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La denuncia della Fillea Cgil Padova: "Chiusi i cantieri, licenziati i 4 operai edili della EPV Project Srl che avevano scioperato per il diritto ad un pasto dignitoso"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla vicenda

Fillea Cgil Padova: “Assunti, sfruttati e poi licenziati quando non più necessari: questo modello d’impresa mortifica il territorio e ruba la dignità a chi lavora. Con l’introduzione degli appalti a cascata si è instaurata una filiera di attività che trae il proprio margine di guadagno dallo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori”.

Con la presente, le comunichiamo che la scrivente società, si vede costretta a risolvere tutti i rapporti lavorativi in corso per oggettiva impossibilità alla loro prosecuzione stante la chiusura dei cantieri siti a Padova”. È questo un tratto della comunicazione che martedì 16 luglio si sono visti arrivare i quattro lavoratori di origine africana dipendenti della EPV Project Srl che circa un mese e mezzo fa erano saliti alle cronache per essere, loro malgrado, al centro di un caso sollevato dalla Fillea Cgil Padova che aveva denunciato le pessime condizioni in cui erano costretti a lavorare, compresa la circostanza di dover consumare il loro pasto seduti a terra nei pressi del cantiere dove lavoravano invece che in un luogo consono come prescritto dal CCNL territoriale che regola i rapporti di lavoro del settore.

“Questi licenziamenti – dice Antonio Alaia, il funzionario della Fillea Cgil Padova che segue i quattro lavoratori –, con decorrenza tassativa al 31 luglio, sono solo l’ultima goccia di una situazione che ha visto coinvolti i nostri giovani iscritti dipendenti di EPV Project Srl: prima assunti un anno e mezzo fa, poi costretti a lavorare a condizioni al limite e, infine, gettati via una volta non più necessari. Voglio ricordare che si tratta di lavoratori che stanchi di subire insulti e angherie di ogni genere, come quella di vedersi negare il diritto ad un pasto dignitoso, avevano avuto il coraggio di entrare in stato di agitazione e poi scioperare lo scorso 7 giugno. Dopo quello sciopero abbiamo più volte chiesto tavoli e momenti di incontro senza ottenere, sostanzialmente, nessuna risposta in merito e i lavoratori sono rimasti costretti a consumare il loro pasto nella polvere e caldo del cantiere”.

“E adesso – conclude il giovane sindacalista – li licenziano. È evidente che siamo di fronte ad un modello di impresa che mortifica il territorio e ruba la dignità a chi lavora. Come Fillea Cgil crediamo sia importante sottolineare che realtà di questo tipo, sempre in subappalto, non creano semplicemente danno ai lavoratori ma anche a tutte quelle imprese che ogni giorno lavorano nel nostro territorio e si spendono per creare qualità e benessere. Invece queste situazioni producono solo un vero e proprio dumping che danneggia chi rispetta la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. Da parte nostra abbiamo già coinvolto l’Ufficio Vertenze Legali (UVL) della Cgil per vedere se ci sono margini per intervenire contro questi licenziamenti e comunque assisterli in questo passaggio. Il guaio è che la legge pare consentire questo genere di situazioni. Per questo abbiamo promosso quattro referendum per evitare che invece continuino ad accadere”.

“Episodi di questo tipo – interviene e conclude il Segretario della Fillea Cgil Padova, Gianluca Badoer – sono destinati a moltiplicarsi a causa delle modifiche introdotte dal Ministro Salvini al codice degli appalti. Questo perché con l’introduzione degli appalti a cascata si creerà, nel nostro Paese, uno scenario in cui lavoratrici e lavoratori saranno vittime di una sempre crescente compressione del loro salario, dei loro diritti e sicurezza. Come Fillea Cgil Padova chiediamo che Istituzioni e Committenza si prendano carico della situazione. Non è accettabile che casi di questo genere avvengano nel cuore di una ricca città come Padova. Nei fatti, quel che è successo, e che succederà, è che si è instaurata una filiera di attività che trova il proprio margine di guadagno nello sfruttamento di lavoratrici e lavoratori. È necessaria, invece, una seria consapevolezza e responsabilizzazione su ciò che accade realmente nei cantieri. Chiediamo dignità per chi lavora”.

A questo link https://www.cgilpadova.it/notizie/74-fillea/1309-costretti-a-mangiare-per-terra-nei-pressi-del-cantiere-nella-pausa-pranzo-la-clamorosa-denuncia-della-fillea-cgil-padova.html l'articolo che dedicammo alla conferenza stampa della Fillea Cgil Padova con cui si denunciavano le condizioni degli operai costretti a mangiare, durante la loro pausa pranzo, per terra nei pressi del cantiere.

"Un anno dalla morte sul lavoro di Pio Giaretta: le tante domande a cui attendiamo ancora una risposta". Una riflessione della Fillea Cgil Padova

Il primo triste anniversario dalla scomparsa di Pio Giaretta – i cui funerali si celebrarono, circa un anno fa, il 14 giugno 2023 –, avvenuta nella cava di Torreselle nel comune di Piombino Dese, è l’occasione per fare il punto della situazione rispetto agli infortuni gravi o mortali e alle malattie professionali, vera emergenza sociale del mondo del lavoro.

I decessi vengono definiti sempre con appellativi “fantasiosi”: morti bianche, tragica fatalità; espressioni che tentano di alleggerire il carico emotivo che la scomparsa di una lavoratrice o di un lavoratore scaricano sull’opinione pubblica, andando ad eludere la sconvolgente realtà del morire perché costretti a lavorare accettando condizioni di non sicurezza, di precariato, di subordinazione psicologica, di carichi di lavoro ormai disumani, carente o inesistente formazione o, peggio, pagata e non fatta per non togliere le ore d’aula a quelle della produzione.

Sia mai che il profitto venga messo in discussione, anche davanti alla vita umana.

Ma cosa rimane un anno dopo? Un anno di abbracci e saluti mancati, di vita extra lavorativa annientata in una frazione di secondo. Con una narrazione che, sempre più spesso, ne fa ricadere la responsabilità sul defunto.

Cosa ha fatto l’azienda in questione e cosa hanno fatto tutte le aziende dove sono accaduti infortuni gravi o mortali?

Quante aziende analizzano con sistematicità i NEAR MISS (espressione con cui si indicano le indagini sui mancati infortuni)? Quante aziende revisionano i DVR (Documento di Valutazione del Rischio) o lo scrivono fattivamente, senza copiare e incollare prodotti preconfezionati che trovano nella rete? Quante coinvolgono il management in un processo di virtuosa costruzione della tanto agognata cultura della sicurezza, che non entra nelle persone per infusione ma che va costruita quotidianamente con basi solide?

Quante aziende attuano i ravvedimenti operosi necessari affinché, veramente, lo slogan “che sia l'ultimo” diventi una concreta realtà?

Quante aziende forniscono i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), formando e addestrando i lavoratori affinché li utilizzino correttamente? Quante aziende li manutengono e revisionano con la sistematicità prevista dalla classe del dispositivo?

Quanta superficialità quando si parla di infortuni mortali, quanta pochezza nei contenuti, quanta miopia nell'ipotizzare che un’unica soluzione sia valida ed efficace quando, invece, è strettamente necessaria un insieme di attività e una rete di attori che va dal medico competente aziendale all’ufficio sicurezza, passando attraverso il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che sia aziendale o territoriale, di sito o di comparto, fino ad arrivare a tutti i lavoratori.

Dopo il terribile incidente alla ThyssenKrupp di Torino nel dicembre del 2007 (ci furono 7 morti), l’anno successivo nacque il Testo Unico sulla sicurezza, un testo stilisticamente splendido, dall’approccio sanzionatorio che non trova mai applicazione. Prima di emanare nuove leggi, però, sarebbe quantomeno auspicabile che si applicassero quelle esistenti.

Noi come Fillea Cgil siamo impegnati in prima linea nel vigilare e denunciare alle istituzioni quando rileviamo situazioni non conformi alla normativa e, inoltre, segnaliamo sempre quando riscontriamo degli ostacoli che impediscono alle lavoratrici ed ai lavoratori di esercitare i propri diritti. Nessuno, purtroppo, ha la soluzione ma, intanto, un altro anno è passato e altre lavoratrici e lavoratori non hanno fatto ritorno a casa. E tantissimi altri non lo faranno.

Il servizio di Rete Veneta di circa un anno fa relativo all'incidente mortale di Pio Giaretta alla Cava di Torreselle

 
 
 
 

Costretti a mangiare per terra, nei pressi del cantiere, nella pausa pranzo: la clamorosa denuncia della Fillea Cgil Padova

Fillea Cgil Padova: “Oggi, venerdì 7 aprile, 4 lavoratori edili di origine africana assunti alla EPV PROJECT sono in sciopero perché stufi di subire umiliazioni di ogni tipo, compresa quella di non poter consumare il proprio pasto in un luogo dignitoso”

“Tutto inizia a metà ottobre del 2023. Eravamo appena usciti da un incontro all’Ispettorato del Lavoro e proprio in un cantiere a pochi passi dall’edificio in Piazza De Gasperi dove è situato, notiamo una quindicina/ventina di lavoratori che stanno consumando il proprio pasto seduti per terra. Ci avviciniamo, scambiamo due chiacchiere, ma veniamo subito interrotti da un capocantiere irruento a cui chiediamo per quale ragione i lavoratori consumano il pasto in quelle condizioni e nel mezzo della piazza. La risposta che ci viene fornita è che loro pagano tutto quello che è di loro competenza e che si i lavoratori consumano il pasto in quel modo è da collegarsi alla loro cultura”.

È così che la Segretaria Provinciale della Fillea Cgil, Barbara e il Funzionario della categoria, Antonio Alaia, iniziano a raccontare la situazione che vede protagonisti, loro malgrado, quattro lavoratori di origine africana che hanno deciso oggi, venerdì 7 aprile, di incrociare le braccia in difesa della propria dignità e perché stanchi di subire angherie e insulti di ogni tipo, compresa la circostanza di doversi arrangiare per la pausa pranzo – la Fillea Cgil Padova sospetta che ciò accada diversamente dai colleghi – e mangiare “letteralmente” per terra. Una denuncia fatta direttamente ai media durante una conferenza stampa organizzata davanti al cantiere che, per uno strano scherzo del destino, si trova a due passi dalla sede dell'Ispettorato del Lavoro di Padova.

Sono i cani che mangiano per terra, non le persone” dicono indignati dalla Fillea Cgil Padova. E tutto questo succede alla EPV PROJECT, azienda che ha in subappalto dei lavori edili in tre diversi cantieri a Padova. In quello in Piazza de Gasperi l’azienda è situata in un sub appalto di terzo livello per conto del GRUPPO PER SPA di Milano e dell’azienda GRIMONT E.P.CM.SRL di Vado Ligure (gli altri cantieri sono in via Siracusa e in via Turazza).

“In quel primo acceso colloquio – proseguono Schiavo e Alaia – chiediamo subito un incontro con l’azienda, a cui ne seguono altri a cui partecipa anche una delle aziende committenti. In quelle occasioni la EPV PROJECT ha sempre negato che i lavoratori consumassero i propri pasti per terra, dicendo che tutti gli operai andassero a mangiare in una trattoria convenzionata. La cosa è andata avanti per un po’, finché parte dei lavoratori, a inizio anno, stanchi delle condizioni lavorative, ha deciso di terminare il rapporto di lavoro con questa realtà. In questo cambio di lavoratori riusciamo a rimanere in contatto con 4 di essi, provenienti dall’Africa, a cui si continua a non dare la possibilità di consumare il proprio pasto dignitosamente in un luogo consono e adatto”.

“Questo fino ad un mese e mezzo fa – attaccano i due sindacalisti della Fillea Cgil – ossia fin quando decidiamo di portare questi quattro lavoratori all’incontro con la EPV PROJECT a cui sono presenti anche le altre due aziende coinvolte nei condomini di Piazza de Gasperi. In quell’occasione, la solita favola che tutti gli operai mangiano seduti al caldo viene smentita direttamente da chi lavora tutti i giorni: essi infatti confermano che loro i pasti li consumano fuori dal cantiere, seduti per terra. Chiarita finalmente la condizione, ribadiamo alle aziende che la condizione minima da ripristinare immediatamente è quella del pasto caldo fornito a chi lavora come previsto dal nostro CCNL Territoriale, chiarendo subito che in mancanza di rispetto delle normative vigenti ci saremo mossi con uno sciopero. Davanti a questa circostanza, il committente, ossia GRUPPO PER, vista la non gestione dell’Azienda EPV decide di intervenire e assicurare ai 4 lavoratori la possibilità di andare in pausa pranzo in una trattoria nei pressi del cantiere. Azione che riesce soltanto per un paio di giorno anche a causa della non collaborazione dell’Azienda EPV e dell’incapacità di individuare in quale dei tre cantieri fossero effettivamente situati i lavoratori. La cosa ridicola è che i 4 operai, proprio in questi giorni, sono stati sanzionati perché durante la pausa pranzo si sono assentati per andare a mangiare in trattoria e sono stati accusati di essere ritornati in cantiere in ritardo; ritardo eventualmente dovuto alla non collaborazione dell’azienda EPV”.

“Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso – concludono Barbara Schiavo e Antonio Alaia – e i lavoratori hanno deciso che la loro dignità vale di più del posto di lavoro e stanchi di subire angherie, insulti e di venir trattati senza nessun rispetto hanno deciso che domani sciopereranno. Noi siamo con loro e per parte nostra faremo tutto quello che possiamo perché venga ristabilita equità e giustizia in tutta questa vicenda. E con la liberalizzazione degli appalti a cascata decisa da questo Governo, situazioni come questa, successa in un cantiere tutto, non potranno che esplodere con danni incalcolabili. Si pensi solo al numero di lavoratori e imprese coinvolte nelle grandi opere finanziate con i fondi del PNRR”.

Il Servizio di Telenordest dopo la conferenza stampa della Fillea Cgil Padova sul caso di discriminazione

Ancora una denuncia della Fillea Cgil Padova: “Anche nei cantieri di via Bajardi, numerose le irregolarità”

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Nuovo sopralluogo della Fillea Cgil Padova in via Bajardi, nel Rione Mortise di Padova, in un cantiere dove si stanno facendo dei lavori di ristrutturazione di alcune palazzine destinate alla residenza pubblica. Numerose le irregolarità registrate come denuncia la Segretaria Provinciale della categoria, Barbara Schiavo: “Questa volta, nell’usuale giro cantieri che quotidianamente svolgiamo, siamo passati per questo cantiere e, purtroppo, abbiamo rilevato diverse irregolarità: innanzitutto, non possiamo non notare che i lavoratori sui ponteggi operano senza i necessari ganci di protezione. Inoltre, come accade nel cantiere di via Pizzamano, nel rione Voltabarozzo, anche qui abbiamo assistito alle operazioni di smontaggio delle impalcature tramite una carrucola, peraltro priva di un moschettone di sicurezza, invece che tramite un montacarichi automatico”.

“Inoltre – rileva la sindacalista – anche in questo cantiere, come in quello di Voltabarozzo, manca una netta demarcazione tra l’area dove avvengono i lavori e dove passano le persone, in una promiscuità che genera insicurezza per tutti. Accanto a questo, non possiamo non notare come in tutto il perimetro interessato dai lavori, ci sia materiale ovunque in un caos che non è neppure descrivibile a parole e che impatta in modo molto pesante sulla qualità della vita dei residenti”.

“Come se non bastasse – conclude Barbara Schiavo – nel corso dell’ispezione abbiamo anche incontrato dei lavoratori che stavano consumando la merenda proprio sopra alle impalcature. Inutile dire che tutto questo è irregolare: nei cantieri non si può consumare nessun tipo di cibo”.

Nel filmato, la Segretaria Provinciale della Fillea Cgil Padova, descrive la situazione nel cantiere di Via Bajardi

Cantiere Ater di Via Pizzamano, Fillea Cgil Padova: “Evidenti irregolarità e sicurezza a forte rischio: un caso esemplare di come non deve essere un cantiere”

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Il commento più azzeccato, perché descrive esattamente la situazione che appare agli occhi, è quello di una residente dei condomini Ater interessati, da più di 8 mesi, dai lavori di riqualificazione in via Pizzamano, a Voltaborozzo: “Sembra un cantiere di barbari”. Ed è proprio così.

La scena che appare lascia senza parole. Calcinacci, transenne, tubi, secchi di vernice e tutto quello che si può immaginare dentro ad un cantiere edile è ai bordi della strada e nelle aree destinate ai residenti nei condomini, in totale disprezzo a qualsiasi regola di convivenza civile. Alcuni terrazzi sono sostanzialmente usati come magazzini per infissi e materiali, senza considerare i cavi volanti per la corrente elettrica che passano sopra le teste dei passanti e che si attaccano alla rete condominiale, invece che – come dovrebbe avvenire in questi casi – ad un contatore per uso cantiere. Ma la cosa più grave è che sostanzialmente il cantiere non è delimitato e l’area di lavoro coincide con la stessa strada dove passano e sono parcheggiate le auto con evidenti rischi per tutti: sia per chi lavora, sia per chi passa per la via. C’è davvero da chiedersi come sia stato possibile non interrompere il traffico veicolare in questa strada e provvedere ad una circolazione alternativa. Insomma: più che un cantiere, è un incubo. Soprattutto poi, se in quelle palazzine uno ci vive.

Un cantiere da tempo monitorato dalla Fillea Cgil Padova e che sabato 16 dicembre ha visto intervenire direttamente sul posto la Segretaria Provinciale Barbara Schiavo, accompagnata da Elvira Scigliano, giornalista de "il mattino di Padova" che sull'episodio ha dedicato l'articolo che alleghiamo.

Una situazione fuori ogni regola – ha detto la sindacalista – che ci preoccupa molto anche per quel che riguarda la sicurezza degli stessi lavoratori, tutti in appalto e tutti di nazionalità straniera, molti dei quali non sanno una parola di italiano, motivo per cui nutriamo molti dubbi che abbiano frequentato i necessari corsi di formazione sulla sicurezza. E purtroppo, non è l’unico cantiere Ater che monitoriamo di cui siamo preoccupati. Anche in Arcella, ce n’è un altro dove i lavoratori sono tutti egiziani e con cui riusciamo a comunicare solo grazie all’app di google per le traduzioni".

Quel che è certo è che in via Pizzamano pare di vivere in un altro Paese, in uno dove le regole su come devono essere fatti i cantieri edili non sono mai state scritte. Ma siccome in Italia quelle regole ci sono, la Fillea Cgil ha deciso di informare tutte le autorità preposte a vigilare e di denunciare pubblicamente perché non si possa invocare la fatalità o il destino, nel caso dovesse malauguratamente succedere un incidente. Ciò che è chiaro e lampante è che in via Pizzamano non vi è stato il minimo rispetto di qualsiasi misura di sicurezza degna di tale nome. E vale sia per i lavoratori che per i residenti: i cantieri devono coesistere con le persone che abitano nelle case, ma in questa situazione la qualità della vita dei residenti non è resa affatto dignitosa. 

Il video (per gentile concessione di Elvira Scigliano) con le immagini del cantiere di via Pizzamano e l'intervento della Segretaria Provinciale della Fillea Cgil Padova, Barbara Schiavo

Italoforme, ieri il Presidio dei lavoratori davanti al Tribunale di Rovigo. Fillea Cgil Padova: "Siamo al ricatto disoccupazionale!"

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La Fillea Cgil Padova in pressing sul Tribunale di Rovigo. Ieri il presidio dei lavoratori di Italoforme srl: “Accelerare i tempi per l’attivazione degli ammortizzatori sociali”.

“A causa dei cosiddetti “patti di non concorrenza”, alcuni lavoratori di Italoforme soggetti a consistenti penali se si licenziano. Siamo arrivati al “ricatto disoccupazionale”!

 

Si è svolto ieri il presidio promosso dalla Fillea Cgil Padova davanti al Tribunale di Rovigo dove si sono dati appuntamento i lavoratori della Italoforme srl – l’azienda di Este che poco più di un mese fa ha chiuso i battenti, dalla notte al giorno, senza inviare loro nessun avviso né comunicazione scritta – per manifestare il profondo malessere che stanno vivendo dal momento in cui hanno improvvisamente scoperto di non poter più fare affidamento su uno stipendio e con la prospettiva di aspettare mesi prima di vedersi attivati gli ammortizzatori sociali. “E nel frattempo – tutti si chiedono – come campiamo?”

“Chiediamo – dicono Gianluca Badoer e Simone Ferraretto, rispettivamente Segretario Generale e Segretario Provinciale della Fillea Cgil di Padova – che il Tribunale velocizzi al massimo i tempi burocratici per l’attivazione della cassa integrazione per la cessata attività di Italoforme srl. Chiediamo che la curatrice Dott.ssa Bedetti Sheila, nominata dalla Giudice Dott.ssa Gangitano Sofia, e il Tribunale di Rovigo agiscano immediatamente per autorizzare la richiesta della Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) altrimenti, visti i tempi tecnici che l’operazione comporta, i lavoratori e le loro famiglie vedranno i primi euro per fine ottobre o addirittura ancora più tardi perché la legge permette di prorogare i termini di altri 4 mesi. È chiaro che si tratta di una condizione insostenibile e assolutamente da scongiurare”.

“La verità – proseguono i due sindacalisti – è che i lavoratori di Italoforme srl si trovano in una situazione assolutamente ingiusta e disperata e, per poco meno di una decina di loro, addirittura a dir poco kafkiana e questo a causa dei cosiddetti “patti di non concorrenza” che hanno sottoscritto al momento dell’assunzione, che li mette nella condizione di non potersi licenziare per andare a lavorare in un’altra azienda del settore a meno che non decidano di firmare un condono tombale che liberi Italoforme da qualsiasi loro futura e legittima pretesa. Significa che questi lavoratori dopo essersi ritrovati senza uno stipendio e in mezzo ad una strada, se vogliono cercare lavoro altrove, o rinunciano alla pretesa di ricevere dall’azienda tutto quel che hanno maturato oppure, se si licenziano e vanno a lavorare in un’azienda concorrente, rischiano di pagare una grossa penale. Eravamo a conoscenza del ricatto occupazionale ma qui siamo arrivati al “ricatto disoccupazionale!”.

“I lavoratori – concludono Badoer e Ferraretto – meritano rispetto. Non è possibile che in questo Paese siano sempre loro a dover pagare per le irresponsabilità e incapacità di una classe imprenditoriale miope, arrogante e unicamente preoccupata del proprio profitto a fronte di una normativa che, a nostro avviso, non è a favore dei lavoratori. Per questo la nostra richiesta è chiara: chiediamo al Tribunale di Rovigo di fare il possibile per questi lavoratori e non permettere che al danno si aggiunga anche un’atroce beffa”.

Il servizio di 7 Gold Telepadova sul presidio davanti al Tribunale di Rovigo

Gran caldo, la denuncia della Fillea Cgil di Padova: “Imprenditori poco interessati a discutere della salute dei propri lavoratori ma attenti solo al profitto”. E cita il caso di Europadova srl

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sulla denuncia della Fillea Cgil Padova

“Necessario un completo ripensamento del processo produttivo delle costruzioni che parta dalla tutela e sicurezza di chi, a decine di metri d’altezza, lavora su ponteggi o tetti con temperature che superano i 35° percepiti”

Se è vero che le grandi ondate di calore di questi giorni ci consegnano uno scenario termico sempre più instabile ed avverso per la salute di tutte le lavoratrici e lavoratori in generale, a maggior ragione questo vale per i lavoratori edili che, per la natura del lavoro che svolgono, sono esposti a qualunque condizione meteorologica.  E, in questo senso, non rassicurano le previsioni metereologiche che ci anticipano che probabilmente per tutto il mese di agosto assisteremo a temperature record di gran lunga superiori ai 35 gradi con grave e serio rischio per la salute di chi lavora.

“Il rischio del colpo di calore è elevato e già ci sono state le prime vittime quest’anno – dichiara Gianluca Badoer, Segretario Generale della Fillea Cgil di Padova – pertanto è opportuno che in ogni luogo di lavoro le aziende predispongano strumenti per la rilevazione di temperature ed umidità. È necessario un completo ripensamento del processo produttivo delle costruzioni, partendo da chi lavora nei ponteggi e concludendo da chi sta tutti i giorni sui tetti, perché chiunque lavori in particolari condizioni di rischio e a temperature superiori i 35 gradi percepiti deve essere attentamente monitorato.”

“Proprio per tutelare la salute e sicurezza degli operai edili – prosegue il Segretario Generale della Fillea Cgil Padova – abbiamo preso contatto con le aziende sindacalizzate per verificare la possibilità di sottoscrivere accordi per garantire condizioni lavorative più sicure ma su questo fronte non abbiamo trovato la disponibilità della classe imprenditoriale, miope ed attenta solo al profitto. Ne è un esempio l’azienda Europadova SRL, che dopo un primo incontro, nel quale aveva dato disponibilità ad una rimodulazione dell’orario, ha deciso di rimandare la discussione dell’accordo e la sua firma di un paio di settimane, di fatto cercando di scavallare il mese di agosto quando il problema sarà ormai ridotto e passato”.

“Troviamo questa situazione paradossale e sintomo di un profondo disinteresse per chi lavora – si inserisce Antonio Alaia della FILLEA CGIL di Padova – perché, di fatto, la nostra proposta era quella di ridurre l’esposizione di lavoratrici e lavoratori nelle ore più calde, senza perdere il diritto al salario completo ed al pasto e utilizzando gli strumenti già esistenti di cassa integrazione per eventi meteorologici avversi. Non capiamo perché ci sia stata questa improvvisa interruzione dei tavoli sindacali, ma ci sembra sintomo di un profondo egoismo e di non interesse per chi, tutti i giorni, lavora.”

“Chiediamo alle istituzioni preposte – aggiunge Alaia – vale a dire alla Medicina del Lavoro e all’Ispettorato del Lavoro, di attivare i controlli necessari per la tutela dei lavoratori, evitando condizioni che possano determinare colpi di calore o svenimenti. I colpi di calore sono a tutti gli effetti infortuni sul lavoro: le condizioni climatiche sono ormai tali da non consentire i normali processi di termoregolazione interna dei nostri organismi”.

“Come Fillea CGIL – concludono i due sindacalisti – continueremo il nostro percorso di incontro e confronto con le aziende, senza però rinunciare mai a mettere al primo posto la salute di operatrici ed operatori del settore. Più di mille persone sono morte sul lavoro nel 2022 e non possiamo accettare che si continui ad essere vittima dell’egoismo e dalla necessità di produrre il più velocemente possibile senza il rispetto per la salute e la sicurezza dei cittadini. Chiediamo che vengano utilizzati tutti gli strumenti necessari per difendere i lavoratori perché il caldo non è semplicemente una questione industriale, bensì un tema di salute e di dignità del lavoro”. 

Chiusura di Italoforme srl di Este: domani mattina, martedì 18 luglio, il presidio dei lavoratori davanti all’azienda chiusa

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova sul presidio previsto domani, martedì 18 luglio, davanti alla sede di Este di Italoforme srl

Fillea Cgil Padova: “La politica batta un colpo! Le Istituzioni non rimangano indifferenti davanti a questo cinico gesto di irresponsabilità sociale perpetrato da parte dei dirigenti di Italoforme srl che ha gettato, dall’oggi al domani, 44 lavoratori – e le loro famiglie – nella disperazione”

“Chiediamo l’istituzione di un tavolo regionale per tentare una via che salvaguardi i posti di lavoro. Necessaria anche una riflessione sulla recente riforma in tema di diritto fallimentare che permette agli imprenditori di chiudere, in un giorno, un’azienda senza nessuna comunicazione scritta ai lavoratori ma non prevede contestualmente per quest’ultimi l’erogazione degli ammortizzatori sociali per cui bisogna attendere diversi mesi”

 

“Le istituzioni e la politica non rimangano indifferenti! Ci sono 44 lavoratori, e le loro famiglie, che circa una settimana fa hanno improvvisamente scoperto di non poter più contare su uno stipendio. Non possono essere abbandonati a loro stessi! Davanti a quanto successo è necessario un intervento delle istituzioni! Chiediamo che la Regione si adoperi immediatamente per convocare, intorno ad un tavolo, azienda e organizzazioni sindacali per cercare una via che salvaguardi i posti di lavoro. Chiediamo a tutti di non lasciarci soli!”

È un vero e proprio appello quello che la Fillea Cgil di Padova ha deciso di diramare per avvisare del presidio che i lavoratori di Italoforme srl (storica azienda di Este che lunedì scorso, senza dare nessuna comunicazione scritta ai lavoratori, ha chiuso i battenti) faranno martedì 18 luglio, a partire dalle 8.00 del mattino, davanti ai cancelli chiusi dell’azienda in via Callido, 6 a Este.

“Un appello a partecipare che rivolgiamo a tutti ma in particolare a chi ha responsabilità istituzionali – insistono i lavoratori e il sindacato – perché non è possibile che nel ricco e sviluppato Veneto i lavoratori, senza i quali nessuna impresa è possibile, vengano considerati né più né meno che degli utensili da scartare senza nessuna remora, quando non se ne ha più bisogno. Stiamo parlando di persone, dietro alle quali ci sono delle famiglie che dipendono da loro! Non si può restare in silenzio davanti a quanto sta loro accadendo e lasciare che paghino per l’irresponsabilità di chi ha portato Italoforme alla bancarotta!”

“Accanto a questo – conclude la Fillea Cgil Padova – è necessaria anche una seria riflessione sull’ultima riforma in materia di diritto fallimentare che permette situazioni come quella appena avvenuta a Italoforme, dove i lavoratori possono perdere senza nessun preavviso la loro occupazione ma devono attendere mesi, dalla sospensione dal lavoro,  prima che scattino gli ammortizzatori sociali con cui sostenere loro e le proprie famiglie”.