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Ieri, venerdì 12 giugno, la mobilitazione nazionale del settore cultura promossa dalla Cgil. A Padova la protesta si fa simbolica per la carenza di organico che azzera persino i diritti costituzionali

Scritto da Gigi il 13 Giugno 2026. Pubblicato in Notizie.

  • Allega: ilovepdf_merged_88.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla protesta dei dipendenti della Biblioteca Universitaria di Padova
  • video link: Visita il sito

Senza personale non si può nemmeno scioperare: il paradosso della Biblioteca Universitaria

Il settore della cultura in Italia è al collasso, soffocato da anni di tagli continui ai finanziamenti pubblici, precariato dilagante e salari del tutto inadeguati che avviliscono professionalità altamente qualificate, spesso erroneamente declassate a semplici lavoretti. Per denunciare questa drammatica situazione, le lavoratrici e i lavoratori del comparto hanno incrociato le braccia in tutta Italia in occasione di una giornata di mobilitazione nazionale. A Padova, tuttavia, la protesta ha assunto i contorni di un vero e proprio paradosso democratico e contrattuale, trasformando un diritto costituzionale in un lusso che i dipendenti rimasti non possono permettersi.

Davanti allo storico ingresso della Biblioteca Universitaria di via San Biagio, la Fp Cgil di Padova, insieme alla segretaria generale Alessandra Stivali, alla segretaria confederale Manuela De Paolis, a Mara Bedin della segreteria dello Spi e al segretario generale del NIdiL Cgil Padova, Mirko Romanato, ha dato vita a una conferenza stampa per fare il punto su una crisi che mette a rischio la sopravvivenza stessa dei presìdi culturali del territorio.

A tal proposito, Manuela De Paolis ha sottolineato la gravità del momento: "La situazione della Biblioteca Universitaria rappresenta perfettamente l'emergenza che sta vivendo l'intero settore. Non parliamo solo di carenze di organico, ma di un attacco diretto ai presìdi democratici e culturali del nostro territorio. C'è la necessità assoluta di un piano straordinario di investimenti e assunzioni stabili per invertire una rotta che penalizza pesantemente la cittadinanza e chi lavora."

La denuncia più dura riguarda infatti l'impossibilità legale di esercitare il diritto di sciopero per chi lavora nella struttura. Essendo la biblioteca inserita tra i servizi essenziali, la legge impone la garanzia di prestazioni minime. Tuttavia, la cronica e gravissima carenza di organico riduce il personale a tal punto che la quota di lavoratori precettata per legge coincide esattamente con la totalità della forza lavoro in servizio.

"Siamo davanti a un paradosso intollerabile - ha spiegato Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil di Padova - perché il diritto costituzionale allo sciopero viene di fatto azzerato in quanto l'organico è così ridotto che la totalità del personale rimasto viene precettata per coprire i contingenti minimi. Chi vuole protestare oggi è costretto a farlo in modo puramente simbolico, con un adesivo sulla divisa. Rivendichiamo dignità salariale, lo stop agli appalti al ribasso e la fine di un precariato cronico che soffoca la cultura."

Il nodo della questione padovana sta tutto nei numeri e fotografa una realtà drammatica per la prima biblioteca fondata in Italia nel lontano 1629. A fronte di una pianta organica che prevedrebbe 42 dipendenti, oggi in via San Biagio ne restano in servizio soltanto 17. Questa voragine di personale ha già costretto l'istituto a ridimensionare drasticamente le attività, con aperture ormai ridotte al lumicino e limitate alla sola giornata di giovedì, con l'aggiunta di una mezza giornata il mercoledì e con l'obbligo di prenotazione per l'utenza. Un imbuto inaccettabile se si pensa che la struttura custodisce un patrimonio immenso, fragile e prezioso di settecentomila volumi, per metà antichi, e dispone di una sala lettura teoricamente in grado di ospitare mille persone. Con le forze attualmente disponibili si riesce a seguire al massimo una quindicina di utenti al giorno, un dato che certifica il rischio concreto di inaccessibilità permanente e di chiusura.

A porre l'accento sulla piaga del lavoro atipico ed esternalizzato che caratterizza ampi segmenti del settore è intervenuto Mirko Romanato: "Dietro alla facciata delle grandi istituzioni culturali si nasconde spesso una giungla di contratti precari, collaborazioni occasionali e appalti esterni dove i diritti minimi faticano a essere riconosciuti. Difendere la Biblioteca Universitaria e i servizi culturali significa anche porre fine a questo modello di sfruttamento, garantendo tutele concrete e stabilità contrattuale a tutte quelle figure professionali che, con il loro lavoro quotidiano, tengono in vita il nostro patrimonio storico."

A dare manforte alla protesta è intervenuto anche il sindacato dei pensionati. Mara Bedin, della Segreteria Provinciale della Spi Cgil Padova, ha infatti rimarcato il valore sociale della struttura: "Come sindacato dei pensionati difendiamo con forza questo luogo e la cultura pubblica. La Biblioteca Universitaria è un patrimonio comune intergenerazionale: un punto di riferimento insostituibile per gli anziani del quartiere, per la memoria del territorio e per gli studenti che qui costruiscono il proprio futuro. Tagliare le risorse e bloccare il turn-over significa impoverire la comunità e privarla delle sue radici culturali più profonde."

A nulla servono i proclami se l'iter del concorso bandito dal Ministero della Cultura per l'assunzione di nuovi funzionari procede a passo di lumaca, mentre i pochi pensionamenti non vengono rimpiazzati e si continua a fare affidamento su appalti al ribasso e contratti multiservizi che sfruttano archivisti e bibliotecari. La mobilitazione della Cgil, sostenuta da docenti e studenti universitari uniti in difesa della cultura pubblica, non si ferma qui e continuerà fino a quando il ministero non cambierà rotta nella programmazione politica. La cittadinanza ha già risposto con forza all'appello: la raccolta firme a tutela della biblioteca ha già superato le duemila adesioni, che vanno a sommarsi alle tremila già raccolte dalla petizione parallela lanciata dal mondo accademico del Bo. Salvare la Biblioteca Universitaria significa difendere la memoria storica della città e il futuro dei suoi studenti.

Il servizio di Telenordest sulla giornata di mobilitazione delle lavoratrici e lavoratori della cultura a Padova

Nasce lo sportello del NIdiL Cgil Padova per le partite IVA: tutele, fisco e diritti per i lavoratori autonomi

Scritto da Gigi il 12 Giugno 2026. Pubblicato in NIDIL.

  • Allega: WhatsApp_Image_2026-06-12_at_08.07.13.pdf
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sul nuovo servizio del NIdiL Cgil Padova dedicato alle Partite IVA

Sindacato e tutela del lavoro autonomo contro la frammentazione occupazionale

Ha preso il via da circa una settimana e mezzo, nei primi giorni di giugno, il nuovo sportello che il NIdiL Cgil di Padova, in sinergia con il Caf Cgil Padova e l’Inca Cgil Padova, ha interamente dedicato al supporto e all'orientamento dei lavoratori autonomi, con particolare attenzione alle partite IVA forfettarie e senza dipendenti. Il servizio, operativo presso la sede sindacale CGIL del quartiere Arcella, in via Cardinal Callegari 14A, nasce per rispondere a un bisogno concreto, intercettato attraverso le quasi cento richieste di aiuto pervenute nell'ultimo anno, e punta a colmare un vuoto storico offrendo prestazioni che spaziano dalla consulenza contrattuale a quella fiscale, fino alle tutele sociali e legali.

“Nell'immaginario collettivo – spiega Mirko Romanato, Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova – si tende a pensare che la Cgil segua esclusivamente i lavoratori dipendenti, o i pensionati, e che le partite IVA siano lasciate a sé stesse. Ma la verità è che da tempo le cose sono cambiate: è proprio il NIdiL che ha il compito di organizzare e sostenere anche il lavoro autonomo. Davanti a un mercato caratterizzato da una fortissima frammentazione, la nostra strategia punta alla ricomposizione del mondo del lavoro, includendo chiunque operi in condizioni di fragilità, sia che si tratti di partite IVA volontarie sia di quelle involontarie. Ci rivolgiamo soprattutto a coloro che non appartengono agli ordini professionali tradizionali, come docenti che danno ripetizioni, traduttori, artigiani, sportivi o creativi digitali: figure formalmente diverse, ma unite dalla medesima condizione di lavoratori indipendenti”.

Il cuore dell'iniziativa risiede nella necessità di far emergere diritti spesso ignorati dagli stessi interessati, legati alla Gestione Separata Inps. “Si tratta di una sezione attiva e ricca di fondi, alimentata dai versamenti di partite IVA e Co.Co.Co. – rivela Romanato – ma pochissimi sanno di poter richiedere le prestazioni a causa di calcoli e pratiche complessi. Recentemente si sono rivolte a noi delle lavoratrici che ignoravano l'esistenza di indennità per malattia, degenza ospedaliera o maternità. Con questo nuovo servizio vogliamo guidare gli utenti nella presentazione di domande per congedi, sostegni al reddito come l'ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa) e bonus sociali”.

Lo sportello offre al contempo una gestione fiscale e legale accessibile: “Con una spesa di soli 160 euro, gli iscritti possono ottenere la compilazione del modello unico, abbattendo i costi dei consulenti esterni. E lo stesso vale per l’assistenza legale, fondamentale ad esempio nel recupero dei compensi non pagati o per la verifica delle lettere d’incarico. Abbiamo appena preso in carico il caso di una lavoratrice che ha aperto la partita IVA da sei mesi e per ben due volte è già stata vittima di insolvenza da parte dei committenti. E situazioni così non sono purtroppo rare”.

“Oltre all'assistenza pratica – conclude il Segretario del NidiL Cgil Padova – questa iniziativa si inserisce in una più ampia battaglia politica. Accanto alla tutela individuale promuoviamo un'azione collettiva per il riconoscimento dell'equo compenso. Molte aziende utilizzano le partite IVA per abbattere i costi del personale, perché un autonomo costa loro una frazione di un dipendente. Per questo, nella proposta di legge sugli appalti privati per cui stiamo raccogliendo le firme, miriamo a stabilire che il compenso di un lavoratore autonomo sia parificato all’intero costo del lavoro subordinato. Unire queste forze è l'unico modo per estendere diritti universali su infortuni, malattie professionali e coperture previdenziali, dimostrando che nessun lavoratore deve più sentirsi solo”.

Arianna Spa: lavoratori e lavoratrici da due mesi senza stipendio e senza certezze per il futuro

Scritto da FIOM il 09 Giugno 2026. Pubblicato in FIOM.

 

Arianna è un’azienda di progettazione e produzione di apparecchiature a led per l’illuminazione stradale, sportiva e industriale, con sede a Piove di Sacco. Fondata nel 2009 ed entrata a far parte del gruppo CAREL dei soci Luigi Rossi Luciani e Luigi Nalini, forte di know-how e competenza, nel 2022 Arianna acquisisce una commessa molto importante con Autostrade per l’Italia per una fornitura di 10000 apparecchi da galleria e la città di Roma le commissiona 500 lampade per l’arredo del centro urbano. In quel momento vi lavorano 18 persone addette ai vari reparti commerciale, marketing e di produzione.

Dopo l’acquisizione della milanese Tecnolift, nel 2025, con il conseguimento di importanti forniture, tra cui quella del Giubileo di Roma con affidamento ACEA, in estate viene comunicata la cessione alla società statunitense Cree Lighting Europe, la quale, con stabilimento a Calenzano (FI), occupa una trentina di dipendenti, è da tempo in crisi e ha intrapreso la strada del concordato in continuità. Nell’occasione si parla di sinergia fra le due realtà e addirittura di trasferimento della produzione da Firenze a Padova. In realtà, nel corso di quest’anno, sono venuti a mancare via via tutti gli investimenti annunciati e il personale di Arianna è ulteriormente diminuito, richiedendo ai lavoratori rimasti in forze in Arianna di sopperire alle carenze operative dell’altra società del gruppo, assumendo incarichi legati alle attività di Cree Lighting Europe.

“A oggi i lavoratori di Arianna lamentano non solo il mancato pagamento degli stipendi degli ultimi due mesi, ma anche il silenzio della proprietà sulle intenzioni che riguardano l’azienda. I lavoratori meritano rispetto: ad essi, ai quali si deve il successo e il valore dell’impresa, non può non essere riconosciuto il diritto di sapere cosa si prospetta nel futuro. È inaccettabile che si consideri il lavoro una merce e altrettanto che l’impresa riservi un trattamento ‘usa e getta’ nei confronti delle persone.” ha dichiarato Dario Verdicchio della Fiom di Padova che segue l’azienda.

 

Ieri, la protesta della Fp Cgil Padova davanti al Tribunale con le lavoratrici e lavoratori della Giustizia: “Siamo stremati, così il sistema crolla”

Scritto da Gigi il 09 Giugno 2026. Pubblicato in Notizie.

  • Allega: ilovepdf_merged_87.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla protesta degli operatori della Giustizia
  • video link: Visita il sito

Grande partecipazione ieri a Padova per la mobilitazione della Fp Cgil. Dopo un'assemblea interna carica di tensione e rabbia, i dipendenti amministrativi hanno dato vita a un presidio davanti al Palazzo di Giustizia per denunciare vuoti d'organico insostenibili e chiedere la stabilizzazione del personale precario.

Bandiere rosse al vento e la ferma determinazione di chi non ha più intenzione di subire passivamente il declino della macchina giudiziaria. Ieri, lunedì 8 giugno, il piazzale antistante il Palazzo di Giustizia di Padova in via Tommaseo è diventato il fulcro di una protesta accesa e necessaria. Una cinquanta tra cancellieri, funzionari e addetti amministrativi si sono raccolti in un presidio a mezzogiorno, unendosi alla mobilitazione nazionale promossa dalla Fp Cgil davanti ai principali tribunali italiani. Al centro della vertenza, la denuncia di una carenza strutturale di personale diventata ormai cronica e la richiesta immediata di investimenti reali negli organici, a partire dalla stabilizzazione dei precari assunti con i fondi europei.

La rabbia e la solitudine dentro l'Aula E

La giornata di lotta è iniziata alle ore 11:00 nell’Aula E del Tribunale, dove si è svolta l’assemblea generale delle lavoratrici e dei lavoratori del Ministero della Giustizia. Un momento a porte chiuse estremamente intenso e a tratti drammatico, guidato dalla Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani. Tra le mura dell’aula è emersa con forza tutta la rabbia accumulata in anni di sacrifici straordinari, ma anche una pesante, quasi tangibile, sensazione di solitudine. I dipendenti si sentono abbandonati da un'amministrazione centrale sorda e lasciati soli a combattere una battaglia quotidiana contro il tempo e i fascicoli per garantire un servizio essenziale ai cittadini.

«Durante l'assemblea abbiamo raccolto lo sfogo di lavoratrici e lavoratori letteralmente stremati – spiega Marika Damiani –. C'è una frustrazione profonda perché il personale si rende conto che la propria salute psicofisica viene sacrificata per mettere toppe temporanee a mancanze strutturali dello Stato. Questa percezione di solitudine è l'aspect più doloroso, perché i dipendenti avvertono il peso di far funzionare i tribunali da soli, nell'indifferenza della politica. Eppure questa non è una semplice vertenza corporativa: è una battaglia fondamentale che investe direttamente la tenuta e il valore del sistema giustizia in questo Paese. Il collasso degli uffici giudiziari tocca la carne viva dei diritti democratici e ci costringe a porci una domanda drammatica: i cittadini possono ancora fare affidamento sullo Stato per avere una giustizia tempestiva ed efficace? Di fronte a stanze vuote e cancellerie svuotate, la risposta rischia di essere no».

I numeri del collasso padovano

I dati reali emersi nel corso della mobilitazione confermano l'allarme lanciato dal sindacato e dipingono un quadro in cui la carenza di personale impedisce qualsiasi reale modernizzazione. A Padova il Tribunale registra un tasso di posti vacanti nel personale amministrativo pari al 42% della pianta organica prevista, mentre in Procura i vuoti sfiorano il 37%. Mancano le figure professionali di supporto minime: mentre il numero dei magistrati sul territorio è aumentato, non è corrisposto alcun potenziamento delle segreterie e delle cancellerie. Di conseguenza, il carico amministrativo viene redistribuito tra i pochissimi dipendenti rimasti in servizio. I lavoratori hanno paragonato la situazione attuale a una paradossale catena di montaggio in cui una procedura originariamente gestita da dieci persone oggi deve essere portata a termine da due soltanto, costringendo il personale a ritmi intollerabili per assicurare le scadenze e le notifiche urgenti.

A risentre pesantemente di questa paralisi è anche l’attività investigativa locale. Circa 250 operatori delle Sezioni di Polizia Giudiziaria delle Procure venete vengono costantemente distolti dalle indagini penali per svolgere mansioni burocratiche ordinarie e di segreteria, sopperendo manualmente alle storiche mancanze dei cancellieri. Inoltre, la Procura padovana riesce faticosamente a mantenere i servizi essenziali soltanto appoggiandosi a soluzioni emergenziali esterne, come i volontari del progetto 'Nonni Vigili' del Comune o il personale sanitario (OSS e infermieri) temporaneamente distaccato in virtù di una convenzione con la Regione Veneto; figure preziose ma prive di formazione giuridica specifica, che richiedono un affiancamento costante da parte del personale di ruolo già esausto.

Il miraggio del Pnrr e lo spettro del blocco dei servizi

Un altro nodo centrale sollevato a gran voce durante il presidio riguarda il futuro dei lavoratori assunti a tempo determinato nell'Ufficio per il Processo grazie alle risorse europee destinate alla modernizzazione della giustizia. A livello nazionale si tratta di circa 12mila professionisti i cui contratti sono vicini alla scadenza. Inizialmente l'amministrazione centrale ipotizzava la stabilizzazione di appena tremila unità, una quota del tutto insufficiente a coprire i vuoti.

«Solo grazie a due scioperi nazionali e alla forte pressione sindacale siamo arrivati alla prospettiva di circa settemila stabilizzazioni – conclude la Segretaria della Fp Cgil Padova – ma non siamo ancora nelle condizioni di procedere in autonomia e con le nostre gambe. Questi giovani funzionari hanno contribuito in modo decisivo al raggiungimento degli obiettivi europei e allo smaltimento dell'arretrato, ma ora rischiano di andare a casa proprio mentre gli uffici si svuotano ulteriormente per i pensionamenti».

La FP Cgil ha ribadito la necessità di un confronto immediato con il Ministero della Giustizia, evidenziando come le risposte fornite finora siano del tutto insoddisfacenti e basate su meri auspici futuri. Il sindacato ha chiesto l'apertura urgente di un tavolo specifico e un piano straordinario di assunzioni mirate, avvertendo che in assenza di un'inversione di tendenza i presidi giudiziari del territorio, compreso quello di Padova, potrebbero essere presto costretti a limitare progressivamente l'attività ordinaria, garantendo esclusivamente i servizi minimi ed essenziali.

Il servizio di Telenordest sul presidio di ieri, organizzato dalla Fp Cgil, davanti al Tribunale di Padova

Caldo estremo sul lavoro? La campagna della CGIL nei luoghi di lavoro, e non solo, per la tutela dai rischi sull’esposizione alle ondate di calore e sulle conseguenze che si possono avere sulla salute

Scritto da Gigi il 08 Giugno 2026. Pubblicato in Notizie.

Se ti senti male a causa del troppo caldo mentre stai lavorando non è un semplice malore. È un infortunio sul lavoro.

CALDO ESTREMO SUL LAVORO?

Dove lavori?

  • all'aperto sotto il sole?
  • in un ambiente chiuso e soffocante senza aria condizionata?

lavorare ad alte temperature è un serio pericolo per te!

ATTENZIONE!
Se ti senti male a causa del troppo caldo mentre stai lavorando, c'è una cosa fondamentale che devi sapere:
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LA LEGGE È DALLA TUA PARTE

Il Decreto Legislativo 81/2008 obbliga il tuo datore di lavoro a:

  • valutare in modo rigoroso il rischio microclimatico della tua postazione.
  • adottare tutte le misure necessarie per ridurre il rischio da calore al livello più basso possibile.

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In allegato i materiali grafici: Jpg – A4 pdf – A5 pdf

 
 
 
 

 

Cancellerie al collasso e personale ridotto all'osso. La denuncia della Fp Cgil Padova: “Senza il supporto di pensionati e profili sanitari i servizi giudiziari sarebbero già paralizzati, mentre il Tribunale tocca una scopertura di organico del 42%”

Scritto da Gigi il 04 Giugno 2026. Pubblicato in Notizie.

  • Allega: ilovepdf_merged_86.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla grave situazione degli operatori della Giustizia a Padova

Giustizia padovana al bivio, l'allarme di Marika Damiani (Fp Cgil Pd): “La Procura si regge grazie a Nonni Vigili, Oss e infermieri. Carenze di organico insostenibili”

La macchina della giustizia a Padova è a un passo dal collasso funzionale. La Fp Cgil di Padova denuncia una situazione insostenibile all'interno della Procura della Repubblica e dell'Ufficio di Sorveglianza. I due presidi giudiziari si trovano privati delle risorse umane minime per garantire le attività ordinarie, scaricando il peso di carenze strutturali croniche sui lavoratori rimasti in servizio. Tra vuoti di organico che non riflettono la reale gravità della situazione e soluzioni tampone insufficienti, il sindacato chiede un intervento straordinario immediato.

“Non è solo il personale a non farcela più – attacca la Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani – ma è l'intero sistema giustizia sul nostro territorio che rischia di bloccarsi a partire dal Tribunale di Padova, che ormai ha raggiunto un livello di posti vacanti insostenibile, con un deficit di organico del personale amministrativo che tocca la soglia critica del 42%. Una carenza di fronte alla quale anche la Procura della Repubblica non è da meno: oggi tiene aperti gli uffici solo grazie a soluzioni emergenziali e al supporto di enti esterni, vale a dire il progetto dei 'Nonni Vigili' del Comune e una convenzione con la Regione Veneto per l'inserimento di OSS e infermieri. Senza di loro registreremmo scoperte spaventose e i servizi sarebbero già fermi. Questo accade perché il tasso di posti vacanti nel personale amministrativo di ruolo della Procura sfiora il 37%, dato destinato a peggiorare per i prossimi pensionamenti. Di contro, a fronte di un aumento dei magistrati, non è corrisposto alcun potenziamento delle segreterie, lasciando i giudici senza supporto assistenziale”.

“Anche se – prosegue Marika Damiani - i Nonni Vigili e il personale sanitario si mettono a disposizione con dedizione, resta che questa non è una risposta strutturale. Parliamo di profili senza formazione giuridica che necessitano di un lungo affiancamento, il quale si traduce in un onere insostenibile per i pochissimi cancellieri e assistenti rimasti. Inoltre, per vincoli contrattuali, il personale della sanità può occuparsi solo di smaltimento dell'arretrato e non di assistenza diretta ai magistrati, lasciando scoperta la funzione cuore del sistema. Nel frattempo, anziché inviare rinforzi, si ricorre a continui interpelli per spostare temporaneamente i nostri dipendenti alla Procura dei Minorenni di Venezia, sguarnendo ulteriormente Padova per tappare falle sistemiche altrui. E così la situazione non fa altro che peggiorare”.

“Stessa cosa – aggiunge la sindacalista – avviene all'Ufficio di Sorveglianza di Padova. La carenza organica dichiarata è del 23%, ma è un dato fittizio perché non considera l'incidenza di part-time, congedi e permessi ex Legge 104. Intanto i magistrati in servizio sono raddoppiati da due a quattro e il carico di lavoro è esploso poiché l'ufficio padovano ha dovuto farsi carico del decentramento di tutte le istanze dei detenuti provenienti da Venezia. Questo modello costringe il personale ad adempimenti farraginosi legati alle udienze collegiali che rallentano i servizi del giudice monocratico, nonostante la digitalizzazione e i collegamenti da remoto renderebbero ormai superate le traduzioni fisiche. I dipendenti subiscono gravi disfunzioni: provvedimenti urgenti depositati in tarda mattinata o via mail da magistrati non presenti in sede, costringono il personale a saltare la pausa pranzo obbligatoria e a prolungare l'orario per garantire notifiche e registrazioni. Ciò genera un altissimo stress lavoro-correlato che lede il benessere psicofisico dei lavoratori. Il Ministero ha smesso di essere attrattivo: a causa di un'organizzazione bloccata e della carenza di adeguate indennità economiche, il personale vince concorsi pubblici e fugge verso altri ministeri o enti come Inps e Inail, aggravando i vuoti di chi resta. Non tollereremo più che si sopperisca alle mancanze dell'amministrazione centrale col solo spirito di sacrificio dei dipendenti. Chiediamo l'immediato blocco degli interpelli in uscita, un piano straordinario di assunzioni con profili giuridici specialistici e la convocazione di un tavolo di confronto urgente, pronti a proclamare lo stato di agitazione”.

Le criticità denunciate dalla Fp Cgil Padova mettono a nudo la distanza siderale tra le reali esigenze degli uffici giudiziari e l'azione della politica centralizzata. Mentre i tribunali e le procure del territorio si svuotano, costringendo le strutture a reggersi sul volontariato degli anziani e sul personale prestato dagli ospedali per non chiudere i battenti, le priorità legislative sembrano guardare altrove.

"Una situazione – conclude la sindacalista della Cgil – che dimostra, ce ne fosse stato ancora il bisogno, di come il Governo abbia preferito concentrare l'attenzione e spendere ingenti risorse pubbliche su una pseudo riforma della giustizia, che attraverso la via referendaria puntava solo a istituire costosi organismi superiori, come un secondo Csm o l'Alta Corte, ignorando deliberatamente, e viene il sospetto: coscientemente, che la vera efficienza della macchina giudiziaria si costruisce partendo dalle fondamenta, vale a dire assumendo personale amministrativo, modernizzando i sistemi informatici spesso non funzionanti e dando dignità retributiva a chi, ogni giorno, permette ai tribunali di funzionare”.

Comune di Cadoneghe, il tentativo di conciliazione in Prefettura si chiude con esito negativo: lo stato di agitazione dei dipendenti rimane attivo. I sindacati avvertono il Comune: “Senza atti concreti, personale pronti allo sciopero”

Scritto da Gigi il 30 Maggio 2026. Pubblicato in Notizie.

  • Allega: WhatsApp_Image_2026-05-30_at_08.42.19.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sul nuovo capitolo della vertenza tra sindacati e Comune di Cadoneghe

Fp Cgil Padova, Cisl Fp Padova e Rovigo e Uil Fp Padova accolgono con riserva gli impegni e le date presentati dall'amministrazione per assunzioni e arretrati, ma scelgono di non revocare la mobilitazione in attesa che le promesse si trasformino in atti amministrativi concreti a partire dal mese di luglio

Si è svolto giovedì 28 maggio, nella Prefettura di Padova, il tentativo di conciliazione volto a raffreddare il conflitto sindacale in corso tra personale e Comune di Cadoneghe indetto, dopo un’assemblea sindacale, lo scorso 16 maggio. All’incontro, oltre al Vice Capo di Gabinetto e Vice Prefetto Enrico Fameli nel ruolo di mediatore, hanno partecipato il Sindaco del Comune di Cadoneghe, Marco Schiesaro, e l'Assessore al Personale, Guglielmo Alfieri, assistiti dalla Responsabile dell’Area, Marta Trento. Per la parte sindacale erano presenti le delegazioni territoriali composte da Maurizio Galletto per la Fp Cgil Padova, Ettore Furlan per la Cisl Fp Padova e Rovigo, e Francesco Scarpelli per la Uil Fp Padova.

“Il tavolo istituzionale si è concluso con un verbale negativo non per una totale chiusura del Comune, ma perché riteniamo necessario mantenere alta la guardia dopo le troppe promesse disattese in passato – spiegano Maurizio Galletto della Fp Cgil Padova, Ettore Furlan della Cisl Fp Padova e Rovigo e Francesco Scarpelli della Uil Fp Padova – e la nostra priorità assoluta resta la drammatica carenza occupazionale dell'ente. Su una pianta organica complessiva di 62 unità, l'amministrazione stessa ha ammesso formalmente la mancanza di ben 12 lavoratori, un vuoto d'organico insostenibile che penalizza quotidianamente e sempre più pesantemente i servizi del Comune e che, conseguentemente, grava tutto sulle spalle del personale rimasto in servizio, sempre più a rischio burnout a causa dell’insostenibile sovraccarico di lavoro. Su questo fronte la giunta si è impegnata a sbloccare e approvare il piano assunzionale del Piao 2026 entro il mese di luglio, prevedendo l'ingresso di 9 nuovi dipendenti e l'attivazione di 2 contratti a tempo determinato per sopperire alle urgenze, ma le lavoratrici e i lavoratori, e noi con loro, vogliono vedere queste assunzioni nero su bianco prima di revocare lo stato di agitazione. Non si fidano più delle parole, vogliono i fatti.”

I tre segretari provinciali proseguono dettagliando le scadenze economiche e progettuali emerse durante l'incontro in Prefettura, precisando che il cronoprogramma per l'erogazione dei premi di performance e della produttività dei lavoratori prevede la liquidazione delle spettanze dell'anno 2024 entro il 30 settembre, mentre le competenze relative all'anno 2025 dovranno essere corrisposte entro la fine dell'anno, così da allineare definitivamente i flussi finanziari futuri. “Per quanto riguarda i progetti collettivi rimasti in sospeso – hanno aggiunto i tre sindacalisti – l'amministrazione comunale ha assicurato il recupero e il pagamento dei tre progetti risalenti all'anno 2022 entro il mese di luglio, mentre restano ancora da definire le tempistiche per i progetti dell'anno 2023 a causa di specifiche problematiche tecniche non ancora risolte. Rimane infine aperta la discussione sull'incremento delle risorse del fondo decentrato dei lavoratori attraverso l'applicazione del Decreto PA: l'amministrazione ha confermato l'impegno politico preso lo scorso anno, poi congelato per vincoli legati alle pieghe del PNRR, promettendo di inserire a brevissimo una cifra superiore ai 50 mila euro originariamente concordati, finalizzata in particolare a riequilibrare le indennità delle elevate qualificazioni e a sostenere il salario accessorio di tutto il personale. Vale la pena sottolineare che nel corso degli ultimi anni il personale ha accumulato un credito medio di circa 3000 euro a testa per attività svolte e mai pagate. Una situazione inaccettabile che va assolutamente sanata”.

“Esprimiamo quindi una moderata e cauta soddisfazione – concludono Maurizio Galletto, Ettore Furlan e Francesco Scarpelli – rispetto alle scadenze temporali fornite e all'apertura dimostrata al tavolo dall'amministrazione, ma la storia recente di questo ente ci impone di essere prudenti e di attendere che le parole si traducano in delibere ufficiali perché, è bene ricordarlo, tutto è subordinato al voto in Consiglio Comunale e una variazione di bilancio. E non è un particolare di poco conto. Pertanto lo stato di agitazione di tutti i dipendenti del Comune di Cadoneghe resta pienamente attivo, e se queste scadenze e gli impegni assunti sui pagamenti e sulle assunzioni non verranno rigorosamente rispettati nei tempi concordati, avvisiamo Sindaco e Giunta che il personale è pronto e determinato ad andare allo sciopero”.

Sanità pubblica e tutele negli appalti: la CGIL scende in piazza a Padova e provincia. Ecco il calendario della raccolta firme di giugno

Scritto da Gigi il 26 Maggio 2026. Pubblicato in Notizie.

  • Allega: Immagine_2026-05-26_110958_1.pdf
  • Descrizione allegato: Il calendario con i banchetti e gazebo della Cgil, in città e nelle piazze e mercati della provincia, dove poter firmare a sostegno delle due proposte di legge su sanità e appalti
  • video link: Visita il sito

Prosegue con determinazione la mobilitazione della CGIL a sostegno delle due proposte di legge di iniziativa popolare per la difesa della sanità pubblica e per la riforma del sistema degli appalti. Per tutto il mese di giugno, le cittadine e i cittadini di Padova e provincia potranno far sentire la propria voce e firmare presso i numerosi banchetti e gazebo organizzati dalle strutture territoriali.

Le due leggi d'iniziativa popolare promosse dal nostro sindacato rimettono al centro dell'agenda politica i diritti fondamentali e la dignità del lavoro. Da un lato, si chiede un piano straordinario di investimenti e assunzioni per una sanità che sia davvero pubblica, universale e accessibile a tutti, contrastando le spinte alla privatizzazione. Dall'altro, si punta a riformare profondamente il sistema degli appalti, garantendo la parità di trattamento economico, la legalità e la massima sicurezza per i lavoratori, abolendo le logiche del massimo ribasso che frammentano il lavoro e riducono i diritti.

"Firmare significa difendere la Costituzione e i beni comuni", spiegano i promotori. Per facilitare la partecipazione, la CGIL di Padova ha predisposto una rete capillare di banchetti che toccherà i mercati settimanali, le piazze principali e i contesti associativi del territorio.

In allegato, il calendario completo degli appuntamenti di giugno dove recarsi per firmare (ricordiamo di portare con sé un documento di identità valido) a cui potranno aggiungersi ulteriori date da individuare durante i mercati settimanali che si svolgono nell’intero territorio.

Il Segretario Generale della Cgil di Padova, Gianluca Badoer, spiega perché è importante venire a firmare per le due proposte di legge su sanità e appalti promosse dalla Cgil

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