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“Salario minimo? L’introduzione del salario minimo legale in Italia: analisi e prospettive”. Il Centro Studi Ettore Luccini promuove l’incontro a cui parteciperanno Cgil ed esperti sul tema

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Si informa che giovedì 7 dicembre, alle 17.00, presso la Sala Grande del Centro Universitario Padovano in via Zabarella 82, ci sarà l’incontro pubblico “Salario minimo? L’introduzione del salario minimo legale in Italia: analisi e prospettive” organizzato dal Centro Studi Ettore Luccini, con il patrocinio di CNR ISMed e Comune di Padova. Dopo l’introduzione di Elena Ferraglio, Direttrice del Centro Studi Ettore Luccini, interverranno Tania Toffanin, ricercatrice CNR ISMed, Giancarlo Moro, avvocato e giuslavorista, Matteo Gaddi, ricercatore della Fondazione Sabattini e Mirko Romanato, Segretario Generale NidiL Cgil Padova.

“Il 19 ottobre 2022 – dicono gli organizzatori del CSEL – il Parlamento Europeo ha approvato la versione definitiva della Direttiva sul salario minimo. Scopo della Direttiva è aumentare la copertura della contrattazione collettiva e, nei paesi dove questa copertura è già elevata, definire dei salari minimi legali adeguati. In Europa, ben 22 Stati su 27 applicano un salario minimo legale. A non aver introdotto questa misura rimangono Austria, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia”.

“Nei paesi dove è stato introdotto il salario minimo legale – proseguono – è stata osservata una riduzione della povertà lavorativa, soprattutto nelle occupazioni con retribuzioni contrattuali basse. Sappiamo che, non da oggi, avere una posizione lavorativa a tempo indeterminato non basta. Serve che la retribuzione offra la possibilità di conseguire un tenore di vita dignitoso”.

“L’Italia – conclude la nota – ha un tasso di copertura della contrattazione collettiva molto superiore all’80%. Tuttavia, l’assenza di un salario minimo legale ha prodotto una situazione paradossale nella quale i termini salariali dettati dalla contrattazione collettiva sono sovente ben al di sotto del trattamento retributivo considerato congruo secondo quanto stabilito dall’articolo 36 della Costituzione Italiana (Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa). Negli ultimi due decenni, la presenza di un'elevata frammentazione contrattuale ha prodotto l'applicazione di contratti firmati da organizzazioni sindacali e associazioni datoriali che non sono maggiormente rappresentative e che applicano minimi tabellari più bassi. Si è così prodotto un indebolimento della contrattazione collettiva, tale da giustificare l’introduzione di un salario minimo legale”.

Nel filmato, il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, interviene in tema di salario minimo

Croce Verde, accordo raggiunto. Termina lo stato di agitazione dei dipendenti. Soddisfazione della Fp Cgil Padova

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova sull'accordo raggiunto in Croce Verde
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Fp Cgil Padova: “Croce Verde e i suoi dipendenti sono salvi! Evitato il commissariamento e raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Determinante lo stato di agitazione dei dipendenti che ha messo Ente e Istituzioni di fronte alle proprie responsabilità e ha dato l’impulso decisivo all’avvio del risanamento”

“Vittoria! Raggiunti gli obiettivi che hanno portato il personale ad indire lo stato di agitazione primo fra tutte la fine della loro instabilità economica dovuta alla mancata sicurezza nei pagamenti. Una situazione che toglieva il sonno a tutti: sia al personale a tempo determinato che quello a tempo indeterminato. Accanto a questo, ci conforta che Croce Verde ha finalmente accelerato e definito quei passi necessari al ripianamento dei debiti”.

Sono soddisfatti Alessandra Stivali e Alfredo Sbucafratta, rispettivamente Segretaria Generale e Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova, al termine del tentativo di conciliazione tenutosi ieri in Prefettura a Padova e che li ha visti – accompagnati dalla RSU in Croce Verde, Aprio Bomben – incontrare con la mediazione del Vice Capo di Gabinetto della Prefettura di Padova, Enrico Fameli, i vertici di Croce Verde rappresentata dal Presidente Egidio Bassan e da Francesca Vianello dell’Ufficio Personale.

“Un incontro molto positivo – confermano i sindacalisti – perché Croce Verde ci ha fornito le necessarie rassicurazioni su tutti i punti che avevano indotto il personale a proclamare lo stato di agitazione. Vogliamo ricordare che l’allarmante situazione debitoria di Croce Verde aveva reso difficoltoso il pagamento degli stipendi di tutto il personale, imposto il non rinnovo dei contratti a tempo determinato e posto dei seri interrogativi sulla stessa sopravvivenza dell’Ente. Una situazione derivante dall’enorme debito accumulato a causa del mancato rinnovo della convenzione con Azienda Ospedaliera e Ulss 6 Euganea e quindi del mancato adeguamento economico rispetto all’aumento del costo del servizio trasporti, dove a fronte di una spesa di 69 euro a corsa, ne venivano rifondati 50. A tutto questo si aggiunga anche che le contrattazioni per trovare un accordo di partenariato erano molto lente se non sostanzialmente ferme”.

“Dopo che il personale ha proclamato lo stato di agitazione – proseguono Stivali e Sbucafratta – nel corso di questi due mesi di confronto con Croce Verde che ha coinvolto anche il Comune di Padova, l’Azienda Ospedale Università, l’Ulss 6 e la Regione Veneto, finalmente le cose si sono smosse. Innanzitutto, il costo del servizio verrà adeguato e da 50 euro sale a 69. Inoltre, davvero a tempi di record, l’Ulss 6 ha firmato un accordo ponte per il servizio trasporti e sta concludendo la fase di autorizzazione per la definizione del partenariato. Ma non finisce qui: anche il CRITE (Commissione Regionale per l'Investimento, Tecnologia e Edilizia) ha riconosciuto e autorizzato la definizione del futuro Partenariato. E gli accordi ponte dureranno finché questi due accordi non saranno attivati. Questo è molto importante perché significa che finalmente l’aumento del debito di Croce Verde è stato bloccato e che l’Ente ora non è più instabile finanziariamente. Con il riconoscimento dell’adeguamento dei costi per il servizio 118 in base alle tabelle Istat, Croce Verde ha potuto contare su un’entrata di 900 mila euro e ciò ha permesso di ristabilire un equilibrio anche per il fido bancario. Allo stesso tempo, grazie agli introiti dovuti all’accordo ponte, si sta procedendo al pagamento nei confronti dei fornitori con i quali l’esposizione era di circa 1 milione di euro. Insomma: le cose stanno prendendo la piega giusta”.

“La verità – concludono Stivali e Sbucafratta – è che tutto questo, senza lo stato di agitazione dei dipendenti, non si sarebbe messo in moto. La protesta dei dipendenti non solo ha portato alla luce la pesante situazione debitoria in cui era finita Croce Verde ma ha costretto le Istituzioni, Azienda Ospedaliera, Ulss 6, Comune e Regione a prendersi carico del problema. Per quel che ci riguarda siamo molto soddisfatti: è stato allontanato il rischio di non pagamento degli stipendi, i dipendenti a tempo determinato non sono più a rischio di non rinnovo e inoltre ci è stato detto che verrà assunto ulteriore personale. Ma, vista la storia di Croce Verde, crediamo che sia una bella notizia per tutta la città di Padova”. 

Il filmato, del 20 ottobre scorso, in cui il Segretario Provinciale della FP Cgil Padova, Alfredo Sbucafratta, spiega la situazione in cui era venuta a trovarsi Croce Verde e i motivi dello stato di agitazione del personale

Cambio di appalto per la logistica a Peroni, i lavoratori dicono no: scatta lo stato di agitazione. Filt Cgil Padova sul piede di guerra

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Filt Cgil Padova: “Questo cambio d’appalto non s’ha da fare! Il trascorso vissuto dagli operatori in appalto Peroni racconta anni e anni di duro lavoro a fronte di continui cambi di appalto, quote sociali perse e ricadute anche fiscali e retributive a loro svantaggio. Oggi è tempo di cambiare modello”.

Geodis è una società multinazionale operante all’interno del birrificio Peroni nella movimentazione della merce.  Geodis è tuttora sottoposta ad amministrazione controllata poiché si è avvalsa di società accusate di evasione fiscale milionaria. Nei mesi scorsi la CGIL ha contribuito a fare emergere queste criticità arrivando attraverso la lodevole mediazione della Regione Veneto ad accorciare la filiera e a stipulare assunzioni diretta in capo a Geodis. Una conquista che ha cancellato decenni di sfruttamento e che oggi è messa in discussione dalla decisione unilaterale della Committenza Birra Peroni. 

“Non ci stiamo! Ma quale cambio di appalto? A Peroni diciamo solo due cose: o Geodis, e i suoi lavoratori, restano a gestire la logistica in Peroni, oppure se l’azienda se ne va, quei lavoratori vanno internalizzati dalla stessa Peroni. Se ne facciano una ragione: altre strade non ci sono. Altrimenti si andrà allo scontro e si continuerà con lo sciopero. E questo significa, data la cruciale attività che questi lavoratori svolgono, fermare l’attività dell’intero stabilimento Peroni.”

Non lasciano spazio a nessuna ambiguità, Massimo Cognolatto, Segretario Generale Filt Cgil Padova e Daniel Perta, Segretario Provinciale Filt Cgil Padova, riguardo allo stato di agitazione che i lavoratori di Geodis hanno proclamato al termine dell’assemblea sindacale tenutasi mercoledì sera dopo aver preso atto della chiusura della Committenza e la volontà di affidare le attività a Cab Log (azienda che opera nella logistica con sede a Noale) dal 1° gennaio 2024 al posto di Geodis. Un’ipotesi contro cui hanno deciso di ribellarsi.

Vogliamo sottolineare – proseguono il Segretario Generale e Provinciale della Filt Cgil Padova – come dopo anni di duro lavoro segnati da continui cambi di appalto, precariato, perdita di quote sociali e contributi, finalmente a partire da maggio 2023, grazie all’opera del sindacato, quei lavoratori erano stati internalizzati passando direttamente alle dipendenze della Geodis. In questo modo avevano acquisito diritti mai goduti venendo inquadrati all’interno del CCNL Trasporti e Logistica. Una vittoria ottenuta anche grazie all’impegno delle Istituzioni, a partire dalla Regione Veneto, che nel 2021 aveva ospitato gli incontri tra sindacati e parti datoriali da cui era nato il 'Protocollo per il superamento delle criticità della filiera della logistica'. E l’accordo con Geodis era stato anche un modo per dare gambe a quel protocollo”.

Ora, come niente fosse – tuonano Cognolatto e Perta – alla Peroni hanno deciso di tornare indietro e rimangiarsi tutto. Addirittura Cab Log ci ha comunicato che intende subappaltare le attività in service ad un’altra ditta, allungando così di nuovo la filiera. Non è accettabile, anche alla luce del protocollo Regionale sulla legalità nella logistica sottoscritto in Regione Veneto nel 2021. Per questo i lavoratori hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione, scioperando. E continueranno su questa linea finché Peroni non si prenderà le sue responsabilità. La CGIL è impegnata concretamente a dare gambe agli impegni che le parti sindacali e datoriali hanno sottoscritto nel 2021 presso le sedi istituzionali: accorciare le filiere, garantire diritti nel rispetto della legalità e produrre una discussione vera su lavoro e operatività”.

E quindi ribadiamo – concludono i due sindacalisti – che se Geodis andrà via da Peroni, l’unica strada percorribile è l’internalizzazione di quei lavoratori nella stessa Peroni. Pensiamo sia arrivato il momento di cambiare modello industriale, di piantarla di distinguere tra lavoratori di serie A e di serie B all’interno degli stessi luoghi di lavoro. E chiediamo alla Regione Veneto e all’assessore Donazzan, che sappiamo essere attenta al tema, di far sentire la propria voce. A rischio è la stessa credibilità delle istituzioni: non è possibile firmare protocolli d’intesa che poi a pochi mesi di distanza vengono completamente dimenticati”.

Il servizio di 7 Gold Telepadova sullo sciopero e presidio davanti alla Peroni di Padova

Manuela De Paolis e Alioune Badara Diop eletti con il 91% nella Segreteria Confederale della Cgil di Padova

Subentrano a Palma Sergio, andata in pensione, e a Dario Verdicchio, passato alla Fiom Cgil

Aldo Marturano: “Con De Paolis e Badara Diop in Segreteria Confederale, la Cgil di Padova pronta a sostenere le sfide che l’attendono nel territorio e la mobilitazione contro le scelte di un Governo indifferente alla dilagante crisi sociale”

Si è tenuta, lunedì 27 maggio, presso il Centro Civico “Presca” a Selvazzano Dentro, l’Assemblea Generale della Cgil di Padova, che ha eletto – su proposta del segretario generale Aldo Marturano – Manuela De Paolis e Alioune Badara Diop nuovi componenti della segreteria confederale, in sostituzione di Palma Sergio, andata in pensione a settembre di quest’anno, e Dario Verdicchio, che è entrato nella categoria della Fiom Cgil Padova.

Entrambi i nuovi componenti della Segreteria Confederale hanno una lunga esperienza sindacale alle spalle. 

Manuela De Paolis, attualmente delegata della Funzione Pubblica e dipendente del Comune di Selvazzano, è stata per 8 anni, dal 2013 al 2021, segretaria provinciale della Funzione Pubblica della Cgil Padova per la quale ha seguito i lavoratori degli enti locali, delle RSA, delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (tra cui la Croce Verde), occupandosi anche di contrattazione sociale. È stata anche funzionaria della Filctem Cgil Padova per un anno e mezzo occupandosi dei settori seguiti dalla categoria. Attualmente è componente dell’Assemblea Generale della Cgil Nazionale.

Alioune Badara Diop è originario del Senegal e da anni anche cittadino italiano. È dipendente di un’azienda metalmeccanica, anche se in aspettativa sindacale dal 2018 (legge 300/1970), anno in cui viene eletto segretario provinciale della Fiom Cgil Padova con delega all’artigianato. Ha un incarico per la Fiom Nazionale all’interno dell’Ufficio Europa Internazionale, per il quale segue l’industria europea e ha un’esperienza alle spalle nel sindacato mondiale. È invitato permanente all’Assemblea Generale della Cgil Nazionale, nonché componente della Commissione di Garanzia della Cgil per il Nord Est. Fa parte della delegazione trattante nazionale per il contratto dell’artigianato metalmeccanico ed è infine componente del Coordinamento Nazionale Migranti.

“Con l’elezione di De Paolis e Badara Diop – dice il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – entrano nella Segreteria Confederale due personalità in grado di dare continuità e crescita al lavoro della nostra Camera del Lavoro. Per storia personale, esperienza e competenza, Manuela De Paolis e Alioune Badara Diop sono stati ritenuti i più idonei ad affrontare le sfide che abbiamo di fronte anche nel nostro territorio e siamo certi che i due nuovi Segretari Confederali saranno all’altezza del difficile ma appassionante compito che li attende”.

25 novembre. A Padova, migliaia di persone in piazza nel nome di Giulia. Prima il corteo dal Portello, poi il Flash Mob davanti Palazzo Moroni

Un 25 novembre così non lo avevamo mai visto. Da quando esiste la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne (la ricorrenza fu istituita dalle Nazioni Unite nel 1999) è stata in assoluto l’edizione più partecipata e sentita. Indubbiamente una conseguenza del tragico femminicidio di Giulia Cecchettin, laureanda padovana barbaramente uccisa da un altro giovane studente padovano. Un fatto che ha sconvolto non solo Padova e il Veneto, ma l’intero Paese e travalicato i confini nazionali. L’auspicio è che l’indignazione, le riflessioni e una nuova consapevolezza che questo terribile episodio sembra aver fatto nascere nel Paese non si attenuino con il tempo, ma al contrario si impongano affinché le cose cambino davvero. Sarebbe già un risultato se le donne smettessero di morire per mano di quegli stessi uomini che dicevano di amarle.

A Padova la giornata è stata scandita da molte iniziative (ricordiamo il Flash mob organizzato in mattinata dallo Spi Cgil Padova in Piazza delle Erbe) tra cui il corteo, con raduno e partenza dal Portello, promosso da Coalizione Civica Padova a cui ha aderito anche la Cgil di Padova e tutte le associazioni (coordinamento Donne e Donne Spi, con l’UDU e la Rete degli Studenti Medi, con SNOQ e la casa delle Donne di Padova, l’Anpi e con il Centro Veneto Progetti Donna) con cui era stato organizzato il Flash Mob “Ricordare e Reagire” sul Liston davanti a Palazzo Moroni. Di fatto le due iniziative si sono fuse in un’unica grande manifestazione che ha visto la partecipazione di almeno tremila persone che percorrendo via Belzoni e poi via Altinate hanno raggiunto il centro cittadino e la sede del Comune di Padova. Qui, una folla immensa ha ascoltato i vari interventi coordinati dalla Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Marianna Cestaro che ha anche letto i nomi di tutte le 105 donne vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno. E 105 sono state le candele accese in ricordo di ognuna di loro.

“Abbiamo appena spento 105 candele – ha detto Marianna Cestaro – in ricordo delle vittime di femminicidio un numero alto, troppo alto e che non è più possibile tollerare. Bisogna intervenire e bisogna farlo incisivamente. Voglio ricordare che come Cgil di Padova, 31 anni fa, abbiamo messo insieme le nostre forze per creare il Centro Veneto Progetti Donna, il Centro Antiviolenza di Padova. Perché per combattere questo tipo di violenza bisogna essere preparate e strutturate. E questo noi lo sappiamo da sempre”.

“Il femminicidio di Giulia – ha concluso la Segretaria Confederale della Cgil di Padova – ha davvero scosso le coscienze, forse perché Giulia l’abbiamo conosciuta e questo è avvenuto attraverso le parole coraggiose della sorella Elena che fin da subito ha detto ‘non se n’è andata, è stata presa”. Ecco: quante donne si sono trovate nella situazione di Giulia? Quante sono vittime di molestie e violenza? E tutto ciò accade per colpa degli uomini. Ecco perché questa piazza parla a loro, agli uomini: non sentitevi assolti perché voi non fate male a nessuna donna. Non basta più”.

La manifestazione di sabato 25 novembre 2023

 

Siamo qui per restare: la petizione

Care/i compagne/i,

in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza maschile contro le donne, e mai come in questo momento scosso per l'ennesimo terribile femminicidio, il gruppo di lavoro di BelleCiao lancia una petizione per chiedere di cambiare. Cambiare paradigma culturale e sociale per interrompere la spirale della violenza sessista nei confronti delle donne di ogni età.

Il nostro obiettivo è quello di provocare una riflessione sulle radici della violenza maschile contro le donne raccogliendo il più ampio numero di consensi a sostegno di questa petizione che interpreta l'urgenza e la gravità di una situazione che deve essere affrontata e non negata o celata tra le mura domestiche.

Vi chiediamo si partecipare, diffondere e rilanciare la nostra campagna "Siamo Qui per Restare. Vite Non Numeri" attraverso tutti i vostri canali, utilizzando anche il video di accompagnamento, sostenendo anche la campagna social che prevede la pubblicazione delle proprie foto con l'hashtag #siamoquixrestare.

Adesioni, immagini, storie e contributi potranno essere raccolti su una pagina del sito "collettiva"

Di seguito il link per firmare la petizione: https://bit.ly/3Rb4bdd

Giorgia Fattinnanzi (Responsabile contrasto alla violenza di genere) e Lara Ghiglione (Segretaria Confederale)

Il video di lancio della petizione di "Siamo qui per restare"

Ieri, venerdì 24 novembre, migliaia di persone in piazza con Cgil e Uil contro la manovra finanziaria. Ottima adesione allo sciopero in Provincia di Padova

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Dopo la grande mobilitazione regionale di una settimana fa, altra giornata di scioperi presidi e manifestazioni in tutte le regioni del Nord Italia, ieri venerdì 24 novembre. Ad essere coinvolti le lavoratrici e i lavoratori dei settori privati del manifatturiero, del commercio e dei servizi esentati il 17 novembre. A Padova, fin dalle prime luci dell’alba, presidi in vari punti della provincia con l’obiettivo di convincere le lavoratrici e i lavoratori a non entrare in azienda e venire invece alla manifestazione nel capoluogo. Obiettivo raggiunto pressoché ovunque, in alcune zone senza neanche il bisogno di dover fermare i dipendenti all’entrata dal momento che questi non si sono proprio presentati al lavoro e le aziende, di fatto, non hanno aperto. In generale, punte altissime di adesione: nel commercio si è superato il 50%, nell'agroindustriale il 60%, nella metalmeccanica e nel manifatturiero si è astenuto dal lavoro tra il 70 e l'80% degli addetti. In alcune aziende, in particolare quelle della metalmeccanica, si sono registrate adesioni fra gli operai del 90% come alla VDC di Camposampiero (ex fonderia Anselmi) o alla Carraro Drive Tech di Campodarsego. Uno sciopero che ha coinvolto anche i giovani moltissimi dei quali hanno raggiunto successivamente Piazza Garibaldi, luogo di partenza e di arrivo del corteo che in mattinata ha attraversato il centro storico della città.

Un corteo partecipatissimo

Chi dice tremila, chi si spinge a oltre cinquemila. Poco importa, l’obiettivo di un’alta partecipazione è stato abbondantemente raggiunto. Un corteo con migliaia di lavoratrici e lavoratori dei settori privati, a cui si sono aggiunti – oltre ad un altissimo numero di pensionate e pensionati – anche lavoratori del pubblico che non hanno voluto far mancare la propria solidarietà. Una manifestazione rumorosissima, nata e organizzata nel segno della mobilitazione nazionale promossa da Cgil e Uil con l’obiettivo di ottenere un aumento dei salari, l’estensione dei diritti a tutte le lavoratrici e lavoratori, contrastare una legge di bilancio che nulla fa per arginare il generale impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati senza dare nessuna prospettiva ai giovani. Una protesta che però non ha potuto ignorare quanto successo in queste settimane con il femminicidio di Giulia Cecchettin e la conseguente forte, spontanea e diffusissima reazione dell’opinione pubblica del Paese. Ai tanti temi della manifestazione si è dunque aggiunto anche quello della violenza di genere e del patriarcato a cui inevitabilmente e giustamente molto spazio è stato dedicato negli interventi dal palco, sia dei Segretari di Cgil Padova e Uil Padova, Aldo Marturano e Massimo Zanetti, che delle delegate e delegati delle varie categorie che hanno preso la parola dal palco al termine della manifestazione. E non è sfuggito, perché non casuale, che a portare lo striscione della Cgil di Padova fossero solo donne.

L’intervento del Segretario Marturano

“A una settimana dalla grande manifestazione regionale del 17 novembre, siamo a migliaia di nuovo in Piazza e anche stavolta Ministro Salvini non ci ha visto arrivare! Glielo spieghiamo noi: questo è uno sciopero generale e nazionale che riguarda il Nord Italia. E qui a Padova, come in tutte le provincie, siamo in migliaia!” è così che ha iniziato il proprio discorso il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, per poi aprire, come detto, un’ampia riflessione sul femminicidio di Giulia Cecchettin, sulla cultura del patriarcato ancora dominante, sulle responsabilità degli uomini che vi si adagiano e ricordando, infine, tutte le iniziative in campo per il giorno dopo, il 25 novembre, giornata internazionale dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne.

A favore delle donne

“Quando parliamo di disagio sociale che cresce – ha proseguito poi Marturano – di povertà, precariato, instabilità, di incapacità di guardare al futuro con speranza, parliamo soprattutto di donne! Sono le più svantaggiate. Basti pensare che la differenza salariale tra uomini e donne e di 8000 euro, il 30%. Quando parliamo di disoccupazione ricordiamoci che lavora una donna su due. Quando parliamo di poveri assoluti la maggioranza di loro è donne. Un dato sottostimato perché quando si parla di lavoro povero non si va a vedere il reddito della lavoratrice o del lavoratore, ma quello del nucleo familiare. E così (siccome tra i coniugi chi guadagna meno è spesso la donna) la lavoratrice povera, non viene considerata tale ma una “seconda percettrice di reddito” ed esce dalle statistiche. E questo è scandaloso. Ecco l’esempio di un criterio figlio di quella cultura patriarcale che condanniamo”.

La bocciatura del Governo

Un intervento quello di Marturano che ha elencato tutte le risposte che mancano all’interno della legge finanziaria, criticando la scelta del Governo di andare a cercare le risorse non tassando gli extraprofitti e facendo una seria lotta all’evasione fiscale che in questo Paese supera i 100 miliardi, bensì facendo cassa sui soliti – lavoro dipendente e pensioni – e facendo leva su una propaganda che contraddice sistematicamente con le parole quel che è invece nei fatti. “Basti solo pensare a come ci hanno venduto la favola della riduzione del cuneo contributivo, che si ostinano a chiamare cuneo fiscale facendo credere che questo andrà a incidere sul fisco generale e non sulle nostre future pensioni. Una riduzione che poi porterà dei vantaggi solo a chi ha dei redditi molto alti mentre quasi nulla a chi è sotto i 35 mila euro e nulla a chi è sotto i 20 mila”.

Una bocciatura del Governo durissima e senza sconti. “Trovo inquietante un Governo che si vanta di essere stato promosso da un’agenzia di rating che valuta la tenuta finanziaria del Paese. È sulla tenuta sociale del Paese che noi vi bocciamo! E questa bocciatura viene dalle piazze! Adesso Basta! Non ci fermeremo, continueremo a mobilitarci nei territori finché non avremo risposte. Viva la Uil e viva la Cgil!”.

Il Servizio di Telenordest sulla manifestazione a Padova di venerdì 24 novembre

Domani sciopero del settore privato. Manifestazione in piazza Garibaldi a Padova, con presidi e volantinaggi in tutta la Provincia. Lo studio con gli effetti del taglio del cuneo contributivo e della manovra 2023

Cgil e Uil: “Una manovra che non affronta il drammatico impoverimento di chi vive di lavoro o di pensione e che tradisce nella maniera più clamorosa le promesse elettorali”

Per domani, venerdì 24 novembre, Cgil e Uil hanno proclamato 8 ore di sciopero, in tutte le Regioni del Nord Italia, delle lavoratrici e lavoratori dei settori privati del Manifatturiero, del Commercio, del Turismo e di tutti i servizi regolamentati esentati il 17 novembre.

Si tratta di una delle cinque giornate di mobilitazione promosse su base nazionale dalle due Confederazioni, che hanno l'obiettivo di alzare i salari, estendere i diritti, contrastare una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati, e non offre futuro ai giovani.

Le segreterie di Cgil e Uil di Padova informano che il 24 novembre, a partire dalle 7.00 del mattino, ci saranno presidi e volantinaggi che coinvolgeranno l’intero territorio provinciale: a Monselice, lungo la strada statale all’altezza del supermercato Famila/Mc Donald’s; a Conselve, in zona industriale, nell’area antistante Iperlando; a Campodarsego, davanti all’azienda Carraro Drive Tech; a Limena, nell’area antistante il Bar Industria e a Sant’Angelo di Piove di Sacco, sulla Vigorovea, all’altezza della rotonda fra Piovese e SS516.

Successivamente, alle 10.00, ci sarà il concentramento in Piazza Garibaldi a Padova dei partecipanti alla Manifestazione provinciale, con un corteo che attraverserà il centro storico della città e ritornerà al punto di partenza, dove si terrà il comizio conclusivo con gli interventi dei segretari generali, delle delegate e dei delegati di tutti i settori produttivi coinvolti.

Anche sul nostro territorio – dichiarano Aldo Marturano, segretario generale della Cgil di Padova, e Massimo Zanetti, coordinatore della Uil di Padova – si sentono gli effetti della crisi sociale che sta colpendo l’intero Paese e contro cui il Governo non sta facendo nulla, se non addirittura peggiorare la condizione di insicurezza e precarietà che coinvolge tutti, a partire dalle donne e dai giovani”.

“La dimostrazione più evidente – proseguono i due segretari – ci è data dall’ultimo studio condotto dai nostri Caf, secondo il quale la conferma della riduzione del cuneo contributivo (- 7% per i redditi lordi inferiori a 1923 euro e – 6% per i redditi lordi fino a 2692 euro: una misura inaugurata dal Governo Draghi e ampliata nel luglio scorso, di cui i lavoratori stanno già usufruendo) e l’accorpamento delle prime due aliquote Irpef (partendo da una no tax area di riferimento per i redditi fissata a 8.500 euro e prevedendo un’aliquota Irpef al 23% fino a 28.000 euro e al 35% fino a 50.000 euro) produrrà benefici molto ridotti e del tutto insufficienti a coprire la perdita del potere d’acquisto dei redditi fissi. A fronte di un’inflazione che nel corso di quest’anno è oscillata tra il 5 e il 6%, e che va sommata all’8,1% del 2022, il guadagno effettivo a partire da gennaio sarà di appena 7/8 euro al mese tra i 15.000 e i 20.000 euro, e di 22 euro per i redditi sopra i 30.000 euro. Neanche un caffè al giorno o una pizza al mese. È proprio il caso di dirlo: la montagna ha partorito un topolino”.

“Se consideriamo – proseguono Marturano e Zanetti – che il 40% di chi ha un lavoro dipendente si trova nella fascia inferiore ai 15 mila euro, e non riceverà nulla, che tra i 15 mila e i 28 mila euro si colloca un lavoratore su tre, e che comunque l’85% del totale dei dipendenti è sotto i 35 mila euro, si comprende immediatamente che gli annunciati aumenti, da parte della presidente del Consiglio, di 100 euro al mese nelle buste paga del 2024 sono del tutto immaginari e buoni solo ad alimentare la pubblicità ingannevole del Governo”.

“Una presa in giro – concludono il Segretario Generale della Cgil di Padova e il Coordinatore della Uil di Padova – che risulta perfino più grave sul tema previdenziale: in campagna elettorale promettevano il superamento della Legge Fornero, ma alla prova dei fatti stanno riuscendo addirittura a peggiorarla e rendere più difficoltosa l’uscita dal lavoro a chi ne aveva la possibilità. C’è un evidente stretta sull’Ape sociale, su Opzione Donna e, in definitiva, nessuna risposta a chi oggi vive nel precariato lavorativo con la prospettiva di peggiorare ulteriormente le sue già difficili condizioni, il giorno in cui smetterà di lavorare perché avrà una pensione assolutamente insufficiente a garantirgli una vita dignitosa. La risposta del Governo si limita alla nuova quota 103 che con il ricalcolo contributivo che taglierà l’assegno fino al 30%, renderà accessibile la pensione a neanche 300 lavoratori padovani.  Una cifra ridicola. La misura è colma, ‘Adesso Basta!’”.