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PRESENTATA MOZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE DI PADOVA A SOSTEGNO DELLA VERTENZA METALMECCANICA

 

 

Nonostante le dichiarazioni varie e i tentativi di delegittimazione degli scioperi e dei sacrifici di milioni di metalmeccanici e metalmeccaniche dell’industria e della piccola e media industria italiane la lotta per i contratti di Federmeccanica-Assistal e Unionmeccanica-Confapi è tutto fuorché sopita, anzi. Se Federmeccanica-Assistal e Unionmeccanica-Confapi non riapriranno entro il 30 maggio le trattative, ci saranno altre 8 ore di sciopero unitarie e nazionali con manifestazioni regionali il 20 giugno 2025.

Gli scioperi e le manifestazioni per i contratti che si stanno susseguendo in questi mesi esprimono la volontà e la determinazione di lavoratrici e di lavoratori di essere presi in considerazione e di vedere rispettati i propri bisogni e la propria dignità, ma, questo, pare non interessare minimamente le parti datoriali, che continuano a rimanere arroccate nelle loro posizioni. Le organizzazioni sindacali, insieme ai metalmeccanici e alle metalmeccaniche, ritengono di primaria importanza la riapertura delle trattative che abbiano come base di partenza le piattaforme unitarie. La piattaforma per il contratto di Federmeccanica-Assistal è stata votata e presentata l’anno scorso e si basa sugli elementi salariali e normativi del contratto nazionale del 2021.

In sostegno alla lotta di queste migliaia di lavoratori e lavoratrici, è stata depositata anche una mozione a firma del consigliere Alessandro Tognon del Pd, che sarà presentata durante il prossimo consiglio comunale, firmata dagli esponenti del Pd colleghi di Tognon in consiglio comunale Etta Andreella, Anna Barzon, Pietro Bean, Gianni Berno, Federica Bruni, Marco Concolato, Caterina Coppo, Giovanni Gabelli e Nereo Tiso, e sostenuta anche dalle consigliere Marta Nalin e Chiara Gallani di Coalizione Civica per Padova, con l’auspicio che a tale mozione arrivi il sostegno dell’intero consiglio comunale. Nel testo si legge vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori che scioperano per condizioni di lavoro più dignitose, maggiore sicurezza e riduzione delle disuguaglianze; si auspica la ripresa del confronto negoziale tra le parti, invitando anche le realtà industriali locali ad esercitare un ruolo positivo e costruttivo; si sostiene l’importanza di un rapido rinnovo del contratto collettivo nazionale per affrontare con coesione e giustizia le transizioni in atto e si invitano le istituzioni a tutti i livelli a sostenere attivamente le rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori promosse dalle categorie delle sigle confederali CGIL, CISL e UIL che rappresentano l’assoluta maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.

“Riteniamo molto importante il sostegno che arriva dalle amministrazioni comunali, così come è avvenuto anche a Bologna, soprattutto per l’esortazione che arriva da un’istituzione come il Comune di Padova alle parti datoriali e al sistema delle imprese del territorio, in modo che possano decidere di esercitare un ruolo costruttivo per la riapertura delle trattive per il rinnovo dei CCNL. Altrettanto importante è l’invito esteso a tutte le istituzioni, in ogni loro livello, a sostenere senza remore e con convinzione le istanze dei lavoratori e delle lavoratrici metalmeccaniche e con loro quelle di FIM FIOM E UILM” hanno dichiarato Michele Iandiorio, segretario generale della Fiom di Padova, Luca Gazzabin, segretario generale della Fim di Padova e Rovigo e Davide Crepaldi, segretario generale della Uilm patavina, continuando “Al fine di riaprire la trattativa sulla base della nostra piattaforma le nostre organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm saranno impegnate nelle prossime settimane in un nuovo ciclo di assemblee nei luoghi di lavoro, confermando anche il blocco degli straordinari e delle flessibilità e il diniego a sottoscrivere i piani formativi, come già definito nei mesi scorsi. In assenza della riapertura del confronto il 20 giugno sarà sciopero nazionale unitario, a quasi un anno dalla scadenza del CCNL Federmeccanica Assistal, saranno raggiunte le 40 ore di sciopero unitario nazionale”.

 

Padova, 22 maggio 2025

 

 

ACCIAIERIE D’ITALIA in amministrazione straordinario a LEGNARO: no ad una ulteriore estensione della CIGS

Anche i 21 dipendenti delle Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, Ex Ilva, dello stabilimento di Legnaro hanno, nonostante la CIGS, partecipato alla mobilitazione nazionale indetta per la giornata di oggi da FIM FIOM UILM per la salvezza dell’azienda siderurgica più travagliata d’Italia. Durante la mattinata i lavoratori del piccolo stabilimento padovano si sono riuniti in assemblea e hanno presidiato l’azienda. In tarda mattinata, intanto a Roma, si è riunito, su richiesta di Fim Fiom e Uilm, il tavolo permanente per l’ex Ilva presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri proprio per avere gli aggiornamenti sulla situazione del gruppo siderurgico Acciaierie d’Italia in AS sia per il gravissimo incidente verificatosi la settimana scorsa presso lo stabilimento di Taranto, che ha avuto come conseguenza l’annuncio del raddoppio della cassa integrazione, sia per avere chiarezza sul futuro del gruppo a seguito della gara di assegnazione a una nuova proprietà.
I lavoratori dell’Ilva di Legnaro, che sono tutti lavoratori con una lunga anzianità aziendale, hanno voluto sottolineare con il loro striscione l’importanza di salvaguardare il lavoro sia con la lotta sul campo, sia con il voto referendario dell’8 e del 9 giugno.
Il centro servizi di Legnaro è il biglietto da visita di ADI nei confronti dei clienti di questa area geografica che si riforniscono di COIL e acciaio.
Durante l’incontro di oggi si è registrata una forte intenzione da parte di ADI di rivedere i termini della cassa, aumentando le ore e le persone coinvolte, aggiungendo più personale in CIGS rispetto alla pianificazione di marzo scorso e anche del piano di ripartenza del 2024 che fissava la quota di cigs ad un livello più basso. Prendendo ad esempio lo stabilimento di Legnaro i lavoratori in CIGS erano passati da 15 persone in cassa su 21 nel 2024 a 10 di inizio 2025, mentre la richiesta odierna sarebbe di poter superare le 10 persone coinvolte.
Fim, Fiom e Uilm durante l’incontro hanno espresso contrarietà rispetto all’utilizzo più massiccio della cassa integrazione, posizione che sarà ribadita nei prossimi incontri, insieme alla richiesta di una maggiore partecipazione e impegno dello Stato nel presente e nel futuro dell’azienda. Occorre, infatti, garantire la continuità della produzione e urge una politica industriale degna di questo nome a garanzia dei posti di lavoro e per il futuro di una delle aziende più importanti del Paese.
Questa mattina, gli scioperi in tutti gli impianti hanno mandato un messaggio chiaro: serve continuità industriale, occupazionale e finanziaria e deve essere garantita dallo Stato, sostenendo investimenti strategici per la decarbonizzazione, la tutela dei livelli occupazionali e il futuro dei siti produttivi. Il bando avviato finora non ha dato risultati e il rischio di una crisi irreversibile è concreto. Senza interventi chiari, l’azienda potrebbe trovarsi in una situazione drammatica. Durante l’incontro a Palazzo Chigi, il governo ha sospeso ogni decisione unilaterale e ha riconvocato un nuovo tavolo per la prossima settimana, lunedì 26 maggio al Mimit.

Referendum su Lavoro e Cittadinanza: come sta andando la campagna referendaria a Padova a circa 20 giorni dal voto

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla situazione a Padova a circa 20 giorni dal voto
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Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova: "Nonostante le difficoltà, la mobilitazione sta crescendo. Il 24 maggio Landini con noi a Padova"

A circa venti giorni dall'appuntamento referendario dell'8 e 9 giugno sui quesiti in materia di lavoro e cittadinanza, promossi dalla CGIL e da una vasta rete di associazioni e partiti, il Segretario Generale della Camera del Lavoro di Padova, Aldo Marturano, fa il punto della situazione sulla campagna referendaria.

La battaglia per il quorum e le prime crepe nel muro del silenzio

"La battaglia per il raggiungimento del quorum è senz'altro la nostra priorità principale – dichiara il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – e in effetti, soprattutto all'inizio, abbiamo incontrato significative difficoltà nel far emergere il tema referendario, quasi fosse un argomento scomodo o da oscurare, e di cui, purtroppo, non solo la gente comune, ma anche una gran fetta di lavoratori, ne ignorava l'esistenza. A questo si aggiunge la quasi totale assenza del tema nel dibattito nelle TV Pubbliche, un segnale preoccupante di quanto si voglia tenere bassa l'attenzione su questioni così cruciali per i diritti dei lavoratori e la dignità delle persone".

Tuttavia, il Segretario Generale della CGIL Padova sottolinea un cambiamento in atto: "Nonostante tutto – dice Marturano – e lo dico con un pizzico di orgoglio, stiamo iniziando a far breccia. Pian piano, grazie al nostro impegno quotidiano e alla dedizione di centinaia di volontari, si comincia a parlare di referendum. Anche la mobilitazione di artisti ed esponenti della cultura e della società civile si sta dimostrando fondamentale e l'invito all'astensione lanciato da alcuni leader politici, come accaduto già in passato, si sta rivelando un boomerang e un messaggio sbagliato: le persone, se informate correttamente, sono in grado di discernere e di esprimere la propria opinione, e siamo fiduciosi che la nostra campagna sta accendendo un dibattito necessario e fruttuoso".

Le iniziative sul territorio: una mobilitazione capillare

“Le cose – prosegue il Segretario Generale della Cgil di Padova – stanno cambiando perché, fin dal 12 aprile, giorno del lancio della campagna referendaria, oltre ad una massiccia presenza nei social e nella Rete, abbiamo messo in campo nei territori una serie di iniziative concrete e capillari per informare la cittadinanza e stimolare la partecipazione al voto. Per esempio, quasi ogni giorno e soprattutto nei week-end, i nostri volontari sono presenti nelle piazze e mercati della città e della provincia, davanti alle aziende, agli ospedali, ai centri commerciali, per distribuire materiale informativo, spiegare i contenuti dei quesiti referendari e rispondere alle domande delle persone In città e nei comuni della provincia, abbiamo iniziato a fare, e continueremo fino al termine della campagna, numerose assemblee che oltre a vedere una partecipazione significativa, sono stati momenti preziosi di confronto e approfondimento, in cui abbiamo potuto illustrare le ragioni del "Sì" e ascoltare le preoccupazioni e le proposte delle persone E a proposito della mobilitazione degli artisti, un evento di grande successo è stata la proiezione al cinema Astra del film "Berlinguer - La grande ambizione", che ha. richiamato centinaia di padovane e padovani in una serata arricchita da un video collegamento con il regista Andrea Segre, che ha sottolineato l'importanza dei referendum e dell'impegno per il loro sostegno.”

Il 24 maggio, Maurizio Landini a Padova per il "Sì"

“Infine – annuncia Aldo Marturano – per rafforzare ulteriormente la battaglia referendaria e dare un segnale forte di mobilitazione, la CGIL di Padova è orgogliosa di annunciare che nel pomeriggio di sabato 24 maggio, avrà l'onore di ospitare a Padova il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landin i  che sarà con noi in Piazza della Frutta per un volantinaggio a favore del 'Sì' al referendum, affiancando i nostri volontari e testimoniando l'importanza che la Cgil attribuisce a questa per i diritti e il lavoro. Un appuntamento per dare slancio alla fase finale della campagna e per dimostrare che Padova è in prima linea nella difesa della giustizia sociale e della dignità del lavoro".

"Per questo - conclude Aldo Marturano - la Cgil di Padova invita tutte e tutti a partecipare alle iniziative in programma ea informarsi sui quesiti referendari. L'8 e 9 giugno abbiamo l'occasione di dire la nostra su temi che incidono direttamente sulla vita di tutti noi e quindi sarà fondamentale andare a votare per dare un segnale chiaro a favore di un lavoro più giusto e di una società più inclusiva". 

 

Nel filmato, il commento di Maurizio Landini sull'invito del Presidente del Senato a non andare a votare ai referendum

dell'8 e 9 giugno

Hai avuto più lavori nel 2024? Hai percepito altri redditi nel corso dell'anno? Vieni al Caaf Cgil per la tua dichiarazione dei redditi

In allegato un’informativa contenuta in un volantino per lavoratrici e lavoratori che, nel corso del 2024, hanno avuto più rapporti di lavoro o hanno percepito redditi da prestazioni come NASpI, disoccupazione agricola, Dis-Coll, cassa integrazione a pagamento diretto INPS, Iscro, assegni di invalidità o indennità erogate dalla Cassa Edile e quindi potrebbero avere l’obbligo e la necessità di presentare la dichiarazione dei redditi, anche quando non esiste un sostituto d’imposta. 

Informazioni utili per capire, in base alla propria situazione reddituale, se si è in presenza di figli a carico con un'età superiore ai 21 anni, e alle spese detraibili o deducibili sostenute lo scorso anno, se si è a credito o a debito con lo Stato. Oppure se si ha diritto ad un rimborso o, in caso di imposte a debito, come ratezzare gli importi da versare.

Tutte questioni che potrai risolvere facilmente passando negli uffici Caaf Cgil più vicini al tuo luogo di residenza! Vai sul sito www.cafcgil.it/pagine/mappa per trovare quello più vicino a te e prenota subito un appuntamento!

Ripristino della zona rossa, Cgil Cisl e Uil di Padova: "Restiamo contrari sia nel merito che nel metodo"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla contrarietà di Cgil Cisl e Uil al ripristino della zona rossa in alcune aree della città

Le Segreterie Provinciali di CGIL, CISL e UIL di Padova esprimono la propria contrarietà in merito alla decisione di voler ripristinare la zona rossa in alcune aree della città. "Si tratta di un provvedimento - affermano in una nota il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, il Segretario Generale della Cisl di Padova e Rovigo, Samuel Scavazzin e il Coordinatore della Uil Padova, Massimo Zanetti - su cui manteniamo le nostre riserve e perplessità. Una misura estemporanea presa secondo logiche emergenziali che non incidono concretamente sulla sicurezza in città e, anzi, rischiando invece di stigmatizzare e bollare come degradate e pericolose, aree della città che, in realtà, non lo sono o, comunque, non lo sono maggiormente rispetto ad altre”.

"Nel merito - argomentano i tre leader sindacali - esprimiamo forti dubbi sull'efficacia di una soluzione che rischia di penalizzare ulteriormente aree complesse del tessuto sociale ed economico, senza affrontare in maniera strutturale le cause profonde dei problemi di sicurezza e convivenza. E che, per esempio, è del tutto inefficace rispetto a certi fenomeni sotto gli occhi di tutti, come quelli legati al disagio giovanile, che possono esplodere, come abbiamo purtroppo visto, anche in pieno centro storico".

"Nel metodo – prosegue la nota - riteniamo indispensabile un approccio più ampio e partecipazione, che coinvolga tutti gli attori in campo nella definizione di strategie condivise e nel lungo periodo. Ricordiamo che si di una misura che ha un notevole impatto sulla vita dei residenti e attività economiche ed è per questo che andrebbe adottata non senza un preventivo confronto con chi i cittadini, in primis l'Amministrazione Comunale, alle alle e tratta rappresentazioni, insieme alle nostre associazioni, che discutono nei territori in questione".

“Una mancanza di dialogo – concludono Marturano, Scavazzin e Zanetti – che rischia di compromettere in partenza l'obiettivo che si persegue perché l'esperienza dimostra che è proprio nei progetti di sicurezza urbana che la partecipazione di istituzioni, associazioni e cittadini rappresenta la carta vincente”.

Vendita del 70% del Terminal Interporto di Padova, le Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil di Padova: "Seguiamo l'operazione con molta intenzione, salvaguardare ruolo del pubblico e l'occupazione"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto con il commento delle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil sulla vendita del 70% del Terminal Interporto

Le Segreterie Provinciali di CGIL, CISL e UIL di Padova hanno seguito con molta attenzione le recenti notizie relative all'annunciata operazione di cessione del 70% delle quote del Terminal Interporto di Padova a un partner internazionale.  

“Innanzitutto – dichiarano in una nota il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, il Segretario Generale della Cisl di Padova e Rovigo, Samuel Scavazzin e il Coordinatore della Uil di Padova, Massimo Zanetti – desideriamo ringraziare la disponibilità dimostrata da Interporto Spa, nelle figure del Presidente, Vicepresidente e del Direttore, con cui ieri abbiamo avuto un incontro formale durante il quale siamo stati informati su quanto sta avvenendo. Comprendiamo che tale operazione si inserisca in un percorso che guarda lontano e in un contesto più ampio di riorganizzazione e potenziamento dell'Interporto, con l'obiettivo dichiarato di incrementare i traffici, attrarre nuovi investimenti e consolidare il ruolo strategico di questa infrastruttura per il territorio padovano e veneto. Riconosciamo, infatti, l'importanza cruciale dell'Interporto come nodo logistico fondamentale per il sistema produttivo sia regionale che nazionale, per la sua funzione di supporto all'export e per le potenziali ricadute positive in termini di sviluppo della zona industriale circostante. Un ruolo che oggi Interporto Spa svolge attivamente e positivamente ma che, in futuro, può essere messo a rischio dall’aggravarsi delle crescenti tensioni internazionali e geopolitiche in corso, ulteriormente alimentate dalla guerra commerciale ultimamente esplosa”.

“È per questo motivo – prosegue la nota – che in questa fase delicata, caratterizzata da scelte importanti per il futuro dell'Interporto, esprimiamo una posizione di attento monitoraggio e di responsabile interlocuzione con tutti i soggetti coinvolti. Pur non precludendoci un'analisi costruttiva dell'operazione, riteniamo che sia indispensabile valutare nel dettaglio alcuni aspetti fondamentali, a partire da un’approfondita e cruciale valutazione del piano industriale del partner che verrà selezionato. Tale piano dovrà sia salvaguardare il fondamentale ruolo del Pubblico, continuando ad essere un esempio virtuoso di gestione della cosa pubblica come avviene oggi, sia fornire una chiara e puntuale visione e programmazione di quali saranno le strategie di sviluppo del Terminal, le previsioni di traffico, gli investimenti in innovazione tecnologica e le ricadute sull'intera filiera logistica.”.  

“Accanto a ciò – dicono i tre leader sindacali - un'attenzione particolare dovrà essere dedicata alle conseguenze sul piano occupazionale. Chiediamo garanzie precise sul mantenimento e, se possibile, sul miglioramento dei livelli occupazionali, sulla qualità del lavoro e sulla valorizzazione delle professionalità presenti nel Terminal. L'innovazione tecnologica, pur necessaria per aumentare l'efficienza, dovrà essere gestita in modo da favorire la crescita professionale dei lavoratori e non penalizzarne le condizioni di lavoro”.  

“Infine – concludono Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti – Cgil Cisl e Uil CGIL desiderano sottolineare l'importanza di un confronto trasparente e costante con le istituzioni pubbliche, con i rappresentanti del mondo economico e con le parti sociali. In quest’ottica, le tre organizzazioni sindacali si dichiarano da subito disponibili a venir maggiormente coinvolte nel monitoraggio della futura gestione. È fondamentale che le decisioni sul futuro dell'Interporto siano condivise e partecipate, al fine di garantire la tutela degli interessi dei lavoratori, la promozione di uno sviluppo sostenibile per l'infrastruttura e per l'intera comunità padovana”.

Fine della "Zona Rossa", il commento delle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil: “Un errore, ora si riparta”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino con il commento di Cgil Cisl e Uil sulla fine della zona rossa a Padova

Le Segreterie Provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Padova accolgono con favore la notizia della conclusione del provvedimento che istituiva la Zona ad Alto Impatto, comunemente nota come "zona rossa", nell'area della Stazione di Padova e nelle sue zone limitrofe.  

“La sperimentazione di tale misura – dicono in una nota Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova, Samuel Scavazzin, Segretario Generale della Cisl di Padova e Rovigo e Massimo Zanetti, Coordinatore della Uil di Padova – è iniziata con l'obiettivo di innalzare il livello di sicurezza, si conclude oggi, 6 maggio 2025. I dati raccolti durante il periodo di applicazione, che hanno visto il controllo di 19.047 persone e l'adozione di 48 ordini di allontanamento, a nostro avviso, dimostra che l'impostazione di una "zona rossa" non rappresenta e non rappresenta la soluzione più efficace per affrontare le problematiche di sicurezza del territorio”.  

"Riteniamo che la decisione di porre fine a questo provvedimento - prosegue la nota - avvalori la nostra posizione critica espressa fin dall'inizio. Ora è fondamentale che accanto il rafforzamento dei servizi ordinari di controllo del territorio e delle attività preventive, esteso anche in altre zone della città, come annunciato dalla Prefettura, si procede anche con una risposta di tipo sociale, favorendo l'accesso ai servizi e l'inclusione di chi vive in condizione di marginalità".

“In questo senso – conclude la nota – Cgil Cisl e Uil di Padova si rendono disponibili a collaborare con le istituzioni per individuare soluzioni condivise e sostenibili che promuovano la sicurezza e la vivibilità della città, tutelando al contempo i diritti dei cittadini, a partire da quelli più fragili e ai margini della società”.

Uniti per un lavoro sicuro: molte lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati in Piazza dei Signori per il primo maggio con Cgil Cisl e Uil

Proponiamo l'intervento che il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, ha tenuto ieri, venerdì 1° maggio, in occasione della Festa dei Lavoratori organizzata, come da tradizione, in Pizza dei Signori dalle Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil

 

Gentili Ospiti, Istituzioni, care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni, da questo stesso palco l’1 maggio del 2018 tenevo il mio primo discorso da Segretario Generale. Il tema era la Salute e la Sicurezza.

Dodici giorni dopo a Padova ci fu il grave incidente delle Acciaierie Venete: a causa della rottura di una siviera una colata di acciaio fuso investì quattro operai, due di loro persero la vita, Sergiu Todita di 39 anni e Marian Bratu di 44, altri due rimasero gravemente feriti.

E’ stata per me e per l’intera Camera del Lavoro, una esperienza emotivamente forte. Non voglio essere frainteso ma fa la differenza limitarsi ad apprendere di un incidente e viversi l’incidente.

Febbrili giornate di attesa, Sergiu e Marian che lottavano, ustionati, tra la vita e la morte, ricevere la notizia del decesso, partecipare ai funerali, vedere piangere bambini, ragazzi che il giorno dell’incidente avevano salutato il padre, convinti di ritrovarlo al termine del lavoro e che invece non lo avrebbero più rivisto ed infine la disperazione delle mogli, delle compagne la cui vita stravolta, non sarebbe stata più la stessa.

Una siviera caduta perché il pezzo era difettoso, quegli operai posizionati in un punto in cui avevamo più volte denunciato che correvano dei rischi.

L’incidente era stato tale da smuovere la cittadinanza, le Istituzioni, fino ad arrivare alla sottoscrizione di un Piano Strategico con la Regione Veneto perché quanto accaduto non si ripetesse mai più.

Sono passati sette anni, oggi da questa stessa piazza intervengo di nuovo ed ancora una volta per parlare di salute e sicurezza, di infortuni, di morti sul lavoro. Morti che continuano ad essere oltre 1.000 l’anno in Italia, un centinaio circa nella nostra Regione, 138 a livello nazionale nei primi due mesi del 2025. Sette anni dopo, posso dirlo, non è cambiato nulla.

1.000 è pari alla scomparsa, ogni anno, della popolazione di un piccolo Comune. E’ come se ogni anno cadessero 23 Ponti Morandi in Italia e due in Veneto. Ricordiamo tutti la commozione che suscitò quel dramma.

Eppure siamo anestetizzati, le morti e gli infortuni sono bollettini, freddi numeri che suscitano un momento di cordoglio ma null’altro, non ci si ribella, non fa scandalo, non si fa rumore.

Ed ancora più grave è che l’asticella si alza sempre più, del conteggio hanno iniziato a far parte giovani vite, ragazzi, in alcuni casi semplici studenti deceduti mentre assolvevano ad un obbligo scolastico che richiede di associare alla teoria una esperienza di lavoro.

Una esperienza fatale: famiglie che affidano i propri figli alla scuola che li inserisce in aziende che non solo non sono in grado di formarli ma nemmeno di tutelarli, non sono in grado di garantire il rispetto per la vita, un diritto che dovrebbe essere fondamentale e inviolabile, come scritto nella nostra Costituzione.

In Veneto ricordiamo Giuliano De Seta schiacciato da una lastra di metallo durante uno stage in un’azienda di Noventa di Piave.

Nel mondo del lavoro cresce il numero di infortuni tra i giovani, inevitabilmente, anche se gli infortuni mortali più gravi si registrano nella fascia di età più avanzata e in un numero doppio tra gli stranieri rispetto agli italiani.

Sono facce della stessa medaglia, si è costretti a restare di più a lavoro a causa dell’aumento dell’età pensionabile, le assunzioni soprattutto per le generazioni più giovani e per più giovani oramai consideriamo chi ha meno di 50 anni, sono precarie.

E’ superfluo dire, come ripetiamo ogni volta, che le leggi sulla sicurezza ci sono, andrebbero applicate.

Andrebbe fatta una formazione autentica, costantemente aggiornata e praticata tramite un serio e continuo addestramento; ci vorrebbero ispettori sufficienti a garantire controlli, non uno ogni 20 anni, in grado di fare prevenzione, di educare e sanzionare perché con la salute non si scherza; contemporaneamente ci vorrebbe più coordinamento e più scambio tra organi ispettivi oltre alla costituzione di una rete che coinvolga i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, troppo spesso impotenti e soli.

Infine, la salute e la sicurezza è una materia che andrebbe insegnata nelle Scuole e non solo al fine di imparare un mestiere, non solo come mero adempimento burocratico, per poi andare a morire in qualche luogo di lavoro, fatta così non serve a nulla, ma come cultura della sicurezza che vuol dire rispetto per la vita e la sua unicità.

Presidente Meloni, non servono ulteriori decreti primo maggio, non abbiamo bisogno di questa gentile concessione, il primo maggio è la nostra festa, la festa dei diritti dei lavoratori e delle conquiste ottenute attraverso le lotte sindacali, una festa seria che ricorda chi per quei diritti ha combattuto fino al sacrificio della propria vita.

Ciò che serve Presidente Meloni è la negoziazione, il confronto con le Organizzazioni Sindacali, non per ottenere nuove leggi perché le leggi ci sono, ma per la loro applicazione, fatta salva l’ introduzione di una seria e non fittizia patente a punti, come da tempo le chiediamo, che punisca e penalizzi chi non rispetta le regole e premi e abiliti chi le norme le applica risultando spesso svantaggiato da una concorrenza sleale che favorisce i furbi e i delinquenti, perché tali sono coloro che fanno della sicurezza un azzardo, una scommessa e non l’architrave della propria attività.

Ed allora ci convochi, avvii un confronto strutturale e rispettoso di ciò che rappresentiamo come Sindacato Confederale, milioni e milioni di lavoratrici e lavoratori e se davvero vuole porre fine a queste stragi rituali e cicliche, decida di cambiare modello economico e sociale perché solo così potrà salvare vite.

Le tante morti sul lavoro sono la punta dell’iceberg di un modello che subiamo da oltre quarant’anni, quel modello liberista pensato e voluto per arricchire i pochi e per impoverire i tanti, per favorire il profitto e non la redistribuzione della ricchezza.

Le disuguaglianze crescono ovunque e crescono nel nostro Paese. Non la Cgil, la Cisl, la Uil ma l’Istat ci dice che il 23,1% della popolazione è a rischio povertà, una percentuale che cresce mese dopo mese.

Ciò vuol dire che 13 milioni e 525.000 persone sono in difficoltà, il loro reddito netto è attorno ai 12.000 euro, sono persone a rischio di deprivazione materiale e sociale, lavorano meno di un quinto del tempo, non sono in grado di permettersi un pasto adeguato, di pagare un affitto o un mutuo, di affrontare spese impreviste.

Non sono sfigati o inclini all’accattonaggio, sono persone che hanno lavori precari, che lavorano per pochi mesi all’anno o per poche ore alla settimana, spesso sono donne, hanno meno di 50 anni, lo stesso ISTAT ci spiega che un contratto a termine su due ha un basso reddito, mentre per chi ha un contratto a tempo indeterminato il rapporto è di uno a dieci.

Ed i contratti a tempi indeterminato sono una rarità da molti anni, anche nel Veneto uno su dieci, mentre il 70% delle nuove assunzioni, ci dice Veneto Lavoro, Ente della Regione, riguarda servizi a bassa produttività: ristorazione, commercio, pulizie, logistica, ambiti dove le retribuzioni sono, quando va bene, il 60% di ciò che si percepisce in realtà più strutturate, a partire dalla manifattura.

Parliamo di lavoratrici e lavoratori poveri il cui misero salario è divorato dall’inflazione cresciuta del 17% dal 2021 al 2023 e se l’inflazione divora i salari a prescindere, lo fa ancora di più con chi è indigente.

E quando questo accade, il calo demografico ne è la naturale conseguenza.

Soprattutto, questo circolo non si arresta, questa filiera del basso costo del lavoro non conosce confini ed arriva sempre più giù, favorito dal sistema degli appalti e dei subappalti, fino al caporalato, fino allo schiavismo, dove il massimo del profitto si coniuga con il massimo dello sfruttamento.

Ed allora si traduce in morte, come è avvenuto per i cinque lavoratori dell’appalto della Esselunga di Firenze, trenta diverse tipologie di contratto, una peggiore dell’altra; come è avvenuto a Suviana, 7 morti, appalto Enel; come è avvenuto per i 5 operai di Brandizzo, appalto delle Ferrovie; come è avvenuto nelle campagne di Latina, con la barbara uccisione di Satnam Singh, 14 ore di lavoro al giorno per tre euro, per poi essere abbandonato a sé stesso e fatto morire in condizioni atroci.

Non abbiamo bisogno del decreto primo maggio Presidente Meloni, abbiamo bisogno di cambiare un modello sempre più famelico che ci sta facendo danzare sul ciglio di un burrone a causa di venti di guerra che si fanno ogni giorno più insistenti in una sorta di impazzimento generale, dove la soluzione è individuata nel riarmo e non nella pace.

Noi abbiamo bisogno di un modello che metta al centro il lavoro, la salute, l’istruzione, che redistribuisca ricchezza, che riconosca dignità alla persona, che le dia stabilità, speranza, voglia di sentirsi proiettata nel futuro.

E tutto scritto, è scritto nella nostra Costituzione pensata e voluta per garantire democrazia e pace dopo vent’anni di dittatura e sei di guerra. Costituzione, scritta con il sangue di chi ha lottato per la libertà.

Questo sentimento è molto più diffuso di quanto crediamo ma non trova espressione.

Io sono rimasto colpito, come tanti credo, dal segno lasciato da Papa Francesco. Lo dico da persona profondamente laica, per cultura e per storia.

Un uomo, Papa Francesco, in grado di trasmetterti un’ideale per cui vale la pena combattere, capace di una radicalità forte, netta, una voce scomoda e chiara nel proprio messaggio e nel proprio agire, un Papa che citava poco Dio ma molto le tante donne e i tanti uomini alla periferia del mondo, evidenziando che non si trattava di fatalità o di destino o di volontà divina ma di una precisa scelta politica ed a tale proposito usava frasi del tipo:

“Il lavoro precario uccide, uccide la dignità, uccide il futuro, uccide la speranza,”;

“le morti sul lavoro sono una tragedia inaccettabile in un mondo civile”;

“una economia uccide quando il profitto conta più di una persona.

Ai tanti potenti stranieri e nostrani che gli hanno reso omaggio, in questi giorni, mi vergogno io per la loro sconfinata ipocrisia, solo per fare un esempio, nei confronti dei migranti ai loro muri e alle loro deportazioni il Papa contrapponeva aiuto, soccorso, accoglienza e integrazione.

A noi tutti, invece, chiedo di essere insieme ora e sempre dalla parte degli ultimi, degli esclusi, degli scartati, degli emarginati, degli indifesi, cioè dalla parte della giustizia, perché questa è la nostra ragione, perchè è questo il significato della parola Sindacato, insieme per la giustizia.

Buon primo maggio!

Il servizio di Telenordest sul primo maggio in Piazza dei Signori a Padova