Skip to main content

ArcelorMittal Legnaro: continua il presidio dei lavoratori

A seguito dell’esito dell’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico di ieri in cui l’Amministratore Delegato ha preso altri 10 giorni di tempo per poter presentare il nuovo piano industriale e dopo l’assemblea che si è tenuta oggi, le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento ArcelorMittal di Legnaro hanno deciso di continuare il presidio fuori dalla sede per tutto il tempo che la vertenza richiederà anche perché non è ancora chiaro quando il lavoro presso il sito di Legnaro sarà riavviato.

I lavoratori si alterneranno per garantire la sicurezza della struttura e per assicurarsi che nulla venga portato via dallo stabilimento.

Nello stabilimento ArcelorMittal di Legnaro la produzione è stata ferma durante le due settimane appena trascorse e i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione a zero ore.

Ieri, al termine dell’incontro al Ministero, Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia hanno dichiarato: “Per noi il tempo è largamente scaduto. Si devono usare questi dieci giorni per riportare ad una verificabile normalità le relazioni sindacali con il gruppo e i singoli siti. Bisogna garantire il riavvio delle produzioni possibili, delle manutenzioni indispensabili, del risanamento ambientale e quindi il rientro dei lavoratori in tutti gli stabilimenti del gruppo consentendo una gestione della cassa integrazione in rotazione e traguardando il mese di giugno. Per la Fiom è necessario mantenere lo stato di agitazione in tutti i siti per evitare il rischio i prossimi dieci giorni si trasformino in un semplice rinvio di responsabilità, a cui il Governo e ArcelorMittal non si possono più sottrarre”.

 

“Dovremo aspettare altri 10 giorni, in questa vicenda che dura da anni, per avere un piano industriale che i lavoratori si aspettano dovrebbe riguardare il mantenimento dell’occupazione in tutti i siti con un intervento dello Stato a garanzia dei posti di lavoro e di questa attività strategica ed essenziale per il nostro Paese. Questo è l’unico piano industriale di cui i lavoratori hanno bisogno. In più è necessario sottolineare che i piani industriali prevedono investimenti che, però, da quando c’è ArcelorMittal i lavoratori di Legnaro non hanno ancora visto.” ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom di Padova

 

Padova, 26/05/2020

ArcelorMittal Legnaro: lunedì 25 maggio presidio in concomitanza con l’incontro al Ministero

Nello stabilimento ArcelorMittal di Legnaro la produzione è stata ferma durante le due settimane appena trascorse e i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione a zero ore.

Lunedì 25 maggio i lavoratori di Legnaro partecipano alla mobilitazione nazionale di sciopero di tutti i dipendenti del gruppo, proclamata unitariamente dalle segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm in concomitanza dell’incontro fra le parti presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

I lavoratori del sito di Legnaro si riuniranno in presidio e si terrà un’assemblea in cui si discuterà anche della richiesta da parte dell’azienda di prolungare ulteriormente la cassa integrazione a zero ore.

A settembre 2019 i lavoratori del sito di Legnaro denunciarono che, dopo l’acquisizione dell’Ilva da parte di ArcelorMittal, tutti i clienti furono rilevati da ArcelorMittal CLN Distribuzione Italia srl, una joint venture distributiva di ArcelorMittal Italia. Da quel momento lo stabilimento non ha più avuto rapporti diretti con i clienti. Lo stabilimento di Legnaro, di conseguenza, non ha più un dipartimento commerciale interno perché tutto passa per questa srl e con gli operai in cassa integrazione lo stabilimento è totalmente fermo.

Per cui, come nel resto dei siti ArcelorMittal, questa cassa integrazione rischia di decretare il fermo delle attività produttive.

Durante l’incontro con la direzione, in cui è stata comunicata la volontà da parte della proprietà di continuare la cassa integrazione a zero ore, la Fiom e i lavoratori dello stabilimento di Legnaro hanno dichiarato che non permetteranno alla joint venture di portare via il materiale presente nel sito.

“La Fiom di Padova insieme ai lavoratori attenderà l’esito dell’incontro di lunedì a Roma per decidere il da farsi” ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom di Padova

Anche i rappresentanti dei siti veneti di Legnaro e Marghera parteciperanno all’incontro ministeriale.

Padova, 24/05/2020

Arcelor Mittal Legnaro: lunedì presidio in concomitanza con l’incontro al Ministero

Nello stabilimento Arcelor Mittal di Legnaro la produzione è stata ferma durante le due settimane appena trascorse e i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione a zero ore.

Lunedì 25 maggio i lavoratori di Legnaro parteciperanno alla mobilitazione nazionale di sciopero di tutti i dipendenti del gruppo, proclamata unitariamente dalle segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm in concomitanza dell’incontro fra le parti presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

I lavoratori del sito di Legnaro si riuniranno in presidio e si terrà un’assemblea in cui si discuterà anche della richiesta da parte dell’azienda di prolungare ulteriormente la cassa integrazione a zero ore.

A settembre 2019 i lavoratori del sito di Legnaro denunciarono che, dopo l’acquisizione dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal, tutti i clienti furono rilevati da Arcelor Mittal CLN Distribuzione Italia srl, una joint venture distributiva di Arcelor Mittal Italia. Da quel momento lo stabilimento non ha più avuto rapporti diretti con i clienti. Lo stabilimento di Legnaro, di conseguenza, non ha più un dipartimento commerciale interno perché tutto passa per questa srl e con gli operai in cassa integrazione lo stabilimento è totalmente fermo.

Per cui, come nel resto dei siti Arcelor Mittal, questa cassa integrazione rischia di decretare il fermo delle attività produttive. 

Durante l’incontro con la direzione, in cui è stata comunicata la volontà da parte della proprietà di continuare la cassa integrazione a zero ore, la Fiom e i lavoratori dello stabilimento di Legnaro hanno dichiarato che non permetteranno alla joint venture di portare via il materiale presente nel sito. 

 

“La Fiom di Padova insieme ai lavoratori attenderà l’esito dell’incontro di lunedì a Roma per decidere il da farsi” ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom di Padova

Anche i rappresentanti dei siti veneti di Legnaro e Marghera parteciperanno all’incontro ministeriale.

 

Padova, 23/05/2020

Acciaierie Venete, non dimenticare è un dovere di tutti

Sono passati due anni dal 13 maggio 2018, giorno in cui alle Acciaierie Venete la siviera piena di metallo incandescente rovinò al suolo investendo gli operai che erano al lavoro nella struttura, ferendone due, Simone Vivian e David Di Natale, che si salvarono con rispettivamente 40 giorni e 300 giorni di prognosi e portando alla morte Sergiu Todita in poche settimane e Marian Bratu dopo sette mesi di sofferenze. Una triste ricorrenza come questa, che tanto ha toccato gli animi di lavoratrici e lavoratori della nostra regione e non solo, non può essere dimenticata, neppure per cause di forza maggiore come quelle che stiamo vivendo da 3 mesi a questa parte.

Anzi, per loro due e per le loro famiglie, così provate dalla perdita, e per tutti i feriti e i morti sul lavoro noi dobbiamo continuare a lottare, anche in questo momento, soprattutto in questo momento.

Nessuna deroga alla sicurezza, nessuno sconto dev’essere fatto sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Oggi più che mai non è possibile chiudere uno o entrambi gli occhi davanti alle difformità riguardanti le tutele e i dispositivi di sicurezza, non è accettabile dover mettere il profitto davanti alla salvaguardia dell’essere umano.

Come Fiom di Padova continueremo a batterci su questi temi e continueremo a stare vicini alle famiglie Bratu e Todita in vista del 17 novembre 2020, data in cui si terrà la prima udienza del processo dedicato all’incidente del 13 maggio 2018, che vede imputati per omicidio colposo e lesioni i padovani Alessandro Banzato e Giorgio Zuccaro, presidente e direttore dello stabilimento di Acciaierie Venete, i friulani Dario Fabbro, presidente della Danieli Centro Cranes spa, Giampietro Benedetti e Giacomo Mareschi Danieli quali rispettivamente presidente e amministratore delegato di Danieli & C. officine meccaniche. 

“Dopo due anni non si è ancora svolta alcuna udienza riguardante le Acciaierie Venete e come Fiom Cgil di Padova non ci siamo ancora potuti costituire parte civile al processo. Due anni sono troppo tempo sia per queste famiglie che stanno aspettando giustizia per i loro cari che per il rispetto dovuto alle vite di ogni singolo lavoratore. Devono essere trovate assolutamente le responsabilità e i colpevoli devono pagare il prezzo delle loro mancanze.” dichiara il segretario generale della Fiom Cgil di Padova Loris Scarpa, che continua dicendo: “L’esperienza del Coronavirus ci fa capire che le aziende senza i lavoratori non possono funzionare, così come non possono funzionare senza che ai lavoratori venga assicurata la loro totale sicurezza. Serva questa esperienza di lezione per tutti e si prevedano pene più severe per i trasgressori. Soprattutto venga predisposto un incremento dei controlli che riguardino maggiormente la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori piuttosto che occuparsi della sola formazione alle aziende sulle modalità di gestione e l'appropriatezza dei comportamenti conseguenti. Ricordiamo che lo Spisal ha fra i suoi compiti anche quello di punire le imprese quando queste non rispettano gli adempimenti per la tutela i lavoratori e non quello di essere le guide per le aziende non conformi. Gli ispettori Spisal e le aziende devono rispettare il ruolo delle RLS e della rappresentanza sindacale dei lavoratori e soprattutto devono fare in modo che la sicurezza dei lavoratori deve essere la priorità su tutto e non può esserci senza un ruolo attivo e protagonista degli stessi lavoratori e delle loro rappresentanze.”

Acciaierie Venete, non dimenticare è un dovere per tutti

Domani saranno passati due anni dal 13 maggio 2018, giorno in cui alle Acciaierie Venete la siviera piena di metallo incandescente rovinò al suolo investendo gli operai che erano al lavoro nella struttura, ferendone due, Simone Vivian e David Di Natale, che si salvarono con rispettivamente 40 giorni e 300 giorni di prognosi e portando alla morte Sergiu Todita in poche settimane e Marian Bratu dopo sette mesi di sofferenze. Una triste ricorrenza come questa, che tanto ha toccato gli animi di lavoratrici e lavoratori della nostra regione e non solo, non può essere dimenticata, neppure per cause di forza maggiore come quelle che stiamo vivendo da 3 mesi a questa parte.

Anzi, per loro due e per le loro famiglie, così provate dalla perdita, e per tutti i feriti e i morti sul lavoro noi dobbiamo continuare a lottare, anche in questo momento, soprattutto in questo momento. 

Nessuna deroga alla sicurezza, nessuno sconto dev’essere fatto sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Oggi più che mai non è possibile chiudere uno o entrambi gli occhi davanti alle difformità riguardanti le tutele e i dispositivi di sicurezza, non è accettabile dover mettere il profitto davanti alla salvaguardia dell’essere umano.

Come Fiom di Padova continueremo a batterci su questi temi e continueremo a stare vicini alle famiglie Bratu e Todita in vista del 17 novembre 2020, data in cui si terrà la prima udienza del processo dedicato all’incidente del 13 maggio 2018, che vede imputati per omicidio colposo e lesioni i padovani Alessandro Banzato e Giorgio Zuccaro, presidente e direttore dello stabilimento di Acciaierie Venete, i friulani Dario Fabbro, presidente della Danieli Centro Cranes spa, Giampietro Benedetti e Giacomo Mareschi Danieli quali rispettivamente presidente e amministratore delegato di Danieli & C. officine meccaniche.

“Dopo due anni non si è ancora svolta alcuna udienza riguardante le Acciaierie Venete e come Fiom Cgil di Padova non ci siamo ancora potuti costituire parte civile al processo. Due anni sono troppo tempo sia per queste famiglie che stanno aspettando giustizia per i loro cari che per il rispetto dovuto alle vite di ogni singolo lavoratore. Devono essere trovate assolutamente le responsabilità e i colpevoli devono pagare il prezzo delle loro mancanze.” dichiara il segretario generale della Fiom Cgil di Padova Loris Scarpa, che continua dicendo: “L’esperienza del Coronavirus ci fa capire che le aziende senza i lavoratori non possono funzionare, così come non possono funzionare senza che ai lavoratori venga assicurata la loro totale sicurezza. Serva questa esperienza di lezione per tutti e si prevedano pene più severe per i trasgressori. Soprattutto venga predisposto un incremento dei controlli che riguardino maggiormente la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori piuttosto che occuparsi della sola formazione alle aziende sulle modalità di gestione e l'appropriatezza dei comportamenti conseguenti. Ricordiamo che lo Spisal ha fra i suoi compiti anche quello di punire le imprese quando queste non rispettano gli adempimenti per la tutela i lavoratori e non quello di essere le guide per le aziende non conformi. Gli ispettori Spisal e le aziende devono rispettare il ruolo delle RLS e della rappresentanza sindacale dei lavoratori e soprattutto devono fare in modo che la sicurezza dei lavoratori deve essere la priorità su tutto e non può esserci senza un ruolo attivo e protagonista degli stessi lavoratori e delle loro rappresentanze.” 

CORONAVIRUS: aggiornamenti dalle aziende metalmeccaniche del padovano

Seguendo le indicazioni del Protocollo Nazionale del 14 marzo 2020 siglato dalle Organizzazioni Sindacali, dal Governo e dalle Parti datoriali, integrato dall’Accordo Quadro siglato con la Regione Veneto, nella giornata di oggi sono stati insediati nelle aziende metalmeccaniche padovane i Comitati (con RSU e RLS se presenti in Azienda o con le Segreterie Territoriali) per l’applicazione e la verifica delle regole previste. 

Le misure di sicurezza inderogabili per la prosecuzione delle attività inserite nel protocollo sono principalmente la sanificazione dei reparti e di tutti i locali dell'azienda, integranti la pulizia giornaliera all’inizio e alla fine di ogni turno di lavoro; la fornitura di soluzioni igienizzanti per il lavoratore e per la pulizia degli strumenti da lavoro sia per i reparti produttivi che per gli uffici; la fornitura dei DPI idonei e certificati (mascherine, guanti, occhiali, tute) in particolar modo per le lavorazioni con distanza interpersonale inferiore ad 1 metro; la fornitura di idonei DPI e la definizione delle procedure di comportamento per gli addetti delle aziende che si occupano della manutenzione di impianti, operanti al di fuori della sede aziendale; la riorganizzazione degli spazi produttivi, di quelli per la fruizione delle pause e degli spazi comuni.


Le Segreterie FIM-FIOM-UILM di Padova, in mancanza delle condizioni di sicurezza previste dal DPCM e dagli accordi succitati, ritengono non agibili gli ambienti lavorativi, senza alcuna eccezione. Di conseguenza viene avvalorata l'astensione di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dalla prestazione lavorativa, con la loro contestuale messa a disposizione collettiva e a piena retribuzione, diversamente è stato utilizzato lo sciopero per ottenere accordi per ottenere gli ammortizzatori sociali e la riduzione degli orari di lavoro.

Dall’azione sindacale portata avanti durante la giornata di oggi si è arrivati a diverse soluzioni per la salvaguardia dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto padovano.

I lavoratori e le lavoratrici della Gn hearing saranno in cassa integrazione dal 18 marzo.

Alla Hiref sono state calendarizzate 2 giornate di chiusura fino a mercoledì per procedere con le operazioni di sanificazione. 

Alla Fast si è arrivati a continuare la produzione con una riduzione del personale del 50% per 2 settimane con procedure di sanificazione giornaliere e rimodulazione dei turni a partire da aprile.

Le attività della App Tech sono sospese fino al 31 marzo.

 Alla Criocabin i lavoratori e le lavoratrici sono in cassa integrazione da domani.

Alla Lofra dovrebbero essere attivata la cassa integrazione entro domani.

Alla Zilmet tutti i dipendenti per il momento sono a disposizione dell’azienda a piena retribuzione, in attesa che venga attivata la cassa integrazione, fino alla messa a norma del sito produttivo.

Alla Guidolin il 50% del personale è in ferie volontaria in attesa dell’attivazione della cassa.

Alla Veneta Reti saranno in ferie martedì e mercoledì per sanificazione della struttura.

Alla Saet è sospesa l’attività con un programma di smaltimento di ferie arretrate.

La Krelamp ha sospeso l’attività e i lavoratori hanno scelto di optare per utilizzare i permessi annui retribuiti.

I dipendenti di Ne-t by Telerete Nordest sono a disposizione e retribuiti, in attesa che l’azienda si metta a norma.

Alla Antonio Carraro i dipendenti sono a casa oggi e domani con gli ammortizzatori sociali e si stanno predisponendo le misure di tutela per i giorni successivi.

Alla Parpas è stata attivata la cassa integrazione.

La Ima-saf è chiusa e i dipendenti sono in ferie in attesa di evoluzioni sulla cassa integrazione.

Alla Hipe stanno lavorando ad orario ridotto e utilizzando le ferie volontarie.

Durante la giornata odierna una serie di serrati confronti fra le parti ha coinvolto Rsu e Rls della Carraro Drivetech, della ZF, della Komatsu, della Parker, della Toffac, della Elbi, dell’Arneg, della Varem, della Pavan e della Tecnolaser e della Maschio Gaspardo.

“Continua ad essere preoccupante e non del tutto chiara la situazione in quelle aziende dove non è presente il Sindacato. Oggi molti lavoratori di queste realtà ci hanno contattato per capire come comportarsi e come riuscire ad astenersi dal lavoro come previsto dal Protocollo d’intesa.” ha dichiarato oggi Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova “Registriamo ancora molta paura e solitudine da parte dei lavoratori in tante aziende del territorio. Tanti lavoratori stanno scegliendo autonomamente di chiedere malattia o ferie. La deresponsabilizzazione porta le aziende a demandare al singolo lavoratore la soluzione, questo è l’errore che fanno quelle imprese che non vogliono definire con il sindacato gli accordi per la gestione di questa situazione emergenziale, a partire dalla retribuzione. Ci sembra che molte direzioni aziendali antepongano alla salute dei lavoratori l’ostinazione di voler mantenere produttive aziende nelle quali, per effetto di quello che sta avvenendo anche a livello internazionale, scarseggiano componenti e semilavorati, oppure vengono realizzati e inviati verso l’estero prodotti finiti che poi si ritrovano bloccati ai confini dell’Italia (non dimentichiamo che le aziende del territorio sono principalmente esportatrici per l’estero). Tutte queste risorse potrebbero invece essere utilizzate per il bene collettivo e per mettere in sicurezza lavoratori e lavoratrici, anche attraverso mirati e coordinati stop produttivi. In ogni caso sono diverse le aziende che si rendono conto dell’importanza dell’applicazione dei protocolli e della possibilità di sospendere le attività per la salvaguardia del bene collettivo, purtroppo però continuano ad esserci realtà che fanno di tutto per provare a portare avanti la produzione cercando conferme anche convocando gli organi ispettivi. Ma non si può tralasciare che fermare il contagio il prima possibile deve essere la priorità per poter superare intatti questa crisi dai mille volti.” ha concluso il segretario.

La segreteria della Fiom Cgil di Padova

16.03.2020

Fiom Padova, Covid-19: la situazione nelle aziende metalmeccaniche padovane

Nella giornata di lunedì il dato registrato di richieste di cassa integrazione è arrivato a 36.883 dipendenti della media e grande industria metalmeccanica per un totale di circa 1038 aziende, e circa 7511 dipendenti del comparto artigiano metalmeccanico padovano. Sono diverse le aziende metalmeccaniche che nella provincia di Padova hanno deciso per la riapertura, decidendo unilateralmente la ripresa lavorativa. Chi ha ripreso con il silenzio assenso del Prefetto, chi ha cambiato il codice Ateco e chi dice di essere parte di una filiera di produzioni essenziali.

Alcune aziende che hanno ripreso, anche se parzialmente, le attività sono la Elbi, la Zilmet, la Varem e la Arneg da domani. La Fast, la Valvitalia, la Lincoln Electric, la Hiref, la Criocabin, la Columbia, la Schneider, la Uniflair, la OCS operano a regime ridotto, mentre la De Angeli prodotti, la Abb, la Brembana&Rolle, la Maschio Gasparso e la Mib Italiana non hanno mai sospeso le attività, se non per qualche giornata o per sciopero. Inoltre è necessario segnalare che ci sono sul territorio molte aziende non conosciute dal sindacato che hanno ripreso a lavorare. Nel Padovano si stima che le aziende che hanno ripreso a lavorare coinvolgano fra i 10.000 e i 15.000 lavoratori.
 
«Ancora una volta le imprese del Veneto si distinguono per l’unilateralità delle decisioni e per non voler rispettare le decisioni istituzionali nell’interesse di tutti. Credo che sia inutile che continuino con questo atteggiamento e questo comportamento perché, quando si dovrà discutere su quando e come si ripartirà, sarà assolutamente necessario che arrivino ad un punto di mediazione con le istituzioni e con il sindacato nell’interesse comune. Per noi saranno imprescindibili la salute, la sicurezza, l’occupazione e il salario», ha dichiarato il segretario generale della Fiom di Padova Loris Scarpa.

Covid-19: la situazione nelle aziende metalmeccaniche padovane

Nella giornata odierna, il dato registrato di richieste di cassa integrazione è arrivato a 36883 dipendenti della media e grande industria metalmeccanica per un totale di circa 1038 aziende, e circa 7511 dipendenti del comparto artigiano metalmeccanico padovano. 

Oggi, inoltre, sono diverse le aziende metalmeccaniche che nella nostra provincia hanno deciso per la riapertura, decidendo unilateralmente la ripresa lavorativa. 

Chi ha ripreso con il silenzio assenso del Prefetto, chi ha cambiato il codice Ateco e chi dice di essere parte di una filiera di produzioni essenziali.

Alcune aziende che hanno ripreso, anche se parzialmente, le attività sono la Elbi, la Zilmet, la Varem e la Arneg da domani. La Fast, la Valvitalia, la Lincoln Electric, la Hiref, la Criocabin, la Columbia, la Schneider, la Uniflair, la OCS operano a regime ridotto, mentre la De Angeli prodotti, la Abb, la Brembana&Rolle, la Maschio Gasparso e la Mib Italiana non hanno mai sospeso le attività, se non per qualche giornata o per sciopero.

Inoltre è necessario segnalare che ci sono sul territorio molte aziende non conosciute dal sindacato che hanno ripreso a lavorare. 

A Padova e provincia si stima che le aziende che oggi hanno ripreso a lavorare coinvolgano fra i 10.000 e i 15.000 lavoratori.

 

“Ancora una volta le imprese del Veneto si distinguono per l’unilateralità delle decisioni e per non voler rispettare le decisioni istituzionali nell’interesse di tutti. Credo che sia inutile che continuino con questo atteggiamento e questo comportamento perché, quando si dovrà discutere su quando e come si ripartirà, sarà assolutamente necessario che arrivino ad un punto di mediazione con le istituzioni e con il sindacato nell’interesse comune. Per noi saranno imprescindibile la salute, la sicurezza, l’occupazione e il salario.” Ha dichiarato questo pomeriggio il segretario generale della Fiom di Padova Loris Scarpa.

 

Padova, 06/04/2020