Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla chiusura di Italoforme
Come ogni mattina, si sono presentati a lavoro ma stavolta hanno trovato chiusi i cancelli dell’azienda. Èsuccesso, lunedì mattina 10 luglio, alla quarantina di dipendenti della Italoforme, storica azienda di Este – è stata fondata nel 1897 - leader nel settore delle calzature nella produzione di forme in plastica, legno e materiali vari. Inutile dire che per i lavoratori si è trattato di un’amara sorpresa del tutto inaspettata visto che alla stragrande maggioranza di loro non era giunta nessuna comunicazione da parte dell'azienda che lasciasse presagire un esito così negativo.
I motivi della chiusura stanno nella forte crisi attraversata dall'azienda che avrebbe costretto i titolari a presentare in tribunale i libri per il fallimento. L'annuncio della chiusura ai rappresentanti sindacali è però arrivato solo nella giornata di martedì 11 luglio.
“Lo scorso venerdì – ha dichiarato Simone Ferraretto, il segretario provinciale della Fillea Cgil di Padova che sta seguendo il caso – l’azienda ha dichiarato, ufficiosamente e solo ad alcuni dei 44 dipendenti, che a giugno non sarebbe arrivato lo stipendio e che era in procinto di chiudere e questo significa che tutte queste persone hanno perso il posto di lavoro e sono state lasciate a casa senza preavviso, senza discussione, senza possibilità di confronto con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici”.
“La voragine è grossa – ha affermato ancora Ferraretto – e infatti Alberto Benetti (amministratore delegato dell'Italoforme srl da dicembre 2022, ndr ) ha deciso di appoggiarsi a uno studio legale e, appunto, di mettere in liquidazione l'azienda. La preoccupazione più grande è per i lavoratori, che da lunedì sono sospesi. Sono previsti 120 giorni per la liquidazione, ma questo significa che rimarrebbero a casa per quattro mesi senza reddito né alcun ammortizzatore sociale”.
Fortunatamente la minaccia del mancato pagamento degli stipendi di giugno e di luglio è stata prontamente disattivata grazie all'azione dei lavoratori e del sindacato. Ma il problema sussiste: oltre ai difficili mesi che si prospettano, è da aggiungersi il fatto che i dipendenti avanzano anche il loro Tfr, mai versato nel fondo Arco. Inoltre, l'azienda ha già dimostrato seri limiti in quanto a pagamenti dovuti, e va ricordato come in passato abbia passato anche importanti problemi giudiziari.
“Ci siamo trovati il giorno stesso la comunicazione di chiusura aziendale, senza alcuna possibilità di condivisione e di confronto per salvare i posti di lavoro – ha ulteriormente aggiunto Gianluca Badoer, segretario generale della Fillea Cgil di Padova – ma faremo ogni cosa in nostro potere. Chiediamo la tutela dei posti di lavoro e il reintegro immediato delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Conclude Ferraretto: “Ci stiamo già attivando per trovare delle soluzioni. Intanto speriamo che ci siano eventuali nuovi acquirenti e che l'azienda non fallisca, perché in questo caso i dipendenti verrebbero licenziati. Se fosse, vedremo come fare”.
Era il giorno di Pasqua e nei quotidiani locali padovani esce un articolo relativo ad una denuncia della Fillea Cgil di Padova su quanto successo nel cantiere dell’ex Rinascente in centro a Padova, dove due lavoratori assunti a tempo indeterminato dalla A.B.C. srl di Milano – ditta che operava in sub appalto per conto della capofila Intesa Costruzioni srl di Bergamo – una volta terminati i lavori, erano stati licenziati. Il sospetto della Fillea Cgil Padova era che questa fosse una prassi che si ripeteva in tutti i cantieri sparsi in Italia della ABC srl, coinvolgendo circa un centinaio di dipendenti.
“Quegli articoli – dicono il Segretario Generale della Fillea Cgil Padova, Gianluca Badoer, e il funzionario della categoria che seguiva quei lavoratori, Antonio Alaia – hanno indispettito, per non dire fatto uscire dai gangheri, più di qualcuno e hanno determinato alcune importanti conseguenze. Una di queste è stata convocare a Milano un incontro con Intesa Costruzioni durante il quale ci è stata ribadita la sua assoluta correttezza nei confronti dei propri dipendenti. Quanto avvenuto ci dà l’occasione non di rettificare ma di precisare due cose: la prima è ringraziare giornalisti e giornali che si sono occupati del caso. Dopo questi articoli i rapporti tra noi e Intesa Costruzioni sono completamente cambiati e, secondo noi, in senso positivo. La seconda è spiegare per bene tutta questa storia allo scopo non di attaccare Intesa Costruzioni srl, a cui non contestiamo nessuna irregolarità, bensì il sistema degli appalti dentro al quale operano questa e tante altre imprese. Un sistema che premia unicamente il profitto e determina una cascata di diseguaglianze e ingiustizie che si scaricano sull’ultimo anello della catena, ossia i lavoratori.
Ma partiamo dall’inizio. Era ancora maggio del 2022, dopo che nel cantiere era successo un incidente ad un lavoratore di un’altra ditta in appalto, che veniamo a contatto con due dipendenti di A.B.C. srl, impegnati nel cantiere dell’Ex Rinascente a Padova. Veniamo a sapere che l’azienda opera in almeno tre regioni, Piemonte, Lombardia e Veneto e ha circa un centinaio di lavoratori, per la maggior parte assunti a tempo determinato. Non solo: veniamo a conoscenza che A.B.C. srl è di fatto la continuazione di un’altra ditta da cui ha assunto il centinaio di dipendenti che costituiscono la sua forza lavoro. Nel caso padovano, ma il sospetto è che sia così ovunque, andando a spulciare le buste paga dei lavoratori scopriamo che non risultano essere registrati alla cassa edile territoriale, non si vedono riconosciuti i minimi contrattuali e/o le indennità territoriali previste dal contratto collettivo CEIV e gli viene mensilizzato il TFR. Va sottolineato che, per esempio, senza i versamenti all’ente bilaterale di riferimento, al lavoratore viene a mancare la tredicesima, le ferie e altro. Insomma, c’erano una montagna di irregolarità. Non bastasse, abbiamo il fondato sospetto che ci siano state delle irregolarità sui corsi di formazione sui temi della sicurezza cui sono tenuti i lavoratori. Ce n’è abbastanza per convocare, a ottobre, i dirigenti sia di A.B.C. che di Intesa Costruzioni e iniziare una vertenza per sanare la situazione, cosa che effettivamente si inizia a fare. Otteniamo l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori di A.B.C. srl e l’avvio di una corretta gestione dei rapporti di lavoro dei dipendenti. Inoltre, a partire da novembre i lavoratori smettono di mangiare a loro spese in cantiere e iniziano ad usufruire di pasti caldi in trattoria (cosa ottenuta dopo aver minacciato di fermarci ogni giorno a pranzo con loro se non veniva rispettato questo loro diritto) e a dicembre del 2022 ottengono 1500 euro per la mancata erogazione del pasto durante il periodo fin lì lavorato. E arriviamo a febbraio, quando ci raggiunge la notizia del licenziamento dei due lavoratori e alla successiva denuncia che ha scatenato la reazione di Intesa Costruzioni.
Nel corso di uno degli ultimi incontri, proprio come conseguenza degli articoli usciti sulla stampa, Intesa Costruzioni srl, pur ribadendo il rifiuto di ogni responsabilità su quel che accade nelle ditte a cui subappalta i lavori, ci comunica di aver risolto tutti i contratti di subappalto precedentemente stipulati con la società ABC Srl. Ma la cosa che letteralmente ci fa sobbalzare dalla sedia è però la comunicazione che l’intera forza lavoro di A.B.C. srl è stata fatta dimettere per confluire dentro ad un’altra azienda, appena nata, la GT Edil con cui sottoscriverà tutti i futuri contratti. Noi mettiamo molto ben in chiaro una cosa e cioè che non ci prendano in giro! Quanto ad ABC/GT Edil, sottolineiamo che per noi quel stanno facendo è semplicemente un maldestro tentativo di mascherare a tutti gli effetti una cessione di ramo d’azienda (materia regolata dall’art 47 della L 428/1990), in piena violazione di quelli che sono i diritti di lavoratori e lavoratrici. A quel punto poniamo una precondizione al proseguimento di un rapporto civile, ossia vogliamo l’armonizzazione delle RAL (Retribuzione Annua Lorda) di tutti i dipendenti e il recupero delle anzianità di tutti gli istituti contrattuali. Insomma: i lavoratori nel passaggio da una società all’altra non ci devono perdere nulla. Dobbiamo essere stati convincenti perché da allora Intesa Costruzioni si è correttamente impegnata a trasmetterci mensilmente la documentazione che dimostrata tutti gli adempimenti contrattuali con il nuovo subappaltatore GT Edil, dando piena evidenza del rispetto del CCNL applicato e delle disposizioni dei protocolli adottati nella regione in cui Intesa ha i propri cantieri e a cui ha affidato a GT Edil i lavori in subappalto.
Detto questo, resta il grande nodo su cui ci scontriamo, per quel che ci riguarda, non tanto con Intesa Costruzioni quanto con il sistema che permette situazioni come questa. Noi sappiamo molto bene che questa azienda, nei confronti di quella trentina/quarantina di lavoratori assunti direttamente si comporta correttamente. Ma il punto è che la legge le permette di fare lavori dove di lavoratori ne servono duecento. Come si fa con gli altri? Li si recupera tramite ditte in subappalto a cui vengono affidate le opere. Ditte che poi, a loro volta, potranno subappaltare ad altre imprese o cooperative di nuovo i lavori. E ad ogni passaggio, i margini di guadagno si assottigliano perché ogni ditta si tiene una quota. Il meccanismo è semplice: io ottengo un appalto per un lavoro a 100 mila euro. Me ne tengo 10mila e cedo il lavoro ad un’altra ditta a 90 mila che a quel punto eseguirà i lavori o ripeterà il meccanismo. Come farà la ditta che si trova alla fine di questa catena a guadagnare? È semplice: tagliando dove può, principalmente su forza lavoro e materiali. Questo non può che generare danni. Per ciò che attiene i lavoratori, significa che coloro che fanno materialmente il lavoro e costruiscono con il proprio sudore l’opera, sono anche quelli destinati a venir trattati peggio e a subire gli effetti nocivi di questo sistema. È vero che l’art 29 del D.Lgs 276/2003 obbliga le imprese committenti a rispondere in solido per i lavoratori in subappalto nel caso venissero accertate mancanze nelle loro condizioni retributive e contributive, ma è anche vero che questo avviene solo dietro ad un’azione individuale dei lavoratori. E questo è un limite perché impedisce la possibilità di fare delle vere azioni collettive da portare in giudizio. Per fare una metafora, è come cercare di costruire una grande diga con degli stuzzicadenti.
Con la liberalizzazione degli appalti a cascata decisa da questo Governo, situazioni come questa, successa in un cantiere tutto sommato medio, non potranno che esplodere con danni incalcolabili. Si pensi solo al numero di lavoratori e imprese coinvolte nelle grandi opere finanziate con i fondi del PNRR. In attesa che i tempi cambino, l’azione sindacale di contrasto a questi fenomeni può giungere solo fino ad un certo punto e può ottenere degli effetti positivi solo con una vigilanza collettiva. In questo senso i mass media possono essere molto importanti. Vicende come questa ce lo insegnano”.
Ancora una vittima sul lavoro nel padovano: la reazione della Fillea Cgil Padova
Fillea Cgil Padova: “Necessario rafforzare il tavolo istituzionale che affronti a 360 ° il tema delle morti e degli infortuni sui luoghi di lavoro”
“Già effettuata la richiesta di un incontro urgente con il Gruppo Grigolin per chiarire tutti gli aspetti di questa ennesima tragedia”
L’ennesimo ed inaccettabile infortunio mortale, avvenuto nel primo pomeriggio di ieri, presso la cava di Torreselle di Piombino Dese gestita dal Gruppo Grigolin – con la morte dell’operaio 55enne Pio Giaretta, vittima di una caduta da un’impalcatura – riaccende prepotentemente i riflettori sul triste tema delle morti e infortuni sui luoghi di lavoro.
“Saranno magistratura, forze dell’ordine e Spisal – premettono Gianluca Badoer e Barbara Schiavo, rispettivamente Segretario Generale e Segretaria Provinciale della Fillea Cgil Padova – a chiarire dinamiche ed eventuali responsabilità in questa tragica morte sul lavoro. Doveroso un pensiero di vicinanza a familiari, amici, colleghi e conoscenti della vittima la cui morte lascia un vuoto terribile anche nella comunità del suo Comune di residenza. Però questa ennesima tragedia ci dice anche che sul fenomeno delle morti e infortuni sul lavoro è necessario un trasversale cambio di passo che intervenga su tutti quegli aspetti in grado di limitare queste tragedie. Per esempio, sulla formazione del personale, sull’utilizzo degli idonei dispositivi di prevenzione e protezione, sul lavoro in solitaria e sui metodi applicati per garantire il rapido arrivo dei soccorsi. Non solo: sono fondamentali anche interventi legislativi che invertano il paradigma attuale che considera la sicurezza un costo invece che una risorsa, a partire dall’introduzione di una patente a punti per le imprese quale strumento di verifica della loro idoneità all'attività edilizia perché rispettose di tutte le norme sulla sicurezza dei lavoratori e ne blocchino le attività quando ciò non avviene fino all’introduzione del reato di omicidio sul lavoro che garantisca la certezza ed effettività della pena per i titolari di quelle imprese che, in casi di incidenti, dimostrino di non essersi comportate secondo la normativa vigente in tema di sicurezza. Fondamentale poi che si incrementino sensibilmente gli ispettori dello Spisal, oggi assolutamente insufficienti a garantire una reale vigilanza sulla sicurezza nelle aziende del territorio rendendo più attrattivo il loro ruolo visto che molto spesso si verifica che chi vince i concorsi poi rinuncia a ricoprirne le funzioni. E per finire, serve anche che venga istituito un fondo a sostegno dei familiari dei morti sul posto di lavoro”.
“È per affrontare tutti questi temi – proseguono Badoer e Schiavo – che riteniamo necessario rafforzare il tavolo istituzionale per iniziare a cambiare le logiche unilaterali che determinano un’organizzazione del lavoro unicamente legata al profitto, dove forza lavoro e professionalità vengono sacrificati in nome di una maggiore redditività, spesso raggiunta a discapito di salute e sicurezza dei lavoratori”.
“Accanto a questo – concludono i due sindacalisti – come Fillea Cgil Padova abbiamo già inviato al Gruppo Grigolin la richiesta di un incontro urgente per valutare quanto avvenuto. Riteniamo fondamentale tenere alta la guardia: tragedie come quella avvenuta sono una sconfitta di tutti, a maggior ragione quando a morire è un lavoratore esperto la cui professionalità era universalmente riconosciuta da colleghi e datori di lavoro. Circostanze queste che necessitano di un’analisi approfondita che faccia chiarezza su tutti gli aspetti che hanno determinato questa tragedia”.
Il servizio di Telenordest, con l'intervento del Segretario Confederale Marco Galtarossa, sull'infortunio mortale successo a Piombino Dese
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
Fillea Cgil Padova: “All’ex Rinascente, terminati i lavori, licenziati due lavoratori. Con l’introduzione del nuovo codice degli appalti episodi come questo si moltiplicheranno e lavoratrici e lavoratori finiranno vittime di una sempre crescente compressione di salari, diritti e sicurezza”
Un cantiere in centro città e da tempo finito sotto osservazione dalla Fillea Cgil Padova. Si tratta del cantiere all’ex Rinascente di Padova dentro al quale operava in sub appalto la A.B.C. Srl di Milano (azienda appena nata ma con all'attivo centinaia di dipendenti sparsi in vari cantieri e provenienti da una chiusura societaria precedente) per conto della capofila Intesa Costruzioni S.r.l. di Bergamo. Dalle ispezioni, diverse le incongruenze registrate: anomalie ai certificati alla sicurezza dei lavoratori e la mancata denuncia della presenza dei lavoratori nelle casse edili di riferimento. Oltre a constatare di come i dipendenti fossero inquadrati in larga parte con contratti a tempo determinato, senza rispetto alcuno delle norme previste dalla contrattazione nazionale edile.
“Purtroppo – dice Antonio Alaia della Fillea Cgil Padova – approfondiamo la conoscenza con questo tipo di struttura organizzativa delle lavorazioni che operava all’interno del cantiere all’ex Rinascente, in occasione di un grave incidente occorso ad un lavoratore il 27 maggio 2022. Da quel momento in poi, intensifichiamo il contatto con i lavoratori e, con l’obiettivo di migliorarne le condizioni, attiviamo confronti sindacali con A.B.C srl ed Intesa costruzioni srl. Tuttavia, nel mezzo del confronto, contemporaneamente alla chiusura del cantiere per fine lavori, cessa ogni tipo di relazione e i lavoratori, almeno due di cui abbiamo certezza, vengono licenziati senza ragione alcuna. Il sospetto è che il meccanismo si ripeta in tutti i cantieri sparsi per la penisola in cui questa ditta opera, coinvolgendo centinaia di dipendenti di A.B.C. srl. Si tratta di comportamenti e modalità paragonabili al gioco delle scatole cinesi che aprono e chiudono per il tempo necessario a vedersi assegnare un appalto. Condotte che portano con sé evasione contributiva e alle casse edili, senza considerare il mancato versamento dell’Irpef. Inutile aggiungere che i lavoratori di queste realtà subiscono svariati cambi societari e sebbene con un diverso responsabile legale, operano negli stessi cantieri e vengono coordinati dagli stessi responsabili. Come Fillea Cgil, da tempo sosteniamo che viste le condizioni dei lavoratori e tali modalità di gestione aziendale, questi sub appalti in realtà siano equiparabili al fenomeno dell’intermediazione illecita di manodopera. La legge sancisce che i lavoratori in sub appalto debbano avere i medesimi diritti e le medesime tutele di quelli operanti nell’azienda capofila, mentre situazioni di questo tipo servono solo a risparmiare in modo significativo sulla forza lavoro e a comprimere i diritti dei lavoratori provenienti dalla bilateralità e dalla contrattazione collettiva”.
“Quel che vogliamo – conclude il sindacalista della Fillea Cgil – è che si garantisca la dignità a tutti i lavoratori. E chiediamo che i due lavoratori licenziati da A.B.C. vengano assunti da Intesa Costruzioni, come gesto di responsabilità per quanto avvenuto nel cantiere dell’ex Rinascente di Padova”.
“Episodi di questo tipo rischiano di moltiplicarsi a causa della modifica del Ministro Salvini al codice degli appalti – aggiunge Gianluca Badoer Segretario Generale della Fillea Cgil Padova – dato che, con l’introduzione degli appalti a cascata nel nostro Paese si creerà uno scenario in cui lavoratrici e lavoratori saranno vittime di una sempre crescente compressione del loro salario, dei loro diritti e sicurezza. Come Fillea Cgil di Padova chiediamo che le Istituzioni e la Committenza si prendano carico della situazione. Riteniamo inaccettabile che fatti di questo genere avvengano nel cuore di una città come Padova. Chiediamo, inoltre un incontro urgente con la committenza, la medesima anche per altri cantieri di altre città italiane. Nei fatti, quel che è successo è che si è instaurata una filiera di attività che fa dello sfruttamento di lavoratrici e lavoratori il guadagno reale. È necessaria una seria responsabilizzazione su ciò che accade realmente nei cantieri. Chiediamo dignità per chi lavora”.
Conferenza stampa ieri presso la Scuola Edile di Padova dei segretari generali di Fillea Cgil Veneto, Francesco Andrisani, e Feneal Uil Veneto, Pietro De Gennaro (presente anche Emilio Viafora del Sunia Cgil Veneto) che hanno illustrato le ragioni che porteranno centinaia di lavoratrici e lavoratori edili della nostra Regione a partecipare alla manifestazione nazionale “Fai la cosa buona!” in Piazza Astengo a Torino (una delle 5 che si terranno in tutto il suolo nazionale) per protestare, in particolar modo, contro le scelte del governo sui bonus edili e sul codice degli appalti che rischiano di mettere in pericolo 14 mila posti di lavoro in Veneto per 1 milione e 850 mila euro di crediti incagliati.
“Le scelte del governo su bonus edili e codice appalti – hanno spiegato i due sindacalisti – metteranno a rischio, secondo le nostre stime, circa 100.000 posti di lavoro in tutta Italia, 14.000 solo nel Veneto, a cui si aggiungono quasi 2 milioni di euro di crediti incagliati nella regione. Queste condizioni sono solo la punta dell'iceberg, ma sono più che sufficienti perché il sindacato si mobiliti: per questo parteciperemo alla mobilitazione nazionale a cui abbiamo dato il titolo "Fai la cosa buona"”.
“L'Europa chiede un efficientamento energetico – proseguono Fillea Cgil e Feneal Uil – ma il nostro Governo fa più di un passo indietro. Incurante che l'edilizia nel 2021 ha registrato nella nostra regione una ripresa del 17% delle ore lavorative rispetto al 2020 e un più 11% rispetto al 2019. E le previsioni per il 2022 sono di una crescita ancora a doppia cifra”.
“La nuova norma – hanno concluso i rappresentanti sindacali – metterà in serie condizioni di difficoltà intere fette della nostra popolazione che non avendo capienza fiscale non potranno beneficiare di questi bonus: stiamo parlando di 8 milioni di italiani. Crediamo, per questo, che ci sia un serio problema di equità sociale come anche di sostenibilità ambientale: questi bonus servono a rendere più sostenibili i nostri edifici e se non mettiamo i cittadini nelle condizioni di farlo, anche quelli che non se lo possono permettere, non potremo rispettare gli standard, sempre più stringenti, europei”.
La materia è multidisciplinare perché attraversa diversi ambiti : ambiente, emergenza abitativa, urbanizzazione, lavoro. Per questo, con i sindacati confederali degli edili sono della partita, oltre al Sunia Cgil Veneto, anche diverse associazioni, a partire da Legambiente e UDU. Proprio quest’ultimi nel pomeriggio, hanno effettuato, insieme alla Fillea Cgil Padova, un sit-in sotto i condomini ex Inps di via Palestro, proprio per riportare nel dibattito pubblico l’emergenza abitativa che sta colpendo, oltre alle famiglie residenti, anche gli studenti fuori sede. Un flash modo, che si svolto in simultanea in altre 4 città italiane e che ha visto la coesa partecipazione sotto lo stesso slogan “non scherzate con il nostro futuro” della Fillea Cgil di Padova: “Investire sulle case, sull’edilizia residenziale, significa investire sui giovani, sugli studenti e in definitiva sulla società – ha detto Antonio Alaia, della Fillea Cgil Padova – e le politiche abitative del governo, e non solo, sacrificano le residenze universitarie pubbliche e le abitazioni affittate agli studenti che solitamente si trovano nelle peggiori classi energetiche con la conseguenza di dover pagare bollette salatissime a causa dell’elevato dispendio energetico”.
Sul sito www.failacosabuona.orgè possibile trovare tutti i materiali della campagna: le ragioni della protesta e la piattaforma con le proposte del sindacato, le adesioni, tutti i materiali di propaganda e i programmi dettagliati degli eventi in programma per il primo aprile.
Il servizio di TVA Vicenza (e andato in onda anche su Telechiara) relativo alla conferenza stampa di ieri
A Torino in zona Falchera, periferia in fase di riqualificazione; a Roma in zona Don Bosco, in un quartiere storicamente abitato dai lavoratori dell’edilizia, a Napoli in una piazza di Pianura-Soccavo, nella IX municipalità, a Palermo nello Zen 2, una delle periferie urbane più abbandonate del paese, a Cagliari nel quartiere Sant’Elia: sono queste le periferie urbane scelte da FenealUil e Fillea Cgil per la giornata nazionale di lotta del 1°aprile. Una giornata che segnerà il punto di arrivo di una serie di iniziative, volantinaggi, assemblee e azioni simboliche, annunciate la scorsa settimana dai due sindacati di categoria per denunciare gli impatti negativi sul settore delle costruzioni e mandare un messaggio al Governo “Fai una cosa buona”, slogan ed hashtag della mobilitazione.
“Da queste città lanceremo le nostre proposte – spiegano i Segretari generali degli edili Cgil e Uil Alessandro Genovesi e Vito Panzarella – per ridurre i danni che deriverebbero dall’applicazione del decreto 11/2023 così come concepito, con il blocco della cessione dei crediti per i bonus edili a discapito dei i redditi più bassi. Ma anche e soprattutto contro le nuove norme del Codice degli Appalti che riducono gli obblighi di applicazione dei CCNL edili e introducono la liberalizzazione dei subappalti a cascata con conseguenze pesanti su occupazione, sicurezza dei lavoratori, qualità del lavoro e sostenibilità.”
“Le piazze saranno luoghi aperti al confronto e alla discussione, un’occasione di partecipazione per i cittadini che vivono in quei quartieri che sono i più colpiti dalla mancanza di una politica e di una programmazione di medio periodo per la riqualificazione e la rigenerazione delle loro case e delle loro aree urbane. Intanto arrivano le prime adesioni all’iniziativa – fanno sapere le federazioni – tra cui ricordano i sindacati inquilini Sunia Cgil e Uniat Uil.
“Le scelte del governo sono sbagliate. Per noi di Cgil e Uil – concludono – un’altra strada è possibile: mantenendo la cessione dei crediti per le famiglie con ISEE fino a 30mila euro, i condomini di periferia, le case popolari; attuando politiche industriali stabili e strutturali per la rigenerazione delle città, e per la riduzione degli sprechi energetici e l’inquinamento; garantendo qualità del lavoro e delle imprese, rispetto del Contratto nazionale edile e vietando il subappalto all’infinito.“
La Fillea Cgil di Padova organizza, per le lavoratrici e lavoratori del territorio, un viaggio in treno per la manifestazione di Torino. Per chi fosse interessato scrivere al Segretario Generale della Fillea Cgil Padova, Gianluca Badoer, a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonargli (o mandargli un whatsapp) al 345 217 4260 entro mercoledì 22 marzo.
Fillea Cgil Padova: “Quello striscione e quelle bandiere resteranno finché i lavoratori avranno ricevuto, fino all’ultimo centesimo, quanto spetta a loro. Sono e saranno un segnale e un monito a chi porta le responsabilità politiche di quanto successo”
"Se qualcuno pensa che per noi la dignità e il rispetto dei lavoratori siano dei concetti passeggeri o a scadenza, ebbene quel qualcuno si sbaglia di grosso. Oggi siamo qui - dice Francesco Campa, Segretario Provinciale della Fillea Cgil Padova – per riporre lo striscione ‘Dignità e Rispetto per i lavoratori’ che alcuni giorni fa è stato rimosso. Si tratta di un gesto simbolico per dire che noi lotteremo, con ancora più determinazione, fino a che non sarà riconosciuto quanto dovuto a chi con il sudore e il proprio tempo di vita ha prestato la sua professionalità".
"Quello striscione e quei vessilli – prosegue il sindacalista – rimarranno attaccati finché la decina di lavoratori che seguiamo e che lavoravano nel cantiere, avranno ricevuto l’intera somma che spetta loro e non solo una parte come avvenuto finora. Voglio ricordare che solo ed esclusivamente dopo una grande azione, sia sindacale che vertenziale-legale, i lavoratori erano riusciti a ricevere delle indennità. Non da parte della Elettrica Sistem srl di Cava dei Tirreni per cui lavoravano, poi fallita, ma dal Consorzio che aveva vinto l’appalto e che aveva a sua volta subappaltato alla loro ditta. Un ottimo anche se parziale risultato visto che tutti avanzano ancora delle spettanze e il TFR da parte della ditta fallita. E li pretendono!”
"Voglio essere chiaro – dice Francesco Campa – noi quei lavoratori non li abbandoneremo e non smetteremo mai di chiedere quanto loro dovuto. Vogliamo che vengano pagati fino all’ultimo centesimo. Qui, ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, non solo giuridiche ma anche, e soprattutto, morali e sociali. Accanto a questo, non possiamo non denunciare la vergogna rappresentata da quel cantiere abbandonato da anni e in degrado totale. Uno sperpero di risorse pubbliche di cui qualcuno porta la responsabilità politica. Sia chi ha permesso si arrivasse a questo scempio, sia chi in tutto questo tempo non ha fatto nulla affinché cessasse. Il risultato è che a rimetterci sono i cittadini”.
"Per questo – riflette Campa – riteniamo sia importante sviluppare e sottoscrivere Protocolli sindacali in tema di ‘Legalità e gestione Appalto’ con le stazioni Appaltanti per compiere un lavoro in sinergia volto a prevenire, e quindi evitare, che accadano casi come questo. Ribadiamo, da tempo, la nostra disponibilità ad un incontro per trovare soluzioni e evitare che in appalti futuri si ripetano certe dinamiche”.
"E infine – conclude il sindacalista della Fillea Cgil Padova – una constatazione: ancora una volta il sistema degli appalti scarica tutte le sue inefficienze sull’ultimo anello della catena che lo sorregge, ossia sui lavoratori. Non può che destare preoccupazione, dunque, la volontà più volte manifestata da esponenti di primo piano di questo Governo di liberalizzare a cascata il subappalto e di omettere l’obbligo dell’utilizzo del contratto di settore. Decisioni che non faranno altro che ampliare i problemi sia sul versante della legalità che della tutela dei lavoratori”.
Il servizio di Telenordest sull'iniziativa della Fillea Cgil Padova
Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla nota congiunta di Fillea Cgil Pd, Filca Cisl Pd e Ro e Fneal Uil Veneto
Fillea Cgil Padova, Filca Cisl Padova e Rovigo e Fneal Uil Veneto: “Buzzi Unicem. Necessario conciliare i temi dell’ambiente con quelli del lavoro: si garantisca la continuità occupazionale nel pieno rispetto della salute pubblica misurando e valutando i dati scientifici che certifichino il pieno rispetto degli impegni sulla transizione climatica e delle norme in materia”
“Come da richiesta di FILLEA CGIL Padova, FILCA CISL di Padova e Rovigo, FNEAL UIL Veneto, si è svolto il 10 novembre scorso l’incontro del tavolo istituito presso la Direzione Lavoro della Regione del Veneto, a Palazzo Grandi Stazioni, convocato dall'Assessore Regionale Elena Donazzan. A tale incontro, avente ad oggetto le prospettive occupazionali del settore dei cementifici Bassa padovana, hanno partecipato i vertici di Buzzi Unicem, il Responsabile Unità di Crisi e Servizi alle Imprese di Veneto Lavoro, Mattia Losego, la Direzione Lavoro della Regione, le Organizzazioni Sindacali di categoria Filca-Cisl, Fillea-Cgil, Fneal-Uil, le rispettive RSU dello stabilimento Buzzi Unicem di Monselice, Asso-industria Veneto-centro, la Provincia di Padova e il Comune di Monselice.
Tale tavolo costituisce la ripresa del percorso dell’osservatorio dei cementifici in bassa padovana e si è reso necessario poiché ad ogni richiesta di continuità lavorativa e di investimenti tali a sostenerla, l’azienda ha sempre ribadito che al di là del fatto di avere ordinativi, capacità produttiva ben al di sopra di quanto espressa attualmente e che potrebbe essere ampliata anche con l’aumento dell’occupazione, la stessa non era in grado di poter fare e completare gli investimenti necessari volti a sostenere lo stabilimento. Tale parziale sospensione degli investimenti è in parte dovuta al riferimento, spesso strumentale, a quanto previsto dal Piano Ambientale del Parco Colli Euganei e anche per una visione approssimativa dello sviluppo del territorio in quanto all’attività di produzione dello stabilimento vengono attribuite solo conseguenze negative.
Nel sopracitato tavolo, ricordiamo: aperto dal 2014 ed ancora attivo, l’azienda ha esposto un piano industriale futuristico dove si mostra una mole di investimenti attuati e previsti atti a garantire ed a migliorare la qualità del sistema produttivo, della sicurezza sul lavoro, della sicurezza ambientale. Tale piano di investimenti, accompagnato da dati di analisi ambientali, risulta compatibile con l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) e comprende l'installazione di un ingente impianto fotovoltaico. L’azienda ha dichiarato che alla scadenza dell’AIA chiederà una nuova autorizzazione per proseguire l’attività lavorativa.
Come Organizzazioni Sindacali riteniamo necessario conciliare i grandi temi dell’ambiente con quelli del lavoro e uscire da questa impasse. Crediamo sia necessario garantire una piena occupazione a tutte le lavoratrici e i lavoratori nell’assoluto e totale rispetto della salute di tutti i cittadini e del futuro dello stesso Parco Colli. Riteniamo importante che la Multinazionale Buzzi Unicem continui a operare nel nostro territorio condividendo la necessità di azzerare le emissioni di CO2 e optando per il rispetto della neutralità climatica dello stabilimento, come previsto dalla strategia del diritto Europeo sul clima. Chiediamo quindi che la continuità occupazionale venga misurata e valutata da dati certificati che garantiscano il pieno rispetto degli impegni sulla transizione climatica, delle leggi e delle norme vigenti in materia.
Come organizzazioni Sindacali abbiamo deciso di richiedere tale tavolo non per gestire una crisi occupazionale momentanea, ma per evitare situazioni emergenziali/occupazionali e per prevedere e progettare una transizione ambientale che sia rispettosa di tutte le sensibilità e i bisogni del territorio, in linea con la prospettiva di un modello di sviluppo sostenibile”.