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Appello ai LAVORATORI di GRAFICA VENETA dai LAVORATORI di BM SERVICES

Dopo vari incontri convocati dalla Prefettura di Padova che hanno visto la partecipazione di Grafica Veneta , di Barizza International e BM Services rappresentata dall’Amministratore giudiziario e dall’Avvocato che difende penalmente la famiglia Badar, eravamo giunti il giorno 15 settembre, su forte sollecitazione della Prefettura di Padova, ad un incontro nel quale Grafica Veneta si era impegnata a ricercare una soluzione che tenesse in considerazione le richieste sindacali in materia di assunzioni dei lavoratori che tutt’ora si trovano senza più il lavoro, dopo che la magistratura aveva emesso i mandati di cattura per i Badar padre e figlio, dei loro complici e di due dirigenti di Grafica Veneta. 

Nel frattempo, dalla stampa si era saputo che i due dirigenti di Grafica Veneta, tramite i loro legali avevano concordato con i giudici, il “patteggiamento” che prevederebbe una condanna di 6 mesi tramutata in pena pecuniaria pari a 45.000 € e la scelta di elargire agli 11 lavoratori che avevano subito le violenze nel corso del 2020, 20.000 € a testa, per addolcire ulteriormente la valutazione dei giudici. Il patteggiamento, come è risaputo, è nella sostanza una ammissione di responsabilità in merito alle accuse mosse e ha l’unico scopo di ridimensionare la condanna in base agli sconti di pena previsti. L’intento della difesa di Grafica Veneta è quello di cercare di uscire a tutti i costi dalla vicenda penale cercando di dimostrare che nulla aveva a che fare con quello che succedeva all’interno dello stabilimento. 

Abbiamo fatto riferimento al procedimento penale in essere, in quanto sembra che la chiusura del percorso avviato per arrivare al patteggiamento sia, per gli avvocati penalisti di G.V., un atto prioritario rispetto a tutto il resto. Tant’è che il giorno 16 settembre, che doveva essere la data nella quale si doveva trovare una soluzione complessiva alla vertenza in atto per quei 27 lavoratori ancora in carico a BM Services, l’Avv. Spata che rappresenta l’azienda, si è presentato dichiarando con estremo imbarazzo che non vi sarebbe stato alcun accordo, in quanto gli avvocati penalisti – senza peraltro fornire alcuna giustificazione plausibile, visto che le vicende penali sono completamente sganciate da quelle civili - avevano imposto che non si poteva arrivare ad alcun accordo sindacale fino a che non si fosse conclusa la procedura del patteggiamento, prevista all’incirca per il giorno 20 di ottobre. Bontà di Grafica Veneta, avrebbe elargito 700 € a fondo perduto ai 27 lavoratori di BM Services, in cambio del congelamento di qualsiasi iniziativa di natura sindacale o giudiziaria. 

Risulta evidente che una pretesa di questo tipo, ben sapendo Grafica Veneta che da parte sindacale non avrebbe mai potuto essere accettata, rappresenta una precisa scelta tesa a scaricare definitivamente i lavoratori di BM Services, una volta concluso il patteggiamento e di usare le necessità dei lavoratori per ricattare e rendere complice il sindacato nella strategia difensiva dell’azienda. 

A questo punto, dopo le innumerevoli prese di posizione di scrittori, editori, associazioni, cittadini e perfino il Papa, che hanno solidarizzato con i lavoratori tutt’ora espulsi dal ciclo produttivo e anche senza più un contratto di affitto per le case nelle quali abitano (BmServices ha dato disdetta dei contratti di affitto, ma anche della luce e del gas con il risultato che a Trebaseleghe attualmente sono senza luce e senza gas – è di fondamentale importanza far sentire la voce di tutti coloro i quali pensano che condizioni di lavoro come quelle che esistevano all’interno di Grafica Veneta non possono essere accettate e che l’unico modo esistente per porre rimedio a questa situazione è che Grafica veneta si faccia carico fino in fondo di tutte le responsabilità giuridiche e morali che questa vicenda impone, riaprendo quanto prima la trattativa per ricercare di comune accordo una soluzione che faccia giustizia di tutti i torti che questi lavoratori hanno subito, a prescindere dalla vicenda penale che vede coinvolti i dirigenti di Grafica Veneta. 

 Padova, 30 settembre 2021 FIOM CGIL – ADL COBAS 

Fim Fiom Uil di Padova: Non perdiamo la SALUTE e la TESTA!!!

Il 15 ottobre, su volontà esclusiva del Governo, come da Decreto-legge già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore il Green Pass obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro. Le lavoratrici e i lavoratori sprovvisti di Green Pass, per cui non vaccinati o senza un tampone valido, salvo coloro che saranno regolarmente esentati per motivi medici, non potranno essere presenti nei luoghi di lavoro, verranno sospesi dall’attività lavorativa e dalla retribuzione diretta ed indiretta con diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Fim Fiom Uilm di Padova ritengo necessario che in tutti i luoghi di lavoro debbano riunirsi i Comitati Covid affinchè le Rsu/Rls sollecitino le aziende sul come intenderanno applicare tale normativa. Colpevolmente il governo ed il parlamento hanno deciso di scaricare le proprie responsabilità decisionali nei luoghi di lavoro, in merito all'obbligatorietà vaccinale e di lasciare l'informazione scientifica in balia dei social e della strumentalizzazione di alcuni partiti e di vari esponenti politici e non.

L'obiettivo collettivo e globale deve essere "guarire dalla Pandemia" il prima possibile rendendo disponibili, per tutti, senza speculazioni di alcun genere, gli strumenti per uscirne: vaccini e cure. Nell'interesse di tutti è necessario concordare le modalità di gestione dell'introduzione del Green Pass, evitando il blocco delle attività produttive e, visto l'ottimo funzionamento dei protocolli anticontagio, conquistati dai lavoratori, è necessario mantenere fermo il tracciamento e continuare a responsabilizzare tutte e tutti, per quanto concerne i comportamenti.

Facilitare la disponibilità dei tamponi e la discussione sui costi degli stessi, per vaccinati e no, deve rientrare tra le pratiche anticontagio certe.

Il sindacato unitariamente è e sarà impegnato nell’interesse di tutti i lavoratori!

Chi vuole metterlo in discussione, indebolirlo o chi pensa che il proprio io sia più importante del noi tutti spinge e rafforza l'individualismo che smantella la contrattazione collettiva in tutte le sue forme, rendendo tutti i lavoratori più deboli anche alla luce delle prossime trattative, che dobbiamo conquistarci, con il governo e imprese su Licenziamenti e Ammortizzatori Sociali, Pensioni, Fisco ed in generale sul PNRR.

FIM FIOM UILM sono per la salute prima di ogni altra cosa! Non abbiamo bisogno di dimostrarlo! La Salute è collettiva e pubblica, diversamente è un affare di pochi per pochi. Padova 

Le Segreterie Territoriali Fim Cisl Fiom Cgil Uilm di Padova

Ancora un infortunio mortale in un'azienda padovana. Cgil Padova: “La frequenza con cui avvengono queste morti è intollerabile”

Cgil Padova: “Con 11 vittime (secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna) Padova è la provincia in Veneto con più infortuni mortali”

“Necessario un cambio di clima culturale intorno alla materia. Che alla ripresa economica post pandemica si accompagni un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la vita e la salute dei lavoratori”

“Come sempre – dice Dario Verdicchio, Segretario Confederale della Cgil Padova con la delega alla Sicurezza sul lavoro – restiamo in attesa dell'esito delle indagini che chiariranno la dinamica di questo ennesimo incidente mortale ma, oltre che piangere un altro lavoratore che stasera non tornerà a casa dai suoi cari, ci corre l’obbligo di sottolineare l’implacabile e intollerabile frequenza con cui questi fatti si verificano. Almeno non si parli di fatalità.”

“Con questo incidente mortale – continua Verdicchio – arriviamo a 11 vittime nel 2021 nella Provincia di Padova secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro e questo fa di noi, la maglia nera in Veneto. Purtroppo si tratta di una macabra classifica che si aggiorna quotidianamente, a livello nazionale, di una media di circa tre vittime al giorno e anche lì la nostra provincia si colloca nei primi posti. Altro dato che ci deve far riflettere è che ad oggi, rispetto al 2020, registriamo un aumento del 15% degli infortuni mortali. Sono dati raggelanti che confermano, in un contesto come il nostro, composto per larga parte da piccole imprese o da artigiani, la necessità di porre maggiore attenzione per la sicurezza. Ricordo che il Veneto è una regione dove, mediamente, gli addetti per impresa sono 4 di cui uno è il titolare. E infatti, non è raro che tra le vittime, spesso, ci siano anche loro”.

“La speranza di un cambiamento– dice il sindacalista – è data dagli esiti dell'incontro tra il Premier Draghi e i Segretari Generali di Cgil Cisl e Uil, proprio sul tema della sicurezza e della salute nei posti lavoro, in cui sembra esserci stata l’intesa per l'implementazione degli organi ispettivi preposti ai controlli e degli strumenti per il monitoraggio degli infortuni fino alla previsione di sanzioni, tra cui la sospensione delle attività, per le imprese che non rispettano le clausole per la sicurezza. Accanto a questo, soprattutto in territori come il nostro, dominati dalla presenza di piccole imprese, crediamo sarà importante investire nella buona esperienza della bilateralità nell'artigianato Sicuramente tutto questo è positivo, però non basterà se, al contempo, al centro non torna ad esserci la qualità del lavoro e non il profitto”.

“E dico questo – prosegue il rappresentante della Cgil – perché quel che è necessario è che su questo tema ci sia un vero cambio del clima culturale che lo circonda. La vera speranza, sarebbe che si ritornasse allo spirito di cambiamento e impegno che si registrò nel 2008, dopo i terribili fatti successi all'acciaieria Thyssenkrupp di Torino che costarono la vita a sette operai. Fu allora che fu approvato il D.L. 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, sicuramente una delle leggi più all'avanguardia e complete mai state fatte su questa piaga, non solo in Italia ma anche in Europa. E che incise, sulla riduzione degli incidenti sul lavoro ma io credo che più di tutto incise il clima culturale che si instaurò dopo quanto successo a Torino, la maggior attenzione che si iniziò a prestare da allora alla salute dei lavoratori”.

“Oggi più che mai – conclude Dario Verdicchio – è necessario che alla ripresa economica post pandemica agevolata dagli investimenti previsti dalla notevole mole di risorse provenienti dal Pnnr, si accompagni di pari passo la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo che ponga al centro del lavoro, non più il profitto, bensì la vita umana, a partire da quella dei lavoratori. E per fare questo è necessario che una parte di quelle risorse vengano destinate a questo obiettivo. È giunta l'ora che chi la mattina va al lavoro non tema più di non ritornare a casa la sera”.

Venerdì 1 ottobre, ore 21.00, ai Giardini dell’Arena: ALLA RICERCA DI SIMURG

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  • Descrizione allegato: La locandina dell'evento

Concerto con il coro voci dal mondo con Le Ciclae e Coro di Canto Spontaneo di Spilimbergo.

La Cgil e lo Spi Cgil di Padova sono lieti di invitarvi “alla ricerca di Simurg”, il nuovo progetto musicale - umanitario del Coro Voci dal Mondo, composto da italiani, migranti e stranieri residenti. Una vera e propria carovana della musica diretta lungo la Rotta Balcanica delle migrazioni, a cui si aggregheranno, di tappa in tappa, artisti e associazioni diverse.

Si tratta di un evento musicale realizzato all'interno del festival Solidaria organizzato dal CSV di Padova e Rovigo e dal Comune di Padova, a cui come Cgil e Spi abbiamo partecipato portando questa Carovana della Musica che venerdì 1 ottobre farà tappa nella nostra città. La tappa finale, nella primavera 2022 sarà in Bosnia nei campi profughi.

Accedere a questo link www.eventbrite.it/e/biglietti-alla-ricerca-di-simurg-169586847827 per prenotare il posto ed assistere al concerto. Inoltre, se in casa avete uno strumento musicale che non usate più potete portarlo la sera del concerto e DONARLO, potete metterci un’etichetta con nome e recapito. Gli strumenti musicali raccolti, saranno donati ai profughi, quando appunto nella primavera del 2022 la carovana arriverà in Bosnia e coloro che riceveranno gli strumenti potranno rispondere ai donatori. La musica sarà messaggera di nuove relazioni e gli strumenti musicali diventeranno testimoni di questo incontro.

In allegato la locandina dell'evento

Minacce sul tema "vaccinazioni". La Cgil di Padova: "Non ci faremo intimidire".

La reazione del sindacato: "Non ci lasciamo intimidire, anzi ribadiamo l'invito a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori a immunizzarsi contro il Covid 19".
 
Nel corso di pochi giorni, prima Casapound, poi il Veneto Fronte Skineads, infine ignoti - attaccando striscioni e imbrattando la sede della Camera del Lavoro di Padova - si sono esercitati nel minacciare la Cgil per la sua posizione a favore delle vaccinazioni.
 
"E' perfino superfluo ribadire - è la reazione della Cgil padovana - che il tentativo di intimidazione nei nostri confronti non avrà alcun effetto. 
Sui movimenti neofascisti e neonazisti, c'è poco da dire: coloro che si ispirano al periodo più buio della nostra storia, nel corso del quale i lavoratori venivano mandati a morire in una guerra folle e chi li difendeva veniva perseguitato e privato della libertà, non può avere a cuore la gente che per vivere ha bisogno di lavorare.
Su quanti non hanno neppure il coraggio di firmare le proprie aberranti idee e si rifugiano nell'anonimato, non vale neppure la pena spendere parole.
Non solo non ci lasciamo intimorire, ma cogliamo l'occasione per invitare ancora una volta tutte le lavoratrici e i lavoratori a immunizzarsi contro il Covid 19. È la cosa più importante che possiamo fare a tutela della salute e della loro stessa vita. Il vaccino è, inoltre, l'unico strumento che abbiamo a disposizione per evitare nuove chiusure che comporterebbero, nella peggiore delle ipotesi, ulteriore perdita di occupazione e, nella peggiore, decurtazioni salariali a danno di chi già fatica ad arrivare a fine mese. Due argomenti più che sufficienti a dimostrare l'insensatezza, al di là dell'inaccettabilità, delle aggressioni di chi attacca la nostra posizione a tutela della salute individuale e collettiva".
 
 

Dal 15 ottobre, tutti in presenza negli uffici pubblici. Le perplessità della FP Cgil Padova

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Articolo de Il mattino di Padova sul tema del ritorno in ufficio per circa 3000 dipendenti pubblici, nell’intera provincia, a partire dal 15 ottobre come prevede il Decreto Legge firmato recentemente dal premier Mario Draghi. Esclusi quelli che lavorano nelle scuole, a Padova i dipendenti pubblici sono circa 20 mila. Circa il 15% di loro, ad oggi, opera ancora da remoto il resto è già tornato in ufficio. Dunque, dal 15 ottobre, oltre all'obbligo del Green pass per tutti i lavoratori, compresi privati e autonomi, la volontà è quella di un ritorno della totalità dei dipendenti pubblici negli uffici. Una decisione che incontra le perplessità della FP Cgil di Padova.

Dice Enrico Ciligot, Segretario Generale della Funzione Pubblica Cgil Padova: “Personalmente trovo sia una decisione un po' affrettata, fermo restando che lo smart working si era già molto ridotto dopo l'estate. Ma resta una contraddizione: se è vero che lo smart working è legato allo stato d'emergenza (che termina il 31 dicembre) non vedo perché far rientrare tutti in ufficio già dal 15 ottobre”.

“Sono due gli aspetti che vanno valutati – prosegue il sindacalista della Cgil padovana – e il primo riguarda il concetto stesso di smart working che in realtà è una modalità di lavoro che ha trovato poco riscontro nella pratica quotidiana perché quello che molti di noi hanno fatto finora è più che altro un remote working. Lo smart working è infatti regolamentato da una legge mai applicata, la 81 del 2017, che prevede il lavoro da remoto senza vincolo di orario e di postazione. Questo non è mai successo. Si è lavorato da casa con gli stessi orari dell'ufficio. O addirittura si è lavorato di più”

“Per questo lo smart working – dice Enrico Ciligot – andrebbe regolamentato meglio. Proprio ora si stanno rivedendo i contratti collettivi nazionali degli enti pubblici dove si stanno introducendo anche delle linee guida sul lavoro da remoto. Per esempio, parliamo del diritto alla disconnessione che va inserito nel contratto. Se un lavoratore riceve una mail alle 22 di notte di un venerdì, per intendersi, ha il diritto a non leggerla. Ma, spesso, questo con il lavoro da remoto non è successo e molte persone si sono trovate a lavorare anche extra orario. Voglio ricordare che l'ex ministra alla pubblica amministrazione Fabiana Dadone ha certificato che nel primo lockdown la produttività negli enti pubblici è aumentata. Lavorare da remoto non vuol dire non lavorare ma lavorare in modo diverso”.

“L’altro aspetto che va valutato oltre alla questione contrattuale – conclude la sua riflessione Ciligot – e che ci fa ritenere affrettata la decisione del governo di far rientrare i dipendenti pubblici in ufficio dal 15 ottobre, è data dalla considerazione che la pandemia non è affatto finita e i contagi sono all'ordine del giorno. Questo lo vediamo da quello che sta accadendo nelle scuole. Un bambino in quarantena vuol dire due genitori a casa. E allora non è meglio che lavorino grazie allo smart working?  E poi c'è il punto nodale dei trasporti dove, tutti i giorni, vediamo che in realtà, soprattutto nelle ore di punta, la capienza all'80% nei mezzi pubblici non è rispettata. Autobus, tram, corriere sono stracolmi. Il rischio di contagiarsi è chiaramente alto e quindi non mi stupirei se la maggior parte dei lavoratori che torneranno in ufficio decidessero di usare il proprio mezzo piuttosto che servirsi dei mezzi pubblici, con ovvie ripercussioni sul traffico”. 

Si allega l'articolo de il Mattino di Padova

Blitz Guardia di Finanza a Casale di Scodosia: il Made in Italy confezionato con lo sfruttamento di lavoratori cinesi

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  • Descrizione allegato: L'articolo del Corriere Veneto sul Blitz

Cgil Padova: “L’ennesima operazione che porta ancora una volta alla luce un'altra storia di sfruttamento e diritti negati. Ma la verità è che noi vediamo solo la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più diffuso di quel che si crede”

Il sistema degli appalti e dei sub-appalti va rivisto perché costituisce terreno fertile per questo genere di pratiche indegne di un paese civile”.

Siamo di fronte ad un meccanismo consolidato: ricorso a ditte o cooperative esterne, sfruttamento sfrenato di manodopera senza diritti, fatture false, non versamento di contributi ed evasioni di milioni di euro. La politica batta un colpo perché è giunta l'ora di dire basta a tutto questo. Bisogna porre uno stop a queste situazioni rese possibili dal sistema malato degli appalti e subappalti che domina sempre più settori lavorativi”. Sono netti Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova e Luca Rainato, Segretario Generale della Filctem Cgil Padova dopo le notizie riguardanti l'operazione di ieri che ha portato alla luce l'ennesimo caso di sfruttamento di lavoratori stranieri, in questo caso 154 cittadini di nazionalità cinese, impiegati in alcuni capannoni a Casale di Scodosia, nella bassa padovana, per confezionare capi di abbigliamento destinati ad aziende del vicentino che a loro volta rivendevano alle grandi firme del Made in Italy.

È sempre più evidente che questi fenomeni – dicono i due sindacalisti della Cgil padovana – non sono più relegati a certi determinati settori come quello agricolo o della logistica. Purtroppo accadono anche nel tessile, come dimostra questa vicenda. Succedono nell’editoria, come ci conferma l’inchiesta riguardante Grafica Veneta o anche nel settore alberghiero come ha palesato quanto avvenuto nei primi di luglio dove lo stesso meccanismo veniva utilizzato per fornire manodopera a basso costo a diversi alberghi in tutta Italia, compreso alcuni ad Abano Terme. È chiaro che queste cose succedono perché esiste un sistema malato, quello degli appalti e subappalti, le cui falle permettono queste situazioni non degne di un paese civile”.

La verità – continuano Marturano e Rainato – è che è un sistema che va completamente cambiato perché non solo agevola lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto quando si trovano in una situazione di fragilità sia sociale che contrattuale, ma determina anche pratiche di concorrenza sleale tra le stesse aziende, che di fatto “truccano” il mercato e lo rendono un terreno sempre più impraticabile per quelle leali e rispettose delle leggi. E questo dovrebbe far preoccupare tutti”.

Siamo convinti – concludono Aldo Marturano e Luca Rainato – che la precarietà, la non applicazione dei contratti nazionali, la sostanziale posizione di debolezza dei lavoratori sono fattori che non fanno altro che aumentare situazioni come quella scoperta dalla Guardia di Finanza a Casale di Scodosia. E riteniamo sempre più necessario che la politica metta mano a questa materia, iniziando a restituire diritti a lavoratori e rivedendo la logica dei subappalti. E consigliamo anche di farlo in fretta, prima che la situazione sfugga completamente di mano”.

In allegato l'articolo sull'operazione della GdF, uscito ieri, di Roberta Polese per il Corriere Veneto

Monte dei Paschi: Oggi, venerdì 24 settembre, sciopero nazionale dei dipendenti

Fisac Cgil Padova: “Circa 1500 i dipendenti coinvolti nello sciopero nella Provincia di Padova. Quel che si prospetta è un taglio del 6% degli sportelli, quasi un centinaio i lavoratori a rischio”

“Non è accettabile che MPS, dove la quota di maggioranza appartiene al MEF (cioè allo Stato), abbia escluso le rappresentanze sindacali nel tavolo delle trattative per il passaggio ad Unicredit”

“Si preannuncia l'ennesimo piano di ristrutturazione industriale che, come i precedenti degli ultimi 10 anni, prevede nuovi tagli a spese dei lavoratori nonostante i risultati positivi nella ‘gestione caratteristica’ della Banca. Noi non ci stiamo!”

Fosche nubi si addensano sopra la testa dei dipendenti del Monte dei Paschi di Siena che, proprio in queste settimane, sembra essere alla stretta finale nelle estenuanti trattative ancora in corso che dovrebbero portarlo nell'orbita di Unicredit dopo che l'attuale socio di maggioranza, ossia il Ministero di Economia e Finanza che detiene il 64% dello storico istituto di credito toscano, dovrà liberarsi della propria quota entro fine anno su indicazione della Commissione Europea.

Una situazione complicata, denuncia la Fisac Cgil – la categoria che segue i dipendenti bancari – la cui complessità deriva da fatto che non si sa sostanzialmente nulla visto che i sindacati che rappresentano migliaia di lavoratori sono stati esclusi fin dall'inizio della vicenda. Nel Nord Est sono circa 4.000 i dipendenti, impiegati in oltre 300 filiali, nei Centri Specialistici, uffici di Direzione Generale, di Area Territoriale, al Consorzio IT e in distacco presso altre aziende. In provincia di Padova, il numero si aggira intorno ai 1500 dipendenti. I rumors parlano di un taglio del 6% degli sportelli che coinvolgerebbero quasi un centinaio di lavoratori. Decisioni contro le quali, oggi 24 settembre, è stato decretato lo sciopero nazionale con presidi a Milano, Roma e Bari.

“Una cosa inaccettabile – denunciano le rappresentanze sindacali aziendali Fisac Cgil Padova in MPS tra le quali Alessandro Ferro – se pensiamo che lo Stato, con il 64% delle azioni detenute dal MEF è il socio di maggioranza dell'Istituto e visto che il patto di stabilità a salvaguardia della banca è stato sottoscritto nel 2016 anche dai sindacati. Il timore è che dietro al confronto MEF-Unicredit si nasconda l'ennesimo piano di ristrutturazione con pesanti tagli scaricati sul personale, ignorando i sacrifici già sostenuti negli anni precedenti. Pertanto richiediamo il riconoscimento di un ruolo che ci restituisca la dignità di lavoratori e non di semplici comparse. Nell'ultimo anno abbiamo chiesto almeno 5 volte un incontro con il Ministero ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Per tutto questo riteniamo che questi atteggiamenti non possano più essere accettati”.

“Si tratta del minimo – aggiunge Maria Ruggeri, Coordinatrice Triveneto MPS della Fisac Cgil – visto che negli anni di crisi di questa banca, i lavoratori hanno accettato sacrifici economici e peggioramenti delle condizioni di lavoro a causa delle necessarie riorganizzazioni e tagli dei costi. Nonostante ciò hanno continuato a lavorare moltiplicando il proprio impegno per invertire il declino dell'azienda causato da scelte fatte sopra le loro teste investendo in professionalità e passione e mettendo in gioco la propria credibilità. Ora rivendicano giustamente il diritto di essere ascoltati e coinvolti nelle scelte che li riguardano”.

“Desta ulteriore indignazione – conclude Marco Parissenti Segretario Generale della Fisac Cgil di Padova – che i tagli trapelati dal confronto incorso presso il MEF ignorino completamente quella che è stata, in questi anni, la “gestione caratteristica” della banca costituita dalla raccolta dei risparmi e dei conti correnti e dagli impieghi, ossia da tutte quelle attività strettamente dipendenti dalla professionalità del personale. I dati indicano come la serie, già positiva nel 2020, sia migliorata ulteriormente nel primo semestre del 2021. Si tratta di un risultato che deriva certamente dalla fiducia costruita presso la clientela grazie al lavoro quotidiano di migliaia di lavoratori di MPS che hanno operato in questa difficilissima fase storica condizionata dalla pandemia a fianco di famiglie ed aziende. Le opzioni che circolano sul loro destino prescindono da questo fatto che in realtà dovrebbe allontanare qualsiasi ipotesi di frammentazione ed ulteriore taglio. E’ imprescindibile il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali che già in passato hanno dato prova di responsabilità firmando accordi difficili ma sempre tesi a sostenere l'attività dell'istituto di credito”.