamento, e dell’assegnazione di un premio di maggioranza alle liste collegate al Presidente del Consiglio. Continua a mancare l’indicazione di una soglia minima necessaria a far scattare il premio.

Ulteriore novità è che il premio dovrà essere rispettoso del principio di tutela delle minoranze linguistiche.

Infine, l’articolo prevede che il Presidente della Repubblica - oltre a conferire l’incarico al Presidente del Consiglio eletto - debba nominare e revocare i ministri su proposta di quest’ ultimo.

L’intervento sull’articolo 92 della Costituzione è quello che stravolge l’ordinamento superando la centralità del Parlamento in favore della preminenza del Presidente del Consiglio. Se oggi i cittadini eleggono il Parlamento ed è quest’ultimo – mediante la consultazione dei gruppi da parte del Presidente della Repubblica - a indicare il Presidente del Consiglio; con la modifica proposta, invece, i cittadini eleggono il Presidente del Consiglio e, con un premio di maggioranza attribuito alle liste a lui collegate, si compone il Parlamento: una sorta di elezione indiretta e “a strascico” dell’Assemblea.

A suggellare la primazia del Presidente del Consiglio, modificando anche i rapporti interni al Governo, concorre la previsione che i ministri siano non solo nominati, ma anche revocati su sua proposta.

Si realizzerebbe così un nuovo sistema in cui la sede della sovranità popolare non risiede più nel Parlamento - organo collegiale, plurale e di rappresentanza di tutta la Nazione, maggioranza e minoranza - ma nel Presidente del Consiglio, espressione della sola parte vincente. Un sistema in cui il bilanciamento tra potere legislativo (Parlamento) e potere esecutivo (Governo) viene meno, determinando la supremazia dell’Esecutivo e annullando ogni contrappeso.

Articolo 6

In ragione della previsione contenuta nell’articolo 5 del DDL, che stabilisce la costituzionalizzazione del sistema elettorale maggioritario, si modifica l’articolo 57 relativo alla composizione del Senato, la cui elezione su base regionale dovrà tener conto - nell’attribuzione dei seggi - del principio maggioritario.

Articolo 7

Le modifiche intervengono sull’articolo 94, che disciplina il rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento. Nel confermare la previsione del DDL governativo in base alla quale, in caso di mancata fiducia al Governo guidato dal Presidente del Consiglio eletto, è facoltà del Presidente della Repubblica rinnovargli l’incarico una seconda volta, dopo la quale, in caso di nuovo esito negativo, si sciolgono le Camere, la Commissione del Senato ha riformulato l’ ultimo comma. Il nuovo articolato prevede, in aggiunta a quanto richiamato, che:

· in caso di revoca con mozione motivata della fiducia al Presidente del Consiglio eletto, siano sciolte le Camere;

· in caso di dimissioni del Presidente del Consiglio eletto, questi possa proporre al Presidente della Repubblica, che lo dispone, lo scioglimento delle Camere;

· nel caso in cui il Presidente del Consiglio non proponga lo scioglimento, ovvero in caso di morte, impedimento permanente o decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire - per una sola volta nel corso della legislatura - l’incarico di formare il Governo nuovamente al Presidente del Consiglio eletto o ad altro parlamentare purché eletto in collegamento al Presidente del Consiglio.

Le disposizioni volte a modificare l’art. 94 sul rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento, oltre a non essere particolarmente chiare rispetto alle possibilità in base alle quali può essere nominato un Presidente del Consiglio diverso da quello eletto, confermano l’impostazione del “premierato” che azzera i poteri del Presidente della Repubblica - non più chiamato a nominare il Presidente del Consiglio, ma solo a ratificarne l’incarico attraverso il conferimento - annullandone, di fatto, ogni capacità discrezionale e di valutazione politica dell’evoluzione del dibattito parlamentare e del rapporto tra maggioranza e opposizione.

Articolo 8

Le norme transitorie confermano la previsione che gli attuali senatori a vita rimangano in carica nonostante il DDL preveda la loro abrogazione, e - più in generale - che le nuove disposizioni entrino in vigore a decorrere dalla prossima legislatura.

Nel video, il Segretario Confederale Chriastian Ferrari ospite a "L'Italia non si taglia", striscia quotidiana contro l'autonomia differenziata