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Le aziende metalmeccaniche violano la sospensione delle attività non necessarie

Eludendo il decreto che impone la sospensione delle attività non necessarie, denunciamo che oltre alle aziende metalmeccaniche che stanno già lavorando, dal

prossimo lunedì alcune riprenderanno l’attività e molte si stanno preparando alla riapertura mandando comunicazione ai prefetti.

Aziende che pur non avendo attività previste dai Codice Ateco, definiti dal Governo con Cgil, Cisi Uil lo scorso 25 marzo, inviano la comunicazione di ripresa dell’attività al

Prefetto godendo del silenzio assenso previsto nel DCPM ed in molti casi senza aver coinvolto le organizzazioni sindacali aziendali, come previsto dal Protocollo anticontagio

del 14 marzo condiviso dagli stessi imprenditori. Sui tavoli delle prefetture sono arrivate più di 14.000 comunicazioni di proroga, di cui moltissime di queste metalmeccaniche,

significa, centinaia di migliaia di lavoratori comandati al lavoro già da lunedì 6 aprile.

Siamo di fronte ad un evidente aggiramento del decreto di sospensione delle attività, in assoluto spregio della salute pubblica.

In molti interventi sui giornali e sui social, importanti industriali, esponenti di Confindustria, della politica veneta e non solo, nelle ultime settimane hanno reiterato

attacchi al decreto, al governo e alle organizzazioni sindacali per le misure anti-contagio adottate e le conseguenti sospensioni di produzione.

La preoccupazione per questa necessaria fermata e per la ricaduta che avrà sul lavoro e sulla produzione è alta tra i lavoratori e tra le stesse organizzazioni sindacali.

Facciamo notare che in cassa integrazione i lavoratori avranno una consistente riduzione di salario.

È evidente a tutti che la ripresa dell’attività lavorativa potrà avvenire in tempi più rapidi, se, le occasioni di contagio si ridurranno al minimo.

La condizione primaria è che nessuna persona sia esposta a rischi, perciò nelle aziende che non rispettano i codici Ateco e le misure anti-contagio previste dal Procollo del 14

marzo, FIM-FIOM-UILM del Veneto danno pieno mandato alle strutture territoriali di organizzare le iniziative di mobilitazione che riterranno opportune e di richiedere

incontri con i Prefetti e con le Associazioni Industriali.

Mestre, 4 Aprile 2020

FIM CISL Veneto                                                                                           FIOM CGIL Veneto                                                                             UILM UIL Veneto

Massimiliano Nobis                                                                                          Antonio Silvestri                                                                                G.Carlo Biasin

COVID-19: LA NOSTRA RISPOSTA AGLI IMPRENDITORI E AL GOVERNO

Dopo nemmeno una settimana in cui le attività non essenziali sono state sostanzialmente fermate dal decreto del Governo (anche se le oltre 11.000 comunicazioni di continuazione lavorativa pervenute ai Prefetti veneti corrono il rischio di far venir meno l’effetto di quel decreto)  assistiamo sorpresi alle esortazioni di esponenti politici in evidente ricerca della visibilità perduta e ad uscite piuttosto sgangherate di noti imprenditori veneti sulla necessità di una rapida riapertura delle attività.

Basiti perché questi personaggi hanno rappresentato una realtà che non esiste, hanno confuso provvedimenti di salute pubblica con una sorta di esproprio proletario architettato dal sindacato e dal governo, alcuni sono arrivati a teorizzare una immaginifica “agenda privata volta a scombussolare il Paese” redatta dalla FIOM.

Affermazioni che denotano una evidente mancanza di rispetto per quei lavoratori che in prima persona stanno subendo le due crisi: quella sanitaria e quella economica. Infatti, la prima l’hanno pagata e la stanno pagando in quanto esposti a condizioni lavorative che, in moltissimi casi, non garantivano loro la completa sicurezza dal contagio ed ora costretti all’incertezza occupazionale e ad un presente di cassa integrazione, in cui, è bene ricordare, la busta paga ammonta a circa 1000 euro al mese.

La FIOM sa bene che la situazione attuale è paragonabile, se non addirittura peggiore, alla grande crisi del 2008. Crisi che comportò la perdita di un quarto dell’occupazione metalmeccanica e i cui costi furono pagati interamente dai lavoratori. Siamo ben consapevoli che il sistema economico del Paese non si può fermare a tempo indefinito, ma siamo altrettanto certi che, anche per non compromettere la ripartenza, bisogna innanzitutto tutelare i lavoratori, garantendo loro la sicurezza che solo una sospensione delle attività non essenziali può oggi garantire. Per questo non permettiamo a nessuno di fare la caricatura del sindacato come invece è stato fatto da alcuni imprenditori.

Garantire salute e continuità di reddito devono essere oggi la priorità, immaginando da subito le condizioni per una ripartenza da effettuarsi in completa sicurezza.

Le aziende, lamentando le difficoltà economiche causate dalla fermata, durante l’ultima audizione parlamentare hanno sostenuto che c’è la necessità di “evitare che in un momento di fortissima contrazione della liquidità, siano le imprese a dover far fronte alle anticipazioni per la corresponsione della cassa integrazione ai lavoratori”, cosa questa in parte recepita dal Governo visto che a differenza del passato è stato tolto la verifica della situazione economica sulle aziende che non anticipano il trattamento di cassa.  Ma siamo poi così sicuri che la condizione sia già oggi così difficile?

La FIOM del Veneto ha commissionato un’indagine a Matteo Gaddi e Nadia Garbellini della Fondazione Claudio Sabattini sulla situazione finanziaria a breve delle aziende metalmeccaniche venete con oltre 50 dipendenti e, il quadro che ne emerge, al netto di situazioni specifiche di difficoltà, peraltro precedenti alla fase Covid-19, ci raccontano una realtà diversa.

 

Secondo quello che emerge dallo studio, le risorse finanziarie immediatamente disponibili sono nell’ordine di oltre 3 miliardi di euro: questo dato smentirebbe l’indisponibilità dell’anticipazione del trattamento di cassa integrazione. Certo nei tempi medio lunghi il problema è reale, ma le risorse per garantire l’anticipo della Cigo ci sono tutte. Nonostante ciò molte aziende, in particolare quelle non sindacalizzate, insistono con l'intenzione di affidare il pagamento diretto all’INPS.

Dal discorso pubblico, invece, manca un’adeguata discussione sul “come” si ripartirà.

Quando le autorità sanitarie (che sono le uniche a stabilire l’opportunità o meno della ripresa, le sue tempistiche e modalità) daranno il via libera, come si riprenderà il lavoro? Con quale sicurezza? Sono sufficienti i provvedimenti fino ad ora intrapresi? Qualcosa sicuramente non ha funzionato se i numeri delle persone colpite del contagio nelle province maggiormente industrializzate in Veneto, sono quelli più rilevanti in termini di quantità.

Il tema dovrebbe diventare, piuttosto, il ripensamento dell’organizzazione del lavoro. Un’organizzazione che tenga conto veramente del rischio di contagio. Se non partirà una discussione vera, anche con i rappresentanti dei lavoratori, sul come si produce, il tema non sarà altro che prendere atto del rischio e conviverci. 

Il concetto di sicurezza sul lavoro è ben altro: attraverso la prevenzione si mira a superare completamente il rischio, non a conviverci, e questo, nella discussione pubblica degli imprenditori, manca completamente.

Un’altra questione dirimente e non evitabile, che ugualmente manca in maniera drammatica è legata a quale tipo di economia e produzione immaginiamo nell’era del post virus.

L’uragano del Covid-19 si è abbattuto su un’economia italiana e su un’industria (anche quella metalmeccanica veneta) impoverita dagli anni della recessione e delle strette finanziarie, ma soprattutto dalla povertà di progettualità, carente di investimenti per quanto riguarda l’innovazione e la qualità del prodotto e, in larga parte, basata su prodotti poveri e su filiere in cui la competitività si esercitava soprattutto sul costo del lavoro. 

Sembra un secolo fa, ma solo fino a qualche mese fa, i temi all’ordine del giorno erano la riconversione ecologica e la rivoluzione tecnologica. Oggi, partendo dalle conseguenze della catastrofe che stiamo tutti affrontando, bisogna immaginare un’economia diversa, un modo di produrre e produzioni che siano compatibili con il mondo che ci circonda, anche prevedendo riconversioni su produzioni di beni fondamentali (appare impensabile che ad oggi in Italia manchino produzioni di beni essenziali per il contrasto al contagio).

Di questo ci piacerebbe si discutesse, altro che dare spazio alle polemiche sterili a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.  

Antonio Silvestri, segretario generale Fiom Cgil Veneto

1° aprile 2020

Padova. Fiom: un anno fa la manifestazione per salute e sicurezza,“O ti fermi o muori”

“Il 28 marzo del 2019 si è tenuta a Padova una delle più importanti manifestazioni unitarie indetta da Fim, Fiom e Uilm del territorio: oltre 6.000 persone riempirono le vie della città unendo nella stessa richiesta di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro i lavoratori e le lavoratrici del settore metalmeccanico, altre categorie sindacali, pensionati, studenti ed esponenti della società civile.

Il titolo della campagna portata avanti nei mesi precedenti e sfociata nello sciopero e nella manifestazione di un anno fa si intitolava “O ti fermi o muori”, nome scelto proprio per sottolineare la necessità di un cambio netto della cultura del lavoro. Nessun lavoratore deve accettare, soprattutto oggi, in questa emergenza che ci coinvolge tutti, in maniera totale e trasversale, condizioni di lavoro che mettano a repentaglio vita e salute. Questo era il significato dello sciopero unitario del settore proclamato a Padova nei giorni scorsi. Le condizioni di ricattabilità dei lavoratori presenti nei processi produttivi e organizzativi delle imprese sono il punto di partenza da rimuovere per poter progredire.

La sicurezza deve essere di tutti i lavoratori, sia di quelli tutelati da Ccnl e sindacati sia di quei lavoratori che il sindacato non lo possono né conoscere né scegliere.

Alla manifestazione portarono il loro contributo tre donne dalla forza immensa: Xhanina, figlia di Gezim Haka, operaio della Unicka deceduto sul lavoro il 31 luglio 2017, Valerica, moglie di Marian Bratu e Rodica, moglie di Sergiu Todita, gli operai morti per le conseguenze dell’incidente sul lavoro subito alle Acciaierie Venete il 13 maggio 2018”. 

“In questi giorni più che mai riteniamo necessario ricordare la manifestazione dello scorso anno a Padova, perché la sicurezza è sempre stata prioritaria nella nostra categoria e grande l’impegno profuso in questo ambito. Il sindacato ha la responsabilità di tenere sempre alta la guardia rispetto al tema della sicurezza: troppi morti, troppi incidenti e situazioni che non sono più tollerabili. Dobbiamo intraprendere e portare avanti con costanza iniziative di salvaguardia della sicurezza nei luoghi di lavoro aumentando la formazione per la sicurezza e incentivando i controlli. Sono necessari strumenti mirati per poter avere sempre più capacità di intervento rispetto a queste tematiche. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, la sicurezza nei luoghi di produzione è maggiormente messa a rischio e l'attenzione deve essere ancora più alta: dobbiamo assolutamente limitare le attività a quelle essenziali e fare in modo che, nei siti produttivi che devono rimanere attivi, venga rispettato il protocollo del 14 marzo e vengano adottati tutti i dispositivi necessari per la salvaguardia delle lavoratrici e dei lavoratori.” 

 

Lo dichiarano in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, e Loris Scarpa, segretario generale della Fiom-Cgil di Padova

Coronavirus: aggiornamento della situazione del comparto metalmeccanico padovano

Nella giornata odierna, il dato registrato di richieste di cassa integrazione è arrivato a 16.105 dipendenti della media e grande industria metalmeccanica per un totale di circa 400 aziende e circa 2.000 dipendenti del comparto artigiano metalmeccanico padovano. 

La cassa integrazione è l’unica risposta possibile in questo momento di fronte alla necessità di arginare il contagio, ma dopo occorrerà affrontare il problema economico dei lavoratori e fare in modo di dare loro il giusto salario, ricominciare a produrre e a ottimizzare il sistema industriale per coprire le necessità interne del Paese visto che presto anche nel resto dell’Europa le produzioni potrebbero progressivamente rallentare o fermarsi a causa del Covid19.

Intanto anche la MIB Italiana di Casalserugo che produce componenti per l’industria petrolchimica, ha presentato richiesta di deroga al prefetto per continuare a lavorare.

Proseguono gli scioperi alla Maschio Gaspardo, alla Abb, alla Lincoln, alla Komatsu. 

Stamattina alla Carel è stato definito l’accordo fra le parti per la sospensione delle attività a partire da domani.

La Columbia di Monselice apre la cassa integrazione limitando la lavorazione alle solo commesse in esecuzione per filiera alimentare.

Ricordiamo che la Abb di Monselice, multinazionale svizzera, in acquisizione da parte della Hitachi, che produce trasformatori e componentistica elettrica industriale insiste nel proseguire la produzione. L’azienda rientra nei codici Ateco concessi fino a ieri, anche se non riteniamo che producano beni essenziali. Anche oggi ha aderito allo sciopero il 100% degli operai, mentre gli impiegati sono in smartworking da settimane. L’azienda insiste per rimanere in attività ritenendo il fermo produttivo non necessario per la salvaguardia dei lavoratori e temendo che questo possa portare solo ad una perdita di ordini e clientela.

Anche oggi in diverse aziende metalmeccaniche si sono aggiunti contagi: il bollettino arriva a 27 il numero di lavoratori contagiati portati alla nostra conoscenza (senza contare quelli “presunti” a cui è stato praticato il tampone e stanno aspettando responso). Alla De Angeli ci sono 3 casi accertati e nonostante questo dato l’azienda vuole riprendere le attività a partire da lunedì 30 marzo; alla Zf si è registrato il primo nuovo caso manifestato nella zona di Vo dopo la quarantena del paese; 1 alla Minigears; 3 alla Carel; 1 alla Maschio Gaspardo; 1 alla OCS; 1 alla Lincoln; 9 alla Arneg; 1 alla Antonio Carraro; 3 alla Elbi; 1 alla Malvestio; 1 alla Ine; 1 alla Blowtherm.

Nonostante non sia accertato il luogo del contagio sono stati comunque sottoposti a controlli anche i colleghi dei lavoratori a cui è stato riscontrato il Coronavirus.

“Negli ospedali, come denuncia la Funzione Pubblica Cgil di Padova, non ci sono le protezioni necessarie per i lavoratori della sanità; come è possibile che tutte le aziende che si dichiarano “essenziali” o che chiedono deroga possano disporre di questi presidi che dovrebbero essere messi principalmente a disposizione di chi lavora in prima linea per salvare vite umane?” questa è la domanda che pone il segretario generale della Fiom Cgil di Padova Loris Scarpa, che continua “In queste ore, dopo le dure battaglie di questi giorni, stiamo aspettando con ansia di conoscere il nuovo elenco delle attività essenziali e le nuove disposizioni governative per le attività produttive.”

Padova, 25/03/2020

Coronavirus: si continua a scioperare in difesa della salute dei lavoratori

Continua l’agitazione nel mondo metalmeccanico padovano causata dal decreto del 22 marzo 2020 e dalla situazione generale provocata dal diffondersi del Covid-19.

Le misure di contenimento che sono state annunciate sabato 21 dal Presidente Conte trovano poca aderenza con la realtà perché sono tante le aziende metalmeccaniche nel nostro territorio che, anche se facenti parte dei Codici Ateco ritenuti essenziali, di essenziale hanno ben poco, e tante sono le richieste di deroga al prefetto che sono partite o che partiranno in questi giorni.

Di seguito la lista di alcune delle tante aziende che stanno chiedendo deroga al prefetto:

Italfer di Campodarsego, circa 40 dipendenti, del settore delle lavorazioni in acciaio conto terzi;

Ultratest e Forgine Institute di Limena, circa 10 dipendenti, sono ditte d'appalto per la certificazione di materiali;

Due Erre Tech di Camposampiero, circa 50 dipendenti, del settore delle lavorazioni del ferro conto terzi per porte tagliafuoco e forni per ristoranti;

Antonio Carraro, produce trattorini, ha circa 470 dipendenti, il cui codice Ateco non corrisponde a quelli presenti in elenco;

Di Erre Decatech di Borgoricco, circa 50 dipendenti, produce protezioni in alluminio per macchine industriali;

Saga di Cadoneghe, 90 dipendenti, produce componenti in plastica per il settore automotive; 

Ima-saf di Cittadella, 200 dipendenti, produce marmitte per il settore automotive;

Tecnolaser di Curtarolo, 150 dipendenti, lavora nel taglio e piega di lamiera conto terzi;

Officine Facco, 150 dipendenti, produce impianti avicoli e il codice Ateco non corrisponde a quelli presenti in elenco;

Ravagnan di Limena, 150 dipendenti, produce caldareria per petrolchimici, lavora su commessa, non lavora nel settore delle manutenzioni e OCS di Albignasego, 90 dipendenti, lavora nelle forniture per petrolchimici;

Ferrau di Caselle, 29 dipendenti, settore profilatura;

Abb di Monselice, 190 dipendenti, produce trasformatori per media e alta tensione (codice ateco non corrisponde a quelli presenti in elenco);

Columbia di Monselice, 90 dipendenti, produce banchi frigo per supermercati, lavora su commesse per nuove installazioni;

Lincoln Electric di Due Carrare, 90 dipendenti, produce elettrodi e filo per saldature;

De Angeli di Bagnoli, 300 dipendenti, produce filo di rame per l’Enel e per trasporti ferroviari (ferma fino al 29 marzo);

Fast(Gruppo Aermec), 190 dipendenti, lavora nel settore del trattamento dell’aria;

MTA in Bassa Padovana, circa 300 dipendenti, produce sistemi di condizionamento;                          

Dab di Mestrino, 500 dipendenti, produce pompe idrauliche per la grande distribuzione;

Maschio Gaspardo, 600 dipendenti in due stabilimenti Campodarsego e Cadoneghe, il cui codice Ateco è presente nell'ultima lista nonostante producano per l’estero appendici agricole per trattori.

 

Intanto nella giornata odierna, nello specifico alle ore 12, è aumentato l’elenco delle aziende metalmeccaniche padovane che hanno chiesto la cassa integrazione per un totale di 322 aziende e 13.349 dipendenti.

Gli scioperi oggi hanno coinvolto la Maschio Gaspardo, la Ravagnan, la Lincoln, la Abb, la Carel e l’Antonio Carraro. Come risultato dello sciopero di oggi la Ravagnan chiuderà a partire dal 26 marzo.

Alla Lincoln Electric, multinazionale americana che produce elettrodi e filo per saldature, l’80% dei lavoratori hanno scioperato oggi, e continueranno lo sciopero anche domani, contro la richiesta della direzione di rimanere aperti nonostante non facciano parte delle aziende comprese nei codici Ateco presenti in elenco. In più nelle scorse settimane l’azienda ha annunciato un piano industriale che prevede il ridimensionamento drastico dello stabilimento di Due Carrare ai limiti della sostenibilità del sito stesso, situazione che non rende distesi i rapporti fra proprietà e dipendenti.

Sciopero anche alla Abb di Monselice, multinazionale svizzera, in acquisizione da parte della Hitachi, che produce trasformatori e componentistica elettrica industriale. L’azienda rientra nei codici Ateco concessi, nonostante non producano beni essenziali. Ha aderito allo sciopero di oggi il 100% degli operai, mentre gli impiegati sono in smartworking da settimane, e continueranno lo sciopero anche domani, vista l’opposizione totale alla sospensione delle attività della dirigenza che ritiene lo stop non necessario per la salvaguardia dei lavoratori temendo che questo possa portare solo ad una perdita di ordini e clientela.

Anche oggi in diverse aziende metalmeccaniche si sono registrati contagi. Una brutta notizia arriva dalla Malvestio che produce attrezzature ospedaliere: a seguito di un caso positivo ricoverato con sintomi COVID-19, a tutti gli operai è stato fatto il tampone e, in attesa di responso, sono stati comunque messi in quarantena una dozzina di dipendenti. Vista la situazione critica e la paura di tanti lavoratori è stata inoltre fatta una richiesta di cassa integrazione per 50 dipendenti e sono stati interrotti gli straordinari di sabato e domenica.

“Anche la Mita Mitsubishi, la Fip-mec e altre minori hanno disposto la chiusura preventiva comunicandolo alla Rsu. Crediamo che la cosa migliore sia chiudere le aziende condividendo i percorsi con il sindacato perché la vera sfida, dopo quella sanitaria, verrà dopo e sarà legata a come si riapriranno le aziende e si rilancerà il tessuto produttivo padovano.” Ha dichiarato Davide Crepaldi, segretario generale della Uilm Padova.

“Alta preoccupazione per la prosecuzione delle attività in quelle aziende che faranno ricorso all'autorizzazione della Prefettura e per alcune rientranti nella lista delle attività previste. Infatti verifichiamo che in entrambi i casi vi sono aziende che nelle maglie del provvedimento governativo proseguiranno la loro attività anche se non indispensabili. Se riteniamo che il momento sia grave e che i sacrifici devono essere distribuiti a tutta la popolazione, non si deve ricorrere a forzature per poter comunque continuare l'attività. Per questo le organizzazioni sindacali territoriali hanno previsto anche la possibilità dello sciopero. Facciamo inoltre appello ai Prefetti perché vi sia una puntuale valutazione della effettiva utilità di proseguire alcune attività. Siamo disponibili a valutare congiuntamente quelle aziende che secondo noi potrebbero sospendere l'attività.” Ha dichiarato Nicola Panarella, segretario generale della Fim Cisl di Padova e Rovigo.

"Anche oggi i lavoratori e i delegati sindacali hanno fatto capire che la loro lotta è la lotta di e per tutti. Riteniamo assolutamente sbagliata la scelta del Governo di scaricare ai prefetti la scelta fra aziende essenziali e non.

Ci sono tante aziende, grandi e piccole, che hanno dimostrato che con il sindacato si può collaborare, ma purtroppo ci sono anche importanti aziende che fanno parte dell’associazioni industriali che invece hanno dimostrato di voler speculare sulla situazione. Mai avremmo pensato che in un momento grave come questo alcune aziende potessero comportarsi in questa maniera, dimostrando superficialità e disinteresse per la collettività.

Vogliamo che sia chiaro a tutti che però alla fine, quando tutto questo sarà finito, dovremmo trovare insieme il modo di venirne fuori. È chiaro come non mai che servirà un nuovo modello di sviluppo, un’industria specializzata anche nel mercato interno, ma soprattutto maggiore responsabilità verso il bene comune.” Ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova.

 

 

Padova, 24/03/2020 

Coronavirus: dichiarazione di sciopero generale per le giornate del 24 e del 25 marzo

Il Dpcm e l’elenco delle aziende firmato ieri 22 marzo 2020 dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Salute non tengono conto, se non in modo molto parziale, delle istanze e delle necessità che le organizzazioni sindacali hanno posto all'attenzione dell'Esecutivo, prevedendo una serie molto consistente di attività industriali e commerciali aggiuntive rispetto allo schema iniziale presentato dal Governo, per gran parte delle quali non sussiste la caratteristica di attività indispensabile o essenziale.

Cgil Cisl e Uil, in questa fase difficile del Paese, hanno rappresentato sempre la necessità di mettere al primo posto, rispetto a qualunque altra valutazione, la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici: per queste ragioni è stato sottoscritto il Protocollo condiviso del 14 marzo scorso e sempre per le stesse ragioni hanno continuato a sollecitare il Governo a sospendere tutte le attività non essenziali rispondendo così alla necessità di contenimento del contagio. Ecco perché si ritiene inadeguato rispetto a questo obiettivo il contenuto del decreto e inaccettabile il metodo a cui si è giunti alla sua definizione. 

Per queste ragioni e per la tutela dei lavoratori FIM FIOM UILM di Padova dichiarano lo SCIOPERO GENERALE per le giornate di martedì 24 e mercoledì 25 delle aziende metalmeccaniche in tutto il territorio provinciale fino al cambio del decreto o alla sospensione delle attività produttive.

Ovviamente sono escluse dalla presente dichiarazione di sciopero quelle aziende che hanno già attivato la CIGO o che hanno stipulato accordi con la RSU per la sospensione dell’attività e tutte quelle aziende legate direttamente alla sanità pubblica, ai servizi o alle forniture sanitarie. 

Alla giornata di venerdì 20 marzo avevano aderito alla Cigo 177 aziende metalmeccaniche (industria e piccola industria) della provincia di Padova per un totale di 6726 dipendenti. Alle 16 di lunedì 23 marzo 2020 il dato è salito a 10055 lavoratori in 259 aziende metalmeccaniche. 

Le aziende metalmeccaniche della provincia di Padova che hanno già sospeso con accordo sindacale nei giorni scorsi sono Minigeras, Acciaierie Venete, Toffac, Carraro Drivetech, Fonderie Zen e VDC, Alluminium Drivecasting, Hidros, Dab, Arneg, Zilmet, Elbi, Varem, Elvox (Vimar), Parpas, Mp3, Camin, Mulmix, Ctr, , Krelamp, Maus, Olsar, Unicka, Camin, Tubes, Wlf, Fast, Epta, Hipe, Hiref, Ecat, Lincoln Electric, Valvitalia, Brembana Rolle, Iamet, Lofra, Mta, Schneider, Gn Hearing, Kolmag, Criocabin, Bedeschi, Bimecc, App Tech, Techmo car, Saet, Megius, STE Energy, Argenterie Greggio, Lvr, Omtt.

La Varisco Pompe e la Ferrau saranno ferme da mercoledì 25 marzo. 

Le aziende informatiche sono tutte in smart working, i call center Comdata e Telerete sono aperti viste le disposizioni del DCPM del 22 marzo. 

La Parker e la Gn Hearing hanno sospeso le attività, anche se farebbero parte delle aziende essenziali, perché per loro non sussistono le premesse per poter produrre. 

Le aziende che oggi hanno scioperato 8 ore e che devono definire entro mercoledì le modalità di sospensione delle attività sono la Carel, la Antonio Carraro, la Maschio Gaspardo e la Arcelor Mittal (che ha attivato la cassa integrazione ordinaria dopo lo sciopero di oggi). 

Alla Carel i lavoratori vogliono assolutamente arrivare alla sospensione delle attività, infatti, in appoggio agli operai ancora in azienda, oggi hanno scioperato anche gli impiegati in smart working, proprio per sottolineare l’importanza di arrivare alla tutela di tutti, visto soprattutto il numero di contagi che si sono registrati in Carel. 

La Maschio Gaspardo è l’esempio lampante che la modifica dei codici ATECO coinvolge anche attività non essenziali. “In questo momento le attività della Maschio Gaspardo non hanno nulla di essenziale per le attività italiane visto che producono solo materiale da esportazione. La Maschio Gaspardo sta giocando una propria partita specifica rispetto al rapporto con le banche. Sicuramente all’interno dell’azienda non ci sono mascherine per tutti e non è stato ancora fatto un accordo per la gestione dell’emergenza Covid19 visto che hanno avuto solo la visita ispettiva dello Spisal, senza arrivare alla piena applicazione del protocollo del 22 marzo. Oggi lo sciopero nello stabilimento di Campodarsego ha avuto un’adesione del 90%, sciopero che verrà portato avanti anche domani con lo sciopero generale provinciale. Non si può dimenticare che ci sono casi di positività in tutti gli stabilimenti del gruppo. Per cui, non essendo un’attività essenziale, riteniamo che le inutili deroghe che riguardano questa azienda fanno male ai lavoratori e all’interesse complessivo del paese” ha dichiarato oggi Loris Scarpa segretario della Fiom Cgil di Padova. 

“Come organizzazioni sindacali di Padova siamo rimasti particolarmente toccati dalle variazioni dei codici Ateco soprattutto perché la nostra è una delle province dove si è diffuso per primo e si sta diffondendo maggiormente il contagio. Non capiamo e non accettiamo i giochi politici ed economici che si stanno facendo sulla pelle dei lavoratori a discapito dell’interesse collettivo. Continueremo ogni mobilitazione finché non verrà modificato il decreto.

Ad oggi tutte le energie dovrebbero essere utilizzate per garantire la sicurezza ai lavoratori della sanità senza disperdere energie in attività non necessarie.” hanno dichiarato unitariamente i segretari della Fim, Fiom e Uilm di Padova.

23/03/2020

CORONAVIRUS: SI CONTINUA A SCIOPERARE IN DIFESA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI

Continua l’agitazione nel mondo metalmeccanico padovano legato al decreto del 22 marzo 2020 e alla situazione generale provocata dal diffondersi del Covid-19.

Le misure di contenimento che sono state annunciate sabato 21 dal Presidente Conte trovano poca aderenza con la realtà perché sono tante le aziende metalmeccaniche nel nostro territorio che, anche se facenti parte dei Codici Ateco ritenuti essenziali, di essenziale hanno ben poco, e tante sono le richieste di deroga al prefetto che sono partite o che partiranno in questi giorni. 

Di seguito la lista di alcune delle tante aziende che stanno chiedendo deroga al prefetto:

Italfer di Campodarsego, circa 40 dipendenti, del settore delle lavorazioni in acciaio conto terzi;

Ultratest e Forgine Institute di Limena, circa 10 dipendenti, sono ditte d'appalto per la certificazione di materiali;

Due Erre Tech di Camposampiero, circa 50 dipendenti, del settore delle lavorazioni del ferro conto terzi per porte tagliafuoco e forni per ristoranti;

Antonio Carraro, produce trattorini, ha circa 470 dipendenti, il cui codice Ateco non corrisponde a quelli presenti in elenco;

Di Erre Decatech di Borgoricco, circa 50 dipendenti, produce protezioni in alluminio per macchine industriali;

Saga di Cadoneghe, 90 dipendenti, produce componenti in plastica per il settore automotive; 

Ima-saf di Cittadella, 200 dipendenti, produce marmitte per il settore automotive;

Tecnolaser di Curtarolo, 150 dipendenti, lavora nel taglio e piega di lamiera conto terzi;

Officine Facco, 150 dipendenti, produce impianti avicoli e il codice Ateco non corrisponde a quelli presenti in elenco;

Ravagnan di Limena, 150 dipendenti, produce caldareria per petrolchimici, lavora su commessa, non lavora nel settore delle manutenzioni e OCS di Albignasego, 90 dipendenti, lavora nelle forniture per petrolchimici;

Ferrau di Caselle, 29 dipendenti, settore profilatura;

Abb di Monselice, 190 dipendenti, produce trasformatori per media e alta tensione (codice ateco non corrisponde a quelli presenti in elenco);

Columbia di Monselice, 90 dipendenti, produce banchi frigo per supermercati, lavora su commesse per nuove installazioni;

Lincoln Electric di Due Carrare, 90 dipendenti, produce elettrodi e filo per saldature;

De Angeli di Bagnoli, 300 dipendenti, produce filo di rame per l’Enel e per trasporti ferroviari;

MTA in Bassa Padovana, circa 500 dipendenti, produce sistemi di condizionamento;                           

Dab di Mestrino, 500 dipendenti, produce pompe idrauliche per la grande distribuzione;

Maschio Gaspardo, 600 dipendenti in due stabilimenti Campodarsego e Cadoneghe, il cui codice Ateco è presente nell'ultima lista nonostante producano per l’estero appendici agricole per trattori.

Intanto nella giornata odierna, nello specifico alle ore 12, è aumentato l’elenco delle aziende metalmeccaniche padovane che hanno chiesto la cassa integrazione per un totale di 322 aziende e 13.349 dipendenti.

Gli scioperi oggi hanno coinvolto la Maschio Gaspardo, la Ravagnan, la Lincoln, la Abb, la Carel e l’Antonio Carraro. Come risultato dello sciopero di oggi la Ravagnan chiuderà a partire dal 26 marzo.

Alla Lincoln Electric, multinazionale americana che produce elettrodi e filo per saldature, l’80% dei lavoratori hanno scioperato oggi, e continueranno lo sciopero anche domani, contro la richiesta della direzione di rimanere aperti nonostante non facciano parte delle aziende comprese nei codici Ateco presenti in elenco. In più nelle scorse settimane l’azienda ha annunciato un piano industriale che prevede il ridimensionamento drastico dello stabilimento di Due Carrare ai limiti della sostenibilità del sito stesso, situazione che non rende distesi i rapporti fra proprietà e dipendenti. 

Sciopero anche alla Abb di Monselice, multinazionale svizzera, in acquisizione da parte della Hitachi, che produce trasformatori e componentistica elettrica industriale. L’azienda rientra nei codici Ateco concessi, nonostante non producano beni essenziali. Ha aderito allo sciopero di oggi il 100% degli operai, mentre gli impiegati sono in smartworking da settimane, e continueranno lo sciopero anche domani, vista l’opposizione totale alla sospensione delle attività della dirigenza che ritiene lo stop non necessario per la salvaguardia dei lavoratori temendo che questo possa portare solo ad una perdita di ordini e clientela.

Anche oggi in diverse aziende metalmeccaniche si sono registrati contagi. Una brutta notizia arriva dalla Malvestio che produce attrezzature ospedaliere: a seguito di un caso positivo ricoverato con sintomi COVID-19, a tutti gli operai è stato fatto il tampone e, in attesa di responso, sono stati comunque messi in quarantena una dozzina di dipendenti. Vista la situazione critica e la paura di tanti lavoratori è stata inoltre fatta una richiesta di cassa integrazione per 50 dipendenti e sono stati interrotti gli straordinari di sabato e domenica. 

“Anche la Mita Mitsubishi, la Fip-mec e altre minori hanno disposto la chiusura preventiva comunicandolo alla Rsu. Crediamo che la cosa migliore sia chiudere le aziende condividendo i percorsi con il sindacato perché la vera sfida, dopo quella sanitaria, verrà dopo e sarà legata a come si riapriranno le aziende e si rilancerà il tessuto produttivo padovano.” Ha dichiarato Davide Crepaldi, segretario generale della Uilm Padova.

“Alta preoccupazione per la prosecuzione delle attività in quelle aziende che faranno ricorso all'autorizzazione della Prefettura e per alcune rientranti nella lista delle attività previste. Infatti verifichiamo che in entrambi i casi vi sono aziende che nelle maglie del provvedimento governativo proseguiranno la loro attività anche se non indispensabili. Se riteniamo che il momento sia grave e che i sacrifici devono essere distribuiti a tutta la popolazione, non si deve ricorrere a forzature per poter comunque continuare l'attività. Per questo le organizzazioni sindacali territoriali hanno previsto anche la possibilità dello sciopero. Facciamo inoltre appello ai Prefetti perché vi sia una puntuale valutazione della effettiva utilità di proseguire alcune attività. Siamo disponibili a valutare congiuntamente quelle aziende che secondo noi potrebbero sospendere l'attività.” Ha dichiarato Nicola Panarella, segretario generale della Fim Cisl di Padova e Rovigo.

“Anche oggi i lavoratori e i delegati sindacali hanno fatto capire che la loro lotta è la lotta di e per tutti. Riteniamo assolutamente sbagliata la scelta del Governo di scaricare ai prefetti la scelta fra aziende essenziali e non. 

 Ci sono tante aziende, grandi e piccole, che hanno dimostrato che con il sindacato si può collaborare, ma purtroppo ci sono anche importanti aziende che fanno parte dell’associazioni industriali che invece hanno dimostrato di voler speculare sulla situazione. Mai avremmo pensato che in un momento grave come questo alcune aziende potessero comportarsi in questa maniera, dimostrando superficialità e disinteresse per la collettività.

Vogliamo che sia chiaro a tutti che però alla fine, quando tutto questo sarà finito, dovremmo trovare insieme il modo di venirne fuori. È chiaro come non mai che servirà un nuovo modello di sviluppo, un’industria specializzata anche nel mercato interno, ma soprattutto maggiore responsabilità verso il bene comune.” Ha dichiarato Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova.

Padova, 24/03/2020

CORONAVIRUS: DICHIARAZIONE DI SCIOPERO GENERALE PER LE AZIENDE METALMECCANICHE DELLA PROVINCIA DI PADOVA

Il Dpcm e l’elenco delle aziende firmato ieri 22 marzo 2020 dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Salute non tengono conto, se non in modo molto parziale, delle istanze e delle necessità che le organizzazioni sindacali hanno posto all'attenzione dell'Esecutivo, prevedendo una serie molto consistente di attività industriali e commerciali aggiuntive rispetto allo schema iniziale presentato dal Governo, per gran parte delle quali non sussiste la caratteristica di attività indispensabile o essenziale.

Cgil Cisl e Uil, in questa fase difficile del Paese, hanno rappresentato sempre la necessità di mettere al primo posto, rispetto a qualunque altra valutazione, la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici: per queste ragioni è stato sottoscritto il Protocollo condiviso del 14 marzo scorso e sempre per le stesse ragioni hanno continuato a sollecitare il Governo a sospendere tutte le attività non essenziali rispondendo così alla necessità di contenimento del contagio. Ecco perché si ritiene inadeguato rispetto a questo obiettivo il contenuto del decreto e inaccettabile il metodo a cui si è giunti alla sua definizione. 

Per queste ragioni e per la tutela dei lavoratori FIM FIOM UILM di Padova dichiarano lo SCIOPERO GENERALE per le giornate di martedì 24 e mercoledì 25 delle aziende metalmeccaniche in tutto il territorio provinciale fino al cambio del decreto o alla sospensione delle attività produttive.

Ovviamente sono escluse dalla presente dichiarazione di sciopero quelle aziende che hanno già attivato la CIGO o che hanno stipulato accordi con la RSU per la sospensione dell’attività e tutte quelle aziende legate direttamente alla sanità pubblica, ai servizi o alle forniture sanitarie.

Alla giornata di venerdì 20 marzo avevano aderito alla Cigo 177 aziende metalmeccaniche (industria e piccola industria) della provincia di Padova per un totale di 6726 dipendenti. Alle 16 di lunedì 23 marzo 2020 il dato è salito a 10055 lavoratori in 259 aziende metalmeccaniche.

Le aziende metalmeccaniche della provincia di Padova che hanno già sospeso con accordo sindacale nei giorni scorsi sono Minigeras, Acciaierie Venete, Toffac, Carraro Drivetech, Fonderie Zen e VDC, Alluminium Drivecasting, Hidros, Dab, Arneg, Zilmet, Elbi, Varem, Elvox (Vimar), Parpas, Mp3, Camin, Mulmix, Ctr, , Krelamp, Maus, Olsar, Unicka, Camin, Tubes, Wlf, Fast, Epta, Hipe, Hiref, Ecat, Lincoln Electric, Valvitalia, Brembana Rolle, Iamet, Lofra, Mta, Schneider, Gn Hearing, Kolmag, Criocabin, Bedeschi, Bimecc, App Tech, Techmo car, Saet, Megius, STE Energy, Argenterie Greggio, Lvr, Omtt. 

La Varisco Pompe e la Ferrau saranno ferme da mercoledì 25 marzo.

Le aziende informatiche sono tutte in smart working, i call center Comdata e Telerete sono aperti viste le disposizioni del DCPM del 22 marzo.

La Parker e la Gn Hearing hanno sospeso le attività, anche se farebbero parte delle aziende essenziali, perché per loro non sussistono le premesse per poter produrre.

Le aziende che oggi hanno scioperato 8 ore e che devono definire entro mercoledì le modalità di sospensione delle attività sono la Carel, la Antonio Carraro, la Maschio Gaspardo e la Arcelor Mittal (che ha attivato la cassa integrazione ordinaria dopo lo sciopero di oggi). 

Alla Carel i lavoratori vogliono assolutamente arrivare alla sospensione delle attività, infatti, in appoggio agli operai ancora in azienda, oggi hanno scioperato anche gli impiegati in smart working, proprio per sottolineare l’importanza di arrivare alla tutela di tutti, visto soprattutto il numero di contagi che si sono registrati in Carel.

La Maschio Gaspardo è l’esempio lampante che la modifica dei codici ATECO coinvolge anche attività non essenziali. “In questo momento le attività della Maschio Gaspardo non hanno nulla di essenziale per le attività italiane visto che producono solo materiale da esportazione. La Maschio Gaspardo sta giocando una propria partita specifica rispetto al rapporto con le banche. Sicuramente all’interno dell’azienda non ci sono mascherine per tutti e non è stato ancora fatto un accordo per la gestione dell’emergenza Covid19 visto che hanno avuto solo la visita ispettiva dello Spisal, senza arrivare alla piena applicazione del protocollo del 22 marzo. Oggi lo sciopero nello stabilimento di Campodarsego ha avuto un’adesione del 90%, sciopero che verrà portato avanti anche domani con lo sciopero generale provinciale. Non si può dimenticare che ci sono casi di positività in tutti gli stabilimenti del gruppo. Per cui, non essendo un’attività essenziale, riteniamo che le inutili deroghe che riguardano questa azienda fanno male ai lavoratori e all’interesse complessivo del paese” ha dichiarato oggi Loris Scarpa segretario della Fiom Cgil di Padova

“Come organizzazioni sindacali di Padova siamo rimasti particolarmente toccati dalle variazioni dei codici Ateco soprattutto perché la nostra è una delle province dove si è diffuso per primo e si sta diffondendo maggiormente il contagio. Non capiamo e non accettiamo i giochi politici ed economici che si stanno facendo sulla pelle dei lavoratori a discapito dell’interesse collettivo. Continueremo ogni mobilitazione finché non verrà modificato il decreto.

Ad oggi tutte le energie dovrebbero essere utilizzate per garantire la sicurezza ai lavoratori della sanità senza disperdere energie in attività non necessarie.” hanno dichiarato unitariamente i segretari della Fim, Fiom e Uilm di Padova. 

23/03/2020