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Vertenza appalti all'Università di Padova, aperto lo stato di agitazione per il personale di Euro&Promos. Filcams Cgil Padova: “Dall’azienda risposte insufficienti”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulla proclamazione dello stato di agitazione per le lavoratrici e i lavoratori impiegati negli appalti delle biblioteche e delle aule didattiche presso l’Università di Padova per conto della società Euro&Promos FM SPA

Mercoledì 11 marzo, la Filcams Cgil di Padova ha ufficialmente comunicato l’apertura dello stato di agitazione per le lavoratrici e i lavoratori impiegati negli appalti delle biblioteche e delle aule didattiche presso l’Università di Padova per conto della società Euro&Promos FM SPA.

“Si tratta di una decisione – spiegano Giorgia Marchioro, Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, e Marquidas Moccia, la funzionaria della categoria che sta seguendo nello specifico questa vertenza – maturata dopo il tavolo di confronto dello scorso 4 marzo, durante il quale l’azienda ha fornito risposte ritenute del tutto insufficienti rispetto alle numerose criticità segnalate da tempo. Abbiamo atteso una settimana dopo l’incontro ma non è arrivato nessun intervento da lato aziendale, almeno sulle questioni urgenti su cui c’era stato l’impegno. Riteniamo la riapertura dello stato di agitazione l’unica risposta possibile al tentativo di dilatare ancora i tempi e non rispondere delle proprie responsabilità.  In particolare, le motivazioni della protesta riguardano l’aumento della precarietà lavorativa, con il massiccio utilizzo di lavoratori a tempo determinato e a chiamata anche in violazione delle normative vigenti. Ci sono ancora lavoratori sotto la soglia minima dell’orario minimo contrattuale indicato dal CCNL e mancano risposte alle lacune sul fronte della formazione e della sicurezza sul lavoro, più volte riscontrate e segnalate. Un muro di silenzio che i dipendenti non sono più disposti a tollerare”.

“Giusto sottolineare – precisano Marchioro e Moccia – che a pesare sulla decisione di procedere verso lo stato di agitazione sono state anche le costanti difficoltà di comunicazione con il responsabile territoriale e il mancato riconoscimento di differenze retributive dovute a inquadramenti errati, una situazione che si trascina ormai da mesi senza interventi concreti. E i dipendenti hanno perso la pazienza”.

"Stiamo parlando di circa una trentina di lavoratrici e lavoratori – aggiungono le due sindacaliste – la cui attività è pesantemente condizionata da una gestione che privilegia il lavoro a chiamata e i contratti a termine, ignorando perfino le disponibilità al lavoro supplementare dei part time già presenti. Non è più accettabile che il personale rimanga in balia degli eventi in attesa di risposte che non arrivano. Chiediamo soluzioni urgenti per stabilizzare le ore e dare certezze a chi opera in questo appalto”.

“Allo stesso tempo – proseguono le due rappresenti sindacali – manteniamo aperto il confronto con l’Università di Padova, in quanto stazione appaltante, affinché vengano garantiti i diritti e la dignità di chi lavora nelle proprie strutture".

“Come sindacato – concludono Marchioro e Moccia – ribadiamo che la lotta alla precarietà passa necessariamente attraverso la stabilizzazione delle ore e il rispetto delle normative vigenti. Se continueranno a venire meno queste condizioni e l’azienda manterrà l’attuale atteggiamento non fornendo nessun segnale di cambiamento, ci riserveremo di intraprendere ulteriori iniziative a sostegno della lotta di queste lavoratrici e lavoratori che meritano solo rispetto.”

La Fp Cgil Padova lancia un progetto sul lavoro di assistenza: "Ritratti di cura", un concorso fotografico per dare un volto alle lavoratrici e ai lavoratori caregiver di Padova

"Spesso la realtà dei caregiver è una dimensione sommersa, un impegno quotidiano e faticoso di cui l'opinione pubblica percepisce solo una minima parte. Con questa iniziativa, noi vogliamo che questa dimensione venga attraversata da un raggio di luce, che la illumini e renda possibile capirne i contorni e l’essenza". È così che Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova, presenta “Ritratti di cura”, un nuovo progetto fotografico che nasce con l'obiettivo di squarciare il velo di invisibilità che troppo spesso avvolge chi opera nei servizi alla persona, dalla sanità all’assistenza sociale, fino ai settori educativi e sociosanitari. Attraverso l'obiettivo della macchina fotografica, il sindacato intende documentare non solo la professionalità, ma anche il profondo valore sociale e la responsabilità di chi garantisce servizi essenziali per l'intera collettività.

“Il concorso – spiega la sindacalista – invita le lavoratrici e i lavoratori a farsi narratori della propria quotidianità, inviando scatti che sappiano raccontare i gesti, le relazioni e i luoghi dove la cura prende forma. Le immagini raccolte saranno successivamente valutate da una giuria tecnica per approdare a una selezione finale che confluirà in una mostra fotografica aperta al pubblico, offrendo così alla cittadinanza un’occasione di riflessione visiva su un comparto fondamentale della nostra società”.

“Si tratta di una sfida culturale – conclude Alessandra Stivali – che vuole restituire dignità e riconoscimento a professioni che sono il pilastro del welfare territoriale. Il nostro intento è quello di trasformare la cura da atto individuale e spesso silenzioso a testimonianza collettiva, convinti che mostrare la bellezza e l’umanità del lavoro sociale sia il primo passo per rivendicarne il giusto peso e valore all'interno delle nostre comunità".

Tutti gli interessati potranno sottoporre le proprie opere alla segreteria provinciale della Funzione Pubblica Cgil entro il termine ultimo del primo maggio 2026 inviando le proprie foto a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Inaugurato lo sportello Anpi presso la sede della Cgil di Padova di via Longhin: un nuovo spazio di cittadinanza attiva e memoria

Si è tenuta ieri pomeriggio, giovedì 5 marzo, l'inaugurazione ufficiale del nuovo sportello dell'Anpi di Padova all'interno della sede centrale della Cgil in Via Longhin, un progetto nato da una profonda sinergia tra le due organizzazioni, avviata mesi fa a seguito di una proposta dell'Anpi di poter usufruire di uno spazio logistico per potenziare le proprie attività sul territorio, diffondere materiali informativi e gestire le procedure di tesseramento.

L'apertura dello sportello suggella una sintonia storica: la condivisione dei valori antifascisti e costituzionali rende naturale la doppia appartenenza di iscritti e dirigenti alle due sigle. Con l'importante crescita del numero di tesserati Anpi registrata negli ultimi anni in provincia, si è resa necessaria l'individuazione di un ulteriore presidio operativo.

Il nuovo sportello sarà aperto al pubblico ogni mercoledì e venerdì, dalle 17.30 alle 19.30, garantendo la propria attività fino all'orario di chiusura degli uffici della Camera del Lavoro.

"L'apertura di questo sportello – dice Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova – non è solo un atto logistico, ma un forte segnale politico e culturale. Ospitare l'Anpi nella casa dei lavoratori significa ribadire che il sindacato e la memoria attiva camminano di pari passo. In un momento storico, particolarmente complicato, in cui i valori democratici richiedono una difesa costante, offrire uno spazio fisico per il tesseramento e la divulgazione dei valori Costituzionali rafforza la nostra missione comune. Siamo orgogliosi di questa collaborazione che avvicina ancora di più le nostre basi associative."

“L’apertura di questo spazio – si unisce Irene Barichello dell’Anpi Padova – rappresenta un punto importante nella lunga e proficua collaborazione tra Anpi e Cgil: il principale obiettivo che si spera di raggiungere è creare e rinsaldare un legame con tutte le categorie, in linea con quanto già avvenuto, in passato, con la Fiom e la Funzione Pubblica. Siamo infatti certi che i valori dell'antifascismo, della Resistenza e della Costituzione che ci accomunano possano essere diffusi e promossi anche e soprattutto nei e attraverso i luoghi di lavoro.”

L'iniziativa si inserisce nel più ampio quadro di mobilitazione civile che vede le due organizzazioni impegnate anche nella campagna informativa per il prossimo Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo.

AZA corp - AGHITO ZAMBONINI: l’azienda svuota lo stabilimento mentre il futuro è ancora incerto

Mercoledì 25 febbraio c’è stata l’udienza per la valutazione della domanda sulla richiesta di concordato depositata da AZA basata sulla rinegoziazione delle quattro commesse in essere, indispensabili a garantire nell’immediato lavoro e occupazione. La rinegoziazione è complicata e non ancora realizzata, per questo il giudice ha ritenuto di concedere ulteriore tempo all’azienda, rinviando ogni decisione al 6 marzo.

Tutto ciò è stato appreso nei dettagli da Fim e Fiom nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio, durante un incontro fra le parti, convocato presso l'Unità di Crisi della regione Veneto.

Mentre si teneva l’incontro del tavolo istituzionale, nella sede di Noventa Padovana, l’azienda disponeva il trasferimento di materiali utili alle lavorazioni di qualsiasi genere e non relativi a specifiche commesse in essere, insieme anche ai pc dell’ufficio tecnico. L’effettivo svuotamento dell’azienda di materiali e attrezzature necessarie alla realizzazione di future commesse, è un’azione in assoluta dissonanza con l’attenzione e la cura che una situazione così delicata meriterebbe. Tutto ciò è avvenuto senza alcuna comunicazione preventiva da parte dell’azienda, in spregio al rispetto delle più elementari relazioni sindacali, nonostante questo, però, l'azienda ha pensato bene di contattare una ditta di trasporti esterna per effettuare il trasferimento del materiale. Chiamati dai lavoratori i funzionari della Fiom e della Fim si sono recati il loco per accertarsi della situazione in essere.

Nelle ultime settimane il numero degli addetti in forze nello stabilimento di Noventa è calato ulteriormente arrivando a 33 dagli 85 che erano. E anche a Fiorenzuola i lavoratori continuano ad andare via: da 108 se ne contano 74.

“Nel momento in cui ad un tavolo istituzionale le parti stanno condividendo, o dovrebbero condividere, la costruzione del futuro di un’azienda e la salvaguardia dei perimetri occupazionali, un gesto intempestivo di questo tipo è assolutamente inopportuno e fa sorgere diversi dubbi sulle reali intenzioni della controparte. In questo quadro poco rassicurante vorremmo che l’azienda chiarisse quali sono, a questo punto, le reali intenzioni dell’azienda rispetto al futuro dello stabilimento padovano” hanno dichiarato Dario Verdicchio della Fiom Cgil e Giovanni Saladino della Fim Cisl, continuando “La fiducia dei lavoratori nelle prospettive dell’azienda continua a crollare inevitabilmente e diminuisce così anche la stessa appetibilità di un’impresa storica che non può costruire il suo avvenire su eventuali commesse che non possono essere realizzate senza coloro che hanno le necessarie capacità e competenze per tornare a produrre.”

Rimettere al centro il lavoro, con la difesa dell’occupazione e la tutela dei diritti e degli interessi dei lavoratori, continuerà ad essere il punto focale del sindacato in questa vertenza, nonostante le condizioni in essere continuino a far pendere anche questa bilancia in favore dell’impresa, se non addirittura a vantaggio del singolo imprenditore. 

Ancora un morto sul lavoro in Provincia di Padova: è il terzo dall’inizio dell’anno. Cgil Padova: “La legge del profitto e 'del tempo di lavoro' continua a prevalere sulla vita umana nell’inerzia delle Istituzioni”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto con la reazione dei sindacati all'ennesima morte sul lavoro in Provincia di Padova
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La notizia dell’ennesimo incidente mortale avvenuto ieri a Saonara, dove un operaio "socio lavoratore" ha perso la vita precipitando dal tetto di un capannone mentre lavorava alla manutenzione di un impianto fotovoltaico, lascia la Cgil di Padova in uno stato di profonda amarezza e rabbia. “Non è più possibile parlare di fatalità di fronte a una sequenza di eventi che ricalca dinamiche tragicamente note” dicono Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova, e Marco Galtarossa, Segretario Confederale con delega alla Sicurezza, esprimendo il cordoglio della Camera del Lavoro alla famiglia della vittima e denunciando con forza una situazione che appare ormai stabilmente fuori controllo dove nessuno sarà più in grado di restituire le vite perse".

“I numeri di questo inizio 2026 – dicono i due sindacalisti – delineano un quadro emergenziale: con la tragedia di oggi, il bilancio delle vittime sul lavoro in provincia di Padova sale a quota 3 nei primi due mesi dell'anno, dopo gli incidenti mortali di gennaio a Borgoricco e a Este. A livello regionale, il Veneto conferma un trend drammatico con oltre 15 decessi totali dall'inizio dell'anno, restando stabilmente ai vertici delle classifiche nazionali per mortalità professionale. Questi dati non sono semplici statistiche, ma ferite aperte che colpiscono famiglie e intere comunità, sacrificate sull'altare di una logica del profitto che taglia i costi della prevenzione per accelerare i tempi della produzione”.

“Noi, a tragedia avvenuta, possiamo fare tutte le manifestazioni e i presidi che vogliamo – proseguono Badoer e Galtarossa – ma siamo i primi a riconoscere che non è così che si può riuscire a incidere radicalmente su un sistema che non mette la sicurezza al primo posto. Ed è chiaro che tutto ciò non fa che aumentare la nostra rabbia e frustrazione. I continui e ripetuti gridi di allarme, rivolti direttamente a Governo e Regione, purtroppo continuano a rimanere inascoltati e, nonostante l’implacabile frequenza con cui continuano a verificarsi le morti nei luoghi di lavoro, la verità è non si sta facendo nulla di concreto per fermare questa strage quotidiana”.

“Ma noi – concludono i due rappresentanti della Cgil di Padova – non ci stancheremo mai di dire che se vogliamo davvero cambiare le cose, serve un totale cambio di marcia che passa attraverso investimenti massicci nei controlli e nella prevenzione, con l'assunzione di nuovi ispettori e sanzioni esemplari per chi viola le norme. Senza un intervento strutturale e una reale volontà politica di contrastare la precarietà e il sistema dei subappalti, la provincia di Padova continuerà a piangere i propri lavoratori in un silenzio istituzionale ormai inaccettabile che permette a chiunque di fare impresa".

Il Servizio di Telenordest sull'ennesima e ultima tragedia sul lavoro successa ieri a Saonara

Padova, sanità in mobilitazione. Ieri, sciopero e presidio all'Azienda Ospedaliera: Fp Cgil e Uil Fpl denunciano turni estenuanti e carenze strutturali

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sullo sciopero e presidio di ieri, promosso da Fp Cgil e Uil Fpl, del comparto sanità dell'Azienda Ospedale-Università di Padova
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La sanità padovana ha vissuto ieri, venerdì 27 febbraio, una giornata di forte mobilitazione con lo sciopero del personale del comparto dell'Azienda Ospedale Università di Padova, indetto dalle segreterie territoriali padovane di Fp Cgil e Uil Fpl. Nonostante le difficoltà legate alla precettazione di molti lavoratori per garantire i servizi minimi essenziali, la protesta è culminata in un presidio partecipato davanti alla sede della Direzione Generale in via Giustiniani. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari hanno manifestato per denunciare condizioni lavorative definite non più sostenibili, segnate da una carenza cronica di organico che costringe i dipendenti a turni massacranti e a un utilizzo improprio della reperibilità per le attività ordinarie.

Sotto accusa è finita in particolare la gestione delle riorganizzazioni dei servizi, considerate dai sindacati come decisioni unilaterali calate dall’alto senza un reale confronto. "Una situazione insostenibile – dichiara Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova – che le lavoratrici e i lavoratori non possono più tollerare. Tutte le nostre RSU aziendali hanno siglato una lettera per chiedere il blocco della riorganizzazione degli orari delle radiologie, ma le criticità riguardano anche gli spogliatoi fatiscenti e la nuova pediatria, che ad oggi è a regime dimezzato proprio per la mancanza di personale". Durante la protesta è emerso con forza il paradosso di un'azienda che vanta eccellenze cliniche ma che, secondo Cgil e Uil, non valorizza adeguatamente chi quelle eccellenze le garantisce ogni giorno, con retribuzioni spesso inferiori rispetto ad altre realtà nazionali.

Le richieste messe nero su bianco dai rappresentanti dei lavoratori, e consegnate alla dirigenza, riguardano non solo il potenziamento degli organici per evitare continui cambi di turno e straordinari, ma anche questioni legate alla sicurezza della struttura e alla dignità del personale, come il riconoscimento dei buoni pasto per chi opera nei turni notturni. "Chiediamo alla prossima amministrazione una netta discontinuità rispetto alla gestione attuale – prosegue Alessandra Stivali – perché il malessere tra le corsie è diffuso e molti professionisti, non reggendo più questi ritmi, scelgono di andarsene". La mobilitazione punta ora a un tavolo di confronto con la nuova direzione generale, affinché le istanze dei quasi duemila iscritti rappresentati da Cgil e Uil vengano finalmente ascoltate e tradotte in interventi concreti per il benessere di chi lavora e, di conseguenza, per la qualità del servizio offerto ai cittadini.

Il servizio di Telenordest sulla protesta promossa da Fp Cgil e Uil Fpl all'ospedale di Padova

 

 

Zuccherificio di Pontelongo, Flai Cgil Padova: "Non si fermi il cuore dolce del Veneto"

La sospensione della campagna bieticola 2026 mette a rischio 200 posti di lavoro e il futuro di un’intera filiera. La Flai Cgil Padova alza la voce: “Difendere lo stabilimento significa difendere il territorio e la sovranità alimentare del Paese”.

Il fumo che esce dai camini dello zuccherificio di Pontelongo, dal 1910, non è solo vapore: è il respiro di una comunità intera. Per oltre un secolo, i ritmi del paese sono stati scanditi dalle stagioni della barbabietola, un legame profondo tra terra e industria che oggi rischia di spezzarsi. La decisione di Coprob-Italia Zuccheri , comunicata lo scorso 22 febbraio, di sospendere l’attività di trasformazione per il 2026 ha fatto piombare il gelo sulla Bassa Padovana, aprendo una crisi che va ben oltre i confini locali e investe l'intero comparto saccarifero nazionale.

Come si è arrivati alla crisi

Le radici di questa tempesta intrecciano cambiamenti climatici, normative europee e dinamiche di mercato globale. Negli ultimi due anni, il settore ha subito colpi durissimi: da un lato, eventi atmosferici estremi che hanno flagellato le colture; dall’altro, l'impossibilità di utilizzare molecole efficaci per contrastare i parassiti, vietate dalle norme comunitarie senza alternative valide. Questa combinazione ha spinto molti agricoltori ad abbandonare la barbabietola, portando le superfici coltivate nel bacino veneto a contrarsi drasticamente, passando dai 30 mila ettari necessari per la piena operatività dello stabilimento ai circa 19 mila attuali. A complicare il quadro, la pressione delle importazioni a basso costo ha reso il mercato dello zucchero instabile, spingendo la cooperativa verso la scelta di concentrare la produzione nel sito emiliano di Minerbio.

L’esplosione della crisi

L'annuncio della sospensione stagionale è stato un fulmine a ciel sereno per le lavoratrici e i lavoratori. “Stiamo parlando – interviene Giuliano Carraro, Segretario Generale della Flai Cgil Padova – di circa 200 persone, tra dipendenti fissi e stagionali, a cui si aggiunge un indotto vastissimo fatto di trasportatori, contoterzisti e aziende agricole. La chiusura temporanea di quello che è l'ultimo baluardo della trasformazione saccarifera in Veneto non è solo un problema aziendale, ma un colpo letale per la biodiversità agricola e per il Made in Italy. Senza la garanzia di un presidio industriale vicino, il rischio concreto è che i coltivatori abbandonino definitivamente la barbabietola, rendendo la chiusura, per ora temporanea, una condanna definitiva per tutto il territorio”.

Il presidio dei sindacati e le prospettive future

Davanti ai cancelli di via Zuccherificio, la nebbia del mattino di giovedì 26 febbraio è stata squarciata dalla mobilitazione compatta di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila. Un presidio partecipato, a cui hanno partecipato anche la sindaca di Pontelongo, Lisa Bregantin, e il sindaco del vicino comune di Porto Viro, Mario Mantovan, dove la preoccupazione ha lasciato il posto alla determinazione di chi non vuole vedere morire un pezzo di storia e di reddito.

“A nostro avviso – ha spiegato il Segretario della Flai Cgil Padova, Giuliano Carraro – le responsabilità di questa crisi partono sia dalla Coprob che non ha mai affrontato veramente un investimento a livello tecnologico, sia in parte dalla Regione Veneto, soprattutto se guardiamo a come si è comportata la vicina Regione Emilia che, al contrario di noi, fin da quanto ci sono stati i primi segnali di crisi del settore ha prontamente iniziato ad investire in sostegni all’agricoltura della barbabietola, per dare sicurezza agli agricoltori e far aumentare le semine. Qui da noi, solo recentemente, a situazione ormai compromessa, il neo Presidente della Regione, Stefani, ha investito 600 mila euro nel settore. Una mossa indubbiamente che va nella giusta direzione ma insufficiente e soprattutto tardiva. In realtà di tutta questa vicenda la Regione se ne sarebbe dovuta occupare ancora quando governava la Giunta precedente”.

“Come sindacati – conclude Carraro – chiediamo ora un impegno immediato e un tavolo istituzionale per capire cosa succederà non solo nel 2026, ma soprattutto nel 2027. La sfida è di visione: decidere se lo zucchero debba rimanere un ingrediente della nostra sovranità alimentare o se siamo disposti a svendere un secolo di civiltà industriale lasciando nel limbo 200 lavoratori, e quindi 200 famiglie, che chiedono solo certezze per il proprio futuro. Una tragica prospettiva che combatteremo fino alla fine”.

Il Servizio di Telenordest sul presidio tenuto ieri davanti allo zuccherificio di Pontelongo

Cgil Padova: “Grazie a un accordo tra sindacato e comitato referendario, 400 studenti e lavoratori fuori sede potranno esercitare il diritto di voto a Padova (e quasi 1800 in tutta la provincia), partecipando attivamente alle operazioni referendarie come

Per aggirare l’ostacolo del voto ai fuori sede, Cgil Padova e Udu attivano la rete dei rappresentanti di lista

“Il prossimo appuntamento referendario rischiava di escludere nuovamente più di 5 milioni di elettori fuori sede in tutta Italia, privati della possibilità di votare nel comune di domicilio a causa di una normativa che il governo ha scelto di non modificare. Un’infausta eventualità molto sentita nella nostra città che, come sappiamo tutti, è sede di un’Università frequentata da giovani provenienti da tutto il Paese. Di fronte a questa deliberata esclusione, in collaborazione con l’Udu, abbiamo deciso di strutturare un’iniziativa concreta per garantire l’esercizio di un diritto costituzionale fondamentale, attraverso la norma che consente al comitato referendario di designare i rappresentanti di lista, che hanno diritto di votare nel seggio dove sono designati. Siamo quindi riusciti a predisporre un piano per recuperare la partecipazione di studenti e lavoratori fuori sede, trasformandoli in soggetti attivi all'interno dei seggi. E credo che abbiamo ottenuto un grande risultato: nel solo Comune di Padova nomineremo 400 rappresentanti di lista, un numero significativo che permetterà a parecchi giovani studenti o lavoratori fuori sede di votare regolarmente nonostante la distanza dalla propria residenza. E in tutta la provincia i posti come rappresentanti di lista saranno 1776”.

È moderatamente soddisfatto, Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova che spiega: “Si è trattato di un’operazione, frutto di un lavoro di coordinamento tra la Segreteria Confederale della Cgil, i comitati referendari e le forze politiche che hanno condiviso questo percorso di civiltà. Nonostante il tentativo istituzionale di limitare l’affluenza dei più giovani, la sinergia tra sindacato e mondo studentesco ha permesso di individuare uno strumento tecnico e legale per aggirare le barriere burocratiche”.

“Tutti gli studenti e i lavoratori interessati a dare la propria disponibilità come rappresentanti di lista – aggiungono la Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Manuela De Paolis, che ha seguito per conto del sindacato l’operazione e il Coordinatore dell'Udu Padova, Marco Nimis, che ha fatto altrettanto per l'organizzazione studentesca – possono contattarci per essere inseriti nelle apposite griglie di nomina. Udu Padova e Cgil Padova mettono a disposizione i propri riferimenti per raccogliere le adesioni e fornire tutto il supporto necessario affinché nessuno sia costretto a rinunciare al proprio voto per ragioni logistiche o economiche legate al viaggio verso il comune di residenza. È quindi possibile richiedere informazioni o candidarsi scrivendo all'indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o compilando il modulo online presente sulla pagina Instagram dell’Udu di Padova o cliccando nel banner apposito che compare quando si accede al sito della Cgil di Padova www.cgilpadova.it . In ogni caso, ricordiamo che per votare fuori sede da rappresentante di lista sarà obbligatorio avere con sé la tessera elettorale e, quindi, sarà necessario farsela spedire dalla propria residenza. Già più di un centinaio le adesioni raccolte”.