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Venerdì 10 novembre, alle ore 18.00, la presentazione di “La meritocrazia” di Salvatore Cingari alla Feltrinelli di Padova

L’iniziativa si inserisce all’interno di “Scuola in Libreria”, una Rassegna di presentazione di libri e autori organizzata dalla Cgil di Padova, dalla Flc Cgil, dall’Associazione Proteo Fare Sapere e con il patrocinio del Comune di Padova

Si informa che venerdì 10 novembre, alle ore 18.00, presso la Libreria Feltrinelli di via San Francesco 7 a Padova ci sarà la presentazione di “La Meritocrazia”, opera del prof. Salvatore Cingari, docente di Storia del pensiero politico all’Università per stranieri di Perugia. All’incontro, oltre all’autore, saranno presenti Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova, Patrizia Tazza, presidente del Sasfal-Cgil e Marco Nimis, Coordinatore della Rete Studenti Medi del Veneto.

“Si tratta di un’opera – dicono gli organizzatori dell’iniziativa – che ricostruisce la storia del concetto di meritocrazia dal momento in cui fu coniata la parola (nella seconda metà degli anni cinquanta del Novecento) fino ai giorni nostri, ripercorrendo i passaggi e le fasi attraversate nel corso della storia del pensiero politico e sociologico che l’hanno fatta diventare oggi una parola-chiave del neoliberismo con cui giustificare le crescenti disuguaglianze dovute ai processi di finanziarizzazione, delocalizzazione e privatizzazione che caratterizzano la società contemporanea”.

L’iniziativa si inserisce all’interno di “SCUOLA IN LIBRERIA”, una rassegna di presentazione di libri ed autori sul tema della scuola. Un’occasione – che si presenterà nel corso di vari incontri aperti alla cittadinanza, docenti, genitori e studenti – per parlare di educazione e formazione, dei valori di una scuola democratica, attraverso la voce di autori e scrittori. Un’opportunità per invitare alla lettura e al confronto su temi attuali e coinvolgenti per tutti che nasce dalla collaborazione tra Cgil Padova, Flc Cgil, Associazione Proteo Fare Sapere e con il patrocinio del Comune di Padova.

"Meritocrazia. Storia e politica di un concetto controverso":  la presentazione del volume di  Cingari, avvenuta il 2 luglio del 2021, con l'introduzione di Alessandro Arienzo. Ne discussero, oltre all'autore, Stefania Mazzone e Pietro Sebastianelli

Stato di agitazione dei tecnici di laboratorio dell’Ulss 6 Euganea. Ieri il tentativo di conciliazione in Prefettura. Fp Cgil Padova: “Avviato il confronto. Ci rivedremo il 7 novembre”

  • Descrizione allegato: La pagina del mattino sullo stato di agitazione del personale dei laboratori di analisi degli ospedali di Schiavonia, Cittadella, Camposampiero e Piove di Sacco
  • video link: Visita il sito

Si è svolto ieri, presso la Prefettura di Padova con la mediazione del Vice Prefetto Vicario Dr Enrico Fameli, il tentativo di conciliazione e raffreddamento per le controversie collettive (legge 146/19990) tra la direzione dell’Aulss 6 Euganea e la FP Cgil Padova per cercare di trovare una soluzione alle criticità, consistenti soprattutto in una cronica mancanza di personale, che hanno portato allo stato di agitazione dei tecnici dei laboratori di analisi degli ospedali di Cittadella, Camposampiero, Schiavonia e Piove di Sacco. 

“In seguito alla richiesta espressa in assemblea dalle lavoratrici e lavoratori dei laboratori di analisi degli ospedali di Schiavonia, Cittadella, Camposampiero e Piove di Sacco – dice Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Funzione Pubblica – che era di procedere con lo stato di agitazione perché letteralmente esasperati dalle difficoltà e dagli intensi ritmi di lavoro a cui sono costretti a causa dell’ormai sistematica mancanza di organico, nelle settimane scorse si sono aperte delle interlocuzioni tra noi e l’Ulss 6 Euganea proseguite fino a questo tavolo di conciliazione in Prefettura. Il problema principale, come detto, è dato dalla carenza di organico che, sulla carta, è formato da 72 tecnici di cui però ben 16, per vari motivi, non sono disponibili. Ne consegue che i 56 tecnici che restano sono costretti a fare letteralmente i salti mortali per garantire questo servizio, peraltro fondamentale per la diagnostica e la cura dei pazienti”.

“Durante l’incontro di stamane – aggiunge Raffaela Megna, Segretaria Provinciale della Fp Cgil – è stato finalmente aperto un confronto e c'è stata una discussione approfondita dove noi abbiamo chiesto l'inserimento immediato di almeno nove tecnici a tempo pieno per sopperire alle mancanze. C'è urgenza di guardare al futuro per fornire prestazioni e fare perno a tutte le attività sanitarie di diagnostica. Abbiamo deciso di non chiudere lo stato di agitazione ma di sospenderlo in attesa dei dati che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni”.

“Questa grave carenza di personale – proseguono le due sindacaliste della Fp Cgil Padova – ha delle inevitabili conseguenze nella consegna dei referti. Normalmente, i tempi di refertazione variano da uno a venti giorni in base alla complessità dell’esame in questione ma a causa della mancanza di tecnici in alcuni laboratori e per alcuni esami, questi tempi si possono allungare da uno a sette giorni in più”.

“Il prossimo incontro – hanno concluso Stivali e Megna – è previsto per martedì prossimo. Per quanto ci riguarda, oltre alla richiesta di nove lavoratori da inserire, vorremmo anche venissero formalizzate le nuove assunzioni e si iniziasse un percorso per il ristabilimento delle buone relazioni tra Ulss e sindacati. Voglio ricordare che il blocco delle assunzioni non riguarda solo l'Ulss 6, ma anche l'azienda ospedaliera. Per questo, martedì prossimo consegneremo in Regione le firme della richiesta dello sblocco delle assunzioni che porti forza lavoro nelle strutture sanitarie: oltre ai tecnici di laboratorio anche per i medici, infermieri, e oss. Bisogna sottolineare che le firme raccolte per la provicia di Padova sono 4mila e per tutta la regione si stimano attorno alle 17mila. Segno che il problema esiste ed è sentito. La politica farebbe bene a prenderne atto e ad agire di conseguenza”.

Il servizio di Telenordest subito dopo l'incontro in Prefettura tra Fp Cgil Padova e Ulss 6 Euganea con la mediazione del Vice Prefetto Vicario

Sciopero nazionale dei dipendenti dell’Ispettorato del Lavoro. A Padova, le Funzioni Pubbliche di Cgil, Cisl e Uil dal Vice Prefetto vicario

  • Descrizione allegato: Il volantino dello sciopero

È stata un’intera giornata di sciopero nazionale, quella di ieri, lunedì 30 ottobre, per i dipendenti dell’Ispettorato del Lavoro di tutto il suolo nazionale, la terza nell’ultimo anno e mezzo, segno che i problemi non nascono certo oggi e il personale ha raggiunto un alto grado di esasperazione. Uno sciopero che – fanno sapere dalla FP Cgil Nazionale – nonostante i tentativi di boicottaggio, ha raggiunto un’ottima partecipazione dei lavoratori, con un’adesione media nazionale superiore al 60%, con picchi dell’80-90%. È la migliore risposta a chi ha provato fino all’ultimo momento di rassicurare che tutto fosse in via di risoluzione”. A Padova, dove i dipendenti sono 42 (con circa 85 mila aziende, in teoria, da controllare) i problemi sono tanti a partire dal fatto che tra di loro ce ne sono 14 che sono stati assunti negli ultimi mesi e che non sono assolutamente messi nelle condizioni di poter svolgere il loro lavoro. Questo perché non hanno una postazione, una scrivania, né un computer e figurarsi un collegamento internet e tutto questo in una sede, sita in Piazza De Gasperi, assolutamente inadeguata e che non lascia spazio a nessun tipo di privacy. Per questo motivo, qualche settimana fa le lavoratrici e i lavoratori aderenti a Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa hanno svolto un’assemblea che ha approvato un documento finale con tutte le richieste del personale e che nella giornata di sciopero di ieri, tramite una delegazione composta da Alessandra Stivali della Fp Cgil Padova, Andrea Ricci della Cisl Fp Padova e Rovigo e Dario Lodico di Uil PA Padova, è stato consegnato al Vice Prefetto Vicario Dr Enrico Fameli con la promessa che verrà recapitata anche alla ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone.

“In questo momento abbiamo 42 ispettori – ha spiegato Alessandra Stivali, segretaria generale della Funzione pubblica Cgil Padova – che, in teoria, sono un numero congruo. Però esiste un grosso problema e cioè che non si tratta di un numero sicuro perché il concorso pubblico è nazionale, quindi spesso vengono chiamati ispettori da altre parti d'Italia che il più delle volte hanno la famiglia e la vita in altre regioni e, di conseguenza, in poco tempo chiedono il trasferimento. Si verifica quindi sistematicamente una criticità paradossale: si prende il personale e lo si perde subito dopo”.

“L'Ispettorato del lavoro oggi è un'Agenzia del lavoro nazionale con sedi territoriali – continua Stivali – mentre prima faceva parte del Ministero. Questo ha determinato che una parte importante del personale ha avuto una netta riduzione stipendiale. Il carico di lavoro tuttavia non è diminuito, anzi diventa di giorno in giorno più complesso. Secondo le ultime circolari gli ispettori dovrebbero fare anche prevenzione e verifica sanitaria, che invece sarebbe un compito dell'Usl e dello Spisal. A nostro avviso c'è molta confusione anche dal punto di vista delle mansioni e questo rende tutto più complicato. Grosso fattore di scontro è la mancata perequazione dell'indennità di amministrazione da gennaio 2022 a dicembre 2022 e il mancato riconoscimento dell'indennità di funzione. Una cifra che si aggira tra i 5000 e i 6000 euro. In definitiva, riteniamo assurdo che proprio gli Ispettori del Lavoro, cui spetta il compito di prevenire gli incidenti sul lavoro e far rispettare le regole amministrative alle aziende, siano costretti ad operare in condizioni simili. Non è semplicemente da paese civile”.

Padova, ancora un altro incidente mortale sul lavoro. Muore a 69 anni, Silvano Cenci, camionista in pensione e lavoratore a chiamata

  • Descrizione allegato: L'articolo de il Corrierre Veneto sull'incidente in zona industriale
  • video link: Visita il sito

Ancora un altro incidente sul lavoro mortale nella provincia di Padova, l’undicesimo di quest’anno secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro. A non tornare più a casa dalla propria moglie e figlio, è Silvano Cenci, sessantanovenne di Camisano Vicentino – pensionato e lavoratore a chiamata della Cusinato Autotrasporti di San Pietro in Gu, ditta per cui aveva lavorato per molti anni e con cui aveva mantenuto dei rapporti professionali – rimasto vittima di un incidente in Via Messico, nella zona industriale di Padova, dove alle prime luci dell’alba di ieri, martedì 31 ottobre, era stato chiamato per fornire assistenza ad un collega il cui autocarro era rimasto in panne. Per cause ancora da chiarire, al termine della riparazione, mentre il mezzo stava ripartendo, l’uomo si trovava in strada proprio nel frangente in cui stava sopraggiungendo un altro camion frigorifero, dove veniva travolto e ucciso sul colpo.

“Conosco l’azienda - ha dichiarato al Corriere Veneto, Massimo Cognolato, segretario Generale della Filt Cgil Padova – con cui, come categoria, abbiamo dei rapporti. Silvano Cenci era un autista a cui è stata declassata patente data l’età, mantenendola per mezzi di dimensioni inferiori e con rinnovo annuale. Mi è stato descritto come un signore buono, che lavorava da tanti anni per questa azienda. Era in pensione, ma aveva con la ditta un contratto a chiamata. Era stato fatto per volontà del lavoratore. Questo è un problema che rileviamo come sindacato: o per esigenze economiche o per la nostalgia, molti continuano a lavorare anche dopo la pensione. La cosa fondamentale per noi come sindacato è che questo non passi come incidente stradale, ma come un incidente sul lavoro”.

Proprio sull’età del lavoratore rimasto vittima dell’incidente mortale è intervenuto anche il Segretario Confederale della Cgil di Padova con delega alla Sicurezza nei luoghi di Lavoro, Marco Galtarossa che ai microfoni del TGR Veneto ha rilevato di come siano sempre di più i lavoratori che, una volta in pensione, non appendono la tuta al chiodo bensì continuano a rimanere attivi. E ciò accade, il più delle volte, perché la pensione non è sufficiente a garantirsi un’esistenza dignitosa.

“E questo – ha dichiarato Marco Galtarossa – è destinata a diventare la normalità. I giovani di oggi, se la politica non deciderà di intervenire e smettere di ignorare il problema, andranno in pensione, e se andrà loro bene e saranno fortunati, all’età media di 71 anni. E tutto ciò succede in un Paese che noi ci ostiniamo ancora a considerare civile”.

Il servizio del TGR Veneto del 30 ottobre sull'incidente mortale in Zona Industriale a Padova

Grave incidente ad Acciaierie Venete: il commento del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino con le reazioni all'incidente alle Acciaierie Venete
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“La notizia del grave incidente successo oggi alle Acciaierie Venete in riviera Francia a Padova, con il coinvolgimento e ferimento di tre lavoratori sorpresi dalla deflagrazione mentre stavano svolgendo le proprie mansioni all’interno dei reparti, non può che destare forte preoccupazione e sollevare inquietanti interrogativi sullo stato di sicurezza all’interno di una delle più importanti realtà industriali del nostro territorio. 

Saranno le forze preposte, magistratura, polizia giudiziaria e Spisal, a stabilire dinamica ed eventuali responsabilità di quanto è successo ma come Cgil di Padova non possiamo non ricordare che questa fonderia, già 5 anni fa, è stata teatro di un terribile incidente costato la vita a due lavoratori. Un incidente il cui iter giudiziario non è ancora giunto a conclusione e per cui le famiglie delle vittime aspettano ancora di ottenere giustizia. 

Non è accettabile che dopo quanto già successo, nella stessa azienda si possano verificare nuovamente incidenti simili e non ci sia la garanzia di completa e totale sicurezza in ogni suo reparto. Chiediamo che questo venga fatto al più presto e venga convocato un tavolo per poter discutere ad ampio raggio della salute e sicurezza nei posti di lavoro nell'intero territorio padovano. Sono anni che aspettiamo l'incremento del numero degli Ispettori Spisal da parte della Regione Veneto e che venga data piena realizzazione al protocollo sulla sicurezza siglato dalla stessa proprio dopo l’incidente di 5 anni fa.  Ma purtroppo è sempre più evidente che siano solo i sindacati ad avere a cuore la tematica visto che governo nazionale e regionale, nonostante il numero delle vittime e degli infortuni sul lavoro non accenni a diminuire, non sembrino voler fare niente di concreto per fermare questa autentica strage quotidiana”. 

Il servizio sull'incidente alle Acciaierie Venete del TG di Telenordest con l'intervento della Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Marianna Cestaro

Grande partecipazione alla Fiaccolata Silenziosa per la Pace tra Israele e Palestina

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla fiaccolata per la pace di ieri sera

Nonostante la pioggia non sono state per niente poche le persone che ieri sera, giovedì 26 ottobre, hanno partecipato alla Fiaccolata Silenziosa per la Pace Israele-Palestina organizzata da “Uniti per la Pace – Padova”, la sigla dietro cui si riconoscono una ventina di associazioni sia laiche che religiose del territorio padovano. Una sfilata silenziosa che ha raccolto l’appello lanciato dalla Rete Pace e Disarmo di organizzare manifestazioni pacifiste per fermare le ostilità tra Israele e Palestina deflagrate con gli attacchi di Hamas dello scorso 7 ottobre.

Il corteo, preceduto dal raduno sul Liston tra Palazzo del Bo’ e Palazzo Moroni, si è snodato per le piazze facendo il giro del Palazzo della Ragione, luogo simbolo in città della Giustizia e per questo scelto dagli organizzatori come epicentro attorno cui far ruotare la manifestazione. Molte le personalità presenti, a partire da quelle comunali come le assessore Francesca Benciolini e Margherita Colonnello, i consiglieri Alessandro Tognon, Marta Nalin, Pietro Bean e Bruno Cacciavillani a cui si sono aggiunti la Consigliera Regionale Elena Ostanel e il rettore della Basilica di Sant’Antonio, Antonio Ramina. In testa lo striscione “Palestina-Israele: la pace dipende anche da noi”, seguito da quello di “Uniti per la Pace” e da centinaia (se non addirittura migliaia perché c’era davvero molta gente) di bandiere arcobaleno e fiaccole.

All’inizio, prima della partenza, Palma Sergio della Cgil di Padova e Suor Francesca Fiorese dell’Ufficio Pastorale Sociale della Diocesi di Padova hanno letto l’appello della Rete Pace e Disarmo preceduto da alcuni concetti unanimemente condivisi da tutti i rappresentanti delle venti associazioni di “Uniti per la Pace – Padova”. Ve li riproponiamo qui sotto:

“UNITI PER LA PACE PADOVA, che raccoglie venti realtà laiche e religiose del nostro territorio, con questa fiaccolata silenziosa si unisce alla richiesta delle altre piazze italiane (Milano, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Verona, La Spezia, Viterbo, Parma, Ancona, Asti, Roma ed altre ancora) per chiedere la messa in atto di percorsi di Pace in Israele e Palestina.
Stiamo assistendo ad un’escalation di violenza senza precedenti con migliaia di vittime ed una situazione umanitaria drammatica.
Condanniamo senza tentennamenti e senza dubbi ogni forma di violenza e terrorismo ma bisogna avere la lucidità, il coraggio e la responsabilità di guardare in faccia la realtà, senza ipocrisia alcuna ed affrontare le cause di questa situazione.
Chiediamo a gran voce il ripristino di principi di diritto e di sicurezza comune per entrambe le comunità.
È necessario che il conflitto in corso venga raccontato attraverso notizie verificate, con l’utilizzo di un linguaggio corretto che non alimenti odio, antisemitismo o islamofobia.
Ci riconosciamo nell’appello "Israele-Palestina: fermiamo la violenza, riprendiamo per mano la Pace" promosso da Rete Pace Disarmo.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, al centro di attacchi pretestuosi solo per aver richiamato le parti al fondamentale dovere di essere costruttori di Pace.



Il 26 ottobre, la FIACCOLATA SILENZIOSA per la Pace in Medioriente, Ucraina e ovunque ci sia la guerra. La Cgil di Padova invita chiunque abbia a cuore la pace a partecipare.

Ci sarà anche la Cgil di Padova – e invitiamo i nostri iscritti e chiunque abbia a cuore la pace a partecipare – alla Fiaccolata Silenziosa per la Pace Israele Palestina promossa da “UNITI PER LA PACE – PADOVA” per la sera di giovedì 26 ottobre (ritrovo alle 20.15 in Via VIII Febbraio, tra Palazzo del Bo’ e Palazzo Moroni).

Sarà una marcia silenziosa, senza nessun simbolo di appartenenza, solo bandiere della pace, fiaccole e un unico striscione, quello di “Uniti per la Pace – Padova”, questo perché – come dicono gli organizzatori della fiaccolata – “crediamo che il silenzio sia l’espressione più forte contro il rumore assordante della guerra; la modalità più rispettosa in un conflitto dove i distinguo sono difficili da comprendere e da esprimere senza fraintendimenti".

Il corteo compirà un breve tragitto, toccando i luoghi laici simbolo della politica, della cultura e della giustizia. Dopo la partenza, passerà da via Oberdan, p.zza della Frutta, via Squarcione, p.zza delle Erbe (si gira così attorno al Palazzo della Ragione simbolo della giustizia), via del Municipio per tornare in via VIII febbraio. Al termine verrà letto il seguente appello:

Israele-Palestina si fermi la violenza. Riprendiamo in mano la pace

Condanniamo l’ignobile e brutale atto di aggressione di Hamas contro la popolazione civile Israeliana, contro anziani, bambini, donne, in spregio di ogni elementare senso di umanità e di civiltà, alla quale si è aggiunta la barbara pratica della presa di ostaggi. Siamo di fronte alla violazione di tutti i trattati e le convenzioni internazionali, volti a salvaguardare le popolazioni civili dalle guerre e da ogni forma di occupazione.

Non vi è giustificazione alcuna per l’operato di Hamas, neppure la disperazione e l’esasperazione del popolo Palestinese, vittima da decenni dell’occupazione, della restrizione delle libertà, della demolizione delle case, dell’espropriazione dei terreni e delle continue provocazioni delle frange radicali della destra israeliana e dei coloni può trovare una risposta nell’azione terroristica e militare.

La nostra condanna contro ogni forma di violenza, di aggressione e di rappresaglia contro la popolazione civile, sia Palestinese, sia Israeliana è assoluta.

Hamas deve immediatamente rilasciare gli ostaggi e cessare le ostilità per il bene del popolo palestinese.
Israele non deve reagire con la sua potenza militare contro la popolazione della Striscia di Gaza o usare metodi di rappresaglia come togliere cibo, luce, acqua ad una popolazione anch’essa ostaggio della violenza scatenata da Hamas, senza vie di fuga ed impossibilitata a proteggere le famiglie, i bambini e gli anziani.

Il 7 ottobre segna una radicale svolta militare, di guerra, che porterà nuove vittime e nuovo odio senza risolvere le cause che, da quasi un secolo, travolgono la popolazione e la terra di Palestina e d’Israele. E’ evidente per di più il rischio imponderabile del conflitto che potrebbe travolgere il Medio Oriente.

Solo con il rifiuto della guerra e della violenza possiamo tutti impegnarci per costruire giustizia, rispetto per i diritti di autodeterminazione delle due popolazioni, riparazione, convivenza, pace giusta e duratura.

Ci appelliamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché assuma la propria responsabilità di organo garante del diritto internazionale chiedendo alle parti l’immediato cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e dei prigionieri, il rispetto del diritto umanitario per evitare ulteriore spargimento di sangue, con l’impegno di convocare, con urgenza, una Conferenza di pace che risolva, finalmente, la questione Palestinese applicando la formula dei “due Stati per i due Popoli”, condizione che porrebbe fine all’occupazione Israeliana ed alla resistenza armata Palestinese, ristabilendo così le condizioni per la costruzione di società pacifiche e democratiche.

Noi, come componenti della società civile italiana ed internazionale, siamo pronti a fare la nostra parte per sostenere il cammino della pace ed invitiamo le autonomie sociali Palestinesi ed Israeliane a schierarsi chiaramente per la fine della violenza, per il rispetto reciproco e per il reciproco diritto di vivere in pace e liberamente nel proprio stato.
Per questo lanciamo un appello alle associazioni e movimenti Palestinesi ed Israeliani a manifestare insieme, in Terra Santa, sfidando chi invece vuole distruggere con la violenza, con l’aggressione, con l’occupazione e l’assedio, il diritto dell’altro, la possibilità della convivenza e di un futuro di pace e di benessere per tutto il Medio Oriente.

Riprendiamo per mano la pace. 

Un video di Europe for Peace sulle iniziative del movimento pacifista italiano contro la guerra in Ucraina e tutti i conflitti nel mondo

Infermiere/i del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata sul piede di guerra. Fp Cgil Padova e Nursing Up: “L’Ulss 6 Euganea riapra il tavolo di confronto o si andrà allo sciopero”

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sulla difficile situazione dell'Assistenza Domiciliare Integrata nella nostra provincia
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Conferenza stampa ieri, presso la sede della Cgil in via Longhin, di FP Cgil Padova (rappresentata da Raffaela Megna, Segretaria Provinciale) e Nursing Up Padova (rappresentata dal Coordinatore Luigino Zuin) per spiegare la difficile situazione che stanno vivendo i circa 150 infermieri su cui si basa il servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) nella nostra provincia. “Siamo coloro – ha spiegato nel corso della Conferenza Stampa intervenendo al telefono, Daniele Olivieri Gorga, infermiere addetto al servizio ADI e iscritto alla Cgil – che vanno nelle case e assistono quei malati, solitamente intrasportabili nelle strutture ospedaliere, che necessitano di cure o medicazioni. Si tratta spesso di anziani, non autosufficienti, malati oncologici o terminali per i quali svolgiamo un servizio fondamentale e in costante collaborazione con i familiari, i cosiddetti caregiver, che seguono la persona in questione. Si tratta di un servizio che evita i costi sanitari di un’ospedalizzazioni e presenta dei notevoli vantaggi anche sul fronte sociale: la letteratura scientifica in materia è abbondante e verificata, a casa i malati rispondono meglio alle cure”.

Per questo motivo – intervengono Megna e Zuin – non è accettabile che l’Ulss 6 ignori completamente la voce di chi svolge questo servizio e proceda con l’applicazione delle disposizioni contenute nella Legge 1075 del 2017 (cioè una legge vecchia di 6 anni) che estenderà il servizio dalle 7.00 alle 21.00 per 5 giorni alla settimana con l’incombenza di svolgere anche le mansioni di guardiania nei distretti a fine turno. Finora il lavoro si svolgeva dalle 07.30 alle 19.30, dal lunedì al venerdì con la reperibilità notturna e nei weekend limitata alle cure palliative. Il servizio di guardiania non pesava perché essendo maggiore il numero di infermieri a fine turno, ci si distribuiva i compiti. Ma con le nuove disposizioni, questo non sarà più possibile perché alle chiusure ci sarà un solo infermiere che dovrà sia svolgere operazioni burocratiche che badare a chi entra nella struttura. Di fatto si estendono orario di lavoro e i turni senza aumentare il numero di infermieri in servizio, né le loro retribuzioni. Che è come voler fare le nozze coi fichi secchi”.

Il tavolo di confronto – proseguono i due sindacalisti – si è tenuto dal 18 agosto al 13 settembre ed è culminato con la rottura delle trattative e l’entrata in vigore delle nuove regole. Questo sta creando notevoli disagi agli utenti, non solo ai dipendenti che per lo più sono infermiere. Arrivare in una casa alle 7.00 del mattino o dopo le 20.00 di sera, significa arrivare in un orario dove il malato sta spesso dormendo, imporre di farlo significa demolire un servizio che era un fiore all’occhiello e garantiva sia lavoratori che utenti. E tutto questo a causa del blocco delle assunzioni. Perché l'unico modo in cui si può ampliare l'orario del servizio è spezzettando i turni. Significa che saranno frequenti le situazioni in cui ci sarà un solo operatore a coprire una certa zona in un determinato momento, cosa che comporta l'impossibilità di scambiarsi i turni o di coprire le assenze. Senza considerare che, nel conteggio, gli infermieri risultano perdere almeno 100 euro al mese in busta paga”.

L’Ulss 6 Euganea – concludono Megna e Zuin – deve tornare a sedersi sul tavolo e riaprire un confronto su basi reali. Gli infermieri sono veramente esasperati, stamane faranno un flash mob davanti alla sede dell’Usl in via Scrovegni. Spesso in queste situazioni subentra la rassegnazione, ma stavolta le cose sono andate in modo diametralmente opposta ed è arrivata la rabbia. Poco tempo fa abbiamo fatto un’assemblea e hanno partecipato in più di un centinaio di loro, oggettivamente tanti. O troviamo un accordo o la mobilitazione si inasprirà fino arrivare allo sciopero”.

Il servizio di Telenordest sulla conferenza stampa di ieri