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Appalti: Firmato protocollo sulla materia, tra Comune di Padova, sindacati e categorie. Più trasparenza, più legalità, più tutele per i lavoratori

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova sulla firma al protocollo di ieri
  • video link: Visita il sito

Un protocollo, formato da diciassette punti da rispettare, che costituisce un vero e proprio osservatorio di vigilanza sulla legalità degli appalti comunali. È quanto è stato firmato ieri, mercoledì 26 luglio, a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova, tra il sindaco Giordani e l’Assessora Colonnello da una parte, e le parti datoriali e Cgil Cisl e Uil dall’altra parte, al fine di migliorare la qualità di affidamento dei cantieri e dei servizi messi a gara dall’amministrazione comunale. Due i cardini intorno a cui ruota questo nuovo protocollo: tutelare le condizioni dei lavoratori ed evitare infiltrazioni mafiose con l’obiettivo di regolamentare gli appalti in un periodo storico dove i fondi del Pnrr per i grandi cantieri saranno tanti e bisognerà correre per rispettare i tempi. Inoltre, negli altri punti fondamentali dell’accordo, è previsto un impegno concreto in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e dei lavoratori, con particolare riguardo ai protocolli anti Covid 19, delle clausole sociali e ambientali, del rispetto dei contratti e degli accordi territoriali, l'aggiornamento dei prezzari e dei listini, conformemente con quanto previsto dalla legge.

A rappresentare la Cgil di Padova, c’era la Segretaria Confederale Palma Sergio che ha dichiarato: “Siamo finalmente arrivati in dirittura di arrivo della firma di questo protocollo che ha una storia abbastanza lunga e articolata: basti considerare che ci aveva iniziato a lavorare l'ex assessora Gallani nel precedente mandato. Quindi si tratta di un momento importante ma adesso bisogna mettere in pratica quello che abbiamo scritto, perché possiamo fare degli accordi bellissimi, ma poi vanno praticati. Si tratta di un protocollo importantissimo perché solo nei territori puoi realmente vigilare e controllare e far sì che i progetti vadano a compimento. Consentirà alle parti sociali di verificare l'applicazione corretta dei contratti di lavoro e credo che questo sia un valore non solo per la città, ma anche per chi viene a realizzare opere a Padova. Il passo successivo è la convocazione dei tavoli di categoria, perché noi abbiamo disegnato la cornice entro la quale muoversi e di conseguenza il primo protocollo che sicuramente deve essere discusso è quello dell’edilizia.

Il Protocollo è stato sottoscritto alla presenza del sindaco Sergio Giordani, dell'assessora Margherita Colonnello, dei segretari Cgil-Cisl e Uil Palma Sergio, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti e delle parti datoriali, da Paola Carron vicepresidente di Assindustria Venetocentro, Alessandro Gerotto presidente Ance, Gianluca dall'Aglio presidente Confartigianato Imprese Padova, Luca Montagnin presidente Cna.

Il servizio di Telenordest sul nuovo protocollo in materia di appalti firmato ieri a Palazzo Moroni

Imasaf: domani presidio a Padova e incontro con il prefetto

Nella giornata di domani, 29 luglio 2022, si terrà alle ore 11.00 un incontro convocato dal prefetto Raffaele Grassi con l’intento di trovare un a soluzione alla vertenza Imasaf. Al tavolo sono stati invitati a partecipare le organizzazioni sindacali Fim e Fiom, le Rsu, il sindaco di Cittadella e i rappresentanti dell’azienda. In piazza Antenore a partire dalle ore 10.30 i lavoratori e le lavoratrici della Imasaf saranno riuniti in presidio.

L’incontro di domani segue tutta una serie di iniziative di lotta portate avanti dai lavoratori in questi mesi. Lunedì scorso, ad esempio, ci sono stati sia il corteo con distribuzione di volantini per il mercato di Cittadella che l’incontro con il sindaco Pierobon.

La protesta dei lavoratori e delle lavoratrici si incentra sul mancato rispetto degli accordi sottoscritti 3 anni fa da parte dell’azienda inerenti la rinuncia della quattordicesima da parte dei lavoratori a fronte di investimenti mai compiuti dalla proprietà e dal risanamento dei buchi nei versamenti dei fondi pensione, ammanchi mai sanati, anzi arrivati ad oltre un milione di euro in questi anni (anche se confermiamo  di aver ricevuto comunicazione della garanzia di  risanamento del debito entro il 15 agosto, cosa che speriamo avvenga come promesso). In tutti questi anni i lavoratori hanno fatto questi accordi per tutelare il salario che c’era e per darsi una prospettiva.

“L’essere un’azienda di un settore in crisi, come quello dell’automotive, non giustifica la Imasaf della mancata capacità di realizzare un piano aziendale con gli investimenti necessari per stare sul mercato. Il loro impegno come imprenditori dovrebbe essere quello di dare una prospettiva alla loro azienda e ai lavoratori che hanno sacrificato molto e in prima persona per aiutare l’azienda a restare a galla e a migliorare il proprio rendimento. La situazione fragile della Imasaf non può essere affrontata con diktat che mettono i lavoratori in difficoltà e creano rapporti aziendali tossici e difficili da risolvere.” hanno detto i sindacati in vista di domani “Auspichiamo che con l’intercessione del prefetto i dirigenti della Imasaf scelgano di discutere seriamente e serenamente della situazione con lo scopo di raggiungere una soluzione condivisa che non sia a totale svantaggio dei lavoratori e delle lavoratrici come quella proposta durante in nostro ultimo incontro.”

 

Cittadella 28.07.2022

Vittoria dell'Inca Cgil Padova. Azienda di Piove di Sacco condannata, per responsabilità, ad un risarcimento record ad un operaio infortunatosi al lavoro in modo permanente

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  • Descrizione allegato: L'articolo sulla vicenda del Mattino di Padova

“Inca Cgil Padova: una sentenza che farà discutere”

“Il protagonista, suo malgrado, di questa vicenda è un operaio di un’azienda di Piove di Sacco. Diciamo che è poco più che quarantenne e che chiameremo, per preservarne la privacy, con il nome di fantasia di Mario”. È così che Antonella Franceschin, Direttrice dell’Inca Cgil Padova, inizia a raccontare questa storia che si è risolta con una sentenza del Tribunale di Padova dello scorso 30 giugno. Una sentenza destinata a fare molto rumore perché riguarda una tematica assai ricorrente e rilevante, quella dei licenziamenti per inidoneità al lavoro a fronte di malattie professionali o infortuni nei quali è ravvisabile una responsabilità del datore di lavoro. Ma stavolta l’esito processuale, vista la giurisprudenza in materia, è stato perlomeno inconsueto, se non addirittura sorprendente.  

La vicenda

“Tutto ha inizio il 10 maggio del 2013, un giorno come tanti – racconta Antonella Franceschin – e Mario, al tempo 36enne stava lavorando ad una macchina piegatubi: ad un tratto, mentre impugnava un tubo, reso scivoloso da un lubrificante, questo si muoveva dalla morsa dove era collocato provocandogli un trauma distorsivo al polso destro. È l’inizio del calvario. Una via crucis medico-sanitaria, lavorativa e infine processuale. Medico-sanitaria perché il danno è ingente, con continue ricadute e il ricorso a ricoveri e interventi chirurgici che purtroppo, neanche a distanza di tempo, sono stati in grado di permettere il completo recupero dell’arto. È quel che sancisce, nero su bianco, la perizia del ctu (Consulente Tecnico d’Ufficio) che ha valutato una lesione permanente all’integrità psicofisica dell’uomo del 24% nonché una lesione della sua specifica capacità di lavoro del 40%. In pratica, per tre anni Mario non fa che entrare e uscire dagli ospedali, sottoporsi alle visite dell’Inail, rientrare al lavoro per poi, in seguito al riacutizzarsi del trauma e alla conseguente ricaduta, ricorrere nuovamente a cure ospedaliere urgenti e ricominciare il giro. Così fino al 29 giugno 2016, quando per inidoneità al lavoro, l’azienda licenza Mario. Inutile aggiungere che da quella data non ha più trovato lavoro in modo stabile e ad oggi la sua condizione di disoccupazione permane, nonostante l’iscrizione nell’elenco dei lavoratori disabili, al fine del collocamento mirato. In pratica, l’infortunio subito, non solo ha avuto come conseguenza il suo licenziamento ma ha anche limitato fortemente le possibilità di trovare un’altra occupazione. Si tratta di una beffa crudele oltre che di un’ingiustizia perché, e qui si intreccia la vicenda processuale, sull’infortunio subito vi è una grossa responsabilità dell’azienda, motivo per cui Mario prima era venuto qui da noi all’Inca Cgil a raccontarci la sua triste storia e poi, rappresentato dall’avvocata Camilla Cenci dello Studio Giancarlo Moro, era ricorso al Giudice del Lavoro del Tribunale di Padova chiedendo il risarcimento del danno. E arriviamo a circa tre settimane fa”.

Il Processo

“Naturalmente – prosegue Antonella Franceschin – l’azienda aveva rigettato il ricorso scaricando sostanzialmente sull’operaio la responsabilità di quanto accaduto per non aver serrato correttamente la morsa intorno al tubo consentendogli così di uscire dalla sua sede. Ma nel corso del processo è emerso come la scivolosità del tubo, causata dal lubrificante con cui veniva rivestito per poter essere lavorato, avesse avuto un ruolo decisivo nella dinamica dell’infortunio. Avveniva infatti che l’impresa forniva dei guanti antiscivolo per effettuare quel particolare tipo di lavoro, solo che – come emerso da una testimonianza – si usuravano nel giro di pochi minuti diventando inutili per la loro funzione. Per poterne riavere bisognava fare domanda scritta al magazziniere che vi dava corso con grande difficoltà.  Addirittura, un testimone ha riferito che ‘sostituire un dpi (dispositivo di protezione individuale) era come avere un rene nuovo!’. Poteva la direzione aziendale ritenersi estranea a questa situazione? Beh, nel processo questa cosa non sono riusciti a dimostrarla, anzi. Inoltre, emergeva pure che se anche l’operaio avesse serrato male la morsa, ciò non sarebbe dipeso solo ed esclusivamente dalla sua negligenza perché l’impresa non ha mai disposto nulla sulle caratteristiche della morsa e sulle modalità della sua regolazione o sull’adeguatezza della stessa rispetto al tubo su cui il lavoratore doveva operare. Insomma, alla fine il Giudice ha dato ragione a Mario e ha giudicato l’azienda responsabile di quanto gli era successo. Un atto di giustizia, non raro in casi come questo ma che solitamente si concludono con un risarcimento irrisorio rispetto al danno ricevuto”.

Il risarcimento record

“E qui – conclude Antonella Franceschin – arriva l’inatteso lieto fine di questa brutta storia. Il Giudice, dopo aver affermato la responsabilità del datore di lavoro, oltre a liquidare le componenti ‘scontate’ di danno (danno non patrimoniale permanente e temporaneo) misurando il danno biologico complessivo a 188.555,62 euro (l'Inail gliene aveva liquidato una rendita il cui valore capitalizzato era pari a 57.984,01 euro, per cui il danno differenziale risarcibile, alla fine, è di 130.071,61 euro) ha anche deciso di liquidare un ulteriore importo piuttosto sostanzioso ritenendo, giustamente, che oltre al danno patrimoniale da lesione della capacità di lavoro specifica consolidatosi in relazione al tempo trascorso dalla data del licenziamento al momento della sentenza a cui riferiscono le somme che ho detto prima, esiste anche il danno futuro, ossia la minore capacità che avrà Mario di produrre reddito a causa dell’infortunio subito. E così partendo da quello che era il reddito annuo medio di Mario prima dell’incidente, detraendo le somme ricevute a diverso titolo dal giorno del licenziamento a oggi, considerando gli anni che gli rimanevano alla pensione, misurando la minor remuneratività dei possibili impieghi futuri e applicando determinate tabelle del Ministero del lavoro, ha infine riconosciuto a Mario altri 205. 211,39 euro, arrivando quindi a determinare il danno totale risarcibile con la cifra di 335 283,00 euro, oltre a 1000 euro in più per le spese mediche sostenute, dopo la definizione del provvedimento di liquidazione del danno da parte dell’Inail. Insomma il giudice ha condannato l’azienda in questione a rifondere a Mario per 336.283 euro, il che oggettivamente è molto di più di quanto si ottiene in tantissimi casi analoghi. Voglio ricordare che i licenziamenti per inidoneità a causa di malattie professionali o infortuni nei quali è ravvisabile una responsabilità del datore di lavoro sono aumentati, direi in modo esponenziale, negli ultimi anni ma spesso tutto si conclude con i cosiddetti ‘accomodamenti ragionevoli’ che offrono scarsissima tutela alle vittime dell’infortunio soprattutto se impiegati nelle medie e piccole imprese. Il Giudice, al contrario, ha provveduto ad una reale tutela risarcitoria, con una cifra sicuramente più adeguata al danno subito dal lavoratore. Ci tengo a ringraziare l’avvocata Camilla Cenci dello Studio Giancarlo Moro per l’eccezionale risultato raggiunto e lo splendido lavoro svolto. Ora l’auspicio è che questa sentenza possa fare scuola a difesa dei tanti Mario e Maria che per vivere vanno a lavorare e che in nome del profitto spesso rischiano di subire degli infortuni in grado di compromettergli la possibilità di condurre una vita dignitosa”.

Imasaf: oggi manifestazione per le strade di Cittadella

Oggi i lavoratori e le lavoratrici della Imasaf dopo un’assemblea mattutina con RSU e sigle sindacali hanno deciso di scendere per le strade di Cittadella portando fra la gente la loro protesta. I lavoratori hanno sfilato in auto con bandiere e clacson dal piazzale dell’azienda fino allo stadio dove oltre trenta auto hanno sostato mentre il corteo proseguiva a piedi fino al Municipio. Durante il percorso i 200 lavoratori hanno intonato slogan e raccontato alla cittadinanza la loro vertenza anche con l’ausilio di volantini consegnati agli interessati.

Dopo un paio d’ore di presidio sotto il Municipio è arrivato il sindaco Luca Pierobon che ha fissato con Fiom, Fim e RSU un incontro per il pomeriggio di oggi. Incontro durante il quale i sindacalisti spiegheranno al sindaco le motivazioni della protesta e la situazione incresciosa in cui versano i 200 dipendenti della storica azienda cittadellese.

In sintesi, i sindacati chiedono la convocazione di un nuovo tavolo con la partecipazione delle Istituzioni, visti i comportamenti poco rispettosi dell’azienda e le continue giravolte che hanno portato prima l’azienda ad accettare di discutere ad un tavolo le richieste dei lavoratori, per poi rimangiarsi quasi tutto. Quindi, per quanto riguarda il ripristino della quattordicesima per tutti, l’erogazione di un risarcimento di 1000 euro a lavoratore (visto il non rispetto degli accordi fissati nel 2019 da parte della proprietà) e la messa in pari dell’oltre milione di euro di ammanco nei versamenti dei fondi pensione dei dipendenti, l’azienda si è mostrata disponibile solo a saldare il proprio debito sui fondi pensione, rifiutando ogni trattativa sugli altri temi.

“È inaccettabile per noi che si faccia profitto sulla pelle dei lavoratori, non rispettando gli accordi e svalutando in questo modo il valore della contrattazione. Per questo chiediamo la partecipazione delle Istituzioni, in modo che possano portare un po’ di serietà in questa vertenza così difficile da portare avanti con il dovuto rispetto dei ruoli delle parti e della dignità dei lavoratori da parte dell’azienda.” dichiarano la Fiom Cgil di Padova e la Fim Cisl di Padova e Rovigo.

 

Cittadella, 25 luglio 2022

IMASAF: incontro con il sidaco e risposta delle direzioni aziendali

L’incontro di oggi dei sindacati con il sindaco di Cittadella è stato positivo. Il sindaco Pierobon ha ascoltato la delegazione formata dai segretari e dai funzionari della Fim e della Fiom e dalla Rsu ha espresso al primo cittadino l’intenzione di chiedere al Prefetto la convocazione di un tavolo fra le parti nel più breve tempo possibile per continuare a mettere la questione al centro del dibattito pubblico e per trovare una soluzione in tempi rapidi.

Relativamente alle dichiarazioni rilasciate oggi dalla Direzione dell’azienda esprimiamo perplessità perché vengono affrontati dei temi che non abbiamo mai posto alla Imasaf. La questione per noi fondamentale è che la direzione non ha rispettato gli accordi sottoscritti 3 anni fa inerenti la rinuncia della quattordicesima da parte dei lavoratori a fronte di investimenti mai compiuti dalla proprietà e dal risanamento dei buchi nei versamenti dei fondi pensione, ammanchi mai sanati, anzi arrivati ad oltre un milione di euro in questi anni (anche se confermiamo  di aver ricevuto comunicazione della garanzia di  risanamento del debito entro il 15 agosto, cosa che speriamo avvenga come promesso). In tutti questi anni i lavoratori hanno fatto questi accordi per tutelare il salario che c’era e per darsi una prospettiva. Il sindacato non può non chiedere conto di quel risanamento che era stato promesso e che non è stato ancora messo in atto.

L’essere un’azienda di un settore in crisi, come quello dell’automotive, non li giustifica della mancata capacità di realizzare un piano aziendale con gli investimenti necessari per stare sul mercato. Il loro impegno come imprenditori dovrebbe essere quello di dare una prospettiva alla loro azienda e ai lavoratori che hanno sacrificato molto e in prima persona per aiutare l’azienda a restare a galla e a migliorare il proprio rendimento. La situazione fragile della Imasaf non può essere affrontata con diktat che mettono i lavoratori in difficoltà e creano rapporti aziendali tossici e difficili da risolvere.

Noi continuiamo e continueremo a chiedere all’azienda di sedersi con noi ad un tavolo per discutere della situazione con lo scopo di raggiungere una soluzione condivisa che non sia a totale svantaggio dei lavoratori e delle lavoratrici come quella proposta durante l’ultimo incontro.

Fiom Cgil Padova – Fim Cisl Padova Rovigo

25 luglio 2022

Momento conviviale e informativo: la Fp Cgil di Padova incontra i genitori dei bimbi degli asili nido di Abano

Momento di svago e verità. Venerdì 22 luglio, alle 18.00, presso il Parco Urbano Termale di Abano Terme, la FP Cgil Padova ha incontrato i genitori dei bambini dei centri per l’infanzia “Prati Colorati” e “Monterosso” per spiegare la situazione delle lavoratrici dopo la decisione dell’Amministrazione Comunale di cambiare l’appalto per la gestione dei due asili nido

Un momento conviviale con educatrici, bambini e i loro genitori. Ma non solo: insieme a loro anche i rappresentanti sindacali della FP Cgil che seguono le lavoratrici degli asili nido “Prati Colorati” e “Monterosso” coinvolte dal cambio d’appalto deciso dall’Amministrazione comunale di Abano Terme che ha deciso di affidare la gestione dei due centri per l’infanzia all’Ente pubblico IPAB SPES.

È quel che è successo, venerdì 22 luglio, alle 18.00 presso l’area vicina alle giostrine del Parco Urbano Termale di Abano Terme, dove la Segretaria Generale della Fp Cgil Padova, Alessandra Stivali, e la Funzionaria della categoria che segue le lavoratrici, Marika Damiani, hanno spiegato ai genitori quel che sta succedendo.

“Una scelta obbligata – ha detto Alessandra Stivali – dopo aver letto la risposta del Sindaco del Comune di Abano che ha parlato, come conseguenza del cambio di appalto, di ‘condizioni contrattuali migliorative’. Abbiamo spiegato, ed è stato piuttosto semplice, che è vero piuttosto il contrario. E' bastato semplicemente confrontare le due situazioni, quella attuale e quella che verrà. Ora, le lavoratrici sono assunte a tempo indeterminato dalla Cooperativa Cosep con un’anzianità di servizio che ha superato i 10 anni maturando quindi gli scatti previsti per un maggior adeguamento economico. Passando alla SPES che, ricordiamolo, è un Ente Pubblico e, come prevede la norma vigente sugli appalti, non è tenuta a garantire alle educatrici il passaggio diretto mantenendo le stesse condizioni contrattuali, le lavoratrici dovranno prima fare e superare un concorso pubblico per poi iniziare un nuovo rapporto di lavoro a tempo determinato (perdendo tutti i benefici economici che avevano maturato) ma con un contratto di tipo privatistico. Sostanzialmente da stabili diventeranno precarie e tutto questo dopo 18 anni di gestione impeccabile degli asili che ha fornito un servizio di qualità, riconosciuto da tutti, alle bambine e bambini di Abano Terme”.

Un incontro a cui erano presenti parecchi genitori, ben consapevoli di quel che sta succedendo, nel corso del quale è stata letta anche una lettera da parte di una delle educatrici che ha raccontato il suo stato d'animo per questa situazione. Questo il passaggio finale della lettera:

"Sono sempre stata un’idealista ed una sognatrice, ho sempre messo l’amore per il mio lavoro davanti alle difficoltà che porta con sé, ma oggi non posso permettermi di rinunciare ad un contratto a tempo indeterminato, non posso rischiare quella piccola sicurezza che mi sono guadagnata con fatica. Chiedere al nuovo ente subentrante di garantirci un lavoro sicuro vorrebbe dire riconoscerci la professionalità con cui abbiamo sempre lavorato, garantire ai bambini e alle famiglie la continuità educativa, tenere insieme la storia dei Nidi e lo sguardo al futuro….e invece mi sento come se la casa in cui sono nata e cresciuta stesse per essere demolita, perché un Nido non è fatto dalle sue pareti, è fatto di relazioni ed incontri".

“Quel che noi chiediamo – ha concluso Alessandra Stivali – è di prorogare l’appalto in scadenza di almeno un altro anno per concederci il tempo di creare le condizioni con SPES affinché questo cambio di appalto non si riveli un totale danno alle lavoratrici e almeno abbiano la garanzia del tempo indeterminato. E riteniamo nostro dovere spiegare ai genitori come stanno le cose”. In allegato la lettera dell'educatrice letta al Parco Urbano Termale

In allegato la lettera dell'educatrice letta venerdì al parco Urbano Termale di Abano

Domani, sabato 23 luglio, la Cgil al sit in per la pace di "Uniti per la Pace Padova" davanti Palazzo Moroni

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino sul sit in di domani

Guerra in Ucraina: il 23 luglio mobilitazione nazionale per la Pace – Campagna Europe For Peace. A Padova sit-in, dalle 17.30 alle 19.00, davanti a Palazzo Moroni con le realtà laiche e religiose di Uniti Per la Pace Padova ed il Comune di Padova

Prima il via libera all’esposizione di uno striscione davanti al Palazzo della Gran Guardia, in Piazza dei Signori, con il logo di Europe for Peace per la cessazione del conflitto in Ucraina, poi la totale adesione e partecipazione al sit-in promosso dalle tante associazioni, laiche e religiose, che si riconoscono nella sigla “Uniti per la Pace Padova” che si terrà sabato 23 luglio, dalle 17.30 alle 19.00, sul Liston davanti a Palazzo Moroni con la presenza del Comune di Padova. È così che il Comune di Padova ha aderito all’appello di Europe for Peace – in cui si riconosce un’ampia coalizione di reti, movimenti, associazioni, sindacati ecc. – e alle sue parole d’ordine “Tacciano le armi, negoziato subito!". Verso una conferenza internazionale di pace".

“Il 23 luglio – dicono i promotori dell’iniziativa - conteremo il 150° giorno di guerra in Ucraina e non se ne vede la fine. Il disastro è globale: colpisce tutti, dal popolo ucraino alle condizioni di vita della popolazione mondiale. La Fao ci informa che solo per l’anno in corso avremo oltre 50 milioni di nuovi poveri. Il Segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che abbiamo superato il “rischio zero” di una guerra nucleare e la cosa non può non farci rendere conto che il momento è drammaticamente eccezionale”

L’iniziativa

“Come Uniti per la Pace Padova – fanno sapere gli organizzatori – durante il sit-in daremo voce alla campagna di Europe For Peace con la lettura dell’appello “TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO” che ha l’obiettivo di arrivare ad una conferenza internazionale che metta in sicurezza la Pace anche per il futuro. Nel corso del sit-in avremo modo di riflettere sulla situazione attuale e su cosa può fare ognuno di noi per la Pace. Uno stimolo che avrà il contributo dell’intervento del Professor Marco Mascia, del Centro Diritti Umani dell’Università di Padova. Cercheremo di dare voce alla campagna Europe For Peace in tutti i modi consentiti, anche attraverso l’azione di musica circolare e body percussion con Daniele Pinato. Questi momenti e modalità serviranno a sottolineare che è la Pace che tiene unite le persone e i popoli. E noi, Uniti per la Pace, in piccolo ne siamo un esempio: è la Pace che ci tiene uniti e non è poca cosa”.

La scelta senza ambiguità del Comune di Padova

"Padova città della Pace – dice Francesca Benciolini, Assessora alla Pace, diritti umani e cooperazione internazionale del Comune di Padova – sostiene con forza l'iniziativa locale e la campagna nazionale ed europea Europe for Peace: dopo 5 mesi di guerra non ne vediamo la fine e ci sembra che gli sforzi per richiedere e perseguire la pace con azioni diplomatiche non si siano sviluppate in modo sufficiente da indicare una direzione per l'attenuarsi del conflitto. Sono tantissime le persone di Padova che si sono attivate in questi 150 giorni per supportare, accogliere, accompagnare la popolazione ucraina al sicuro, fuori dai territori di guerra che, ricordiamolo, sono per lo più le città. Anche la nostra amministrazione ha organizzato e continua a realizzare supporto logistico e iniziative solidali affinché chi arrivi abbia punti di riferimento e per supportare chi è rimasto in Ucraina o è rifugiato nei paesi limitrofi. Accanto a questo resta urgente la richiesta per la ricerca di soluzioni concrete e per l’avvio di negoziati che abbiano come obiettivo non tanto e non solo gli interessi economici degli Stati ma anche e soprattutto il benessere delle persone"

Cosa chiediamo

“Per questo motivo – dicono gli organizzatori “Uniti per la Pace Padova”– il 23 luglio si tornerà in piazza, a Padova come in tantissime città italiane, con la campagna di Europe for Peace il cui obiettivo è quello di costruire un piano di interventi europeo in direzione della Pace, attraverso il lavoro comune di una grande alleanza della società civile europea, composta da reti, movimenti, sindacati, soggetti sociali e religiosi, forze progressiste e democratiche europee, a cui si aggiungono anche le Amministrazioni Cittadine, che si riconoscono in cinque punti che riteniamo fondamentali”.

“Il primo – proseguono – è la netta condanna dell’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina e la difesa della sua indipendenza e sovranità, insieme alla piena affermazione dei diritti umani delle minoranze e di tutti i gruppi linguistici presenti in Ucraina. Il secondo punto riguarda la solidarietà sia alla popolazione ucraina che ai pacifisti russi che si oppongono alla guerra e con gli obiettori di coscienza di entrambi i Paesi. Seguono il rilancio della richiesta di un cessate il fuoco per l’avvio di un immediato negoziato organizzato dalle Nazioni Unite, l’impegno per una de-escalation militare come premessa dell’iniziativa diplomatica e, infine, la costruzione di un sistema di sicurezza condivisa in Europa, dall’Atlantico agli Urali, fondato sulla cooperazione e il disarmo per un futuro comune”.

“La popolazione italiana – concludono Uniti per la Pace Padova (CGIL, CISL, UIL, Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale, ACLI, ARCI, ANPI, Comunità Etniche Cattoliche, Azione Cattolica, Associazione per la Pace, Beati i Costruttori di Pace, Movimento dei Focolari, Legambiente, Rete Studenti Medi, UDU, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Donne in Nero, MIR, Libera)– è in larga parte contraria al coinvolgimento italiano nella guerra e chiede che si facciano passi concreti da parte del nostro Paese e dell’Unione Europea perché sia ripresa con urgenza la strada dei negoziati. Si tratta di un sentimento sia trasversale che maggioritario nel paese, anche se poco rappresentato in Parlamento. Crediamo occorra dargli voce, per questo chiediamo a tutti di aderire e di venire davanti al Municipio alle 5 della sera di sabato 23 luglio”.

Uniti per la Pace Padova

Imasaf: l’azienda non è disponibile a trattare, continua lo stato di agitazione

Dopo un primo incontro positivo, richiesto dall’azienda a seguito degli scioperi delle scorse settimane, in cui si era aperto uno spiraglio di luce sulla vertenza, lunedì 18 luglio 2022 c’è stato un ulteriore arresto delle trattative, in un incontro durato pochi minuti, a causa dell’indisponibilità della proprietà e dei consulenti di rispondere alle richieste dei lavoratori.

Com’è noto l’azienda a fine giugno ha comunicato unilateralmente di voler tagliare ulteriormente gli stipendi di oltre 400.000 euro l’anno e di aver totalizzato mancati versamenti dei fondi pensione di oltre un milione di euro. 3 anni fa i lavoratori della Imasaf avevano accordato una sospensione della quattordicesima e accettato altre voci contrattuali a fronte della messa in pari, da parte dell’azienda, sui versamenti dei fondi pensione e di una ripresa degli investimenti per l’ammodernamento delle attività produttive, impegni che non sono stati adempiuti in questi anni da parte della Imasaf.

Visto il mancato rispetto dell’accordo sottoscritto nel 2019 e della definitiva disdetta della quattordicesima, Fiom e Fim, in accordo con le Rsu, secondo il mandato ricevuto dai lavoratori, hanno richiesto un risarcimento di 1000 euro a lavoratore che è stato totalmente negato durante l’incontro di lunedì.

 L’azienda ha dichiarato che non intende ripristinare la quattordicesima, e ha manifestato la disponibilità solo a discutere di un premio annuale fisso di 800 euro che andrebbe a sostituire la quattordicesima, con una perdita per i lavoratori di oltre il 50% (visto che la quattordicesima si assesta intorno ai 1700 euro), e di un eventuale extra di 900 euro da versare solo in caso di raggiungimento di determinati parametri economici e finanziari favorevoli. Questa particolare retribuzione, inoltre, non sarà neppure riconosciuta a tutti i lavoratori nella stessa maniera, ma sarà esclusivo appannaggio degli assunti di vecchia data, a discapito dei nuovi creando una disparità di retribuzione fra dipendenti.

Solo per quanto riguarda il milione di euro di ammanco nei versamenti dei fondi pensione degli oltre 200 dipendenti, l’azienda ha risposto che rifonderà i lavoratori attraverso la vendita di una proprietà immobiliare entro fine luglio, saldando il debito entro il 15 di agosto e mettendosi in regola con i versamenti ordinari.

Dopo l’ennesimo dietrofront dell’azienda è stato immediatamente indetta un’assemblea-sciopero di due ore durante la quale i lavoratori hanno dato mandato alle organizzazioni sindacali di portare avanti ulteriori iniziative di lotta, che stanno continuando quotidianamente, rendendo irregolari le attività produttive dell’azienda. Nelle prossime giornate sono previsti ulteriori inasprimenti delle azioni di lotta.

 “La Imasaf e i suoi rappresentanti continuano a non capire il punto di vista dei lavoratori e del sindacato e stanno deliberatamente costruendo una differenziazione inaccettabile fra vecchi assunti e nuovi assunti. L’azienda non può considerare i lavoratori, il sindacato e la contrattazione come degli strumenti aziendali utilizzabili in funzione utilitaristica a seconda delle crisi e del mercato, senza considerare il punto di vista dei soggetti coinvolti. Questo braccio di ferro non è funzionale alla risoluzione della situazione complessiva e chiediamo all’azienda di rivedere le proprie posizioni. Non possiamo assolutamente accettare tale disparità di trattamento fra lavoratori né nessun tipo di taglio di salario. Non è possibile che a fronte degli stipendi più bassi d’Europa, di un’inflazione in crescita e dell’incessante rincaro del costo della vita questa azienda continui a professare l’intenzione di diminuire ulteriormente i salari dei suoi dipendenti.” hanno dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova e della Fiom di Rovigo, e Andrea Bonato, funzionario della Fim Cisl di Padova e Rovigo.

 

Cittadella, 20 luglio 2022