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La denuncia della Cgil di Padova. Contratti Pirata: “A Padova, 3 mila i lavoratori coinvolti. Logistica e commercio i settori più colpiti”

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova con gli interventi del Segretario Confederale della Cgil di Padova, Marco Galtarossa e della Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Marquidas Moccia
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Oggi, domenica 1 ottobre, titolo in prima pagina e approfondimento de il mattino di Padova sulla piaga dei contratti pirata che coinvolgono circa 400 mila lavoratori in Italia e 3000 a Padova.

Scrive il mattino di Padova:

Contratti pirata, cioè non siglati dai sindacati confederali con il lavoratore che ci rimette fino a 500 euro e la 14ma che non esiste. Interi settori dove il salario minimo è una chimera perché si guadagnano 7,50-8 euro all'ora e 9 euro sarebbero già una conquista di dignità. E poi le morti sul lavoro, quelle che straziano perché forse evitabili se ci fosse meno risparmio e più formazione. La denuncia parte dai sindacalisti della Cgil, furenti per le misure del Governo «che precarizza sempre di più il lavoro a beneficio delle imprese», dicono. Quello del lavoro sarà uno dei temi della manifestazione "La via maestra, insieme per la Costituzione" del prossimo 7 ottobre a Roma.

«Le politiche dei governi degli ultimi 30 anni hanno abbassando diminuito continuamente i costi», attacca Marco Galtarossa, segretario confederale Cgil, «Il risultato è l'inesorabile aumento del lavoro precario. Il Governo sta andando proprio in questa direzione con la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato: assumo per il tempo che voglio, non stabilizzo i lavoratori e non devo nemmeno giustificare il perché».

SALARIO MINIMO

Secondo i dati della Cgil il popolo dei sottopagati è di 100 mila persone che hanno stipendi inferiori al salario minimo, svolgono impieghi poco professionalizzati, quasi sempre precari, e fanno fatica ad organizzarsi per essere ascoltati. «Questi lavoratori», interviene Marquidas Moccia, dirigente sindacale Filcams Cgil, «fanno parte soprattutto del terziario: commercio e turismo, dunque soprattutto commessi e camerieri, ma li troviamo anche nelle aziende e perfino nella pubblica amministrazione. Inoltre molti di loro hanno contratti nazionali da rinnovare, scaduti da anni e paghe orarie di poco superiori a 7,50 euro. Parliamo di baby sitter, facchini, vigilantes, ma anche segretarie degli studi professionali e assistenti alla poltrona. Facciamo qualche esempio: un barista di quinto livello prende mediamente 8,30 euro all'ora; un addetto alla mensa 7,87 euro all'ora; la signora delle pulizie 7,50 euro all'ora. Il salario minimo serve anche per dare una spinta alle contrattazioni nazionali: quella del commercio è scaduta nel 2019, il turismo nel 2021, la vigilanza è stata appena rinnovata dopo 8 anni ma è ancora sotto i valori minimi per essere considerata dignitosa. Avere stipendi di 4 anni fa, in questa contingenza eccezionale, mette in difficoltà tante persone. Non sorprende siano i settori che dicono di non trovare personale quelli più coinvolti: chiedono una flessibilità enorme e pagano meno degli altri».

L'INGANNO DEL TEMPO DETERMINATO

Si tratta di lavoratori spesso a tempo determinato che hanno tutto da perdere e che accettano molto nella speranza di essere confermati: «Mezz'ora in più ma non te la pago; competenze non tue da svolgere», racconta Moccia, «e, nel caso delle donne, si tocca il fondo: lavoratrici lasciate a tempo determinato perché in età fertile e quindi messe in posizione ricattabile.

Per il datore di lavoro nel determinato senza limiti c'è tutto da guadagnare. È evidente che salario minimo e rinnovo dei contratti devono andare di pari passo».

CONTRATTI PIRATA

«I contratti pirata sono circa 800 su mille», riferisce Galtarossa, «ne firmiamo 208 a livello nazionale, coprendo il 97% della forza lavoro, ma in Italia si stima siano 400 mila i lavoratori non inquadrati da un contratto collettivo riconosciuto. A Padova sono 3 mila. I settori più colpiti sono la logistica, gli autotrasportatori, il multiservizio e, in testa, il commercio: solo tra i commercianti si contano oltre 270 contratti irregolari. Per il lavoratore significa fino a 500 euro in meno in busta paga e quasi sempre niente 14ma». Più il lavoro è frammentato, meno diritti sono rispettati e più finisce per essere insicuro.

SICUREZZA

«Il lavoro povero», spiega Marco Galtarossa, segretario confederale Cgil, «significa niente investimenti e tanti rischi: niente formazione perché devo vincere la gara al ribasso e comprimo i costi, a volte perfino risparmio sui materiali; niente corsi e aggiornamento e pericolo di professionalità bassissima».

Nel primo semestre del 2023 gli infortuni sul lavoro a Padova sono aumentati del 75% rispetto all'anno prima, quelli mortali del 500%: 7 incidenti rispetto ai 4 del 2022 e 6 mortali rispetto ai 2 dell'anno scorso. A cui aggiungere i 3 morti da luglio ad oggi: 2 a luglio e 1 a settembre.

«L'obiettivo è sempre lo stesso», insiste Galtarossa, «ed è risparmiare, mettendo in campo azioni per ridurre i costi. Così una persona finisce per lavorare da solo di notte; le ore di formazione diminuiscono invece che aumentare e il problema diventa sempre più culturale, passando il messaggio che formarsi non è poi così importante: nell'accorso Stato-Regioni, per le attività ad altro rischio, le ore di formazione sono state ridotte da 12 a 6. Perché? Per risparmiare. Ormai insegnare a lavorare in sicurezza è guardare un file, per le imprese fino a 12 lavoratori – dunque piccole aziende – saranno gli stessi datori di lavoro a fare la formazione. C'è da chiedersi secondo quali competenze e se per caso non vorranno farla sul campo, cioè continuando a lavorare, non sia mai che si rallenti la produzione». —

Nel filmato, il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini su salario minimo e necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale contro i contratti pirata

Fuga degli infermieri. La Cgil di Padova lancia l’’allarme: “Negli ultimi 10 anni persi 15 mila lavoratrici e lavoratori nelle strutture sanitarie pubbliche”

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  • Descrizione allegato: La pagina de il mattino con l'intervista ad Aldo Marturano
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Pagina de il mattino di Padova dedicata a quella che si può considerare un’autentica fuga da una professione, vale a dire quella dell’infermiere, con l’intervista di Elvira Scigliano al Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano. Una fuga che, dati alla mano, inizia già alla fonte vale a dire nelle facoltà universitarie che dovrebbero preparare il futuro personale sanitario a partire da Scienze Infermieristiche che ha perso in un anno il 20% degli iscritti (erano 1.076 nel 2022, sono 854 nel 2023), senza considerare quelli che una volta laureati preferiscono andare a lavorare all’estero dove a parità di orario e mansioni guadagnano decisamente di più. Il mattino cita il caso del Belgio, dove un un infermiere appena assunto guadagna mille euro in più rispetto a qui, sia a Padova che nel resto d’Italia: 2. 800 euro al mese contro i 1. 700-1. 800 euro.

L’intervista, che riportiamo, prosegue con la denuncia di Marturano su tutti i guai che il sistema sanitario sta attraversando a partire dalla carenza di personale.

PERSONALE IN FUGA

Negli ultimi 10 anni abbiamo perso 15 mila lavoratori delle strutture pubbliche», riferisce Marturano, «A questo bisogna aggiungere che, chi è in servizio, per un terzo ha più di 55 anni. A ridurre di più il personale è stata l'Usl 6 Euganea mentre l'Azienda Ospedale Università, con l'accorpamento del Sant'Antonio dà l'idea di una crescita che è solo sulla carta. Invece, se guardiamo i dati dell'Usl sulla trasparenza del personale a tempo indeterminato, possiamo avere uno storico chiaro: in cinque anni abbiamo perso oltre il 7% del personale. Passando da 7.528 lavoratori nel 2017 a 6.946 l'anno scorso. In particolare gli infermieri erano 3.150 nel 2017 e 2.970 nel 2022 (-6%) e i medici erano 1.000 nel 2017 e 857 (-14, 3%) nel 2022».

Non c'è da stupirsi. Basti pensare che il personale infermieristico in forze nel Padovano, rispetto alla media delle retribuzioni Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), guadagna il 12% in meno: 29 mila euro lordi all'anno contro i 33 mila dei colleghi. «La differenza con i colleghi di altri paesi europei», continua Marturano, «è di circa mille euro in busta paga, il che significa che il personale giovane preferisce, se può, andare all'estero. Noi non siamo attrattivi nemmeno per i giovani professionisti che vengono da altri Paesi».

SI SVUOTA IL PRONTO SOCCORSO

Gli infermieri appena assunti, secondo i dati di Cgil, per il 30% chiede la mobilità o se ne va entro l'anno, avvicinandosi alla propria residenza, nelle regioni vicine o al sud. «Notiamo una minore attrattiva anche per le specializzazioni mediche più faticose, in testa il Pronto soccorso, dove non solo si fa più fatica ma non c'è la possibilità di fare la libera professione», continua il segretario della Cgil, «Sono in aumento i medici che escono dal "pubblico" per entrare nel "privato", dove pongono le loro condizioni, sia per gli orari che per la retribuzione. E così il "pubblico" si trova con meno medici e, spesso, proprio dove c'è già carenza. A tutto questo bisogna aggiungere un altro paradosso. Da una parte il tetto di spesa per cui il "pubblico" non può assumere fino al 2024, per cui non sostituisce il turnover e gli extra turnover. Dall'altra parte, però, paga professionisti a gettone, che costano moltissimo e non sono strutturati».

I PESANTI TAGLI

«La verità è che partiamo "azzoppati" rispetto al resto d'Europa», attacca Marturano, «perché stiamo drasticamente riducendo la spesa sanitaria». A dirlo sono i numeri: nel 2018-2019 la spesa sanitaria era il 6, 5% del Pil (Prodotto interno lordo), ovvero 114 miliardi. Nel 2021 – nella bufera della pandemia – è cresciuta di 7 miliardi, arrivando a 121 miliardi all'anno. A partire dal 2022, invece, il Pil di riduce: il 7,4% del 2020 diventa 7,2% e, quest'anno, 6, 6% e per il 2025 la proiezione è del 6,2%. Eppure Germania e Francia superano il 9% e l'8% il Regno Unito che ha comunque tagliato la spesa sanitaria. Questo significa che la spesa pro-capite in Italia è circa di 1.921 euro a persona, mentre in altri Paesi è almeno il doppio, ma può arrivare perfino a 3-4 mila euro a testa. «Della spesa nazionale il Veneto riceve circa 10 miliardi di euro», riferisce Marturano, «il taglio negli anni ammonta a 6,5 miliardi (circa 1 miliardo per la provincia di Padova) che si traduce nell'aumento esponenziale della spesa privata per la sanità».

I POVERI NON SI CURANO

Le conseguenze sono drammatiche: liste d'attesa infinite, liste di galleggiamento altrettanto infinite, una spinta vigorosa verso il "privato" per chi può permetterselo. E, per chi non può, la rinuncia a curarsi. «Nella nostra provincia 67 mila cittadini hanno rinunciato a curarsi», scandisce Marturano, «a nostro avviso sono quel 70% di precari e part-time involontari che non arrivano a guadagnare 10 mila euro all'anno».

Servono risorse e, secondo Marturano, vanno prese dall'evasione fiscale e dai fondi del Pnrr . —

 

Il Servizio di Telenordest con l'intervento di Alessandra Stivali, Segr. Gen. FP Cgil Padova, sulla penuria di infermieri e sulla scarsa attrattività della professione

Croce Verde, buco da 2 milioni di euro. Cgil Padova: “A rischio lavoratori e servizi ai cittadini”

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Si è svolto ieri, venerdì 22 settembre, in Prefettura, il tentativo di raffreddamento e conciliazione delle controversie collettive (legge 146/1990) tra la direzione di Croce Verde e la Cgil di Padova, alla presenza e con la mediazione del Prefetto Francesco Messina. Al termine del colloquio, il Segretario Confederale della Cgil di Padova, Marco Galtarossa e il Segretario Provinciale della FP Cgil Padova, Alfredo Sbucafratta, hanno tenuto una breve conferenza stampa in cui hanno spiegato come è andato l’incontro e le dimensioni e conseguenze della crisi che sta attraversando lo storico ente benefico padovano.

“Abbiamo deciso – spiega Alfredo Sbucafratta – di congelare tutte le iniziative che avevamo previsto fino al prossimo 2 ottobre, data in cui ci reincontreremo. Proprio dal giorno prima, dal 1° ottobre, i 43 dipendenti a tempo determinato verranno messi a ferie forzate ma siamo molto preoccupati anche per l’altra cinquantina di dipendenti a tempo indeterminato la cui occupazione in Croce Verde è a forte rischio se non verrà ripianato un buco di due milioni di euro presente nel bilancio di Croce Verde”.

“Una situazione – prosegue il sindacalista della Fp Cgil Padova – che inizia nel 2016 quando scade il contratto tra Croce Verde con Usl 6 Euganea e Azienda Ospedaliera Università di Padova. Da allora invece di un rinnovo che tenesse conto degli aumenti delle spese, prime fra tutte quelle legate al carburante, sono iniziate le proroghe che al massimo prevedono dei ritocchi per l’adeguamento all’inflazione. Il risultato è che Croce Verde è andato sempre più in sofferenza fino ad accumulare un debito di due milioni di euro. Debito che, peraltro, non può che aumentare dal momento che oggi Croce Verde effettua trasporti in netta perdita economica. L’unica soluzione possibile è che la Regione intervenga fuori bilancio e saldi il debito. Qui è a rischio è la stessa esistenza dell’Ente”.

“Si tratta di un servizio essenziale per la cittadinanza – interviene Marco Galtarossa della Segreteria Confederale della Cgil – e la Regione dice sempre di avere a cuore la salute dei cittadini. Bene: lo dimostri e passi dalle parole ai fatti. Altrimenti, a partire dal 1° ottobre, saranno inevitabili i disservizi. Già oggi, quando un paziente viene dimesso dal Pronto Soccorso, capita che debba attendere un’ora prima di accedere al trasporto per il ritorno alla propria residenza. Tra poco più di una settimana le ore di attesa potranno essere da 4 a 6. In sostanza l’assistenza domiciliare che serve a trasportare anche malati a rischio vita rischierà concretamente di saltare. E questo non è accettabile”.

“A maggior ragione non è accettabile – chiude il Segretario Confederale della Cgil – quando vediamo che tutte le limitazioni alla spesa, a partire da quella necessaria per nuove assunzioni, riguardano solo il pubblico mentre invece al privato vengono continuamente erogate risorse. La conseguenza è che molti servizi vengono esternalizzati a loro ed è quel che temiamo possa succedere con quello svolto da Croce Verde. Un’ipotesi contro cui ci batteremo con ogni mezzo a nostra disposizione”.

Il servizio di Telenordest con gli interventi del Segretario Confederale della Cgil di Padova, Marco Galtarossa e del Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova, Alfredo Sbucafratta

L’allarme della FP Cgil Padova: “Enti locali sotto organico. In dieci anni personale calato del 18%. Serve un Piano straordinario di assunzioni”

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  • Descrizione allegato: La pagina de il Mattino di Padova dedicata alle difficoltà degli enti locali

Carenza di personale negli enti locali di tutta la provincia di Padova, a partire dal capoluogo. La FP Cgil torna all’attacco e denuncia anche il sostanziale fallimento della legge Delrio, quella che nelle intenzioni doveva favorire le fusioni fra i Comuni ma che invece è rimasta a metà del guado. L’occasione ieri, in una conferenza stampa con la Segretaria Generale della FP Cgil, Alessandra Stivali, e il Segretario Provinciale della categoria, Maurizio Galletto.

“Nella provincia di Padova – hanno esordito i due sindacalisti – l’80% degli enti locali ha meno di 10 dipendenti. Un altro 10% ne ha meno di 6. Questa carenza di organico, sotto gli occhi di tutti, causa un sovraccarico lavorativo per i dipendenti, i quali alle volte non possono neanche usufruire delle ferie, senza contare i numerosi disservizi per la cittadinanza. La situazione rischia di arrivare ad un punto di non ritorno se non si procederà al più presto con un piano straordinario delle assunzioni, allo sblocco dei rinnovi dei contratti e ad una revisione della Legge Delrio per favorire, realmente, la fusione dei Comuni più piccoli”.

“Ci sono casi come Barbona — spiegano Alessandra Stivali e Maurizio Galletto — dove il Comuna ha due dipendenti o come Sant'Elena, dove l'ufficio dell'anagrafe ha solo una persona. Le risorse non permettono nemmeno di sostituire colleghi andati in pensione e sono diversi i Comuni che si mantengono solo grazie ai prestiti di personale. È chiaro che il problema della mancanza di organico crea disagio proprio in quei servizi diretti alla persona (anagrafe, servizi sociali, personale educativo all’infanzia) e questo, nel corso degli anni, ha avuto come conseguenza, in alcuni casi, la loro esternalizzazione. Inoltre, si sono aggiunte anche nuove problematiche come la gestione dei migranti o l’elaborazione dei progetti legati al Pnrr. In particolare, su quest’ultimo aspetto, i problemi ce li hanno non solo i piccoli comuni ma anche quelli più strutturati come quello di Padova che, per sopperire all’enorme mole di lavoro dettata dai tempi stretti delle risorse europee, ha chiesto ai suoi dipendenti di raggiungere il limite massimo di pensionamento, ossia 65 anni. Per non parlare della Provincia, dove il numero di coloro che vanno in pensione è più alto di quello che arriva con i concorsi. Provincie che meriterebbe un discorso a parte: sono state depotenziate dalla Legge Delrio ma senza che venissero ridefinite completamente le nuove funzioni. Questo implica che il personale non è impiegato a pieno titolo rispetto alle funzioni che deve svolgere anche se è tenuto a fornire dei servizi in appoggio alla Regione come viabilità, controllo di ponti e strade e in tema di edilizia scolastica. Il guaio è che il personale è però al 50% sottorganico e senza nessuna valorizzazione professionale, motivo per cui molti giovani che entrano in Provincia appena possono emigrano in altri enti o verso il privato”.

“Per sopperire a queste difficoltà – aggiungono i due sindacalisti – bisogna innanzitutto modificare la Legge Delrio perché questa permette di tornare indietro dai percorsi di semplificazione e razionalizzazione assolutamente necessari. Non si può lasciare ai Comuni la scelta di fondersi o meno ma bisogna agire come ha fatto in materia la Germania, ossia imporre le unioni dei comuni più piccoli con caratteristiche simili, come quelli presenti nei Colli Euganei. Questa è una scelta politica obbligata in un Paese campanilistico come il nostro e qualcuno prima o poi dovrà avere il coraggio e la responsabilità di prendersela. In questo modo non solo si riuscirebbe a garantire un servizio migliore grazie all’accorpamento del personale ma si riuscirebbe anche a risparmiare denaro per l’assunzione di nuovi dipendenti”.

“Infine – concludono Alessandra Stivali e Maurizio Galletto – serve un piano straordinario di assunzioni e bisogna ridare appeal al posto pubblico. Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una fuga dalle strutture pubbliche. Il contratto collettivo nazionale è scaduto nel 2021 e nelle ultime tre finanziarie non è stato inserita nessuna risorsa. Oggi, un dipendente di un ente pubblico locale prende in media circa 1300 euro al mese: non è un caso se i giovani preferiscono lavorare nel privato”.

Verso il 7 ottobre: la presentazione delle iniziative della Cgil di Padova nella nostra provincia. Lavoro, anziani e scuola: 2.500 padovani verso Roma

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Conferenza stampa ieri del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano che – accompagnato dai componenti della Segreteria Confederale, Marianna Cestaro, Marco Galtarossa e Dario Verdicchio – ha presentato la grande manifestazione nazionale “La via maestra” in programma a Roma il prossimo 7 ottobre e tutte le iniziative, pubbliche e nelle aziende, nella nostra Provincia che la precederanno. Nel corso dell’incontro sono state date le cifre e spiegati i punti che la manifestazione vuole mettere sotto l’attenzione del Governo e i suoi riflessi nella nostra Provincia.

Le assemblee nel territorio e la collaborazione con le associaizoni

“Attualmente sono 300 le assemblee calendarizzate nel nostro territorio ma è un numero destinato a crescere non solo perché vogliamo coinvolgere tutti i nostri 80 mila iscritti, ma anche chi non lo è. Accanto a questo chi parteciperà alle assemblee dovrà esprimere un voto che sarà certificato, attraverso la compilazione di un verbale registrato e caricato su una piattaforma nazionale. Accanto a questo, a Roma non ci sarà solo la Cgil ma anche un centinaio di associazioni che hanno aderito alla manifestazione, tra cui una quindicina provenienti da Padova”.

Giovani e Precarietà

“Sono oltre 50 mila i precari a Padova ma se contiamo anche il part time involontario arriviamo a oltre 100 mila. Voglio sottolineare che il part time nella nostra Provincia riguarda circa 120 mila persone. Complessivamente precari e part time hanno un reddito inferiore a 20.000 euro. Il 70% circa non supera i 10.000 euro. 2/3 di loro, a Padova, sono impiegati nel terziario: prevalentemente ristorazione, alberghiero, commercio, una percentuale minore nel terziario avanzato (informatica, telecomunicazioni)”.

Stato Sociale

“Uno dei più grandi problemi che stiamo vivendo, basti pensare che negli ultimi 10 anni il personale sanitari si è ridotto del 3%, a Padova è passato da 15.500 lavoratrici e lavoratori e poco meno di 15 mila addetti, nonostante l’incremento durante la pandemia, più di un terzo statisticamente ha più di 55 anni (4.500 circa). Questo ha naturalmente ripercussioni sul fronte della non autosufficienza (a Padova, circa 22 mila le e gli ultrasessantacinquenni, il 10% degli anziani”.

Scuola

“Altro capitolo dolorosissimo: si sappia solo che su 9000 insegnanti, 2000 sono supplenti, il 22% circa”

Obiettivi della mobilitazione

“La mobilitazione sarà imponente, il nostro obiettivo per Padova è di portare almeno 2000 persone il 7 ottobre a Roma. Per questo motivo, abbiamo prenotato 30 pulman ma sappiamo anche che in tanti, almeno 500 persone, scenderanno in treno. Se nonostante la grande partecipazione non dovessero arrivare nessuna risposta del governo, procederemo con la proclamazione dello Sciopero Generale coinvolgendo anche Cisl e Uil”.

Il servizio di Telenordest con l'intervento del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano

Perché dobbiamo opporci all’autonomia differenziata e al presidenzialismo: sala piena al dibattito organizzato dalla Cgil di Padova

“Il ‘combinato disposto’ tra autonomia differenziata e presidenzialismo - se mai fosse realizzato - rappresenterebbe il superamento definitivo del nostro modello di welfare universalistico, della nostra democrazia parlamentare e, in definitiva, della Carta costituzionale del '48 con pessime conseguenze, prima fra tutte quella di aggiungere all’aumento della sfrenata competizione sociale già in corso, anche quella territoriale. Ed è chiaro che lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati non hanno proprio nulla da guadagnarci e tutto da perdere: a partire dalla messa in discussione dell'unitarietà della contrattazione collettiva nazionale e dal vedere minata alla base la sostenibilità del welfare pubblico e universalistico”. Parole del Segretario Confederale della Cgil Nazionale, Christian Ferrari tornato per una serata qui a Padova – città dove ha ricoperto la carica di Segretario Generale della Camera del Lavoro provinciale – per il dibattito organizzato venerdì alla Sala Anziani di Palazzo Moroni che aveva come tema “La nostra Costituzione: applicarne i principi e i valori, non stravolgerla”, in cui sono state elencate tutte le ragioni per cui è necessario opporsi al progetto che si nasconde dietro alla cosiddetta Legge Calderoli.

A parlarne, davanti ad una sala piena e moderati dal giornalista de il Mattino di Padova, Claudio Malfitano, introdotti dall’attuale Segretario Generale della Cgil padovana, Aldo Marturano, oltre al già citato Ferrari, anche Margherita Miotto dell’Associazione “Salute diritto fondamentale” – che ha spiegato, in un intervento molto apprezzato dalla platea, gli effetti negativi che l’autonomia differenziata avrebbe sul sistema a difesa della salute pubblica sia a livello nazionale che locale – e il costituzionalista Gaetano Azzariti, Presidente dell’Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla” che ha illustrato, intervenendo in collegamento da remoto, le contraddizioni contenute nel progetto Calderoli rispetto ai principi e norme contenute nel titolo V della Costituzione.

“Una serata – ha concluso il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – che rientra tra le tante iniziative che stiamo mettendo in campo in vista della grande manifestazione nazionale ‘La via maestra” che si terrà a Roma il prossimo 7 ottobre. Un incontro dove abbiamo messo al centro dell’attenzione la pericolosità di una riforma costituzionale che attraverso l’introduzione dell’autonomia differenziata e presidenzialismo, o premierato forte qual si voglia, non rappresenterebbe nessuna soluzione per un Paese come il nostro attraversato da sempre maggior disagio sociale, precarietà, povertà diffusa e frammentazione territoriale. Un disegno contro cui ci opporremo e contro cui ci mobiliteremo con tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione”.

Fermiamo la Strage! Presidio e volantinaggio di Cgil Cisl e Uil nei mercati rionali di Ponte San Nicolò ricordando Stefano Moletta

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Stamane volantinaggio e presidio, di Cgil Cisl e Uil – con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione della cittadinanza sul tema delle morti e infortuni sul lavoro – tra le bancarelle del mercato di via Don Orione a Ponte San Nicolò, comune dove si trova l’ azienda specializzata nella macellazione avicola “Scarso R & Figli”, all’interno della quale, circa una settimana fa, ha trovato la morte Stefano Moletta, 56 anni, originario di Onara di Tombolo e lavoratore interinale a chiamata. Ieri e l’altro ieri, analoghe iniziative si erano svolte nei mercati rionali nelle frazioni di Roncaglia e Rio.

Insieme a lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati e rappresentanti sindacali di categoria, anche il Segretario Confederale con delega alla Sicurezza negli ambienti di Lavoro, Marco Galtarossa che ha spiegato: "Quello di oggi, è il terzo presidio e volantinaggio consecutivo che facciamo nel territorio di Ponte San Nicolò perché non solo vogliamo sensibilizzare la cittadinanza locale sulla tragedia avvenuta in questo territorio ma anche perché vogliamo tenere alta l'attenzione sul tema delle morti e incidenti sui luoghi di lavoro che hanno raggiunto un numero e frequenza che non sono accettabili in un paese civile".

"Su questa tragedia - conclude Marco Galtarossa - restano degli aspetti poco chiari su cui vogliamo venga fatta piena chiarezza, a partire dalle circostanze dell'incidente costato la vita a Stefano Moletta che, ricordiamo, pur essendo un lavoratore a chiamata e non direttamente dipendente della Scarso Romualdo & Figli, al momento della disgrazia si trovava completamente solo. Accanto a questo, resta l'amarezza per come l'azienda abbia agito appena successa la sciagura decidendo di non interrompere neanche per un attimo la produzione e imponendo al personale di lavorare a pochi metri dal corpo di Stefano Moletta". 

 

Il servizio di Telepadova 7 Gold sul volantinaggio di Cgil Cisl e Uil al mercato di Ponte San Nicolò

Verso il 7 ottobre: domani, venerdì 15 sett, in Sala Anziani a Palazzo Moroni, la Cgil di Padova organizza un incontro pubblico sul tema dell'autonomia differenziata e presidenzialismo

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Perché no all’autonomia differenziata e al presidenzialismo: Venerdì 15 settembre, alle 20.30, l’incontro pubblico in Sala Anziani a Palazzo Moroni organizzato dalla Cgil di Padova

Cgil Padova: “Autonomia differenziata e Presidenzialismo, se mai fossero realizzati, non farebbero che aumentare e allargare squilibri sociali e territoriali già presenti nel nostro Paese, con pesanti conseguenze sulla sua tenuta unitaria e sulla coesione sociale”

Nel percorso di confronto, mobilitazione, assemblee pubbliche e nei luoghi di lavoro – intrapreso sia a livello nazionale che territoriale dalla Cgil in vista della grande manifestazione nazionale “La via maestra”, che si terrà a Roma il prossimo 7 ottobre - oltre alla tutela del lavoro e alla lotta alla precarietà, c’è la difesa e l’attuazione della nostra Costituzione.

Su questo tema la Cgil di Padova ha organizzato, per venerdì 15 settembre, alle ore 20.30, presso la Sala Anziani di Palazzo Moroni (sede del Comune di Padova) un incontro pubblico dal titolo “LA NOSTRA COSTITUZIONE. Applicarne i principi e i valori, non stravolgerla. Perché no all’Autonomia differenziata e al Presidenzialismo”.

Dopo l’introduzione del Segretario Generale della Camera del Lavoro di Padova, Aldo Marturano Sferra – moderati dal giornalista de “Il Mattino di Padova”, Claudio Malfitano  interverranno Christian Ferrari, della Segreteria Nazionale della Cgil, Gaetano Azzariti, Presidente Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla”, e Margherita Miotto, dell’Associazione “Salute diritto fondamentale”.

“La questione istituzionale e democratica – spiega il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – è strettamente intrecciata con quella sociale. Autonomia differenziata e Presidenzialismo, se mai fossero realizzati, darebbero il colpo finale a un Paese, come il nostro, dove le disuguaglianze sociali e territoriali, negli ultimi decenni, non hanno fatto altro che aumentare. La frammentazione dell’Italia in tante “piccole patrie” tenute insieme dall’uomo o dalla donna forte di turno, da non disturbare mentre sono soli al comando, sarebbe una pericolosa deriva che dobbiamo evitare con tutti gli strumenti democratici a disposizione”.

“Contro questo rischio – conclude Aldo Marturano – ci batteremo in ogni sede, con l’obiettivo, non solo, di contrastare questo progetto, ma anche per affermare un’altra idea di Repubblica e società, che metta al centro le persone e non il profitto. Un Paese e una Società dove i diritti sanciti dalla nostra Costituzione - come il diritto al lavoro, ad un salario dignitoso, alla casa, alla salute, all’istruzione, alla pace, ad un fisco progressivo - siano realmente esigibili e non affermazioni di principio scritti solo sulla carta”.

 

Christian Ferrari della Segreteria nazionale della Cgil con delega alle riforme istituzionali, ospite alla puntata del 13 luglio 2023 di "Italia non si taglia - striscia quotidiana contro l'autonomia differenziata"