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FIOM Padova aderisce allo Sciopero di Fridays for Future

Adesione sciopero e mobilitazione “Fridays for future” ore 10.30 Sede Cgil, via Longhin 117.

Saranno presenti:

Michele De Palma, segretario Fiom-Cgil nazionale

Loris Scarpa, segretario generale Fiom-Cgil di Padova 

Marianna Cestaro della segreteria della Camera del Lavoro di Padova

Giuliana Beltrame, Comitato per la difesa della Costituzione - Padova

Una rappresentanza degli studenti dell’Udu di Padova

Anche la Fiom di Padova, la Cgil di Padova, gli studenti dell’Udu di Padova e il Comitato per la difesa della Costituzione aderiscono alla settimana di mobilitazione lanciata dal movimento «Fridays for future» che culminerà con lo sciopero globale e le manifestazioni nella giornata di venerdì 27 settembre, 

Il 27 settembre i giovani di «Fridays for future» torneranno a scioperare e a manifestare in Italia e in tutto il mondo. La Fiom di Padova parteciperà allo sciopero per intraprendere un cammino che reclama un futuro di vita e non di sopravvivenza. 

Le crisi ambientali e del lavoro sono cresciute con questo modello di sviluppo che brucia ambiente e diritti delle persone e questo non è più trascurabile.

Mercoledì 25, dopo la conferenza stampa, si terrà un’assemblea alla Carel alla quale parteciperà anche Michele De Palma della Fiom nazionale, un momento importante per manifestare il sostegno dei metalmeccanici a questo percorso di evoluzione della sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali. Argomento che per la Fiom riunisce al suo interno il tema dell’innovazione ecologica con quello dell’occupazione e delle condizioni di lavoro nel mondo industriale che ha la sua alta dose di responsabilità nei confronti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici. 

“Da qualche mese i giovani ci hanno messo di fronte ad un’emergenza: il clima sta cambiando il mondo e non in meglio. Queste nuove generazioni ci chiamano, ci indicano la via della mobilitazione generale per arrestare un processo che potrebbe avere conseguenze terribili. È necessario innovare per migliorare la vita di chi lavora dentro e fuori dalle fabbriche. Se c’è un contributo da dare per migliorare il mondo in cui viviamo i metalmeccanici ci saranno, come è sempre stato” è questa la posizione della Fiom.

“Il problema del cambiamento climatico ha, come è ovvio, una portata globale. Ciò non toglie che non solo ogni Paese, ma ogni territorio deve fare la sua parte. In particolare quei territori che, come il nostro, non hanno fatto della tutela dell'ambiente una priorità. Padova e il Veneto hanno consumato suolo senza porsi nessun limite e soffrono di un inquinamento dell'aria che mette a rischio la salute di tutti. Per questo venerdì avremo una ragione in più per manifestare e, come Cgil, ci adopereremo affinché lavoratori e studenti stringano un'alleanza per ottenere un nuovo modello di sviluppo che tuteli i diritti sociali e quelli ambientali più di ogni altro interesse.” aggiunge Marianna Cestaro della Camera del Lavoro di Padova.

ACCIAIERIE VENETE. FIOM: 6 PERSONE INDAGATE PER L’INCIDENTE MORTALE DEL 13 MAGGIO 2018

Il procuratore aggiunto, Valeria Sanzari, ha chiuso l’inchiesta aperta ormai un anno e mezzo fa, indagando sei persone e tre aziende, considerate responsabili amministrative di ciò che successe domenica 13 maggio 2018 alle Acciaierie Venete di Corso Francia, quando una siviera ricolma di materiale incandescente precipitò dopo la rottura di un perno, investendo gli operai che erano al lavoro. Sergio Todita e Marian Bratu persero la vita dopo settimane per uno e mesi per l’altro di atroci sofferenze, mentre agli altri due operai Simone Vivian e David Di Natale, si salvarono con rispettivamente 40 giorni e 300 giorni di prognosi per arrivare alla guarigione.

Indagati per omicidio colposo e lesioni sono i padovani Alessandro Banzato e Giorgio Zuccaro, presidente e direttore dello stabilimento di Acciaierie Venete, e i friulani Dario Fabbro, presidente della Danieli centro Cranes spa, Giampietro Benedetti e Giacomo Mareschi Danieli quali rispettivamente presidente e amministratore delegato di Danieli & C. officine meccaniche. È indagato solo per lesioni il milanese Vito Nicola Plasmati, titolare della ditta Hayama Teac Service, perché i suoi due dipendenti sono sopravvissuti all’incidente.

Acciaierie Venete spa, Danieli & C. officine meccaniche spa e Danieli Centro Cranes sono le tre ditte considerate amministrativamente responsabili dell’accaduto. Viene contestata loro la violazione delle norme per la tutela della salute e della sicurezza in ambiente di lavoro, provocando in questo modo la morte dei due operai e le lesioni degli altri due. Nell’incartamento accusatorio si legge che i «reati commessi nel loro interesse e vantaggio vista la necessità di contenere costi produttivi, lo scopo di accelerare i tempi e i ritmi di lavoro con il fine di aumentare la produttività» e questo è un punto fondamentale dell’accusa che non lascia spazio ad interpretazioni. Ci sono molte analogie fra questa accusa e quella contro la ThyssenKrupp, dopo la morte di sette operai nel rogo dello stabilimento torinese la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007.

La Danieli & C. e dalla Danieli Centro Cranes sono responsabili sia della inadeguatezza del perno che sosteneva la siviera e che si è spezzato durante una movimentazione provocando la caduta della siviera piena di materiale incandescente, sia di non aver segnalato nel libretto di manutenzione la necessità di controllare il perno e di fare verifiche per evitarne la rottura.
I manager di Acciaierie avrebbero invece omesso di adottare la normativa vigente sulla distanza di sicurezza degli operai dalle siviere e non avrebbero avvertito il titolare della Hayama Teac della necessità di prendere le dovute precauzioni anche per gli operai esterni. Però anche la Hamaya Teac, che lavorava in appalto per le Acciaierie non avrebbe adottato i corretti sistemi di sicurezza tali da garantire l’incolumità dei suoi, che sarebbe stata possibile tenendo le necessarie distanze di sicurezza dalla siviera e dai binari di movimentazione.

Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova: “I capi di imputazione e alcune delle motivazioni confermano le valutazioni sindacali fatte in questi anni e le azioni che abbiamo messo in atto. Ci aspettiamo che la giustizia faccia il proprio corso e che le responsabilità vengano correttamente stabilite. In questo Paese il come si lavora non è più la priorità. La vicenda delle acciaierie, il sistema degli appalti e anche come vengono progettate le attrezzature ci dimostrano come non si tenga più conto delle persone e di chi lavora, cosa che dovrebbe essere la priorità per tutti. Nei luoghi di lavoro la Costituzione rimane purtroppo inapplicata. Inizierà un percorso durissimo per le famiglie e rimarremo al loro fianco, come abbiamo fatto fino ad oggi, costituendoci anche noi parte civile”.

“Le morti sul lavoro, che sono persino aumentate, sono il segnale di come la ripresa produttiva sia in gran parte fondata su precarietà, su bassi salari, su aumento dei ritmi, su sfruttamento del lavoro più che sulla sua qualità. - aggiunge Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil - ed occorre fermare questa sequenza di incidenti, spesso mortali, e garantire a tutti i lavoratori e in tutti i luoghi di lavoro il diritto alla salute e alla sicurezza. Le parole non bastano più. Sono poche le imprese che hanno investito seriamente sulla sicurezza e sulla qualità del lavoro, dimostrando una visione cieca rispetto alle prospettive industriali del Paese e soprattutto disumana. Pretendiamo un deciso cambio di rotta, e questo è e sarà una priorità nelle nostre mobilitazioni e per il rinnovo del CCNL”.

Ex Ilva. Fim-Fiom-Uilm: sciopero in tutti gli stabilimenti ArcelorMIttal

In riferimento all’ennesimo fatto grave accaduto e a sostegno delle motivazioni che hanno portato alla dichiarazione unitaria di sciopero nello stabilimento di Taranto, le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm dichiarano 2 ore di sciopero da effettuarsi in ogni realtà aziendale ArcelorMittal con le modalità da definirsi a livello di ogni singolo territorio.

Le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm 

Roma, 11 luglio 2019 

ACCIAIERIE VENETE. FIOM: 6 PERSONE INDAGATE PER L’INCIDENTE MORTALE

Il procuratore aggiunto, Valeria Sanzari, ha chiuso l’inchiesta aperta ormai un anno e mezzo fa, indagando sei persone e tre aziende, considerate responsabili amministrative di ciò che successe domenica 13 maggio 2018 alle Acciaierie Venete di Corso Francia, quando una siviera ricolma di materiale incandescente precipitò dopo la rottura di un perno, investendo gli operai che erano al lavoro. Sergio Todita e Marian Bratu persero la vita dopo settimane per uno e mesi per l’altro di atroci sofferenze, mentre agli altri due operai Simone Vivian e David Di Natale, si salvarono con rispettivamente 40 giorni e 300 giorni di prognosi per arrivare alla guarigione.

Indagati per omicidio colposo e lesioni sono i padovani Alessandro Banzato e Giorgio Zuccaro, presidente e direttore dello stabilimento di Acciaierie Venete, e i friulani Dario Fabbro, presidente della Danieli centro Cranes spa, Giampietro Benedetti e Giacomo Mareschi Danieli quali rispettivamente presidente e amministratore delegato di Danieli & C. officine meccaniche. Èindagato solo per lesioni il milanese Vito Nicola Plasmati, titolare della ditta Hayama Teac Service, perché i suoi due dipendenti sono sopravvissuti all’incidente.

Acciaierie Venete spa, Danieli & C. officine meccaniche spa e Danieli Centro Cranes sono le tre ditte considerate amministrativamente responsabili dell’accaduto. Viene contestata loro la violazione delle norme per la tutela della salute e della sicurezza in ambiente di lavoro, provocando in questo modo la morte dei due operai e le lesioni degli altri due. Nell’incartamento accusatorio si legge che i «reati commessi nel loro interesse e vantaggio vista la necessità di contenere costi produttivi, lo scopo di accelerare i tempi e i ritmi di lavoro con il fine di aumentare la produttività» e questo è un punto fondamentale dell’accusa che non lascia spazio ad interpretazioni. Ci sono molte analogie fra questa accusa e quella contro la ThyssenKrupp, dopo la morte di sette operai nel rogo dello stabilimento torinese la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. 

La Danieli & C. e dalla Danieli Centro Cranes sono responsabilesia della inadeguatezza del perno che sosteneva la siviera e che si è spezzato durante una movimentazione provocando la caduta della siviera piena di materiale incandescente, sia di non aver segnalato nel libretto di manutenzione la necessità di controllare il perno e di fare verifiche per evitarne la rottura. 

I manager di Acciaierie avrebbero invece omesso di adottare la normativa vigente sulla distanza di sicurezza degli operai dalle siviere e non avrebbero avvertito il titolare della Hayama Teac della necessità di prendere le dovute precauzioni anche per gli operai esterni. Però anche la Hamaya Teac, che lavorava in appalto per le Acciaierie non avrebbe adottato i corretti sistemi di sicurezza tali da garantire l’incolumità dei suoi, che sarebbe stata possibile tenendo le necessarie distanze di sicurezza dalla siviera e dai binari di movimentazione.

 

Loris Scarpa, segretario generale della Fiom Cgil di Padova: “I capi di imputazione e alcune delle motivazioni confermano le valutazioni sindacali fatte in questi anni e le azioni che abbiamo messo in atto. Ci aspettiamo che la giustizia faccia il proprio corso e che le responsabilità vengano correttamente stabilite. In questo Paese il come si lavora non è più la priorità. La vicenda delle acciaierie, il sistema degli appalti e anche come vengono progettate le attrezzature ci dimostrano come non si tenga più conto delle persone e di chi lavora, cosa che dovrebbe essere la priorità per tutti. Nei luoghi di lavoro la Costituzione rimane purtroppo inapplicata. Inizierà un percorso durissimo per le famiglie e rimarremo al loro fianco, come abbiamo fatto fino ad oggi, costituendoci anche noi parte civile”.


“Le morti sul lavoro, che sono persino aumentate, sono il segnale di come la ripresa produttiva sia in gran parte fondata su precarietà, su bassi salari, su aumento dei ritmi, su sfruttamento del lavoro più che sulla sua qualità. - aggiunge Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil - 
Occorre fermare questa sequenza di incidenti, spesso mortali,  e garantire a tutti i lavoratori e in tutti i luoghi di lavoro il diritto alla salute e alla sicurezza. Le parole non bastano più. 
Sono poche le imprese che hanno investito seriamente sulla sicurezza e sulla qualità del lavoro, dimostrando una visione cieca rispetto alle prospettive industriali del Paese e soprattutto disumana. Pretendiamo un deciso cambio di rotta, e questo è e sarà una priorità nelle nostre mobilitazioni e per il rinnovo del CCNL”.  

Imasaf: proclamata una settimana di agitazione con scioperi e blocco della produzione

Alla Imasaf, un’azienda di Cittadella che produce marmitte e che conta 200 dipendenti, c’è aria di tempesta. Dopo 8 anni di uso di cassa integrazione, di contratti di solidarietà e di incentivi per le uscite volontarie e con un’apertura di mobilità nel 2017, negli ultimi 2 mesi si è protratta una trattativa fra i sindacati (Fim e Fiom) e l’azienda legata alla richiesta da parte della proprietà di decretare una diminuzione del salario aggiuntivo, del premio di produzione, del terzo elemento e della quattordicesima. Richieste che servirebbero all’azienda per abbassare l'incidenza della spesa del personale sulle casse aziendali.

Entrando più nello specifico l’azienda, nonostante vari incontri e numerose proposte alternative da parte delle sigle sindacali, intende congelare per 5 anni la quattordicesima (e alla sua ripresa trasformarla in un elemento variabile), sospendere e riprendere nell'arco di 4/5 anni il terzo elemento e non riconoscere a tutti i futuri dipendenti che saranno assunti gradualmente in 5 anni solo parte della retribuzione aggiuntiva della contrattazione di secondo livello in essere.

Tutto questo nonostante la disponibilità dei lavoratori sia a concedere il congelamento della quattordicesima per 2 anni sia a rinunciare ad un accordo migliorativo sulle ore di straordinario. Anche queste ultime proposte sono state considerate insufficienti da parte dell'azienda.

La situazione è stata ulteriormente appesantita dalla disdetta unilaterale dell'azienda di tutta la contrattazione di secondo livello, decisione che, se non verrà annullata, decreterà, dalla mensilità di agosto, un abbassamento di stipendio per gli oltre 200 dipendenti della Imasaf che vedranno corrisposti nelle loro buste paga solo i salari definiti dal contratto nazionale.

Per questi motivi le sigle sindacali, rappresentate da Oriella Tomasello per la Fim e Marco Distefano per la Fiom, con l'avvallo dell'assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici, tenutasi lunedì 10 giugno, hanno deciso unitariamente di proclamare lo stato di agitazione di una settimana che prevede scioperi e blocco della produzione di 2/3 ore giornaliere, nella speranza di trovare una soluzione alternativa a breve termine.

FIM CISL PADOVA E ROVIGO
FIOM CGIL PADOVA

11 giugno 2019

Imasaf: proclamata una settimana di agitazione con scioperi e blocco della produzione

Alla Imasaf, un’azienda di Cittadella che produce marmitte e che conta 200 dipendenti, c’è aria di tempesta. Dopo 8 anni di uso di cassa integrazione, di contratti di solidarietà e di incentivi per le uscite volontarie e con un’apertura di mobilità nel 2017, negli ultimi 2 mesi si è protratta una trattativa fra Fim e Fiom e l’azienda legata alla richiesta da parte della proprietà di decretare una diminuzione del salario aggiuntivo, del premio di produzione, del terzo elemento e della quattordicesima. Richieste che servirebbero all’azienda per abbassare l'incidenza della spesa del personale sulle casse aziendali.

Entrando più nello specifico l’azienda, nonostante vari incontri e numerose proposte alternative da parte delle sigle sindacali, intende congelare per 5 anni la quattordicesima (e alla sua ripresa trasformarla in un elemento variabile), sospendere e riprendere nell'arco di 4/5 anni il terzo elemento e non riconoscere a tutti i futuri dipendenti che saranno assunti gradualmente in 5 anni solo parte della retribuzione aggiuntiva della contrattazione di secondo livello in essere. 

Tutto questo nonostante la disponibilità dei lavoratori sia a concedere il congelamento della quattordicesima per 2 anni sia a rinunciare ad un accordo migliorativo sulle ore di straordinario. Anche queste ultime proposte sono state considerate insufficienti da parte dell'azienda.

La situazione è stata ulteriormente appesantita dalla disdetta unilaterale dell'azienda di tutta la contrattazione di secondo livello, decisione che, se non verrà annullata, decreterà, dalla mensilità di agosto, un abbassamento di stipendio per gli oltre 200 dipendenti della Imasaf che vedranno corrisposti nelle loro buste paga solo i salari definiti dal contratto nazionale.

Per questi motivi le sigle sindacali, rappresentate da Oriella Tomasello per la Fim e Marco Distefano per la Fiom, con l'avvallo dell'assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici, tenutasi lunedì 10 giugno, hanno deciso unitariamente di proclamare lo stato di agitazione di una settimana che prevede scioperi e blocco della produzione di 2/3 ore giornaliere, nella speranza di trovare una soluzione alternativa a breve termine.

FIM CISL PADOVA E ROVIGO

FIOM CGIL PADOVA

11 giugno 2019

CONFERENZA STAMPA UNITARIA FIM-FIOM-UILM PADOVA su MANIFESTAZIONE NAZIONALE 14 GIUGNO 2019

CONFERENZA STAMPA
MARTEDÌ 11 GIUGNO ORE 11 PRESSO LA SEDE CGIL DI PADOVA IN VIA LONGHIN 117
FIM FIOM UILM DI PADOVA ILLUSTRERANNO I NUMERI E LE MOTIVAZIONI DELLA PARTECIPAZIONE
ALLA MANIFESTAZIONE UNITARIA DEL 14 GIUGNO 2019 A MILANO CON 8 ORE DI SCIOPERO

In continuità con la mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil del 9 febbraio scorso Fim, Fiom, Uilm hanno indetto per venerdì 14 giugno 2019 8 ore di sciopero generale dei metalmeccanici con 3 grandi manifestazioni a Milano, a Firenze e a Napoli. La delegazione padovana prenderà parte alla manifestazione di Milano e in preparazione di questo grande evento si stanno tenendo in queste settimane assemblee e attivi unitari.

La decisione di scioperare e di scendere in piazza il 14 giugno è determinata dalla sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l'aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Il governo e le imprese non possono scaricare sui lavoratori la nuova crisi che stiamo vivendo: per affrontare la situazione sono necessari investimenti pubblici e privati per l'innovazione, l'ecosostenibilità, l'occupazione, la prevenzione e la salvaguardia di salute e sicurezza. Per rilanciare il mercato interno è indispensabile aumentare i salari, ridurre la tassazione, garantire lo stato sociale.

È necessario che il governo e il sistema delle imprese riconoscano il ruolo dei lavoratori. Il governo deve adottare politiche mirate a contrastare delocalizzazioni e le chiusure di stabilimenti e attuare politiche in grado di sostenere gli investimenti industriali. Vanno rafforzati i vincoli della responsabilità sociale delle imprese verso i lavoratori e il territorio. Occorre investire per creare occupazione per i giovani disoccupati, attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui il nostro paese ha una leadership e stanziare incentivi per l'ecosostenibilità del nostro sistema industriale. Per Fim, Fiom e Uilm, le politiche pubbliche devono concentrarsi su ciò che crea lavoro, sullʼoccupazione, sulla qualità e la dignità del lavoro e in questo contesto misure, come il reddito di cittadinanza non possono essere sostitutive di questo impegno e soprattutto non possono essere il solo strumento di lotta alla povertà.

Serve subito un cambio di rotta, sia da parte del governo che delle imprese e agire con urgenza sui seguenti elementi: difendere e aumentare l'occupazione con gli investimenti pubblici e privati, per produrre con qualità e sostenibilità sociale e ambientale, per rilanciare settori strategici del paese e dare nuova vita alle aree di crisi; aumentare i salari con i contratti nazionali e di secondo livello, anche attraverso la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente; contrastare la precarietà con la stabilizzazione dell'occupazione, applicando i contratti ed estendere i diritti ai lavoratori degli appalti, allargando la rappresentanza e la partecipazione collettiva dei lavoratori; redistribuire la produttività delle nuove tecnologie per creare nuovo lavoro e aumentare i salari, diminuire gli orari di lavoro attraverso le opportunità che la tecnologia mette a disposizione; diminuire le tasse sul lavoro dipendente, stimolare una reale lotta all'evasione, fermando i condoni che premiano i furbi; riformare l'iniqua legge Fornero sulle pensioni, estendere e qualificare gli ammortizzatori sociali, garantire a tutti salute e istruzione di qualità con la spesa pubblica; investire sulla salute dei lavoratori e sull'ambiente di lavoro, combattere gli infortuni con la prevenzione e la formazione professionale.

VENERDÌ 14 GIUGNO SCIOPERO GENERALE DEI METALMECCANICI DI 8 ORE E 3 MANIFESTAZIONI: IN PIAZZA PER L’INDUSTRIA E IL LAVORO

I lavoratori metalmeccanici sciopereranno in tutta Italia venerdì 14 giugno con tre grandi manifestazioni in contemporanea a Milano, Firenze e Napoli per chiedere al governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro, i salari, i diritti. 

La decisione di Fim Fiom Uilm di indire uno sciopero di 8 ore è determinata dalla sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l'aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Lavoro e investimenti devono essere rimessi al centro dell’agenda politica. 

Le trasformazioni che stanno investendo il mondo delle imprese metalmeccaniche, e più in generale il sistema della manifattura, impongono scelte che devono essere in grado di rispondere alla necessità di crescita dei settori strategici attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati e il sostegno all’occupazione. 

E' necessario che governo e il sistema delle imprese riconoscano il ruolo dei lavoratori. Il governo deve adottare politiche mirate a contrastare delocalizzazioni e le chiusure di stabilimenti, a partire dal Mezzogiorno, ancora una volta, duramente colpito dalla crisi e a sostenere i buoni motivi per attrarre investimenti industriali. Vanno rafforzati i vincoli della responsabilità sociale delle imprese verso i lavoratori e il territorio. Occorre investire per creare occupazione per i giovani disoccupati, attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui il nostro paese ha una leadership e incentivi per l'eco-sostenibilità del nostro sistema industriale. 

E' un appuntamento importante per rilanciare la contrattazione collettiva anche in vista del rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici in scadenza a fine anno. Il nuovo Ccnl dovrà valorizzare il contratto in essere, centrando gli obiettivi come l'aumento dei salari, la riduzione dell'orario, l’organizzazione del lavoro anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, la formazione, la tutela della salute e della sicurezza. 

Le 3 manifestazioni partiranno alle 9 nelle città di Milano, Firenze e Napoli. Allo sciopero parteciperanno Maurizio Landini, segretario generale Cgil, Annamaria Furlan segretario generale Cisl e Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil. 

A Milano il corteo partirà da Porta Venezia per arrivare a piazza Duomo, dove è previsto l'intervento di Marco Bentivogli, segretario generale Fim. Cisco dei Modena City Ramblers suonerà alcune canzoni con la sua band alternandosi sul palco durante il comizio. 

A Firenze la manifestazione partirà da piazza Cavalleggeri per arrivare a piazza della SS Annunziata, dove è previsto l'intervento di Rocco Palombella, segretario generale Uilm. Antonio Sorgentone si esibirà sul palco nel corso della mattinata. 

A Napoli il corteo partirà da piazza Mancini e arriverà a piazza Matteotti, dove interverrà Francesca Re David, segretaria generale Fiom. L'attrice Rosalia Porcaro andrà in scena sul palco prima degli interventi e del comizio finale. 

Roma, 7 giugno 2019 

Uffici Stampa Fim Fiom Uilm