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ALL.CO spa di Vigonza: Sottoscritto l'integrativo dopo mesi di lotta e intensa trattativa

 

Alla ALL.CO spa è stato finalmente siglato, con le RSU e la FIOM CGIL di Padova, l’accordo di II° Livello per lo stabilimento di Vigonza dopo mesi di lunga, intensa e difficile trattativa.

ALL.CO spa è un’azienda che progetta e realizza estrusi in alluminio per il comparto industriale e edilizio che ha 3 diversi stabilimenti, fra cui una sede centrale a Pisa e uno degli altri due stabilimenti produttivi a Vigonza in provincia di Padova, nel quale sono occupati una settantina di dipendenti.

Nella primavera di quest’anno è partita la trattativa per un accordo di II° livello per il sito di Padova e, da subito, alla presentazione della piattaforma rivendicativa votata dai lavoratori e dalle lavoratrici di Vigonza sono emerse forti distanze di visione e valutazione sia nei contenuti che nei metodi tra la rappresentanza sindacale e l’azienda.

Lo stabilimento di Padova usciva da un periodo in cui i lavoratori e le lavoratrici hanno dovuto fare pesanti sacrifici, attraversando dapprima le difficoltà legate ad un anno di Cassa Integrazione Guadagni e, poi, affrontando un ulteriore anno di Cassa di Solidarietà. Inoltre, prima di questo periodo di crisi, in azienda erano presenti 2 impianti di estrusione di alluminio che realizzavano prodotti per il comparto edile, ma 1 dei 2 è stato spento e le matrici di estrusione sono state spostate nello stabilimento di Pisa, dove l’attività produttiva è sempre continuata normalmente, soprattutto, senza l’utilizzo di ammortizzatori sociali.

I lavoratori e lavoratrici di All.Co Vigonza, hanno superato questo difficile periodo, e durante la ripresa, con l’avvio del revumping del secondo impianto, hanno riposto notevoli aspettative nella ricostituzione di un accordo di II° livello che fosse in linea con il loro impegno e con la positiva situazione aziendale.

Durante la trattativa, invece, è stato pressoché impossibile riuscire a trovare un punto di intesa e, per questo, la RSU ha avviato lo stato di agitazione con scioperi articolati che si sono dimostrati molto partecipati.

Dopo 27 ore di sciopero, sviluppate in più settimane e declinati in modo da paralizzare quasi del tutto le attività produttive, si è arrivati ad una riapertura del tavolo di trattativa che è riuscito, poi, ad essere risolutivo per arrivare ad una intesa soddisfacente fra le parti. All’interno dell’accordo si sono riusciti a mantenere uniti i lavoratori e le lavoratrici e, attraverso una giusta mediazione, sono stati raggiunti i risultati cercati.

“Questo accordo valorizza la capacità produttiva del sito di Vigonza con un PDR variabile, ma centrato su possibilità di risultato reali è un traguardo importante dopo mesi di trattativa tutt’altro che facile con scioperi ampiamente articolati.” hanno dichiarato congiuntamente Michele Iandiorio e Francesca Battisti della Fiom di Padova, continuando: “Nell’accordo, inoltre, sono presenti un riconoscimento aggiuntivo di welfare che integra il PDR, una rivisitazione migliorativa dei costi mensa da parte dei lavoratori e un impegno programmato ad affrontare l’implementazione dell’impianto riattivato con un ampliamento dell’orario di lavoro distribuito nell’anno. La vertenza ALL.CO dimostra ancora una volta che lo sciopero, seppur considerato a volte un sacrificio, rimane l’unico strumento per il mantenimento della dignità difronte ai ricatti e per la conquista di un risultato così importante sul piano contrattuale e politico.

“Difendiamo la Biblioteca Universitaria di Padova!” Raccolte oltre 4000 mille firme e inviate al Ministro Giuli per scongiurare la chiusura e chiedere assunzioni immediate

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulle petizioni inviate al Ministro Giuli per chiedergli interventi che impediscano la chiusura della Biblioteca Universitaria San Biagio

Successo straordinario per le due petizioni parallele promosse da sindacati, studenti e docenti: un segnale inequivocabile della cittadinanza contro lo svuotamento dell'organico che tiene in ostaggio uno dei presidi culturali più antichi e prestigiosi d’Italia

"La Biblioteca Universitaria di Padova non rappresenta soltanto un presidio culturale di primaria importanza per la città e per il Veneto, ma costituisce una delle istituzioni bibliotecarie più antiche e prestigiose del nostro Paese. Da quasi quattro secoli essa custodisce un patrimonio librario e manoscritto di eccezionale valore, alimentando la ricerca scientifica, la formazione universitaria e la vita culturale nazionale e internazionale". Con queste parole, tratte direttamente dalla lettera indirizzata al Ministero, si apre la grande mobilitazione popolare che ha unito sindacati, docenti, studenti e semplici cittadini in difesa dello storico istituto padovano.

Una mobilitazione straordinaria, nata dal basso e cresciuta in pochissimo tempo per salvare un pezzo insostituibile della storia cittadina. In appena un mese, la raccolta firme lanciata da Cgil Padova, FP Cgil Padova, Spi Cgil e UDU ha raccolto ben 1.230 firme. A queste si aggiungono le 2.963 adesioni raccolte dalla petizione parallela promossa e appena conclusa dal gruppo di docenti universitari, studiosi e utenti coordinato dalla Prof.ssa Chiara Ponchia dell'Ateneo padovano.

In queste ore, le oltre 4.000 firme complessive vengono formalmente inviate al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e alla Direzione Generale Biblioteche guidata da Paola Passarelli, accompagnate da una lettera formale per fare massima pressione sul Ministero affinché sblocchi le assunzioni necessarie a coprire la drammatica carenza di organico.

"La situazione della struttura ad oggi è estremamente critica e non ci sono soluzioni se non l'ulteriore chiusura — spiegano Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Funzione Pubblica CGIL Padova, e la Segretaria Provinciale Angela Marigo —. Purtroppo, da ultime informazioni, il concorso pubblico che dovrebbe portare nuove forze è stato addirittura messo in coda a quelli che devono uscire in questo periodo, allungando i tempi in modo insostenibile per la tenuta dei servizi minimi. Noi non abbandoneremo il problema e le richieste. Chiediamo invece un forte e trasversale sostegno alla politica, anche alla luce delle interrogazioni parlamentari, regionali e comunali già presentate. È del tutto inaccettabile che si rischi l'interruzione dell'attività per la sola mancanza di personale, specialmente a fronte dei rilevanti investimenti recentemente destinati proprio alla riqualificazione e alla messa in sicurezza della sede e delle sue collezioni".

Una presa di posizione netta a cui fa eco il mondo accademico e della ricerca scientifica, sceso in campo in prima linea fin dalle prime battute della vertenza. "È oltremodo significativo — aggiunge la Prof.ssa Chiara Ponchia, che per prima ha lanciato la raccolta firme tra i docenti dell'Ateneo — che di fronte al prospettarsi della chiusura della Biblioteca Universitaria siano state lanciate con prontezza due petizioni indipendenti, che hanno fin da subito riscosso un enorme successo, a dimostrare come la chiusura di tale istituzione costituirebbe non solo un danno per chi ci lavora, ma un ammanco, una ferita profonda e un dispiacere per ampie fette della cittadinanza e non solo".

La FP Cgil Padova, insieme a Cgil Padova, Spi Cgil Padova, UDU e al comitato dei docenti, chiede che il Ministero della Cultura prenda in attenta considerazione le istanze della comunità padovana e favorisca, nelle imminenti e future assegnazioni di personale, le soluzioni necessarie a scongiurare una perdita che avrebbe conseguenze profonde e durature non solo per la città ma per l’intero patrimonio culturale del Paese.

Ondate di calore: la Fillea Cgil di Padova chiede un cambio di passo dopo i primi controlli e le sanzioni

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla situazione caldo nei cantieri per la linea Sir 2 del Tram

Il sindacato analizza la situazione alla luce dei provvedimenti di Spisal e Ispettorato: il rischio caldo è ormai strutturale e richiede rimodulazioni dei turni, tutele omogenee negli appalti, tavoli di confronto nei territori e protezioni adeguate

“La pubblicazione dei dati relativi ai primi controlli e alle sanzioni comminate nei cantieri edili del nostro territorio per il mancato rispetto delle norme anti-caldo solleva un velo su una realtà che, come sindacato, denunciamo da tempo”. A dirlo è la Fillea Cgil di Padova, la categoria che segue, fra gli altri, i lavoratori edili, che aggiunge: “Le ondate di calore estremo che stanno attraversando la provincia di Padova non possono più essere trattate come un’improvvisa emergenza stagionale. Siamo di fronte a un cambiamento climatico strutturale e sistemico che impatta direttamente sulla salute e sulla vita di chi lavora nei cantieri, esposto a temperature insostenibili, radiazioni solari dirette e allo stress termico amplificato dall'uso di DPI pesanti e superfici riflettenti come cemento e lamiere”.

A seguito delle ordinanze regionali e comunali emanate per fronteggiare l'emergenza, la Fillea Cgil di Padova si è attivata immediatamente per verificare l'effettiva applicazione delle tutele nei grandi cantieri del territorio, a partire dalle opere strategiche per la viabilità locale.

"A seguito delle ordinanze regionali – dichiarano il Segretario Generale della Fillea Cgil di Padova, Benedetto Truppa, e il Segretario Provinciale, Massimo Pomaro – abbiamo immediatamente richiesto un incontro urgente alla ditta ICM, l'impresa affidataria della linea del tram denominata SIR 2 – Lotto 1 ovest, che ha in carico l'esecuzione della tratta tramviaria dal comune di Mestrino fino a Corso Milano nel centro di Padova, proprio per verificare nel dettaglio le procedure di sicurezza messe in atto. Successivamente, il 25 giugno 2026, anche a seguito dell’ordinanza del Comune di Padova sulla modifica temporanea degli orari per i lavori rumorosi, abbiamo svolto un tavolo di confronto presso il campo base di Rubano con tutti i rappresentanti delle aziende metalmeccaniche ed edili presenti in subappalto. Durante l'incontro è stato ribadito con forza che le aziende, siano esse affidatarie o in subappalto, devono agire fattivamente sulla propria organizzazione del lavoro. Non basta una disposizione sulla carta: serve rimodulare concretamente i turni, garantire rotazioni sulle mansioni più gravose e aumentare le pause brevi in aree che siano realmente ombreggiate e raffrescate”.

“Su questo punto – proseguono i rappresentanti sindacali – abbiamo fatto presente, ad esempio, che l’ombra ottenuta con un gazebo nero, l’unico inizialmente posizionato nella tratta interessata, non rispondeva affatto alle necessità cromatiche per creare una barriera efficace contro le radiazioni solari. La ditta ICM ha infine fornito la procedura operativa contro i colpi di calore, trasmettendola a tutte le ditte in subappalto che hanno temporaneamente modificato gli orari, anticipando l’inizio dei lavori e terminando entro le ore 12:30. Nessuna impresa ha mostrato l’intenzione di riprendere le attività nel tardo pomeriggio: una scelta che riteniamo corretta e di buon senso, poiché lavorare sull'asfalto rovente dopo le 16:00 è impraticabile e pericoloso per la salute. Abbiamo inoltre insistito sulla necessità di una formazione mirata per operai e preposti, affinché sappiano riconoscere immediatamente i sintomi precoci del colpo di calore, come vertigini, cefalea e crampi, intervenendo con un primo soccorso tempestivo".

“Quel che ci preme sottolineare – concludono Truppa e Pomaro – è che la gestione del rischio calore sia un preciso obbligo di legge che spetta al datore di lavoro, che deve integrare tale valutazione nel DVR (Documento di Valutazione Rischi). Inoltre, è chiaro e pacifico che il clima non è più un problema emergenziale, un qualcosa che ci mette di fronte a episodi isolati. Purtroppo, è diventato un problema strutturale, che si ripeterà ogni estate. Affinché venga affrontato efficacemente, necessita quindi sia di una legge nazionale che dia uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale, sia di un tavolo permanente di confronto da tenere nelle Prefetture di ogni provincia a cui devono partecipare tutte le parti sociali coinvolte, al fine di individuare le migliori azioni correttive possibili. Ed è inoltre fondamentale che le tutele vengano applicate in modo omogeneo non solo in tutto il territorio ma anche a tutti i lavoratori impegnati nella filiera, senza distinzioni tra dipendenti diretti e ditte in subappalto. Ed è proprio per questo motivo che vogliamo ricordare l'importanza della raccolta firme attualmente promossa dalla CGIL per la proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti. L'obiettivo della proposta è garantire parità di tutele economiche, normative, di salute e sicurezza per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti negli appalti, promuovendo un sistema di controlli più rigido che metta al centro la dignità del lavoro e la prevenzione degli infortuni, impedendo che la produttività venga anteposta alla vita umana”.  

Tragedia sul lavoro a Brugine, il dolore della Cgil e della Flai Cgil di Padova: “Serve un profondo cambio culturale sulla sicurezza, a partire dalle aziende familiari e dall'uso della tecnologia”

La duplice drammaticità dell'incidente agricolo riaccende il dibattito sulla prevenzione nei contesti a conduzione familiare e sulla necessità di estendere la figura dei RLST

La Cgil di Padova e la Flai Cgil di Padova esprimono il più profondo e sentito cordoglio per la vittima del drammatico infortunio avvenuto ieri, martedì 14 luglio, in un’azienda agricola a Brugine. Di fronte a un simile evento, che unisce in un unico dramma la dimensione lavorativa e quella degli affetti più intimi, il sindacato si stringe attorno al dolore della famiglia, colpita da una perdita incommensurabile.

Pur con tutte le cautele necessarie in queste prime e concitate ore, e restando in attesa che gli organi inquirenti e i tecnici dello SPISAL completino le indagini per chiarire con precisione l'esatta dinamica dell'incidente, non possiamo esimerci da una riflessione. Questa tragedia evidenzia una doppia natura, drammatica e complessa: è al contempo un infortunio mortale sul lavoro e una dolorosa tragedia familiare.

In questo senso, ciò determina una specificità delle aziende familiari e purtroppo, non possiamo non constatare, che questo genere di incidenti si verifica con preoccupante frequenza proprio all'interno di realtà aziendali a conduzione familiare o di piccolissime dimensioni. Quel che accade, purtroppo, è che in questi contesti, spesso si tende erroneamente a sovrapporre la sfera degli affetti privati alle rigide procedure di sicurezza sul lavoro, portando a una pericolosa sottovalutazione del rischio.

È un segnale inequivocabile della necessità di un radicale cambio culturale: la sicurezza non può essere considerata un mero adempimento burocratico, ma deve diventare una priorità assoluta, un valore interiorizzato in ogni ambiente in cui si opera, a prescindere dal legame di parentela che unisce chi vi lavora.

Un capitolo a parte merita la riflessione sullo sviluppo e sull'applicazione delle tecnologie per la prevenzione degli infortuni. Assistiamo quotidianamente a un paradosso inaccettabile: le automobili di uso comune sono ormai dotate di una fitta rete di sensori, radar, sistemi di frenata automatica d'emergenza e dispositivi antiribaltamento in grado di azzerare l'errore umano o di mitigarne drasticamente gli effetti. Ma tutto questo scompare quando si tratta di macchine destinate al lavoro, a partire dai mezzi agricoli. Ci domandiamo, con fermezza, come sia possibile che a fronte di una tecnologia automobilistica così avanzata e diffusa, nei mezzi agricoli – macchinari pesanti che operano in condizioni spesso impervie e ad alto rischio – tali presidi salvavita facciano ancora fatica a trovare spazio o a essere resi obbligatori e standardizzati. Questo ritardo nell'adozione di soluzioni tecnologiche preventive e predittive è l'ennesimo sintomo di un vuoto culturale ed economico che la politica e l'industria della meccanizzazione agricola devono colmare senza ulteriori ritardi.

E, infine, per sostenere concretamente le piccole e piccolissime imprese in questo percorso di crescita, riteniamo fondamentale rilanciare e valorizzare gli strumenti già previsti dalla normativa vigente. In particolare, facciamo appello all'applicazione e al potenziamento della figura del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale (RLST), disciplinato dall'art. 48 del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/08 e s.m.). Chiediamo con forza che questi presidi di tutela vengano messi concretamente a disposizione di tutte quelle aziende con meno di 15 dipendenti che, per dimensioni, non dispongono e non possono eleggere un proprio RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) interno. Gli RLST rappresentano una risorsa insostituibile per diffondere capillarmente la cultura della prevenzione, fornire supporto formativo e vigilare sul rispetto delle norme in contesti micro-aziendali che altrimenti rischierebbero di rimanere isolati e privi di una reale guida in materia di sicurezza.

La Cgil e la Flai Cgil di Padova concludono lanciando un appello a tutte le istituzioni, alle associazioni datoriali e ai singoli operatori: è tempo che ciascuno si assuma pienamente le proprie responsabilità. Non possiamo rassegnarci a considerare queste morti come un inevitabile tributo al lavoro o alla fatalità. Perché tragedie come quella di Brugine non debbano mai più ripetersi, serve l'impegno concreto di tutti, ogni giorno, sul campo”.

Il servizio di Telenordest sulla tragedia sul lavoro a Brugine

GRUPPO CARRARO: SOTTOSCRITTA L’IPOTESI DI ACCORDO PER IL SECONDO CONTRATTO INTEGRATIVO DI GRUPPO

Sottoscritta il 14 luglio 2026, l'ipotesi di accordo per il contratto integrativo di secondo livello fra il Coordinamento Nazionale delle RSU di FIM FIOM e UILM e la direzione del Gruppo Carraro di Campodarsego. Si tratta del secondo contratto integrativo per la multinazionale, dopo il primo storico accordo sottoscritto nel 2022. Il Gruppo Carraro è una multinazionale con 8 stabilimenti in tutto il mondo e 3.795 dipendenti, fondata nel 1932, produce sistemi complessi di trasmissione per trattori e veicoli off-highway ed è partner di riferimento per i più importanti costruttori di macchine agricole e movimento terra. L'accordo coinvolge circa 1.800 lavoratori dei siti italiani del Gruppo Carraro di Campodarsego, Maniago, Rovigo e Poggiofiorito.

L'incontro finale del percorso negoziale è durato oltre 10 ore, concludendosi positivamente dopo l'una della notte fra il 13 e il 14 luglio, presso la sede di Confindustria Veneto Est. Dopo 3 mesi di trattativa, il Coordinamento Nazionale delle RSU di FIM FIOM e UILM e la direzione del Gruppo Carraro di Campodarsego hanno firmato l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale per il triennio 2026-2028. Questa intesa, che rappresenta il secondo livello di contrattazione per i circa 1.800 lavoratori degli stabilimenti italiani, si inserisce nel solco tracciato dal primo storico accordo del 2022, consolidando e migliorando in modo netto i diritti, i salari e la qualità della vita di chi, con il proprio impegno quotidiano, determina il successo e la crescita di questa importante multinazionale nata nel padovano oltre 90 anni fa.

Il sistema delle relazioni sindacali all’interno del Gruppo esce profondamente rafforzato da questo rinnovo, che sancisce l'implementazione delle commissioni previste dal CCNL, come, ad esempio, quella sulle pari opportunità, e la nascita di un comitato consultivo di partecipazione, strumento essenziale per garantire ai rappresentanti dei lavoratori un reale diritto di informazione e possibilità di intervento sulle scelte aziendali. Questo comitato si aggiungerà ai due incontri annuali già previsti con l’intero Coordinamento, mentre a livello locale si terranno confronti con cadenza semestrale e verrà garantita una trasparente informativa sugli appalti in tutti i siti produttivi. Inoltre, è stato inserito nell’integrativo il tema del confronto preventivo sullo stato di avanzamento degli investimenti sui temi di salute e sicurezza e per il superamento delle problematiche legate al microclima negli stabilimenti. Al fine di stimolare una partecipazione sindacale sempre più attiva e democratica, le ore annue a disposizione delle RSU per lo stabilimento di Poggiofiorito sono state incrementate di 48 ore.

Per semplificare la comunicazione verso i lavoratori e le lavoratrici e la partecipazione democratica alla vita sindacale verrà implementato un sistema di bacheche digitali, aggiuntive a quella tradizionali e sarà normato l’utilizzo della videoconferenza per le assemblee sindacali per coloro che sono in smartworking o in distacchi presso altre sedi del gruppo.

L’accordo realizza un’operazione di straordinaria equità professionale stabilendo l’estensione a tutti gli stabilimenti italiani del sistema di inquadramento già positivamente sperimentato nel sito di Campodarsego, superando così le disparità storiche e garantendo parità di trattamento a parità di lavoro.

La centralità della persona e la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro sono al cuore di questa intesa. Il regolamento aziendale sul lavoro agile viene notevolmente migliorato, garantendo un minimo di due giorni settimanali di smartworking con la facoltà di usufruirne anche nelle giornate di lunedì e venerdì. Per rispondere in modo solidale ai bisogni delle famiglie e tutelare le fragilità, l'accordo prevede l’introduzione di 8 ore di permesso aggiuntivo interamente a carico dell'azienda per la nascita o l'adozione di un figlio, in caso di un secondo lutto nell'anno per parenti entro il secondo grado e per la malattia dei figli fino ai quattordici anni di età, con una retribuzione garantita all'80%. Sempre sul piano dell’equità tra lavoratrici e lavoratori, viene esteso a tutto il Gruppo l’accordo già vigente a Campodarsego per l’utilizzo delle ferie e dei PAR solidali.

Sul piano economico, l'accordo interviene con forza a tutela del potere d’acquisto dei salari. La quota aggiuntiva del premio feriale viene incrementata fino a un massimo di 130 euro complessivi, con una maturazione mensile pro-rata valida per tutta la platea dei lavoratori. Al fine di colmare i divari storici tra i diversi territori, negli stabilimenti di Maniago e di Poggiofiorito sono previsti incrementi retributivi costanti a partire dal secondo anno di vigenza contrattuale, con aumenti annuali rispettivamente di 50 euro per Maniago e 70 euro per Poggiofiorito, che porteranno il consolidamento definitivo del premio feriale, al termine del triennio, a 150 euro per il sito friulano e a 210 euro per quello abruzzese.

Importanti novità riguardano, infine, la parte variabile della retribuzione e il premio di risultato. Le parti hanno concordato l’erogazione di una quota fissa aggiuntiva di welfare pari a 450 euro nella vigenza contrattuale al raggiungimento dell'80% dell'EBITDA di gruppo. Il valore nominale del premio variabile sarà incrementato di 50 euro al determinarsi di condizioni incrementali della percentuale di conversione volontaria in welfare. Per incentivare questa scelta, viene introdotta una maggiorazione del 15% in caso di conversione superiore al 40% del valore del premio, con la garanzia che il relativo contributo di solidarietà in caso di destinazione di quote di welfare a fondi di previdenza complementare rimanga sempre a totale carico dell'azienda. Infine, per rendere i parametri più aderenti alla realtà produttiva dei singoli stabilimenti, è stata aumentata la raggiungibilità degli indicatori industriali ed è stato introdotto un meccanismo di compensazione interna che valorizza l’eventuale superamento del raggiungimento dell'obiettivo.

L’intera ipotesi di accordo, frutto di un negoziato rigoroso svoltosi nei mesi di maggio, giugno e luglio, sarà ora illustrata nel dettaglio dalle strutture sindacali nelle assemblee e sottoposta al voto vincolante e democratico delle lavoratrici e dei lavoratori in tutti i siti produttivi del Gruppo Carraro.

Il modello Veneto sotto accusa: Maurizio Landini a Padova all'incontro pubblico organizzato dalla Cgil Veneto in tema di svalorizzazione e sfruttamento del lavoro

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Corriere Veneto sulla partecipazione di Maurizio Landini all'iniziativa a Padova organizzata dalla Cgil Veneto
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Ieri, giovedì 2 luglio, il Palazzo della Salute, in via San Francesco a Padova, ha ospitato un importante momento di riflessione e denuncia promosso dalla Cgil Veneto, focalizzato su un tema tanto urgente quanto drammatico: la svalorizzazione del lavoro nel territorio regionale. L'incontro, dal titolo emblematico "Veneto, il lavoro svenduto", ha acceso i riflettori su una realtà complessa, segnata da troppe zone grigie, precarietà diffusa, caporalato e un'insostenibile scia di infortuni che mette quotidianamente a rischio la vita di chi lavora.

A dare una forte e chiara impronta all'iniziativa è stato il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha analizzato con durezza le contraddizioni del sistema produttivo locale. Secondo Landini, negli ultimi vent'anni si è progressivamente affermato un modello di sviluppo basato sulla compressione dei costi e sullo sfruttamento, in cui si sceglie di non investire a sufficienza in tecnologia, qualità e stabilità contrattuale, preferendo invece fare profitto attraverso l'esternalizzazione selvaggia e il ricorso esasperato ai subappalti. Questa logica, ha avvertito il leader sindacale, non solo danneggia i lavoratori ma rischia di far implodere lo stesso tessuto industriale del Nordest, incapace di trattenere le intelligenze e le competenze dei giovani che sempre più spesso scelgono la via dell'emigrazione.

Le cronache recenti, segnate dalla tragica scomparsa di un giovane operaio travolto dal crollo di un palo in un cantiere a Due Carrare, dimostrano come la sicurezza non possa più essere considerata un adempimento burocratico o un costo, bensì un valore totalmente irrinunciabile. I dati emersi nel corso del dibattito indicano come circa il settanta per cento dei decessi e degli infortuni sul lavoro in ambito locale riguardi proprio la filiera dei subappalti. Di fronte a questa strage quotidiana, la richiesta della Cgil è netta: serve cancellare la possibilità di appaltare e subappaltare senza regole, introducendo una precisa responsabilità in capo ai committenti e garantendo che a parità di sito produttivo corrispondano i medesimi diritti, salari e tutele per tutti, siano essi dipendenti, interinali o lavoratori autonomi.

Il sindacato ha inoltre evidenziato la gravità del cosiddetto lavoro grigio e delle nuove forme di caporalato che colpiscono trasversalmente diversi settori, dalla logistica ai trasporti, fino all'agricoltura e alle consegne a domicilio. Si tratta di dinamiche in cui i contratti vengono utilizzati in modo strumentale per mantenere sotto ricatto le fasce più vulnerabili della popolazione lavorativa, inclusi i cittadini stranieri legati alle scadenze dei permessi di soggiorno. Per contrastare questa deriva, la Cgil ha lanciato una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare e chiede un potenziamento immediato degli organi di controllo, con ispezioni a tappeto che sfruttino anche le nuove tecnologie per far emergere il lavoro nero e le irregolarità.

La giornata di Padova si conclude con un appello corale rivolto alla politica, alle istituzioni e alle imprese sane del territorio: è indispensabile invertire la rotta e assumersi una responsabilità collettiva per restituire dignità e sicurezza a ogni impiego, affinché tornare a casa sani dopo una giornata di lavoro non sia un privilegio, ma la normalità.

Il servizio di Telenordest sull'iniziativa a Padova a cui è intervenuto Maurizio Landini

Tragedia sul lavoro nel padovano: alta adesione allo sciopero e all'assemblea dei lavoratori della Circet Italia dopo la drammatica scomparsa del giovane operaio in appalto

Fiom Cgil Padova: “Non si può morire a ventisette anni per il crollo di un palo in cantiere”. 

La rabbia e la mobilitazione dei lavoratori della Circet di Padova

Una risposta ferma, unita da un profondo dolore e da una crescente indignazione, ha caratterizzato la mattinata dei lavoratori della Circet Italia, che hanno aderito in modo massiccio allo sciopero di un’ora proclamato dalla Fiom Cgil Padova e dalle RSU aziendali, riunendosi in un’assemblea sindacale per discutere della tragica scomparsa di Florian Cani, l’operaio di soli 27 anni dipendente della ditta in subappalto Fratelli Nikja Srl. Il giovane è deceduto in ospedale dopo quattro giorni di agonia per le gravissime lesioni riportate lo scorso 26 giugno in un cantiere a Due Carrare, dove è stato travolto dal crollo di un palo durante un intervento di manutenzione.

"La mobilitazione si è resa necessaria – ha dichiarato il Segretario Generale della Fiom Cgil di Padova, Michele Iandiorio – come risposta immediata e visibile a una tragedia che non può e non deve essere derubricata a mera fatalità. Non si può morire a ventisette anni di lavoro, colpiti alla testa dal crollo di un palo in un cantiere, mentre si sta compiendo il proprio dovere quotidiano. Questo drammatico evento ripropone con brutale chiarezza i gravissimi problemi che continuano a emergere all'interno delle filiere degli appalti e dei subappalti, segmenti in cui la frammentazione dei controlli e la costante spinta alla riduzione dei tempi e dei costi finiscono troppo spesso per scaricarsi sulla sicurezza di chi opera sul campo. I dati nazionali delineano una realtà inaccettabile: il 67% degli infortuni gravi o mortali nel nostro Paese avviene proprio nell'ambito delle attività in appalto e subappalto. Si tratta di una percentuale spaventosa che certifica come la catena delle esternalizzazioni sia diventata strutturalmente la prima area di rischio per la vita dei lavoratori. Ed è proprio per combattere questo inaccettabile stato di cose che la Cgil ha avviato una grande campagna di raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare, dedicate rispettivamente alla tutela della salute pubblica e alla regolamentazione del settore degli appalti. Con la proposta 'I Diritti Non Si Appaltano' vogliamo introdurre il principio di parità di trattamento economico e normativo, limitare fortemente la catena dei subappalti e stabilire una responsabilità diretta dei committenti su tempi e sicurezza dei lavori, scardinando il sistema del massimo ribasso che genera queste tragedie." 

"L’ottima e compatta risposta registrata questa mattina – prosegue il Segretario della Fiom Cgil di Padova – non era scontata ma dimostra chiaramente la volontà di solidarietà dei lavoratori in contesti contrattuali così frazionati e complessi. Se una reazione così forte e sentita è scattata immediatamente, traducendosi in un'alta adesione allo sciopero e in un’assemblea molto partecipata, è proprio perché la situazione complessiva nei cantieri è ormai percepita da tutti come del tutto insostenibile. Nessuno si sente al sicuro. Oltre alla paura, c'è un sentimento diffuso di profonda frustrazione e rabbia tra i colleghi, costretti ad assistere all'ennesimo tributo di sangue in un territorio provinciale che ha registrato ben tre decessi sul lavoro nell'arco di appena dieci giorni. I lavoratori avvertono quotidianamente il peso di un sistema in cui la prevenzione sembra cedere il passo alle logiche della produttività a oltranza."

"Esprimiamo la nostra più profonda vicinanza e il nostro cordoglio alla famiglia di Florian e ai suoi compagni, ma siamo consapevoli che le parole e l'indignazione da sole non bastano più a fermare questa strage silenziosa – conclude Iandiorio – ed è per questa ragione che pretendiamo interventi immediati e rigorosi da parte degli organi di vigilanza, delle istituzioni e delle aziende committenti. La Fiom Cgil e i rappresentanti sindacali non arretreranno e continueranno a battersi con determinazione affinché la catena degli appalti non sia più sinonimo di deregolamentazione, rimettendo al centro e sopra ogni cosa il diritto inalienabile alla salute e alla dignità della vita umana sul posto di lavoro”.

Il servizio di Telenordest sullo sciopero e assemblea alla Circet

Rifiuti: i sindacati diffidano il Bacino Brenta e i soci a insistere con la raccolta “porta a porta”

Fp Cgil Padova, Fit Cisl Padova e Rovigo, Uiltrasporti Padova e Fiadel richiamano le amministrazioni e i vertici di Etra SpA alle precise responsabilità civili, penali e contabili: “Subito un tavolo tecnico per superare il PaP o scatteranno esposti in Procura e la mobilitazione

Le Segreterie Provinciali di Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel hanno inviato una formale lettera di diffida e richiamo al Consiglio di Bacino Brenta per i Rifiuti, ai Sindaci dei Comuni Soci e, per conoscenza, ai vertici di Etra S.P.A. Società Benefit. Al centro della durissima missiva vi sono le precise responsabilità civili e penali collegate all'insorgenza di malattie professionali e infortuni sul lavoro determinati dal sistema di raccolta dei rifiuti "Porta a Porta" (PaP). I sindacati denunciano come la continuazione di questo modello operativo stia provocando un intollerabile e costante aumento di infortuni e patologie da sovraccarico biomeccanico tra i lavoratori del settore.

“Abbiamo deciso di scrivere al Bacino Brenta per i rifiuti e ai sindaci per intervenire nuovamente, facendo seguito alla lettera aperta dello scorso aprile, perché la situazione è ormai giunta a un punto di non ritorno – dichiarano unitariamente Maurizio Galletto (Fp Cgil Padova), Oscar Dalla Rosa (Fit Cisl Padova e Rovigo), Giulio Deda (Uil Trasporti Padova) e Carlo Di Cunzolo (Fiadel) –. Se in passato avevamo evidenziato il fallimento del Porta a Porta in termini economici e di impatto ambientale, oggi formuliamo un richiamo formale e vincolante sulle precise responsabilità giuridiche che ricadono in capo ai Sindaci e ai garanti della salute dei lavoratori. Il persistere in questo sistema rappresenta ormai una scelta organizzativa intollerabile”.

“L’ordinamento giuridico, a partire dall'articolo 2087 del Codice Civile, impone l’obbligo tassativo di tutelare l'integrità fisica dei lavoratori secondo la migliore tecnologia disponibile – proseguono Galletto, Della Rosa, Deda e Di Cunzolo –. Esistono sul mercato soluzioni stradali automatizzate ed eco-compatibili, come le tecnologie underground e semi-underground con accesso a badge, che mantengono invariati i risultati della differenziata eliminando il rischio biomeccanico. Il rifiuto di avviare una revisione strategica configura una consapevole e colposa omissione delle tutele antinfortunistiche obbligatorie, che genera una responsabilità civile diretta per il risarcimento del danno biologico e patrimoniale causato dalle troppe patologie muscolo-scheletriche croniche.»

“Sul piano penale il quadro è altrettanto chiaro e la responsabilità personale è stringente – aggiungono unitariamente i quattro rappresentanti sindacali –. La mancata modifica del modello di raccolta e il rigetto delle tecnologie automatizzate integrano i presupposti per l'attivazione della responsabilità penale per i reati di lesioni personali colpose gravi o gravissime o, nelle ipotesi più nefaste, di omicidio colposo. I Sindaci, in qualità di datori di lavoro, committenti e massime autorità sanitarie locali, non possono in alcun modo schermarsi dietro le delibere societarie di fronte a un rischio per la salute ampiamente documentato e prevedibile. A questo si aggiunge il rischio di danno erariale: il Porta a Porta richiede un eccessivo fabbisogno di risorse umane, l'impiego intensivo di mezzi in percorsi capillari ‘stop-and-go’ e sconta una cronica carenza di personale abilitato, determinando un'esplosione dei costi scaricata sulle tariffe dei cittadini e sulla sanità pubblica”.

«Per tutte queste ragioni – concludono Galletto, Della Rosa, Deda e Di Cunzolo – diffidiamo il Consiglio di Bacino Brenta e i Sindaci dal proseguire nel mantenimento o nell'estensione del Porta a Porta per le frazioni a più alto impatto, a partire dall'organico, senza l'avvio immediato di una riconversione verso modalità stradali automatizzate. Chiediamo la convocazione immediata di un tavolo tecnico-istituzionale vincolante entro tre mesi. In difetto di un riscontro positivo, attiveremo le procedure di mobilitazione e depositeremo un formale esposto presso le Procure della Repubblica competenti e gli organi di vigilanza sanitaria come lo SPISAL e l'Ispettorato del Lavoro. La qualità del lavoro e la salute degli operatori non saranno mai una variabile sacrificabile”.

Il Servizio di Triveneta TV7 sulla clamorosa iniziativa dei sindacati riguardo la raccolta porta a porta effettuata da Etra