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Approvata ipotesi di accordo alla Epta spa di Solesino

Lunedì 24 gennaio 2022 è stata approvata l’ipotesi di accordo che riguarda i 180 dipendenti della Epta Spa di Solesino.

L’accordo prevede l’introduzione di miglioramenti normativi e la previdenza complementare a carico azienda al 2,2% da giugno 2022 per tutti gli aderenti indipendentemente dall'età anagrafica.

Sancisce, inoltre, l’impegno dell’azienda al mantenimento degli attuali contratti a tempo indeterminato che saranno aumentati di almeno 9 nuove stipule che verranno individuate tra gli attuali contratti determinati o di somministrazione.

Ci sarà anche un miglioramento delle causali per l'accesso al part time per gli over 55 e la possibilità di esenzione dalle ore comandate (straordinario e flessibilità) per i lavoratori aventi diritto alla legge 104.

Per i dipendenti è prevista l’introduzione di un pacchetto di 8 ore a carico dell’azienda da utilizzare per visite e cure mediche o per eventi luttuosi fino al 3 grado di parentela o affini. Sarà istituito un welfare integrativo di 90 euro (30 euro per ogni anno) a favore di tutti i dipendenti.

Per quanto riguarda i compensi ci sarà un aumento del valore nominale del premio che arriverà complessivamente all’11% il terzo anno (cioè nel 2024).

Per finire verrà creato un fondo per l'erogazione di borse di studio per i figli dei dipendenti per i vari gradi di istruzione di € 4500 annuali.

La Fiom di Padova esprime soddisfazione per l'ipotesi raggiunta, sia per la parte economica con un importante incremento del valore del premio di risultato e l'introduzione di quote di welfare aggiuntivo fisso, sia per quanto riguarda il miglioramento dal punto di vista normativo con l'introduzione di percorsi di condivisione con la RSU per le stabilizzazioni, la formazione e con l'introduzione di capitoli nuovi nella contrattazione per il sito di Solesino come le ore aggiuntive a carico azienda per visite e cure mediche e borse di studio per i figli dei dipendenti.

 

Gruppo Carraro. Partita la trattativa

Martedi 11 gennaio 2022 è stata una giornata importante e storica per gli oltre 1.500 lavoratori del gruppo Carraro con sede a Campodarsego PD: è iniziata la trattativa per arrivare a raggiungere il primo accordo integrativo di gruppo.

Nei mesi di novembre e dicembre scorsi, in tutti gli stabilimenti italiani: Padova, Rovigo, Pordenone e Chieti si sono svolte le assemblee di presentazione della Piattaforma unitaria elaborata dalle RSU riunite in coordinamento e il relativo percorso democratico di validazione della stessa.

Ieri il coordinamento delle RSU ha potuto finalmente presentare la piattaforma alla direzione di gruppo, forte della partecipazione di oltre il 50% dei lavoratori, con oltre il 93% dei consensi.

I contenuti della piattaforma prevedono: l’introduzione di un nuovo e più formale sistema di relazioni sindacali, richieste precise e forti sui temi della salute e sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, l’applicazione del nuovo sistema d’inquadramento e l’allargamento delle sperimentazioni ed i sistemi di formazione.

Sul piano normativo si chiedono riduzioni d’orario e riconoscimento di lavori gravosi, una nuova gestione degli orari e la contrattualizzazione dello Smart Working. Sul piano salariale si chiede una rivalutazione del 10% di tutte le voci retributive aziendali e una nuova struttura del premio di risultato con la partecipazione attiva di RSU e lavoratori. È stato inoltre chiesto un sistema più adeguato di welfare aziendale.

Dopo l’illustrazione dei contenuti le parti hanno definito i temi e un calendario fitto d’incontri fino al mese di febbraio prossimo. Sono state anche valutate le modalità al fine delle tutele dal Covid e per permettere che il confronto possa essere fatto in presenza modalità riconosciuta dalle parti assolutamente più efficace.

Il Coordinamento nazionale informerà e valuterà periodicamente con i lavoratori lo stato di avanzamento della trattativa.

Fim, Fiom, Uilm e Coordinamento Nazionale RSU gruppo Carraro.

Casa di Reclusione di Padova: la denuncia della FP Cgil

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Dichiarazione di Gianpietro Pegoraro, Coordinatore Fp Cgil Veneto Polizia Penitenziaria e Alessandra Stivali, Segretaria Generale Fp Cgil Padova

La FP CGIL denuncia la grave situazione in cui si trova il personale di polizia penitenziaria della Casa di Reclusione di Padova, a cui manca nell'organico ben 54 unità. Una situazione critica che accade seppur all'interno del predetto Istituto vi sia un alto numero di detenuti che partecipano al trattamento (si parla di una cifra intorno al 90%) grazie alla gran opera svolta da tutto il mondo del volontariato e delle cooperative, dai pochi educatori e dalla polizia penitenziaria, che contribuisce con il proprio lavoro e impegno sociale nell'assicurare sicurezza e, per chi esce, nel dare la speranza d'inserimento all'interno della società e di non commettere reati.

Oltre alla mancanza di personale di polizia penitenziaria si deve aggiungere anche il periodo di pandemia che ha colpito e colpisce sia il risicato personale che i detenuti, nonostante siano stati vaccinati. Predetta situazione ha ripercussioni negative sui diritti soggettivi di chi svolge il servizio di sicurezza. Le difficoltà maggiori, il personale le deve affrontare quando si verificano casi di piantonamento ospedaliero di detenuti, operazione che comporta in alcuni casi, al fine di garantire il ricovero e la sicurezza della popolazione, la soppressione di alcuni posti di servizio, maggior carico di lavoro e maggior responsabilità per chi rimane. Succede anche che in alcuni casi più estremi, venga anche revocato il riposo settimanale alla guardia penitenziaria.

L'integrazione delle unità mancanti alla reclusione è bloccata da una Legge del 2015, Madia, che stabilisce, a livello Distrettuale (Triveneto), un certo numero di unità oltre alle quali la dotazione organica risulta essere completa e ciò vale nonostante il numero dei detenuti risulti in aumento. Ad aggravare poi la situazione della Casa di Reclusione di Padova è la mancata applicazione, da parte dell'Amministrazione Penitenziaria. della legge in materia di differenziazione dei circuiti di sicurezza, associando al suddetto Istituto anche detenuti che non hanno pene definitive oltre i 7 anni o che ancora sono in attesa di giudizio. Detenuti questi, seppur seguiti dal personale educativo e dalle guardie penitenziarie, che creano non pochi problemi. Ad esempio, molti fra essi hanno problemi psichiatrici oppure, perché extracomunitari, non riescono a comunicare con il personale senza contare la loro paura di essere espulsi.

Come FP CGIL facciamo appello a tutte le forze politiche per un impegno a rivedere e superare la Legge Madia del 2015 affinché non venga più applicata al personale che espleta compiti di sicurezza, come la polizia penitenziaria. Ciò per evitare di dover ricorrere, da parte della Direzione patavina, alla revoca dei riposi settimanali al personale, per ragioni inderogabili di servizio, oppure sovraccaricare di responsabilità quel personale che deve ricoprire ben due posti di servizio al fine di garantire i diritti alla popolazione detenuta. Chiediamo anche l'applicazione della vigente normativa riguardante i circuiti di differenziazione dei detenuti, situazione questa sempre bypassata dall'Amministrazione per diversi motivi, ma che se applicata offre maggiori garanzie sia sul piano della sicurezza che sul piano dei trattamenti, agevolando il compito di quei pochi operatori presenti all'interno dell'Istituto patavino.

Riteniamo giusto rivolgere un appello alle forze politiche, al volontariato e alle organizzazioni sindacali affinché affrontino una revisione della legge 81/14 (chiusura degli O.P.G.), seppur approvata con un forte ritardo rispetto alla legge in materia di chiusura dei manicomi. Riteniamo che vada migliorata poiché così com'è stata approvata non sta risolvendo nessun problema e si continua a usare il carcere come discarica sociale. Questo perché pensiamo che le persone che presentano problemi psichiatrici debbano essere curate in apposite strutture sanitarie che non siano sempre, solo ed esclusivamente il carcere.

Si allega l'articolo sul tema de il Mattino di Padova

FIM FIOM UILM DI PADOVA SOSTENGONO: “DI SCUOLA NON SI PUÒ MORIRE”

Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici padovani aderiscono all’appello e alla mobilitazione nazionale indetta dalle organizzazioni studentesche “Di scuola non si può morire” indetta dopo la tragica morte di Lorenzo Parelli, lo studente di 18 anni deceduto in un’azienda metalmeccanica mentre stava svolgendo l’ultimo giorno di alternanza scuola lavoro. 

Uno strumento che era stato pensato come formativo rischia di diventare uno strumento di pericoloso sfruttamento, che legittima un mercato del lavoro in cui le aziende competono al ribasso su sicurezza, salari, lavoro precario e interinale, come se fosse normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e la possibilità di organizzarsi nel sindacato. 

Ci schieriamo con le studentesse e con gli studenti non solo perché continueremo sempre a pretendere più sicurezza nei luoghi di lavoro, ma soprattutto perché è necessario rivedere il sistema dell’alternanza scuola-lavoro ed è sempre più fondamentale che si parli di lavoro nelle scuole, informando e formando gli studenti sulla salute e sulla sicurezza che sono aspetti imprescindibili del mondo lavorativo che attende loro una volta terminati i diversi cicli di studio.

Delegate e delegati, funzionarie e funzionari, lavoratrici e lavoratori saranno quindi con le studentesse e gli studenti padovani venerdì 28 gennaio in piazza Antenore alle ore 17.

Inoltre le RSU potranno indire tutte le iniziative necessarie al fine di sostenere la protesta delle studentesse e degli studenti e la necessità che il Governo non ignori quello che accade ogni giorno nel nostro Paese.

FIM FIOM UILM PADOVA

26/01/2022

Dibattito su Prato della Valle: il contributo della Cgil di Padova

L'idea dentro la statua

Si è fatto un gran baccano attorno alla proposta di installare una statua, dedicata ad una donna, su uno degli stalli vuoti in Prato della Valle.

La notizia è rimbalzata grazie ai social e ha avuto eco persino in diverse testate giornalistiche all’estero.

Da noi il dibattito ha polarizzato le opinioni tra chi sostiene non solo l'opportunità ma proprio la necessità di inserire una donna tra le tantissime statue del Prato e chi non lo ritiene opportuno, definendo la questione banale e chiedendo quale sarebbe la necessità? E, naturalmente, appellandosi al benaltrismo, si risponde che i problemi sono ben altri, c'è gente che ha buon tempo eccetera eccetera.

Le statue sono simboli, esempi, allegorie. Raccontano una storia e la storia è fatta dagli uomini.

A cosa serve una statua di donna in una piazza? A che serve una targa, una via intitolata ad una donna? A riconoscere la sua esistenza e il suo contributo alla società.

Scrive Patrizia Zantedeschi, già Presidente del Centro Veneto Progetti Donna, e noi condividiamo parola per parola: “La questione è che le città sono degli uomini, sono pensate, costruite, gestite dagli uomini, le strade portano i loro nomi, e i parchi accolgono le loro statue. Le donne le attraversano soltanto, di corsa, se è notte col cellulare in mano, se è giorno, con i passeggini che non riescono a far salire sugli autobus, e con i bambini a fare gli slalom fra i tubi di scappamento. Le attraversano e non lasciano tracce del loro passare. L'assenza delle donne dai piedistalli del Prato è il simbolo della loro assenza nella vita pubblica”.

Continuiamo a ripetere come un mantra che il problema della segregazione di genere (le donne non sono nella stanza dei bottoni), della discriminazione di genere (le donne non fanno carriera, sono relegate alle professioni peggio retribuite, hanno contratti più precari) e della violenza di genere hanno radici profonde: va cambiata la cultura.

La cultura non si cambia installando una statua in Prato della Valle, si cambia aprendo un dibattito sul perché è tempo ed è necessario che ci sia una statua di donna in Prato della Valle.

Perché le cittadine e i cittadini di Padova possano discutere e appropriarsi della cultura dell'inclusività che passa anche dal riconoscimento del problema, o meglio, di uno dei problemi: l’invisibilità, una condanna alla damnatio memoriae che tutte le donne hanno subito nella Storia.

Come Coordinamento donne della CGIL di Padova e come Coordinamento donne dello Spi CGIL di Padova esprimiamo la nostra convinta approvazione al progetto della statua di Elena Cornaro in Prato della Valle e partecipiamo con entusiasmo al dibattito pubblico sull’inclusività di genere nel nostro Comune.

Coordinamento Donne Cgil di Padova

Coordinamento Donne Spi Cgil di Padova

Sabato 22 gennaio, il Trattato contro le armi nucleari compie un anno: la Cgil in Piazza con la Rete Pace e Disarmo

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  • Descrizione allegato: La locandina dell'iniziativa

Iniziative della Rete Pace e Disarmo (cui la Cgil, insieme a molte Associazioni del territorio, aderisce) in tutta Italia per celebrare il primo anno dell'entrata in vigore del TPNW: a Padova Sit-In dalle 12.00 alle 13.00 in via Risorgimento/angolo via Santa Lucia

Palma Sergio, Cgil Padova: "Anche noi faremo la nostra parte, nel ribadire un convinto NO alle armi nucleari ed alla necessità di diffondere una cultura di pace e disarmo in tutti i luoghi, insieme alla società civile padovana che si riconosce nella Rete Nazionale Pace e Disarmo ed insieme a tutte quelle persone ed Istituzioni impegnate nelle politiche di avanzamento sociale".


Sabato 22 gennaio 2021, si celebrerà il primo anno dall'entrata in vigore del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), il primo strumento internazionale che dichiara illegali le armi nucleari e ne vieta, innanzitutto, l’uso, ma anche lo sviluppo, la produzione, l'acquisto, il possesso, l’immagazimento ecc.

Al TPNW hanno aderito finora 59 Stati (9 nel 2021) impegnandosi così a rispettare un processo graduale e sicuro verso il disarmo nucleare totale. Un lento processo che ha iniziato a produrre i suoi effetti positivi, sebbene nessuno degli Stati nucleari e loro alleati lo abbia ratificato, a partire dalla riduzione dei fondi messi a disposizione alle aziende produttrici da parte degli investitori internazionali (diminuiti di 63 miliardi di dollari in due anni secondo l'analisi condotta da ICAN nel rapporto “Don’t bank on the bomb”).

“Purtroppo – dice Palma Sergio, della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – ciò che distrugge, o potenzialmente può distruggere, mal si coniuga con la stessa tenuta e crescita sociale proiettata al futuro. Per questo chiediamo al nostro Paese di firmare il Trattato TPNW, cosa che l'Italia non ha ancora fatto, e, sempre per lo stesso motivo, aderiamo alla campagna “Italia ripensaci” nata affinché il Governo e il Parlamento decidano di compiere passi concreti verso la costruzione di un mondo libero da armi nucleari, dando continuità all'impegno sottoscritto con il Trattato di Non Proliferazione (NPT) nel 1975”.

“Per questo – conclude Palma Sergio – sabato 22 gennaio, a partire da mezzogiorno, nell'angolo tra Via Santa Lucia e via Risorgimento ci saranno la CGIL, l’ANPI, I Beati Costruttori di Pace, l’Associazione per la Pace, le Donne in Nero, la Rete Studenti Medi, l’UDU, Acli, Arci, Libera, Legambiente, Fondazione Finanza Etica e anche lo stesso Comune di Padova che ha firmato l’Appello delle Città a favore del Trattato. Sarà l’occasione per far emergere dal basso un desiderio di pace che non può continuare ad essere ignorato, né a livello internazionale, né da parte del nostro Governo”.

 
Si allega locandina dell'iniziativa

Magazzini Arco Spedizioni in Zona Industriale a Padova e in tutto il Veneto: lavoratori in stato di agitazione per il rispetto dei propri diritti

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  • Descrizione allegato: L'articolo de Il Gazzettino di Padova

Filt Cgil Padova: “Inaccettabile che a pagare il sistema malato degli appalti siano ancora una volta i lavoratori. Arco Spedizioni si prenda le sue responsabilità e regoli la loro situazione: attendono ancora il cedolino di agosto, le spettanze di fine rapporto con TFR, tredicesima, quattordicesima, ferie e permessi residui da agosto 2021”

“Di una cosa devono stare sicuri ad Arco Spedizioni: non permetteremo che la cattiva gestione degli appalti ricada ancora una volta sui lavoratori. Si prendano le loro responsabilità e agiscano da società seria. È ora di finirla con questo gioco sleale dove a vincere è sempre il profitto di pochi e a perdere sono sempre i lavoratori!”. Ha perso la pazienza ma resta sempre molto determinato, Andrea Rizzo della Segreteria Provinciale della Filt Cgil di Padova, quando spiega la vicenda che vede coinvolti una trentina di lavoratori impiegati ai magazzini Arco Spedizioni di Via Inghilterra in zona industriale a Padova e nel resto del Veneto.

“Una vicenda che inizia questa estate, ad agosto – premette il sindacalista padovano – quando Mizar, la società che gestiva i magazzino in Veneto di Arco Spedizioni, la società committente, sparisce lasciando tutti sorpresi e a piedi. E non è un modo dire: i loro dirigenti spariscono veramente e nessuno sa che fine hanno fatto. Una cosa a cui non ci si abitua mai ma non infrequente nel mondo degli appalti nel settore della logistica. A quel punto, subentra un'altra società, la Novalog, mentre Arco Spedizioni, come prevede la legge, dopo un lungo e acceso confronto, dà la disponibilità ad intervenire in surroga coprendo le spettanze dovute ai lavoratori in relazione a insolvenze delle gestioni operative precedenti”.

“Ora: siamo a gennaio – continua Andrea Rizzo – e la situazione non è stata ancora risolta e i lavoratori sono decisamente arrabbiati. Inutile dire che hanno totalmente ragione. Il nodo dello scontro è che Arco Spedizioni ha versato gli stipendi netti di agosto, senza però dare loro il cedolino, cioè senza la busta paga che attesti la loro posizione fiscale. Oltre a questo, sono anche in attesa delle spettanze di fine rapporto con TFR, i ratei della tredicesima e quattordicesima, le ferie e i permessi residui da agosto 2021. E li vogliono perché hanno già pagato sulla loro pelle la cattiva gestione degli appalti e non sono più disposti a concedere nulla”.

“Per cui – conclude il sindacalista della Filt Cgil – abbiamo proclamato lo stato di agitazione e continuerà finché Arco Spedizioni risolverà la loro situazione e si prenderà le proprie responsabilità. Di fatto, dopo più di 5 mesi, Arco Spedizioni non ha facilitato in alcun modo il recupero dei documenti utili a riconoscere il credito residuo e troviamo assurdo che possano pensare di aver risolto le loro incombenze versando solo lo stipendio netto di agosto e spettanze di fine rapporto, senza rilasciare nessun cedolino. Secondo noi equivale ad averli pagati in modo non regolare, il che rende la loro situazione ingiustificabile. In realtà, sarebbe ora che Arco Spedizioni decidesse di assumere direttamente lei questi lavoratori ponendo fine a questo assurdo sistema degli appalti che alla lunga penalizza anche loro, non solo i lavoratori. E questo vale a maggior ragione se consideriamo che nei loro cantieri, negli anni, ne abbiamo viste di tutti i colori”.

Si allega articolo del Gazzettino di Padova sulla vicenda

Attacco Hacker a Ulss 6. Fp Cgil Padova: "Non solo un danno alla privacy ma all'intero sistema sanitario padovano"

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Diffusione dati sensibili dopo attacco Hacker a Ulss 6

Fp Cgil Padova: “Non solo un attacco alla privacy della cittadinanza ma a tutte le lavoratrici e lavoratori della sanità padovana, costretti da più di un mese, a lavorare in difficili condizioni”

Una situazione molto pesante che si trascina da più di un mese a cui è necessario porre una fine: Amministrazione Ulss 6 e Regione indichino una data per il ritorno alla normalità”

 

Oltre al Covid, ad aggiungere sale nelle ferite della sanità padovana è arrivata, nella notte di sabato, la diffusione dei dati sensibili rubati attraverso il vile attacco informatico che ha colpito l’Ulss 6 più di un mese fa. “Un gesto gravissimo – fa sapere Raffaela Megna, Segretaria Provinciale della Fp Cgil di Padova – i cui danni si sommano a quelli determinati dall’attacco stesso che ha costretto i lavoratori ad ulteriori salti mortali per tenere in piedi tutto il sistema”.

“Perché è vero – prosegue la rappresentante della segreteria padovana della Funzione Pubblica – che come riporta la stampa, appena è stato possibile, l’Ulss 6 ha ricominciato a dare le consuete prestazioni alla cittadinanza, ma è altrettanto vero che questo è stato possibile perché i lavoratori hanno sostituito il consueto parco tecnologico in uso in precedenza con carta e penna. Un salto nel passato che, è inutile sottolineare, ha centuplicato gli sforzi e i disagi per tutti”.

“Quanto avvenuto – evidenzia Raffaela Megna – oltre ad essere un gravissimo attacco alla privacy di utenti e lavoratori dell’ ospedale di Schiavonia, costituisce una profonda ferita al sistema sanitario padovano, sia verso chi quella sanità la deve offrire come servizio, sia chi ha il diritto di riceverla come prestazione. Con questo attacco, il diritto alla salute, uno dei più importanti del nostro tempo, così importante da vedersi tutelato dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, è stato indiscutibilmente violato. Ma se non è andato completamente in frantumi lo si deve a circa 6700 lavoratori che con indefessa fatica, da più di un mese, lottano per tenere in piedi l'intero sistema, spesso con l'utilizzo di mezzi personali per colmare il vuoto tecnologico che ancora persiste, visto che circa la metà dei computer presenti all’Ulss 6, non sono stati ancora riattivati, così come le piattaforme e le banche dati, utilizzate per fornire le prestazioni. Una situazione che presenta difficoltà quotidiane davanti alle quali i lavoratori non demordono e non si lasciano travolgere”.

“Ma non possono resistere all'infinito – conclude la sindacalista della Fp Cgil di Padova – e ora hanno bisogno di poter pensare che tutto questo finirà. Il personale deve essere messo nella posizione di poter intravedere la luce alla fine di questo tunnel lunghissimo e profondamente oscuro e ha bisogno di date certe che indichino il ritorno alla normalità. È la richiesta che, come Organizzazione Sindacale, le lavoratrici e i lavoratori ci rivolgono costantemente e che giriamo all’Amministrazione dell’Ulss 6 e, soprattutto, alla Regione Veneto. Non possiamo pensare che le pesanti criticità in cui, da più di un mese, si trovano i lavoratori si traducano in uno stabile peggioramento delle capacità produttive della sanità pubblica. Una beffa, se pensiamo all'importanza di questo settore rivelata dalla pandemia e di cui tutti, a parole, si dicono consapevoli. È arrivato il momento di far seguire le azioni alle parole”.  

Si allega l'articolo de il Mattino di Padova