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Cgil Padova e Legacoop Veneto lanciano "Tessere Comunità": Formazione e Inclusione per Migranti e Operatori

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Gazzettino, uscito il 13 novembre, e del mattino di Padova, uscito il 14 novembre, sul nuovo progetto "Tessere Comunità", lanciato ieri in conferenza stampa da Cgil Padova e Legacoop Veneto
  • video link: Visita il sito

È stato presentato ieri, venerdì 14 novembre, presso la sede della Cgil di Padova, il progetto congiunto sperimentale "Tessere Comunità", nato dalla collaborazione tra la Cgil di Padova e Legacoop Veneto Comitato Territoriale di Padova. Un’iniziativa che, attraverso un percorso operativo che prevede l'istituzione di un gruppo di lavoro per seguirne l'attuazione e concretizzarne i contenuti, ha l’obiettivo di sostenere l'inserimento sociale, territoriale e lavorativo dei migranti ospiti dei progetti CAS e SAI gestiti dalle cooperative associate a Legacoop Veneto, e degli operatori sociali e mediatori culturali coinvolti in tali progetti.

Obiettivi e Contenuti del Progetto

Il progetto si articola in attività formative focalizzate sul diritto del lavoro, le tipologie contrattuali, la sicurezza sul lavoro e le forme di tutela. Un'attenzione particolare sarà dedicata alla lotta e al contrasto al caporalato e al lavoro irregolare, oltre alla normativa italiana in materia di immigrazione (ingresso e soggiorno).

“Voglio sottolineare – dice Alioune Badara Diop, Segretario Confederale della Cgil di Padova – la natura dell'iniziativa, ossia di un progetto che nasce per rispondere alle esigenze di chi oggi si trova spesso nelle frange più fragili della nostra società, ovvero i richiedenti asilo e i migranti in generale. Vogliamo fornire strumenti essenziali per l'autonomia e la piena dignità lavorativa, in linea con i valori di solidarietà e lotta contro ogni forma di discriminazione. L'obiettivo è creare le condizioni affinché i migranti possano inserirsi nel tessuto lavorativo del nostro territorio attraverso un percorso trasparente e normato che di fatto superi il caos, le incongruenze e le opacità legate ai ciclici decreti flussi e click day. Si tratta di un’iniziativa che nasce dalla precisa volontà politica di agire di fronte alle carenze istituzionali, dove la Cgil metterà a disposizione gratuitamente volontari qualificati per la formazione su sicurezza e lingua”.

La Visione di Legacoop

Paolo Pastore, Presidente del comitato territoriale Legacoop Padova, ha espresso il suo apprezzamento per il nome del progetto, richiamando la storia del Veneto: "Dobbiamo pensare che alla fine dell'Ottocento, il Veneto perse il 30% della popolazione perché la popolazione emigrò. Nei paesi di arrivo, si formarono così delle comunità di resilienza, create dagli stessi emigranti, che generavano occasioni di lavoro, di scambio, di assistenza. Il paradosso è che a distanza di oltre cento anni, il Veneto è diventato un territorio di immigrazione."

Pastore ha ribadito l'importanza del protocollo: “Pensiamo come Legacoop, che attraverso questo protocollo con la Cgil Padova, unendo le ricchezze del movimento cooperativo e di quello sindacale, di poter mettere un tassello importante di un percorso che porti i migranti che arrivano in Veneto, a ricevere degli strumenti per potersi non assimilare, ma integrare in un tessuto sociale, produttivo, economico. In questo modo, vorrei aggiungere, potranno diventare una ricchezza per il territorio e smettere di venir considerati, come vuole una certa politica, soltanto una fonte di problemi”.

Prospettive Future

Il progetto, coerente con le priorità dell'Agenda 2030, del PNRR e del Piano Nazionale di Integrazione , non intende esaurirsi, ma essere continuativo nel tempo. Alioune Badara Diop ha chiosato: “Non sarà risolutivo, però è qualcosa sempre in più rispetto al nulla che c'è.”

 

Il servizio di Telenordest sul progetto "Tessere Comunità" lanciato da Cgil Padova e Legacoop Veneto

‘Io sciopero contro una Legge di Bilancio ingiusta’, Venerdì 12 dicembre 2025 sciopero generale Cgil per l'intera giornata di lavoro

Le motivazioni dello sciopero generale

Per aumentare salari e pensioni

  • Per fermare l’innalzamento dell’età pensionabile
  • Per dire no al riarmo e investire su sanità e istruzione
  • Per contrastare la precarietà
  • Per vere politiche industriali e del terziario
  • Per una riforma fiscale equa e progressiva

Lavoratori e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più

Lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati si sono trovati negli ultimi tre anni a pagare 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef.
Si va dai 700 euro di perdita netta per un reddito da 20.000 euro, ai 2.000 euro di perdita per un reddito da 35.000.
Questa clamorosa ingiustizia fiscale penalizza i soli redditi fissi (non chi è in flat tax, non le rendite, non i profitti). È un meccanismo che va assolutamente fermato.

Sanità, istruzione, non autosufficienza, casa e sicurezza sempre più trascurate

Questo maggior gettito, inoltre, non è stato neppure destinato dal governo alla spesa sociale. Si pensi alla sanità pubblica: con questa manovra il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale in rapporto al Pil scenderà nel 2028 sotto il 6%, il livello più basso degli ultimi decenni. Già oggi quasi 6 milioni di persone rinunciano a curarsi, e la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie vale ogni anno oltre 43 miliardi di euro.
Non ci sono risorse adeguate per la sanità, per le scuole, per  l’assistenza agli anziani, per garantire il diritto alla casa, per migliorare il trasporto pubblico, per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori, che infatti continuano a morire come e più di prima. Per acquistare le armi, però, i soldi si trovano, e li si prende pure a debito.

Pensioni: viene peggiorata la Legge Fornero!

Le politiche di austerità riguardano anche la previdenza, con un ulteriore aumento dell’età pensionabile, che colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori, e con l’azzeramento di ogni forma di flessibilità in uscita (comprese le già insufficienti “opzione donna” e “quote varie”). Sulle pensioni, Meloni e Salvini sono riusciti a fare peggio di Monti e Fornero.

Sempre più giovani fuggono dall’Italia

Le condizioni in cui versa il Paese peggiorano di giorno in giorno: la crescita è allo “zero virgola”, ormai prossima alla recessione; il processo di deindustrializzazione prosegue ormai da tre anni; l’occupazione  cresce solo per gli over 50, mentre si contrae ed è sempre più precaria per le nuove generazioni, con centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che fuggono dall’Italia alla ricerca di un lavoro dignitoso e di una vita migliore. Questa è la situazione reale del Paese, che il Governo non fa assolutamente nulla per affrontare.

Gli obiettivi dello sciopero generale

Lo sciopero generale ha due obiettivi: sostenere le categorie in tutte le vertenze aperte con le controparti per il rinnovo dei contratti scaduti, perché i salari vanno alzati innanzitutto con la contrattazione; lanciare una vera e propria vertenza – tutta di merito – nei confronti del Governo, per cambiare la Manovra di Bilancio sulla base delle nostre richieste.

Cosa chiediamo

  • la restituzione del fiscal drag e la sua neutralizzazione per il futuro;
  • il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro privati e risorse aggiuntive per i Ccnl pubblici per difendere e rafforzare il potere d’acquisto, cui affiancare una vera detassazione degli incrementi per tutte e tutti;
  • il rafforzamento e l’estensione della quattordicesima per pensionate e pensionati;
  • il blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile per tutte e tutti, una maggiore flessibilità in uscita e una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;
  • vere politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, per innovare il nostro sistema produttivo, governare la transizione
  • ambientale e digitale, difendere l’occupazione e creare nuovo lavoro di qualità;
  • la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, anche cambiando il sistema degli appalti;
  • il contrasto alla precarietà e al lavoro povero, nero e sommerso;
  • il rafforzamento del sistema pubblico dei servizi: sanità, istruzione e ricerca, non autosufficienza, emergenza casa, diritto allo studio, trasporto pubblico;
  • risorse per le riforme della non autosufficienza, disabilità e assistenza territoriale, e politiche a sostegno della genitorialità;
  • un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni del lavoro precario nei settori pubblici;
  • investimenti e misure per eliminare i divari di genere occupazionali e salariali;
  • una vera strategia per il rilancio del Mezzogiorno.

Prendiamo i soldi dove sono e diciamo No alla folle corsa al riarmo

Per fare tutto questo ci sono due precondizioni.
La prima: andare a prendere i soldi dove sono (profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale), anche chiedendo un contributo di solidarietà all’1% della popolazione più ricca, per finanziare politiche a beneficio del restante 99%. La nostra proposta garantirebbe 26 miliardi all’anno in più, per finanziare tutto ciò che rivendichiamo, a partire dalla sanità.
La seconda: rinunciare alla folle corsa al riarmo, che mira a convertire la nostra e quella europea in un’economia di guerra, e che sottrarrà un’ingentissima mole di risorse alle vere priorità economiche e sociali del Paese. Solo per l’Italia, parliamo di quasi 1.000 miliardi di euro, se si vuole davvero raggiungere il 5% del Pil entro il 2035

 
Nel filmato, le conclusioni del Segretario Generale della CGIL, Maurizio Landini, all'Assemblea delle Delegate e Delegati a Firenze del 7 novembre dove è stato annunciato lo Sciopero Generale del 12 dicembre
 

Legge di bilancio, Cgil proclama sciopero generale il prossimo 12 dicembre. Documento conclusivo Assemblea generale della Cgil

DOCUMENTO CONCLUSIVO DELLL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA CGIL

FIRENZE, 6 NOVEMBRE 2025 – L’Assemblea generale della Cgil approva la relazione e le conclusioni del Segretario generale, assume i contributi delle compagne e dei compagni, e approva la proclamazione dello sciopero generale per il prossimo 12 dicembre, che si pone l’obbiettivo – a fronte della grave condizione economica e sociale del Paese – di cambiare, nel corso della discussione in Parlamento, il disegno di legge di bilancio 2026 per ottenere risposte per le persone che rappresentiamo, e di supportare tutte le vertenze aperte per il rinnovo dei Ccnl scaduti, a partire da quelli delle farmacie, igiene ambientale, meccanici, sanità privata, industria cartaria e telecomunicazioni.

L’Assemblea generale della Cgil sostiene e condivide la decisione di FLC e FP di non firmare i rinnovi dei Ccnl pubblici 2022-2024, e di chiedere che siano le lavoratrici e i lavoratori a decidere sul loro contratto attraverso il voto; e denuncia la scelta sbagliata degli accordi separati – di cui il governo, in quanto datore di lavoro, è direttamente responsabile – che producono una riduzione inaccettabile del potere d’acquisto delle retribuzioni e un aumento del precariato. Tutto ciò si aggiungerà agli effetti derivanti dal definanziamento e dai tagli indiscriminati decisi dall’Esecutivo su sanità, scuola, università, ricerca, funzioni centrali, enti locali, mondo della cultura e dello spettacolo.

Lo sciopero generale del 12 dicembre ha l’obiettivo fondamentale di aprire una vera e propria vertenza per sostenere le rivendicazioni che abbiamo ribadito anche nel confronto con il Governo, nelle audizioni parlamentari e negli incontri in corso con i gruppo parlamentari sul ddl bilancio: il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro per difendere e rafforzare il potere d’acquisto e l’estensione della defiscalizzazione dei relativi aumenti contrattuali a tutte le lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e privati; lo stanziamento di risorse aggiuntive per i rinnovi dei Ccnl pubblici; un piano straordinario di assunzioni e di stabilizzazioni del lavoro precario nei settori pubblici e investimenti per rafforzare il sistema universalistico a partire da sanità, istruzione, enti locali, non autosufficienza, diritto alla casa; la restituzione del fiscal drag e la sua neutralizzazione attraverso l’indicizzazione all’inflazione di scaglioni, detrazioni, trattamento integrativo, Isee ed esenzioni; il blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile per tutte e tutti, una maggior flessibilità in uscita, il riconoscimento del lavoro di cura, il ripristino di “opzione donna” senza penalizzazioni, e una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui; la piena rivalutazione delle pensioni e l’estensione/rafforzamento della quattordicesima; politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, al fine di innovare il nostro sistema produttivo, difendere l’occupazione, qualificare la formazione e creare nuovo lavoro stabile e di qualità; la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; il contrasto alla precarietà e al lavoro povero, sommerso, irregolare, nero; investimenti e misure per eliminare i divari di genere occupazioni e salariali e per creare nuova e buona occupazione che metta fine alla fuga di centinaia di migliaia di ragazze e di ragazzi dal nostro paese; una vera strategia per il rilancio del Mezzogiorno.

L’Assemblea generale della Cgil considera molto positiva la straordinaria partecipazione alle mobilitazioni pacifiste dello scorso settembre a sostegno della missione della Global Sumud Flotilla e per la fine del genocidio a Gaza, che hanno visto l’assoluto protagonismo delle nuove generazioni e che sono culminate nello sciopero generale del 3 ottobre e nella imponente manifestazione a Roma del giorno successivo.

Quella mobilitazione non deve fermarsi: perché le violazioni del cessate il fuoco in Palestina sono all’ordine del giorno; perché si registrano quotidianamente nuove vittime, non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania; perché l’accesso degli aiuti umanitari per una popolazione stremata è ancora largamente insufficiente; perché, soprattutto, senza perseguire la prospettiva di “due Popoli, due Stati”, nessuna pace duratura sarà possibile.

La nostra manifestazione “Democrazia al lavoro”, dello scorso 25 ottobre in piazza San Giovanni, ha saputo tenere insieme, in continuità, i temi della pace e del no alla conversione della nostra economia in un’economia di guerra, con la proposta di un’altra agenda sociale, alternativa ad una manovra di bilancio che vede proprio nel binomio “austerità e riarmo” il suo contenuto essenziale.

Una piazza partecipatissima da lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, giovani e donne con cui ci siamo impegnati a proseguire la nostra mobilitazione finché il Governo non cambierà un disegno di legge di bilancio destinato ad aggravare la già difficile condizione economica e sociale del Paese.

Siamo sostanzialmente in recessione da due trimestri; accelera un processo di deindustrializzazione che prosegue da tre anni; la produzione industriale cala da oltre 30 mesi; i salari e le pensioni sono stati impoveriti dall’alta inflazione cumulata e dalla mancata sterilizzazione del fiscal drag; l’occupazione cresce solo per gli over 50, mentre si contrae ed è sempre più precaria per le nuove generazioni; sanità, istruzione, non autosufficienza, casa, l’intero sistema pubblico dei servizi stanno subendo gli effetti nefasti del ritorno alle politiche di austerità; aumentano le ore di cassa integrazione e le crisi aziendali; non si ferma la strage di morti sul lavoro. Non è accettabile continuare a morire a 66 anni in cantiere, come recentemente avvenuto nel crollo della Torre dei Conti a Roma.

Di fronte a tutto questo, l’Esecutivo aumenta un unico capitolo di spesa, quello della difesa, con 23 miliardi in più solo nei prossimi tre anni; azzera gli investimenti pubblici; non mette in campo alcuna politica industriale in grado di invertire il declino produttivo e affrontare la sfida della conversione tecnologica, energetica ed ecologica del nostro sistema produttivo; approva, nei giorni scorsi, un decreto-legge in materia di salute e sicurezza che presenta contenuti insufficienti, che non affronta nodirilevanti e che non accoglie le nostre richieste, a partire dalla necessità di istituire una Procura Nazionale che si occupi di reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Le risorse necessarie per promuovere un’agenda sociale alternativa vanno recuperate: fermando la folle corsa al riarmo, che brucerà nei prossimi dieci anni quasi 1.000 miliardi di euro; e andando a prendere le risorse dove sono: profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale, maggiore equità e progressività fiscale, anche attraverso un contributo di solidarietà dalle grandi ricchezze dell’1% più ricco della popolazione.

L’Assemblea generale, inoltre, dà mandato alla segreteria confederale di completare il confronto interno all’organizzazione per lanciare la proposta di legge di iniziativa popolare e avviare, nel mese di novembre, un percorso di raccolta firme, iniziative e vertenzialità per difendere e rilanciare una sanità pubblica sempre più sull’orlo del collasso, come dimostrano i milioni di cittadini che rinunciano perfino a curarsi e il continuo aumento della spesa sanitaria privata a carico delle famiglie.

E sempre con l’obiettivo della difesa e del rafforzamento della nostra democrazia attraverso la partecipazione popolare, l’Assemblea generale impegna tutta l’Organizzazione nel promuovere e sostenere le ragioni del NO al referendum costituzionale della prossima primavera; e dà mandato alla segreteria confederale per promuovere – insieme alle associazioni, a cominciare dalla “Via Maestra”, alle forze sociali, al mondo della cultura e della società civile – il comitato più largo, trasversale e inclusivo possibile, al fine di contrastare la Legge Nordio, che stravolge la nostra Costituzione, mina il bilanciamento dei poteri, mette a rischio l’autonomia della magistratura e l’uguaglianza delle cittadine e dei cittadini di fronte alla legge.

Respingere questo tentativo è necessario anche per scongiurare le altre controriforme che intende portare avanti la maggioranza di Governo – Autonomia differenziata e Premierato – e che, se portate a termine, sovvertirebbero definitivamente la nostra Repubblica parlamentare e archivierebbero la nostra Costituzione antifascista, nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro.

Farmacie Private: domani, giovedì 6 novembre, sciopero per il rinnovo del contratto. In Veneto, presidio unitario a Venezia in Campo San Maurizio.

Domani, giovedì 6 novembre 2025, farmaciste e farmacisti veneti del settore privato incroceranno le braccia per l’intero turno di lavoro, a sostegno del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, scaduto il 31 agosto 2024.

In Veneto è previsto un presidio unitario a Venezia, giovedì 6 novembre, in Campo San Maurizio (vicino la Prefettura), dalle ore 10.00 alle 13.00.

Lo sciopero segue l’esito negativo della procedura di raffreddamento e conciliazione del 20 ottobre scorso, dopo la rottura del tavolo negoziale con Federfarma, che continua a mostrarsi indisponibile a riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori del settore incrementi retributivi adeguati al costo della vita e soluzioni normative capaci di valorizzare la professionalità e la complessità del lavoro in farmacia.

“Lo sciopero è una scelta necessaria — dichiarano le segreterie regionali Filcams, Fisascat e Uiltucs del Veneto — perché Federfarma ci ha costretti a questa scelta. Dopo mesi di confronto, il contratto è ancora fermo e i farmacisti non possono più attendere. Scioperiamo con senso di responsabilità, per difendere il valore di una professione che è parte viva della sanità pubblica e della comunità.”

Una scelta necessaria per la dignità del lavoro

La sospensione unilaterale delle trattative e l’assenza di proposte adeguate da parte datoriale rappresentano una ferita al dialogo sociale e un atto di irresponsabilità verso un comparto che, negli anni della pandemia, ha garantito continuità, ascolto e sicurezza, confermandosi parte integrante del sistema sanitario territoriale.

L’ultima offerta economica presentata da Federfarma, pari a 180 euro complessivi sul triennio, è inaccettabile di fronte all’inflazione, alla perdita di potere d’acquisto e alla crescente complessità del lavoro in farmacia.

Il ruolo delle farmacie nella sanità di prossimità.

Le farmacie private sono presidi sociali e sanitari essenziali. Durante la pandemia hanno rappresentato un punto di riferimento per milioni di cittadini e, oggi, con la riforma della sanità territoriale e l’attuazione del PNRR, il loro ruolo è ancora più centrale, le farmacie non sono solo esercizi commerciali, ma luoghi di salute e di relazione. Chi vi lavora deve essere riconosciuto come parte integrante del sistema sanitario regionale, con diritti, tutele e retribuzioni adeguate.

Le richieste sindacali

Le tre organizzazioni sindacali ribadiscono la volontà di un confronto costruttivo, avanzando proposte concrete per un rinnovo che garantisca:

  • adeguamenti salariali giusti, in linea con il costo della vita;
  • migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro;
  • riconoscimento della professionalità, anche in relazione alla farmacia dei servizi;
  • percorsi di formazione continua per valorizzare le competenze del personale.

Il sostegno delle istituzioni

Le organizzazioni sindacali venete chiedono alle istituzioni e agli interlocutori sociali, a partire dalla Regione Veneto, di sostenere la riapertura immediata del tavolo nazionale. Sostenere le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie significa sostenere la qualità del servizio pubblico e la fiducia dei cittadini nei servizi di prossimità.

Dichiarazioni unitarie: “Il rinnovo del contratto è un diritto per lavoratrici e lavoratori di questo settore - afferma Alessio Odoni, Segretario Regionale Filcams CGIL Veneto - Chi garantisce un servizio sanitario essenziale deve essere riconosciuto e valorizzato, non lasciato nell’incertezza.”

“Le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie hanno tenuto aperto il Paese durante la pandemia, oggi chiedono solo rispetto e dignità - aggiunge Massimo Marchetti, Segretario Generale Aggiunto Uiltucs UIL Veneto - lo sciopero del 6 novembre è un segnale forte ma necessario.”

“Scioperiamo per essere ascoltati, non per fermare il servizio ai cittadini - conclude Patrizia Manca, Segretaria Regionale Fisascat CISL Veneto - Dietro ogni camice bianco ci sono persone, famiglie e valori: la dignità del lavoro in farmacia riguarda tutti.”

 

Per Filcams CGIL Veneto – Alessio Odoni

Per Fisascat CISL Veneto – Patrizia Manca

Per Uiltucs UIL Veneto – Massimo Marchet

Bonus Mamme 2025: cos’è, a chi spetta e cosa manca

Il Bonus Mamme 2025 sostituisce, per quest'anno, l’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio 2025 per le lavoratrici madri. Dopo mesi di incertezza a causa della mancata emanazione del decreto attuativo, il Decreto Legge 95/2025 introduce una nuova modalità di sostegno economico.

A chi spetta il bonus mamme 2025

Il bonus è rivolto a:

  • Lavoratrici dipendenti (escluse le lavoratrici domestiche)
  • Lavoratrici autonome
  • Con reddito annuo da lavoro fino a 40.000 €
  • Madri di almeno 2 figli, con il più piccolo fino a 10 anni
  • Oppure madri di almeno 3 figli, con il più piccolo fino a 18 anni, purché con contratto autonomo o a tempo determinato

Come funziona il bonus

  • Importo: 40 euro per ogni mese lavorato nel 2025
  • Erogazione: in un’unica soluzione a fine anno, previa richiesta all’INPS

Chi resta escluso

Non rientrano nel bonus:

  • Le lavoratrici domestiche
  • Le madri con contratto a tempo indeterminato e almeno 3 figli, che continuano a beneficiare dell’esonero contributivo fino a 3.000 € annui, introdotto nel 2024

Come e quando presentare la domanda

Per avere il bonus è necessario fare domanda, che può essere presentata affidandosi ai patronati. INCA CGIL offre assistenza gratuita nella compilazione e nell’invio.

Le richieste devono essere presentate entro il 9 dicembre 2025.

Attenzione, però: le lavoratrici che maturano i requisiti dopo tale termine, ma comunque entro il 31 dicembre 2025, possono fare domanda fino al 31 gennaio 2026.

Per la lavoratrice madre minorenne o incapace di agire, la domanda deve essere inoltrata dal genitore che esercita la responsabilità genitoriale o dal tutore/curatore, previa verifica dei requisiti.

Le criticità secondo la CGIL

La CGIL esprime forte contrarietà a misure temporanee e non strutturali come questa:

  • assenza di progressività: il bonus non tiene conto delle reali condizioni economiche delle famiglie
  • mancanza di certezze: ancora nessuna indicazione ufficiale su modalità di richiesta e tempi di erogazione, perché il decreto attuativo non è stato ancora pubblicato
  • effetto annuncio: l'erogazione in un’unica soluzione serve solo a rendere il bonus “più visibile”, ma non incide realmente sul benessere delle famiglie

Hai diritto al Bonus Mamme 2025? Scoprilo con INCA CGIL

La normativa prevede situazioni molto diverse da caso a caso. 

Per sapere se hai diritto al bonus e come richiederlo, rivolgiti al Patronato INCA CGIL.
Con 117 sedi provinciali e oltre 700 sedi zonali, è presente in tutta Italia.

Scopri la sede più vicina a te

 

Vertenza SAD: ieri il tentativo di conciliazione in Prefettura a Padova tra Coopservizi FVG e Parti Sindacali. Sospeso lo stato di agitazione in attesa di vedere se il 20 del mese prossimo gli stipendi verranno versati puntualmente

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Gazzettino e Corriere Veneto sulla vertenza delle assistenti domiciliari contro la CoopServizi FVG

Fp Cgil Padova e Cisl Fp Padova e Rovigo: “Resta fondamentale il rispetto dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Basta ritardi nei pagamenti o scatterà immediato lo sciopero. Il 20 novembre anche l’incontro con il Comune di Padova”

Si è tenuta nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 30 ottobre, l’attesa riunione fra le parti aziendali e sindacali per la nota vicenda dei ritardi, ed altre mancanze, nel servizio di assistenza domiciliare affidato dal Comune di Padova tramite gara, ad una cooperativa del settore – la Coopservizi FVG di Marghera – e che aveva portato allo stato di agitazione lavoratrici e lavoratori stanchi ed esasperati dalla situazione.

La convocazione ha visto la Prefettura coordinare i lavori per verificare la possibilità di trovare un punto di incontro fra le rivendicazioni di Fp Cgil e Cisl Fp, da una parte, e la cooperativa Coopservizi FVG di Marghera, dall’altra. Numerosi i punti in discussione, a partire dai ripetuti ritardi nei pagamenti degli stipendi, oltre ad altre difformità nei cedolini, causa del malessere delle oltre 30 lavoratrici. Ritardi dovuti, secondo la direzione della cooperativa, non a mancanza di liquidità ma a problematiche organizzative e amministrative. Una spiegazione che ha lasciato i sindacati un po’ perplessi.

“Non possiamo più tollerare – commenta Angela Marigo, della Segreteria Provinciale della Fp Cgil Padova – che queste lavoratrici e lavoratori dell’assistenza domiciliare ogni 20 del mese, come è previsto del CCNL cooperative sociali, scoprano invece che lo stipendio non gli è stato versato ma se lo vedano accreditare sul conto corrente anche con una settimana di ritardo. Questo, peraltro, implica la conseguenza che loro stessi, incolpevolmente, diventino ‘cattivi pagatori’ rispetto alle proprie banche, in quanto incapaci di rifondere rate di mutui o prestiti nei termini prestabiliti. Tutto ciò deve finire. Per questo, abbiamo fatto verbalizzare al Viceprefetto che qualora alle 9 del mattino del 20 del mese prossimo il personale non si vedrà accreditati gli stipendi, scatterà immediatamente lo sciopero e la conciliazione andrà considerata fallita”.

Durante l’incontro, oltre al ritardo con cui arrivano gli stipendi, sono anche emerse le problematiche legate a diversi altri elementi, come il fatto che le lavoratrici lamentino ammanchi nel rimborso kilometrico e delle ore straordinarie.

“L’incontro in Prefettura – sottolinea Franco Maisto della CISL FP Padova Rovigo – è stato necessario anche per evidenziare la portata del problema: avendo una carenza di organico (circa 5-6 unità), le operatrici socio sanitarie sono costrette a fare molti più servizi a casa di anziani e fragili. Ciò determina un maggior uso dell’auto propria e anche che fanno molte ore di straordinario. Ne consegue che alla fine del mese successivo, nel cedolino si trovano molti meno rimborsi per quanto fatto e spesso le ore non combaciano. Una situazione che chiaramente abbiamo chiesto finisca e restituisca dignità al lavoro”.

Molteplici i punti toccati durante la riunione che ha visto la partecipazione, sia all’interno che all’esterno, di una consistente rappresentanza di lavoratrici e lavoratori impegnati in questo che è, in sostanza, un appalto per il Comune di Padova. Motivo per cui a garanzia e tutela del gruppo di lavoro e soprattutto per comprendere la posizione del Comune di Padova, stazione appaltante, i sindacati hanno deciso di incontrare i competenti vertici del settore sociale di palazzo Moroni il giorno 20 novembre alle ore 9.00.

“Abbiamo ritenuto opportuno – concludono Marigo e Maisto – uscire dall’incontro con il vice prefetto chiedendo due cose: la prima è che ci fosse un incontro a breve con la cooperativa per verificare punto su punto la situazione dei singoli lavoratori e la seconda che ci fosse un incontro con il Comune di Padova per comprendere la posizione della stazione appaltante sul servizio di assistenza ad anziani e fragili. Nel frattempo, garantiamo che staremo in costante contatto con le lavoratrici e i lavoratori affinché questi eventi non si verifichino più”.

Vertenza Configliachi, la replica dei sindacati al Direttore Turri: "Prioritario il rispetto di norme, relazioni sindacali e personale. Il resto sono chiacchiere”

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  • Descrizione allegato: Gli articoli del Mattino con le dichiarazioni del Direttore Turri e con la replica dei sindacati

Le Segreterie Provinciali di FP CGIL Padova, CISL FP Padova e Rovigo, e UIL FPL Padova – tramite i propri rappresentanti, rispettivamente Alfredo Sbucafratta, Andrea Ricci e Hena Helena Da Silva Valotti – intendono replicare alle recenti dichiarazioni del Direttore Alessandro Turri della struttura IPAB Configliachi di Padova, apparse negli scorsi giorni su “il mattino di Padova”.

“Innanzitutto – dicono i tre sindacalisti – riteniamo che, anziché concentrarsi su tecnicismi e numeri , la Direzione dovrebbe prioritariamente rispettare le norme e le relazioni sindacali. Questo significa che è necessario il rispetto degli accordi e del personale e quindi, lo ribadiamo, la fondamentale importanza del confronto, dell'informativa e del rispetto degli accordi di gara. In secondo luogo, sottolineiamo che i contratti d’appalto non possono venire violati. Risulta infatti grave il trasferimento del personale, come il cuoco della cucina, senza rispettare il contratto d’appalto anche se ora, dopo che l’abbiamo fatto notare, i due lavoratori coinvolti riceveranno un rimborso per il viaggio. E, in terzo luogo, non possiamo che condannare l’atteggiamento della direzione, che ha già generato forte insoddisfazione tra il personale. Inoltre, respingiamo con fermezza le insinuazioni su presunte malattie programmate, che hanno offeso i lavoratori”.

“Infine – concludono Sbucafratta, Ricci e Da Silva Valotti – il Direttore può esibirsi in tutti i tecnicismi che vuole come se questo cambiasse tanto la sostanza delle cose e il fatto oggettivo che la spesa complessiva per il personale negli ultimi tre anni è stata ridotta di circa 2 milioni di euro. Per questo, pur non avendo replicato immediatamente alle accuse per favorire un ripristino del dialogo, invitiamo la Direzione dell’Istituto Configliachi a svolgere correttamente il proprio ruolo istituzionale, riattivando le relazioni sindacali, oggi ai minimi termini, e cercando un dialogo costruttivo con il personale. Gli ricordiamo, altresì, anche gli impegni presi durante il tentativo di conciliazione in Prefettura e gli rinnoviamo la richiesta di un incontro, sulla quale da una settimana siamo in attesa di una risposta. Sempre che il Direttore preferisca il dialogo diretto nelle sedi adatte a quello indiretto che avviene tramite le pagine della stampa locale. Nel caso, lo invitiamo a riflettere sul suo ruolo e sulle conseguenze che potrebbero ricadere sull’Ente a causa di questa esposizione mediatica. L’invito, quindi, è di concentrarsi sull’enorme mole di impegni che lo attendono anziché accusare le sigle sindacali di dire falsità, quando invece svolgono semplicemente il compito per cui sono nate”.

"I lavoratori della ditta Manelli - impegnata nei lavori al cantiere dell'ex ospedale di Este - senza stipendio da settembre". Fillea Cgil Padova e Uil Feneal Padova proclamano lo sciopero

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino e Gazzettino sulla protesta degli operai edili della Manelli Impresa spa impegnati nel cantiere all'ex ospedale di Este

Lavoratori senza stipendio di settembre e condizioni inadeguate: la protesta si inserisce nello stato di agitazione nazionale nei confronti della ditta Manelli Impresa Spa di Monopoli (BA)

È proseguito anche ieri, mercoledì 29 ottobre 2025, lo stato di agitazione dei lavoratori della Manelli Impresa Spa impiegati nel cantiere in Via San Fermo, 10 c/o Ospedale di Este (PD) dove le maestranze hanno sospeso temporaneamente le attività lavorative.

La decisione è stata assunta nell’ambito dello stato di agitazione sindacale proclamato a livello nazionale e declinato a livello territoriale nei confronti della ditta Manelli impresa Spa, Holding pugliese che oggi è tra le top 10 tra le aziende esperte nella realizzazione di infrastrutture, con un fatturato di almeno 250 milioni di euro e un valore di portafoglio ordini di due miliardi di euro per i prossimi quattro anni.

Numeri da capogiro che consentono di accreditarsi come ditta strutturata per poter partecipare a bandi di assegnazione di lavori rientranti nel bacino economico del PNRR.

Per partecipare alla gara regionale veneta, che ha frazionato il territorio in lotti, la Manelli ha costituito un’ATI con la ditta Ferruccio Ferrari che sta seguendo gli interventi in altri plessi sanitari del territorio della bassa padovana.

Purtroppo, sia localmente che nel territorio nazionale l’azienda Manelli si sta mettendo in cattiva luce in quanto economicamente inadempiente, sia nei confronti delle lavoratrici e lavoratori, che dei vari fornitori impegnati nei cantieri assegnati. 

Nello specifico, per quanto riguarda Padova, le lavoratrici e i lavoratori impiegati nel cantiere di Este non hanno ancora ricevuto le spettanze del mese di settembre e, da tempo, attraverso le organizzazioni sindacali, chiedono con forza:

  • Condizioni di alloggio più dignitose;
  • Pasti adeguati;
  • Adeguamento dei salari al contratto di 2° livello interprovinciale CEIV Treviso–Padova–Rovigo;
  • Pieno rispetto delle norme contrattuali e di sicurezza.

La vertenza, dunque, si inserisce in un quadro più ampio di mobilitazione nazionale per la tutela dei diritti, della sicurezza e della dignità dei lavoratori edili, ma al tempo stesso mette in luce criticità specifiche del territorio padovano.

Le organizzazioni sindacali Fillea CGIL Padova e FenealUIL Padova-Rovigo ribadiscono la propria disponibilità al confronto sia con la Manelli che con la stazione appaltante, nella convinzione che solo il dialogo e il rispetto dei contratti collettivi possano garantire la continuità, la qualità e la legalità del lavoro nei cantieri anche in profonda considerazione della natura dei fondi di finanziamento delle opere.

Fillea CGIL Padova
FenealUIL Padova-Rovigo