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AZA CORP: LAVORATORI IN CASSA INTEGRAZIONE, CRESCE LA PREOCCUPAZIONE

Stamattina lunedì 12 gennaio davanti alla AZA Corp si è tenuta un’assemblea e un presidio dei lavoratori presso lo stabilimento di Noventa Padovana in via Colombo, 8.

I 44 lavoratori rimasti, 19 operai e 25 impiegati, a fronte dei 70 in forze ad aprile 2025, sono sempre più preoccupati per il loro futuro visto che il primo gennaio 2026 è partita la richiesta di apertura della procedura di concordato preventivo insieme all’istanza di cassa integrazione straordinaria che coinvolgono anche il sito di Fiorenzuola D’Arda (PC). Nella giornata odierna è partita la prima giornata di cassa integrazione straordinaria che andrà ad incidere sulla quotidianità dei 44 dipendenti alla AZA che attendono ancora lo stipendio di dicembre e la tredicesima del 2025.

La crisi della AZA Corp è iniziata ad aprile 2025, nonostante ci fossero delle prime avvisaglie già nei bilanci del 2023, a causa di crescenti problemi finanziari e gestionali, con l’accesso alla Composizione Negoziata della Crisi (CNC) richiesta dalla proprietà, e si è evoluta in maniera sempre più allarmante e negativa nel corso di questi 9 mesi, nonostante l’intervento dell’Unità di Crisi della Regione Veneto, attraverso la ricerca di nuovi partner sia con l’opzione di cessione di rami d’azienda che con l’individuazione di compratori per l’intera azienda.

Negli ultimi mesi del 2025, la situazione di crisi della AZA Corp aveva portato all'attivazione di una ricerca approfondita di possibili soluzioni per il futuro dell'azienda. In questo contesto, tra oltre venti soggetti interessati all'acquisizione, erano emersi due potenziali compratori: Technologica srl e LMV spa. La proprietà aveva scelto la proposta di acquisizione della Technologica srl nonostante, per le organizzazioni sindacali, quella di LMV S.p.A. era stata identificata come l’opzione più opportuna e credibile per il rilancio dello stabilimento e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro.

Adesso si attende il 20 gennaio 2026, giorno in cui è stato fissato l’incontro fra le parti presso il Ministero del Lavoro per l’esame congiunto per la CIGS, un momento in cui si dovrà anche capire se questa cassa integrazione sarà utilizzata dalla proprietà solo per evitare il licenziamento dei lavoratori o se sarà opportunamente sfruttata per impegnarsi nel rilancio dell’azienda che negli anni scorsi ha contribuito alla costruzione del City Ringen della Metropolitana di Copenaghen; la sede Google e la Virgin Tower di New York; il Gioia 20, la sede Moncler, la sede della Fondazione Prada a Milano.

“È assolutamente inaccettabile che un’azienda con oltre 100 anni di storia, riconosciuta come Marchio storico di interesse nazionale, possa essere distrutta in pochi mesi per la mancanza di capacità da parte della proprietà. In questo momento sia noi che i lavoratori ci chiediamo se davvero la salvaguardia dell’azienda e delle professionalità presenti sia la vera priorità della controparte. O se l’unico interesse della proprietà siano gli interessi e la reputazione dell’imprenditore Ettore Zambonini titolare della AZA Corp. Noi non resteremo a guardare mentre si tenta di distruggere una realtà industriale italiana, riconosciuta e attiva a livello internazionale, con la conseguente perdita delle alte competenze che ne hanno da sempre garantito il successo e il prestigio. Il lavoro a questa azienda non mancherebbe, manca la serietà di una gestione affidabile e lungimirante che possa risollevare la AZA corp e riportarla ad essere un’azienda leader del settore” commentano Giovanni Saladino della FIM Cisl e Dario Verdicchio della FIOM Cgil dopo il presidio di oggi, riportando le preoccupazioni raccolte in assemblea dei lavoratori, molti dei quali sono dipendenti della Aghito prima e della Aza ora, da oltre 30 anni.

AZA CORP: PRESIDIO LUNEDÌ 12 GENNAIO DALLE ORE 10 PER LA SALVEZZA DELLO STABILIMENTO DI NOVENTA PADOVANA

 

AZA Corp è un'azienda leader nella progettazione, produzione e installazione di facciate per edifici residenziali e commerciali, nata nel 2011 dalla fusione tra Aghito (Padova) e Zambonini (Piacenza), riconosciuta come Marchio storico di interesse nazionale e sita a Noventa Padovana in via Cristoforo Colombo n°8.

La crisi dentro la quale la AZA Corp è incuneata inizia il 1° aprile 2025 a causa di crescenti problemi finanziari e si è evoluta nel corso di questi 9 mesi, nonostante l’intervento dell’Unità di Crisi e la costante ricerca di strategie e soluzioni per uscire dall’impasse. Di seguito un breve riepilogo degli ultimi mesi di crisi.

Il 1° aprile 2025, a causa di gravi difficoltà finanziarie sorte nel biennio 2022-2023, l'azienda accede alla Composizione Negoziata della Crisi (CNC). Inizialmente si punta a un piano di risanamento con nuovi soci, senza cessioni o affitti di rami d'azienda. Ad agosto, non concretizzandosi l'ingresso di nuovi partner, lo scenario muta verso la cessione dell'intera azienda o di un ramo, con il rischio di chiusura di uno dei siti produttivi. Nonostante, circa 20 manifestazioni d'interesse iniziali, a fine ottobre rimangono due proposte principali: LMV S.p.A. e Technologica S.r.l.

Il 13 novembre 2025, la proprietà comunica di aver scelto la proposta di Technologica S.r.l., nonostante la proposta di LMV Spa presentasse uno scenario di maggior tutela nei confronti dei lavoratori perché avrebbe agito in continuità e con la salvaguardia dell’intero perimetro occupazionale.  A dicembre 2025 il precipitare della situazione e l’imminente scadenza del termine della composizione negoziata della crisi portano l’azienda a decidere per la richiesta di accesso a una procedura di concordato preventivo. L’istanza di concordato, come viene riferito alle organizzazioni sindacali, è stata depositata il 1° gennaio 2026, insieme alla richiesta, inviata al Ministero del Lavoro, di ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Tutto questo determina una generale preoccupazione dei lavoratori e una situazione di disagio a causa della mancata erogazione del salario, della 13a mensilità e della stessa mensilità di dicembre.

Ad oggi i dipendenti sono passati complessivamente dai 200 di aprile dello scorso anno ai 172 a settembre, fino agli attuali 129 per i 2 stabilimenti e ridotti a 19 operai e 25 impiegati nel solo sito di Noventa Padovana, assistendo a una progressiva perdita di professionalità e competenze.

“Il percorso fin da subito ha evidenziato pessime relazioni sindacali, nonostante il fattivo supporto dell’Unità di Crisi della Regione del Veneto. Se dal principio lo scopo dichiarato è stato quello di salvare l’intera azienda, privilegiando il mantenimento dei posti di lavoro, attraverso la condivisione di un vero e proprio piano Industriale, la successiva evoluzione della vertenza ha puntato esclusivamente alla salvaguardia degli interessi dell’imprenditore e titolare, Ettore Zambonini, andando di fatto a distruggere una realtà industriale italiana, di livello internazionale, con la conseguente perdita delle alte competenze e professionalità che ne hanno da sempre garantito il successo e il prestigio. Per la giornata di lunedì 12, nonostante la cassa integrazione, insieme alla RSU abbiamo indetto un’assemblea con un presidio davanti ai cancelli dell’azienda a partire dalle ore 10 per rendere pubblica la situazione di crisi che sta angosciando tutti i dipendenti rimasti sia per il futuro del sito padovano sia per la mancanza di certezze sull’erogazione delle spettanze dei lavoratori coinvolti, necessarie per il sostentamento loro e delle loro famiglie” commentano Giovanni Saladino della FIM Cisl e Dario Verdicchio della FIOM Cgil in vista dell’appuntamento di lunedì 12 gennaio 2026 dalle 10 alle 12 davanti alla AZA CORP in via C. Colombo 8 a Noventa Padovana.

Tragedia alla SESA di Este: secondo morto sul lavoro in pochi giorni nel padovano. Cgil Padova e FP Cgil Padova: “Mattanza inaccettabile"

La provincia di Padova si ritrova nuovamente a fare i conti con un’immane tragedia sul lavoro. Nel pomeriggio di ieri, venerdì 9 gennaio, la vita di un operaio è stata spezzata all'interno dello stabilimento della SESA (Società Estense Servizi Ambientali) di Ospedaletto Euganeo. Si chiamava Halili Xhevdet, aveva 59 anni, era di origine albanese con anche la cittadinanza italiana e residente da parecchi anni a Sant’Elena, nella bassa padovana. Secondo le prime ricostruzioni l'uomo sarebbe rimasto schiacciato all'interno di una pressa mentre stava svolgendo operazioni di manutenzione. Una scena raccapricciante avvenuta davanti ai propri colleghi, intervenuti immediatamente ma, purtroppo, inutilmente.

“Si tratta di un nuovo atroce episodio che avviene a meno di una settimana dall'ultimo infortunio mortale nel territorio, segnando una scia di sangue che esce da una ferita che continua a rimanere aperta e crea una sofferenza intollerabile non solo per le famiglie ma anche per intere comunità” denunciano la Cgil di Padova e la Fp Cgil Padova.

"Siamo profondamente sconvolti per quanto accaduto oggi a un lavoratore di 59 anni, un uomo che ha perso la vita in modo orribile mentre svolgeva il proprio compito – dichiarano congiuntamente Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova, e Maurizio Galletto, Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova – che si aggiunge all’altro tragico incidente successo solo pochi giorni fa, sempre nella nostra provincia.  Due morti sul lavoro in una sola settimana sono una cifra drammatica che non può essere accettata in silenzio. Non possiamo più parlare di incidenti o di fatalità: morire schiacciati in una pressa durante una manutenzione è un fatto di una gravità inaudita che impone di fermarsi e capire cosa non stia funzionando nel sistema della prevenzione e dei controlli."

Per i due segretari, la situazione richiede una reazione immediata che vada oltre il semplice cordoglio. "Non è accettabile che in un territorio avanzato come quello padovano si continui a morire con questa frequenza – proseguono e concludono Badoer e Galletto – e quanto accaduto alla SESA dimostra che l’inversione di rotta non è più rimandabile. Serve una vigilanza ferrea, specialmente in fasi delicate come quelle di manutenzione sugli impianti, dove il rischio è altissimo. Chiediamo che si faccia piena luce sulle responsabilità, ma soprattutto pretendiamo un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni e delle imprese affinché la vita umana sia messa realmente al di sopra di ogni esigenza produttiva. Nelle prossime ore ci confronteremo con le rappresentanze sindacali per decidere le azioni di mobilitazione necessarie: Padova non può e non deve abituarsi a questa mattanza. Il tempo delle parole è finito, adesso vogliamo azioni concrete".

Il servizio di Telenordest con le dichiarazioni sull'infortunio mortale alla Sesa di Maurizio Galletto, Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova

Sicurezza sul lavoro, un’altra giornata di sangue e paura nel Padovano. Il commento del Segretario Generale della Cgil di Padova, Gianluca Badoer

In meno di ventiquattr’ore, il territorio padovano è stato scosso da due drammatici episodi che riportano al centro del dibattito pubblico l'emergenza sicurezza. A Borgoricco, il quarantaseienne Denis Zeggio ha perso la vita mentre si trovava al lavoro, vittima di un malore fatale durante le operazioni di scarico merce. Quasi contemporaneamente, a Valdagno, un operaio di 57 anni residente a Cadoneghe è rimasto gravemente ferito a causa del cedimento improvviso del braccio di una gru, un incidente che solo per puro miracolo non si è trasformato nella seconda vittima della giornata.

La coincidenza temporale di questi due eventi ha riacceso il dolore e la rabbia dei sindacati e della comunità locale. Se da un lato gli accertamenti dello Spisal sul decesso di Zeggio sembrano orientarsi verso cause naturali, resta il dato drammatico di una vita spezzata durante l'attività professionale. Dall'altro, l'incidente meccanico che ha coinvolto il lavoratore di Cadoneghe evidenzia ancora una volta le criticità legate alla manutenzione e alla tenuta dei mezzi di sollevamento.

Sulla gravità della situazione è intervenuto duramente Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova, che ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Quella di oggi è l’ennesima giornata drammatica che colpisce al cuore il nostro territorio e ci costringe, ancora una volta, a fare i conti con una realtà che non possiamo e non dobbiamo accettare. Esprimo, a nome di tutta la Cgil di Padova, il cordoglio più profondo alla famiglia di Denis Zeggio. Anche se le prime verifiche dello Spisal sembrano attribuire la sua scomparsa a un malore improvviso e non a un infortunio traumatico, resta il fatto inoppugnabile che un uomo di soli 46 anni è morto mentre stava lavorando. Un decesso sul posto di lavoro non è mai un evento neutro: deve interrogarci profondamente sui ritmi, sulle pressioni e sulla salute di chi, ogni giorno, mette le proprie energie al servizio del sistema produttivo.

Contemporaneamente, guardiamo con estrema preoccupazione all'incidente di Valdagno, dove un operaio di 57 anni di Cadoneghe è vivo per miracolo. Il cedimento del braccio di una gru è un evento gravissimo che poteva trasformarsi nell'ennesima tragedia meccanica a pochi giorni dal lutto che ha già colpito la comunità di Borgoricco. Questi eventi, avvenuti a poche ore di distanza, non sono tragiche fatalità, ma sintomi di una piaga che non accenna a guarire. Non è accettabile che nel 2026 si rischi ancora la vita per il guasto di un’attrezzatura o durante semplici operazioni di scarico merce.

È inammissibile che la vita di un lavoratore dipenda ancora dalla tenuta di un braccio meccanico o che non si riesca a intervenire tempestivamente sulla prevenzione e sulla tutela della salute fisica e psicologica nei luoghi di impiego. Siamo di fronte a un'emergenza che richiede un cambio di paradigma totale: la sicurezza non può più essere considerata un costo da tagliare o un adempimento burocratico che rallenta la produzione. Deve diventare il pilastro su cui si fonda l'impresa stessa.

Chiediamo con forza alle istituzioni e alle associazioni datoriali di passare dalle parole ai fatti. Serve un potenziamento immediato degli organi di vigilanza e una cultura della manutenzione che non lasci nulla al caso. Non possiamo limitarci a contare le vittime o a tirare un sospiro di sollievo quando un incidente non finisce nel peggiore dei modi. La nostra battaglia continuerà finché ogni lavoratore non avrà la certezza assoluta che, uscendo di casa al mattino, vi farà ritorno sano e salvo la sera. Il lavoro deve servire a vivere, non a morire.”

Prima vittima sul lavoro del 2026: tragedia a Borgoricco, muore l'autotrasportatore Fabrizio Braghetto. Badoer (Cgil): «Vergogna immorale, non chiamatela fatalità»

Il 2026 si apre sotto il segno della tragedia per il mondo del lavoro: Fabrizio Braghetto, autotrasportatore di 65 anni residente ad Arsego di San Giorgio delle Pertiche, è la prima vittima sul lavoro dell’anno in Italia e in Veneto. Il drammatico incidente è avvenuto lunedì 7 gennaio, tra le 13:00 e le 13:30, presso gli spazi esterni dell’azienda “Rizzato Calzature Megastore” in via dell’Industria a Borgoricco. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai Carabinieri e dai tecnici dello Spisal, l'uomo sarebbe caduto all'interno di un autocompattatore destinato alla gestione di carta e cartoni mentre svolgeva le proprie mansioni. Un impatto fatale che ha trasformato un normale lunedì di lavoro in un evento straziante per i suoi familiari, gli amici e l'intera comunità di Arsego e Borgoricco.

Sulla vicenda è intervenuto con parole cariche di sdegno Gianluca Badoer, segretario generale della Cgil di Padova, trasformando il dolore in una denuncia politica e sociale senza appelli: «Nell'era tecnologica, dove si controlla tutto e tutti in ogni dove, non è accettabile che accadano infortuni simili: è una vergogna e le responsabilità vanno punite. Siamo di fronte a un evento semplicemente immorale e guai a chi lo classifichi come fatalità». La dichiarazione di Badoer mette a nudo il paradosso di un sistema produttivo avanzato che, nonostante le possibilità tecniche di monitoraggio e prevenzione, continua a piangere vite umane per dinamiche che il sindacato rifiuta di considerare casuali.

Mentre le autorità competenti proseguono gli accertamenti sul macchinario per individuare eventuali falle nei sistemi di sicurezza o responsabilità di terzi, resta il vuoto lasciato da un lavoratore esperto, ormai prossimo alla pensione, che ha perso la vita in modo atroce. La morte di Braghetto non è solo una statistica che inaugura tristemente il nuovo anno, ma un monito severo sulle priorità di un Paese che non può più permettersi di considerare la sicurezza sul lavoro come un elemento secondario rispetto alla produttività.

Il servizio di ChioggiaAzzurra con il commento dell'esperto in sicurezza sul lavoro, Paolo Bonafè, sull'infortunio mortale a Borgoricco

Rapporto Aran sulle retribuzioni del comparto Sanità, Fp Cgil Padova: "E' la conferma della necessità di una svolta salariale per il personale"

  • Allega: rapportoAran_fp_merged.pdf
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sul rapporto Aran e il commento della Fp Cgil Padova nei successivi articoli di Mattino e Gazzettino

FOCUS FP CGIL PADOVA – OSS E INFERMIERI, TECNICI SANITARI E AMMINISTRATIVI : I PIÙ COLPITI DALLA PERDITA SALARIALE

I dati del Rapporto ARAN sulle retribuzioni del comparto Sanità mostrano con chiarezza che OSS e infermieri sono oggi le figure più penalizzate, sia in termini di livelli salariali sia di perdita di potere d’acquisto.

Per gli infermieri e, più in generale, i professionisti della sanità (fisioterapisti, tecnici sanitari, tecnici di laboratorio e radiologia), la retribuzione media annua di fatto si colloca intorno ai 35–36 mila euro. Tuttavia, nelle realtà che pagano meno – il primo decile individuato da ARAN – lo stipendio scende a circa 33.600 euro annui.
A fronte di un’inflazione cumulata di circa il 17%, questo significa che una parte consistente del salario reale è stata erosa, nonostante l’aumento delle responsabilità, dei carichi di lavoro e delle competenze richieste.

Ancora più grave è la situazione degli Operatori Socio-Sanitari (OSS). ARAN certifica una retribuzione media annua di circa 28.100 euro, che scende a poco più di 26.000 euro nelle fasce più basse.
Parliamo di lavoratrici e lavoratori fondamentali per la tenuta dei servizi, spesso impiegati nei reparti più gravosi, nei servizi territoriali e nelle strutture per la non autosufficienza, ma retribuiti con salari che non garantiscono più una vita dignitosa, soprattutto in territori come Padova dove il costo della vita è elevato.

Il report ARAN evidenzia inoltre che le differenze territoriali vi sono anche all'interno della Regione, con una provincia di Padova con presenza di Azienda Ospedale Università, Iov, Azienda Zero, Ulss 6  con retribuzioni più basse.

«OSS e infermieri, personale sanitario e amministrativo – sottolinea la FP CGIL Padova – sono il pilastro della sanità pubblica, ma continuano a pagare il prezzo più alto. Il CCNL Sanità non ha recuperato l’inflazione reale e non ha valorizzato queste professioni, producendo frustrazione, demotivazione e una crescente fuga dal Servizio Sanitario Nazionale».

Per la FP CGIL Padova è indispensabile:

- un forte aumento strutturale delle retribuzioni di OSS e infermieri

- il recupero pieno dell’inflazione reale nel CCNL Sanità

- la riduzione delle diseguaglianze territoriali

- il riconoscimento economico delle competenze e della gravosità del lavoro svolto

«Senza una svolta salariale – conclude la FP CGIL Padova – la sanità pubblica non reggerà. Difendere OSS e infermieri, personale sanitario e amministrativo significa difendere il diritto alla salute di tutte e tutti»
Divario che nella Provincia di Padova vede con aumento dell'inflazione e costo della vita, un azzeramento di un Ccnl che ha portato 60 euro lordi per personale tecnico sanitario e infermieri e 40 euro lordi per Oss e Amministrativi.

Passaggio di ISOCLIMA al fondo STIRLING SQUARE: il comunicato unitario di Filctem Cgil Padova, Femca Cisl Padova e Rovigo e Uiltec Uil Padova

Come Organizzazioni Sindacali prendiamo atto che, a seguito delle voci già circolate, è stata resa ufficiale l’operazione societaria che prevede il passaggio di ISOCLIMA dal fondo STIRLING SQUARE  al fondo italiano di investimento SGR  e  THE EQUITY CLUB .

Nel rispetto dei rispettivi ruoli, seguiremo con attenzione l’evoluzione dell’operazione in attesa di conoscere il futuro piano industriale, che rappresenterà un elemento centrale per valutare investimenti, prospettive produttive, occupazionali e organizzative del Gruppo.

Ciò che per noi è fondamentale è che venga garantita la piena continuità delle relazioni sindacali e che prosegua regolarmente il confronto sui temi della contrattazione di secondo livello, nel rispetto degli accordi esistenti e delle prerogative sindacali.

Auspichiamo pertanto un proseguo su tutto ciò, consapevoli che quanto costruito, dal consolidamento delle RSU, agli accordi di secondo livello, sono un valore aggiunto, nella convinzione che il dialogo e la partecipazione siano condizioni indispensabili per accompagnare eventuali percorsi di sviluppo e tutelare il lavoro e le professionalità presenti in Isoclima.

 

Le segreterie territoriali di FILCTEM CGIL FEMCA CISL UILTEC UIL

Simone Silvan, Mario Havari e Paolo Tanduo

Clamorosa protesta della Filcams Cgil Padova: “Proclamato lo sciopero del lavoro festivo per Natale, Santo Stefano e Capodanno”

Una mobilitazione a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio costretti a lavorare durante le festività natalizie

La Filcams Cgil di Padova ha ufficialmente proclamato lo sciopero del lavoro festivo per tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore commercio, estendendo l'astensione anche agli addetti impegnati nelle attività interne ed esterne ai centri commerciali. L'iniziativa sindacale riguarda specificamente le giornate del 25 dicembre, del 26 dicembre e del 1° gennaio, giorni in cui il sindacato invita tutto il personale ad astenersi dalle attività lavorative per riaffermare il valore sociale delle festività.

Alla base della mobilitazione vi è una netta contrarietà alle aperture festive introdotte dalla liberalizzazione degli orari del Decreto "Salva Italia", una scelta che il sindacato ha sempre contestato fermamente per difendere il diritto al riposo durante le festività ufficialmente riconosciute. La Filcams Cgil Padova sottolinea con forza che il lavoro festivo non deve essere considerato un obbligo, poiché la disponibilità del lavoratore rimane una scelta libera e autonoma, come stabilito chiaramente dalle previsioni del Contratto Nazionale di Lavoro.

In merito alle ragioni della protesta, la Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro, ha dichiarato: "Questa mobilitazione nasce dalla necessità impellente di tutelare la qualità della vita di migliaia di operatori. Chiediamo che venga finalmente garantito il diritto di conciliare i tempi di lavoro con la vita personale e familiare, permettendo a chi lavora nel commercio di godere di queste giornate come ogni altro cittadino. Non possiamo accettare che il profitto venga sistematicamente anteposto al benessere psicofisico e agli affetti dei lavoratori".

L'azione di sciopero, formalizzata dalla Segreteria provinciale in data 22 dicembre 2025, punta a rimettere al centro della discussione pubblica la dignità del lavoro e il rispetto dei tempi di vita dei dipendenti del settore.