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Casa di Reclusione di Padova. Fp Cgil Padova: “Permane la carenza di personale mentre resta critica la situazione riguardo la tipologia di detenuti assegnati alla Casa di Reclusione, in deroga alla normativa vigente”

Casa di Reclusione di Padova: i Rappresentanti Sindacali Unitari (RSU) del personale amministrativo e degli educatori rispondono all'ispezione inviata all'interno del carcere da parte dell’Ufficio PRAP

In qualità di RSU vorremmo segnalare la carenza di personale delle funzioni centrali: l’organico previsto dalle piante organiche è di 28 unità mentre ne sono attualmente assegnate solo 20 e nei prossimi mesi si ridurranno ulteriormente di 2 unità per pensionamenti”. Inizia così la lettera redatta martedì 15 febbraio dalle RSU Funzioni Centrali, Stefano Rossi della FP Cgil e Cinzia Sattin, della Cisl Fp, in risposta all’ispezione presso l’Area Sicurezza e Trattamentale della Casa di Reclusione di Padova svolta precedentemente dal Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria (Ufficio PRAP)

Le RSU esprimono le proprie “perplessità” riguardo le osservazioni comunicate dall’ufficio PRAP, con una lettera del 17 dicembre 2021, laddove viene scritto che “il numero di funzionari giuridico-pedagogici dell’area è in linea con le direttive ministeriali e in rapporto alla popolazione detenuta presente connotata solo da soggetti con pena passata in giudicato di entità variabile”.

“Un’osservazione che ci lascia perplessi - dicono i due rappresentanti sindacali - dal momento che le piante organiche prevedono 10 funzionari giuridico pedagogici ma ne sono presenti solo 8 (compreso il Capoarea) poiché un’unità è in aspettativa da anni. Ricordiamo che i precedenti accordi sindacali prevedevano un educatore ogni 50 detenuti per le Case di Reclusione, oltre al capo area, e un educatore ogni 100 detenuti per le Case Circondariali, sempre oltre al capo area. Oggi sono presenti in istituto 578 detenuti, con un trend che segna un incremento costante, pertanto gli educatori dovrebbero essere 11/12. Vogliamo anche ricordare che prima del taglio delle piante organiche operate con la legge Madia, erano previsti 15 educatori per la Casa di Reclusione di Padova per una capienza regolamentare di 438 detenuti, un numero mai raggiunto neanche in tempi di Covid”

Infine le RSU hanno insistito con un problema che ormai ha raggiunto un carattere di cronicità presso la Casa di Reclusione di Padova, ossia la tipologia dei detenuti che vi vengono assegnati e che spesso e volentieri hanno una pena inferiore ai 5 anni, termine che dovrebbe fare da spartiacque per l’accesso nella struttura. “Si tratta di un problema più volte segnalato che ha un notevole effetto negativo sui percorsi e progetti educativi in essere all’interno della Casa di Reclusione: la tipologia costituita dai cosiddetti “detenuti dalle porte girevoli” non solo aggrava e inquina il lavoro essenziale del “trattamento” e osservazione del condannato ma comporta via via la depauperazione di risorse umane adatte a svolgere le attività trattamentali che caratterizzano questa reclusione. Con il risultato che iniziano a mancare le figure adatte alla formazione professionale, al lavoro nelle cooperative, alla scuola superiore e all’università. Una situazione che si trascina dall’estate scorsa che da risposta emergenziale è diventata sistematica. Da qui la conseguente richiesta di assegnare alla Casa di Reclusione detenuti con fine pena superiore almeno ai 3 anni se non fosse possibile a 5 anni, come previsto dalla normativa vigente”.

Si allegano le osservazioni sull’esito dell’attività ispettiva

 
 
 
 

VALVITALIA: CONVOCATO TAVOLO REGIONALE PER IL 25 FEBBRAIO

Dopo il presidio e lo sciopero di ieri indetti durante l’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici della Valvitalia di Due Carrare riunitasi per discutere dell’annuncio della proprietà di chiudere il sito padovano per convogliare dipendenti e attività nello stabilimento di Rivanazzano, in provincia di Pavia, entro il 1 aprile 2022. 

Al presidio di ieri hanno preso parte Elisa Venturini, consigliera regionale del Veneto, Davide Moro, sindaco di Due Carrare e Alice Carpanese, assessora di Due Carrare ed ex dipendente di Valvitalia 

che hanno espresso la loro solidarietà a lavoratrici e lavoratori e la loro disponibilità a partecipare a tavoli istituzionali. Nella giornata di ieri Fim e Fiom si sono mobilitate per chiedere la convocazione di un tavolo di crisi regionale. Convocazione che è arrivata da parte dell’assessore Donazzan nella serata di lunedì e che ha fissato il tavolo di discussione della crisi per la mattina del 25 febbraio 2022.

Intanto il 21 febbraio 2022 si terrà un ulteriore incontro tra RSU, sindacati e azienda per discutere della situazione.

Padova, 15/02/2022

VALVITALIA: ASSEMBLEA, SCIOPERO E PRESIDIO OGGI CONTRO LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO DI DUE CARRARE

Oggi si è tenuta l’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici dello stabilimento Valvitalia spa di Due Carrare indetta da Fim e Fiom di Padova dopo l’annuncio dell’azienda della scorsa settimana di voler chiudere lo stabilimento di Due Carrare per trasferire sia le attività lavorative che gli 85 dipendenti nella sede principale a Rivanazzano, in provincia di Pavia, entro il 1 aprile 2022.

Le decisioni dell’Azienda sono motivate dalla necessità di avviare una riduzione dei costi, puntando a riunire le produzioni in un unico sito, questo perché, negli ultimi anni, la Valvitalia ha subito forti perdite di fatturato e marginalità e ha da poco presentato ed ottenuto finanziamenti per sostenere il Piano Industriale presentato nel 2020. Quote societarie del gruppo sono anche in possesso di Cassa Depositi e Prestiti attraverso il Fondo Strategico Italiano.

Il Gruppo ha stabilimenti in tutto il territorio nazionale e, in Veneto, oltre che a Due Carrare, è presente un altro sito produttivo a Brendola nel vicentino. 

Nonostante l’erogazione di finanziamenti PON l’azienda ha come unica prospettiva del proprio Piano Industriale la razionalizzazione dei costi di gestione, attuabile anche attraverso la chiusura dello stabilimento di Due Carrare.

 

Nel sito padovano si progettano e realizzano impianti per l’estrazione del gas utilizzati in tutto il mondo, impianti per i quali si occupano anche dell’istallazione e della manutenzione a 360°. A Due Carrare si producono anche valvole a sfera, regolatori di pressione e recipienti a pressione. 

Nell’ultimo periodo, è stato, inoltre, attivato un reparto di ricerca e sviluppo per l’adeguamento delle loro valvole anche per la gestione dell’idrogeno. 

Attività strategiche di forte attualità e necessità nell’intero mercato energetico che dovrebbero essere sicuramente potenziate e valorizzate nel territorio padovano così come in tutta Italia, visto la programmazione del PNRR e l’attuazione del piano di transizione ecologica.

 

Durante l’assemblea è stato deciso di indire lo stato di agitazione e ed è stata espressa forte contrarietà generale verso le decisioni aziendali che non tengono in considerazione la professionalità e le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti. 

A proseguo dell’assemblea si è tenuto un presidio fuori dall’azienda, seguito da uno sciopero. Al presidio hanno preso parte, oltre alle organizzazioni sindacali, anche esponenti delle istituzioni locali e regionali, fra i quali: Elisa Venturini, consigliera regionale del Veneto, Davide Moro, sindaco di Due Carrare e Alice Carpanese, assessora di Due Carrare ed ex dipendente di Valvitalia.

 

Saranno attivati i tavoli istituzionali del caso e saranno messe in campo tutte le iniziative necessarie per dare una prospettiva differente alle lavoratrici e ai lavoratori, in vista che il prossimo incontro con l’azienda è previsto 21 febbraio 2022. 

 

Padova, 14/02/2022

Essere poveri, pur lavorando: il fenomeno dei working poors nella provincia di Padova. Lo studio del Caaf Cgil Padova

Aldo Marturano, Cgil Padova: “Il 15,9% del totale dei dipendenti nella nostra Provincia si trova in una condizione di povertà, ossia ha un reddito inferiore agli 11.500 euro. La percentuale sale al 20% se consideriamo solo le donne e al 19% se guardiamo solo i giovani”

“In provincia di Padova i cosiddetti Working Poor si aggirano intorno alle 50 mila unità, una cifra inquietante. Eppure il Governo non sta facendo niente per combattere la precarietà e la recente legge di bilancio tende a favorire i redditi sopra ai 39 mila euro”


È un fenomeno preoccupante che non risparmia nessun territorio, compresa la provincia di Padova. Stiamo parlando dei Working Poors (cioè, i cosiddetti Lavoratori Poveri) un fenomeno che in Veneto riguarda circa 200 mila lavoratori e che recentemente è stato analizzato, a livello nazionale, da un gruppo di lavoro istituito dal Ministero del Lavoro che ha portato a delle conclusioni in gran parte già anticipate, da diversi anni, dai sindacati e in particolare dalla Cgil.

“Lo studio condotto per la nostra provincia – dice Lisa Contegiacomo, AD del Caaf Cgil Padova – ha coinvolto le dichiarazioni dei redditi elaborate nel 2021, e quindi riferite all'anno precedente, su un campione composto da un totale di 28.422 persone. Si trattava di capire quanti di loro si trovano in una condizione di povertà cioè che pur lavorando percepiscono una bassa retribuzione, la cui soglia è stata individuata in 11.500 euro lordi all'anno, una cifra inferiore del 60% della retribuzione mediana. Un campione dove le donne sono il 47,9%, pari a 13.626, gli uomini sono il restante 52,1%, pari a 14.796 lavoratori. I giovani, cioè coloro che si trovano sotto i 35 anni, sono 5304, pari al 18,6%. Se non facciamo distinzioni in base al sesso e all’età, le lavoratrici e i lavoratori poveri risultano essere il 15,9% dei dipendenti totali, ma la percentuale sale se analizziamo solo le donne (che arrivano ad essere il 20%, praticamente una su 5 è povera) e i giovani dove sono il 19%. Da notare che il reddito medio di coloro che si trovano sotto la soglia di povertà individuata negli 11.500 euro lordi all’anno, è di 7.505 euro”.

“Quel che emerge – interviene il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – è la rappresentazione plastica di come sia distribuito fra le categorie, il lavoro povero nella nostra provincia. Praticamente tra le lavoratrici e lavoratori somministrati, cioè coloro che lavorano attraverso un'agenzia interinale, quasi la metà ossia il 48%, si trova in una condizione di povertà e a prescindere dal settore a cui è prestato si trova in oggettive difficoltà economiche. Poi, si trovano nella medesima situazione di povertà, il 40%  delle lavoratrici e lavoratori che operano nel terziario, ossia nei servizi (quindi anche ristorazione e turismo) e il 29% tra coloro che sono impiegati nel settore agro-alimentare. Dallo studio del Caaf, emerge che quasi il 16% della forza lavoro dipendente è desolatamente povero. Considerando che nella Provincia di Padova, lavoratrici e lavoratori dipendenti si aggirano intorno ai 318 mila (dati Istat elaborati dal Comune), applicando questa percentuale risulta che le lavoratrici e lavoratori in una condizione di povertà sono intorno ai 50 mila. Una cifra molto vicina alla realtà e decisamente importante”.

“Eppure – prosegue Aldo Marturano – nonostante l’Italia sia il paese con la percentuale di lavoro povero più alta della media europea, l’11,9% contro il 9,2%, non ci sembra che il Governo stia affrontando con decisione il problema e anzi, se guardiamo alla recente Legge di Bilancio, ha fatto delle scelte che vanno in tutt'altra direzione. Mi riferisco alla decisione di ridurre le aliquote fiscali, portandole da 5 a 4, con tanti saluti alla progressività, e di rivedere il sistema delle detrazioni con il risultato che a trarre maggiore vantaggio sono i redditi da 39 mila euro in su, penalizzando le fasce più basse ed azzerando qualche beneficio per i redditi dai 25 mila ai 30 mila euro (salvo pecette, 65 euro per redditi da 25 a 35 mila euro). Ricordo che sempre da un precedente studio del Caaf, abbiamo calcolato che l’85% dei redditi provenienti da lavoro dipendente o da pensione, non supera i 35 mila euro, il che significa che a beneficiare dei nuovi vantaggi fiscali sarà quel 15% che già non se la passa male. Una situazione di ingiustizia contro cui ci siamo sempre battuti”.

“E questo perché – conclude Aldo Marturano – noi rappresentiamo quella fetta del Paese che coincide con quella più svantaggiata, più fragile ma più numerosa, per cui si sta facendo poco o nulla. Voglio ricordare che contro questa situazione, già da settembre, nell’indifferenza generale, avevamo iniziato un percorso di mobilitazione culminato il 16 dicembre con uno sciopero generale e tre manifestazioni nazionali (noi eravamo presenti a quella di Milano) che la pressoché totalità delle forze politiche che sostengono questo governo definì un gesto incomprensibile se non addirittura da irresponsabili. A loro dico che noi, non solo confermiamo le nostre ragioni ma aggiungo che la nostra lotta continua, si è solo spostata su un altro piano ossia su come verranno spese le risorse europee del PNRR. Una partita decisiva cui la politica dovrà dimostrare, attraverso un costante confronto con noi, se ha a cuore le sorti degli ultimi (il cui numero è costantemente in crescita: hanno superato gli 8 milioni in Italia, secondo la Fondazione Di Vittorio) e se vuole ridurre disuguaglianze per dare risposte al malessere sociale, invertendo le storture della globalizzazione. Dovesse, ancora una volta, far prevalere logiche di puro mercato, troverà l'opposizione durissima della Cgil. È necessario che il lavoro torni ad essere centrale e ad avere una retribuzione che permetta a chi la riceve e alla sua famiglia di poter vivere dignitosamente. Non lo dice la Cgil ma l'art 36 della nostra Costituzione”.

Si allegano i grafici elaborati dal Caaf Cgil Padova

VALVITALIA COMUNICA LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO DI DUE CARRARE

In data 8 febbraio si è tenuto un incontro tra la Direzione Aziendale, assistita da Assolombarda, la RSU di stabilimento e i funzionari della Fiom e della Fim di Padova.

Nel corso dell’incontro è stata comunicata l’intenzione da parte della Direzione di avviare una procedura di trasferimento collettivo di tutto il personale (ad oggi 85 tra operai, impiegati e dirigenti) dallo stabilimento di Due Carrare (PD), verso lo stabilimento di Rivanazzano (PV) a partire dal 1 aprile 2022.

Le motivazioni portate al tavolo da parte dell’Azienda sono puramente in ottica di riduzione dei costi, puntando a centralizzare le produzioni dello stabilimento padovano.

La RSU ed OO.SS. hanno chiesto alla Direzione di mettere in campo delle soluzioni alternative a quella che di fatto è la chiusura dello stabilimento, e che, a differenza di quanto finora proposto, si fondino invece sulla riqualificazione ed il rilancio dello stabilimento di Due Carrare e diano una prospettiva temporale più ampia.

Il gruppo Valvitalia, nel quale sono presenti ancora quote societarie di CdP, sta attraversando negli ultimi anni perdite di fatturato e marginalità, e da poco ha presentato ed ottenuto finanziamenti per sostenere il Piano Industriale presentato nel 2020.

Ad oggi, l’unica prospettiva del Piano Industriale che viene esplicitata è razionalizzare i costi chiudendo lo stabilimento di Due Carrare.

Durante l’Assemblea, tenuta successivamente all’incontro, i lavoratori hanno già espresso tutto il loro sconcerto ed indignazione rispetto alle prospettive che l’Azienda ha comunicato.

In particolar modo dovute dal fatto che esistono commesse per le quali nel sito sono presenti certificazioni e professionalità essenziali per poter essere portate avanti e per la mancanza, ad oggi, di un'alternativa tangibile per rendere il sito produttivo più performante, anche con prodotti nuovi per i quali il mercato del settore potrebbe dare sviluppo.

La RSU e le OO.SS. stigmatizzano quanto sta succedendo in queste ore in cui qualche responsabile sta tenendo colloqui o “comizi” invitando i lavoratori a limitarsi a chiedere solo “indennizzi” economici.

Queste fughe in avanti di figure che rappresentano l’Azienda nello stabilimento di sicuro non facilitano una situazione già di per sé grave.

Lunedì 14 si terrà un’assemblea sindacale in cui si farà il punto con i lavoratori anche in vista del prossimo incontro del 21 febbraio.

Crisi Russia-Ucraina: dopo domani, mercoledì 9 febbraio SIT IN in Piazza Garibaldi contro la guerra

Cgil Padova: “Anche noi, insieme ad altre associazioni del territorio saremo in Piazza, per scongiurare UE ed Italia a muoversi diplomaticamente per evitare un nuovo conflitto nel cuore dell’Europa”

Sul confine orientale dell'Europa, tra Russia e Ucraina, l’escalation della tensione è tale da far temere l'esplosione di un  conflitto armato, anche nucleare, che potrebbe coinvolgere la stessa Europa.

“Una situazione che desta molta preoccupazione – conferma Palma Sergio della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – e che fa venire in mente la crisi dei missili di Cuba. Il pericolo del conflitto globale, purtroppo non è la trama di un film di fantascienza ed i rischi sono sotto gli occhi di tutti. Il pericolo è palpabile e non si può restare a guardare: per questo saremo al Sit In in Piazza Garibaldi a Padova, previsto per mercoledì 9 febbraio, dalle 17.30 alle 18.30  per dire “NO alla Guerra” e che” l'unica difesa possibile è la Pace”. Questo è quello che come CGIL di Padova diremo insieme a Cisl e Uil e molte associazioni del territorio con cui molto spesso abbiamo manifestato per la pace: Donne in Nero, Associazione per la Pace, l’ANPIU, il MIR, I Beati Costruttori di Pace e gli studenti dell’UDU. Con molte di esse, peraltro, facciamo parte della stessa Rete Italiana Pace e Disarmo”.

“Una crisi – aggiunge la sindacalista della Cgil padovana – che se non viene fermata non avrà né vinti, né vincitori. Il rischio di ritrovarci nell'era della clava (Einstein insegna) è concreto. Gli unici effetti saranno morte e disperazione. È indubbio che la crisi  parta da lontano, un pentolone in cui ribolle la Russia che si sente minacciata dall’estensione ad est della Nato,  l'Ucraina che ha chiesto di entrare nell'Alleanza Atlantica, la questione irrisolta del Donbass, il controllo dei flussi di gas provenienti dalla Russia e quello delle merci provenienti dalla Cina. Insomma una situazione molto calda che rischia di esplodere”.

“Per questo motivo – conclude la Segretaria Confederale della Camera del Lavoro di Padova – chiediamo a tutti i Paesi coinvolti , innanzitutto, di deporre le armi, smetterla con le minacce e le esibizioni muscolari ed iniziare invece a trattare. L'Unione Europea e l'Italia dichiarino la propria indisponibilità a partecipare al conflitto e si facciano parte attiva per raggiungere un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti dei popoli e per l'affermazione della Pace”.

Assegno Unico e Universale Figli: novità e criticità della misura

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Caaf Cgil Padova: “Dal 1° marzo entra in vigore l'Assegno Unico e Universale Figli: sostanziali novità per le lavoratrici e i lavoratori. La misura riguarderà circa un centinaio di migliaia di famiglie nel padovano, 25 mila le richieste previste per i servizi della Cgil, finora 1000 le domande predisposte”

Cgil Padova: “Con l’AUUF le lavoratrici e lavoratori extracomunitari perderanno i benefici per i figli minori a carico rimasti nel paese di origine. Inoltre, esclude i permessi di soggiorno per lavoro autonomo, stagionale, marittimo, distaccato e per i titolari di protezione internazionale o temporanea. A nostro avviso, una discriminazione senza giustificazioni”

Dal 1° marzo 2022 entrerà in vigore l'Assegno Unico e Universale Figli (AUUF) che assorbirà i precedenti benefici previsti ossia le detrazioni figli e gli assegni familiari. Ne avranno diritto i genitori per i figli dal 7° mese di gravidanza al 18° anno di età. Inoltre, viene poi esteso ai figli fino a 21 anni ma a determinate condizioni: che si tratti di studenti oppure lavoratori con reddito inferiore agli 8.000€ o disoccupati in cerca di occupazione. La principale novità è che diversamente da come accadeva prima con gli assegni al nucleo famigliare che transitavano in busta paga, l’AUUF viene erogato direttamente dall'INPS e non più dal datore di lavoro. Inoltre, per vedersi corrisposto l’importo bisognerà predisporre la domanda ed elaborare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per far calcolare l’importo corretto all'INPS. È bene sapere che senza la predisposizione della DSU con conseguente elaborazione ISEE da parte dell’INPS, l'Assegno Unico per i figli sarà comunque elargito ma con gli importi minimi stabiliti dalla normativa, vale a dire 50€ per ogni figlio minorenne.

Si tratta dunque di un periodo di notevole attività per i servizi fiscali territoriali e in particolare per quelli della Cgil, come spiega Lisa Contegiacomo, AD del Caaf Cgil Padova, che snocciola i numeri: “A dicembre sono stati avvisati tutte le lavoratrici e i lavoratori che abitualmente si rivolgono a noi per i servizi che la CGIL eroga. Abbiamo stimato, all'interno della nostra provincia, una richiesta da parte di una platea tra le 80.000 e 100.000 famiglie. Per quel che ci riguarda, prevediamo un totale di circa 25.000 richieste. Ad oggi sono stati fissati 12.500 appuntamenti e sono state elaborate 3.000 DSU in 15 giorni e fino ad ora abbiamo predisposto, attraverso il Patronato, 1000 domande per l'Assegno Unico”.

“Riguardo i tempi – prosegue Lisa Contegiacomo – è bene fare un po’ di chiarezza. La scadenza della domanda per vedersi riconosciuti gli importi da marzo, è il 30 giugno. Significa che si ha tempo fino al 31 marzo per presentare la DSU e la domanda senza nessun ritardo nella percezione del beneficio, visto che dalla mensilità di marzo (che si percepisce ad aprile) le detrazioni e gli Assegni al Nucleo Familiare non saranno più corrisposti dal datore di lavoro attraverso la busta paga ma verranno totalmente versati da parte dell'INPS, direttamente nel conto corrente bancario o postale dei genitori”.

“Lo sottolineo – continua l'AD del Caaf Cgil Padova – perché, al momento, anche noi, a certe domande che ci vengono poste, non sappiamo rispondere e questo perché siamo ancora in attesa delle linee guida da parte dell'INPS necessarie a chiarire diversi aspetti interpretativi. Per esempio: non ci è stato detto se i figli nati nel 2004 e che quindi compiranno i 18 anni nel corso di quest'anno debbano, nello stesso, presentare due domande. Manca chiarezza per quanto riguarda i genitori separati, su come deve agire quello fuori dal nucleo per vedersi riconosciuta la percentuale di Assegno di sua competenza. Stesso discorso per i genitori non coniugati e non conviventi per cui abbiamo grosse difficoltà nel reperimento della documentazione per la predisposizione della DSU. E infine, il non indifferente problema che il carico fiscale ai fini ISEE non sembra corrispondere al carico fiscale ai fini IRPEF”.

“Infine – conclude Lisa Contegiacomo – non possiamo non notare un punto di criticità riguardo le lavoratrici e i lavoratori stranieri, regolarmente in Italia, che dal prossimo 28 febbraio si vedranno, con l'entrata in vigore dell’AUUF, togliere i benefici per figli minori a carico, se questi risiedono nel paese di origine. Il paradosso è che al compimento dei 21esimo anno, i figli rientreranno a carico fiscalmente e da quel momento potranno ricevere la detrazione attraverso la busta paga perché con i 21 anni l’AUUF cessa e tornano in essere le detrazioni per figli a carico. Quindi è opportuno che i lavoratori che si trovano in questa situazione agiscano per tempo e facciano richiesta al proprio datore di lavoro del diritto alla percezione della detrazione spettante”.

Su quest'ultima questione interviene Palma Sergio della Segreteria Confederale della Cgil di Padova:

“A quanto pare, l'Assegno Unico e Universale per i Figli a carico, che entrerà in vigore dal 1° marzo, ha poco di universale se la sua applicazione causa storture discriminatorie a danno delle lavoratrici e dei lavoratori dei Paesi Terzi che, pur avendo un regolare lavoro, contribuendo al Pil e pagando le tasse, non potranno beneficiarne per i figli a carico che vivono nel paese di origine. Inoltre scopriamo che l’unica condizione per accedere a questo beneficio è il “permesso unico lavoro” che però esclude i permessi di soggiorno rilasciati ai lavoratori autonomi, ai lavoratori stagionali, ai lavoratori marittimi, ai lavoratori distaccati e ai titolari di protezione internazionale o temporanea”.

“Ci chiediamo – conclude la Segretaria Confederale della Cgil di Padova – di come si possa parlare di Assegno Universale se viene meno proprio l'universalità dal momento che, dal 28 febbraio, escluderà una fetta di lavoratrici e lavoratori dei Paesi Terzi che dal giorno dopo non avranno diritto ad alcun beneficio, pur non essendo variata la loro situazione né di titolari di permesso di soggiorno, né reddituale. Ci pare che più che una norma includente si evidenzi come una norma escludente e, guarda caso, l'esclusione riguarda una parte ben precisa della popolazione”.  

Fim Fiom Uilm di Padova aderiscono alla mobilitazione studentesca del 28 gennaio  

Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici padovani aderiscono all’appello e alla mobilitazione nazionale indetta dalle organizzazioni studentesche “Di scuola non si può morire” indetta dopo la tragica morte di Lorenzo Parelli, lo studente di 18 anni deceduto in un’azienda metalmeccanica mentre stava svolgendo l’ultimo giorno di alternanza scuola lavoro.

Uno strumento che era stato pensato come formativo rischia di diventare uno strumento di pericoloso sfruttamento, che legittima un mercato del lavoro in cui le aziende competono al ribasso su sicurezza, salari, lavoro precario e interinale, come se fosse normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e la possibilità di organizzarsi nel sindacato.

Ci schieriamo con le studentesse e con gli studenti non solo perché continueremo sempre a pretendere più sicurezza nei luoghi di lavoro, ma soprattutto perché è necessario rivedere il sistema dell’alternanza scuola-lavoro ed è sempre più fondamentale che si parli di lavoro nelle scuole, informando e formando gli studenti sulla salute e sulla sicurezza che sono aspetti imprescindibili del mondo lavorativo che attende loro una volta terminati i diversi cicli di studio.

Delegate e delegati, funzionarie e funzionari, lavoratrici e lavoratori saranno quindi con le studentesse e gli studenti padovani venerdì 28 gennaio in piazza Antenore alle ore 17.

Inoltre le RSU potranno indire tutte le iniziative necessarie al fine di sostenere la protesta delle studentesse e degli studenti e la necessità che il Governo non ignori quello che accade ogni giorno nel nostro Paese.

FIM FIOM UILM PADOVA