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i 130 anni della Camera del Lavoro di Padova. Le celebrazioni con Maurizio Landini

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L’occasione era di quelle speciali e, del resto, non sono tante le organizzazioni in grado di vantare una storia lunga 130 anni. Tra queste la Camera del Lavoro di Padova che ha deciso di dedicare la giornata di ieri, giovedì 12 ottobre, sia alle riflessioni sul proprio passato che alle lotte del presente e del futuro attraverso due iniziative a cui ha preso parte anche il Segretario Nazionale della Cgil, Maurizio Landini.

In mattinata infatti, il leader della Cgil ha partecipato ad un’iniziativa coordinata con l’Università di Padova al Teatro Ruzante dove ha tenuto una lectio magistralis “I principi costitutivi della Cgil” che ha inaugurato la nuova Scuola di Formazione sindacale per i funzionari, delegati e segretari della Cgil di Padova (e aperto anche agli studenti universitari). Un ciclo di seminari dedicati alla formazione dei rappresentanti sindacali del territorio, voluto fortemente dal Segretario Generale della Cgil di Padova Aldo Marturano (“abbiamo di fronte una sfida titanica” ha detto) che ha introdotto, insieme a Matteo Bissoli, docente dell’Università di Padova e Direttore della Scuola di Formazione Sindacale, un Maurizio Landini emozionato, come ha subito ammesso, dalla circostanza di trovarsi a tenere una lezione in uno spazio dell’Università pur avendo solo la terza media. Condizione che comunque non gli ha impedito di parlare per un’ora e di rispondere puntualmente a tutti i numerosi quesiti che gli sono stati rivolti al termine della lezione.

Nel pomeriggio invece, Landini ha tenuto le conclusioni del dibattito seguito alla presentazione de “I perimetri del lavoro – Padova: la città operaia e le sue trasformazioni”, pubblicazione a cura della ricercatrice Tania Toffanin sulla Padova industriale di ieri e la Padova, prevalentemente terziaria, di oggi. Un dibattito che ha visto gli interventi, oltre che della stessa autrice, anche dell’ex Segretaro Generale della camera del lavoro di Padova, Pietro Pelà Zanni, di quello attuale, Aldo Marturano, del Sindaco di Padova, Sergio Giordani, del Prorettore dell’Università di Padova, Antonio Parbonetti, di Roberto Voza, docente dell’Università degli Studi di Bari e di una delegata della Cgil, l’infermiera Mara Urso.

Ai margini dell’intensa giornata oratoria, il Segretario Generale ha anche risposto alle domande dei numerosi giornalisti dell’informazione locale presenti che si sono focalizzate sulla notizia, arrivata in giornata, dell’affossamento del Cnel del salario minimo. “Il Governo – ha detto Maurizio Landini – ha deciso di scaricare sul Cnel la decisione di affossare la proposta sul salario minimo, lo ha fatto spaccandolo perché il voto non è stato unanime e soprattutto ha deciso di non affrontare un problema che condiziona la vita di milioni di lavoratrici e lavoratori ossia il basso livello dei salari nel nostro Paese perché è sotto gli occhi di tutti che non si può lavorare a 5-6 euro l’ora, si tratta di stipendi da fame. Invece il Governo non sta facendo nulla per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, pensa piuttosto ai condoni a favore degli evasori fiscali. Nei prossimi giorni dovrebbe presentare una legge di bilancio che non conterrà nulla di cui ha veramente bisogno il nostro Paese. E noi, prima ci consulteremo con i lavoratori e le altre organizzazioni sindacali, e poi decideremo quali strumenti utilizzare per manifestare il nostro dissenso. Abbiamo già iniziato sabato scorso con una manifestazione che ha raccolto un consenso altissimo e ha portato a Roma tantissime persone come non se ne vedevano da anni. Andremo avanti finché il Governo non ci ascolterà. La gente non ce la fa più”.

Il servizio di Telenordest sulla visita a Padova di ieri del Segretario Nazionale della Cgil, Maurizio Landini

Stato di agitazione dei dipendenti del Comune di Cadoneghe: lunedì 9 ottobre il tentativo di conciliazione in Prefettura

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Cgil Cisl e Uil: “Incontro positivo: il Comune di Cadoneghe ha finalmente preso atto della grave carenza di organico e procederà con un piano di assunzioni: mancano venti dipendenti. Anche sul piano economico le nostre richieste sono state accolte. Ci rincontreremo il 14 novembre per vedere se il Comune ha mantenuto i suoi impegni”

“Incontro positivo: rimane lo stato di agitazione anche se entriamo in una fase transitoria in attesa di vedere se il Comune manterrà gli impegni presi nel corso dell’incontro. Il prossimo appuntamento sarà tra circa un mese però è importante che il Comune abbia riconosciuto la carenza di personale in organico”.

Commentano così Maurizio Galletto della Fp Cgil Padova, Ettore Furlan della Cisl Fp Padova e Rovigo e Paolo Manfrin della Uil Fpl Padova, al termine dell’incontro svoltosi nel primo pomeriggio di ieri, lunedì 9 ottobre, durante il quale c’è stato il tentativo di conciliazione (previsto dalla Legge 146/1990) tra le Segreterie Provinciali dei tre sindacati confederali e il Comune di Cadoneghe rappresentato dal Vice Sindaco Devis Vigolo e dal Segretario Generale Luca Morabito, alla presenza del Vice Prefetto Aggiunto Enrico Fameli, per cercare di trovare una soluzione ai disagi e alle criticità che hanno portato le sigle sindacali, ancora lo scorso 25 settembre, a proclamare lo stato di agitazione dei dipendenti comunali.

“I problemi sul tavolo sono tanti – hanno proseguito Galletto, Furlan e Manfrin – e non di facile e immediata soluzione, di questo eravamo e siamo consapevoli per questo abbiamo insistito per incontrarci ed affrontarli. Fondamentalmente, il problema maggiore è quello che si registra in tutti gli Enti Pubblici, ossia la grave carenza di personale in quasi tutti i settori. Ma a Cadoneghe si sono aggiunte anche delle disfunzionalità a livello organizzativo, di cui l’Amministrazione porta tutta la responsabilità, che hanno fatto letteralmente esplodere la già critica situazione e che ci hanno portato ad intraprendere questo percorso di lotta. Premesso questo, la novità positiva è che finalmente nell’incontro di oggi, diversamente dal passato e forse perché abbiamo trovato degli interlocutori nuovi, per la prima volta il Comune di Cadoneghe ha ammesso che mancano dipendenti e si è impegnato ad avviare una fase di assunzioni che dovrebbe partire da subito. In totale, e ci siamo trovati d’accordo sui numeri, a Cadoneghe mancano una ventina di dipendenti e non sono pochi considerato che al completo sono circa 50”.  

“La carenza di personale – continuano i tre sindacalisti – ha reso pesantissimi i carichi di lavoro che sono diventati così gravosi da non permettere ai dipendenti nessuna conciliazione con la propria vita personale e familiare, con un chiaro aumento del rischio da stress da lavoro-correlato. Senza dubbio la vicenda dell’autovelox, da cui è derivata un extra mole di lavoro dovuta all'enorme numero di contravvenzioni rilasciate, ha pesato ma i problemi erano presenti anche prima. Per esempio mancano alcune figure importanti come il CED (Centro Elaborazioni Dati), cioè un responsabile informatico e si aggiunga un turn over altissimo a cui non è seguito nessun piano di controllo in grado di contenere le criticità. Questo ha portato al caos. Ed è chiaro che tutto questo ha avuto dei riflessi nella qualità dei servizi, con grave disagio per la cittadinanza. Ora, il Comune ha deciso finalmente di intervenire: assumeranno, da una graduatoria interna, una Cat. D per l’Ufficio Tecnico (entro gennaio 2024) e, da subito, due Cat. C come impiegati amministrativi. Dalla graduatoria del Comune di Padova (che ha dato la sua disponibilità), assumeranno due assistenti sociali e hanno promesso che continueranno con questa politica di assunzioni. Per esempio, hanno garantito che assumeranno un nuovo Ragioniere, visto che l’attuale andrà in pensione a breve. Tutti impegni che verificheremo nel prossimo incontro del 14 novembre”.

“A Cadoneghe poi è successo – aggiungono Galletto, Furlan e Marin – che a fronte di questi pesanti carichi di lavoro in condizioni sempre più difficili, ai dipendenti non è stato però corrisposto nessun beneficio economico, a partire dai premi di produzione del 2022.  Anche su questo punto, finalmente il Comune ha deciso di cambiare atteggiamento e si è impegnato a versare le produttività del 2022 con relativi progetti e progressioni economiche orizzontali entro il mese di novembre, promettendo anche un’accelerazione dei tempi per l’erogazione dei premi di produttività del 2023. E infine, si sono impegnati a lavorare per il miglioramento del benessere organizzativo anche attraverso la formazione”.

“In definitiva – concludono i rappresentanti di Cgil Cisl e Uil – possiamo dire che finalmente abbiamo registrato, almeno a parole, un diverso e più positivo approccio ai problemi da parte del Comune. Ora attendiamo che i fatti siano conseguenti. Ci rivedremo il 14 novembre. Non dovesse cambiare niente proseguiremo e inaspriremo la mobilitazione utilizzando tutti gli strumenti di lotta a nostra disposizione”.

L’allarme della Cgil di Padova: “Troppa precarietà: pensione a rischio per 200 mila padovani”

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Titolo in prima pagina e approfondimento all’interno del mattino di Padova su quello che è un enorme problema che politica e istituzioni continuano a fingere di non vedere: l’altissimo numero di precari – donne, giovani, part-time involontari, lavoratori discontinui o con contratto a determinato – che in Provincia di Padova sono arrivati ad essere 200 mila e che, ad oggi, hanno zero prospettive di ricevere in futuro una pensione dignitosa in grado di permettergli di vivere.

“La tensione sociale è dietro l’angolo – spiega il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – e rischiamo che da qui a 10-20 anni le pensioni saranno poverissime tanto da non consentire la sopravvivenza. Se non pensiamo oggi a rimediare non avremo più tempo. Basti pensare che nel 1974 c’erano 32 aliquote e un sistema di contribuzione progressivo: più uno guadagnava, più versava contributi. Oggi, invece, le aliquote sono appena 4 e il governo Meloni vuole arrivare ad una sola aliquota fissa al 15%, ma non regge perché il 15% pagato da un operaio non sarà mai il 15% pagato da un imprenditore. Serve una riforma strutturale, altrimenti chi oggi ha stipendi da 2 mila euro finirà per essere un pensionato povero con il 50% dello stipensio”.

“Questo vale ancora di più per le donne – aggiunge la Segretaria Confederale Marianna Cestaro – perché ad oggi sevono 52 settimane, ossia un anno di contributi con il 40% dell’assegno sociale equivalente a circa 227 euro a settimana (cifra che però cambia di anno in anno), per andare in pensione. Significa che per poterci arrivare una donna deve poter contare su un reddito di almeno 11.813 euro e la verità è che tra precariato e part-time involontario sono pochissime quelle che ce la faranno, praticamente quasi nessuna. Il rischio di arrivare a 70 anni senza aver accumulato sufficienti contributi è più che reale per almeno una donna su due ma in generale il pericolo è di avere una pletora di disperati che non avranno di che vivere”.

“La madre di tutte le discriminazione – prosegue Marianna Cestaro – è data dalla maternità. Abbiamo una buona norma per la maternità, almeno per le dipendenti, ma rispetto ai congedi parentali nessun padre li sceglie perché significa ‘rimetterci’ il 30% dello stipendio e a quel punto è più conveniente che rimetta la madre che ha già lo stipendio più basso in famiglia. Finché non cambia la prospettiva per cui un’assenza dei genitori a lavoro non è un peso, non andremo da nessuna parte. Gli stipendi delle donne sono accessori e questo determina grandi disparità, ad esempio in caso di violenza domestica perché la donna non è autonoma. Quando si dice che la famiglia è l’ammortizzatore sociale della nostra società, in realtò si sta dicendo che la donna si occupa dei figli, si fa carico di un anziano, cura un disabile”.

“Discriminazioni che prendono di mira anche tanti giovani – conclude il Segretario Confederale Marco Galtarossa – visto che il 35% degli under 35 ha un contratto precario. Il 38% di lavoro lavora in ristoranti e alberghi e solo il 15% nella pubblica amministrazione. Anche gli autonomi non sono messi bene: il 35% dichiara un reddito inferiore ai 10.900 euro l’anno. Sono cifre che ci fanno capire che è ora di smetterla con la favoletta dei giovani che non hanno voglia di lavorare. La verità è che non sono più disposti ad accettare qualsiasi condizione. E questo perché hanno ben chiaro che rispetto alle generazioni precedenti loro sono messi molto peggio. Le conseguenze sono fin troppo amare: un giovane che rifiuta un lavoro povero sa che così la stabilità tarderà ad arrivare e con essa la possibilità di esaudire l’eventuale desiderio di mettere su famiglia. Prospettiva che continuerà a rimandare con buona pace di chi si preoccupa della denatalità in questo Paese”.

Ieri l’incontro tra la Cgil di Padova e il sindaco Giordani in vista della manifestazione del 7 ottobre: “La vostra preoccupazione è la mia preoccupazione”.

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Presidio davanti Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova, ed incontro con il sindaco della città, Sergio Giordani. È quanto successo ieri mattina in centro con l’incontro tra una delegazione della Cgil padovana guidata dal Segretario Generale Aldo Marturano e il primo cittadino a cui è stato consegnata la piattaforma programmatica alla base della grande manifestazione di sabato 7 ottobre a Roma. Contemporaneamente sul Liston il sit in dei rappresentanti di tutte le categorie e i servizi della Camera del Lavoro di via Longhin, raggiunto poi dallo stesso Sindaco Giordani che ha fatto un breve discorso: “La vostra preoccupazione è la mia preoccupazione. Mi ha fatto molto piacere incontrarvi: io incontro tutti quelli che mi vogliono parlare ed era giusto, prima della manifestazione che vi vedrà a Roma, che io incontrassi anche i rappresentanti dei lavoratori. I problemi che abbiamo davanti sono tanti e sono grandi, serve l’aiuto di tutti. Pensiamo solo alla nostra città, alla grave crisi abitativa che sta attraversando che riguarda sia cittadini che studenti. Proprio per quest’ultimi stiamo cercando di fare degli accordi con Busitalia, per il prossimo anno accademico, che portino ad un abbonamento a basso prezzo dedicato agli studenti per facilitare il collegamento con le città della cintura. In questo modo non solo gli studenti potrebbero trovare più facilmente alloggio, ma ci sarebbe anche un indotto economico per quelle città. Dobbiamo ripartire dai giovani. È necessario che la politica se ne occupi”.

“Ringraziamo il sindaco – ha commentato Marturano – per la sensibilità che ha dimostrato nei confronti dei temi che abbiamo voluto portare in piazza attraverso questo presidio. Un’iniziativa che si inserisce nel percorso di mobilitazione che ci porterà alla manifestazione di sabato. Abbiamo svolto oltre 300 assemblee nei luoghi di lavoro di Padova e altrettante nel territorio. Abbiamo voluto girare il territorio in ogni angolo perché avevamo bisogno non solo di parlare alle lavoratrici e ai lavoratori ma anche di incontrare la cittadinanza per porre al centro temi e questioni che non sono più rinviabili. Saranno 14 i pullman che da Padova partiranno alla volta di Roma, segno che anche in questa città vi è condivisione nella battaglia che stiamo conducendo. Tutti vedono che crescono disagio sociale e povertà. I salari non sono più sufficienti e l'inflazione è ormai a due cifre da un po' di anni. Non è più possibile continuare con un modello che produce solo disuguaglianza sociale e che non dà risposte alle persone. Se non otterremo nessun riscontro andremo allo sciopero generale”.

La Via Maestra: 7 ottobre tutti in piazza a Roma

Una grande manifestazione nazionale a Roma per il lavoro, contro la precarietà, per la difesa e l'attuazione della Costituzione, contro l'autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare. È "La Via Maestra. Insieme per la Costituzione", la mobilitazione lanciata da più di 100 associazioni e reti, che a loro volta raccolgono tantissime realtà della società civile, tra cui anche la Cgil, per sabato 7 ottobre nella capitale. 

In preparazione della manifestazione, sono già in programma assemblee in tutti i posti di lavoro e nei territori per una consultazione straordinaria delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, delle donne e dei giovani, affinché siano protagonisti di una battaglia comune per unire e cambiare il Paese, dando vita a un nuovo modello di sviluppo.

Lavoro stabile, libero, di qualità

La mobilitazione rivendica il diritto al lavoro stabile, libero, di qualità, fulcro di un modello di sviluppo sostenibile fondato su nuove politiche industriali. Per i firmatari occorre contrastare la precarietà dilagante, il lavoro povero e sfruttato, nel contempo aumentare i salari (rinnovando i contratti) e le pensioni, oltre a superare la legge Fornero. È il momento di introdurre il salario minimo, dare valore generale ai contratti, approvare la legge sulla rappresentanza, strumenti essenziali per contrastare i contratti pirata.

Il diritto alla salute

Essenziale è assicurare il diritto alla salute e un servizio sanitario nazionale e un sistema socio-sanitario che sia pubblico, solidale e universale, cui garantire le necessarie risorse economiche, umane e organizzative, per contrastare il continuo indebolimento della sanità pubblica.

Tra le richieste delle associazioni, la necessità di recuperare i divari nell’assistenza effettivamente erogata, a partire da quella territoriale, e di valorizzare il lavoro di cura. Occorre poi investire sul personale con un piano straordinario pluriennale di assunzioni che vada oltre le stabilizzazioni e il turn-over, superi la precarietà e valorizzi le professionalità, sostenendo le persone non autosufficienti, tutelando la salute e sicurezza sul lavoro, rilanciando il ruolo della prevenzione. Solo così si garantisce la piena applicazione dell’articolo 32 della Costituzione.

Istruzione, ambiente, pace

Ancora, si legge nell'appello, le organizzazioni della società civile scendono in piazza per il diritto all’istruzione, dall’infanzia ai più alti gradi, e alla formazione permanente e continua, perché il diritto all’apprendimento sia garantito a tutti e per l'intero arco della vita. Il contrasto alla povertà e alle diseguaglianze e la promozione della giustizia sociale sono un altro punto centrale, insieme al diritto all’abitare e a un reddito per una vita dignitosa. Il governo va in un'altra direzione e cancella il Reddito di cittadinanza, lasciando tante persone senza alcun sostegno

Nell'appello La Via Maestra, spazio anche al diritto a un ambiente sano e sicuro, in cui vengono tutelati acqua, suolo, biodiversità ed ecosistemi. Per questo è grave aver tolto dal Pnrr le risorse sul dissesto idrogeologico, tanto più a fronte delle alluvioni che hanno colpito alcune regioni del Paese e di una crisi climatica che va affrontata con una transizione ecologica fondata sulla difesa e la valorizzazione del lavoro e di un’economia rinnovata e sostenibile.

E ancora: una politica di pace intesa come ripudio della guerra, con la costruzione di un sistema di difesa integrato con la dimensione civile e nonviolenta.

Redistribuzione delle risorse

Questi diritti, prosegue il testo, si garantiscono solo attraverso una redistribuzione delle risorse e della ricchezza che chieda di più a chi ha di più, per garantire a tutti un sistema di welfare pubblico e universalistico, che protegga e liberi dai bisogni. A cominciare da una riforma fiscale basata sui principi di equità, generalità e progressività, che sono oggi negati tanto da interventi regressivi, come ad esempio la flat tax, quanto da un'evasione fiscale sempre più insostenibile.

Inoltre, giustizia sociale e giustizia ambientale e climatica devono andare di pari passo nella costruzione di un modello sociale che sia “nell’interesse delle future generazioni”, come recita l’articolo 9 della nostra Costituzione.

I pericoli dell'autonomia differenziata

Oggi però il modello sociale fondato su uguaglianza, solidarietà, accoglienza e partecipazione viene messo in discussione dal governo. Le note più preoccupanti riguardano l’autonomia differenziata, rilanciata con il ddl Calderoli, che "porterà alla definitiva disarticolazione di un sistema unitario di diritti e di politiche pubbliche volte a promuovere lo sviluppo di tutti i territori".

Inoltre, il superamento del modello di Repubblica parlamentare attraverso l’elezione diretta del capo dell’esecutivo (presidenzialismo, semi-presidenzialismo o premierato che sia) ridurrà ulteriormente gli spazi di democrazia, partecipazione e mediazione istituzionale, politica e sociale, rompendo irrimediabilmente l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità.

La centralità del Parlamento

Per contrastare la deriva in corso - conclude l'appello - e riaffermare la necessità di un modello sociale e di sviluppo che riparta dall’attuazione della Costituzione, non dal suo stravolgimento, ci impegniamo in un percorso di confronto, iniziativa e mobilitazione comune che, a partire dai territori e nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno, rimetta al centro la necessità di garantire a tutte le persone e in tutto il Paese i diritti fondamentali e di salvaguardare la centralità del Parlamento contro ogni deriva di natura plebiscitaria fondata sull’uomo o sulla donna soli al comando, Appuntamento quindi sabato 7 ottobre in piazza a Roma.

"La via maestra", il 7 ottobre 2023 tutti in piazza a Roma. Intervista a Maurizio Landini

'Siamo qui per restare', al via la campagna CGIL per la prevenzione e il contrasto a tutte le forme di molestie e violenza sulle donne

"Siamo qui per restare" è lo slogan che la CGIL ha scelto per la sua campagna nazionale per la prevenzione e il contrasto a tutte le forme di molestie e violenza sulle donne.

Una campagna social che accompagnerà e promuoverà le tante iniziative che verranno organizzate nei territori, anche in rete con altre associazioni, e una petizione con gli impegni che dobbiamo assumere, tutte e tutti, per promuovere un vero e radicale cambiamento culturale.

Ma "Siamo qui per restare" significa anche per non rinunciare al lavoro, per il diritto alla piena occupazione equamente retribuita, per contrastare le discriminazioni che impediscono la piena realizzazione delle donne, a partire dai percorsi di valorizzazione nelle aziende.

Il contrasto alla violenza e ad ogni forma di discriminazione sulle donne è anche una delle prerogative della manifestazione del 7 ottobre "La via maestra".

Una manifestazione nella quale ci faremo sentire e vedere, perché, appunto "Siamo qui per restare".

Blocco delle assunzioni e carenza di personale nella sanità del territorio. Ieri il sit in della Cgil davanti alla Prefettura e l’incontro con il Prefetto Francesco Messina

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Continuano le mobilitazioni sul territorio della Cgil in vista della grande manifestazione del 7 ottobre “La Via Maestra” a Roma. Ieri, occhi puntati sulla situazione nelle strutture sanitarie del nostro territorio con il presidio davanti a Palazzo Santo Stefano – sede della Prefettura di Padova – delle delegate e delegati di Azienda Ospedaliera – Università di Padova, Ulss 6 Euganea e IOV. Presidio che ha preceduto l’incontro tra una delegazione del sindacato di via Longhin e il Prefetto Francesco Messina, al termine del quale il Prefetto ha detto che porterà in Regione, al Presidente Zaia e all’Assessora alla Sanità, Manuela Lanzarin, le istanze della Cgil.

Al centro dei colloqui e motivo della mobilitazione delle lavoratrici e lavoratori della sanità padovana la cronica carenza di personale che si avverte a tutti i livelli e in tutti i reparti delle strutture sanitarie del territorio, aggravata dal blocco delle assunzioni e del turn over per tutto il 2023 dovuto a scelte che trovano sede in Regione Veneto.

“Complessivamente – dice Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil Padova – nelle strutture sanitarie pubbliche del Padovano i lavoratori sono diminuiti di quasi il 7% dal 2017, laddove la media nazionale è del –3%. Non fosse sufficiente, si aggiunge anche che le assunzioni per il 2023 sono state bloccate, e in molti casi anche la copertura del turnover, a causa del raggiungimento del tetto di spesa: se ne riparlerà a partire dal primo gennaio”.

“Ma per allora sarà troppo tardi – interviene Alessandra Stivali, Segretaria Generale della FP Cgil Padova – e di questo siamo preoccupatissimi. In Azienda Ospedale Università hanno differito le assunzioni al primo gennaio, un modo per dire che per quest'anno non assumeranno più. Lo stesso vale per lo Iov che ha avanzato ‘problemi tecnici’ per gli oss, fondamentali per l'assistenza, mentre per l'Usl 6 è la Crite che non autorizza ulteriori assunzioni. Ma mi domando: come abbatti le liste d'attesa se non assumi e i lavoratori che restano sono stanchi e pensano di andarsene? Naturalmente dalla direzione dell'Azienda di via Giustiniani rispondono che hanno assunto personale durante il Covid ma il problema è che non sappiamo dove sia finito quel personale, come sia stato ridistribuito e se vogliamo proprio dirla tutta, la nostra impressione è che quell'incremento sia dato dall'acquisizione del Sant'Antonio proprio nel gennaio 2020. Tuttavia, non si dice che dei 230 infermieri arrivati la metà, nel frattempo, se n’è andata via. Queste condizioni di disagio sono confermate dall'indagine sul benessere organizzativo che ha rilevato come il 40% dei lavoratori sia insoddisfatto a causa proprio della carenza di organico al punto che molti pensano di andare nel privato o all'estero”.

“La migrazione verso il privato è una delle prime conseguenze tangibili – conclude Aldo Marturano – mentre altri decidono di andare all’estero o addirittura di cambiare lavoro. Come Cgil, se le nostre richieste non verranno accolte andremo allo sciopero perché non è più possibile andare avanti così: mancano una logopedista in distretto a Padova e gli assistenti sociali per la disabilità. Ci sono 15 tecnici di laboratori e gli altri vogliono licenziarsi. È possibile andare avanti in questo modo? Quando infermieri e oss del Pronto soccorso di Schiavonia riusciranno a smaltire ore straordinarie e ferie residue? Qualcuno si è posto questa domanda? La semplice verità è che bisogna assumere personale e bisogna pagarlo di più. Le risorse ci sono, pensiamo ai 100 miliardi di evasione fiscale che potrebbero essere investiti in sanità, istruzione, spesa sociale e sicurezza, aumentando il personale ispettivo. L'evasione delle grandi aziende pesa per il 15% e va perseguita mentre purtroppo l’ulteriore riduzione dell’1,1% sul Pil annunciata da Roma non consentirà di rinnovare i contratti, se non con una tantum. Di fatto, il sistema a difesa della Salute Pubblica si sta privatizzando e questo è inaccettabile”.

Il servizio di Telenordest sul presidio davanti alla Prefettura di Padova con gli interventi di Alessandra Stivali, Segr. Gen FP Cgil Padova e di due lavoratrici della sanità padovana

3 ottobre – GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’IMMIGRAZIONE

Comitato #IOACCOLGO: “10 anni fa il più tragico naufragio nel Mediterraneo costato la vita a 368 migranti: da allora non è cambiato nulla e la strage in mare prosegue”

 
Nella notte del 3 ottobre 2013, a un solo miglio dall’isola di Lampedusa, avvenne quello che ancora oggi è considerato il più tragico naufragio di migranti nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo.

Quella notte furono in 368 ad annegare nel disperato tentativo di raggiungere l’Italia e l’Europa attraversando il Canale di Sicilia e lasciandosi alle spalle le coste africane.  

I primi soccorritori furono un gruppo di amici che, come altre volte, quella notte erano usciti in barca per una cena a bordo decidendo poi di restare al largo per rientrare all’alba.

Alle 3 di notte si trovarono, invece, circondati da centinaia di teste che invocavano aiuto.  Cominciarono a trarre a bordo di quella barca – omologata solo per 10 persone – ben 47 naufraghi.

Ai ripetuti allarmi, lanciati alla Guardia Costiera, fu risposto con grave ritardo, motivo per cui nacque una disputa proseguita poi in sede giudiziaria.

A dieci anni di distanza da quella tragica data, nella cui ricorrenza dal 2016 si celebra la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, anche quest’anno il Comitato Territoriale #IOACCOLGO che raggruppa diverse Associazioni presenti sul nostro territorio, coglie l’occasione per ricordare quell’evento che purtroppo non è rimasto isolato poiché le stragi in mare sono continuate trasformando il mar Mediterraneo nel cimitero di chi fugge da guerre, regimi dittatoriali, fame e miseria. Oppure, semplicemente, di chi emigra perché aspira ad una vita migliore non solo per sé ma soprattutto per i propri familiari, a partire dai figli a cui ogni madre e padre, di qualsiasi latitudine, vuole garantire il diritto ad un futuro. Come dovremmo sapere bene noi italiani che siamo emigrati – e continuiamo a farlo anche se la politica finge di non accorgersene – in ogni angolo della terra.

Purtroppo, la verità è che il naufragio del 2013 e tutti gli altri che sono seguiti non hanno scosso le coscienze e la prova è che le morti di migranti nel mar Mediterraneo, da prima e dopo di allora, non si sono mai fermate.

Come Comitato #IOACCOLGO da anni avanziamo queste richieste:

1) Si prevedano canali di ingresso regolari in Europa, senza che le persone siano costrette a rischiare la vita affidandosi ai trafficanti.
2) Più nessuno sia lasciato morire in mare e vengano annullati gli accordi con la Libia.
3) Si ristabilisca un programma efficace di ricerca e salvataggio in mare a livello europeo.
4) Venga garantita un'accoglienza dignitosa ad ogni migrante e vengano avviati percorsi di inclusione efficaci uscendo dalla emergenzialità e dalla politica punitiva.

A dieci anni da quella tragedia è giunta l'ora che Italia ed Europa si assumano, non solo a parole bensì attraverso atti concreti, la responsabilità di fermare le morti in mare.


Il Comitato Territoriale #IOACCOLGO
CGIL PADOVA - CISL PADOVA ROVIGO - UIL PADOVA ROVIGO - ACLI PADOVA - ANPI PADOVA - ARCI PADOVA - ASSOCIAZIONE PER LA PACE PADOVA - CARITAS DIOCESANA DI PADOVA - CENTRO ITALIANO AIUTI ALL’INFANZIA - FONDAZIONE FINANZA ETICA - LIBERA PADOVA - MANIFESTO PER PADOVA SENZA RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE - MEDICI SENZA FRONTIERE GRUPPO DI PADOVA - RETE DEGLI STUDENTI MEDI PADOVA - RETE OLTRE LE MURA - SE NON ORA QUANDO - STUDENTI PER – UDU PADOVA
 
Il docufilm "I giorni della tragedia - Lampedusa 03 ottobre 2013"