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Rincari bollette: interviene la Federconsumatori della Cgil di Padova

Federconsumatori Cgil Padova: “L’aumento interesserà circa 103 mila famiglie a Padova e quasi 400 mila in provincia. Si tratta di un aumento anomalo, il secondo consecutivo (e sarà del 40%!) dopo quello dello scorso trimestre (tra il 10 e il 14%)”

Visto l'andamento del costo delle materie prime, i rimedi per scongiurare questi aumenti potranno essere solo delle misure tampone”.

“Considerato che Padova e provincia sono un territorio dove la stragrande maggioranza della popolazione vive al di sopra della soglia minima di povertà, soprattutto se rapportato con altre realtà in Italia, possiamo dire che gli aumenti previsti per energia elettrica, gas e benzina colpiranno la quasi totalità delle famiglie, ossia circa 103 mila in città e quasi 400 mila in provincia. E la cosa che colpisce è che si tratta di aumenti decisamente anomali”. È preoccupato Dario Belli, Presidente di Federconsumatori Padova.

“Colpisce – prosegue Belli – che dopo due anni in cui il costo delle materie prime, petrolio e gas in primis, è rimasto sostanzialmente invariato o con incrementi lievissimi, tutto d'un tratto registriamo, negli ultimi sei mesi, un notevole aumento. Dopo quello registrato tra il 10 e il 14% dello scorso trimestre, ora si parla di un incremento con un'impennata del 40%. Si tratta evidentemente di un aumento, oltre che pazzesco, anche decisamente anomalo e il futuro lascia poco spazio all'ottimismo se pensiamo a certe previsioni degli esperti del settore che ci dicono che il prezzo del petrolio, passerà, dagli attuali 35 euro, a 200 euro al barile, entro i prossimi 4 anni”.

Ma quali vie sono percorribili per scongiurare un aumento così consistente? “Al momento – dice il Presidente di Federconsumatori – non è ancora ben chiaro cosa intenda fare il ministro Cingolani per limitare il problema. Si parla di ridurre i cosiddetti oneri di sistema, cioè quei costi che essendo di interesse generale ricadono su tutti gli utenti (per esempio le spese per gli incentivi per le energie rinnovabili) e di ridurre le tasse ma, nella migliore delle ipotesi, possono essere delle misure tampone, non certo la soluzione per un problema che si riproporrà nel prossimo futuro visto l'andamento di gas e petrolio”.

“In particolare – continua Belli – l'aumento maggiore riguarda il gas (almeno del 40%) che a noi arriva soprattutto dalla Russia, attraverso Ucraina, Polonia e Austria, paese quest'ultimo che, peraltro, ogni volta che ci sono questi rincari ha sempre qualche guasto nelle proprie condotte che blocca il flusso. E, si badi: succede “casualmente” ogni volta. A questo aumento, dovuto al blocco, causa Covid, di tutte le iniziative legate alle ricerche e sperimentazioni sulle energie rinnovabili, non è indifferente neanche agli enormi acquisti di milioni di metri cubi di gas effettuati dalla Cina, il cui governo non sarà democratico però è decisamente previdente e si muove attraverso dei piani quinquennali”.

“Personalmente – conclude Dario Belli – credo che se non cambierà il sistema di calcolo che determina gli aumenti, vale a dire gli algoritmi che regolano quanto incide l'aumento delle materie prime sulle tariffe, ci troveremo di fronte ad un cane che si mangia la coda. Ma come funzionano questi algoritmi io non lo so ma anche il Ministro Cingolani ha dovuto ammettere di non conoscerne il meccanismo. E del resto: tutti capiscono che se aumenta il costo del petrolio aumentano le tariffe, ma nessuno sa spiegare perché quando questo si è abbassato le bollette sono rimaste invariate. E questo rimane un bel mistero”.

GRAFICA VENETA. E' ANCORA ROTTURA!

CGIL PADOVA E FIOM CGIL PADOVA: “PER LA SECONDA VOLTA, GRAFICA VENETA ROMPE IL TAVOLO DELLE TRATTATIVE, NONOSTANTE FINO ALLA SERA DEL 15 SETTEMBRE SEMBRAVA FOSSIMO VICINI AD UN ACCORDO”

“ANCORA UNA VOLTA, A PREVALERE 
E’ UNA CONDOTTA CHE NON TIENE MINIMAMENTE IN CONSIDERAZIONE L'ATTUALE DIFFICILE CONDIZIONE MATERIALE DEI LAVORATORI CHE DOPO ESSERE STATI SFRUTTATI PER MESI O ANNI, ORA RISCHIANO DI ESSERE NUOVAMENTE ABBANDONATI”

È di nuovo rottura. Dopo l'interruzione delle trattative avvenuta ad agosto, di nuovo fumata nera al termine dell'incontro che stamani i rappresentanti sindacali di Cgil, Fiom e Adl Cobas hanno tenuto in Prefettura, grazie alla mediazione del Prefetto Grassi, con i rappresentanti e i legali di Grafica Veneta e BM Service. Una rottura che ha spento il moderato ottimismo che sembrava essere emerso dopo l'incontro di ieri, quando si riteneva di essere arrivati ad un passo dalla soluzione.

“Innanzitutto – dicono Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova e Loris Scarpa, Segretario Generale della Fiom Cgil di Padova– desideriamo ringraziare il Prefetto Raffaele Grassi per il sincero e apprezzato impegno che ha messo nella ricerca di una soluzione che permettesse di chiudere questa brutta vicenda. Purtroppo, dopo che ieri, al termine di una positiva giornata di confronto, sembravamo essere giunti ad un passo dall’accordo (che, nelle intenzioni, si sarebbe dovuto firmare ufficialmente oggi), è arrivata la doccia fredda e Grafica Veneta è tornata indietro sui suoi passi”.

Ma che cosa è successo, tra ieri e oggi? “Ci è stato comunicato dall’azienda – proseguono Aldo Marturano e Loris Scarpa – che i legali che seguono Grafica Veneta nel procedimento giudiziario abbiano “consigliato” alla stessa di rimandare ogni tipo di assunzione al 20 ottobre, per ragioni che non sono state chiarite. Ma è una cosa inaccettabile, secondo il nostro punto di vista, perché non considera minimamente che i 27 lavoratori coinvolti si trovano in gravi difficoltà economiche e non sanno letteralmente come sbarcare il lunario. Non è giustificabile né tantomeno tollerabile farli attendere secondo logiche che riguardano esclusivamente Grafica Veneta, ancora più ingiusto se pensiamo a quello che hanno dovuto passare, alla condizione di sfruttamento in cui sono stati ridotti e a ciò che hanno dovuto subire. Per questa ragione riteniamo che Grafica Veneta, che pur li definisce delle vittime, avrebbe dovuto dare loro delle risposte celeri”.

“Inoltre – dicono i due sindacalisti – durante questi incontri è emerso che BM Service, dove sono occupati ancora un'altra trentina di lavoratori, è in attesa del pagamento di vecchie fatture da parte dell'azienda di Trebaseleghe, pagamenti che se non arriveranno rischiano di compromettere l’attività della stessa BM Service. Insomma: oltre alla situazione degli attuali 11 lavoratori a processo, dei 27 che insieme ai Cobas stiamo seguendo e sono al centro delle trattative in corso, ce ne sono altri 30 che se Grafica Veneta non rispetterà i suoi impegni, rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada. Un ulteriore fattore che ci preoccupa”.

“Per cui – concludono i Segretari Generali della Cgil e della Fiom di Padova – a questo punto ognuno si muove come crede: qualora Grafica Veneta ritornasse sui suoi passi e il prefetto ci convocasse, sicuramente, come è nostra prassi, valuteremo con attenzione la sua proposta ma fino ad allora non ce ne staremo in silenzio. Ci riserviamo, da qui a quella data, di adottare ogni iniziativa e intraprendere ogni percorso, secondo le nostre prerogative legali e sindacali , per denunciare la grave ingiustizia che stanno subendo questi lavoratori e restituire finalmente la dignità che spetta loro”.

Cgil, Cisl e Uil del Veneto rilanciano una capillare campagna per promuovere la vaccinazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori

​Cgil, Cisl e Uil del Veneto rilanciano la campagna di promozione del vaccino contro il Covid 19 per convicere tutte le lavoratrici e i lavoratori non ancora immunizzati a rimediare nel più breve tempo possibile. Lo faranno con un capillare volontinaggio nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, attraverso assemblee sindacali informative, sui social e sui mezzi di informazione, anche in vista della probabile estensione del green pass, su cui sono stati convocati proprio oggi pomeriggio i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil dal presidente Draghi.
 
"Vogliamo contribuire - dichiarano Christian Ferrari (segretario generale Cgil Veneto), Gianfranco Refosco (segretario generale Cisl Veneto), Roberto Toigo (segretario generale Uil Veneto) - alla massima diffusione delle vaccinazioni tra le lavoratrici e i lavoratori. La nostra posizione è chiara: siamo a favore dell'obbligo vaccinale per tutte e per tutti, ma siamo convinti che ancora molto si possa fare per convincere con gli argomenti giusti chi ancora nutre dubbi sulla sicurezza e sulla opportunità dell'immunizzazione. I dati sulla protezione che il vaccino garantisce sia dal contagio, che dai ricoveri e dai decessi sono inequivocabili".
 
"Consideriamo la vaccinazione - proseguono i segretari di Cgil, Cisl e Uil del Veneto -  innanzitutto uno strumento indispensabile per salvaguardare la salute di chi lavora. E, contemporaneamente, un gesto di responsabilità per i propri familiari, per i colleghi, per gli anziani e i più fragili, per chi non può vacinarsi. E' il mezzo decisivo, insieme a tutte le misure di prevenzione previste e aggiornate nei protocolli di sicurezza (che ovviamente devono continuare ad essere applicate con rigore nei luoghi di lavoro), per sconfiggere la pandemia. Nello stesso tempo, ci battiamo per rendere il vaccino accessibile in tutto il mondo, per le idee di solidarietà che ci contraddistinguono e perché da questo incubo non si esce un Paese alla volta, ma tutti insieme, pena la continua circolazione di varianti sempre più pericolose". 
 
"In definitiva - concludono Ferrari, Refosco e Toigo - con la vaccinazione proteggiamo e facciamo ripartire il lavoro. E' prima di ogni altra cosa una questione di salute individuale e collettiva, ma rappresenta anche l'opportunità, un'opportunità a portata di mano, per lasciarci alle spalle la terribile crisi economica determinata dalle chiusure e dai fermi produttivi dei mesi scorsi, che sono stati pagati sulla loro pelle dalle lavoratrici e dai lavoratori, in particolare dalla parte più debole del mondo del lavoro. Senza dimenticare l'essenzialità della scuola, che finalmente sta tornando in presenza e che non possiamo permetterci di interrompere per tornare alle lezioni a distanza. Le nuove generazioni hanno già subito danni pensantissimi negli ultimi due anni scolastici. Vacciniamoci tutti, per noi, per gli altri, per la tenuta e la coesione della nostra società: è questo il messaggio che lanciamo nella maniera più accorata alle persone che rappresentiamo".
 
 
Si allega volantino che sarà distribuito nei luoghi di lavoro

Le proposte di CGIL CISL e UIL per una riforma previdenziale

Nell’odg votato dal Comitato Direttivo della Cgil nazionale, lo scorso 7 settembre, si indica la previdenza fra i temi che secondo il Sindacato devono rientrare nell’agenda politica del Governo. Ribadendo la necessità, al più presto possibile, di una convocazione da parte del Ministro del Lavoro per avviare concretamente il confronto dopo l’incontro interlocutorio dello scorso 27 luglio, la Cgil conferma che l’obiettivo è quello di una riforma strutturale del sistema, sulla base dei contenuti indicati nella piattaforma sindacale unitaria. Qui di seguito, pubblichiamo la piattaforma sindacale mentre in allegato aggiungiamo il volantino in PDF “CAMBIARE LE PENSIONI ADESSO. La vertenza continua”.

 

Le pensioni sono uno dei temi prioritari da affrontare in questa fase. Dopo i primi positivi interventi di modifica alla legge Monti-Fornero introdotti in questi anni grazie all’iniziativa sindacale, occorre continuare a cambiare il sistema previdenziale al fine di eliminarne gli aspetti iniqui, fra i più restrittivi d’Europa, e determinare risultati concreti in linea con le richieste indicate da tempo nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil che rimane il riferimento per una riforma organica del sistema previdenziale del nostro Paese. Non condividiamo che nel Def e nel Pnrr le pensioni continuino ad essere considerate solo come un fattore di spesa, senza tenere conto del profilo di sostenibilità sociale dell’attuale modello. Considerando anche l’imminente conclusione della sperimentazione di “quota 100”, prevista al 31 dicembre 2021, che sta determinando un risparmio importante di risorse per via del numero di pensioni liquidate, decisamente inferiore alle previsioni, riteniamo necessario riavviare al più presto un tavolo di confronto con il Governo per affrontare i diversi punti contenuti nella Piattaforma sindacale. Il confronto dovrà essere anche l’occasione per valutare le ricadute della crisi pandemica in corso sul versante previdenziale, ad iniziare dai problemi occupazionali e sanitari legati all’età avanzata, e dalla dinamica della spesa previdenziale. Queste ragioni rendono ancora più urgente il confronto e l’assunzione di provvedimenti conseguenti.

Flessibilità in uscita

È necessario estendere la flessibilità nell’accesso alla pensione, permettendo alle lavoratrici e ai lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Questa proposta è ancor più sostenibile considerando che siamo ad un passaggio di fase decisivo per il sistema previdenziale in quanto le future pensioni saranno liquidate prevalentemente o esclusivamente con il calcolo contributivo. Contestualmente vanno sensibilmente ridotti i vincoli che nel sistema contributivo condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale), penalizzando in questo modo i redditi più bassi. Occorre, inoltre, modificare l’attuale meccanismo automatico di adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita, doppiamente penalizzante perché agisce sia sui requisiti anagrafici e contributivi di accesso alla pensione sia sul calcolo dei coefficienti di trasformazione. Bisogna anche scongiurare il rischio che lunghi periodi di congiuntura economica negativa, come accaduto negli ultimi anni, determinino effetti sfavorevoli sulle prestazioni pensionistiche.

Contratti di espansione e Isopensione

Anche in considerazione della crisi pandemica che sta sconvolgendo l’economia e mette a rischio migliaia di imprese e milioni posti di lavoro, sono necessari strumenti efficaci per favorire il passaggio dal lavoro alla pensione che potranno risultare utili anche per governare la difficile fase che si aprirà con lo sblocco dei licenziamenti e per favorire il ricambio generazionale. Si ritiene necessario, pertanto, rendere più accessibili ed efficaci gli strumenti già esistenti come il contratto di espansione e l’isopensione che prevedono l’uscita anticipata dal lavoro rispettivamente di 5 e 7 anni dalla maturazione della pensione, andando oltre i pur importanti interventi migliorativi previsti dall’ultima legge di bilancio, dal momento che permane l’esclusione della maggior parte del mondo del lavoro dalla possibilità di un loro utilizzo.

Sostegno alle categorie più deboli (disoccupati, invalidi, caregiver, lavori gravosi e usuranti)

Vanno garantite strutturalmente condizioni più favorevoli per l’accesso alla pensione delle categorie più deboli, ad iniziare da quelle che rientrano nell’Ape sociale (disoccupati, invalidi, coloro che assistono un familiare con disabilità e chi ha svolto lavori gravosi o usuranti). In questo contesto è necessario tutelare la figura dei “lavoratori fragili” che nell’emergenza sanitaria sono più esposti ai rischi del contagio e occorre ampliare la categoria dei disoccupati, ad iniziare da quelli di lunga durata fra cui gli esodati. La platea dei lavori gravosi ed usuranti andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita. Per questa ragione è necessario riattivare la Commissione incaricata del lavoro di studio e di analisi sulle diverse gravosità dei lavori. E’ necessario inoltre tener conto anche di coloro che svolgono attività lavorative con esposizione a materiale nocivo e a coloro che hanno avuto il riconoscimento di una malattia professionale Inail e più in generale di coloro che sono affetti di malattie che determinano un’attesa di vita più bassa. Infine, le pensioni di inabilità con quote nel sistema contributivo vanno valorizzate attraverso un coefficiente di trasformazione che tenga conto dell’impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa e un’attesa di vita sicuramente più bassa rispetto alla media.

Il lavoro di cura e delle donne

Gli interventi normativi di questi ultimi anni hanno equiparato i requisiti per la pensione di vecchiaia fra uomini e donne, quando invece rimangono ancora profonde le differenze fra i due generi nel mercato del lavoro, nei percorsi professionali e nella distribuzione del lavoro di cura in ambito familiare. Le stesse misure adottate per rendere più flessibile l’accesso alla pensione, come l’Ape sociale e Quota 100, hanno visto poche donne beneficiarne, a causa dell’elevato requisito contributivo richiesto. E’ quindi necessario prevedere soglie contributive d’accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne e la proroga di “Opzione donna”. Il lavoro di cura non retribuito, svolto in prevalenza dalle donne, è una voce fondamentale del welfare del nostro Paese ed è necessario tenerne conto a livello previdenziale con misure adeguate, come il riconoscimento di dodici mesi di anticipo per ogni figlio (o a scelta della lavoratrice una maggiorazione del coefficiente di trasformazione) e la valorizzazione ai fini pensionistici del lavoro di cura di persone disabili o non-autosufficienti in ambito familiare.

 La tutela dei giovani, del lavoro povero e del lavoro discontinuo: la pensione contributiva di garanzia

Senza lavoro dignitoso non c’è pensione dignitosa e la priorità deve essere un lavoro stabile e di qualità. Ma visto il diffondersi dei lavori discontinui, part-time o poveri, fenomeni che coinvolgono in particolare i più giovani e le donne, è necessario intervenire anche sul fronte previdenziale, per evitare un’emergenza sociale devastante, considerando anche che chi rientra nel sistema contributivo non può contare neanche sull’integrazione al minimo della pensione. CGIL-CISL-UIL richiedono, pertanto, la creazione di una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni, per assicurare a tutti un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale.

La previdenza complementare

Bisogna rilanciare le adesioni alla previdenza complementare negoziale, da anni sostanzialmente stagnanti, rendendola effettivamente accessibile anche a chi lavora nelle piccole imprese e ai giovani In questa direzione proponiamo in particolare un nuovo periodo di silenzio-assenso e una adeguata campagna informativa e istituzionale, così come meccanismi che consentano alla persona di poter esercitare liberamente la scelta di adesione. Inoltre è necessario promuovere i fondi pensione negoziali anche nei settori ancora esclusi come il comparto sicurezza. Chiediamo di riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione alle precedenti aliquote più favorevoli e promuovere le condizioni perché i fondi investano maggiormente nell’economia reale del Paese, prediligendo il sostegno alle infrastrutture, anche sociali.

La tutela dei redditi da pensione

Va garantita la tutela dei redditi da pensione, particolarmente colpiti in questi anni, attraverso il rafforzamento e l’ampliamento della “quattordicesima”, una minore tassazione fiscale, che sui pensionati italiani pesa il doppio rispetto alla media europea, e il ripristino della piena rivalutazione delle pensioni.

Tfr e Tfs e prescrizione delle contribuzioni per i pubblici dipendenti

Vanno parificate le condizioni di accesso al Tfr e Tfs tra settore pubblico e settore privato. Inoltre, è necessario intervenire sulla prescrizione contributiva dei lavoratori della pubblica amministrazione che devono essere messi in condizione di verificare la propria situazione previdenziale, ancora oggi incompleta e non corrispondente alla effettiva carriera lavorativa. Solo così si possono tutelare i lavoratori dal rischio di perdere periodi di contribuzione con gravi danni sulla futura pensione.

Esattoriali

Va individuata una soluzione per il Fondo esattoriale Inps, dando attuazione al decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali n. 55 del 8 maggio 2018, con il quale veniva stabilito che le risorse del Fondo di Previdenza dovessero essere utilizzate per dar luogo a una pensione aggiuntiva calcolata con il sistema contributivo.

Separazione spesa previdenziale/spesa assistenziale

Nella determinazione della spesa pensionistica, così come oggi viene statisticamente rilevata, incidono molte voci che non hanno natura previdenziale e non hanno corrispondenza nelle rilevazioni degli altri Paesi europei. Dati che non considerano, inoltre, il differenziale fiscale, più alto per i pensionati del nostro Paese, che per lo Stato non rappresenta una spesa ma solo una partita di giro. Tutto ciò porta ad una rappresentazione fuorviante della situazione, da più parti riconosciuta. E’ necessario, pertanto accelerare i lavori della Commissione preposta all’analisi della spesa previdenziale e assistenziale soprattutto per poter giungere ad una corretta rappresentazione della effettiva spesa pensionistica italiana.

Interventi nel sistema contributivo

È necessario prevedere nel sistema contributivo una incidenza effettiva delle maggiorazioni anche nella misura delle prestazioni pensionistiche, attraverso una valorizzazione del montante contributivo o del coefficiente di trasformazione. Inoltre, sarebbe importante considerare la specificità del lavoro part-time, attraverso la corretta imputazione della retribuzione da assumere nel calcolo di alcuni istituti, come il riscatto e i versamenti volontari.

Al via campagna Cgil ‘VACCINIAMOCI per noi stessi, per gli altri’

La Cgil promuove una campagna a favore della vaccinazione contro il Covid-19 che vedrà lo svolgimento di numerosissime assemblee nei luoghi di lavoro sul valore e sull’utilità dei vaccini e dei Protocolli Covid.

Per la Cgil, come si legge nel materiale predisposto per la campagna, il vaccino è uno strumento che salva se stessi e gli altri; una responsabilità sociale e collettiva e un diritto che deve essere garantito ai cittadini e alle cittadine di tutto il mondo.

Per queste ragioni, per sconfiggere la pandemia è necessaria una legge sull’obbligo vaccinale; la piena applicazione dei protocolli Covid nei luoghi di lavoro e  il potenziamento delle misure di tracciamento, gratuità dei tamponi se obbligatori, contenimento e sorveglianza sanitaria.

Leggi anche: Cgil: l’odg approvato dal Comitato Direttivo

 

MATERIALI GRAFICI

→ il volantino A4 – .pdf – .jpg – .png

→ per il web: 1080×1080 .jpg – .png – 1024×512 .jpg – .png

La Fillea Cgil di Padova riappende lo striscione davanti al cantiere “Piscine Carlo Pedersoli” di Selvazzano

Vicenda degli 11 operai ancora in attesa dello stipendio. La Cgil vuole tenere la luce accesa sul loro caso e chiama tutti alle proprie responsabilità

“Il Comune di Selvazzano non speri che ci siamo dimenticati dei lavoratori che hanno lavorato per realizzare un'opera a vantaggio del territorio e che da più di 7 mesi aspettano i loro compensi”



Sono tornati ad appenderlo e adesso lo striscione “Rispetto e dignità per i lavoratori” è riapparso, bene in vista, davanti alle reti che circondano il cantiere, ormai bloccato da parecchi mesi, “Piscine Carlo Pedersoli” di Selvazzano.

Responsabili del gesto simbolico, quelli della Fillea Cgil di Padova che tramite il Segretario Provinciale Francesco Campa fanno sapere: “Con questo gesto, intendiamo far capire a tutti, in primis al Comune di Selvazzano, che da parte nostra non vi è nessuna intenzione di dimenticarci della vergognosa situazione in cui si trovano gli 11 incolpevoli operai che fino a qualche mese fa erano impegnati nel cantiere e che dopo qualche mese passato senza ricevere lo stipendio hanno deciso di denunciare quanto avvenuto. Speravano, allora, di ricevere la solidarietà concreta del Comune di Selvazzano, cosa che purtroppo, ci è dispiaciuto constatarlo, non è avvenuta”.

“La situazione di questi lavoratori è disperata, per essere ottimisti,  – prosegue il sindacalista della Fillea Cgil di Padova – e tutti i soggetti responsabili ad oggi non hanno dato risposte. Ribadisco: non ci si può nascondere dietro a dei cavilli giuridici per ovviare alle proprie responsabilità. Inaccettabile e vergognoso l’assordante e prolungato silenzio del Comune di Selvazzano a cui abbiamo rivolto un chiaro appello che, ad oggi, non ha ricevuto nessun riscontro”.

“Riteniamo grave – conclude Francesco Campa – questa latitanza del Comune, nei confronti di questi lavoratori, impiegati per una sua opera pubblica. Dispiace che in municipio si siano dimenticati di essere un'istituzione pubblica con precise responsabilità morali e sociali  nei confronti dei cittadini, categoria a cui appartengono anche gli 11 lavoratori (e relativi familiari) rimasti senza stipendio. Ma una cosa sia ben chiara: noi non abbandoneremo questi lavoratori e continueremo a stare al loro fianco finchè non sarà riconosciuto loro quanto dovuto e che hanno maturato col loro sudore!”.

Ancora incidenti sul lavoro in provincia. Cgil Padova: "Introdurre la patente a punti per le imprese"

Incidenti sul lavoro nell’Alta Padovana. Cgil di Padova: “Il susseguirsi di infortuni nei luoghi di lavoro, nella nostra provincia, non accenna a diminuire e questo deve scuotere le coscienze di tutti”

È giunta l'ora di introdurre “la patente a punti” per le imprese”.


Dopo il “lunedì nero” di inizio settimana (con un morto, per cause naturali, e due feriti gravi), arrivano oggi altre pessime notizie riguardo la sicurezza dei lavoratori, con due feriti nella provincia di Padova: uno a Camposampiero, l’altro a Piazzola.

Sugli incidenti interviene Dario Verdicchio, membro della segreteria confederale della Cgil di Padova con la delega alla sicurezza: “Bisognerà chiarire cause, dinamiche ed eventuali responsabilità che hanno portato a questi due nuovi incidenti ma una cosa è chiara: accadono con una continuità assolutamente intollerabile per un Paese Civile”

“Forse – aggiunge il sindacalista della Cgil – la novità è che oggi se ne parla, l’opinione pubblica non è assolutamente indifferente al tema e fanno bene i mezzi d'informazione a non lasciare cadere nel vuoto episodi simili, tanto “ordinari” quanto terribili e in grado di segnare l'esistenza di chiunque. Tutto ciò non fa che confermare la terribile e implacabile frequenza con cui i lavoratori rischiano di farsi male nel corso di una normale giornata lavorativa. Tutte cose che continuiamo a ripetere, spesso raccogliendo il plauso di tutti, ma che se non si interverrà concretamente per invertire la tendenza, continuerà ad essere un esercizio inutile”.

“Lo abbiamo già detto: le parole ormai stanno a zero – conclude Dario Verdicchio – è ora di iniziare a far parlare i fatti, a immaginare e attuare un nuovo modello di sviluppo che non contempli almeno tre vittime al giorno e innumerevoli feriti per sostenersi. Certo, devono essere coinvolti i lavoratori ma non ci stancheremo mai, di richiamare tutti alle proprie responsabilità a partire dalle imprese che su questo tema, è ora che inizino a vedere come un “loro” problema quello che al momento è visto solo come un problema dei lavoratori, ossia la loro sicurezza. E questo è ingiusto, perché non è raro che tra le vittime ci siano da annoverare talvolta gli stessi artigiani o lavoratori autonomi. Oggi spesso la sicurezza viene vista come un intralcio burocratico verso standard e ritmi produttivi più alti, nonché un costo che non produce direttamente profitti. È giunta l’ora di provvedimenti legislativi che facciano comprendere loro che le cose non stanno così e che la sicurezza dei lavoratori diventi finalmente un fattore strettamente connesso alla stessa continuazione dell'attività produttiva delle aziende. Insomma: è arrivato il momento di introdurre "la patente a punti" per le imprese”.

"Stop allo Smart Working per i dipendenti comunali? In verità non è neanche mai iniziato"

Stop al cosiddetto Smart Working dei dipendenti comunali: la replica della Fp Cgil di Padova

FP Cgil Padova: “Sempre bene ricordare la differenza tra “lavoro in remoto” e “smart working”: la pandemia ha costretto i lavoratori al primo, non al secondo”

E sottolineiamo che in questi mesi i responsabili dell’amministrazione Giordani hanno lavorato – e speso risorse - per la predisposizione del POLA (Piano per l'Organizzazione del Lavoro Agile), un istituto regolamentare, previsto proprio in applicazione di una legge dello Stato, che permetterà di dare delle regole precise su compiti, modalità, diritti e doveri di chi potrà svolgere il lavoro in modalità remota”.

Dopo le dichiarazioni del Sindaco Giordani riguardo ad una cessazione del cosiddetto “smart working” per i dipendenti comunali, con l'arrivo dell’obbligatorietà del Green Pass, arrivano le precisazioni del Segretario Generale della Fp Cgil di Padova, Enrico Ciligot che non nasconde il suo “stupore” per le parole del sindaco.

“In premessa – inizia Enrico Ciligot - è bene evidenziare che quanto applicato in periodo pandemico è stato dettato da uno stato di emergenza che ha permesso a tutti gli enti pubblici di garantire gli stessi servizi ai cittadini con la massima efficienza di come e quanto avveniva nel periodo pre-pandemia. E tutto ciò è avvenuto grazie allo spirito di sacrificio dei lavoratori dell'Ente di cui il Sindaco è a capo. Un fatto che, ne siamo certi, riconoscerà”.

“Bene ricordare la cronologia degli eventi – prosegue il sindacalista – ossia che da marzo 2020, per legge, è stato stabilito che nelle PA, il lavoro da remoto diventava “ordinario”, per la durato dello stato di emergenza, in deroga alla legge 81/2017. A tal proposito, sempre utile distinguere il “lavoro da remoto” dallo “smart working” (in italiano: lavoro agile). Infatti quest'ultimo è regolato da una legge in vigore fin dal 2017 che, lo sanno tutti, è stata totalmente disattesa fin da quando è scoppiato il COVID19”.

“Perché sostengo questo?” chiede Ciligot. “Perché la legge prevede dei paletti molto chiari su quali siano le attività che si possono svolgere da remoto, le modalità e soprattutto dice altrettanto chiaramente che esso si applica a seguito di progetti e obiettivi definiti dall’ente. Altresì, all’art 18, la legge 81/2017, prevede che il dipendente in smart working deve raggiungere gli obiettivi senza vincoli di orario e di postazione. Ecco: bastano solo questi due elementi (e non ne mancano altri) per evidenziare che quanto successo in periodo pandemico non era smart working. La verità è che i lavoratori, da un giorno all'altro, hanno proseguito le proprie attività da casa, spesso con i propri mezzi informatici, con le proprie connessioni pagate a spese proprie, perdendo al tempo stesso il diritto ad alcuni istituti contrattuali. Questo perché eravamo in emergenza e non era possibile un'applicazione vera della legge che prevede, peraltro, un accordo individuale tra amministrazione e dipendente”.

“Inoltre – aggiunge il sindacalista della FP Cgil di Padova – è bene sottolineare altri aspetti. In questi mesi i responsabili dell’amministrazione Giordani hanno lavorato per la predisposizione del POLA (Piano per l'Organizzazione del Lavoro Agile) previsto proprio in applicazione di una legge dello Stato. Questo istituto permetterà di dare delle regole precise su compiti, modalità, diritti e doveri di chi potrà svolgere il lavoro in modalità remota. Voglio ricordare che proprio il Ministro Brunetta, prima dell'estate, ha sottoscritto il “Patto per l'innovazione e la coesione sociale” dove, tra le altre cose, si prevede l’introduzione delle regole guida, già nel prossimo Contratto Nazionale, dei vari comparti del pubblico impiego in discussione con l’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) in questi giorni. E aggiungo che, su tale istituto, l'amministrazione comunale ha investito parecchio in termini economici. Ecco perché le parole del Sindaco, come minimo, mi stupiscono”

“Lavorare da remoto – conclude Enrico Ciligot - non significa “non lavorare”. Molti enti pubblici e molte aziende private lo stanno già applicando da anni, senza alcun problema e senza una riduzione dei servizi. Credo che nel 2021, in piena era informatica, iniziare a pensare a nuove modalità non sia peccato, anzi e alcuni Enti Territoriali, anche a Padova, ormai utilizzano l'istituto da remoto senza avere creato disservizi agli utenti, istituendo al tempo stesso anche un altro "nuovo" stile di lavoro, ossia il COWORKING, un modo di utilizzare gli stessi spazi alternando il personale in presenza, liberando così gli uffici riducendo anche i costi di gestione. Alla luce di questo, riteniamo che la problematica sia molto complessa, motivo per cui, come CGIL, chiederemo al più presto un’accelerazione per l'applicazione delle leggi già esistenti”.