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Ancora una vittima del lavoro in Provincia di Padova. Lavoratore muore schiacciato dal muletto. Cgil Padova: “Una morte che mette sotto accusa il sistema produttivo”

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  • Descrizione allegato: La pagina de il Mattino di Padova con le reazioni dei sindacati all'incidente mortale successo a Stefano Moletta
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Ennesima vittima sul lavoro in Provincia di Padova. L’incidente mortale – avvenuto nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 settembre ma comunicato solo ieri lunedì 11 – ha visto coinvolto Stefano Moletta, 56 anni, residente a Tombolo, autista di uno scatolificio della zona e anche “lavoratore a chiamata” per una ditta interinale, motivo per cui si trovava all’interno della ditta Scarso Romualdo & Figli, azienda di macellazione avicola di Ponte San Nicolò, dove è morto a causa di un incidente la cui dinamica è ancora al vaglio della Polizia Giudiziaria e Spisal. Dalle prime ricostruzioni, sembra che il lavoratore sia rimasto schiacciato con il tronco sul telaio metallico di una finestra a causa della spinta del muletto da cui, pare, poco prima il Moletta era sceso. Una ricostruzione piena di interrogativi dovuta alla mancanza di testimoni dell’incidente: il lavoratore in quel momento era solo in azienda e a ritrovarne il corpo sono stati alcuni lavoratori giunti all’alba per iniziare il proprio turno.

Sull’incidente è intervenuto il Segretario Confederale della Cgil di Padova con delega alla sicurezza nei luoghi di lavoro, Marco Galtarossa che metto sotto accusa un sistema di produzione fondato sulla precarietà: “Questo ennesimo incidente sul lavoro a Padova dimostra come il sistema produttivo vada rivisto e cambiato. Non ascolteremo le solite parole di circostanza, qui bisogna agire. Lo diciamo ogni volta che avviene un infortunio sul lavoro così grave e rimaniamo inascoltati”.

Galtarossa invita ad una riflessione: “In questo caso la vittima è un lavoratore di 56 anni con un contratto interinale, quindi ancora una volta abbiamo la dimostrazione che la precarietà è una delle cause maggiori che determinano poi gli incidenti sul lavoro. Un lavoratore interinale che è stato trovato dopo ore dal drammatico incidente, perché operava da solo quando, sappiamo benissimo, che i lavoratori interinali vengono utilizzati per un'emergenza, un'esigenza temporanea delle imprese. Questo dimostra, invece, che il lavoro interinale, e quindi la precarietà, è uno strumento per aumentare i profitti delle imprese e per gestire quella flessibilità che loro ritengono necessaria per garantire un processo produttivo che renda sempre di più e aumenti i profitti sempre di più. A scapito dei lavoratori”.

 

Il Servizio di Telenordest sull'ennesimo incidente mortale sul lavoro in Provincia di Padova

Croce Verde, la FP Cgil Padova annuncia lo “stato di agitazione”

Alfredo Sbucafratta, Fp Cgil Padova: “Con molto rammarico si deve constatare il mancato rispetto degli impegni assunti nei confronti dei lavoratori in merito all'assunzione del personale a tempo indeterminato. L'ente vive una situazione economica in bilico”

Come spesso succede, arriva un momento in cui i nodi arrivano al pettine. È quanto succede alla Croce Verde di Padova, lo storico ente benefico e assistenziale che vanta una storia lunga 110 anni, che da tempo si trova a convivere con un debito di 2,2 milioni di euro. Per capire come se ne uscirà fuori, decisivo sarà l’incontro previsto oggi, lunedì 11 settembre, con l’Usl e l’Azienda Ospedaliera Università di Padova però i presupposti non appaiono i tra i migliori.

“Non sembra ci siano buone intenzioni da parte dei committenti pubblici – rivela Alfredo Sbucafratta – e la situazione è molto grave perché per 50 euro ricevute la Croce verde ne spende 100. Da parte nostra temiamo siano a rischio gli stipendi dei dipendenti e che lo stesso ente rischi il commissariamento. Con lo stato di agitazione vogliamo fare pressione sulla Regione perché non si sogni di esternalizzare il servizio, tutto o in parte, mettendolo in mano ai privati, con tutti i rischi che ne conseguirebbero e la fine di un istituto che ha più di un secolo”.

Altra data importante sarà quella di mercoledì 13 settembre quando ci sarà il consiglio di amministrazione della Croce verde: “La possibilità di commissariare l'ente – continua Sbucafratta – è già tra le alternative. Usl e Azienda non vogliono pagare di più anche se il servizio costa oggettivamente di più e a noi viene da pensare che questa sia una strategia molto pericolosa, ovvero mirare alle cooperative che hanno minori costi di gestione rispetto al pubblico, a tutto svantaggio dei lavoratori, come sappiamo fin troppo bene. Se al pubblico un lavoratore costa 100 euro, alla cooperativa ne costa 70 e questo consente al privato di operare tagli che solo in apparenza sono risparmi».

Già oggi, secondo la FP Cgil Padova, le criticità sono molte come appare scritto nero su bianco nella lettera inviata al prefetto, al direttivo della Croce verde, alle direzioni sanitarie e al sindaco con cui il sindacato ha attivato le procedure di raffreddamento e conciliazione del conflitto e annunciato l’entrata in vigore dello stato di agitazione dei dipendenti : “Manca una contrattazione decentrata – si legge nella missiva – non sono rispettati il contratto nazionale per la banca ore, i permessi e la progressione tra le aree con bandi impropri. Inoltre rileviamo la presenza di personale a tempo determinato in maniera esagerata senza utilizzo della graduatoria di assunzione a tempo indeterminato. Tutto questo provoca grave stress, determinato anche dalla situazione economica preoccupante che porta l'incertezza di mese in mese del pagamento degli stipendi».

Ecco perché, conclude la nota, “al fine di tutelare i circa 100 dipendenti dell’ente si ritiene opportuno avviare lo stato di agitazione, riservandosi di assumere tutte le iniziative utili alla mobilitazione del personale”.

 

Il Servizio di Telenordest sullo stato di agitazione proclamato alla Croce Verde di Padova



'La Via Maestra' appello per la manifestazione nazionale del 7 ottobre a Roma

La Costituzione italiana – nata dalla Resistenza – delinea un modello di democrazia e di società che pone alla base della Repubblica il lavoro, l’uguaglianza di tutte le persone, i diritti civili e sociali fondamentali che lo Stato, nella sua articolazione istituzionale unitaria, ha il dovere primario di promuovere attivamente rimuovendo “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Per questo rivendichiamo che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino ad essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili ad ogni latitudine del Paese (da nord a sud, dalle grandi città alle periferie, dai centri urbani alle aree interne), a partire da:

► il diritto al lavoro stabile, libero, di qualità – fulcro di un modello di sviluppo sostenibile fondato su nuove politiche industriali– superando la precarietà dilagante, contrastando il lavoro povero e sfruttato, aumentando i salari, col rinnovo dei contratti, e le pensioni oltre al superamento della Legge Fornero. È il momento di introdurre il salario minimo, dare valore generale ai contratti, approvare la legge sulla rappresentanza, strumenti essenziali per contrastare i contratti pirata.
► il diritto alla salute e un Servizio Sanitario Nazionale e un sistema socio sanitario pubblico, solidale e universale, a cui garantire le necessarie risorse economiche, umane e organizzative, per contrastare il continuo indebolimento della sanità pubblica, recuperare i divari nell’assistenza effettivamente erogata, a partire da quella territoriale, e valorizzare il lavoro di cura; investimento sul personale con un piano straordinario pluriennale di assunzioni che vada oltre le stabilizzazioni e il turnover, superi la precarietà e valorizzi le professionalità; sostegno alle persone non autosufficienti; tutela della salute e sicurezza sul lavoro, rilanciando il ruolo della prevenzione. Solo così si garantisce la piena applicazione dell’articolo 32 della Costituzione.
► il diritto all’istruzione, dall’infanzia ai più alti gradi, e alla formazione permanente e continua, perché il diritto all’apprendimento sia garantito a tutti e tutte e per tutto l’arco della vita.
► il contrasto a povertà e diseguaglianze e la promozione della giustizia sociale, garantendo il diritto all’abitare e un reddito per una vita dignitosa. Il governo va in altra direzione e cancella il Reddito di cittadinanza lasciando tante persone senza alcun sostegno.
► il diritto a un ambiente sano e sicuro in cui vengono tutelati acqua, suolo, biodiversità ed ecosistemi. Per questo è grave aver tolto dal PNRR le risorse sul dissesto idrogeologico, tanto più a fronte delle alluvioni che hanno colpito alcune regioni del Paese e di una crisi climatica che va affrontata con una transizione ecologica fondata sulla difesa e valorizzazione del lavoro e di un’economia rinnovata e sostenibile.
► una politica di pace intesa come ripudio della guerra e con la costruzione di un sistema di difesa integrato con la dimensione civile e nonviolenta.

Questi diritti possono essere riaffermati e rafforzati solo attraverso una redistribuzione delle risorse e della ricchezza che chieda di più a chi ha di più per garantire a tutti e a tutte un sistema di welfare pubblico e universalistico che protegga e liberi dai bisogni, a cominciare da una riforma fiscale basata sui principi di equità, generalità e progressività che sono oggi negati tanto da interventi regressivi – come, ad esempio, la flat tax – quanto da una evasione fiscale sempre più insostenibile. Inoltre, giustizia sociale e giustizia ambientale e climatica devono andare di pari passo nella costruzione di un modello sociale che sia “nell’interesse delle future generazioni”, come recita l’art. 9 della nostra Costituzione.

Questo modello sociale – fondato su uguaglianza, solidarietà, accoglienza, e partecipazione – costituisce l’antitesi del modello che vuole realizzare l’attuale maggioranza di Governo con le prime scelte che ha già compiuto e, soprattutto, con le misure che si appresta a varare, a partire da quelle che – se non fermate – sono destinate a scardinare le fondamenta stesse dell’impianto della Repubblica, come:
► l’autonomia differenziata, rilanciata con il DDL Calderoli, che porterà alla definitiva disarticolazione di un sistema unitario di diritti e di politiche pubbliche volte a promuovere lo sviluppo di tutti i territori;
► il superamento del modello di Repubblica parlamentare attraverso l’elezione diretta del capo dell’esecutivo (presidenzialismo, semi-presidenzialismo o premierato che sia) che ridurrà ulteriormente gli spazi di democrazia, partecipazione e mediazione istituzionale, politica e sociale, rompendo irrimediabilmente l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità.

La Costituzione antifascista nata dalla Resistenza – nel riconoscere il lavoro come elemento fondativo, la sovranità del popolo, la responsabilità delle istituzioni pubbliche di garantire l’uguaglianza sostanziale delle persone, i diritti delle donne, il dovere della solidarietà, la centralità della tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali – ha delineato un assetto istituzionale che, attraverso la centralità del Parlamento, fosse il più idoneo ad assicurare questi principi costitutivi e a realizzare un rapporto tra cittadini/e e istituzioni che non si esaurisce nel solo esercizio periodico del voto ma si sviluppa quotidianamente nella dialettica democratica e nella costante
partecipazione collettiva della rappresentanza in tutte le sue declinazioni politiche, sociali e civili.
Per contrastare la deriva in corso e riaffermare la necessità di un modello sociale e di sviluppo che riparta dall’attuazione della Costituzione, non dal suo
stravolgimento
, ci impegniamo in un percorso di confronto, iniziativa e mobilitazione comune che – a partire dai territori e nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno – rimetta al centro la necessità di garantire a tutte le persone e in tutto il Paese i diritti fondamentali e di salvaguardare la centralità del Parlamento contro ogni deriva di natura plebiscitaria fondata sull’uomo o sulla donna soli al comando.


PER QUESTE RAGIONI E A SOSTEGNO DELL’INSIEME DELLE PROPOSTE INDICATE,
CI IMPEGNIAMO A REALIZZARE i
7 OTTOBRE una grande manifestazione nazionale a Roma per il lavoro, contro la precarietà, per la difesa e l’attuazione della
Costituzione, contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare

Anche la Cgil di Padova organizzerà delle trasferte. Chiunque volesse avere informazioni e partecipare alla manifestazione scriva a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Nel video, il Segretario Generale della Cgil Maurizio Landini spiega a "In Onda" le ragioni della manifestazione del 7 ottobre a Roma

La denuncia della FP Cgil Padova: “Esternalizzazione dei servizi sanitari e socio-assistenziali: aumentano le disparità di trattamento e il disagio tra il personale”

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino dopo la denuncia della FP Cgil Padova

Conferenza stampa ieri della Funzione Pubblica della Cgil di Padova, dove la Segretaria Generale della categoria, Alessandra Stivali e la Segretaria Provinciale Marika Damiani hanno portato alla luce l’aumento delle disparità tra le lavoratrici e lavoratori che operano nell’ambito dei servizi socio-sanitari della Provincia (soprattutto Operatori Socio Sanitari ma anche Educatori, infermieri, operatori amministrativi, addetti, portieri ecc.) tra coloro che sono assunti dalle cooperative a cui sono stati esternalizzati i servizi e quelli che invece risultano assunti direttamente dai Comuni, le case di riposo ecc. Lavoratrici e lavoratori che pur avendo la stessa preparazione professionale e svolgendo le medesime mansioni hanno una consistente differenza di trattamento, con i primi che arrivano a prendere 200-300 euro in meno rispetto ai secondi. Per fare un esempio, un’educatrice di un asilo assunta da un ente pubblico ha uno stipendio che si aggira intorno ai 1350-1400 euro al mese ma se lavorasse in una cooperativa sociale, sempre nello stesso asilo, prenderebbe 1000-1100 euro. Stesso discorso per le case di riposo, dove il gap salariale raggiunge almeno i 250 euro.

Il terzo settore, seppur spesso dimenticato, è molto cresciuto negli ultimi anni. In Italia i dipendenti sono passati da 680 mila a 870 mila. E il Veneto è una delle regioni dove questo aumento è stato tra i più forti. Dice Alessandra Stivali: “Nella nostra regione si contano 163 dipendenti ogni 10 mila abitanti, in tutto quasi 81 mila persone. Padova è una delle province più coinvolte insieme a Venezia perché è un territorio dove il terzo settore ha una storia antica, ma anche perché è un territorio ricco di servizi alla persona. Basta vedere l'incidenza delle case di riposto, dove siamo la prima provincia in Veneto per numero di strutture. A Padova si parla di circa 30-35 mila lavoratori, di cui l'80% è oss. La conseguenza è le pratiche relative a lavoratrici e lavoratori esternalizzati che si rivolgono a noi dopo essersi accorti di subire un diverso trattamento rispetto ai loro colleghi assunti direttamente dall’ente, sono aumentate del 5%”.

“Un oss impiegato con le cooperative – aggiunge Marika Damiani – guadagna circa 200 euro in meno rispetto al collega dell'ente pubblico e questo solo rispetto alla busta paga, poi il dipendente pubblico ha anche indennità e i cosiddetti scatti salariali e premi di produzione che il collega delle cooperative si sogna. Lo stesso accade in una qualsiasi casa di riposo dove, nello stesso reparto, troviamo fianco a fianco operatori delle coop e pubblici, il che è facile capire sia anche un'offesa alla dignità del lavoro. Ma anche un educatore della scuola – nidi e materne – guadagna circa 300-350 euro in meno. Eppure quasi tutti i servizi scolastici della provincia sono gestiti da strutture private che hanno il servizio in affidamento. A parte Padova città, tutte le scuole dell'infanzia sono in mano al terzo settore”.

Diseguaglianze che persistono e anzi aumentano nonostante ci sia un grande bisogno di queste figure nelle strutture: “Così succede – interviene Alessandra Stivali – che nessuno vuole fare più l'oss nel privato convenzionato perché si lavora duro, quasi sempre con doppi turni, e si guadagna meno. Chi ha potuto si è rifugiato nel pubblico, ma in tanti hanno proprio rinunciato al lavoro. Basti pensare che se una persona nel corso della carriera, per un problema di salute, non è più idoneo al lavoro, il pubblico ha il dovere di ricollocarlo, la cooperativa lo lascia a casa. Del resto il grande problema è a monte perché gli appalti chiedono continuo risparmio e le cooperative, per vincere, da qualche parte devono tagliare”.

“Per questo – concludono le due sindacaliste della FP Cgil Padova – il 7 ottobre saremo in piazza a Roma e chiederemo che tutti i lavoratori che svolgono lo stesso lavoro abbiamo la medesima retribuzione, al contrario di quel che sta avvenendo nel privato dove si stanno moltiplicando i contratti. E poi chiederemo: protezione e sicurezza sociale per tutti e che le Usl si impegnino a scrivere con cura e attenzione i capitolati che esternalizzano una mansione perché spesso queste diseguaglianze sono possibili proprio perché il capitolato è scritto male e a rimetterci è il lavoratore. Sui servizi socio sanitari non si può risparmiare”.

Staffetta della Salute: nella Sala della Carità, l’Assemblea Pubblica sulle criticità del Sistema a difesa della Salute Pubblica

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  • Descrizione allegato: La pagina de il mattino dedicata all'iniziativa della Staffetta della Salute promossa dalle segreterie provinciali di Cgil Cisl e Uil
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Cgil Cisl e Uil: “Oggi, come non mai, un diritto costituzionale come quello alla salute è messo in forte discussione a causa della drastica riduzione delle risorse destinate a sanità e sociale, nell’indifferenza di Politica e Società Civile. Necessaria una presa di coscienza collettiva per cambiare rotta o nel prossimo futuro il Diritto alla Salute sarà solo di chi potrà economicamente permetterselo”

 

Si è svolta martedì 5 settembre, nella splendide cornice della Sala della Carità di via San Francesco a Padova, l’Assemblea Pubblica della “Staffetta della Salute”, la mobilitazione promossa dalle Segreterie Provinciali di Cgil, Cisl e Uil che – con il supporto delle rispettive categorie che seguono il pubblico impiego e i pensionati – attraverso presidi, volantinaggi e dibattiti pubblici, da inizio estate, ha fatto tappa in tutti i territori della provincia padovana con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sul tema della Salute.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”. È così che nell’articolo 32 della nostra Costituzione, i nostri padri costituenti hanno inteso garantire il diritto, a tutti i cittadini, ad accedere alle cure ma oggi, come è emerso nel corso della serata, questo appare più un diritto sulla carta che nella realtà. A dirlo, non solo gli interventi dei Segretari Generali di Cgil Cisl e Uil di Padova – rispettivamente Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti – ma anche i numerosi contributi di lavoratrici e lavoratori, nonché di pensionate e pensionati, che hanno raccontato la loro odissea quotidiana nel mondo della sanità e del sociale.

Una crisi, quella del Sistema a Tutela della Salute Pubblica (Sanità, Socio-assistenziale e Socio-sanitario) che parte da lontano: negli ultimi 10 anni il taglio alla spesa sanitaria è stato di 37 miliardi con inevitabili conseguenze sul personale da tempo sempre più insufficiente, invecchiato e sottopagato: basti pensare che nonostante gli incrementi dettati dalla pandemia, negli ultimi 10 anni si è ridotto di quasi il 3%, passando da 682 mila a 664 mila lavoratrici e lavoratori, ha raggiunto un’età media superiore ai 55 anni e risulta pagato il 23% in meno della media OCSE. Questo, a cascata, ha avuto riflessi sul diritto di accesso alle cure dei cittadini. Il risultato? Sono ben più di 4 milioni quelli che hanno rinunciato a curarsi. Indicatori di questa crisi, sono per esempio le liste di attesa, dove a maggio, in Veneto, le priorità Differita (a 60/90 giorni) e Programmata (a 30 giorni) in lista di galleggiamento risultavano essere 153 mila, a Padova 27 mila. E sono dati probabilmente sottostimati. Il risultato è che chi può permetterselo ricorre, tramite pagamento, al privato, inducendo le persone ad acquisire sempre più confidenza con un modello non pubblico.

“È evidente – dice il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – che a fronte di questo depotenziamento del sistema pubblico assistiamo a una doppia fuga: sia di coloro che, potendoselo permettere, si rivolgono per le cure al privato, sia del personale sanitario che appena può tende ad abbandonare il pubblico mentre tanti neo infermieri e neo medici scelgono l’estero e vanno in quei Paesi in grado di garantire loro condizioni lavorative e di vita decisamente migliori. Il tema principale è quindi quello delle risorse che, dati alla mano, sono sempre meno e continueranno ad esserlo viste le prime anticipazioni della prossima legge di bilancio. E questo è un problema destinato ad aggravarsi perché la domanda di salute cresce, essendo il nostro un Paese dove vi è un forte calo delle nascite e la popolazione è destinata a diventare sempre più anziana. È necessario che la Politica e la Società Civile ne prendano consapevolezza se vogliamo evitare il collasso del sistema con conseguenze catastrofiche”.

“Una serata – aggiunge Samuel Scavazzin, Segretario Generale di Cisl Padova e Rovigo – che ha messo sotto la lente di ingrandimento le tante problematiche che stanno attraversando il nostro sistema socio-sanitario. Sicuramente, tra le più importanti, è emersa la grave carenza di personale, medici, infermieri e operatori socio sanitari, che riscontrano le nostre strutture sanitarie. Questo non è accettabile ed è necessario che chi ha responsabilità istituzionali ne prenda coscienza. Dopo tanti anni di tagli è giunto il momento di invertire la lotta e dare il via ad un grande piano di assunzione e formazione del personale in grado di rilanciare il sistema a tutela della salute pubblica”.

“Davanti ai dati sul mondo della sanità usciti questa sera – conclude Massimo Zanetti, Coordinatore Uil Padova – dobbiamo porci delle domande perché nulla succede per caso: perché le risorse, pur essendoci, non si riescono a trovare? E dove sono queste risorse? Noi crediamo che, per esempio, si potrebbero trovare attraverso una seria lotta all’evasione (che in Italia raggiunge i 99 miliardi di euro) e ponendo fine ad una serie infinita di sprechi così da liberare disponibilità da destinare ad un diritto, come quello della salute, ma lo stesso discorso vale anche per quello all’istruzione, così costituzionalmente rilevante. Crediamo non si possa più rimandare onde evitare che la sanità scivoli terribilmente verso una dimensione privata”.

 

Il Servizio di Telepadova 7 Gold sulla serata della Staffetta della Salute alla Sala della Carità

Staffetta della Salute: questa sera l’Assemblea Pubblica promossa dalle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil sui rischi che sta correndo, anche nei nostri territori, il Sistema a Difesa della Salute Pubblica (Sanità, Socio-assistenziale e Socio-sanit

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  • Descrizione allegato: Il volantino dell'iniziativa di stasera della "Staffetta della Salute" promossa di Cgil Cisl e Uil

Torna a fare tappa a Padova la “Staffetta della Salute”, l’iniziativa promossa a inizio estate dalle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil che ha inaugurato un ampio e diffuso ciclo di Assemblee Pubbliche – accompagnate da altrettanti presidi, sit in e volantinaggi davanti ai Presidi Sanitari della Provincia – che sono passate oltre che per la Città e Cintura, anche per l’Alta, la Bassa, il Conselvano e la Saccisica e con cui i sindacati hanno portato avanti un’opera di sensibilizzazione diretta alle cittadinanze locali sui concreti rischi che sta correndo, anche nella nostra Provincia, il Sistema a Difesa della Salute Pubblica (Sanità, Socio-assistenziale e Socio-sanitaria) a causa dei pesanti tagli subiti negli ultimi decenni (dal 2000, oltre 37 miliardi di investimenti in meno) e di quelli che già si preannunciano con la prossima Legge Finanziaria.

È quel che succederà questa sera, martedì 5 settembre, alle 20 e 30, presso la Sala della Carità di via San Francesco 61-63, dove si svolgerà l’Assemblea Pubblica per il rafforzamento e a difesa della Salute Pubblica in cui – oltre agli interventi del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, del Segretario Generale della Cisl di Padova e Rovigo, Samuel Scavazzin e del Coordinatore della Uil di Padova, Massimo Zanetti – verrà dato ampio spazio ai contributi di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati e di chi dal pubblico vorrà raccontare la propria esperienza.

“Il Sistema Salute, la Sanità Pubblica – dicono i sindacati – è sempre più in difficoltà anche nel nostro territorio. L’accesso alle prestazioni è sempre più difficile con liste di attesa non più tollerabili e una mancanza strutturale di Medici, Pediatri, Infermieri e Operatori Socio Sanitari. Questo aumento esponenziale delle richieste di prestazioni, legato sia alla sospensione del periodo Covid, sia all’aumento delle patologie e cronicità date dal maggior numero di anziani e non autosufficienti, comporta criticità dei servizi di prossimità come dimostra il fenomeno della migrazione sanitaria all’interno della Provincia per le visite specialistiche o di controllo. Senza considerare chi rinuncia alle cure perché impossibilitato a questi spostamenti. A tutto questo si accompagnano le condizioni lavorative non più sostenibili per lavoratrici e lavoratori della sanità, con sovraccarichi lavorativi per i pochi in servizio sia negli Ospedali, sia nelle Strutture Residenziali per Anziani”.

“È necessaria – concludono Cgil Cisl e Uil nella presentazione dell’iniziativa – la piena esigibilità e applicazione dell’art. 32 della Costituzione con cui si garantisce il ‘diritto universale alla salute’ e il sostegno alla fragilità e alla non autosufficienza. Serve un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazione del personale precario, l’azzeramento delle Liste d’Attesa e di Galleggiamento, bisogna garantire l’accesso ai Servizi e alla Prevenzione. E a premessa di tutto questo, chiediamo un’organizzazione trasparente e una chiara distinzione delle Responsabilità, delle Funzioni e delle Attività tra le diverse strutture e il loro raccordo con gli ATS (Ambiti Territoriali Sociali), i PUA (Punti Unici di Accesso) e i Servizi Sociali dei Comuni, assegnano alle Case di Riposo Pubbliche (IPAB) un ruolo di effettiva integrazione con i Servizi Territoriali”.

6 agosto, anniversario dell’atomica su Hiroshima. Anche la Cgil di Padova al Presidio dei “Beati i costruttori di Pace” sul Liston alle 8.00 del mattino

Ci sarà anche la Cgil di Padova a quello che è diventato ormai un appuntamento consueto che da anni si ripete, vale a dire il Presidio sul Liston, davanti a Palazzo Moroni sede del Municipio di Padova, organizzato da i “Beati i costruttori di Pace” alle 8.00 del mattino di domenica 6 agosto, anniversario del primo lancio della bomba atomica sulla città di Hiroshima in Giappone nel 1945.

“Anche quest’anno – dice Palma Sergio, funzionaria della Segreteria Confederale della Cgil di Padova che segue i temi della pace – insieme ai “Beati i costruttori di Pace”, “Uniti per la Pace Padova” e altre realtà del nostro territorio, come Cgil di Padova abbiamo aderito a questa ricorrente iniziativa per ricordare Hiroshima e Nagasaki, città sulle quali nel 1945 si abbatté la furia distruttiva delle armi atomiche”.

“Un’iniziativa questa – prosegue e conclude Palma Sergio – che si inserisce nella scia di molte altre dedicate alla Pace su cui ci siamo impegnati, a partire da quelle organizzate per chiedere al nostro Governo di ratificare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), entrato in vigore nel 2021. Voglio ricordare che, ad oggi, il TPNW è stato ratificato da 68 Stati mentre un’altra trentina, circa, ha intrapreso le procedure per la ratifica. Purtroppo, tra questi, non vi è l’Italia che è ancora fuori da questo percorso a cui chiediamo invece di aderire. L’occasione per farlo sarà in occasione della seconda conferenza dell’Onu degli Stati aderenti al TPNW che si terrà a New York tra il 27 novembre e il 1° dicembre di quest’anno”.

L’appuntamento, esteso alle compagne e compagni della Cgil di Padova, sarà, dunque, alle 8.00 del 06 agosto davanti a Palazzo Moroni. Alle 08.15, proprio nello stesso minuto in cui esattamente 78 anni fa il bombardiere B-29 sganciava il primo ordigno atomico su Hiroshima, si osserverà un minuto di silenzio a cui seguiranno i messaggi degli Hibakusha (le persone sopravvissute all’atomica del 6 agosto 1945) e gli interventi delle varie associazioni presenti.

Italoforme, ieri il Presidio dei lavoratori davanti al Tribunale di Rovigo. Fillea Cgil Padova: "Siamo al ricatto disoccupazionale!"

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La Fillea Cgil Padova in pressing sul Tribunale di Rovigo. Ieri il presidio dei lavoratori di Italoforme srl: “Accelerare i tempi per l’attivazione degli ammortizzatori sociali”.

“A causa dei cosiddetti “patti di non concorrenza”, alcuni lavoratori di Italoforme soggetti a consistenti penali se si licenziano. Siamo arrivati al “ricatto disoccupazionale”!

 

Si è svolto ieri il presidio promosso dalla Fillea Cgil Padova davanti al Tribunale di Rovigo dove si sono dati appuntamento i lavoratori della Italoforme srl – l’azienda di Este che poco più di un mese fa ha chiuso i battenti, dalla notte al giorno, senza inviare loro nessun avviso né comunicazione scritta – per manifestare il profondo malessere che stanno vivendo dal momento in cui hanno improvvisamente scoperto di non poter più fare affidamento su uno stipendio e con la prospettiva di aspettare mesi prima di vedersi attivati gli ammortizzatori sociali. “E nel frattempo – tutti si chiedono – come campiamo?”

“Chiediamo – dicono Gianluca Badoer e Simone Ferraretto, rispettivamente Segretario Generale e Segretario Provinciale della Fillea Cgil di Padova – che il Tribunale velocizzi al massimo i tempi burocratici per l’attivazione della cassa integrazione per la cessata attività di Italoforme srl. Chiediamo che la curatrice Dott.ssa Bedetti Sheila, nominata dalla Giudice Dott.ssa Gangitano Sofia, e il Tribunale di Rovigo agiscano immediatamente per autorizzare la richiesta della Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) altrimenti, visti i tempi tecnici che l’operazione comporta, i lavoratori e le loro famiglie vedranno i primi euro per fine ottobre o addirittura ancora più tardi perché la legge permette di prorogare i termini di altri 4 mesi. È chiaro che si tratta di una condizione insostenibile e assolutamente da scongiurare”.

“La verità – proseguono i due sindacalisti – è che i lavoratori di Italoforme srl si trovano in una situazione assolutamente ingiusta e disperata e, per poco meno di una decina di loro, addirittura a dir poco kafkiana e questo a causa dei cosiddetti “patti di non concorrenza” che hanno sottoscritto al momento dell’assunzione, che li mette nella condizione di non potersi licenziare per andare a lavorare in un’altra azienda del settore a meno che non decidano di firmare un condono tombale che liberi Italoforme da qualsiasi loro futura e legittima pretesa. Significa che questi lavoratori dopo essersi ritrovati senza uno stipendio e in mezzo ad una strada, se vogliono cercare lavoro altrove, o rinunciano alla pretesa di ricevere dall’azienda tutto quel che hanno maturato oppure, se si licenziano e vanno a lavorare in un’azienda concorrente, rischiano di pagare una grossa penale. Eravamo a conoscenza del ricatto occupazionale ma qui siamo arrivati al “ricatto disoccupazionale!”.

“I lavoratori – concludono Badoer e Ferraretto – meritano rispetto. Non è possibile che in questo Paese siano sempre loro a dover pagare per le irresponsabilità e incapacità di una classe imprenditoriale miope, arrogante e unicamente preoccupata del proprio profitto a fronte di una normativa che, a nostro avviso, non è a favore dei lavoratori. Per questo la nostra richiesta è chiara: chiediamo al Tribunale di Rovigo di fare il possibile per questi lavoratori e non permettere che al danno si aggiunga anche un’atroce beffa”.

Il servizio di 7 Gold Telepadova sul presidio davanti al Tribunale di Rovigo