Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
“In un’intervista uscita sul mattino di Padova del 27 giugno, il segretario della Fimmg, il dott. Domenico Crisarà, nel denunciare – e condividiamo la denuncia – il processo di privatizzazione cui sta andando incontro il sistema a tutela della salute pubblica in Veneto e nella nostra provincia (sanità, socio-assistenziale e socio-sanitario), si lascia andare ad alcune considerazioni riguardanti – a suo dire – l’assenza di “associazioni di pensionati e sindacati” nel contrasto a tale processo.
Dispiace essere stati tirati in ballo, in modo del tutto gratuito e scomposto, dal Segretario della Fimmg e non è nostra intenzione alimentare una sterile polemica, fine a sé stessa, ma poiché le parole hanno un valore ed un peso, va fatta chiarezza.
Forse è sfuggito al Dott. Crisarà, rappresentante dei medici di base, che CGIL, CISL, UIL Confederali insieme alle proprie categorie delle pensionate e dei pensionati (SPI CGIL, FNP CISL, UILP UIL), delle lavoratrici e dei lavoratori del Servizio Pubblico (FP CGIL, FP CISL, UIL FP) a tutti i livelli, nazionale, regionale e provinciale, non è certo da oggi che denunciano il depauperamento del Sistema Sanitario Nazionale e lottano contro la privatizzazione strisciante del Sistema Salute Pubblica a fronte di un’evasione fiscale che in questo Paese supera i 100 miliardi di euro l’anno.
In particolare, ma solo come ultima iniziativa delle tante messe in atto in questi anni, per quel che riguarda il territorio padovano, ci risulta difficile – vista l’ottima copertura mediatica ricevuta – che il Segretario della Fimmg abbia ignorato la campagna rivendicativa, informativa, di ascolto e di confronto partita il 6 giugno scorso e che attraversa tutto il territorio della provincia. Abbiamo dato vita, partendo da via Scrovegni, sede dell’ULSS 6 Euganea alla “Staffetta della Salute” con assemblee pubbliche, presidi, sit-in, volantinaggi e iniziative varie che come CGIL, CISL, UIL stiamo portando davanti ai Presidi Sanitari di tutta la provincia padovana, comprese le Case di Riposo Pubbliche (IPAB).
Le Assemblee pubbliche di Limena, Cadoneghe, Vigonza, Monselice hanno visto la partecipazione attiva della cittadinanza, costituita in larga parte da pensionate e pensionati, che ha raccontato la propria difficile e quotidiana esperienza con le strutture sanitarie territoriali: liste di attesa infinite, servizi sanitari di prossimità completamente saltati con conseguenti spostamenti chilometrici per visite specialistiche o di controllo, poco personale nelle strutture sanitarie, solo per citarne alcune. E naturalmente è emersa anche la difficoltà a trovare un medico di base con la conseguenza di doversi rivolgere ai pronto soccorso e andare incontro ad un’altra serie infinita di problemi. Sono state assemblee in cui, oltre alla consapevolezza dei problemi (che sta aumentando) è emersa anche la richiesta fatta dalla cittadinanza di essere tutti uniti nel contrastare la deriva conclamata, anche nella nostra provincia – e denunciata anche dal Dott. Crisarà – del sistema a difesa della Salute Pubblica. Il Sindacato Confederale è per un Sistema Pubblico di qualità e rispettoso della dignità delle persone siano esse utenti, siano esse lavoratrici e lavoratori.
La prossima assemblea pubblica della “Staffetta della Salute” è in programma oggi, giovedì 29 giugno ore 20:30, a Cittadella, presso la Sala Comunale Villa Rina dove si parlerà di ‘Salute e Territorio’”.
Alluvione in Emilia-Romagna: i lavoratori delle cooperative potranno devolvere un’ora di lavoro per le popolazioni delle zone colpite; le imprese aggiungeranno un contributo di valore equivalente
L’iniziativa di solidarietà frutto di un accordo siglato dalle Centrali cooperative AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP e dai sindacati confederali CGIL, CISL, UIL.
Roma, 23 giugno 2023 - Per esprimere concretamente la loro solidarietà alle popolazioni, ai lavoratori ed al sistema produttivo dei territori dell’Emilia-Romagna duramente colpiti dalla recente alluvione, i lavoratori delle cooperative aderenti ad AGCI, CONFCOOPERATIVE e LEGACOOP potranno devolvere il corrispettivo di un’ora di lavoro, cui si aggiungerà un contributo di valore equivalente da parte dell’impresa.
Lo prevede un accordo siglato dalle Centrali Cooperative che fanno parte dell’Alleanza delle Cooperative Italiane -AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP- e dai sindacati confederali CGIL, CISL, UIL.
Il contributo, pari ad un’ora di lavoro, potrà essere sottoscritto, in forma volontaria, dai lavoratori impiegati nelle imprese cooperative che decidano di aderire volontariamente all’accordo. L’impresa cooperativa aggiungerà un contributo di valore equivalente.
I contributi raccolti, che le parti firmatarie dell’intesa invitano ad indirizzare al sostegno delle opere di messa in sicurezza e ricostruzione delle zone colpite, saranno fatti confluire in un conto corrente dedicato.
La raccolta dei fondi avrà termine entro il mese di dicembre 2023. Entro il mese di luglio, le parti compiranno una prima valutazione sulle modalità di intervento e utilizzeranno le disponibilità raccolte per interventi di sostegno alle popolazioni ed al sistema produttivo colpiti, nei modi e con le forme che ne garantiscano la certezza della destinazione e la più rapida utilizzazione, considerata la gravità della situazione e la necessità di avviare la ricostruzione ed il ripristino di abitazioni ed imprese fortemente danneggiate.
Cgil Padova: “Una decisione sbagliata che colpisce i bambini e figlia di una politica miope che per questioni ideologiche e identitarie va a ledere i diritti e la dignità di cittadine e cittadini del nostro Paese. Un accanimento incomprensibile, un vero ossimoro in un Paese civile”.
“Una decisione sbagliata, figlia di una politica miope che toglie diritti per questioni meramente ideologiche e identitarie, ledendo così i diritti di cittadine e cittadini del nostro Paese. Un accanimento incomprensibile, a maggior ragione se pensiamo che, in ultima istanza, ad esserne vittime sono bambine e bambini cui viene negata, attraverso un atto giudiziario, l’esistenza di un genitore”. È netta Marianna Cestaro, Segretaria Confederale della Cgil di Padova con delega alle Politiche di Genere e Pari Opportunità, nel giudicare negativamente la decisione della Procura di Padova di procedere con l’impugnazione di tutti e 33 gli atti di nascita di figlie e figli di coppie omogenitoriali registrati dal Comune dal 2017 ad oggi.
“Una crociata – aggiunge e conclude la Segretaria Confederale della Cgil padovana – le cui conseguenze ricadranno nella vita sociale di una minoranza, quelle delle cosiddette “famiglie arcobaleno” che forse, proprio perché tale, qualcuno pensa di spogliare impunemente dei propri diritti. E piuttosto che cercare di colmare un vuoto legislativo, si preferisce giungere a situazioni come questa dove dei diritti che venivano esercitati da tempo, senza ledere nessuno, vengono revocati a distanza di anni. Un gesto anacronistico, cieco e ideologico, ancora più meschino perché diretto a poche decine di persone nella nostra città e a qualche migliaio nell’intero Paese. Cui prodest?”
Il servizio di Antenna 3 con le dichiarazioni della referente Veneto Famiglie Arcobaleno dopo la decisione della procura di Padova di dichiarare illegittimi gli atti di nascita registrati dal Comune di Padova
Sono state 108,4 milioni le persone, secondo i dati dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr), che nel 2022 sono state costrette a lasciare la propria casa. Circa 19,1 milioni di persone in più rispetto al 2021. Uomini, donne e bambini che per fuggire da guerre, conflitti civili, violenze, persecuzioni od eventi estremi causati dal cambiamento climatico hanno affrontato viaggi interminabili e densi di insidie che non di rado sono finiti in sciagura, come avvenuto pochi giorni fa al largo delle coste della Grecia, in quella che potrebbe rivelarsi la più grande tragedia del Mediterraneo.
Proprio per richiamare l’attenzione sulle difficoltà di centinaia di milioni di persone, dal 20 giugno del 2001 – data che cade esattamente a 50 anni dall’approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU – le Nazioni Unite hanno istituito la giornata mondiale del rifugiato.
“Purtroppo – interviene Palma Sergio, funzionaria a supporto della Segreteria Confederale della Cgil di Padova con la delega a Immigrazione, Coesione Sociale e Pace – da quando, ormai 22 anni fa, c’è stata la prima edizione della Giornata Mondiale del Rifugiato, il diritto all’accoglienza è più sulla carta che effettivo. E questo è avvenuto perché tutti i provvedimenti presi dai nostri Governi e dall’Europa a cui abbiamo assistito in questi anni, si sono incentrati sempre sull’aspetto securitario piuttosto che su quello umanitario e della successiva inclusione”.
“Il problema principale – prosegue Palma Sergio – è che tutta la politica sull’immigrazione ruota ancora intorno all’emergenza e si concentra solo sul momento dell’arrivo dei migranti ma è assolutamente deficitaria nel momento successivo, ossia quando escono dai centri di accoglienza mancando completamente un piano organico di inclusione e accoglienza diretto ad integrarli nel nostro Paese. Quel che succede è che di fatto vengono abbandonati a sé stessi”.
“Come Cgil di Padova – conclude la sindacalista – sono stati tanti i casi di immigrati che sono giunti da noi con richieste di aiuto a cui abbiamo fornito assistenza. In questo senso, possiamo dire di essere dei testimoni sul territorio di quella che, a tutti gli effetti, è un’accoglienza solo sulla carta. E stiamo parlando di un territorio dove c’è un Comune che su questo tema non è insensibile e cerca di adottare politiche dirette all’inclusione. Ma il quadro generale resta desolante e sull’accoglienza mi sento di dire che siamo ancora all’anno zero”.
Il video di Unicef Italia realizzato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2023
Era il giorno di Pasqua e nei quotidiani locali padovani esce un articolo relativo ad una denuncia della Fillea Cgil di Padova su quanto successo nel cantiere dell’ex Rinascente in centro a Padova, dove due lavoratori assunti a tempo indeterminato dalla A.B.C. srl di Milano – ditta che operava in sub appalto per conto della capofila Intesa Costruzioni srl di Bergamo – una volta terminati i lavori, erano stati licenziati. Il sospetto della Fillea Cgil Padova era che questa fosse una prassi che si ripeteva in tutti i cantieri sparsi in Italia della ABC srl, coinvolgendo circa un centinaio di dipendenti.
“Quegli articoli – dicono il Segretario Generale della Fillea Cgil Padova, Gianluca Badoer, e il funzionario della categoria che seguiva quei lavoratori, Antonio Alaia – hanno indispettito, per non dire fatto uscire dai gangheri, più di qualcuno e hanno determinato alcune importanti conseguenze. Una di queste è stata convocare a Milano un incontro con Intesa Costruzioni durante il quale ci è stata ribadita la sua assoluta correttezza nei confronti dei propri dipendenti. Quanto avvenuto ci dà l’occasione non di rettificare ma di precisare due cose: la prima è ringraziare giornalisti e giornali che si sono occupati del caso. Dopo questi articoli i rapporti tra noi e Intesa Costruzioni sono completamente cambiati e, secondo noi, in senso positivo. La seconda è spiegare per bene tutta questa storia allo scopo non di attaccare Intesa Costruzioni srl, a cui non contestiamo nessuna irregolarità, bensì il sistema degli appalti dentro al quale operano questa e tante altre imprese. Un sistema che premia unicamente il profitto e determina una cascata di diseguaglianze e ingiustizie che si scaricano sull’ultimo anello della catena, ossia i lavoratori.
Ma partiamo dall’inizio. Era ancora maggio del 2022, dopo che nel cantiere era successo un incidente ad un lavoratore di un’altra ditta in appalto, che veniamo a contatto con due dipendenti di A.B.C. srl, impegnati nel cantiere dell’Ex Rinascente a Padova. Veniamo a sapere che l’azienda opera in almeno tre regioni, Piemonte, Lombardia e Veneto e ha circa un centinaio di lavoratori, per la maggior parte assunti a tempo determinato. Non solo: veniamo a conoscenza che A.B.C. srl è di fatto la continuazione di un’altra ditta da cui ha assunto il centinaio di dipendenti che costituiscono la sua forza lavoro. Nel caso padovano, ma il sospetto è che sia così ovunque, andando a spulciare le buste paga dei lavoratori scopriamo che non risultano essere registrati alla cassa edile territoriale, non si vedono riconosciuti i minimi contrattuali e/o le indennità territoriali previste dal contratto collettivo CEIV e gli viene mensilizzato il TFR. Va sottolineato che, per esempio, senza i versamenti all’ente bilaterale di riferimento, al lavoratore viene a mancare la tredicesima, le ferie e altro. Insomma, c’erano una montagna di irregolarità. Non bastasse, abbiamo il fondato sospetto che ci siano state delle irregolarità sui corsi di formazione sui temi della sicurezza cui sono tenuti i lavoratori. Ce n’è abbastanza per convocare, a ottobre, i dirigenti sia di A.B.C. che di Intesa Costruzioni e iniziare una vertenza per sanare la situazione, cosa che effettivamente si inizia a fare. Otteniamo l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori di A.B.C. srl e l’avvio di una corretta gestione dei rapporti di lavoro dei dipendenti. Inoltre, a partire da novembre i lavoratori smettono di mangiare a loro spese in cantiere e iniziano ad usufruire di pasti caldi in trattoria (cosa ottenuta dopo aver minacciato di fermarci ogni giorno a pranzo con loro se non veniva rispettato questo loro diritto) e a dicembre del 2022 ottengono 1500 euro per la mancata erogazione del pasto durante il periodo fin lì lavorato. E arriviamo a febbraio, quando ci raggiunge la notizia del licenziamento dei due lavoratori e alla successiva denuncia che ha scatenato la reazione di Intesa Costruzioni.
Nel corso di uno degli ultimi incontri, proprio come conseguenza degli articoli usciti sulla stampa, Intesa Costruzioni srl, pur ribadendo il rifiuto di ogni responsabilità su quel che accade nelle ditte a cui subappalta i lavori, ci comunica di aver risolto tutti i contratti di subappalto precedentemente stipulati con la società ABC Srl. Ma la cosa che letteralmente ci fa sobbalzare dalla sedia è però la comunicazione che l’intera forza lavoro di A.B.C. srl è stata fatta dimettere per confluire dentro ad un’altra azienda, appena nata, la GT Edil con cui sottoscriverà tutti i futuri contratti. Noi mettiamo molto ben in chiaro una cosa e cioè che non ci prendano in giro! Quanto ad ABC/GT Edil, sottolineiamo che per noi quel stanno facendo è semplicemente un maldestro tentativo di mascherare a tutti gli effetti una cessione di ramo d’azienda (materia regolata dall’art 47 della L 428/1990), in piena violazione di quelli che sono i diritti di lavoratori e lavoratrici. A quel punto poniamo una precondizione al proseguimento di un rapporto civile, ossia vogliamo l’armonizzazione delle RAL (Retribuzione Annua Lorda) di tutti i dipendenti e il recupero delle anzianità di tutti gli istituti contrattuali. Insomma: i lavoratori nel passaggio da una società all’altra non ci devono perdere nulla. Dobbiamo essere stati convincenti perché da allora Intesa Costruzioni si è correttamente impegnata a trasmetterci mensilmente la documentazione che dimostrata tutti gli adempimenti contrattuali con il nuovo subappaltatore GT Edil, dando piena evidenza del rispetto del CCNL applicato e delle disposizioni dei protocolli adottati nella regione in cui Intesa ha i propri cantieri e a cui ha affidato a GT Edil i lavori in subappalto.
Detto questo, resta il grande nodo su cui ci scontriamo, per quel che ci riguarda, non tanto con Intesa Costruzioni quanto con il sistema che permette situazioni come questa. Noi sappiamo molto bene che questa azienda, nei confronti di quella trentina/quarantina di lavoratori assunti direttamente si comporta correttamente. Ma il punto è che la legge le permette di fare lavori dove di lavoratori ne servono duecento. Come si fa con gli altri? Li si recupera tramite ditte in subappalto a cui vengono affidate le opere. Ditte che poi, a loro volta, potranno subappaltare ad altre imprese o cooperative di nuovo i lavori. E ad ogni passaggio, i margini di guadagno si assottigliano perché ogni ditta si tiene una quota. Il meccanismo è semplice: io ottengo un appalto per un lavoro a 100 mila euro. Me ne tengo 10mila e cedo il lavoro ad un’altra ditta a 90 mila che a quel punto eseguirà i lavori o ripeterà il meccanismo. Come farà la ditta che si trova alla fine di questa catena a guadagnare? È semplice: tagliando dove può, principalmente su forza lavoro e materiali. Questo non può che generare danni. Per ciò che attiene i lavoratori, significa che coloro che fanno materialmente il lavoro e costruiscono con il proprio sudore l’opera, sono anche quelli destinati a venir trattati peggio e a subire gli effetti nocivi di questo sistema. È vero che l’art 29 del D.Lgs 276/2003 obbliga le imprese committenti a rispondere in solido per i lavoratori in subappalto nel caso venissero accertate mancanze nelle loro condizioni retributive e contributive, ma è anche vero che questo avviene solo dietro ad un’azione individuale dei lavoratori. E questo è un limite perché impedisce la possibilità di fare delle vere azioni collettive da portare in giudizio. Per fare una metafora, è come cercare di costruire una grande diga con degli stuzzicadenti.
Con la liberalizzazione degli appalti a cascata decisa da questo Governo, situazioni come questa, successa in un cantiere tutto sommato medio, non potranno che esplodere con danni incalcolabili. Si pensi solo al numero di lavoratori e imprese coinvolte nelle grandi opere finanziate con i fondi del PNRR. In attesa che i tempi cambino, l’azione sindacale di contrasto a questi fenomeni può giungere solo fino ad un certo punto e può ottenere degli effetti positivi solo con una vigilanza collettiva. In questo senso i mass media possono essere molto importanti. Vicende come questa ce lo insegnano”.
Descrizione allegato: L'articolo de il Corriere Veneto sulla sentenza
Filt Cgil Padova: “Anche se la sentenza è definita “non definitiva” solo perché la causa prosegue per una diversa determinazione del credito dei lavoratori interessati, va considerata – quanto all’illiceità dell’appalto (e l’intermediazione di manodopera) – a tutti gli effetti “definitiva”
“Dopo il Giudice del Lavoro di Padova, anche la Corte d’Appello di Venezia, ha riconosciuto che Aspiag Service srl, attraverso il software aziendale, gestisse sia singolarmente che nel complesso i lavoratori, motivo per cui l’appalto alla Coop Popular era illecito e consisteva, nei fatti, in un’intermediazione di manodopera”
“Già la prima sentenza del Giudice del Lavoro di Padova aveva aperto un varco che ha determinato l’iscrizione di altre cause, con esito altrettanto positivo, di lavoratori in appalto ad Aspiag che si trovavano nella medesima situazione. Confidiamo si ripeta la stessa cosa anche dopo questa Sentenza d’Appello”.
Era proprio un appalto illecito e, nei fatti, i soci-lavoratori (sulla carta) dell’allora Coop Popular erano alle dipendenze di Aspiag Service srl e quindi come tali dovevano venir contrattualmente inquadrati – con un CCNL Commercio e non Logistica Trasporto Merci e Spedizioni – motivo per cui quella che subivano era un’ingiusta intermediazione di manodopera. A scriverlo, nero su bianco, la Corte d’Appello di Venezia – Sezione Lavoro (composta dai magistrati Dr Gianluca Alessio, Presidente, e dai Consiglieri Drssa Roberta Poire’ e Dr Lorenzo Puccetti) nella “sentenza non definitiva” (comunicata il 30 maggio scorso) della causa che Aspiag Service srl aveva promosso per impugnare in appello la sentenza emessa il 16 luglio del 2019 dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Padova a favore di 4 lavoratori – poi seguiti da tanti altri – che avevano intentato la causa, appoggiati dalla Filt Cgil di Padova, denunciando la situazione in cui si trovavano da anni, ossia quella di lavorare nei fatti per Aspiag Service ma risultando, nella carta, soci di una cooperativa.
“Una grande vittoria – esordisce il Segretario Generale della Filt Cgil Padova, Massimo Cognolatto – di cui, innanzitutto, vogliamo ringraziare lo Studio Legale Moro, e in particolare l’Avv. Giancarlo Moro e l’Avv. Alice Vettore. Hanno fatto uno splendido lavoro. Qualora Aspiag, testardamente, volesse ricorrere in Cassazione, chiederemo sempre allo Studio Moro di impugnare a nostra volta la pronuncia sul livello contrattuale riconosciuto dalla Corte, l’unico punto della sentenza di primo grado non accolto”.
“Il fatto – prosegue Cognolatto – che tecnicamente la sentenza sia definita “non definitiva” dipende solo da un diverso giudizio su questo singolo punto, riguardante il credito maturato dai lavoratori coinvolti cui la Corte ha disposto un diverso inquadramento. Per il resto, ed era quello che ci premeva, è risultato pacifico che quello che avveniva nei magazzini di Mestrino era un’intermediazione illecita di manodopera perché anche in Corte d’Appello è risultato chiaro che l’organizzazione aziendale che coordinava l’attività di quei 4 lavoratori era quella di Aspiag Service e non della cooperativa. E questo avveniva attraverso le nuove tecnologie, dapprima con dei computer palmari, poi con un sistema vocale denominato “voice”: un software che applicando i principi dell’AI (Intelligenza Artificiale) è in grado di riconoscere la voce del lavoratore, quindi impartirgli ordini e sostanzialmente organizzargli e controllargli l’attività. E che dietro all’organizzazione del lavoro ci fossero gli algoritmi sviluppati da un’app e non delle persone in carne ed ossa non sposta di un millimetro le cose. Considerato che saranno sempre maggiori gli ambiti in cui verrà applicata l’AI negli anni a venire, si tratta di un principio fondamentale sostenuto prima dal Giudice del Lavoro di Padova e ora ribadito anche dalla Corte d’Appello di Venezia”.
“Un principio – conclude il Segretario Generale della Filt Cgil – che Aspiag Service ha provato in tutti i modi a “rovesciare” ben conscia dei potenziali effetti a cascata ad esso legati. Voglio ricordare che sul solco della sentenza del Giudice del Lavoro di Padova, sono stati diversi i ricorsi presentati, con esito altrettanto positivo, sia dalla Filt Cgil Padova che da altre organizzazioni sindacali. E altri ne arriveranno, motivo per cui confidiamo che ora si ripeti la stessa cosa dopo questa vittoria in Corte d’Appello. Un ottimo risultato dunque, su una controversia difficile promossa con lungimiranza e per prima da noi della Filt Cgil di Padova perché questa sentenza apre una vera e propria autostrada per l’illegittimità dei rapporti di lavoro negli appalti della Grande Distribuzione Organizzata e l’auspicio è che sarà utile per chiudere definitivamente tutti quei finti appalti che negli ultimi anni sono nati come funghi, al solo fine di un mero risparmio economico. La Filt Cgil di Padova sicuramente non si fermerà qua ma proverà ad aprire altre cause anche in altri settori similari”.
Il penultimo è stato Pio Giaretta, 55 anni, di Carmignano e morto in un cantiere a Piombino Dese il 31 maggio scorso. L’ultimo, invece, è stato Tiziano Pasquali, sessantenne, di Piove di Sacco e perito in un cantiere lungo la A4 nel bresciano martedì 12 giugno. Non accenna a placarsi la strage quotidiana nei luoghi di lavoro, tema a cui il Mattino di Padova dedica il titolo di prima pagina e diverse pagine di approfondimento all’interno.
“I numeri delle morti sul lavoro nel Padovano sono allarmanti. Siamo di fronte a una strageche va affrontata con interventi radicali a partire dalle scuole e dai luoghi di lavoro del territorio. Le istituzioni non possono più girare la testa dall'altra parte” dice Marco Galtarossa, segretario confederale della Cgil di Padova con delega alla sicurezza sul lavoro, in un’intervista sulle pagine del quotidiano padovano che, citando i numeri dell'ultimo report dell'Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering, riporta che la provincia di Padova è la seconda in Veneto (prima Verona con 10, ndr) per numero di morti sul lavoro. In totale sono 29 i decessi. Nel Padovano l'indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa, è del 9,7. Era del 2,6 lo stesso periodo dello scorso anno.
“Questo è frutto di un sistema lavorativo che si basa sulla flessibilità e sul precariato - spiega ancora Galtarossa - e basta solo pensare ai voucher o ai contratti di lavoro di pochi giorni: che formazione sulla sicurezza viene fatta a questi lavoratori? Oppure al sistema dell'appalto o del subappalto, in cui la riduzione del margine di profitto porta l'impresa a risparmiare sul costo del lavoro e quindi sulle condizioni di sicurezza. E' necessario partire dalla prevenzione e dalla formazione. Come sindacato confederale, insieme alla Cisl e alla Uil, lo chiediamo da tempo. Bisogna fare formazione a partire dalle scuole, perché lì ci sono i futuri lavoratori, e chiaramente sui luoghi di lavoro. Se non cambiamo la cultura continueremo ad aggiornare il numero di morti”.
Sempre ieri, a Torreselle nel Comune di Piombino Dese, nella stessa cava dove 15 giorni fa è morto, cadendo da un’altezza di circa 3 metri, il lavoratore Pio Giaretta, la Fillea Cgil di Padova e Treviso hanno promosso un presidio molto sentito – con un gazebo, bandiere e sindacalisti della Fillea Cgil di Padova e Treviso – per riflettere su quanto successo.
“Questa è una realtà produttiva – dicono i convocatori dell’assemblea, la Segretaria Provinciale della Fillea Cgil di Padova, Barbara Schiavo e il Segretario Generale della Fillea Cgil di Treviso, Gabriele Serraglio – molto complicata, con una miriade di impianti sparsi nel territorio, contratti nazionali applicati diversi a cui si deve aggiungere la parcellizzazione territoriale dei lavoratori delle molte aziende partecipate dal Gruppo Grigolin. È quindi sempre molto difficile riuscire a riunirli. Si aggiunga che non abbiamo certezza che l’azienda abbia dato seguito tra i lavoratori alla nostra richiesta di convocazione. Per cui oggi abbiamo dato vita ad un presidio con l’obiettivo di mettere in evidenza il fatto che ormai esiste l’inaccettabile abitudine alla morte sul lavoro e un desiderio di rimozione della tragedia a cui non possiamo adeguarci. Non è con la rassegnazione che possiamo sconfiggere questo fenomeno che causa ogni anno una vera e propria strage. Enon è ammissibile che si riduca sempre tutto ad una tragica fatalità quando invece le norme prevedono che la tragica fatalità non debba nemmeno essere presa in considerazione”.
“Accanto a questo – concludono Schiavo e Serraglio – non giudichiamo positiva neanche la decisione dei vertici aziendali del Gruppo Grigolin di annullare, dopo l’iniziale avvallo, l’incontro previsto alle 14.30 di oggi con noi della Fillea Cgil di Padova e Treviso. Anche per le motivazioni adottate, ossia per rispetto alla vittima nel giorno del suo funerale. Non ci sfugge però che la cosa non ha impedito all’Azienda di proseguire l’attività della Cava che oggi è risultata regolarmente aperta. Vuol dire che riconvocheremo il prossimo incontro in Prefettura”.
Il servizio di Telenordest sul presidio di ieri alla cava di Torreselle
La CGIL insieme a un’ampia rete di associazioni laiche e cattoliche riunite nell'Assemblea ‘Insieme per la Costituzione’ organizza e promuove una Manifestazione nazionale il 24 giugno a Roma con concentramento in Piazza della Repubblica ore 10:00 e comizio conclusivo in Piazza del Popolo; in difesa del diritto alla salute delle persone e nei luoghi di lavoro e per la difesa e rilancio del Servizio Sanitario Nazionale, pubblico e universale.
SALUTE, DIRITTO FONDAMENTALE DELLE PERSONE E DELLE COMUNITÀ
Per la tutela del diritto alla Salute, per un Servizio Sanitario Nazionale e un sistema socio sanitario - pubblico, solidale e universale - a cui garantire le necessarie risorse economiche e organizzative ma soprattutto il personale: operatori e professionisti che possano realmente garantire il diritto alla cura di tutte e tutti, con salari adeguati, per contrastare il continuo indebolimento della sanità pubblica, recuperare i divari nell’assistenza effettivamente erogata, a partire da quella territoriale e dalle liste d’attesa, e valorizzare il lavoro di cura; serve, per questo, un piano straordinario pluriennale di assunzioni che vada oltre le stabilizzazioni e il turnover, superi la precarietà della cura e di chi cura; per garantire la salute e la dignità delle persone non autosufficienti; per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, rilanciando il ruolo dei servizi della prevenzione, ispettivi e di vigilanza. Avere una sanità pubblica vuol dire garantire le cure per tutte e tutti, in tutto il Paese, e fermare la privatizzazione della sanità e della salute.
IL 24 ANCHE LA CGIL DI PADOVA A ROMA
Anche la Cgil di Padova organizzerà dei viaggi in pullman con partenza intorno alla mezzanotte tra venerdì 23 giugno e sabato 24. Chiunque volesse partecipare e desiderasse avere i dettagli della trasferta scriva a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nel filmato, all'uscita da Palazzo Chigi dall'incontro con il Governo dello scorso 30 maggio, il Segretario Maurizio Landini annuncia, la manifestazione del 24 giugno