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“Stesso Paese, stessi diritti”. Ieri, lunedì 11 marzo, è arrivato a Padova il “camper dei diritti” della Flc Cgil contro il Disegno di Legge Calderoli sull'autonomia differenziata

  • Allega: camper_matt_gazz_corr.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sull'iniziativa della Flc Cgil con il "camper dei diritti"
  • video link: Visita il sito

Presentata, in due appuntamenti in città, la campagna informativa della Flc Cgil contro il disegno di autonomia differenziata proposto dal Governo arriva a Padova

Ieri, lunedì 11 marzo è arrivato nella città di Padova il cosiddetto “camper dei diritti” della Flc Cgil Nazionale, il mezzo con cui la categoria che si occupa dei lavoratori della conoscenza sta percorrendo in lungo e in largo tutto il territorio nazionale per portare avanti la campagna “Stesso Paese, stessi diritti”, nata con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo civile sul de-finanziamento dei settori della conoscenza e sulle gravi conseguenze dell’autonomia differenziata, il disegno di legge proposto dal Governo che acuirà le differenze tra regioni e tenderà ad impoverire ulteriormente il mondo della formazione.

Due gli appuntamenti previsti a Padova: in mattinata, il Camper si è fermato in Piazza dei Signori dove ha incontrato alcuni rappresentanti istituzionali (l’On. Alessandro Zan e la Consigliera Regionale Elena Ostanel, l’Assessora del Comune di Padova, Cristina Piva ), del mondo dell’Associazionismo e della Scuola a cui sono stati invitati anche i rappresentanti della stampa e delle tv locali. Presenti, oltre alla Segreteria Provinciale della Flc Cgil Padova, anche Marta Viotto, Segretario Generale della Flc Cgil Veneto e il Segretario Generale della Camera del Lavoro di Padova, Aldo Marturano. Nel pomeriggio, invece, l’incontro in Piazza Portello con RSU, delegati e personale della scuola, dell’Università, appartenenti al Comitato Precari, nonché le ragazze e i ragazzi di Udu, Rete degli Studenti Medi e Ultima Generazione. Il giorno dopo (vale a dire, stamani) il camper è partito alla volta di Monselice, dove in mattinata ha fatto un’iniziativa in Piazza Mazzini.

“Con questa iniziativa – ha spiegato Mara Patella, Segretaria Generale della Flc Cgil Padova – la nostra categoria ha deciso di girare per tutta l’Italia per spiegare nei territori che non è attraverso l’autonomia differenziata che si risolveranno i problemi dell’istruzione e della formazione nel nostro paese, anzi così saranno destinati inevitabilmente ad aggravarsi, ma iniziando bensì una non più rinviabile lotta per il contrasto alla precarizzazione del personale della scuola, intervenendo per eliminare i sempre più crescenti ritardi dei rinnovi dei CCNL, affrontando il gravoso problema dei “bassi” salari nei settori pubblici e privati sia per la scuola, che università, AFAM e ricerca: insomma ponendo fine all’ormai cronico taglio che subiscono gli organici nel mondo dell’istruzione e della formazione”.

Il servizio di Telenordest sull'iniziativa del camper dei diritti della Flc Cgil

 

"Genitori che lavorano": uscita la 6a edizione della guida ai congedi e permessi di Cgil e Patronato Inca

Alla luce degli adeguamenti normativi apportati sulle tematiche legate all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, la Cgil e il Patronato Inca Cgil hanno aggiornato a febbraio 2024,  “Genitori che lavorano”, 6ª edizione della guida ai congedi e permessi. 

La guida è in formato digitale ed è scaricabile cliccando su questo link https://tinyurl.com/4kmfc98p

Oltre ad essere un utile strumento per gli operatori INCA nello svolgimento della consulenza in ambito genitoriale, può essere anche un importante supporto al lavoro di delegate e delegati nello svolgimento della loro attività sindacale.

Dipendenti comunali in stato di agitazione a Battaglia Terme: il Comune ha tolto loro i rimborsi spese per il pranzo. Ieri, l'incontro in Prefettura tra amministrazione e Cgil, Cisl e Uil previsto dalla procedura di raffreddamento

Fp Cgil Padova, Cisl Fp Padova e Rovigo, Uil Fpl Padova: “Uno stato di agitazione determinato dalla decisione del Comune di togliere il rimborso di 5,16 euro ai dipendenti per la pausa pranzo. Incontro interlocutorio: proposte soluzioni alternative che siamo disposti ad accettare ma che attendiamo di vedere realizzate. Rimane lo stato di agitazione ma fino al prossimo incontro, previsto tra circa un mese, non metteremo in campo nessuna azione”

 

Tutto è iniziato lo scorso 15 febbraio, quando al termine di una riunione infuocata, l’assemblea generale dei lavoratori del Comune di Battaglia Terme ha dato mandato alle organizzazioni sindacali Fp Cgil Padova, Cisl Fp Padova e Rovigo e Uil Fpl Padova, di indire, a partire da quel giorno, lo stato di agitazione. Motivo dello scontro, la decisione presa unilateralmente dall’Amministrazione Comunale di sospendere, da gennaio 2024, l’erogazione dei buoni pasto per il proprio personale. Un provvedimento che i 13 dipendenti del Comune non hanno letteralmente digerito.

“Nel caso di Battaglia Terme – precisano Maurizio Galletto della FP Cgil Padova, Ettore Furlan di Cisl Padova e Rovigo e Michele Magrini di Uil Fpl Padova – non vi era neanche un buono pasto (figurarsi i buoni pasto elettronici che inutilmente avevamo chiesto in passato di attivare) ma un rimborso che poteva arrivare fino a 2/3 del totale della spesa del pasto per un massimo di euro 5,16, previa verifica del giorno e ora per la certezza del rientro lavorativo. Chiarito ciò, quando siamo venuti a sapere dell’intenzione dell’Amministrazione di togliere questi rimborsi, naturalmente, abbiamo chiesto un incontro al Sindaco, accordatoci lo scorso 16 novembre, ma che non si è mai svolto causa la sua improvvisa assenza per malattia. Semplicemente, in quell’occasione, aveva delegato la Segretaria Comunale di avvisarci che rimaneva fermo nei suoi propositi. Averlo saputo quando eravamo già in Municipio non ci è sembrato per niente un bel segnale, sia verso il benessere organizzativo dei dipendenti, con evidenti ricadute sul clima aziendale, sia verso il rispetto delle relazioni sindacali, data l’assoluta mancanza di qualsiasi avviso dell’assenza del Sindaco e la decisione di non delegare nessun altro amministratore al confronto. Inevitabile, per noi, chiedere l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione del conflitto che ci ha portato questa sera, giovedì 7 marzo, in Prefettura”.

All’incontro, avvenuto con la mediazione del Vice Prefetto Aggiunto, Dott. Enrico Fameli, oltre ai tre già citati sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, erano presenti, in rappresentanza del Comune, il Sindaco Massimo Momolo e la Segretaria Comunale Rauccio Vittoria. “Si è trattato di un incontro interlocutorio – chiariscono i tre rappresentanti sindacali – dove abbiamo reciprocamente espresso le nostre posizioni. Il Sindaco ha sostenuto che, visti gli alti premi di produzione che già gode il personale, il rimborso per le spese dei pasti non è indispensabile. I dipendenti, e noi la pensiamo come loro, non sono per niente d’accordo visto il basso livello dei loro stipendi sempre più inadeguati di fronte all’impennata dei prezzi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni”.  

“Comunque – proseguono Galletto, Furlan e Magrini – l’incontro è proseguito in un clima civile e abbiamo trovato una mediazione che potrebbe soddisfarci. Davanti alla nostra proposta di introdurre i ticket elettronici, respinta perché troppo onerosa per l’Amministrazione, ci sono state proposte soluzioni alternative. La prima è il progetto di attivare una sorta di mensa con un bar da mettere a disposizione dei dipendenti in una struttura comunale o, in alternativa, attivare una convenzione con qualche locale vicino al Comune dove potranno recarsi nella loro pausa pranzo. Il Sindaco ci ha chiesto circa un mese di tempo per verificare la fattibilità economica di entrambe le soluzioni e noi abbiamo accettato: ci rincontreremo il 9 aprile. Nel contempo lo stato di agitazione rimane ma fino ad allora non faremo nessuna azione”.

“Restiamo in attesa degli eventi – concludono Galletto, Furlan e Magrini – ma ribadiamo che togliere il rimborso dei pasti, senza prevedere nessun’altra soluzione alternativa, sarebbe una scelta puramente politica e non sarebbe dettata dalla mancanza di risorse, nonostante le restrittive norme sulle spese per il personale. Una scelta, ben inteso, che rientra tra le facoltà del Sindaco e che può assumere perché siamo nell’ambito del pubblico, nel settore privato non sarebbe possibile. Ma è su questo che lo invitiamo a riflettere. È da un po’ di tempo che stiamo assistendo ad una fuga in massa di lavoratori dal pubblico verso il settore privato. E la cosa non ci meraviglia: chi è che vuole lavorare in un settore dove a fronte delle alte responsabilità di cui si porta l’onere, si viene ricompensati con bassi stipendi, disinteresse della politica e, anche, dei cittadini che notoriamente molto spesso ritengono, ingiustamente, i lavoratori pubblici dei fannulloni? Eppure, senza dipendenti pubblici, non è che i servizi miglioreranno, anzi pian piano spariranno o diventeranno a pagamento e destinati solo a chi se li può permettere. Togliere i rimborsi dei pasti ai dipendenti sarebbe solo un altro tassello verso questa deriva. Un’eventualità da scongiurare in tutti i modi, a maggior ragione se si è il Sindaco di un’Amministrazione Comunale”.

Donne vittime di violenza: congedo e reddito di libertà, ecco come fare. Il volantino informativo di INCA e CGIL

Quando si verifica la violenza per le vittime si tratta di dover gestire uno dei momenti più delicati. Spesso le donne sono costrette alla fuga da un momento all’altro, senza averlo pianificato e senza essersi preparate. Magari anche insieme ai figli, se ne hanno. Improvvisamente precipitano nella rottura della quotidianità, costrette a cambiare vita e ad abbandonare le loro cose.

In realtà si tratta di una fuga salvifica verso una condizione infinitamente migliore. Ma il primo periodo è difficile. Che siano ospitate in una Casa Rifugio o solamente in carico ad un Centro Antiviolenza, ricevono tutto il sostegno psicologico e legale, ma la legge prevede anche una serie di strumenti volti ad agevolare questa fase di passaggio.

A partire dal Reddito di Libertà, che prevede la messa a disposizione di una piccola liquidità per le prime spese necessarie. Se, inoltre, hanno necessità di non recarsi al lavoro per questioni di sicurezza, o anche per consultare un legale o uno psicologo, possono usufruire del congedo retribuito di 90 giorni che alcuni contratti di lavoro estendono fino a 180 giorni. Inoltre, possono ottenere il 100% dell’Assegno Unico per i figli, oltre a poter godere di tutti i congedi parentali nel caso di affido esclusivo.

Queste sono solo alcune delle norme previste che aumentano le tutele per le donne in uscita dalla violenza che, come CGIL, abbiamo contribuito a prevedere.

Siamo certi che il nostro impegno costante, insieme a quello delle altre associazioni, porterà a migliorare ed estendere sempre più le tutele, su un problema così grave che, come dimostrano i dati a disposizione, rischia di essere assolutamente sottodimensionato.

Si tratta spesso di norme poco conosciute e, di conseguenza, poco agite.

Per questo INCA e CGIL hanno pensato, in occasione dell’8 marzo, di prevedere un volantino informativo per aiutare le donne ad orientarsi tra le tutele disponibili


CONGEDO INDENNIZZATO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA DI GENERE
Per le lavoratrici dipendenti, con un rapporto di lavoro in corso di svolgimento, che sono inserite in percorsi di protezione, il decreto legislativo n. 80/2015 ha introdotto la possibilità di astenersi dal lavoro per un periodo massimo di 90 giorni entro tre anni dalla data di inizio del percorso di protezione certificato.

Il congedo è rivolto alle seguenti categorie di lavoratrici:

  • lavoratrici dipendenti;
  • apprendiste, operaie, impiegate e dirigenti con un rapporto di lavoro in corso all’inizio del congedo;
  • lavoratrici agricole a tempo indeterminato o determinato;
  • lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari;
  • lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche;
  • lavoratrici autonome;
  • lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS.

Il congedo è fruibile in coincidenza delle giornate lavorative. Non spetta quindi nei giorni in cui non è previsto lo svolgimento dell’attività professionale (quali, ad esempio, nei giorni festivi, nei periodi di sospensione dal lavoro o se si è in aspettativa) e nei giorni successivi alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Questa opportunità può essere fruita in modalità giornaliera o oraria.
Per le giornate di congedo utilizzate è corrisposta un’indennità giornaliera pari al 100% dell’ultima retribuzione, che viene corrisposta dal datore di lavoro direttamente in busta paga.

Per alcune categorie, l’indennità è pagata dall’INPS con bonifico postale o l’accredito su conto corrente bancario o postale, vale a dire:

  • lavoratrici stagionali;
  • operaie agricole (salva la facoltà di anticipazione dell’indennità, da parte del datore di lavoro, in favore delle operaie agricole a tempo indeterminato);
  • lavoratrici dello spettacolo saltuarie o a termine;
  • lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti).
N.B. - ALLE LAVORATRICI ISCRITTE ALLA GESTIONE SEPARATA
è riconosciuto solo il diritto alla sospensione del rapporto di collaborazione ma non all’indennità.

 

Le domande da inoltrare all’INPS devono essere presentate esclusivamente in via telematica. Al momento della richiesta de ve essere consegnata anche la certificazione che attesti l’inserimento della lavoratrice nel percorso di protezione, rilasciato dai servizi sociali del Comune di appartenenza, dai centri antiviolenza o dalle Case Rifugio.
VIENI IN CGIL PER VERIFICARE IL TUO CONTRATTO POICHÉ ALCUNI ESTENDONO IL CONGEDO FINO A SEI MESI.


REDDITO DI LIBERTÀ
Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 dicembre 2020, inoltre, è stato introdotto un contributo denominato “Reddito di Libertà”, destinato alle donne vittime di violenza, senza figli o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriusci ta dalla violenza, al fine di contribuire a sostenerne l’autonomia.
La misura consiste in un contributo economico, stabilito nella misura massima di 400 euro mensili concesso in un’unica soluzione per massimo 12 mesi, finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale, nonché il percorso scolastico e formativo dei figli o delle figlie minori.
Il Reddito di Libertà è compatibile con altri strumenti di sostegno al reddito (ADI, NASPI ecc.). Destinatarie del contributo sono le donne residenti nel territorio italiano, cittadine italiane o comunitarie, oppure, cittadine di uno Stato extracomunitario, in possesso di un regolare permesso di soggiorno, aventi lo status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria.
La domanda deve essere presentata all’INPS dalle donne interessate, direttamente o mediante un rappresentante legale o un delegato, tramite il Comune di residenza.

N.B – ASSEGNO UNICO. Le donne inserite in un percorso di uscita dalla violenza certificato dai servizi sociali territoriali o dai centri antiviolenza, hanno il diritto di  usufruire del 100% dell’Assegno Unico.
ASSEGNO DI INCLUSIONE. Le donne vittime di violenza di genere in carico ai servizi sociali o sociosanitari, in presenza di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria ovvero dell'inserimento nei Centri Antiviolenza o nelle Case Rifugio, possono  richiedere l'Assegno di Inclusione.
 
 

Sanzioni illeggittime: Poste Italiane ancora sconfitta in Tribunale. La soddisfazione di Cgil Padova e Slc Cgil Veneto

Poste Italiane nuovamente sconfitta in Tribunale: ancora una volta dichiarata illegittima una sanzione disciplinare comminata ad una dipendente che aveva rifiutato di assumere il ruolo di direttore presso un ufficio cui era stata momentaneamente distaccata per coprire la mancanza di personale

Cgil Padova e Slc Cgil Veneto: “Per la terza volta consecutiva, un Giudice del Lavoro ha sanzionato l’arroganza di Poste Italiane e ritenuto ingiustificata la sanzione disciplinare ad una dipendente che aveva rifiutato di vedersi assegnare mansioni che esulavano dal proprio inquadramento professionale. E siamo in attesa di una quarta sentenza su un altro caso del tutto analogo”

“L’ennesimo caso dovuto alla cronica mancanza di personale a cui Poste Italiane non sta ponendo rimedio”

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa domanda, istanza ed eccezione, così provvede: dichiara illegittimo ed annulla il provvedimento disciplinare dell’ammonizione scritta irrogato alla ricorrente in data 19.5.2022; condanna Poste Italiane spa a rifondere alla ricorrente le spese di lite che si liquidano in complessivi euro 3000,00 per compenso, oltre spese generali (15%), IVA e CPA con distrazione in favore del procuratore attoreo dichiaratosi antistatario”. È con questa formula, che il Giudice del Lavoro Dott. Maurizio Pascali, in forza al Tribunale di Padova, ha chiosato la sentenza con cui si è conclusa una vicenda iniziata il 5 aprile del 2022, giorno in cui una dipendente di un ufficio postale della provincia padovana si era rifiutata di eseguire un ordine di servizio aziendale con cui le si chiedeva di recarsi in distacco operativo presso un altro ufficio postale di un Comune poco lontano assumendone la carica di Direttore. Nel motivare tale rifiuto, la lavoratrice aveva dato la propria disponibilità ad andare in distacco ma solo continuando a svolgere le proprie mansioni di operatore, per le quali era inquadrata nel Livello C, e non quelle di Direttore che prevedono un Livello B. Ciò nonostante Poste Italiane procedeva con una sanzione disciplinare consistente in un’ammonizione scritta, motivo per cui la lavoratrice si era rivolta alla Cgil per fare ricorso contro quella che riteneva, legittimamente, un’ingiustizia.

“Una sentenza che ci soddisfa su tutta la linea – intervengono Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto e Marianna Cestaro, Segretaria Confederale della Cgil di Padova – e che conclude un procedimento giudiziario cui siamo stati costretti dall’atteggiamento di Poste Italiane che preferisce spendere risorse in avvocati e intasare le aule dei tribunali invece che risolvere queste vertenze attraverso un arbitrato e delle normali relazioni sindacali. Peggio per loro, il risultato non cambia: anche questa volta, come in altri due casi simili, Poste Italiane ha torto e noi abbiamo ragione. E siamo certi che il prossimo caso analogo cui attendiamo la sentenza finirà nello stesso modo perché la legge su questo punto è chiara”.

“È quel che si evince esplicitamente da questo caso – proseguono i due sindacalisti – dove il Giudice ha richiamato espressamente un orientamento consolidato della Suprema Corte di Cassazione riguardante il principio di autotutela enunciato dall’art 1460 del Codice Civile perfettamente applicabile al nostro caso. Come lo stesso giudice ha ricordato nella sentenza, a cui è giunto dopo aver sentito la testimonianza della stessa lavoratrice e dei rappresentanti di Poste Italiane, il ruolo di Direttore di un Ufficio Postale comporta delle responsabilità penali per cui è necessario un determinato inquadramento professionale, il livello B, che la lavoratrice non possedeva, appartenendo al livello C, e per cui non aveva fatto nessun corso di formazione. E aggiungendo, testuali parole, che ‘il comportamento datoriale non appare improntato a correttezza e buona fede con conseguente legittimità del rifiuto opposto’. È quel che noi sosteniamo da sempre. Eppure a Poste Italiane continuano a far finta di non capirlo e a sanzionare disciplinarmente i dipendenti che, legittimamente, si rifiutano di assumere incarichi per cui non hanno l’inquadramento professionale e la formazione necessaria”.

“Queste vertenze – dicono Gallo e Cestaro – nascono da una semplice ed evidente verità che è davanti agli occhi di tutti, lavoratori e utenti, da anni: a Poste Italiane vi è una cronica mancanza di personale. Senza interventi strutturali, l’unica soluzione che sanno trovare è distaccare momentaneamente i dipendenti nelle sedi vacanti in una perenne logica emergenziale e quando capita che oppongano un legittimo rifiuto, li si costringe fino a sanzionarli. Questa è la realtà che si vive in una delle più grandi e articolate aziende del Paese: poco personale e strumentazioni obsolete”.

“Eppure – concludono i due rappresentanti della Cgil – nonostante queste condizioni, i vertici nazionali di Poste Italiane dipingono un futuro roseo, magari da raggiungere attraverso un’ulteriore privatizzazione che riduca il controllo pubblico dall’azienda, tralasciando le conseguenze che ciò comporterà in termini di riorganizzazione (e probabile riduzione) del servizio universale e non fornendo, proprio in tema di personale, nessuna garanzia sulle assunzioni e sulla formazione, come se non fossero questioni urgenti e non più procrastinabili. Non mancano invece dichiarazioni ardite da parte dei Vertici aziendali che, proprio nei giorni scorsi nel presentare il progetto Polis, hanno lanciato il servizio per il rilascio dei passaporti negli uffici postali dei Comuni con meno di 15mila abitanti. Saremo lieti di sapere come e quando questo sarà realmente praticabile dato che ad oggi, in nessun ufficio postale si possono fare i passaporti perché manca quasi ovunque la strumentazione necessaria e là dove c’è, non è ancora stata abilitata”.

 
 
 
 

Il 9 marzo manifestazione nazionale per la pace a Roma. Il Volantino.

Dopo la giornata nazionale del 24 febbraio, convocata dalle coalizioni di AssisiPaceGiusta e Europe for Peace, che ha visto più di 120 città e decine di migliaia di cittadine e cittadini mobilitarsi per chiedere di fermare tutte le guerre, per difendere i diritti democratici fondamentali come la libertà di manifestare, il diritto di sciopero, il diritto di associazione e di espressione, oggi messi in discussione, invitiamo a partecipare alla manifestazione nazionale per:

difendere il diritto e la libertà di manifestare; cessate il fuoco; impedire il genocidio; garantire assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza; liberazione di ostaggi e prigionieri; fine dell'occupazione e riconoscimento dello Stato di Palestina sulla base delle risoluzioni onu; conferenza internazionale per la pace e la giustizia in Medio Oriente.

Coalizione ASSISIPACEGIUSTA

Rete Italiana Pace e Disarmo, CGIL, ACLI, ANPI, ARCI, Altromercato, Archivio Disarmo, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ALI (Associazione delle Autonomie Locali Italiane), Associazione per la Pace, AssoPacePalestina, Casa per la Pace Modena, Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale , Centro Studi Sereno Regis, CIPAX Centro Interconfessionale per la Pace , CNCA, Emmaus Italia ETS, Emergency, Fondazione Finanza Etica, Fondazione La Pira, Fondazione Lelio e Lisli Basso, Fondazione PerugiAssisi, GLAM, MIR, Movimento Nonviolento, O.P.A.L., Pax Christi, Percorsi di Pace, Il Portico della Pace, Legambiente, Libera, NEXUS, Rete degli Studenti Medi, Sbilanciamoci, Unione degli Universitari

per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per coloro che da Padova intendono partecipare e scendere con i pulman messi a disposizione dalla Cgil, scriva per prenotare a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Domani, Sabato 24 febbraio: giornata di mobilitazione per l’immediato cessate il fuoco in Palestina e Ucraina: a Padova, anche la Cgil al Flash mob delle 12.00, davanti Palazzo Moroni di "Uniti per la Pace - Padova"

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  • Descrizione allegato: La locandina dell'iniziativa

Domani, sabato 24 febbraio saranno due anni da quando è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina. Un conflitto a cui nel frattempo, oltre a quelli già presenti, si sono aggiunti altri focolai di violenza e teatri di guerra: Siria, Afghanistan, Yemen, Etiopia, Sudan, solo per citarne alcuni (sono più di 50 attualmente le guerre nel mondo), senza dimenticare quel che sta succedendo in questi giorni nella Striscia di Gaza dove la ferocia e l’accanimento distruttivo hanno raggiunto vette che lasciano allibiti.

Ed è proprio per dire “basta” a tutti questi conflitti, che “Uniti per la Pace – Padova”, la sigla dietro cui si riconoscono una ventina di associazioni sia laiche che religiose della nostra provincia tra cui la Cgil di Padova, aderisce alla giornata di mobilitazione lanciata dalla Rete Nazionale Pace e DisarmoEurope for Peace e Coalizione Assisi Pace Giusta, prevista sabato 24 febbraio, con un flash mob sul Liston, davanti a Palazzo Moroni, con inizio alle ore 12.00.

“Sono ormai due anni – fanno sapere da “Uniti per la Pace - Padova – che è iniziata la guerra in Ucraina, un conflitto che ha generato centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi e la distruzione di un terzo del paese. In Siria, sono ormai 13 anni che si muore sotto le bombe di una discordia che ha distrutto una secolare convivenza inter-religiosa e inter-comunitaria. In Africa, guerre e neo-colonialismo non hanno mai cessato di coesistere e di schiacciare le speranze di democrazia e libertà. Ed è sotto gli occhi di tutti la spirale di violenza e orrore che a partire dal 7 ottobre, con l’atroce attacco di Hamas che ha provocato 1200 vittime e più di 200 ostaggi, si è innescata in Medio Oriente con la conseguente invasione della Striscia di Gaza che ha ucciso più di 24.000 palestinesi (inclusi bambini, donne e anziani) distrutto ospedali, scuole, presidi delle Nazioni Uniti. E questi sono solo esempi di un elenco di conflitti che sembrano non finire mai”.

“La guerra non è mai una soluzione – l’appello di Uniti per la Pace – per questo invitiamo tutti a scendere in piazza per ribadire il proprio NO a tutte le guerre, insieme al rifiuto al riarmo e alla logica della violenza. Fermiamo la criminale follia delle guerre, non abituiamoci all’orrore. Mobilitarsi oggi per la pace, per il disarmo, per la nonviolenza, significa non accettare la distruzione dei diritti, delle democrazie e dello stesso pianeta. Ed è necessario che ognuno faccia la sua piccola parte”.

Le Associazioni padovane della Rete Italiana Pace e Disarmo e di Uniti per la Pace - Padova: CGIL CISL UIL - Ufficio Diocesano Pastorale Sociale – ANPI – Associazione per la Pace – Movimento dei Focolari – Beati i Costruttori di Pace – Azione Cattolica – MIR – Rete Studenti Medi – UDU – ACLI – ARCI – Libera – Legambiente – Comunità Papa Giovanni XXIII – Donne in Nero – Centro Pandora – Casa delle Donne – Emergency 

Crollo di Firenze: mercoledì 21 febbraio, 2 ore di sciopero nazionale di edili e metalmeccanici. A Padova, alle 17.30, presidio di Cgil e Uil (con tutte le categorie) davanti alla Prefettura in P.zza Antenore

Cgil Padova e Uil Padova: “L’ennesima insopportabile tragedia sul lavoro che chiama in causa il sistema dei subappalti dove il profitto vale molto di più delle vite umane. Su lavoro e sicurezza necessario un cambio di passo del Governo e della politica”

Dopo il crollo avvenuto venerdì scorso in un cantiere di Esselunga a Firenze che ha provocato la probabile morte di 5 operai (di uno, al momento, si stanno ancora cercando i resti), le Segreterie nazionali di Cgil e Uil, insieme alle categorie di edili e metalmeccanici – Fillea Cgil, Feneal Uil, Fiom Cgil e Uilm Uil – hanno proclamato per la giornata di mercoledì 21 febbraio due ore di sciopero nazionale e invitato tutte le Camere del Lavoro provinciali ad organizzare mobilitazioni nei propri territori per protestare contro questa ennesima insopportabile tragedia su un luogo di lavoro.

Cgil Padova e Uil Padova hanno quindi deciso di fare un presidio in Piazza Antenore, davanti alla Prefettura, a partire dalle 17.30. Un sit-in a cui, i sindacati hanno esteso la partecipazione, oltre alle categorie di edili e metalmeccanici, anche a lavoratrici, lavoratori e rappresentanti di tutte le categorie.

“Quanto accaduto – dicono Aldo Marturano e Massimo Zanetti, rispettivamente Segretario Generale Cgil Padova e Coordinatore Uil Padova – chiama in causa il sistema dei subappalti che, in particolare nel privato, produce risparmi su condizioni di lavoro, salari, sicurezza, formazione, quindi sulle persone. È giunta l’ora che la politica e il Governo, finora assolutamente latitante sul tema, si prendano la responsabilità di cambiare un modello di sviluppo dove il profitto delle imprese vale infinitamente di più delle vite dei lavoratori”.

“Siamo stanchi delle parole – aggiungono e concludono i due Segretari – ora sono necessari i fatti: lavoro e sicurezza devono essere al centro dell’attenzione politica per mettere in atto soluzioni concrete che pongano fine a quella che è, a tutti gli effetti, un’autentica strage quotidiana. Invitiamo, quindi, la cittadinanza a partecipare al presidio perché la dimensione del problema riguarda tutti: a morire sono padri, madri, figli e figlie che un giorno sono andati al lavoro e non sono più tornati a casa, lasciando nelle proprie famiglie e comunità, vuoti che spesso il tempo non riesce a colmare. È arrivato il momento di dare un forte segnale di discontinuità”.

Nel filmato, il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini commenta la tragedia di Firenze