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Ieri, sabato 30 marzo, la protesta dei dipendenti della grande distribuzione dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del CCNL. A Padova, presidio davanti all’Ipercity di Albignasego e Flash-mob all’Ikea e al Lidl. Adesioni superiori al 60%

Significativa l’adesione allo sciopero dei dipendenti della distribuzione moderna organizzata indetto per l’interno turno di lavoro di sabato 30 marzo dai sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. L’astensione, in media del 60%, ha toccato punte dal 70% al 100%, con la chiusura di alcuni punti vendita nelle diverse aree del Paese. Qui, a Padova, la protesta è andata in scena davanti a diversi supermercati e centri commerciali: all’Ipercity di Albignasego e, a Padova città, al Lidl al Plebiscito e all’Ikea. Anche nel nostro territorio alcuni supermercati non hanno aperto (come il Lidl di via Sorio) o con meno casse in funzione a causa dell’assenza di lavoratrici e lavoratori.

Una mobilitazione riuscita, dunque, indetta in seguito alla rottura del tavolo di trattativa con Federdistribuzione per il rinnovo del contratto nazionale scaduto nel 2019 e atteso da oltre 240 mila lavoratrici e lavoratori dipendenti dalle imprese associate a questa sigla datoriale.

Un comportamento, quello di Federdistribuzione, che i sindacati hanno stigmatizzato a gran voce, lamentando "l'insofferenza di Federdistribuzione verso i contratti" e che ha portato alla mobilitazione nazionale “come reazione all'irresponsabilità di Federdistribuzione” nel presentare "svariate richieste finalizzate a sabotare diritti e garanzie” attualmente contenute nel contratto e che “le lavoratrici e i lavoratori della distribuzione commerciale hanno aggiunto a costo di sacrifici e di lotte nel corso degli ultimi decenni".

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno anche denunciato negli obiettivi della controparte “l'introduzione di una flessibilità incontrollata e generalizzata con contratti a termine di durata indeterminata (oltre i 24 mesi); lo smembramento del sistema di classificazione del personale con l'attribuzione dell'addetto alle operazioni ausiliarie alla vendita a mansioni inferiori quali il pulimento di aree di vendita e servizi (come illegittimamente fanno alcune aziende associate a Federdistribuzione)”.

Ma non solo. La protesta è stata anche contro “l'azzeramento di ogni dignità professionale con il sotto inquadramento di chi ha la responsabilità di interi format commerciali complessi; la creazione di una nuova mansione adibita alla movimentazione delle merci trascinandola verso il quinto livello e svuotando l'attuale previsione al quarto livello, al solo fine di far risparmiare le imprese sulla pelle dei lavoratori”.

I sindacati hanno sottolineato anche la mancata “disponibilità alle richieste di parte sindacale di trattare il tema 'appalti e terziarizzazioni' e 'franchising'.

Insomma: quelle di Federdistribuzione sono solo “pretese irrealistiche” che hanno come solo scopo quello di “far naufragare una già complessa negoziazione”, a dimostrazione della “ritrosia patologica” di Federdistribuzione “a dare il giusto riconoscimento in termini economici ai dipendenti delle aziende sue associate”. “Contro l'atteggiamento arrogante di Federdistribuzione – hanno concluso Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTuCS– occorre mobilitarsi".

Il servizio di Telenordest sul presidio di Filcams Cgil Padova, Fisascat Cisl Padova e Rovigo e UilTuCS Padova davanti all'Ipercity di Albignasego

Approvata la riforma regionale dei Servizi sociali con l’introduzione degli ATS (Ambiti Territoriali Sociali). Il giudizio cautamente positivo delle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla riforma dei servizi sociali
  • video link: Visita il sito

Cgil Padova, Cisl Padova e Rovigo, Uil Padova: “Un passo importante destinato a cambiare notevolmente l’assetto organizzativo e pianificatorio degli interventi sociali nella nostra Regione, da sostenere però con maggiori risorse”

“Auspicabile l’avvio di un confronto preventivo per il passaggio dei dipendenti agli ATS. Condivisibile l’emendamento approvato in Consiglio Regionale che esclude la possibilità di trasformare gli ATS in Società per Azioni”

Giudizio cautamente positivo quello delle Segreterie Territoriali padovane di Cgil Cisl e Uil, rappresentate rispettivamente da Manuela De Paolis, Stefania Botton e Massimo Zanetti, dopo l’approvazione del progetto di legge in Consiglio Regionale Veneto sulla riforma dell’assetto organizzativo e pianificatorio degli interventi e dei servizi sociali sul territorio regionale.

“Una riforma che accogliamo positivamente – dicono CGIL CISL e UIL della Provincia di Padova – perché consentirà di raggiungere gli obiettivi di gestione associata e integrata delle funzioni socio-assistenziali e garantire così l’effettiva erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) e dei livelli essenziali di assistenza (LEA), insieme alla gestione multidimensionale dei bisogni, all’omogeneità dell’accesso alle prestazioni in tutto il territorio regionale e, in definitiva, al superamento dell’attuale frammentazione istituzionale e organizzativa”.

“Una riforma che riguarda tutte le persone e famiglie del Veneto – proseguono Manuela De Paolis, Stefania Botton e Massimo Zanetti – che si trovano in una situazione di fragilità o che esprimono un bisogno sociale. Situazioni che, prima o poi, possono capitare a tutti: basti pensare a un banale intervento chirurgico, causato da un infortunio, che preveda un successivo periodo di non autosufficienza con necessità di riabilitazione”.

“Per questo – prosegue la nota unitaria di Cgil Cisl e Uil – saranno i Comitati dei Sindaci a gestire le funzioni socio-assistenziali in forma associata tramite gli ATS (Ambiti Territoriali Sociali), in collaborazione con le Aziende Locali Socio Sanitarie. Il progetto di legge regionale dà indicazioni rispetto alla forma giuridica degli ATS. In questo senso, riteniamo importante che siano i Comitati dei Sindaci ad individuare la forma associativa più adatta alla gestione dell’Ambito, in base alle peculiarità del territorio, al numero e alla dimensione degli enti afferenti all’Ambito. Questo, sia in un’ottica organizzativa, che vede attualmente situazioni molto diverse nel territorio provinciale (comuni con delega all'ULSS 6, comuni con gestione diretta, comuni con gestione esternalizzata), sia in un’ottica di gestione finanziaria”.

“Accanto a questo – aggiungono i tre rappresentanti sindacali – non possiamo non rilevare che le risorse stanziate dalla Regione Veneto, seppur aumentate rispetto al livello iniziale, non appaiono adeguate ad accompagnare una riforma di tale portata. È anche per questo motivo che si dovrà porre particolare attenzione alla forma giuridica dell’ATS. Alcune forme associative possono essere più onerose in quanto, costituendo un nuovo soggetto con personalità giuridica come i consorzi e le aziende speciali, si viene a creare un nuovo ente con un direttore, un bilancio proprio, una struttura organizzativa con personale, sia tecnico che amministrativo. Le convenzioni, nei casi ritenuti più idonei, consentirebbero di evitare la creazione di un nuovo ente e di ottimizzare le risorse”.

“Infine – concludono Manuela De Paolis, Stefania Botton e Massimo Zanetti - altro tema che sarà bene monitorare ed accompagnare, è quello relativo al passaggio del personale tecnico e amministrativo agli ATS che attualmente risultano essere dipendenti ULSS, o dei Comuni, o anche del privato sociale, con applicazione di trattamenti economici e giuridici diversi. In un’ottica futura, sarà auspicabile avviare un’uniformità di trattamento, ossia arrivare ad applicare a tutti lo stesso contratto di lavoro. In questo senso, riteniamo quindi necessario prevedere un confronto preventivo con le Organizzazioni Sindacali ai fini di preservare le carriere, nonché tutelare i livelli salariali e i diritti contrattuali acquisiti. Diamo atto che la Regione Veneto, con un emendamento approvato nella seduta del Consiglio del 26 marzo, ha escluso la possibilità di trasformare gli ATS in Società per Azioni, condividendo il nostro obiettivo di garantire una gestione a totale controllo pubblico della funzione socio-assistenziale”.

Il Servizio di Antenna 3 sulla manifestazione della FP Cgil a margine dell'approvazione in Consiglio Regionale della Riforma dei Servizi sociali con l'introduzione degli ATS

Comune di Cadoneghe. Cessato lo stato di agitazione dei dipendenti: versate loro le produttività, progressioni economiche orizzontali e indennità dell’annualità 2022. Cauta soddisfazione di FP Cgil, Cisl FP e Uil FPL

  • Allega: cadoneghe_mattgazz.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sull'accordo raggiunto al Comune di Cadoneghe

Segreterie Provinciali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl: “Finalmente il Comune di Cadoneghe ha mantenuto i patti che avevamo stipulato in Prefettura nel tentativo di conciliazione nel novembre del 2023. Sanate anche le divergenze sulla diversa interpretazione di alcune norme del contratto decentrato. Restano da completare alcune posizioni lavorative all’interno dell’Ente”

“Finalmente, a più di 7 mesi di distanza dall’inizio del contendere, si è conclusa la vertenza con il Comune di Cadoneghe che ha portato i dipendenti a proclamare, a più riprese, lo stato di agitazione. Siamo moderatamente soddisfatti. Si tratta indubbiamente di un risultato positivo però è giunto davvero dopo troppo tempo. Accanto a questo non possiamo che auspicare che al più presto venga risolta anche la situazione dei due progetti rimanenti, ancora in attesa di venir liquidati”. Esprimono cauta soddisfazione Maurizio Galletto di FP Cgil Padova, Ettore Furlan di Cisl FP Padova e Rovigo e Paolo Manfrin della Uil Fpl Padova, dopo che i dipendenti comunali del Comune di Cadoneghe hanno comunicato loro l’avvenuto versamento nelle proprie buste paga, il 27 marzo 2024, delle quote relative alle produttività, progressioni economiche orizzontali e indennità legate all’annualità 2022 (il 2021 era stato già saldato e le produttività del 2023 concluderanno il loro iter a giugno) e, di conseguenza, hanno deciso di cessare lo stato di agitazione.

“Vale la pena sottolineare – dicono i tre sindacalisti – che il loro mancato versamento (assieme alla carenza di personale) li ha portati a proclamare due stati di agitazione: uno a fine settembre 2023 (rientrato dopo il tentativo di conciliazione a metà novembre) e l’altro in questo mese di marzo dopo che, diversamente dai patti stabiliti, hanno dovuto constatare che i pagamenti degli arretrati non erano ancora stati effettuati. Finalmente ciò è avvenuto e questo ha rasserenato finalmente gli animi e portato a chiudere lo stato di agitazione. Resta comunque la grande prova di unità e determinazione di cui hanno dato dimostrazione e che ci ha portato, dopo mesi, a concludere positivamente la vertenza”.

“Anche sulla diversa interpretazione di alcune norme del contratto decentrato – concludono Galletto, Furlan e Manfrin – che aveva portato il Comune a procedere unilateralmente per una sua difforme applicazione, dopo un serrato ma civile confronto, siamo riusciti a trovare l’accordo fino a giungere ad una comune definizione di tali norme e degli effetti conseguenti. Resta da risolvere la situazione relativa ad alcune posizioni lavorative all’interno dell’ente che dovranno al più presto venire riempite se vogliamo che la qualità dei servizi alla cittadinanza continui a mantenere un livello accettabile.  L’auspicio è che in futuro, attraverso la pratica delle buone relazioni sindacali, si potranno prevenire eventuali conflitti per il bene di tutti: dipendenti, Amministrazione e, soprattutto, cittadine e cittadini di Cadoneghe”.

Cgil e Uil, giovedì 11 aprile sciopero generale di 4 ore per tutti i settori privati

CGIL E UIL PROCLAMANO PER TUTTI I SETTORI PRIVATI 4 ORE DI SCIOPERO GENERALE PER GIOVEDÌ 11 APRILE 2024

ed invitano tutte le lavoratrici e i lavoratori a aderire e a partecipare alle iniziative e mobilitazioni che saranno organizzate a livello territoriale.

GLI OBIETTIVI E LE RAGIONI DELLO SCIOPERO SONO:

1 ZERO MORTI SUL LAVORO

• La salute e la sicurezza sul lavoro devono diventare un vincolo per poter esercitare l’attività d’impresa;

• Cancellare le leggi che negli anni hanno reso il lavoro precario e frammentato;

• Superare il subappalto a cascata e ripristinare la parità di trattamento economico e normativo per le lavoratrici e i lavoratori di tutti gli appalti pubblici e privati;

• Rafforzare le attività di vigilanza e prevenzione incrementando le assunzioni nell’Ispettorato del Lavoro e nelle Aziende Sanitarie Locali;

• Mai al lavoro senza un’adeguata formazione e diritto alla formazione continua per tutte le lavoratrici e i lavoratori;

• Una vera patente a punti, per tutte le aziende e per tutti i settori, che blocchi le attività alle imprese che non rispettano le norme di sicurezza;

• Diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di eleggere in tutti i luoghi di lavoro i propri Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza;

• Obbligo delle imprese ad applicare i CCNL firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative ed al rispetto delle norme sulla sicurezza; quali condizioni per poter accedere a finanziamenti/incentivi pubblici.

2 PER UNA GIUSTA RIFORMA FISCALE

Lavoratori dipendenti e Pensionati pagano oltre il 90% del gettito IRPEF, mentre intere categorie economiche continuano a non pagare fino al 70% delle imposte dovute. L’evasione complessiva continua ad essere pari a 90 miliardi all’anno.

• La delega che il governo sta applicando invece di combattere l’evasione fiscale e contributiva introduce nuove sanatorie, condoni e concordati.

Non tassa gli extraprofitti, favorisce le rendite finanziare e immobiliari, il lavoro autonomo benestante e le grandi ricchezze;

Questa impostazione del governo va contrastata ed invertita:

• È necessario ridurre la tassazione sul lavoro dipendente ed i pensionati, tassare le rendite e contrastare l’evasione;

• Promuovere così un fisco progressivo abolendo la flat tax, estendendo la base imponibile dell’IRPEF a tutti i redditi;

• Indicizzare all’inflazione reale le detrazioni da lavoro e da pensione e detassare gli aumenti contrattuali;

• Occorre andare a prendere le risorse dove sono per finanziare sanità istruzionenon autosufficienzadiritti sociali e investimenti pubblici.

3 PER UN NUOVO MODELLO SOCIALE E DI FARE IMPRESA

Vogliamo rimettere al centro delle politiche economiche e sociali del governo e delle Imprese il valore del lavoro a partire dal rinnovo dei CONTRATTI NAZIONALI e da una legge sulla rappresentanza, la centralità della salute e della persona, la qualità di un’occupazione stabile e non precaria, una seria riforma delle pensioni, il rilancio degli investimenti pubblici e privati per riconvertire e innovare il nostro sistema produttivo e puntare alla piena e buona occupazione a partire dal Mezzogiorno.

Il Segretario Generale, Maurizio Landini, annuncia lo sicopero generale dell'11 aprile e la manifestazione nazionale a Roma del 20 aprile

Cgil e Uil, necessario ed urgente un “Patto per la Salute e per la Sicurezza sul Lavoro”

È necessario ed urgente che, attraverso un rinnovato atto di responsabilità collettiva, Governo, Istituzioni, Conferenza Stato-Regioni, Enti preposti insieme alle Confederazioni Sindacali, stipulino:

un Patto per la Salute e per la Sicurezza sul Lavoro

Un patto che deve inserirsi all’interno e in coerenza di un quadro pluriennale determinato dalla strategia nazionale di prevenzione e protezione, assente da sempre nel nostro Paese, nonostante le reiterate richieste della Commissione Europea, ma richiamata insistentemente negli anni dalle Organizzazioni Sindacali Confederali. Essa deve definire in maniera chiara gli obiettivi, gli interventi, le misure di tutela da porre in essere, in coerenza con la Strategia quinquennale europea in materia, anche alla luce delle nuove sfide imposte dalle transizioni: demografica, digitale e ambientale.

 

SÌ AL COINVOLGIMENTO E ALLA PARTECIPAZIONE DELLE PARTI SOCIALI

Occorre favorire e migliorare il dialogo sociale attraverso il riconoscimento del ruolo negoziale di rappresentanza delle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative, attraverso un loro coinvolgimento sostanziale e non esclusivamente informativo che avvenga ex ante e non ex post, all’emanazione dei provvedimenti normativi o regolamentari.

SÌ ALLA PREVENZIONE

Occorre intervenire prontamente per il rafforzamento delle azioni di prevenzione, al fine di individuare e gestire i fattori di rischio, nuovi ed emergenti, che causano gli infortuni e l’insorgenza delle malattie professionali. È necessario agire preventivamente per l’attuazione di normative strutturali e non solo di natura emergenziale, rivolte alla corretta gestione di tutti quei rischi che, anche a seguito delle nuove transizioni, rappresentano delle vere e proprie sfide, anche in termini di tutela della salute fisica e mentale delle lavoratrici e dei lavoratori. Di assoluta priorità gli interventi di tutela per gli esposti alle malattie asbesto professionali. È necessario proporre leggi strutturali o comunque interventi mirati per la gestione del c.d. rischio da esposizione a temperature estreme, per la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici della gig economy ma anche per il rafforzamento della normativa esistente in tema di violenza e molestie sul lavoro e sui rischi psico-sociali.

SÌ ALL’INCLUSIONE

Occorre tener conto delle peculiarità dei lavoratori e delle lavoratrici, anche per quanto riguarda il loro impatto in termini di salute e sicurezza sul lavoro, in piena attuazione della normativa in materia; i rischi e la loro valutazione devono tenere conto delle differenze in ambito lavorativo, legate al genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi, alla specifica tipologia contrattuale ma anche a quelle culturali, etniche, religiose o di identità di genere e di orientamento sessuale

NO ALLA PRECARIETÀ

Occorre lavorare all’abolizione delle leggi che, susseguendosi, hanno reso il mercato del lavoro precario e frammentato e i lavoratori e le lavoratrici più deboli di fronte all’impresa. Occorre restituire centralità al contratto a tempo indeterminato. La maggiore diffusione del lavoro precario ha un forte impatto sull’insicurezza, rappresenta un rischio per la salute mentale e fisica, e per la sicurezza sul luogo di lavoro

NO ALLO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI STRANIERI/E

È necessaria, una volta per tutte, l’abolizione delle leggi che hanno reso insicura ed illegale la migrazione nel nostro Paese, determinando fenomeni di dumping fra lavoratori e lavoratrici e imprese, in una competizione basata sull’abbassamento dei diritti e delle tutele, oltre al noto fenomeno del caporalato; chiediamo il superamento della legge Bossi-Fini e l’introduzione di nuove norme per la regolarizzazione dei migranti presenti in Italia, favorendone l’inserimento e l’emersione nel mercato del lavoro.


LE NOSTRE RICHIESTE
 

"DURC SALUTE E SICUREZZA”

Chiediamo di istituire uno specifico DURC su salute e sicurezza, rilasciato dall’INAIL. Nel DURC SSL dovrà essere riportata la regolarità contributiva ma anche l’assenza di denunce di infortuni gravi e mortali negli ultimi 5 anni. Il DURC SSL dovrà essere obbligatorio per gli appalti pubblici e privati.

FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE E FONDI PUBBLICI

Chiediamo di introdurre norme che impediscano la concessione di finanziamenti o incentivi con fondi pubblici alle imprese che non rispettano i requisiti di regolarità e legalità, che non applicano i CCNL sottoscritti dalle OO.SS. comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e che non rispettano le norme previste in materia di salute e sicurezza; è necessario inserire meccanismi di condivisione sindacale (RLS e RSU) dei piani di investimento finanziati da INAIL

APPALTI E SUBAPPALTI – APPLICAZIONE CCNL

Chiediamo l’applicazione del Codice degli appalti pubblici anche in quelli privati. Chiediamo il divieto del subappalto a cascata, sia nel settore pubblico che in quello privato. Chiediamo di garantire la parità di trattamento economico e normativo a parità di lavoro mansione per tutti i lavoratori e le lavoratrici occupati/e nel medesimo appalto, indipendentemente dall’impresa di cui sono dipendenti; va reintrodotta quindi la norma cancellata dalla legge 276/2003. Il subappaltatore deve garantire agli operatori economici che lavorano per lui gli stessi standard qualitativi e prestazionali previsti nel contratto di appalto. Chiediamo una normativa sulla congruità degli appalti e subappalti anche rispetto ai tempi di lavoro, in tutti i settori.

Chiediamo una normativa sull’applicazione dei CCNL di riferimento siglati dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Chiediamo di ripristinare ed estendere la norma dell’obbligo di cartellino identificativo per l’ingresso nei cantieri edili e nei siti complessi con una pluralità di aziende che vi lavorano (attività interferenziali).

QUALIFICAZIONE DELLE IMPRESE E PATENTE A PUNTI

Il sistema di qualificazione di tutte le imprese deve rappresentare un prerequisito per l’accesso all’esercizio dell’attività imprenditoriale, non solo esclusivamente per la questione appalti. Deve, inoltre, determinare l’accesso agli appalti sia pubblici che privati di tutti i settori, sulla base della regolarità delle imprese in merito al rispetto delle normative, ai criteri definiti su salute e sicurezza sul lavoro, alla legalità e correttezza nell’applicazione dei contratti di lavoro il cui ambito di applicazione deve essere strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto. Non è accettabile che in caso di morte sul lavoro o infortunio grave, risponda solo l’azienda da cui dipende il lavoratore/trice mentre l’azienda appaltante non abbia alcuna responsabilità di controllo e di rispetto delle regole in tutta la filiera dell’appalto. La patente a punti deve essere un meccanismo chiaro di sanzione per l’interdizione dalle attività delle imprese scorrette. Chiediamo di aprire un confronto serio, preventivo, non su testi già presentati, dove poter fare proposte perché si attui una “vera” patente a punti” e non una leggera “patente a crediti”.

MAI AL LAVORO SENZA FORMAZIONE

L’informazione, la formazione e l’addestramento sul tema della salute e sicurezza sul lavoro devono diventare diritti fondamentali ed esigibili di ogni lavoratrice e ogni lavoratore. Mai al lavoro senza una formazione e un addestramento adeguati, che devono essere destinati a ogni lavoratore e ogni lavoratrice – anche tenendo conto della capacità di comprensione linguistica – prima di essere adibiti a ogni specifica mansione e devono essere erogati da Enti di formazione accreditati e certificati. È necessario rafforzare l’attività di verifica e controllo rispetto alla effettiva fruizione della formazione, informazione e addestramento obbligatori e sulla conformità degli enti erogatori.

ACCORDO FORMAZIONE SSL STATO-REGIONI

Chiediamo che venga completata la revisione e il lavoro di accorpamento degli accordi stato-regioni sulla formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che nel DL 146/2021 poi convertito nella L 215/2021, era previsto per il 30 giugno 2022. No alla formazione e-learning, no alla riduzione delle ore di formazione specifica, no a lasciar decidere il datore di lavoro sul livello di rischio attraverso il DVR

FORMAZIONE DEI DATORI DI LAVORO

Chiediamo che sia finalmente data attuazione all’obbligo formativo dei datori di lavoro, richiesto insistentemente dalle Organizzazioni Sindacali e introdotto nel DL 146/2021 poi convertito nella L 215/2021, attraverso la predisposizione e l’organizzazione di un percorso formativo che individui i contenuti minimi e le ore erogate. La formazione dei datori di lavoro deve avvenire precedentemente all’avvio dell’impresa.

LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO A SCUOLA E NEI PCTO

Chiediamo di inserire nei programmi scolastici, almeno a partire dalle scuole superiori di ogni tipo, la materia della Salute e Sicurezza sul Lavoro, ponendo come priorità il messaggio del valore della vita umana, anche sul lavoro. Le ragazze e i ragazzi che oggi sono a scuola o all’Università saranno lavoratori/trici, imprenditori/trici, liberi/e professionisti/e del domani. Devono comprendere, quindi, che la salute e la sicurezza sul lavoro non sono questioni meramente burocratiche, ma di prevenzione e protezione, per sé e per gli altri. Chiediamo che tra le condizioni minime, per le imprese iscritte al registro nazionale per l’alternanza, istituito dalla Legge 13 luglio 2015, n. 107, debbano essere inserite anche l’applicazione dei CCNL stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, l’assenza di sanzioni e la presenza obbligatoria del RLS aziendale o del RLST. Questo al fine di garantire agli studenti e alle studentesse, impegnati nei PCTO, un’adeguata presa in carico, in sicurezza. Riguardo alla tutela assicurativa degli studenti e delle studentesse nei PCTO, occorre che questa sia estesa anche agli infortuni in itinere.

RAFFORZAMENTO DELLA VIGILANZA

Deve essere data piena attuazione al coordinamento permanente tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e le Aziende Sanitarie Locali (ASL), migliorando le verifiche ispettive in qualità, quantità e frequenza, anche attraverso l’incremento del personale ispettivo, debitamente formato, sia per quanto riguarda l’INL sia per i servizi di prevenzione dei servizi sanitari territoriali, il cui finanziamento deve essere aggiuntivo rispetto i tetti di spesa del SSN. Occorre, inoltre, rendere pienamente operativi il Comitato ex art.5 e la Commissione Consultiva Permanente, ex art. 6, entrambi previsti dal D. Lgs 81/08 s.m.

INTEROPERABILITÀ DELLE BANCHE DATI

Deve essere istituito un sistema efficace di interoperabilità delle banche dati in possesso di INPS, INAIL e delle ASL territoriali e dare finalmente piena funzionalità al SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione), così come è necessario prevedere un’anagrafe degli iscritti all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni (INAIL). La conoscenza e la socializzazione di tali dati, anche alle Parti sociali, rappresenta un requisito indispensabile per la messa a terra di azioni mirate, volte alla prevenzione e al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza.

ANAGRAFE DEI RLS AZIENDALI

Deve essere garantita la regolare elezione dei RLS tramite un meccanismo certificato e verificabile anche dalle Organizzazioni Sindacali da far confluire in una banca dati presso INAIL, con criteri di trasparenza ed efficacia da individuare in modo accurato e con accesso alle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

RUOLO DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

(AZIENDALI, TERRITORIALI E DI SITO PRODUTTIVO)

Chiediamo che venga dato nuovo impulso al ruolo fondamentale svolto dai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (aziendali, territoriali e di sito produttivo): nessuna azienda senza RLS, regolarmente eletti/designati dalle lavoratrici e dai lavoratori. È necessario garantire loro, in ogni contesto lavorativo, la consegna del DVR/DUVRI e il tempo congruo per poterlo analizzare, l’accesso al registro degli infortuni (digitale), la consultazione – ex ante e non ex post – sulla valutazione dei rischi e le misure di tutela, sulla designazione degli attori della prevenzione e sull’organizzazione della formazione destinata ai lavoratori e alle lavoratrici. È necessario sostenere il pieno accesso ai RLS, RLST e RLSSP ai luoghi di lavoro, garantendo loro agibilità orarie adeguate, per svolgere appieno il loro ruolo. Gli RLST e gli RLSSP devono poter incontrare le lavoratrici e i lavoratori.

CONTRATTAZIONE

Deve essere promossa e rafforzata la contrattazione – nazionale, aziendale e territoriale – come strumento fondamentale per declinare le misure di prevenzione e protezione al contesto lavorativo, tenendo conto delle esigenze della popolazione lavorativa, dell’organizzazione (a partire dai turni, dai carichi e dagli orari di lavoro) e delle modalità lavorative

IL MEDICO COMPETENTE

Chiediamo che sia garantito pienamente lo svolgimento del ruolo autonomo del medico competente, attraverso un’azione mirata volta non solo al rafforzamento della sorveglianza sanitaria, ma anche alle visite negli ambienti di lavoro, alla collaborazione alla valutazione dei rischi, alla modifica dell’organizzazione del lavoro, al supporto per il ricollocamento degli inidonei, al reinserimento lavorativo e l’accomodamento ragionevole. Va valorizzato il ruolo della bilateralità per la realizzazione di convenzioni con i medici competenti per migliorare la sorveglianza sanitaria per i lavoratori e le lavoratrici, anche in un’ottica di prevenzione delle malattie professionali.

RISORSE INAIL - RICERCA E PREVENZIONE

Si deve investire maggiormente nella ricerca, tramite le risorse dell’INAIL, per accrescere la conoscenza della dimensione del fenomeno infortuni e malattie professionali, soprattutto in relazione alle modalità di accadimento, ai rischi emergenti, con particolare attenzione agli effetti derivanti dal cambiamento del mondo del lavoro e dalle innovazioni tecnologiche, e trasversali (età, precarietà del lavoro, immigrati), nonché alla violenza e alle molestie sul lavoro. È necessario prevedere l’utilizzo di una maggior percentuale di risorse economiche dell’INAIL da destinare al miglioramento delle condizioni di lavoro, favorendo investimenti tecnologici e organizzativi mirati alla salute e sicurezza sul lavoro e garantire meccanismi di condivisione delle rappresentanze sindacali (RLS, RSA/RSU) nei piani di investimento finanziati dall’INAIL.

DECRETI ATTUATIVI MANCANTI

Devono essere approvati i vari Decreti attuativi, che ancora mancano a distanza di 16 anni dalla pubblicazione del D. Lgs 81/2008. Alcuni di essi riguardano, tra l’altro settori strategici del nostro Paese, come quello ferroviario, aereo, navale. Un Decreto fondamentale che ancora manca e che dovrebbe essere emesso al più presto riguarda l’articolo 52 del D. Lgs 81/2008 “Sostegno alla piccola e media impresa, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza”. Questo Decreto attuativo aiuterebbe a rappresentare al meglio, attraverso il ruolo svolto dagli RLST, tutti i lavoratori e le lavoratrici delle micro e piccole imprese che oggi non trovano adeguate tutele e diritti.

Il video dell'assemblea nazionale alla Leopolda di Firenze delle RSL e RSU di Cgil e Uil svoltosi venerdì 22 marzo 2024

Bloccate le esternalizzazioni del Codice 118 Suem ai Pronto Soccorso di Piove di Cittadella e Piove di Sacco: la soddisfazione di FP Cgil e Uil FPL

FP Cgil Padova e Uil FPL Padova: “Grande risultato! La mobilitazione contro il progetto di esternalizzazione del personale infermieristico delle equipe nelle ambulanze del servizio 118 Suem dei presidi ospedalieri di Cittadella e Piove di Sacco ha dato i suoi frutti: non si faranno! Ora avanti con la chiusura dell’appalto per il personale medico, con l’attivazione delle convenzioni con i liberi professionisti e l’inizio della sinergia tra il personale medico del servizio 118 degli ospedali di Camposampiero e Cittadella”

“Siamo molto soddisfatti”. Non si fa attendere la reazione di Alessandra Stivali, Segretaria Generale della FP Cgil Padova e Stefano Tognazzo, Segretario Generale della Uil FPL Padova dopo che l’Usl 6 Euganea ha comunicato l’intenzione di non procedere con le esternalizzazioni degli equipaggi delle ambulanze che svolgono il servizio Suem 118 per gli ospedali di Cittadella e Piove di Sacco, ritornando indietro quindi su quanto aveva precedentemente deciso ossia di affidarne la composizione a personale infermieristico proveniente da Cooperative esterne.

“Evidentemente – aggiungono i due Segretari Generali – la mobilitazione delle settimane scorse, con sit in, volantinaggi e banchetti informativi davanti agli ospedali e nelle piazze di Cittadella e Piove di Sacco, ha dato i suoi frutti. Ringraziamo le categorie che vi hanno partecipato, a partire da quelle dei pensionati, e i numerosi cittadini che hanno raccolto e condiviso il nostro allarme. Una mobilitazione che ha rovesciato quel che qualche mese fa, l’Ulss 6 ci aveva paventato come un obbligo giuridico. Siamo lieti che abbiano trovato i passaggi giuridici giusti per evitare l’esternalizzazione del personale infermieristico 118”.

“Ora – proseguono Stivali e Tognazzo – rimangono le nostre richieste: innanzitutto, chiudere l’appalto per il personale medico e a tal proposito, confermiamo la richiesta di effettuare delle ispezioni su quello, attualmente, in corso. Poi, chiediamo di attivare al più presto le convenzioni con i liberi professionisti e, infine, di aprire al progetto di una collaborazione “sistematica” tra il personale medico dei servizi di Pronto Soccorso 118 degli ospedali di Camposampiero e Cittadella”.

“Il nostro obiettivo – concludono i due sindacalisti – è il benessere psicofisico di tutto il personale sanitario perché questa è la via migliore per garantire una maggior qualità del servizio per tutti i cittadini, a partire da quelli più fragili e in difficoltà. Una condizione che si può raggiungere solo attraverso la Sanità Pubblica. E di questo i cittadini sono sempre più consapevoli”.

"Rinviato a giugno lo sfratto a Ba Mamadou Alpha e alla sua famiglia. Cgil: "Istituzioni intervengano sul problema dell' emergenza abitativa"

Cgil Pd, Sunia Cgil Pd e Ro e Fiom Cgil Pd: “La mobilitazione ha permesso la sospensione dell’esecuzione dello sfratto fino alla fine dell’anno scolastico, vale a dire il 18 giugno. Abbiamo qualche mese di tempo per cercare di trovare una soluzione onde evitare a Ba, a sua moglie e ai suoi quattro figli piccoli, di finire in mezzo ad una strada”

“Le istituzioni devono farsi carico dell’emergenza abitativa in cui vivono molti cittadini, con le loro famiglie, nei nostri territori: Comune, Provincia e Regione devono intervenire affinché si trovino soluzioni a situazioni come quella che sta vivendo Ba Mamadou Alpha e la sua famiglia”

Aria pesante ieri mattina al civico 18 di via Aurelia a Loreggia, l’abitazione dove era in programma lo sfratto esecutivo di Ba Mamadou Alpha e della sua famiglia – moglie e quattro figli piccoli, il più grande ha 9 anni, la più piccola 1 – e che ha accolto anche gli attivisti del Sunia Cgil, della Cgil di Padova, della Fiom Cgil (categoria a cui è iscritto Ba che è un operaio metalmeccanico in un’azienda del territorio) e della Fillea Cgil Padova, disposti pure ad incatenarsi ai termosifoni dell’abitazione se proprietaria (rappresentata da un legale) e Ufficiale Giudiziario fossero rimasti fermi nei propri propositi. Dopo qualche momento di inevitabile tensione però si è giunti ad una temporanea soluzione: lo sfratto è stato sospeso fino al 18 giugno, giorno in cui termineranno le scuole a cui vanno due dei quattro figli della famiglia. Fino ad allora, Ba e i suoi congiunti potranno restare, poi dovranno inevitabilmente andarsene. Dove, al momento, non si sa.

“Una soluzione temporanea – dice Michele Brombin del Sunia Cgil Padova e Rovigo – a cui siamo giunti nonostante all’inizio la nostra controparte fosse assolutamente decisa ad entrare in possesso in giornata dell’appartamento. Evidentemente devono essersi resi conto anche loro che non si poteva mettere in strada una famiglia con quattro figli piccoli e almeno siamo riusciti a spostare di qualche mese questa eventualità. Avrebbero naturalmente preferito che la famiglia si trasferisse in un immobile messo a disposizione del Comune, una soluzione che noi abbiamo respinto perché l’alloggio è troppo piccolo e non idoneo a una famiglia con 6 componenti”.

“A Ba – prosegue il sindacalista del Sunia – che è anche cittadino italiano, capita quel che succede a tanti lavoratori stranieri, africani o asiatici, e alle loro famiglie: attraverso il mercato privato non riescono a trovare casa perché i proprietari non affittano a stranieri. Questo è il problema e le Istituzioni sembrano assistere inerti. I piccoli comuni non hanno i mezzi e le risorse (e a volte neanche la volontà politica) per risolvere il problema dell’emergenza abitativa in cui si trovano molti stranieri, è necessario che intervenga la Regione che però è assolutamente assente. E non è accettabile”.

“La nostra mobilitazione – aggiungono Cgil Padova, Fiom Cgil Padova e Fillea Cgil Padova – ha raggiunto un parziale successo però il problema è stato solo spostato. Naturalmente il sindacato non lascerà solo Ba e farà di tutto per aiutarlo a trovare un alloggio però è necessario che le Istituzioni inizino a prendersi carico dell’enorme problema abitativo che vivono molti stranieri nella nostra Provincia. Perché, è bene sottolinearlo, Ba non è un caso isolato, sono in tanti e tante che vivono situazioni simili alla sua. La politica e le Istituzioni non possono continuare ad ignorare il problema. E su questo punto non smetteremo mai di far sentire la nostra voce”.

“Una situazione difficile – conclude l’involontario protagonista di questa vicenda, Ba Mamadou Alpha – su cui deve intervenire lo Stato: sono due anni che cerco casa ma purtroppo i privati non affittano agli stranieri. Da soli, io e la mia famiglia, non ce la possiamo fare, abbiamo bisogno che le Istituzioni ci diano una mano. Sono tanti anni che vivo in Italia (sempre a Loreggia), ho anche la cittadinanza italiana, ma questo sembra non contare. Ho anche un lavoro a tempo indeterminato in un’azienda solida del territorio e ho sempre pagato regolarmente l’affitto. Lo sfratto è dovuto alla fine del contratto e la proprietaria non intende assolutamente rinnovarlo. Chiedo alle Istituzioni di non lasciarmi solo e aiutarmi a risolvere questa situazione che toglie la serenità a me e alla mia famiglia”.

Il Servizio di Telenordest sul tentato sfratto della famiglia di Ba Mamadou Alpha (moglie e 4 figli piccoli) di ieri a Loreggia

“La precarietà ha troppe facce: combattiamola insieme”. Al via la campagna Cgil

La Cgil, con le sue categorie, lancia una campagna di sensibilizzazione e informazione sulla precarietà, ma anche di lotta contro la precarietà. L'obiettivo è focalizzare l’attenzione sulle questioni della qualità e della dignità del lavoro e della condizione dei redditi, temi che per la Confederazione “non sono al centro dell’agenda politica del nostro Paese”.

“La precarietà ha troppe facce. Combattiamola insieme” sarà lo slogan della campagna che per nove settimane darà voce a chi fa i conti con ogni tipo di flessibilità e di incertezza, i milioni di precari di tutte le età, in ogni settore produttivo, pubblico e privato, al Nord come al Sud e al Centro. Contratti a termine, part time, spesso involontari, in appalto, in somministrazione, stagionali, con voucher o intermittenti, a collaborazione o partita Iva, con orari ridotti, irregolari.

“Abbiamo scelto i volti - spiega la segretaria confederale della Cgil Maria Grazia Gabrielli - perché dietro ai numeri dei milioni precari ci sono persone, con le loro storie, le loro ansie, i problemi quotidiani, i sogni, le aspettative. Raccontarli in maniera diretta, chiara e nitida, le rende concrete”. Per la dirigente sindacale “le politiche fatte hanno peggiorato il quadro, dal Jobs Act ai più recenti provvedimenti attuati da questo Governo nel Dl 48 del 4 maggio 2023, con cui si è ulteriormente liberalizzato l'uso del contratto a termine e riesteso l'uso del voucher, ai provvedimenti in discussione in queste settimane relativi al Collegato Lavoro e al Decreto Pnrr. E, ancor peggio, le scelte che non vengono compiute lasciano questi lavoratori in una condizione di mancanza di libertà, poiché non possono vivere dignitosamente né decidere della propria vita. inoltre le condizioni di lavoro presenti segnano già il rischio di una futura pensione povera”. Per questo, conclude Gabrielli “la precarietà va combattuta tutti insieme e noi continueremo a farlo con molti strumenti, dalla contrattazione alle proposte di riforma, con il contenzioso e la mobilitazione”.

Primo focus della campagna: le lavoratrici e i lavoratori a termine che in Italia secondo l’Istat sono circa 3 milioni. Stando alle rilevazioni Inps (osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo 2022), nel settore privato, la retribuzione media annua è di 10.400 euro, il numero di giornate retribuite 155, pari a circa 6 mesi. Sono soprattutto giovani under 35 (il 48,9%), più uomini che donne (52,4% contro 47,6%), tra i settori spiccano noleggio, agenzie di viaggio, supporto alle imprese (21%) e alloggio e ristorazione (15%).

Ma è anche nei settori pubblici che i numeri colpiscono: oltre 500 mila le persone occupate a termine, di cui più di 106 mila nella pubblica amministrazione, dalla sanità alle funzioni locali; quasi 205 mila docenti nella scuola; altri 200 mila lavoratori circa dei settori della conoscenza (scuola, ricerca, università, alta formazione).

Andando al seguente link è possibile scaricare i materiali grafici della campagna https://collettiva.wetransfer.com/downloads/bba0db2aa5ab4ae400603a5b46b9322520240314091716/c011a0