“Tenendo conto che la crisi dell’automotive, che coinvolge l’intero comparto da anni, non è risolvibile a Cittadella tramite azioni di forza ad esclusivo vantaggio della proprietà, ci teniamo a sottolineare che l’intera vertenza tocca punti per noi fondamentali come la riduzione del salario e la disdetta degli accordi che mettono in discussione la funzione della contrattazione.” ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova e della Fiom di Rovigo “In senso generale, la riduzione del salario e la disdetta degli accordi non sono accettabili viste le condizioni dello stato del lavoro e dei salari in Italia in questo periodo, soprattutto in confronto a quelli del mercato del lavoro europeo. L’adesione ai CCNL e la contrattazione aziendale sono per noi della Fiom delle pratiche da tutelare e portare avanti con serietà e rispetto del ruolo fondamentale di questi istituti. Inoltre, l’abolizione della precarietà, che per noi è come l’abolizione della schiavitù, e il taglio dei salari sono temi sui quali non c’è margine di discussione di sorta, sia in questa vertenza che nella situazione generale del lavoro nel nostro Paese.”
Un testo inequivocabile e privo di ambiguità: “La sanità deve restare pubblica e deve essere rafforzata” e oltre tremila firme raggiunte in neanche due mesi, segno che questo è un convincimento non solo dei sindacati che hanno lanciato la petizione ma anche della popolazione, soprattutto di quella che purtroppo con la sanità deve farci i conti tutti i giorni. Ecco spiegato il successo della petizione lanciata lo scorso 24 maggio dalle segreterie provinciali di FP Cgil, Uil FPL, NurSind, Nursing Up e USB e che ieri è stata il tema di una conferenza stampa nella sede della Camera del Lavoro di Padova in via Longhin 117.
Un successo che non si ferma solo all’alto numero di firme raccolte ma anche alle conseguenza da esse prodotte, ossia un’importante accelerazione in Regione dell’iter per un aumento del tetto di spesa per il personale sanitario dell’Usl, con cui sono stati sbloccati ulteriori 5 milioni di euro che si tradurranno in circa 350 assunzioni.
"È stato un lavoro di collaborazione tra sindacati molto importante iniziato a maggio scorso. Abbiamo fatto banchetti negli ospedali di Cittadella, Camposampiero, Colli, Piove di Sacco, Schiavonia, Montagnana e Monselice - spiega Raffaella Megna, segretaria provinciale Fp Cgil - ma è stato anche un lavoro di collaborazione con l'Usl 6 Euganea che ha saputo raccogliere le nostre istanze e tradurle in numeri credibili per la Regione".
Tutto parte dalla bocciatura da parte della Regione della prima proposta del piano triennale 2022-2024 sul fabbisogno del personale, perché non coerente con i vincoli di spesa imposti. Così, a causa dei tagli, nella seconda delibera approvata Il servizio di Telenordest sulla conferenza stampa di ieriad aprile, si sarebbero perse 430 unità professionali. Il fatto non è andato giù ai sindacati, che hanno iniziato la protesta. "La Regione ha portato avanti un fruttuoso confronto con noi e l'amministrazione dell'Ulss, che ha saputo tradurre in numero una necessità e presentarla chiaramente a Palazzo Balbi - precisa Megna - così alla fine è stato autorizzato un aumento del tetto spesa di cinque milioni di euro per l'Ulss, che si traduce nell'assunzione di 350 nuovi dipendenti. Ciò ci permette di guardare a settembre in maniera rilassata".
Intanto è in uscita la nuova graduatoria dell'ultimo concorso per oss indetto da Azienda Zero, stando alle previsioni dovrebbero risultare idonei in 530 per l'Euganea. La graduatoria degli infermieri, che conta circa 150 nomi, invece è già in via di esaurimento. E qui si concludono le buone notizie e cominciano le preoccupazioni, in particolare per i rappresentanti sindacali quelle che riguardano le prossime esternalizzazioni degli amministrativi.
"In Euganea sono previste esternalizzazioni delle segreterie dei reparti, dei Cup e di altri servizi - dice Raffaela Megna - e noi siamo contrari. Gli amministrativi oggi sono un numero risicato e molti andranno presto in pensione. Sono figure fondamentali che contribuiscono all'eccellenza del sistema socio-sanitario, con la loro attenta gestione della parte burocratica e amministrativa».
A preoccupare i sindacati è anche il fatto che si fatica sempre più a trovare personale, a causa della diminuzione drastica dell'appeal del pubblico impiego.
”Noi vogliamo invertire la rotta, e queste assunzioni sono un ottimo segnale” – prosegue Raffaella Megna – perché più ci sarà personale, più si rilasserà la situazione interna e più aumenterà la volontà di tornare a lavorare nel pubblico. Inoltre, puntiamo molto sui nuovi contratti che prevedono uno stipendio maggiore e l'avanzamento della carriera. In questo modo si può davvero puntare a rilanciare il pubblico”.
Con la petizione, le sigle sindacali hanno anche voluto sensibilizzare la Regione e i cittadini sul problema delle esternalizzazioni.
“Continuando ad appaltare parte dei servizi sanitari si finisce per creare un servizio spezzettato pubblico-privato che impedisce un dialogo funzionale tra le parti coinvolte e, di conseguenza, alla macchina sanitaria di lavorare in sinergia” spiega la sindacalista della FP Cgil Padova. “A tal proposito – ha continuato e concluso Raffaela Megna – voglio ricordare che l'ultima esternalizzazione in ordine cronologico è quella avvenuta proprio nell'Usl pochi mesi fa sui codici bianchi di alcuni pronto soccorso con l'obiettivo di garantire il turnover per le ferie estive. Ma, presto, si potrebbe assistere a un'ulteriore esternalizzazione: quella degli amministrativi. Si tratta di un corpo centrale del funzionamento dell'amministrazione e per questo ci opponiamo con decisione”.
Il Servizio di Telenordest sulla conferenza stampa di ieri
Che lavoro fai? Con che tipo di contratto? Sei soddisfatto delle condizioni in cui si svolge il tuo lavoro? Cosa reputi necessario per poter migliorare la tua situazione? Che rapporto hai con il sindacato? La Cgil promuove una grande inchiesta nazionale sul lavoro in Italia che parte dal punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori stessi.
Partecipa anche tu per rafforzare l'azione del sindacato a tutela dei tuoi diritti
Ieri, giovedì 14 luglio, conferenza stampa della Funzione Pubblica della Cgil di Padova, presso i locali della propria sede ad Abano Terme perché proprio nella città termale è in corso un confronto con l’Amministrazione Comunale riguardo il destino di diverse lavoratrici dei servizi per l’infanzia, ossia quelli destinati ai più piccoli.
Si tratta delle educatrici di due strutture dedicate alla prima infanzia, “Prati Colorati” e “Monterosso”, la cui gestione in appalto giungerà a conclusione il prossimo 31 luglio, e che sono in ansia per il loro futuro professionale dato che l’amministrazione sta valutando di non rinnovare la convenzione alla Cooperativa in cui sono impiegate e affidarla al nuovo Ente Pubblico SPES Ipab a cui, nelle intenzioni, dovrebbero passare in forza, dopo selezione tramite concorso.
Una decisione sulla quale la Cgil padovana ha espresso più di qualche perplessità e preoccupazione, considerato che questo passaggio porterà ad un sostanziale peggioramento delle condizioni contrattuali delle lavoratrici, in particolare delle sei che attualmente hanno un contratto a tempo indeterminato che, con la nuova convenzione, diventeranno a tempo determinato venendo regolate dal Contratto FIMS scuola, perdendo oltre che la tipologia contrattuale anche gli scatti di anzianità maturati dal Contratto Collettivo Nazionale di Categoria precedente.
Inoltre, come spiegano Alessandra Stivali, Segretaria Generale della FP Cgil Padova e Marika Damiani la Funzionaria della FP Cgil Padova che segue le lavoratrici in questione, con la Convenzione proposta dall’Amministrazione Comunale, non si potrebbe attivare la clausola di salvaguardia sociale del Codice degli Appalti e l’art. 37 del CCNL Coop Sociali.
Per questo motivo, la Funzione Pubblica della Cgil invita il riconfermato sindaco Barbierato a procedere con una proroga dell’attuale appalto al fine di valutare meglio la situazione considerato che non è accettabile che chi aveva un contratto stabile, per continuare a lavorare, debba diventare precario.
Nel filmato, prima Marika Damiani e, poi, Alessandra Stivali spiegano le perplessità della Fp Cgil riguardo al nuovo cambio di appalto e le richieste del sindacato a tutela delle lavoratrici
Descrizione allegato: L'appello promosso dalla Rete Pace e Disarmo
Il 23 luglio conteremo il 150° giorno di guerra in Ucraina e non se ne vede la fine. Il disastro è globale: colpisce tutti, dal popolo ucraino alle condizioni di vita della popolazione mondiale. La Fao ci informa che solo per l’anno in corso avremo oltre 50 milioni di nuovi poveri. Il Segretario delle Nazioni Unite, Guterres, ha dichiarato che abbiamo superato il “rischio zero” di una guerra nucleare e la cosa è drammaticamente eccezionale. Anche per questo, il 23 luglio si tornerà in piazza, in tutte le città italiane con la coalizione Europe for Peace: la guerra va fermata adesso.
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sulla vicenda
Luca Rainato, Filctem Cgil Padova: “Stato di agitazione alla Isoclima Spa di Este: il mancato rispetto degli accordi riguardanti il versamento del premio di produzione e dello stipendio, previsto lo scorso 8 luglio, rischia di minare seriamente le relazioni sindacali con l’azienda. Pretendiamo un chiarimento immediato”
“Anche la discussione sui livelli di inquadramento dei dipendenti, arrivata ad un punto morto, va ripresa perché se non verrà risolta ci saranno ulteriori divisioni e malumori. La professionalità va riconosciuta: non possono chiedere ai dipendenti di saper fare tutto, salvo poi considerarli un niente quando si tratta di pagarli!”
“Arrabbiati è poco. Sono letteralmente furenti e i primi a pagarne le conseguenze sono state le nostre RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) che sono state letteralmente tempestate di telefonate e messaggi colme di improperi e insulti da parte della stragrande maggioranza dei lavoratori che l’8 luglio, contrariamente ai patti, non si sono visti recapitare lo stipendio, il premio di produzione concordato e i buoni pasto e carburante. Inoltre, accanto a questo, c’è tutta la discussione sugli inquadramenti dei lavoratori ormai arrivata ad un punto morto e che non ci soddisfa per niente. Insomma, la misura è colma: all’Isoclima spa di Este devono imparare a rispettare la parola data e per questo motivo da ieri è partito lo stato di agitazione con blocco dello straordinario ad oltranza fino a quando l’azienda non convocherà le organizzazioni sindacali per un chiarimento su quanto avvenuto e per delle aperture concrete che sblocchi la situazione sugli inquadramenti”.
È arrabbiato pure il Segretario Generale della Filctem Cgil Padova, Luca Rainato, dopo quanto successo alla Isoclima spa di Este, azienda specializzata nella produzione di vetri blindati per tutti i settori, quest’ultimo fine settimana. Ma facciamo un passo indietro: che cosa è successo?
“Lo scorso 16 giugno – racconta Rainato – ci è stato comunicato che per esigenze aziendali legate all’ottimizzazione dei cedolini, il premio 100 ore (un premio di produzione concordato con un accordo di secondo livello) anziché venir pagato il 1° luglio, come era consuetudine, veniva erogato in un unico cedolino il 10 luglio insieme alla mensilità di giugno. Questi sono tempi difficili, i lavoratori hanno le proprie scadenze familiari, ci contavano su quel denaro e visto anche lo scarso preavviso con cui hanno ricevuto la comunicazione, hanno proposto che venisse almeno fatto un anticipo (insieme a buoni pasto e carburante) per venerdì 8 luglio. L’azienda, contrariamente a quel che si aspettavano, invece l’8 luglio non ha versato, alla stragrande maggioranza dei lavoratori, e sono centinaia, né lo stipendio, né il premio 100 ore, né i buoni pasto. E a quel punto i lavoratori sono letteralmente esplosi”.
“I più arrabbiati di tutti – prosegue il Segretario Generale della Filctem Cgil Padova – sono proprio i Rappresentanti Sindacali Unitari che sono nell’ingrata posizione di chi si trova tra l’incudine e il martello, ossia tra i dirigenti della Isoclima e i lavoratori per conto dei quali avevano trattato. Inutile dire che essendo lavoratori anche loro, la mancanza del rispetto degli accordi li ha colpiti in pieno come tutti ma per il ruolo che rivestono sono stati naturalmente investiti dalla rabbia, comprensibile, del resto dei dipendenti. Si sono sentiti presi in giro e hanno ragione e quanto successo ha inevitabilmente intaccato la fiducia dei lavoratori non solo verso la dirigenza, ma anche nei confronti delle stesse relazioni sindacali dal momento che vengono fortemente messe in crisi dalla mancanza di lealtà da parte dell’azienda”.
“Accanto a questo – conclude Rainato – dal mese di giugno, come sindacato, abbiamo intrapreso una discussione con la direzione del personale sulla verifica dei livelli di inquadramento dei lavoratori, sostanzialmente fermi da anni e per niente adeguati alle nuove figure professionali dell’Industria 4.0, caratterizzate da un’alta polivalenza e polifunzionalità che li rende adattabili e interscambiabili nei vari reparti della produzione. Oggi viene richiesta una particolare professionalità che però poi, a livello economico, non viene riconosciuta perché, purtroppo, in questo senso la trattativa è giunta ad un punto morto. Ed è ingiusto perché sostanzialmente per farti lavorare ti chiedono di saper fare tutto, salvo poi, quando si tratta di pagare, considerarti un niente”.
Ieri, Mirco Bottacin, lavoratore edile di 55 anni residente a Trebaseleghe è morto, vittima dell'ennesimo incidente sul lavoro, in un cantiere edile sito in una frazione del Comune di Massanzago. Il comunicato unitario rilasciato dalle Segreterie territoriali di Fillea Cgil Padova, Filca Cisl Padova e Rovigo e Feneal Uil,- Area Vasto Veneto Padova e Rovigo dopo aver appreso della tragedia.
“Dopo aver appreso la notizia dell’ennesimo incidente mortale successo stamane ad un lavoratore edile in Provincia di Padova, in una frazione del Comune di Massanzago, come Fillea Cgil Padova, Filca Cisl Padova e Rovigo e Fenea Uil – Area Vasta Veneto Pd-Ro – cioè le categorie che rappresentano, tra gli altri, anche i lavoratori edili – ci siamo immediatamente confrontati e davanti a questa tragedia e ci siamo detti che non basta più essere addolorati o rattristati per quanto accaduto. E questo, perché dopo aver appreso le prime scarne ricostruzioni dell’incidente – ossia la vittima è rimasta travolta da un carico sospeso improvvisamente precipitato da una gru – l’altro sentimento che abbiamo provato è stato quello della rabbia perché si tratta dell’ennesimo incidente evitabile costato la vita ad un lavoratore.
Chiunque abbia esperienza lavorativa, a maggior ragione e soprattutto nei cantieri edili, sa che il rischio d’incidente è sempre dietro l’angolo. La casistica è infinita e davvero la fatalità può capitare in ogni momento, anche per una semplice disattenzione, un banalissimo caso. Se ci aggiungiamo anche la possibilità di avere incidenti in itinere, ossia recandosi o uscendo dal luogo di lavoro, ci rendiamo conto che è sostanzialmente impossibile avere il controllo di tutto quel che può accadere. Insomma: la fatalità può succedere. Ma quando si muore e si muore perché non si seguono le misure preventive da adottare durante le varie situazioni lavorative, come per esempio a quelle relative al trasporto in quota di carichi sospesi, allora non possiamo più parlare di fatalità ma della solita criminale sottovalutazione del rischio che è invece la vera causa di tante tragedie. Una martellata su un dito è una fatalità, non certo morire travolti da un carico staccatosi (e sarà bene capirne le cause) da una gru.
Quanto successo oggi ci dice tre cose: la prima è che non è accettabile un sistema che dia per scontata l’eventualità che si esca di casa per andare al lavoro e che si possa non farne ritorno. E questo accade troppo spesso ai lavoratori del settore edile, purtroppo i soggetti più esposti a incidenti gravi e troppo spesso anche mortali. Eppure si tratta di un settore dove la forte bilateralità è elemento di controllo e dove i CPT (Comitati Paritetici Territoriali) sono l’ente preposto ai controlli sulla sicurezza dei cantieri. Si tratta di un settore dove la stragrande maggioranza delle imprese ha meno di cinque dipendenti, dove il titolare, spesso, lavora fianco a fianco ai propri dipendenti e non è raro che cada anch’egli in un infortunio sul lavoro. E purtroppo come Fillea Cgil di Padova, Filca Cisl di Padova e Rovigo e Feneal Uil Area vasta Veneto Padova e Rovigo, non possiamo non registrare che gli incidenti aumentano ogni qualvolta vi sia una ripresa dell'attività lavorativa, determinando la triste equazione “più cantieri uguale a più morti”.
La seconda riflessione che ci impone quel che è successo riguarda quanto si debba ancora investire per evitare gli infortuni, per intensificare i controlli e per applicare le sanzioni a chi non rispetta le norme di sicurezza. Perché le norme esistono, ma se nessuno controlla che vengano applicate, allora rischiano di essere inutili.
E infine, questa morte, ci dice anche di come sia necessaria una reale consapevolezza sull’importanza basilare di quel che viene spiegato nei corsi di formazione, troppo spesso, purtroppo, intesi come degli obblighi burocratici da assolvere invece che come esperienze dove apprendere quei principi che devono diventare bagaglio permanente nella propria vita da lavoratore e che, se seguiti, salvano la vita”.
Luca Finotti FENEAL – Uil Area Vasta Veneto Giorgio Roman FILCA – CISL PD/RO Gianluca Badoer FILLEA – CGIL PD
Il Servizio di Telenordest con gli interventi di Gianluca Badoer, Segretario Generale Fillea Cgil Padova e Lino Coniglio della Filca Cisl Pd-Ro
Descrizione allegato: Si allegano i grafici elaborati dal Caaf Cgil Padova
Aldo Marturano, Cgil: “Uno studio che dimostra quanto siano fondate le ragioni della vertenza con il Governo che stiamo portando avanti. Servono misure strutturali e non una tantum che affrontino alla radice il problema del basso livello di salari e pensioni. Necessaria una vera lotta alla precarietà, una riforma fiscale nel segno dell'equità e una maggiore attenzione verso donne e giovani"
“L’idea alla base di questo studio è molto semplice: volevamo andare a vedere, quanti tra i dipendenti e pensionati che si rivolgono a noi per la compilazione del loro 730, hanno diritto ai 200 euro previsti dal Governo nel DDL Aiuti, ossia quanti di loro sono sostanzialmente sotto i 35 mila euro all’anno, tetto entro il quale si ha diritto alla misura. Ebbene: sostanzialmente in un campione composto da 48 520 dichiarazioni dei redditi, prevedibilmente circa l’80% del totale che si registrerà alla fine della campagna fiscale, ben circa il 91% della totalità del campione composto da lavoratrici e lavoratori dipendenti insieme a pensionate e pensionati, ha diritto ai 200 euro (graf 1). Percentuale che si abbassa leggermente, all’87,5% (graf 2), se consideriamo solo chi lavora, sale quasi al 98%, praticamente la totalità, se guardiamo i giovani, cioè lavoratrici e lavoratori under 35 anni (graf 3) ed è del 95,34% se guardiamo coloro che vivono con la pensione (graf 4)”. È così che Lisa Contegiacomo, Amministratrice Delegata del Caaf Cgil Padova, presenta una nuova analisi da cui emerge che la quasi totalità delle cittadine e cittadini della provincia di Padova che si rivolgono al servizio fiscale della Cgil per la compilazione della propria dichiarazione dei redditi, avrà diritto al bonus di 200 euro previsto per luglio.
“Guardando solo ai redditi di lavoro dipendente – precisa Lisa Contegiacomo – la percentuale delle lavoratrici e lavoratori della nostra provincia che ha diritto al bonus è sostanzialmente in linea con quella nazionale, l’87,5% contro l’85%. Un leggero scostamento del 2,5% dovuto probabilmente al fatto che ci mancano ancora circa il 20% dei 730 per completare l’archivio e il dato deve ancora assestarsi. Andando poi a vedere quel che succede all’interno delle varie categorie lavorative, al grafico 5, notiamo che, tolti i lavoratori del settore bancario e assicurativo cui “solo” il 41,7% ha diritto al bonus, quasi tutte le altre categorie stanno intorno al 90% degli aventi diritto. In particolare, chi lavora nel commercio o terziario, ben il 97,40%, che è un settore che comprende coloro che lavorano nel turismo, nella ristorazione, nell’industria alimentare ma anche le badanti e questo, visto il basso livello del loro salario, sicuramente influisce nella media. Dopo di loro ci sono i lavoratori del settore agricolo, il 96,77%, dell’edilizia e del legno, il 95,78%, e “i non rilevati” ossia i precari al 95,04%”.
“Infine – conclude l’Amministratrice Delegata del Caaf Cgil Padova – con l’ultimo grafico, il n 6, dimostriamo come, nonostante l’aggiunta di quella che possiamo considerare a tutti gli effetti una “pecetta”, cioè un cerotto, se facciamo riferimento alla legge di stabilità varata a fine anno dal Governo, questa non è ancora sufficiente a colmare il gap con i benefici spettanti ai redditi superiori ai 35 mila euro. Insomma: una misura indubbiamente positiva ma ancora incapace a garantire una vera equità fiscale”.
“Proprio quest’ultimo grafico – interviene il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – dimostra quanto fossero fondate le nostre critiche alla manovra finanziaria del Governo visto che evidenzia che neanche l'aggiunta del bonus di 200 euro arriva a compensare il vantaggio fiscale ottenuto dai redditi medio alti. Tema quello della povertà che spesso abbiamo sollevato e che anche uno studio del Ministero del Lavoro, a inizio anno, aveva confermato. In particolare a soffrire è il terziario, un settore che anche nella nostra provincia occupa una fetta consistente di dipendenti, tra cui tantissime donne e giovani, che non a caso sono tra coloro che soffrono di più. Impressiona il dato sui giovani che conferma quanto già rivelato da uno studio della Fondazione Di Vittorio che colloca gli under 35 tra i lavoratori più poveri".
“Certo – conclude Aldo Marturano – non possiamo che considerare positivamente che nel Governo qualcuno se ne stia rendendo conto e speriamo che l’incontro chiesto da Draghi con i sindacati il prossimo 12 luglio possa essere decisivo per trovare misure non più una tantum ma strutturali e definitive per affrontare i tanti problemi del mondo del lavoro. Per essere chiari: i duecento euro in più devono essere per tutti i mesi, non solo per uno. E bisogna farlo subito per dare risposte concrete ad un Paese in piena emergenza economica e sul ciglio della crisi sociale. Lotta alla precarietà, riforma fiscale nel segno della progressività, un'attenzione rivolta alle disparità di genere e anagrafiche sono temi che non si possono più rimandare e che coinvolgono una grossa fetta della popolazione. Questo appare evidente, senza dubbio nel nostro territorio, se consideriamo che il nostro servizio fiscale elabora circa un 20% dei 730 dell’intera provincia. Una veloce stima ci dice che qui da noi saranno più di 200 mila le padovane e i padovani che ricorreranno a questa misura. Sono tanti, troppi. Non è accettabile continuare ad ignorarli. Dovesse accadere, la nostra mobilitazione proseguirà e si intensificherà fin quando non otterremo i risultati che auspichiamo".