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2021: Un anno di crescita per il Caaf Cgil di Padova

Lisa Contegiacomo, AD Caaf Cgil Padova: “Nel 2021, aumentate le dichiarazioni dei redditi elaborate dal nostro servizio fiscale: +2,88%. Aumentate le richieste esaudite delle DSU per l’ISEE: + 7,6%. Aumentate le pratiche evase relative alle domande per il reddito di cittadinanza: + 18%. Cifre che ci consegnano un anno di crescita della nostra attività con un riconoscimento generale, in termini di professionalità ed efficienza, dell'ottimo livello dei servizi che eroghiamo”

Il segreto di questi numeri? Essere riusciti a non interrompere mai l'attività di assistenza e tutela verso lavoratori e pensionati. Di fatto, pandemia o no, il Caaf della Cgil di Padova, non ha mai chiuso”

 

Sono numeri che testimoniano un anno di indubbio aumento del lavoro svolto da parte del Caaf di Padova, il servizio fiscale della Cgil della città del Santo che, al 30 settembre 2021, ha registrato una crescita di 1743 pratiche per la denuncia dei redditi, pari ad un + 2,88% rispetto al 2020, raggiungendo il numero di 62.256 modelli 730/2021 elaborati per la campagna fiscale di quest'anno. Accanto a questo, altro numero che cresce è quello relative alle domande per il reddito di cittadinanza che sono passate da 1.177 del 2020 alle 1.435 del 2021. Infine, ancora maggiore il numero di DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) elaborate nel 2021 per il rilascio dei certificati ISEE comprovanti la propria situazione economica (o del proprio nucleo familiare): ben 22.215, contro le 20669 dell'anno precedente, ossia un + 7,6%.

“A tal proposito – interviene Lisa Contegiacomo, AD del Caaf Cgil Padova – è giusto sottolineare che l’Assegno Unico, la cui entrata in vigore era prevista per il 1° luglio di quest'anno, è stato poi posticipato per tutti i lavoratori dipendenti, al 1 gennaio 2022. Questo ha comportato che solo i lavoratori autonomi hanno sostanzialmente presentato la domanda per l’assegno temporaneo, la cui validità è stata prevista da luglio a dicembre 2021, per poi rientrare nella normativa generale dell’assegno unico”

“Questo denota – prosegue l’AD del Caaf Cgil – che la nuova misura che, pare (il condizionale in questi casi è sempre d'obbligo), sarà approvata dal governo nelle prossime settimane, inizierà ad avere effetto da gennaio 2022 e ingloberà vari benefici esistenti, quali gli assegni al nucleo familiare (ANF) e le detrazioni per i figli a carico. La novità è costituita dal fatto che diversamente da quel che prevede la vecchia normativa attualmente in essere, ad erogare gli importi non sarà più il datore di lavoro ma direttamente l'INPS a cui i cittadini dovranno presentare il proprio ISEE, per ottenere il quale è necessario fare la DSU che, ricordo, scade il 31 dicembre di ogni anno. Questo significa, lo dico per tutte le famiglie interessate agli assegni familiari, che dal prossimo 1° gennaio 2022, se si vuole accedere ai nuovi benefici previsti dalle normative, bisognerà ripresentare la DSU”.

“A conclusione e in generale – chiude Lisa Contegiacomo – non possiamo che apprezzare il grande riconoscimento, in termini di professionalità ed efficienza dei servizi che eroghiamo, testimoniati da questi numeri. Credo che essere riusciti, durante tutto il periodo della pandemia, a continuare ad offrire senza nessuna interruzione i nostri servizi, sia la prova più evidente che, in questo senso, la traumatica esperienza pandemica vissuta nel 2020 ci è servita, ne abbiamo fatto tesoro e ci siamo organizzati. Esserci riusciti ed essere rimasti sempre aperti non è stato semplice ma è stato un fattore che ci ha premiato e che i nostri utenti ci hanno riconosciuto”.  

Grafica Veneta: lettera aperta del segretario generale della Fiom di Padova dopo le dichiarazioni del presidente Franceschi

Nel prendere atto non possiamo non commentare l’ennesima intervista rilasciata da Franceschi, ripresa da più giornali, in merito al recente sviluppo giudiziario che coinvolge i due dirigenti di Grafica Veneta per i quali è stata accolta la richiesta di patteggiamento. Partiamo dal fatto che questa vertenza dura da diversi mesi e non lo ha mai visto fra i protagonisti della delegazione aziendale.

In “epoca covid” non sapere chi stia lavorando nel proprio stabilimento è a nostro avviso un fatto grave, al limite della legalità che mette a repentaglio la salute e la sicurezza di tutte le persone che lavorano all’interno dell’azienda. Inoltre, le aziende che esternalizzano attività produttive non-core utilizzano appalti senza contezza della condizione dei lavoratori impiegati per le loro attività per abbattere i costi e scaricare oneri e responsabilità.

Questi primi due evidenze non giustificano il vittimismo di Franceschi, ma pretenderebbero, invece, una sua presa di responsabilità, soprattutto perché patteggiamento non significa assoluzione né innocenza, ma ammissione di colpevolezza e ricordiamo, inoltre, che il patteggiamento economico al posto della pena, è un privilegio, per noi discutibile, concesso a pochi nel nostro Paese.

Ad oggi ci sono oltre una cinquantina di lavoratori senza lavoro né salario che avrebbero potuto diventare dipendenti di Grafica Veneta già dai primi di agosto. Quello sarebbe stato l’atto che avrebbe messo fine a tutta la vicenda, senza alcun tipo di cattiva pubblicità per l’azienda, anzi, una scelta del genere avrebbe potuto rivalutare completamente la posizione di Franceschi e di Grafica Veneta in questa paradossale situazione, in cui si vorrebbero far passare alcuni imputati per vittime.

Ci domandiamo, inoltre, come sia possibile che 50 lavoratori fino ad allora considerati necessari per le attività produttive di Grafica Veneta diventino inutili e superflui quando si dovrebbe assumerli direttamente e ci si rende conto pretestuosamente dopo anni che non parlano adeguatamente la nostra lingua. È curioso questo modo di definire l’organizzazione del lavoro. Le stesse persone che già svolgevano quelle mansioni fino a luglio, sono state sostituite da 60 lavoratori autoctoni dopo l’estate. Sarà vero?

Quel che è più grave, nella sua dichiarazione Franceschi non si rende neppure conto che l’assunzione di personale con discrimine razziale è un reato in Italia (da Decreto Legislativo 215/03 che tutela la parità di trattamento tra persone, indipendentemente dalla razza o origine etnica) e che quindi non può pregiudicare a priori l’assunzione di determinate etnie.

Cogliamo l’occasione ancora una volta per ringraziare il Prefetto e le Istituzioni che hanno ritenuto importante cercare di trovare un punto di mediazione, ma che per il comportamento tenuto dalla delegazione di Grafica Veneta sono state svilite nel loro ruolo. Pensiamo che dovrebbe esserci maggiore rispetto delle Istituzioni.

Anche per quanto riguarda le attività sindacali in Grafica Veneta crediamo sia arrivato il momento di fare il punto. Per non correre il rischio di avere a che fare con la Cgil, l’azienda si è fatta promotrice della creazione di un sindacato autonomo aziendale per fare in modo che la Cgil non fosse il sindacato maggiormente rappresentativo. Inoltre, nel 2017 l’azienda è stata trovata colpevole di attività antisindacale nei confronti della nostra organizzazione e, in quel frangente, l’azienda ha conciliato con una dichiarazione in cui si affermava che non intendevano ostacolare l’attività sindacale, rinunciando all’appello, nonostante l’articolo 28 della legge 300 non preveda pene detentive né pecuniarie. Ricordiamo che sono i lavoratori che scelgono il sindacato e la propria rappresentanza e questi diritti non sono concessioni del padrone che determina a priori qual è il sindacato a lui più affine, vincolandone le agibilità.

Il modello Nord Est, rinomato per laboriosità e fitte relazioni non è quello decantato da Franceschi, ma è quello fatto di tante persone che inseguono un obbiettivo comune con le proprie mani e la propria testa per sentirsi determinanti e incidere sulle sorti della propria vita e della collettività. Il lavoro dev’essere elemento di realizzazione e non di schiavitù, dev’essere inteso come identità e non come discrimine.

In conclusione, noi abbiamo un’idea diversa di impresa, la nostra è quella sancita dalla Costituzione Italiana. Per noi l’impresa dev’essere intesa come collettività, aperta verso l’esterno e con responsabilità sociale e non come espressione unica del suo proprietario che, in questo caso, tende a cambiare la realtà dei fatti come più gli aggrada. Una per tutte che la vertenza sia chiusa. E così non è perché è tutt’altro che chiusa.

Vorremmo fare un appello rivolto ai lavoratori di Grafica Veneta: la Cgil è e sarà sempre a disposizione di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Voi compresi.

 

Loris Scarpa

Segretario generale Fiom Cgil Padova

19 ottobre 2021

Grafica Veneta. L'Intervista a La Stampa di Fabio Franceschi contiene parole inqualificabili

Inqualificabili le parole di Fabio Franceschi, che non ha imparato dai fatti gravissimi avvenuti in Grafica Veneta
Dichiarazione di Aldo Marturano, segretario generale Cgil Padova
 
"Alcuni cittadini pachistani che, dipendenti di una ditta in appalto, operavano per Grafica Veneta sono stati trovati legati e feriti ai bordi di una strada provinciale. Da lì è partita un'inchiesta della magistratura che ha rivelato un gravissimo fenomeno di caporalato, di violenza e di schiavismo. Quei lavoratori non solo subivano angherie da chi li ricattava fino al punto di privarli della libertà, ma si vedevano privati dei più elementari diritti anche dentro i locali dell'azienda di Trebaseleghe, dove svolgevano le loro mansioni.
 
Il titolare di un'impresa leader del mercato dell'editoria a livello nazionale e internazionale, che ha visto due dei suoi più importanti collaboratori prima subire severe misure cautelari e poi chiedere il patteggiamento sulle accuse avanzate dalla procura di Padova, dovrebbe innanzitutto scusarsi: nella migliore delle ipotesi, per omessa vigilanza sulla qualità e serietà delle ditte in appalto e a proposito di quanto accadeva nella sua stessa impresa; nella peggiore, per aver fatto prevalere il profitto sulla legalità e sulla dignità delle persone. E dopo essersi scusato, tentare di rimediare all'enormità di quanto accaduto dando un'opportunità di riscatto alle vittime di reati odiosi.
 
Fabio Franceschi non sta facendo nulla di tutto questo. Peggio, ha assunto - in un'intervista a "la Stampa" - posizioni auto assolutorie in palese contraddizione con l'atteggiamento processuale e ha pronunciato parole indegne per un importante protagonista del sistema economico di un paese civile, ma anche per semplice cittadino di una Repubblica democratica.
 
Per lui, vittime e carnefici sono sullo stesso piano. Non ci sono schiavisti e schiavi, né caporali e lavoratori sfruttati, ma pachistani che "si sono bastonati tra di loro".
E per evitare che riaccada, la sua ricetta è la discriminazione nelle assunzioni di chi non è "autoctono", di chi è "straniero".
 
Ma queste sono solo due perle, tra le tante oscenità che ha pronunciato: tra una minimizzazione delle lesioni che sono state commesse ai danni delle persone, la colpa di chi era vestito "come uno zingaro", e giudizi igienici ed estetici verso chi, secondo lui, non contempla nella sua cultura "bellezza e pulizia".
 
La prima domanda che sorge spontanea è se abbia mai sfogliato qualcuna delle opere che pubblica o se per lui stampare libri o produrre qualunque altro bene, sia la stessa cosa.
C'è poi da chiedersi se il mondo della cultura, non solo italiana, abbia qualcosa da eccepire su questo atteggiamento. Perché un simile comportamento non può essere un problema solo per il sindacato, ma dovrebbe interrogare e inquietare l'intera società. 
 
Come sindacato, innanzitutto valuteremo quali sono le vie legali da intraprendere per chiedere conto di affermazioni che buttano sale sulle ferite di chi ha subito sulla propria pelle crimini intollerabili. E in secondo luogo, non lasceremo nulla di intentato per far valere fino in fondo i diritti di persone che hanno come unica colpa quella di essere in un tale stato di necessità da cadere facili prede di personaggi senza scrupoli". 

Ancora un grave incidente sul lavoro in provincia di Padova

Ricoverata in gravi condizioni a Padova, dove è stata trasportata tramite l'elisoccorso, un'operaia tessile impiegata alla FilTessil  di Sant'Anna Morosina (frazione  di San Giorgio in Bosco) - azienda specializzata, tra le varie cose, nella produzione di cintini per tapparelle, cinghie, corde, cavetti stendibiancheria ecc - che nella mattinata è rimasta impigliata con il proprio camice da lavoro in un macchinario tessile avvolgi-cavo.

Cgil Padova: “Desta impressione il ritmo con cui continuano a susseguirsi gli infortuni sul lavoro nel nostro territorio e come coinvolgano tutti i settori produttivi"

“Bisogna cambiare rotta: necessaria la “patente a punti” per le imprese”.

“Come siamo soliti premettere – precisano Dario Verdicchio, Segretario Confederale della Cgil di Padova e Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil Padova – aspettiamo i riscontri di Spisal e Carabinieri sulle dinamiche dell'incidente, prima di poter dire qualcosa di definitivo su quanto accaduto alla FilTessil di San’Anna Morosina di San Giorgio in Bosco". 

“Certo – dicono i due sindacalisti – dalle poche notizie lette sul web, l'incidente ricorda quelli fatali che hanno coinvolto altre lavoratrici e lavoratori che operano nel settore del tessile, ossia rimanere inavvertitamente impigliati agli ingranaggi del macchinario in produzione. E la memoria non può che andare a quanto successo a Luana D’Orazio, qualche mese fa”.

“Se davvero le cose fossero andate così – riflettono il Segretario Confederale e il Segretario Generale della Filctem – ci sarebbe da chiedersi come mai non siano entrati in funzione i sistemi di protezione e bloccaggio dei macchinari atti a prevenire incidenti simili, oggettivamente qualcosa che ha dell'incredibile nel 2021, considerato che si moriva per lo stesso motivo nelle aziende tessili di inizio secolo scorso. Ma non avendo informazioni dall’interno dell'azienda, in quanto non sono presenti nostri delegati sindacali, possiamo solo fare delle congetture, al momento del tutto inutili. L'unica cosa che ci preme, in questo momento, sono le condizioni di salute della lavoratrice. Ci stringiamo idealmente a lei, ai suoi familiari, colleghi e amici”.

“In generale – concludono Verdicchio e Rainato – al di là di questo specifico incidente su cui sappiamo ancora poco, l’altissimo numero di vittime che continuiamo a registrare nel mondo del lavoro non può che indurci a ritenere che quello della sicurezza rimane un problema enorme e ancora lungi dal venire risolto. Proprio in questi giorni è in dirittura di arrivo il nuovo Decreto Draghi che introdurrà nuove norme per cercare di invertire questa tragica rotta. Crediamo sia veramente giunta l'ora di provvedimenti legislativi che leghino indissolubilmente la sicurezza dei lavoratori alla stessa continuazione dell'attività produttiva delle aziende, vale a dire la cosiddetta ‘patente a punti’ per le imprese. Speriamo che almeno su questo il Governo ci dia ascolto e introduca norme decisamente più stringenti ed efficaci. E soprattutto: abbia poi la forza e volontà di farle rispettare”.

Grafica Veneta: Lettera aperta del segretario generale della Fiom di Padova Loris Scarpa

Nel prendere atto non possiamo non commentare l’ennesima intervista rilasciata da Franceschi, ripresa da più giornali, in merito al recente sviluppo giudiziario che coinvolge i due dirigenti di Grafica Veneta per i quali è stata accolta la richiesta di patteggiamento. Partiamo dal fatto che questa vertenza dura da diversi mesi e non lo ha mai visto fra i protagonisti della delegazione aziendale.

In “epoca covid” non sapere chi stia lavorando nel proprio stabilimento è a nostro avviso un fatto grave, al limite della legalità che mette a repentaglio la salute e la sicurezza di tutte le persone che lavorano all’interno dell’azienda. Inoltre, le aziende che esternalizzano attività produttive non-core utilizzano appalti senza contezza della condizione dei lavoratori impiegati per le loro attività per abbattere i costi e scaricare oneri e responsabilità.

Questi primi due evidenze non giustificano il vittimismo di Franceschi, ma pretenderebbero, invece, una sua presa di responsabilità, soprattutto perché patteggiamento non significa assoluzione né innocenza, ma ammissione di colpevolezza e ricordiamo, inoltre, che il patteggiamento economico al posto della pena, è un privilegio, per noi discutibile, concesso a pochi nel nostro Paese. 

Ad oggi ci sono oltre una cinquantina di lavoratori senza lavoro né salario che avrebbero potuto diventare dipendenti di Grafica Veneta già dai primi di agosto. Quello sarebbe stato l’atto che avrebbe messo fine a tutta la vicenda, senza alcun tipo di cattiva pubblicità per l’azienda, anzi, una scelta del genere avrebbe potuto rivalutare completamente la posizione di Franceschi e di Grafica Veneta in questa paradossale situazione, in cui si vorrebbero far passare alcuni imputati per vittime.

Ci domandiamo, inoltre, come sia possibile che 50 lavoratori fino ad allora considerati necessari per le attività produttive di Grafica Veneta diventino inutili e superflui quando si dovrebbe assumerli direttamente e ci si rende conto pretestuosamente dopo anni che non parlano adeguatamente la nostra lingua. È curioso questo modo di definire l’organizzazione del lavoro. Le stesse persone che già svolgevano quelle mansioni fino a luglio, sono state sostituite da 60 lavoratori autoctoni dopo l’estate. Sarà vero? 

Quel che è più grave, nella sua dichiarazione Franceschi non si rende neppure conto che l’assunzione di personale con discrimine razziale è un reato in Italia (da Decreto Legislativo 215/03 che tutela la parità di trattamento tra persone, indipendentemente dalla razza o origine etnica) e che quindi non può pregiudicare a priori l’assunzione di determinate etnie.

Cogliamo l’occasione ancora una volta per ringraziare il Prefetto e le Istituzioni che hanno ritenuto importante cercare di trovare un punto di mediazione, ma che per il comportamento tenuto dalla delegazione di Grafica Veneta sono state svilite nel loro ruolo. Pensiamo che dovrebbe esserci maggiore rispetto delle Istituzioni.

Anche per quanto riguarda le attività sindacali in Grafica Veneta crediamo sia arrivato il momento di fare il punto. Per non correre il rischio di avere a che fare con la Cgil, l’azienda si è fatta promotrice della creazione di un sindacato autonomo aziendale per fare in modo che la Cgil non fosse il sindacato maggiormente rappresentativo. Inoltre, nel 2017 l’azienda è stata trovata colpevole di attività antisindacale nei confronti della nostra organizzazione e, in quel frangente, l’azienda ha conciliato con una dichiarazione in cui si affermava che non intendevano ostacolare l’attività sindacale, rinunciando all’appello, nonostante l’articolo 

28 della legge 300 non preveda pene detentive né pecuniarie. Ricordiamo che sono i lavoratori che scelgono il sindacato e la propria rappresentanza e questi diritti non sono concessioni del padrone che determina a priori qual è il sindacato a lui più affine, vincolandone le agibilità. 

Il modello Nord Est, rinomato per laboriosità e fitte relazioni non è quello decantato da Franceschi, ma è quello fatto di tante persone che inseguono un obbiettivo comune con le proprie mani e la propria testa per sentirsi determinanti e incidere sulle sorti della propria vita e della collettività. Il lavoro dev’essere elemento di realizzazione e non di schiavitù, dev’essere inteso come identità e non come discrimine.

In conclusione, noi abbiamo un’idea diversa di impresa, la nostra è quella sancita dalla Costituzione Italiana. Per noi l’impresa dev’essere intesa come collettività, aperta verso l’esterno e con responsabilità sociale e non come espressione unica del suo proprietario che, in questo caso, tende a cambiare la realtà dei fatti come più gli aggrada. Una per tutte che la vertenza sia chiusa. E così non è perché è tutt’altro che chiusa. 

Vorremmo fare un appello rivolto ai lavoratori di Grafica Veneta: la Cgil è e sarà sempre a disposizione di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Voi compresi. 

 

Loris Scarpa

Segretario generale Fiom Cgil Padova

19 ottobre 2021

I sindacati del comparto sanità uniti: No a "punti tamponi" nei Pronto Soccorso di Padova

Comunicato congiunto di ANAAO ASSOMED - AAROI EMAC - CIMO – CGIL medici – CISL medici – UIL area medica FP-CGIL – CISL – UIL-FPL

Padova, 17.10.2021. Le sottoscritte Organizzazioni sindacali della Dirigenza medica e sanitaria e del Comparto ritengono irricevibili le recenti disposizioni dell'Azienda Ospedale-Università di Padova che dal 16 ottobre, e senza confrontarsi coi sindacati come doveroso, hanno previsto un servizio di esecuzione tamponi notturni per sars-cov-2 su prenotazione o su autopresentazione nei tre Pronto Soccorso padovani.

Tali disposizioni non sono assolutamente coerenti con gli obblighi di un Pronto Soccorso, procedure non previste da alcuna normativa, creando solo disagi sotto più profili, non ultimo quello sulla sicurezza dei pazienti in cura e del personale (legge 81/2008), essendo il servizio previsto evidentemente rivolto a cittadini non vaccinati, con problemi di spazi, percorsi, assembramenti e attese, e implicazioni medico legali.

Siamo consapevoli della necessità di migliorare i servizi ai cittadini, ma se si vuole fornire questo tipo di iniziative, devono prevedersi sedi dedicate specie in un centro HUB, non il Pronto Soccorso, che non può certo lavorare con attività programmate.

Ai sensi di legge il datore di lavoro deve garantire sicurezza, non aumentare i rischi sulla salute dei lavoratori e deve garantire il benessere organizzativo; deve inoltre garantire la peculiarità e la funzionalità del Pronto Soccorso, che non deve essere usato in modo strumentale per colmare carenze e disservizi, né essere trattato alla stregua di un negozio, dove poter vendere servizi praticamente a costo zero e in iso-risorse guadagnando sui ticket, senza tenere conto di una programmazione che consideri limiti strutturali e di personale.

Dopo oltre un anno di pandemia il personale, in carenza cronica ma sempre disponibile ad affrontare con abnegazione e rinunce ogni tipo di emergenza, non può accettare supinamente la gestione di attività non idonee con aggravio di lavoro e responsabilità ingiustificate oltre ai propri obblighi istituzionali, e che ne minano sicurezza, benessere lavorativo e organizzativo.

Se si vuole rompere la fiducia tra lavoratori e datore di lavoro, continuare a derubricare il ruolo e il lavoro del Pronto Soccorso invece di migliorarne la funzione e la mission, ed aumentarne lo stillicidio di personale, questa è la strada.

Pertanto, le scriventi Organizzazioni Sindacali chiedono l'immediata revoca delle suddette disposizioni. Diversamente, si troveranno costrette a mettere in atto azioni a tutela dei diritti dei lavoratori.

 

ANAAO ASSOMED

AAROI EMAC

CIMO

CGIL medici e dirigenza sanitaria

CISL medici UIL-FPL area medica e veterinaria

FP-CGIL

FP-CISL

UIL-FPL

 

Si allega il comunicato stampa congiunto in PDF

16 ottobre 2021: #maipiùfascismi! Almeno un migliaio di Padovani a Roma alla manifestazione antifascista in Piazza San Giovanni

"E' stata una giornata meravigliosa. Una festa della democrazia a cui Padova ha dato il suo contributo. Ricordiamo che la nostra Camera del Lavoro, nei giorni precedenti all'attacco squadrista a Roma, è stata presa di mira da gruppi di estrema destra del nostro territorio che hanno, prima, firmato ed esposto striscioni contenenti insulti alla Cgil e, poi, hanno, anonimamente, imbrattato i muri e le vetrate della nostra sede con scritte ingiuriose. Episodi che hanno destato inquietudine in tante cittadine e cittadini che oggi hanno voluto essere qui con noi per affermare quei principi e valori democratici contenuti nella nostra Costituzione". Così il segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, al termine della grande manifestazione antifascista di Cgil Cisl e Uil a Piazza San Giovanni a Roma a cui avranno partecipato, indicativamente, circa un migliaio di padovani che hanno raggiunto la capitale nei più disparati modi: molti con i pullman messi a disposizione dalla Cgil, altri in treno e altri ancora con i propri mezzi.

"Non è stata una manifestazione contro qualcuno - ha proseguito e concluso Aldo Marturano - ma a favore della democrazia e a tutela della nostra Carta Costituzionale e a ciò che rappresenta. Ma oltre a questo, e soprattutto, la piazza di oggi fa una richiesta molto importante: chiede che il disagio di chi vive in condizioni di povertà e nel precariato venga finalmente ascoltato. Quel che di così negativo e violento è accaduto, è successo anche a causa di questo disagio così profondo. E a quel disagio bisogna dare assolutamente una risposta e bisogna darla in tempi brevi. E con le risorse del PNRR questo è possibile se il Governo deciderà di investirne una parte, mettendo al centro della sua azione politica, il lavoro che deve essere un lavoro di qualità, con diritti, orari e retribuzioni dignitose e certe. Il Governo ci ascolti".

Pubblichiamo il video con il resoconto della giornata di sabato con la partenza da via Longhin con il buio, il lungo viaggio in pullman, l'arrivo a Roma, il viaggio in metropolitana, l'affollatissima Piazza antifascista, il memorabile discorso di Landini, Bella Ciao e il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, che chiude e commenta questa splendida giornata. #maipiùfascismi lo slogan della manifestazione a ricordare che se circa cent'anni fa il fascismo si impose non fu per la sua forza ma per la mancata reazione dello Stato e della Società italiana davanti ad ogni colpo inferto negl'organismi democratici - prime fra tutte le Camere del Lavoro - del nostro Paese. La Piazza di San Giovanni del 16 ottobre 2021 ha dimostrato di aver capito quella lezione. W la Cgil!

La replica della Cgil di Padova alle farneticazioni della Segretaria della Lega di Borgoricco

Cgil Padova: “Le sue affermazioni ci riportano indietro agli anni più bui della storia del nostro Paese e meritano una netta condanna”

“Abbiamo riflettuto a lungo prima di decidere se replicare alle farneticazioni della Segretaria della Lega di Borgoricco, perché si è lasciata andare ad affermazioni che regalano un attimo di visibilità per poi finire nel dimenticatoio delle sciocchezze che intasano i social network”. Inizia così la dichiarazione del segretario generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, su quanto detto dalla segreteria della Lega di Borgoricco che aveva proposto, sul suo profilo personale di Facebook, di “sciogliere la Cgil in quanto inutile e pericolosamente comunista”.

“Ma la gravità delle sue parole – prosegue il segretario della Cgil – a maggior ragione perché esternate dopo quel che è successo sabato scorso, con la devastazione squadrista della nostra sede nazionale a Roma, ci impongono di non lasciar correre. Seppur consapevoli che la distanza da una cultura democratica e da una reale conoscenza della storia del nostro Paese risulti difficilmente colmabile per chi coltivi pensieri del genere, riteniamo necessario condannare nettamente il deliro dell'esponente leghista, che ci riporta con la memoria indietro di quasi un secolo. Indietro a un regime che ha soppresso le libertà civili, ha costretto il Paese a una guerra folle costata il sacrificio di un'intera generazione, un regime che abbiamo sconfitto grazie alla lotta di Resistenza, dalla quale è nata la nostra Costituzione”.

“Voglio ricordare – chiude Marturano – che la nostra organizzazione sindacale, la Cgil, allora, pagando un prezzo altissimo, combatté il fascismo. Dopo averlo sconfitto, contribuì anche a scrivere quella stessa Costituzione che tutti noi faremmo bene sempre a ricordare, perché portatrice e custode dei valori su cui si fonda la nostra Repubblica. E se questo vale per i privati cittadini, deve valere ancor di più per chi, seppure a livello locale, svolge attività politica in un partito che siede in Parlamento e che esprime il presidente della nostra Regione. Ignorare questo, oltre che poco rispettoso nei confronti di un'organizzazione che rappresenta milioni di lavoratrici e lavoratori, significa non possedere nel proprio bagaglio culturale i fondamentali democratici. E bisognerebbe prenderne atto”.