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Sanità. Firmato il CCNL 2019/2021 dei medici, veterinari e dirigenti SSN. FP Cgil: "Un risultato importante"

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  • Descrizione allegato: Il volantino della FP Cgil sul rinnovo del CCNL con tutti gli obbiettivi ottenuti
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Coinvolti circa 136 mila professionisti, 240 euro lordi medi mensili di aumento, 10 mila euro di arretrati. Filippi: “Ora subito via alla contrattazione nelle Aziende ed al rinnovo del triennio 22/24″

“La sottoscrizione definitiva del CCNL 19/21 è un risultato importante per le lavoratrici e per i lavoratori del SSN. Sono garantiti i diritti su orario di lavoro e carriere. Le carenze di personale non potranno più ricadere solo sulle spalle dei professionisti, perché il nuovo contratto di fatto agisce come leva per un piano assunzionale straordinario. Infatti, per garantire i servizi serve nuovo personale, invece di spremere il poco rimasto. Per rendere attrattivo il Servizio sanitario, inoltre, è necessario intervenire sulle condizioni di lavoro e sulla conciliazione con la vita personale e familiare”. Lo scrive in una nota Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN.

“Nel contratto – ha osservato – abbiamo migliorato la possibilità di conciliazione dei tempi di vita-lavoro anche intervenendo sulle condizioni economiche del part time e del lavoro agile, ma servono soprattutto assunzioni di nuovi professionisti. Quanto alle retribuzioni, garantiamo la concentrazione delle risorse disponibili per aumentare le voci fisse e ricorrenti della busta paga, con 240 euro lordi medi mensili di aumento, di cui circa 190 sono destinati al trattamento fondamentale. Le restanti risorse sono per posizioni, performance e condizioni di lavoro. Gli arretrati maturati dal 2019 ad oggi sono pari a circa 10 mila euro lordi procapite che potranno essere erogati già nella busta paga di febbraio/marzo”.

“Inoltre – ha spiegato ancora Filippi – introduciamo finalmente l’indennità di specificità anche per i dirigenti sanitari e l’indennità per turno nei servizi prestati presso i pronto soccorso. Quanto agli incarichi professionali, non sono più un miraggio ma un diritto certo: le aziende dovranno assegnarlo a tutti ‘entro e non oltre 60 giorni dall’esito positivo della valutazione’ così come dovranno finalmente organizzarsi per consentire il recupero dell’extraorario lavorato che fino ad oggi poteva essere azzerato”.

“La Fp Cgil – ha assicurato – si è battuta e continuerà a battersi per l’equiparazione retributiva di tutti i Dirigenti anche in riferimento al riconoscimento dell’indennità di esclusività per i dirigenti delle professioni sanitarie sin dal prossimo contratto. Mentre sui media si sviluppano le polemiche sull’emergenza dei pronto soccorso e la carenza di medici dovuta alle condizioni di lavoro, nel Ccnl introduciamo strumenti che costituiscono delle prime risposte, ma diciamo sin da ora che il Ministro deve convocare i sindacati della dirigenza per affrontare la questione salariale e occupazionale con strumenti ben diversi da quelli messi in campo finora”.

In definitiva, “abbiamo lavorato per qualificare il Contratto collettivo nazionale per garantire tutele, diritti e carriere delle professioniste e dei professionisti, ma siamo consapevoli che sono necessari investimenti e più risorse oltre che più contrattazione, anche aziendale, per riconoscere il ruolo di chi sceglie di lavorare per il Ssn, con orgoglio e spirito di servizio e adesione all’art. 32 della Costituzione. Ora subito via alla contrattazione nelle Aziende ed al rinnovo del triennio 22/24”, ha concluso Andrea Filippi.

Il servizio di ITALPRESS sul rinnovo del CCNL 2019/2021 di medici, veterinari e dirigenti SSN

Lavoro, presentata dai sindacati piattaforma rinnovo Ccnl Cooperazione agricola

Si è aperta, ieri, giovedì 18 gennaio, a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale delle Cooperative e dei Consorzi Agricoli, scaduto il 31 dicembre 2023, che avrà decorrenza 2024-2027.

Illustrando la piattaforma unitaria alle parti datoriali, i Segretari nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil hanno sottolineato che “il rinnovo contrattuale rappresenta una importante occasione per contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese, individuando soluzioni in grado di realizzare migliori tutele per le lavoratrici e i lavoratori, anche valorizzando le specificità del settore della cooperazione”.

I sindacati hanno esposto gli ottimi risultati registrati nel 2023 dal settore agroalimentare italiano, ottenuti anche grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, nonostante le tensioni internazionali e l’aumento generalizzato dei prezzi.

Tra i punti principali della piattaforma: miglioramenti sul piano delle relazioni sindacali, degli appalti, del welfare, della classificazione, della sicurezza e salute sul lavoro, più ore dedicate alla formazione professionale, la riduzione dell’orario di lavoro da 39 a 36 ore a parità di salario, permessi aggiuntivi per visite specialistiche, assistenza anziani e genitori di figli fino a 3 anni per l’inserimento in asilo nido, l’ampliamento delle casistiche per l’anticipazione del Tfr. I sindacati richiedono inoltre un aumento salariale di 210 euro a parametro 111: “Una richiesta – hanno evidenziato i Segretari nazionali – motivata anche dal bisogno di una politica salariale espansiva per il Paese che, redistribuendo la ricchezza prodotta, sappia aumentare la capacità di spesa delle persone e far ripartire i consumi interni”.

Nonostante l’emergere di alcuni punti di discussione, le parti hanno espresso la volontà di trovare soluzioni comuni per rinnovare il contratto in tempi brevi; per proseguire il confronto in sede tecnica e approfondire i temi specifici della piattaforma sono già state fissate le date del 12 e 22 febbraio e del 4 marzo, mentre una sessione plenaria si terrà nel mese di marzo.

Terzo anniversario dell'entrata in vigore del TPNW: lunedì 22, anche la Cgil di Padova al sit in sul Liston promosso da "Uniti per la pace - Padova" e dalla "Rete Italiana Pace e Disarmo".

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  • Descrizione allegato: La locandina dell'iniziativa
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Lunedì 22 gennaio, sit in alle ore 18.00, sul Liston, davanti a Palazzo Moroni, promosso da UNITI PER LA PACE – PADOVA e dalla RETE ITALIANA PACE E DISARMO, con adesione del Comune di Padova, per celebrare i tre anni dell’entrata in vigore del Trattato ONU di proibizione delle Armi Nucleari (TPNW).

Ad oggi sono 70 gli Stati che hanno ratificato il trattato, ma tra questi continua a mancare l’Italia

Lunedì 22 gennaio 2024 si celebra il terzo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato ONU per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), la prima norma internazionale che dichiara illegali le armi nucleari. Si tratta di uno strumento legale fortemente voluto dalla società civile, entrato in vigore con votazione all’Onu il 22 gennaio 2021, con cui si proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare armi nucleare, o anche permettere che armi nucleare siano posizionate sul proprio territorio.

Per celebrare questa storica data saranno tante, lunedì 22 gennaio, le iniziative in tutta Italia. A Padova, alle 18.00, le associazioni aderenti a UNITI PER LA PACE – PADOVA e alla RETE ITALIANA PACE E DISARMO, hanno organizzato un sit-in sul Liston, davanti a Palazzo Moroni, con l’adesione del Comune di Padova che per l’occasione farà suonare la Campana della Torre campanaria del Municipio quale messaggio di speranza e di pace.

Attualmente – dicono gli organizzatori dell’iniziativa – il TPNW è stato ratificato da 70 Paesi (erano 50 alla sua nascita) ma, come emerso durante l’ultima conferenza degli stati aderenti al Trattato tenutasi presso la sede dell’Onu a New York dal 27 novembre al 1° dicembre del 2023 (a cui hanno partecipato come Stati parti o come osservatori, 94 Paesi ma non l’Italia), il TPNW sta diventando uno strumento sempre più forte e sono diversi gli Stati che hanno annunciato di volervi aderire: l’Indonesia ha recentemente approvato la ratifica del trattato e Brasile, Gibuti, Guinea Equatoriale, Mozambico e Nepal hanno annunciato l’intenzione di ratificarlo a breve”.

Purtroppo l’Italia – concludono da Uniti per la Pace - Padova – continua a mantenere una posizione di assoluta contrarietà all’adesione al Trattato (TPNW). Per questo lunedì 22 gennaio, oltre a festeggiare il compleanno del Trattato, continueremo a chiedere al nostro Paese di ratificare il Trattato e di ratificare la pace! Non si può ignorare la continua miccia accesa dalle continue crisi internazionali, motivo per cui continueremo a fare pressione su Governo e Parlamento appoggiando tutte le iniziative utili come la campagna “Italia, ripensaci” volta a favorire una forte presa di coscienza sull’impossibilità di basare la costruzione della nostra sicurezza su una minaccia di distruzione di massa. Crediamo fortemente che il nostro Paese, con la sua importante tradizione, la ricca storia pacifista e il ruolo significativo nella comunità internazionale, abbia il potenziale per influenzare positivamente la direzione del dibattito sul disarmo nucleare. Per questo, la mancata adesione dell’Italia al TPNW rappresenta una mancanza di impegno nei confronti di un futuro più sicuro e privo di minacce nucleari”.

Le Associazioni padovane della Rete Italiana Pace e Disarmo e di Uniti per la Pace - Padova: CGIL CISL UIL - Ufficio Diocesano Pastorale Sociale – ANPI – Associazione per la Pace – Movimento dei Focolari – Beati i Costruttori di Pace – Azione Cattolica – MIR – Rete Studenti Medi – UDU – ACLI – ARCI – Libera – Legambiente – Comunità Papa Giovanni XXIII – Donne in Nero – Centro Pandora – Comunità di Sant’Egidio – Casa delle Donne – Emergency

Il video del mattino di Padova sulle celebrazioni dell'entrata in vigore del TPNW di due anni fa

Scuola in libreria: sabato 20 gennaio, alle 15.00, alla Feltrinelli di Padova la presentazione di “Domani interrogo” con l’autrice Gaja Cenciarelli

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  • Descrizione allegato: La locandina dell'iniziativa

Si comunica che sabato 20 gennaio, alle ore 15.00, presso la libreria Feltrinelli di via San Francesco 7 a Padova, ci sarà la presentazione di “Domani interrogo” (Libro vincitore del Premio Alvaro Bigiaretti 2023) con l’autrice Gaja Cenciarelli che dialogherà con Patrizia Tazza, Presidente Sasfal-Cgil, e Chiara Pasquato, insegnante CPIA Provincia di Padova.

“Si tratta – dicono gli organizzatori dell’iniziativa – di un romanzo appassionante e vero che racconta dei timori e delle speranze di una professoressa di inglese alle prese con le ragazze e i ragazzi che frequentano uno scalcagnato istituto scolastico della periferia romana che somiglia molto alla Rebibbia di Zerocalcare”.

La presentazione si inserisce all’interno di “Scuola in Libreria”, una rassegna di presentazioni di libri e autori sul tema della scuola organizzata dall’associazione Sasfal-Cgil, insieme alla Cgil di Padova, alla Flc Cgil, all’associazione “Proteo Fare Sapere” e con il Patrocinio del Comune di Padova. Una rassegna per parlare di educazione e formazione, dei valori di una scuola democratica, attraverso la voce di autrici e autori in incontri aperti alla cittadinanza, con docenti, genitori e studenti. Un’occasione che diventa invito alla lettura e al confronto sui temi attuali che coinvolgono tutti.

Quello di sabato 20 sarà il secondo incontro della rassegna che durerà fino a febbraio. A questo link  SCUOLA IN LIBRERIA il programma completo.

Il "Nuovo fondo vittime amianto" è un regalo a Fincantieri, non un risarcimento alle vittime e alle loro famiglie". La denuncia della Fondazione "Bepi Ferro", dell’Associazione Ubaldo Spanghero di Monfalcone e della Cgil Veneto

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Fondazione Bepi Ferro: “Destinati 20 milioni di euro a beneficio di una sola società identificabile con Fincantieri”. Re David, Cgil: “Una beffa”

di Giorgio Sbordoni per Collettiva.it

La legge di Bilancio approvata a fine anno ha lasciato sotto l’albero un regalo a Fincantieri. A denunciarlo, in prima battuta, è stata la Fondazione Bepi Ferro di Padova insieme all’Associazione Ubaldo Spanghero di Monfalcone e alla Cgil del Veneto, unite da anni nella lotta per tutelare il diritto al risarcimento dei lavoratori esposti all’amianto e dei loro familiari.

“Con la Circolare Inail del 29 dicembre 2023, impropriamente intitolata ‘Fondo vittime amianto’, in realtà priva di alcuna concreta utilità per le ‘vittime dell’amianto’, si è voluto destinare – scrivono in una nota congiunta – 20 milioni di euro a beneficio di una sola società, identificabile in Fincantieri s.p.a., già condannata nelle persone dei suoi dirigenti in sede penale e ancor più frequentemente in sede civile da vari Giudici della penisola (con sentenze passate in giudicato) per aver causato la malattia e la morte di una impressionante serie di lavoratori per l’utilizzo improprio di amianto”.

“Le risorse, per altro – sottolinea Giancarlo Moro, legale della Fondazione – sono state reperite attraverso la diminuzione del fondo sociale per occupazione e formazione, destinato ai lavoratori”.

TUTTO NERO SU BIANCO

Bastava leggersi le carte con attenzione per sentire puzza di bruciato. Ed è strano che a oggi non sia ancora scoppiato lo scandalo. Nella circolare Inail infatti si parla di un fondo cui “possono accedere anche le stesse società partecipate pubbliche”. Nel Decreto interministeriale del 5 dicembre 2023, firmato dalla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, e dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, si legge che “il Fondo interviene in favore dei lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l'attività lavorativa prestata presso i cantieri navali per i quali hanno trovato applicazione le disposizioni dell'articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257 (“Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto”), nonché, in caso di decesso, nei confronti dei loro eredi; che possono accedere al Fondo le società partecipate pubbliche dichiarate soccombenti con sentenza esecutiva o comunque parti debitrici nei verbali di conciliazione giudiziale depositati entro il 31 dicembre 2023, o nei verbali di conciliazione comunque sottoscritti in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, aventi ad oggetto il risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, riconosciuti in favore dei lavoratori”.

All’articolo 3, comma 7, è specificato che “è precluso l’accesso al Fondo ai lavoratori o, nel caso di decesso, ai loro eredi, che hanno già percepito il risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, da parte della società partecipata pubblica”.

Insomma, considerando che Fincantieri è perfettamente solvibile e ha sempre risarcito puntualmente tutti i lavoratori affetti da patologie asbesto correlate o, in caso di decesso, i loro familiari, “questa sembra una norma ad aziendam, trattandosi di un fondo – ha scandito con chiarezza l’avvocato Moro – destinato sostanzialmente a chi ha causato le morti per amianto con responsabilità accertata dalla magistratura. Un secondo fondo vittime amianto – il primo (quello istituito dal governo Prodi nel 2007) era destinato veramente solo alle vittime dell’amianto – destinato a chi ha causato la malattia o la morte dei lavoratori. Il che confligge con il senso etico e potrebbe addirittura risultare come un aiuto di Stato”.

RE DAVID, CGIL: “UNA VERA E PROPRIA BEFFA”

“Una norma scritta e pensata per una società specifica e vicina al governo, Fincantieri, a cui si regalano 20 milioni di euro per il 2023, e che non è invece di nessuna utilità per i lavoratori vittime dell’amianto, che da molti anni attendono invece un vero intervento riformatore del FVA (Fondo Vittime Amianto) in un’ottica universale per indennità e riconoscimenti”. Così la segretaria confederale della Cgil Francesca Re David commenta la previsione di questo nuovo Fondo.

“La legge – spiega – sembra istituire un fondo per la liquidazione di un indennizzo a favore dei lavoratori e dei loro eredi che si sono ammalati dopo l’esposizione lavorativa all’amianto in società partecipate pubbliche della cantieristica navale, ma lo estende alle stesse imprese colpevoli di tale esposizione. È una vera e propria beffa”.

“Di fatto l’indennizzo viene trasformato in una quota di risarcimento già liquidato in sentenza esecutiva (o conciliativa), e si stabilisce un rimborso a favore di Fincantieri, perfettamente solvibile e leader mondiale nel suo settore, i cui dirigenti – ricorda infine Re David – sono stati condannati penalmente e civilmente per aver causato la malattia e la morte di tantissimi lavoratori per l’utilizzo improprio di amianto”.

LO SDEGNO DELLA FONDAZIONE BEPI FERRO CHE HA DENUNCIATO PER PRIMA

“La nostra indignazione è dovuta a tre fattori – ci spiega senza mezzi termini la presidente, Rosanna Tosato – . In primo luogo, con questa previsione, si confondono le vittime con i veri colpevoli delle stragi, le aziende, di cui sono state accertate le responsabilità civili e penali delle malattie e delle morti da esposizione all’amianto. In secondo luogo ci colpisce l’iniquità di elargire finanziamenti pubblici a una sola azienda, perfettamente solvibile, escludendo tutte le aziende che in questi anni sono fallite – e ce ne sono tante – e che per questo non hanno potuto risarcire i familiari di lavoratori morti per l’amianto. L’unico strumento per ovviare ai fallimenti e alla conseguente insolvibilità di queste aziende è il fondo vittime amianto, quello vero, quello istituito dal governo Prodi nel 2007. Quello doveva essere incrementato. In terzo luogo è inaccettabile che il governo decida in Legge di Bilancio che i finanziamenti per questo nuovo fondo vengano sottratti al fondo sociale per la formazione e l’occupazione dei lavoratori. Toglie soldi destinati ai lavoratori per una finalità sociale con l’unico obiettivo di elargirli a un’azienda condannata più volte dalla magistratura per aver causato la morte di altri lavoratori”.

Questa notizia arriva, per altro, in un quadro già molto cupo per quello che è lo stato dell’arte della lotta all’amianto sul territorio. “Il Veneto – ci spiega la presidente della fondazione – è l’unica regione del Nord Italia che non ha un piano regionale amianto. Nonostante noi e la Cgil regionale avessimo inviato una piattaforma alla Regione già a fine 2019 dove chiedevamo una legge regionale sulla questione amianto. Una cosa che invece si è fatta in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e in molte altre regioni. Quando parliamo di un piano pensiamo a una mappatura dell’amianto sul territorio, alla tutela dei lavoratori con relativa sorveglianza sanitaria, alla bonifica dell’amianto ancora presente. Tutte cose che in molte altre regioni hanno fatto anche utilizzando i soldi del Pnrr”.

La Fondazione Bepi Ferro, nata nel 2008, è dedicata alla figura di Bepi Ferro, storico delegato sindacale della Fiom Cgil alle ex Officine Meccaniche Stanga, poi Firema, l’azienda metalmeccanica più importante del territorio, che produceva carrozze ferroviarie. Al tempo contava oltre 800 dipendenti. Di questi, ci ha raccontato Rosanna Tosato, oltre un centinaio, tra cui lo stesso Bepi Ferro, sono morti negli anni a causa di malattie asbesto correlate quali il mesotelioma pleurico, facendo di fatto della Firema una delle Spoon River più tristemente conosciute della lotta all’amianto nel nostro Paese, insieme alla Eternit di Casale Monferrato o ai cantieri navali di Monfalcone.

BASSO, CGIL VENETO: “UN PROVVEDIMENTO CHE PREMIA SOLO FINCANTIERI”

“Il tema è veramente scioccante – ha dichiarato a Collettiva Tiziana Basso, segretaria generale della Cgil del Veneto –. Sull’amianto e la tutela dei lavoratori abbiamo fatto battaglie molto dure in Veneto. Leggere oggi questa norma che di fatto va a coprire il prezzo pagato da un’azienda per risarcire lavoratori che hanno avuto un danno permanente o familiari di vittime dell’amianto non solo è preoccupante, ma anche straordinariamente sbagliato. Lo denunciamo in maniera forte. Sull’amianto vanno fatti altri tipi di interventi. Si devono stanziare risorse per risarcire le vittime e i familiari che si sono ammalati, si deve attivare la tutela, il monitoraggio, la sorveglianza sanitaria e procedere alla bonifica. Questa scelta invece porta via risorse per coprire risarcimenti cui è stata condannata una sola azienda che è Fincantieri”.

“Siamo sconcertati – le fa eco Silvana Fanelli, la segretaria Cgil Veneto con delega alla sicurezza –. Si scaricano sulla fiscalità generale comportamenti di aziende private non conformi alle regole. Fuori discussione che le vittime dell’amianto devono essere risarcite e le aziende devono metterci le loro risorse sulla situazione che si è determinata. Se c’era un fondo da incrementare era quello del 2007. Siamo al fianco della Fondazione Bepi Ferro, come sempre. Questa è anche una nostra battaglia”.

La testimonianza di Candido Salvato, compagno della Cgil di Padova che è stato operaio alle officine Stanga dal 1975 al 2006, rilasciata per il progetto “Raccontare di lavoro e di amianto alle generazioni future”

 

Paventata esternalizzazione degli stabulari degli animali all’IZSVe di Legnaro. La denuncia della FP Cgil Padova: “A rischio l’eccellenza dell’Istituto e la salute dei cittadini”

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Fp Cgil Padova: “La direzione dell’Istituto torni sui suoi passi: appaltare il servizio degli stabulari ad una ditta esterna è controproducente sia per la ricerca che per la salute dei cittadini. Ed è antieconomico”

Conferenza stampa ieri, martedì 9 gennaio, della Segretaria Generale della Fp Cgil Padova, Alessandra Stivali accompagnata da Vinicio Capuzzo, delegato Fp Cgil Padova all’interno dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) con sede a Legnaro. Tema dell’incontro con la stampa la decisione dell’Ente di affidare in appalto in modo permanente il servizio degli stabulari ad una ditta esterna, dopo un anno di sperimentazione (definita un “fallimento”) in cui ciò è avvenuto tramite un affidamento diretto.

Cos’è l’IZSVe

L’IZSVe è un ente pubblico di controllo e ricerca nell’ambito della sicurezza alimentare e del benessere animale, in particolare svolge diagnosi su animali; controlli analitici sugli alimenti; analisi per il controllo ufficiale di allevamenti e prodotti alimentari; piani di sorveglianza epidemiologica, controllo ed eradicazione per prevenire la diffusione di malattie; progetti di ricerca scientifica negli ambiti della medicina veterinaria e della sicurezza alimentare; attività di formazione per gli operatori del settore veterinario e alimentare; attività di comunicazione scientifica, in particolare riguardo i rischi sanitari legati al contatto con gli animali e al consumo di alimenti; promuove il benessere animale all’interno del mondo produttivo, della ricerca scientifica biomedica e della società in generale.

L’Istituto, oltre alla sede centrale di Legnaro, ha 10 Sezioni territoriali in ogni provincia di Veneto, Friuli e Trentino, ed è un centro di eccellenza scientifica nazionale ed internazionale, diventato molto conosciuto negli ultimi anni per la sua attività di sequenziamento dei virus animali (e Coronavirus) e il controllo delle malattie trasmesse dagli animali all’uomo.

È attualmente Centro di Referenza Nazionale per l’Ittiopatologia, per l’apicoltura, per le malattie di Newcastle, influenza aviaria, rabbia, salmonellosi, e Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti dagli animali (Pet Therapy). Inoltre è Laboratorio di Referenza OIE (Organizzazione mondiale della sanità animale) e FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) per diverse  malattie degli animali.

L’esternalizzazione degli stabulari degli animali

La Direzione dell’IZSVe sta pensando di esternalizzare un settore non certo marginale della grande struttura di Legnaro: gli Stabulari degli animali che, a differenza di altri casi come l’Università di Padova dove si utilizzano solo la specie dei topi, a Legnaro si utilizzano varie specie animali come: volatili di vario tipo, conigli, topi, criceti, furetti, pesci di vario tipo, caprini, etc.

È un settore centrale importantissimo per tutta l’attività istituzionale e di ricerca dell’Istituto. Negli ultimi 10 anni non è stato gestito in maniera adeguata, soprattutto per quanto riguarda il coordinamento del personale addetto e la mancanza cronica dello stesso.

Da 6 mesi il personale interno è stato molto ridimensionato nel lavoro per disposizione del Dirigente del servizio, togliendo anche l’indennità economica per il lavoro nei giorni di sabato e festivi, con una significativa perdita economica.

In questo periodo è entrata una ditta privata in affidamento diretto provvisorio nella gestione del servizio, con una spesa di 144.570 € per un anno con una previsione di spesa già programmata per i prossimi 5 anni, di 1 milione 200mila € più IVA.

Gli addetti hanno dovuto essere addestrati e formati negli specifici compiti con i diversi animali presenti (perché formati solo sui topi), dallo stesso personale interno, utilizzando anche corsi interni organizzati dall’Ente, con ulteriore spesa per l’Ente.

Quindi si parla di rendere definitiva questa esternalizzazione ad una ditta privata, degli interi stabulari dell’IZSVe, anche se in questi mesi si sono riscontrati numerosi problemi, come per esempio: il continuo avvicendarsi degli operatori, quindi da ri-addestrare, problemi di morie di animali e di benessere degli stessi, calo dell’impiego della struttura per Ricerche e sperimentazioni da parte di altre strutture dell’Istituto e non.

“È fondamentale – hanno ribadito più volte Alessandra Stivali e Vinicio Capuzzo – che questo ente rimanga pubblico perché solo il pubblico può dare quelle garanzie necessarie affinché gli alti standard di professionalità ed eccellenza dell’IZSVe siano scrupolosamente mantenuti. Ci sono dei servizi, e quello svolto dagli stabulari è uno di questi, che non si possono esternalizzare perché così si interrompe la catena di controllo pubblico su una materia fondamentale per la salute degli animali e, conseguentemente, dei cittadini. Abbiamo visto quanto sia facile il salto di specie dei virus da animale ad umano e quali siano le catastrofiche conseguenze. Per questo siamo molto preoccupati e abbiamo chiesto più volte un incontro con la direzione dell’Ente, finora senza ricevere risposte”.

Il servizio di Telepadova 7 Gold sulla paventata esternalizzazione del servizio stabulari all'IZSVe

La denuncia dei sindacati: “A Palazzo Moroni ambienti insalubri e inadeguati per i lavoratori. Subito un incontro o si andrà allo stato di agitazione”

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Conferenza stampa ieri, lunedì 8 gennaio, di Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova, Michele Ponchia, RSU e Territoriale CSA, Francesco Scarpelli, RSU e Segretario Provinciale Uil Fpl, Lorenzo Benetti delegato della Uil Fpl, Matteo De Zanet, RLS Uil Fpl e Stefano Lorenzi RSU Uil Fpl per denunciare la grave situazione di degrado di alcuni ambienti comunali destinati ad ospitare le lavoratrici e lavoratori che svolgono il loro servizio per l’amministrazione comunale. Numerose le problematiche, in termine di sicurezza, salubrità e vivibilità dei luoghi di lavoro segnalate nel corso dell’ultimo anno dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione per la Sicurezza e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Gli edifici maggiormente colpiti – hanno dichiarato i sindacalisti – sono Palazzo Gozzi e più precisamente gli uffici destinati alla Polizia Locale (primo piano, piano terra, locali interrati -1 e -2), via Guasti (ufficio Anagrafe e Polizia Locale), le scuole "Colibrì" e il "Bruco", la sede del Servio Scolastico di via Raggio di Sole, l’ufficio Magazzino e Provveditorato di Via Tassinari, la sede della Polizia Locale di via T Aspetti 235, la sede della Polizia Locale di Via Liberi 16 e in quella in Prato della Valle presso Loggia Amulea per i settori della Polizia Locale, Tributi e ufficio Messi Comunali, nonché gli edifici dei servizi sociali”.

Prevalentemente – chiariscono le organizzazioni sindacali – si tratta di seri problemi relativi alle manutenzioni ordinarie e straordinarie degli edifici: umidità da risalita sulle murature e con pavimentazioni gonfiate ed irregolari; nfiltrazioni di acqua piovana e crepe sui soffitti; tinteggiature che non vengono eseguite da anni anche in occasione di avvicendamenti del personale negli uffici; carente manutenzione degli impianti di riscaldamento (nelle scuole citate) conseguente disagio fisico dei bambini e del personale scolastico; reiterato rinvio della sostituzione degli impianti tecnologici ormai obsoleti (in particolare caldaie, impianti di ventilazione forzata e climatizzazione); torrette elettriche rotte; plurisegnalate carenze nei luoghi di lavoro che possono essere causa di infortuni del personale in servizio. E anche in termini di incolumità dei dipendenti del Settore Servizi Sociali e nello specifico dei CST, più volte abbiamo segnalato che quotidianamente sono esposti a rischio di aggressioni. Anche in tal senso l'Amministrazione è stata investita di questa problematica molto delicata e fortemente sentita”.

Alcune organizzazioni sindacali – hanno proseguito – hanno chiesto mesi fa di intraprendere un percorso che porti ad una nuova sede per la polizia locale e comunque rendere vivibili, sicuri e dignitosi gli attuali luoghi di lavoro. Riteniamo inadeguati gli attuali spazi adibiti a spogliatoio attualmente in essere al piano interrato -2 di Palazzo Gozzi che sono un caveau di una ex banca dove in una superficie di 140 mq sono disposti n. 160 armadietti personali (vedi foto) e con un'unica entrata ed uscita ma privi di un'uscita alternativa di emergenza”.

Negli ultimi mesi abbiamo fatto presente più volte all'Amministrazione nei tavoli di trattativa queste gravi situazioni a fronte anche delle varie segnalazioni fatte degli RLS e RSPP senza ottenere alcuna tangibile risposta. Per esempio, nei primi giorni di dicembre 2023 alcuni operai segnalavano la necessità stringente di intervenire su di una condotta di scarico acque nere di Palazzo Gozzi poiché ostruita con tracimazione e infiltrazioni visibili ai piani inferiori e nei garage automezzi situato al piano interrato -1. Successivamente, in data 02/01 u.s., al mattino da tale condotta già gravemente compromessa fuoriusciva del materiale maleodorante di colore paglierino e marrone con tracce organiche (che lasciano poco dubbio sulla loro provenienza) allagando lo spogliatoio femminile e coinvolgendo gli armadietti e i beni personali degli addetti. Una situazione che ha costituito motivo di forte disagio oltre che di sicurezza tra il personale interessato anche il personale maschile avendo lo spogliatoio adiacente a quello femminile. Da questo sversamento è stato coinvolto anche l'impianto elettrico e di emergenza degli spogliatoi, con distacco del salvavita”.

Il problema – attaccano i sindacati – è stato ampiamente rappresentato ma attualmente, come dimostra quanto accaduto, non è stata presa alcuna soluzione concreta. La risoluzione di questi gravi problemi che investono diversi immobili del Comune per noi hanno un carattere prioritario. La vivibilità, la fruibilità, il decoro e la completa sicurezza e prevenzione della salute nei luoghi di lavoro per noi hanno carattere di urgenza, non si può più aspettare. La situazione è inaccettabile ed offensivo nei confronti di chi ha fatto queste segnalazioni e dei dipendenti stessi”.

Per questo motivo – concludono i sindacati – abbiamo chiesto, con una nota congiunta (RSU e OOSS), un incontro urgente con tecnici e amministratori. Auspichiamo che la convocazione avvenga in tempi rapidissimi, in caso contrario nella nostra azione potrebbe configurarsi una segnalazione allo Spisal, un'assemblea dei Lavoratori con un eventuale messa al voto di uno stato di agitazione. Se si dovesse configurare lo stato di agitazione saremo costretti a ritrovarci dal sig. Prefetto”.

Il servizio di Telenordest sulla denuncia dei sindacati sulla situazione di degrado degli immobili di Palazzo Moroni destinati al personale

Dipendenti del settore pubblico e del privato sociale: quali prospettive dopo un 2023 molto difficile?

"Il 2023 è stato un anno molto difficile per il personale della funzione pubblica e del privato sociale. Stiamo parlando di quei circa 30 mila addetti della nostra provincia che con il loro lavoro e sacrificio hanno sostenuto sanità, enti locali, funzioni centrali, igiene ambientale e terzo settore senza ricevere nessun aumento salariale. E, purtroppo, le prospettive per l’anno nuovo non sono delle migliori.

Come Fp Cgil di Padova non possiamo nascondere di essere molto preoccupati per l’esiguità delle risorse previste dalla Legge di Bilancio 2024 nei settori che seguiamo nella nostra Provincia che, ricordiamo, è la prima in Veneto per numero di dipendenti nella sanità e nel terzo settore. Un collettivo di donne e uomini che silenziosamente lavorano per il bene pubblico e la sua preservazione. Ma, ci chiediamo, si può ancora chiamare lavoro un’attività che non riserva nessuna gratificazione né dal punto di vista economico né da quello professionale? E che senso ha operare per una contrattazione decentrata quando molti dei settori che seguiamo sono desolatamente senza fondi contrattuali sufficienti per investire in assunzioni e premialità effettive? Perché è questa la situazione che ci troviamo di fronte. Esistono servizi nel nostro territorio, come ad esempio l’ispettorato del lavoro ma non solo, nei cui uffici manca una connessione internet che funzioni, per dirne una. Oppure hanno spazi totalmente inadeguati ad accogliere nuovi colleghi che non vengono messi così nelle condizioni di mettersi all’opera. Servizi assistenziali ospedalieri, territoriali e case di riposo che non hanno personale sufficiente, sia nel comparto, sia nella dirigenza. È vero che esistono anche delle eccellenze nel nostro territorio ma queste sono state raggiunte grazie alle lavoratrici e lavoratori che vi operano. Il panorama generale però resta drammatico: appalti ed esternalizzazioni stanno destrutturando un sistema di servizi socio assistenziali alla persona che richiederebbe cura e non il raggiungimento di obiettivi che si tramutano in numeri. Perché è purtroppo questo l’indirizzo che sta prendendo la pubblica amministrazione: i numeri sono diventati più importanti delle persone.

A queste condizioni, per quanto potremo ancora resistere? Vale la pena sottolineare che la pubblica amministrazione si sostiene attraverso la fiscalità generale e la contrattazione decentrata a cui vengono destinate le risorse a disposizione di ogni singolo ente. Questo però porta spesso porta a diversi trattamenti contrattuali tra dipendenti diretti dell’ente e personale esternalizzato. Come Fp Cgil Padova, auspichiamo per il 2024 una maggior redistribuzione economica nel lavoro territoriale, l’arrivo del personale promesso e un miglioramento delle relazioni sindacali sia negli enti ministeriali, anche non economici, che in quelli locali. Inoltre, puntiamo ad avere una contrattazione di genere che sostenga un mondo del lavoro costituito per più del 70% da donne, quindi con una maggior attenzione verso l’uso del linguaggio e attraverso la valorizzazione delle differenze.

In conclusione, per il 2024 riteniamo necessario che proprio da qui, dalla provincia veneta con maggiori “aziende” pubbliche, debba partire un’idea di benessere anche per chi “produce” cura, assistenza e tutele. Lavoratrici e lavoratori, grazie ai quali, i diritti dei cittadini hanno garanzia e applicazione. Ma per continuare a farlo e per farlo meglio servono risorse, personale e contrattazione per migliorare le condizioni lavorative. Se il 2024 non avrà queste priorità, avremo l’ennesima conferma che il Covid non ci ha insegnato nulla".

Alessandra Stivali, Segretaria Generale FP Cgil Padova