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Vertenza Konecta: senza fine il calvario deI dipendenti dell’azienda impiegati sulla commessa E.ON. Slc Cgil Veneto: “Appalti al ribasso e incertezza normativa mettono a rischio trenta posti di lavoro a Padova”

  • Allega: slc_Konecta_m.pdf
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla vertenza alla Konecta spa di Padova

La crisi che sta colpendo Konecta SpA, realtà leader a livello mondiale nel Customer Experience Management e nell'outsourcing, rappresenta l'ennesimo segnale di un sistema produttivo in profonda sofferenza. L’azienda, che ha ereditato la storica struttura di Comdata e mantiene una sede operativa a Padova, sta attraversando una fase di riorganizzazione estremamente dolorosa che ha riacceso i riflettori su una crisi che la Slc Cgil Veneto definisce cronica. Da oltre quindici anni, infatti, i professionisti impiegati in questa realtà vivono in un limbo costante, sostenuti solo dagli ammortizzatori sociali e minacciati da una precarietà che sembra essere diventata la norma.

"Questa situazione – interviene attraverso una nota la Slc Cgil Veneto – è determinata dalla scelta scellerata dei committenti, in questo caso il gruppo energetico E.ON (uno tra i primi in Europa), che continuano a lanciare gare d’appalto basate sul massimo ribasso, trasformando di fatto il lavoro in una merce da svendere al miglior offerente. Il risultato è che il destino di trenta lavoratrici e lavoratori oggi è appeso a un filo a causa di un modello di business che privilegia i numeri rispetto alla dignità umana, calpestando le necessità di decine di famiglie che dipendono da questo impiego per il proprio sostentamento”.

"La vertenza – prosegue il sindacato – si complica ulteriormente a causa di quello che appare come un vero e proprio giallo legato alla clausola sociale, ovvero lo scudo legale che dovrebbe garantire la continuità del posto di lavoro nei passaggi di appalto. Accade infatti che nel bando di gara la clausola non sembrerebbe esplicitata correttamente, lasciando spazio a interpretazioni ambigue e pericolosi fraintendimenti che rischiano di trasformare questa protezione fondamentale in una farsa, un sostanziale scudo di cartone assolutamente insufficiente a difendere i dipendenti proprio nel momento di loro massima necessità. E questo non lo permetteremo mai”.

"Per queste ragioni non ci fermeremo a un tavolo di confronto regionale – conclude la Slc Cgil Veneto – ma abbiamo già comunicato ufficialmente a Konecta l’intenzione di portare la protesta direttamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, perché è inaccettabile che in Italia si permetta ancora questo calvario senza fine, dove le persone vengono mandate al macero in nome di un risparmio che puzza di amara beffa che, non solo, calpesta diritti e dignità di lavoratrici e lavoratori, ma sta fattivamente smantellando il futuro del settore dei servizi nel nostro Paese”.

Concorsi comunali, l'appello della Fp Cgil Padova all'Amministrazione: "Si valorizzi l'esperienza maturata nel settore"

Alessandra Stivali (Fp Cgil Padova): “L’esperienza è un valore aggiunto che l’Amministrazione non può ignorare”

Il Comune di Padova si appresta a varare nuovi concorsi per l’assunzione di personale nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, ma le modalità di selezione scelte dall'ente hanno sollevato una profonda preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori del settore. Il nodo del contendere riguarda l'assenza, all'interno dei bandi, di criteri che premino l'anzianità di servizio e le competenze maturate sul campo, preferendo una selezione basata esclusivamente sul superamento delle prove d’esame.

Una visione che penalizza chi garantisce la continuità educativa in città e che ha spinto 80 operatori del settore, ovvero educatrici ed educatori, a riunirsi in assemblea il 24 aprile scorso per chiedere che Padova, al pari di quanto già avviene in realtà vicine come il Comune di Venezia, riconosca il valore dei titoli di servizio per chi opera già da anni nell'amministrazione.

"Abbiamo deciso di rendere pubblica la nostra posizione – spiega Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova – perché riteniamo che l'esperienza maturata presso il Comune di Padova sia un valore aggiunto fondamentale che deve essere inserito nei concorsi di tutti i settori dell'ente, per evitare che professionalità preziose se ne vadano o vengano superate da chi non ha mai prestato servizio presso questa amministrazione".

"Non valorizzare chi lavora per il Comune già da anni – prosegue la sindacalista della Cgil – significa rischiare di ignorare il percorso di persone che sono precarie anche da dieci o dodici anni pur garantendo quotidianamente servizi comunali essenziali. È una scelta che appare poco comprensibile, anche perché in passato l’Amministrazione ha dimostrato di poter percorrere strade diverse: ricordiamo bene come l’anzianità di servizio venisse formalmente riconosciuta, come accadde ad esempio con il bando del 2010. Senza considerare che nel vicino Comune di Venezia si continua a fare così, dimostrando come sia possibile coniugare trasparenza e tutela della professionalità".

"Non è accettabile – conclude Alessandra Stivali – che chi garantisce da anni il funzionamento dei nostri nidi e delle nostre scuole resti invisibile nei bandi di concorso: l'auspicio è che l'amministrazione riconosca che investire sull'esperienza significa, in ultima analisi, investire sulla qualità educativa e sulla stabilità del servizio offerto alle famiglie e a tutta la cittadinanza". 

1° maggio: da Padova a Marghera un coro unitario per la dignità del lavoro

Grande partecipazione di lavoratori e pensionati padovani alla manifestazione nazionale di Piazza Mercato, uniti per rivendicare sicurezza e salari giusti nel giorno della Festa dei Lavoratori

Il Primo Maggio di quest'anno ha visto un significativo cambio di scenario per la Cgil di Padova che, anziché radunarsi come di consueto nella cornice cittadina di Piazza dei Signori, ha scelto di convogliare le proprie forze a Marghera. In circa un migliaio, tra lavoratrici, lavoratori e numerosi pensionati giunti da tutta la provincia sotto le insegne della Camera del Lavoro, hanno preso parte alla manifestazione unitaria organizzata da Cgil, Cisl e Uil in Piazza Mercato. La massiccia presenza padovana ha contribuito a dare voce a un territorio che chiede risposte concrete su temi urgenti e non più rimandabili.

"Quest’anno il cuore pulsante del nostro primo maggio si è spostato da Piazza dei Signori a Marghera, portando la voce di Padova in un coro nazionale per rivendicare un lavoro che sia finalmente dignitoso, ben retribuito e sicuro," ha dichiarato Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova. "Abbiamo scelto di unirci a questa iniziativa unitaria per ribadire che la sicurezza non è un costo, ma un diritto inalienabile su cui non si può più trattare. In particolare, mi ha profondamente colpito la testimonianza di Monica Michielin, madre di Mattia Battistetti, giovane di Montebelluna morto sul lavoro in un cantiere, circa 5 anni fa: le sue parole sono un grido di giustizia che ci obbliga a lottare con ancora più forza affinché nessun altro genitore debba piangere un figlio morto in un cantiere. Non è più il tempo dei cordogli di facciata, ma di un impegno radicale per fermare questa strage quotidiana e restituire dignità a ogni lavoratrice e lavoratore".

Parallelamente alle celebrazioni di Marghera, la mattinata è stata caratterizzata dall'ormai tradizionale iniziativa "Pane&Rose", promossa da Filcams Cgil Padova insieme all'Udu e alla Rete degli Studenti. I volontari hanno attraversato le vie del centro per consegnare rose rosse alle commesse dei supermercati e ai lavoratori dei locali pubblici rimasti aperti durante la festività. Un gesto simbolico ma dal forte valore politico, volto a ricordare che il diritto al riposo e alla celebrazione del lavoro deve appartenere a tutti, accendendo un riflettore su chi, anche nel giorno del Primo Maggio, opera nei settori dei servizi e del commercio spesso segnati da turni logoranti e precarietà.

Il filmato con la giornata e i comizi del Primo Maggio dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil a Marghera

Liquidazione Giudiziale di Maxifrutta: incertezza per i dipendenti dell'azienda padovana dopo un anno di ammortizzatori sociali. La rabbia e l’indignazione della Filcams Cgil Padova

Vertenza Maxifrutta, la Filcams Cgil Padova denuncia il muro di gomma della proprietà: lavoratori senza buste paga e senza ammortizzatori

La parabola della Maxifrutta di Padova giunge al suo atto più drammatico con l'ufficializzazione della Liquidazione Giudiziale, avvenuta a inizi di aprile, lasciando dietro di sé una scia di incertezza per le decine di famiglie coinvolte. Dopo un anno di crisi profonda, gestita attraverso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, lo scenario che si prospetta oggi è quello di un totale abbandono delle lavoratrici e lavoratori da parte della proprietà. Nonostante i tentativi di mediazione e le rassicurazioni fornite durante le fasi più critiche della vertenza, il passaggio alla procedura fallimentare ha fatto emergere una gestione dei rapporti di lavoro che la Filcams Cgil di Padova definisce “irrispettosa della dignità di chi, per decenni, ha contribuito al successo dell'impresa. Davvero una pessima prova di riconoscenza”.

"Succede — spiegano la Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro e Luca Rainato, il funzionario della categoria che sta seguendo i dipendenti coinvolti in questa vertenza — che dopo un anno di cassa integrazione, terminata a febbraio 2026, speravamo che l’azienda continuasse a onorare almeno gli accordi sulle rate del TFR a partire dal primo di marzo. Ma purtroppo ci siamo invece accorti che ciò non avveniva, con grave danno agli ex dipendenti lasciati soli in un vuoto economico insostenibile proprio mentre veniva dichiarata la Liquidazione Giudiziale".

"Dei sessanta lavoratori coinvolti all'inizio di questa vicenda — proseguono i due sindacalisti — ne sono rimasti oggi circa una ventina, che stanno letteralmente impazzendo nel tentativo di recuperare le proprie buste paga. Bussano alle porte dell’azienda ma non risponde nessuno. La situazione è diventata grottesca: ci sono dipendenti che non hanno ancora ricevuto dall'Inps i mesi di gennaio e febbraio di cassa integrazione perché l'ente comunica che mancano adempimenti tecnici da parte aziendale. È paradossale che i titolari, ormai in pensione, non sentano il dovere morale di prodigarsi per sistemare queste pendenze, permettendo a chi ha creato ricchezza e benessere per loro di accedere a ciò che gli spetta di diritto. Senza contare la beffa delle ferie arretrate: chi ne ha accumulate molte le perderà tutte."

"Questa vicenda — concludono Marchioro e Rainato — mette a nudo le storture di un sistema in cui le conseguenze di una liquidazione giudiziale (che poi non è altro che l’espressione tecnica che ha sostituito, con la riforma del Codice delle procedure concorsuali del 2022, quello che una volta veniva chiamato semplicemente fallimento) ricadono puntualmente sull'ultima ruota del carro, ovvero le lavoratrici e i lavoratori. Ma c'è un'ulteriore ingiustizia di fondo: pur essendo un sostanziale fallimento privato, il peso viene scaricato interamente sulle spalle della collettività. Mentre la proprietà si ritira a vita privata, sono lo Stato e i contribuenti a doversi fare carico, attraverso il Fondo di Garanzia Inps e gli ammortizzatori sociali, di costi e mancanze che dovrebbero appartenere al rischio d'impresa. È inaccettabile che il profitto resti privato mentre le macerie e i debiti diventino un peso pubblico, lasciando nel frattempo chi ha lavorato con dedizione a elemosinare documenti e diritti elementari." 

FALLIMENTO AGHITO ZAMBONINI: APERTA LA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE

 

Con sentenza depositata venerdì 24 aprile il Tribunale di Padova ha decretato la liquidazione giudiziale della Aghito Zambonini S.p.A.,  azienda con stabilimenti a Noventa Padovava e Fiorenzuola d’Arda, specializzata nella progettazione, produzione e installazione di facciate per edifici, realizzando opere di grande valore architettonico in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, come le torri di Porta Nuova e la sede della Fondazione Prada a Milano, il City Ringen della metropolitana di Copenhagen e la Virgin Tower a New York.

Ad aprile 2025, nel momento di accesso alla procedura di composizione negoziata della crisi, la Aghito Zambonini contava 200 addetti, dei quali 85 nella sede padovana e 108 nel sito piacentino, con ulteriori uffici con dipendenti a Forlì e a Treviso. Nel corso dei mesi gli occupati si sono dimezzati nel lento e inesorabile esodo dei lavoratori e la conseguente dispersione di professionalità e competenze che non hanno mai preoccupato il titolare dell’azienda e i professionisti da lui incaricati della soluzione della grave situazione debitoria nei confronti di fornitori e istituti bancari.

Ora il provvedimento del Tribunale di Padova avvia il procedimento della liquidazione per questa storica realtà produttiva del territorio per la quale sono stati nominati curatori il dott. Luca Pieretti e l'avv. Roberto Artusi Sacerdoti, mentre l'esame dello stato passivo è stato fissato per il prossimo ottobre.

"L'apertura della liquidazione giudiziale alla Aghito Zambonini è l'ennesimo segnale di un sistema economico che fatica a mettere al centro la tutela del lavoro e della persona" dichiarano Dario Verdicchio della Fiom di Padova e Giovanni Saladino della Fim di Padova: "La nostra Costituzione è molto chiara nel definire che l'iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla dignità umana e in contrasto con l'utilità sociale. Lo stesso Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza assume come prioritaria la continuità dell’impresa e considera quest’ultima come un “bene sociale”, imponendo al datore di lavoro - per così dire - “un dovere di fedeltà” nei confronti dei lavoratori dipendenti e della società tutta. Eppure, ci troviamo nuovamente di fronte a una situazione in cui i lavoratori, che hanno contribuito con il proprio impegno alla crescita e al successo di un’azienda che ha potuto fregiarsi del marchio storico, rischiano di essere gli unici soggetti a pagare il prezzo di questo fallimento.”

I sindacati ribadiscono che continueranno a vigilare affinché ogni passaggio di questa complessa fase sia gestito con il massimo rispetto per i diritti dei lavoratori, richiamando la politica e le istituzioni a una assunzione di responsabilità verso queste persone che stanno pagando e pagheranno le conseguenze degli errori della proprietà e della pervicace ostinazione a non voler prendere in considerazione la possibilità di cessione dell’azienda a soggetti che ne avrebbero potuto garantire il rilancio, perseguendo lungo un anno di crisi unicamente l’obiettivo di salvare anziché l’impresa il singolo imprenditore.

28 aprile, Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul lavoro: le Segreterie Territoriali di Cgil Cisl e Uil chiedono un cambio di passo nella lotta contro le morti e gli infortuni nei luoghi di lavoro

In occasione del 28 aprile, i sindacati padovani analizzano i dati regionali e provinciali, sollecitando investimenti sulla prevenzione e sulla dignità del capitale umano per azzerare la scia di sangue nei luoghi di lavoro

In concomitanza con la Giornata Mondiale della Salute e Sicurezza sul Lavoro, istituita dall'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) per promuovere una cultura globale della prevenzione, le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil si sono riunite oggi a Padova per fare il punto su una piaga che, nonostante i segnali di miglioramento statistico, continua a colpire duramente il tessuto sociale. I dati del primo quadrimestre 2026 nel Veneto mostrano una flessione rilevante, con 8 decessi registrati rispetto ai 15 dello stesso periodo del 2025. Tuttavia, il quadro resta allarmante: a Padova si registrano 4 decessi da inizio anno, posizionando la provincia come "maglia nera" regionale subito dopo Verona. A preoccupare ulteriormente è l'impennata degli incidenti in itinere, aumentati a livello nazionale del 30% rispetto all'anno precedente.

"La sicurezza non è soltanto un tema che riguarda i lavoratori o i sindacati, ma è un fatto di società - afferma il Segretario Confederale della Cgil di Padova, Alioune Badara Diop - perché quando una persona muore per mancanza di un investimento privato, è tutta la nostra comunità a rimetterci, anche in termini di costi sociali. Pensiamo, per esempio, alle spese per i soccorsi e l'assistenza. Ciò significa che questa giornata deve essere un punto di partenza per arrivare all'obiettivo di zero morti, perché anche una sola vittima è di troppo e le famiglie non possono essere lasciate sole a gestire tragedie che spesso le portano a dover sostenere persino ingenti spese legali".

Per incidere realmente sul fenomeno, i sindacati puntano il dito sulla qualità della formazione e sulla necessità di scardinare la logica del massimo profitto. "Per questo intervento è necessaria la formazione di entrambe le parti, quella datoriale e quella dei lavoratori - dichiara il Segretario Generale della Cisl di Padova e Rovigo, Samuel Scavazzin - ma serve una formazione fatta con tutti i crismi, non i corsi online di otto ore assolutamente insufficienti a formare seriamente le lavoratrici e i lavoratori, bensì un percorso che trasmetta una vera cultura del lavoro. Non possiamo procedere basandoci solo sulla velocità degli impianti e sulla produttività esasperata; bisogna far sì che le lavorazioni procedano correttamente, superando la logica del 'abbiamo sempre fatto così' che spesso maschera solo una prolungata fortuna".

Il dibattito si sposta poi sulla necessità di rimettere al centro il valore della persona. "La dignità del lavoro passa attraverso la consapevolezza che le persone che lavorano devono poter tornare a casa con le proprie gambe - sottolinea il Coordinatore della Uil di Padova, Massimo Zanetti - e se oggi registriamo ancora decessi, significa che il capitale umano non è stato considerato in maniera adeguata. Sebbene la flessione dei morti in Veneto in questo inizio 2026 sia un dato positivo, non possiamo dichiararci soddisfatti, specialmente a fronte di un aumento del 30% degli incidenti che causano danni gravi come quelli uditivi. È necessario un impegno legislativo ancora più forte per impedire che si verifichi anche una sola morte sul lavoro".

Il servizio di Telenordest



Vittoria della Filcams Cgil Padova al Tribunale del Lavoro di Padova: confermata, anche in appello, l’illegittimità del trasferimento deciso da Conad di una dipendente part‑time da Corte Bezzecca a Monselice

Filcams Cgil Padova: “Accertata la nullità del trasferimento. Una vittoria a tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Grande Distribuzione”

«Il Tribunale di Padova, in funzione di Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando, accerta e dichiara la nullità del trasferimento della lavoratrice presso l’unità locale di Monselice e, per l’effetto, condanna SGR Market S.r.l. a ripristinare il rapporto di lavoro presso l’unità locale di Padova – Corte Bezzecca, condannando altresì la società alla rifusione delle spese di lite». Con questo dispositivo, la magistratura del lavoro di Padova ha posto fine a una vicenda che ha visto la Filcams Cgil di Padova impegnata in prima linea, con il patrocinio dell’avvocato Giancarlo Moro, per ristabilire i diritti di una propria iscritta colpita da un provvedimento aziendale privo di reali basi oggettive.

La sentenza d’appello, emessa agli inizi di aprile 2026, conferma quanto già stabilito dal Tribunale del lavoro nel febbraio 2025, ribadendo la nullità del trasferimento disposto dall’azienda.

La vicenda aveva avuto inizio circa un anno e mezzo fa, nel settembre 2024, quando la lavoratrice – una cassiera impiegata nel punto vendita Conad di Padova, Corte Bezzecca (via Ostiala Gallenia), con un contratto part‑time da 20 ore settimanali – era stata improvvisamente trasferita a Monselice.

«Una scelta che abbiamo contestato fin da subito – spiega Marquidas Moccia, all’epoca Segretaria generale della Filcams Cgil Padova – non solo per la sua oggettiva insostenibilità economica: la lavoratrice, priva di auto, avrebbe dovuto sostenere spese di trasporto superiori ai 200 euro al mese, erodendo oltre il 20% del salario. A questo si aggiungevano la singolare tempistica del provvedimento e la modalità di selezione del personale coinvolto».

«Non ci è sfuggito infatti – prosegue Moccia – che il trasferimento si inseriva in una fase di gestione del personale che ha visto una particolare attenzione verso lavoratrici storicamente vicine alla nostra organizzazione sindacale, circostanza che ha sollevato più di un interrogativo sulla reale natura di quelle scelte aziendali».

«Anche se il Tribunale – continua Giorgia Marchioro, oggi Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova – non ha riconosciuto una finalità ritorsiva alla base del provvedimento, ha però chiaramente escluso la fondatezza delle motivazioni adottate dall’azienda. È stata infatti smentita la tesi delle presunte esigenze formative: la lavoratrice sarebbe dovuta servire per formare il personale del nuovo punto vendita, ma le casse di Monselice utilizzano programmi diversi, sui quali la stessa lavoratrice avrebbe dovuto a sua volta essere formata. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto il grave pregiudizio economico e personale che la dipendente avrebbe subito, ribadendo un principio fondamentale: il potere direttivo del datore di lavoro non può essere esercitato in modo tale da compromettere la dignità, la vita privata e la stessa sussistenza del lavoratore».

«Abbiamo vinto il primo ricorso – conclude Marchioro – e, per sostanzialmente le stesse ragioni, a inizio mese abbiamo vinto anche il giudizio d’appello. Siamo molto soddisfatti: giustizia è stata fatta e la nostra iscritta è finalmente rientrata nella sua sede di lavoro. Ci auguriamo ora che Conad prenda atto di una pronuncia così chiara, evitando di procedere con un terzo grado di giudizio. Sarebbe il modo migliore per chiudere definitivamente questa vicenda e restituire serenità alla lavoratrice».

Svolta storica alla Croce Verde di Padova: siglato l’accordo sui differenziali stipendiali. La soddisfazione di Fp Cgil Padova e Uil Fp Padova

  • Allega: ilovepdf_merged_83.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli del Gazzettino (del 25 aprile) e del Mattino di Padova (del 28 aprile)

Le Segreterie Territoriali di Fp Cgil Padova e Uil Fp Padova:“Dopo una lunga trattativa con l'Ente, arriva finalmente il riconoscimento economico per valorizzare l'esperienza e la professionalità del personale”

Le organizzazioni sindacali Fp Cgil Padova e Uil Fp Padova annunciano la firma di un’intesa storica per i dipendenti della Croce Verde di Padova. L’accordo sul contratto decentrato integrativo introduce finalmente i differenziali stipendiali, segnando un punto di svolta atteso da tempo per il riconoscimento delle progressioni economiche del personale. Questo provvedimento mira a valorizzare concretamente le competenze acquisite dai lavoratori e il servizio essenziale prestato quotidianamente nel settore del soccorso e dell'assistenza sanitaria sul territorio padovano.

"Si tratta di un risultato atteso da anni – rivendica il Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova, Alfredo Sbucafratta – giunto dopo un percorso complesso che ha visto l’organizzazione impegnata con determinazione fin dal 2024. Pur ricordando lo stato di agitazione di quel periodo come un momento necessario per dare nuovo impulso alla contrattazione, oggi guardiamo con soddisfazione al traguardo raggiunto, che rimette al centro i diritti dei lavoratori e trasforma in realtà il riconoscimento della loro professionalità".

“Siamo pienamente soddisfatti – aggiunge il Segretario Generale della Uil Fp Padova, Francesco Scarpelli – perché con questo nuovo contratto integrativo si restituisce dignità economica a operatori che hanno affrontato carichi di lavoro e responsabilità crescenti negli ultimi anni. Secondo noi, l’intesa con l’Amministrazione rappresenta una base per definire relazioni sindacali costruttive, orientate sia al miglioramento delle condizioni lavorative sia alla qualità dei servizi offerti alla cittadinanza”.

“In definitiva – concludono i due sindacalisti – questo accordo non rappresenta solo un successo contrattuale, ma è anche un investimento strategico sulla qualità del servizio della Croce Verde. Questo contratto decentrato può essere inteso come un punto di partenza, nuove sfide ci attendono. Valorizzare il personale significa infatti garantire una struttura più solida e motivata, capace di rispondere con efficacia alle emergenze e alle necessità del territorio. Con evidenti ricadute positive a vantaggio di tutta la collettività”.