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Carenza di medici e infermieri all’Inail, triplicati i tempi di attesa per le visite sugli infortuni sui luoghi di lavoro e le malattie professionali. La denuncia di Cgil Cisl e Uil

“Problemi causati da mancanza di investimenti e scarsa programmazione dovuti a più di vent’anni di indifferenza della politica verso la Pubblica Amministrazione. Urgente un’inversione di tendenza”

È un’accusa molto precisa quella che Cgil Cisl e Uil di Padova rivolgono alla politica, colpevole di anni e anni di mancati investimenti e scarsa programmazione verso la Pubblica Amministrazione le cui conseguenze ora stanno arrivando come nodi al pettine e colpiscono inevitabilmente cittadini e lavoratori. Un’accusa mossa ieri, nel corso di una conferenza stampa a cui erano presenti il Segretario Confederale della Cgil di Padova, Marco Galtarossa, il Coordinatore della Uil di Padova, Massimo Zanetti e i tre direttori dei Patronati dei tre sindacati, rispettivamente Michele Zanella per l’Inca Cgil, Jacopo Arca per l’Inas Cisl e Martina Zanardo per Ital Uil.

“Succede – spiegano sindacati e patronati – che a causa della carenza di medici legali e infermieri in forza all’Inail, i tempi di attesa per le visite sugli infortuni capitati durante il lavoro o sulle malattie professionali sviluppate durante il suo svolgimento, si sono allungati esponenzialmente. Per esempio i tempi di attesa per il riconoscimento della malattia professionale, sono passati dai 2-3 mesi di inizio 2024, agli attuali 9-10 mesi con il rischio concreto che in futuro si allunghino ulteriormente se non si si provvede con nuove, rapide e straordinarie assunzioni di personale sanitario. Attualmente a Padova, mancano 4 medici e 7 infermieri e questo crea grossi problemi.”

“Le conseguenze – dicono Cgil Cisl e Uil – sono molteplici e tutte dannose: la prima è il ritardo del riconoscimento dell’indennizzo economico o della rendita mensile a favore dei lavoratori. Poi succede, ed è altrettanto importante, che la lungaggine dei tempi per il riconoscimento delle malattie professionali non ci permette di intervenire tempestivamente sulle aziende, coinvolgendole così tardivamente sulla necessità di applicare le dovute correzioni ai processi produttivi in modo che le patologie non si ripresentino in futuro coinvolgendo altri lavoratori. Senza considerare che un riconoscimento rapido, oltre dal punto di vista della salute del lavoratore, può fare la differenza per evitare un licenziamento per il superamento del periodo di comporto o per inidoneità alla mansione. Infine, a fronte di un aumento delle segnalazioni di malattie professionali sono anche aumentati i contenziosi con l’Istituto. Ciò accade perché succede sempre più spesso che l’Inail, nonostante il riconoscimento della malattia, assegni punteggi troppo restrittivi o respinga in toto il suo riconoscimento e questo ci costringe a ricorrere per vedere riconosciuta la patologia invalidante di cui soffrono i nostri assistiti. Ma i tempi così, naturalmente, si allungano ulteriormente”.

“Tutto ciò – attaccano Cgil Cisl e Uil – succede perché sono almeno 20 anni che la politica ha deciso di non investire più sulla Pubblica Amministrazione causando una vera e propria emorragia di dipendenti. Basti solo pensare che dal 2000 al 2024, nelle Funzioni Centrali, che comprendono insieme a molti Istituti anche l’Inail, sono andate perse 150 mila unità lavorative. È chiaro che questo ha delle evidenti e chiare ripercussioni sul loro giusto funzionamento. Peraltro, carenze organiche che oltre all’Inail coinvolgono altri enti che si occupano di lavoro come l’Ispettorato del Lavoro e lo Spisal. Poi ci si interroga come possa succedere che nel nostro Paese ci sia una media di tre morti al giorno nel lavoro, per arrivare ad un migliaio all’anno. Ecco perché noi crediamo sia necessario utilizzare le risorse a disposizione, dato che anche quest’anno l’Inail ha registrato utili miliardari, investendo in progetti di prevenzione come la formazione e informazione ai lavoratori e agli imprenditori, nonché in nuove assunzioni e in aumenti salariali per colmare il gap con i salari della sanità privata”.

“Così non si può più andare avanti – concludono i sindacati – è necessaria una vera e seria programmazione di investimenti che inverta l’attuale tendenza. Sappiamo che ci vorranno anni perché la situazione possa tornare a quella di un tempo ma non è più possibile rinviare. Tutti devono fare la propria parte a partire da Stato e Regione Veneto a cui chiediamo di convocarci per aprire un tavolo di discussione che affronti in maniera organica tutta la tematica e, soprattutto, rilanci la sanità pubblica, oggi più che mai alle prese con una carenza di organico non più sostenibile e che non si può risolvere solo tramite l’indizione di concorsi che poi, spesso, finiscono deserti”.

Il servizio di Telenordest sulla denuncia dei sindacati sulla mancanza di medici e infermieri all'Inail di Padova

 

Ipab nella provincia di Padova: la Fp Cgil Padova fa il punto della situazione

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Conferenza stampa ieri, lunedì 20 gennaio, della Fp Cgil Padova con il Segretario Provinciale Alfredo Sbucafratta e la funzionaria Angela Marigo, in tema di Ipab (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) che insieme ai delegati Antonino Rando e Aprio Brombin – il primo al Configliachi, il secondo in Croce Verde – hanno fatto un bilancio sulla situazione che vivono gli Istituti di Assistenza nella nostra provincia.

I successi

“Il 2024 – ha esordito Sbucafratta – è stato un anno molto importante per diverse Ipab di Padova e provincia. Ad esempio, al Centro Servizi per anziani di Monselice (110 dipendenti), dopo 20 anni di attesa, è stato finalmente siglato il contratto integrativo con le progressioni per i prossimi tre anni, garantendo in questo modo, a partire da dicembre, il riconoscimento di 23 posizioni orizzontali (differenziali stipendiali), fino al coinvolgimento di altri 50 dipendenti entro i prossimi 3 anni. In più sono state anche avviate 7 progressioni verticali".

“Altro risultato positivo – ha proseguito il Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova – lo abbiamo raggiunto alla Croce Verde, dove in seguito allo stato di agitazione dell’estate del 2023, è arrivato l’accordo di partenariato con l’Azienda Ospedale-Università di Padova che ha permesso l’assunzione di 50 lavoratrici e lavoratori, tra autisti e assistenti. Ancora in stallo è invece l’analogo accordo di partenariato con l’Ulss 6, funzionale ad un contratto decentrato che permetta produttività e progressioni per circa un centinaio di dipendenti. L’auspicio è che con la nuova Segretaria Generale della Croce Verde, Silvia Alibardi, la situazione si sblocchi. Altra situazione che dobbiamo risolvere riguarda un appalto con le cooperative risalente al 2026, prorogato per ben 17 volte a cui aggiungere la 18esima proroga il prossimo 31 marzo, che riguarda 9 autisti. La nostra soluzione è la loro assunzione mediante un concorso, come fatto in altre Ulss, che destini il 50% dei posti a chi ha già lavorato in cooperative sociali che hanno operato in appalto per Croce Verde”.

Le ombre

“La situazione più complessa – ha continuato Alfredo Sbucafratta affiancato dalla funzionaria Angela Marigo – riguarda la RSA Breda, di cui è prevista l’imminente chiusura entro la fine del mese. Vogliamo dirlo chiaro e forte: consideriamo questa chiusura un vero e proprio fallimento imputabile alla Fondazione Breda che non ha mai rispettato gli accordi sviluppati con il Configliachi che prevedevano lavori di manutenzione che, in realtà, non sono mai stati eseguiti, lasciando così che l’intera struttura andasse in malora. Un vero peccato considerato che si trattava di una clinica ritenuta di alto livello e che poteva continuare ad avere un grande rilievo per tutto il territorio che, in prospettiva, poteva solo che aumentare con la costruzione del nuovo ospedale a Padova Est. Uno spreco enorme e anche un notevole disagio, sia per i pazienti che per la quarantina di dipendenti, tra quelli diretti e quelli in somministrazione, che dovranno necessariamente venire trasferiti in altre strutture, a partire da quella in via Sette Martiri”.

“A tutto questo – ha concluso Angela Marigo – va aggiunta la spinosa questione delle esternalizzazioni dei servizi, sempre maggiori, a cooperative e imprese che perseguono finalità economiche mentre queste strutture, proprio per la loro natura giuridica, dovrebbero mirare ad obiettivi attinenti alla pubblica assistenza. Invece capita sempre più spesso che le cooperative non solo forniscano il personale ma venga affidata a loro anche la gestione di interi reparti. Come per esempio avviene all’Istituto Configliachi”.

Il servizio di Telenordest, con l'intervento di Alfredo Sbucafratta della Fp Cgil Padova, in tema di Ipab

Due vertenze con l'Azienda Ospedaliera di Padova, l'attacco della FP Cgil Padova: "Il segno di quanto poco vengano considerati infermieri e OSS"

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  • Descrizione allegato: Gli articoli di Mattino, Gazzettino e Corriere Veneto sulle vertenze in Azienda Ospedaliera-Università di Padova
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Conferenza stampa ieri mattina, presso la Cgil di Padova, dei rappresentanti sindacali della Fp Cgil Padova – la Segretaria Generale, Alessandra Stivali e il Segretario Provinciale, Alfredo Sbucafratta – coadiuvati dall’Avv. Barbara Margherita che per conto del sindacato sta seguendo due vertenze che coinvolgono due unità operative molto importanti (e composte da numerose lavoratrici e lavoratori) nell’Azienda Ospedale-Unità di Padova.
 
“La prima vertenza – spiega la Segretaria Generale Alessandra Stivali – riguarda il personale infermieristico e gli OSS che operano nei Pronto Soccorso Centrale e dell'Ospedale Sant'Antonio a cui la Regione Veneto, attraverso la ripartizione dei fondi nazionali assegnati dal Governo, ha riconosciuto un incremento per il 2023 delle tariffe orarie relative alle prestazioni aggiuntive. In pratica ogni Azienda sanitaria (ulss, Azienda Ospedaliera) del territorio doveva rendicontare a Regione Veneto quanto lavoro straordinario i dipendenti hanno effettuato nel 2023, potendo così usufruire di un incremento di queste risorse fino a 50 euro l’ora lordi per il periodo di lavoro aggiuntivo. Accettare tale incremento significava però ammettere che, in sostanza, vi è una carenza di personale, altrimenti non si spiega per quale motivo i dipendenti siano costretti a fare più ore. Una realtà scomoda ma pacifica, accettata da tutte le aziende ospedaliere del Veneto, anche dall’USL 6, ma incredibilmente non dall’Azienda Ospedaliera di Padova che infatti, ha rinunciato a questi fondi per i primi 6 mesi del 2023, ma solo per gli infermieri e gli OSS e non per i medici. Una decisione inesplicabile che ci ha fatto letteralmente saltare sulla sedia e che ci ha costretto ad iniziare la vertenza coinvolgendo l’Avv. Barbara Margherita. Ecco perché abbiamo voluto verificare nel dettaglio insieme alle delegate e delegati del personale che opera nei Pronto Soccorso quante ore di straordinarie sono state fatte nel Pronto Soccorso del Giustinianeo e dell’Ospedale Sant’Antonio ed il risultato è che di ore ne erano state fatte parecchie, ben 2028 ore. A quel punto, vista la volontà dell’Azienda Ospedaliera di non procedere alla loro distribuzione, abbiamo dovuto rivolgerci all’Avv. Barbara Margherita che nell’agosto del 2024 ha fatto una richiesta all’Ispettorato del Lavoro per cercare di smuovere le acque e dopo parecchie insistenze siamo venuti a sapere che le risorse erano arrivate ma che l’Azienda Ospedaliera, nell’attesa di decidere quali criteri adottare per distribuirli, le teneva accantonate. Si tenga presente che si tratta di denaro insufficiente a coprire tutte le ore di straordinario effettuato, le trattative sono state molto complicate e di fatto si sono concluse con un mancato accordo perché riteniamo che l’Az. Ospedaliera introduca dei criteri di distribuzione che secondo noi non sono corretti. Nonostante questo l’Azienda Ospedaliera ha già detto che procederà ugualmente”.
 
“Tutto questo – conclude Alessandra Stivali – sarebbe molto grave e soprattutto è la dimostrazione di come l’Azienda Ospedaliera ignori la difficile situazione in cui si trovano molti suoi dipendenti che, non a caso, continuano a lasciare il posto di lavoro per orientarsi verso altre realtà in cui invece si sentono maggiormente valorizzati. E decisioni come questa non migliorano certo la situazione, anzi”.
 
“Un mancato riconoscimento – aggiunge il Segretario Provinciale della Fp Cgil Padova, Alfredo Sbucafratta – che colpisce anche gli infermieri e gli OSS che accompagnano i malati nei trasporti nei vari reparti dell’Azienda Ospedaliera a cui viene negata l’indennità di malattie infettive, nonostante nelle loro mansioni entrino spesso in contatto con pazienti provenienti proprio da quel reparto e siano costretti, per il tipo di lavoro che svolgono, ad entrarvi. Una questione che riguarda anche, per esempio, i fisioterapisti che addirittura si trovano spesso nella situazione di dover anche fare massaggi e trattamenti su soggetti che hanno una malattia infettiva. E pensare che stiamo parlando di 4 euro lordi l’ora in più, mica di cifre astronomiche. Eppure l’Azienda Ospedaliera pretende di destinare solo al personale che lavora nel reparto malattie infettive, come se fossero gli unici ad entrare in contatto con questo genere di pazienti. Una decisione ottusa che non tiene conto della realtà dei fatti contro cui non smetteremo di batterci. Inoltre, come se non bastasse, stiamo anche verificando l'applicazione dell'art. 106, comma 5, per il pagamento maggiorato delle ore svolte durante i festivi infrasettimanali, come per esempio è stato l'ultimo Natale caduto di mercoledì. Ebbene, dai primi riscontri, risulterebbe che non a tutti è stata applicata la maggiorazione e questo sarebbe veramente, oltre che clamoroso, davvero inaccettabile".

Il servizio di Telenordest con il commento di Alessandra Stivali sulle due vertenze con l'Azienda Ospedaliera 

 

Vertenza LGT Italia, i lavoratori “padovani” trasferiti nella sede di Milano: si presentano ma il lavoro non c’è

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Filt Cgil Padova: “La prova definitiva del gioco sporco di LGT Italia sulla pelle dei lavoratori. L’8 gennaio è arrivata loro la lettera di trasferimento nella sede LGT Italia di Pero (MI), ieri si sono presentati in 22 ma il magazzino era impreparato ad accoglierli”

Il blitz è scattato praticamente a notte fonda con la partenza dalla sede della Cgil di via Longhin in un autobus messo a disposizione dalla Filt Cgil Padova. Ad essere presenti, circa una trentina di lavoratori di LGT Italia, 22 con un contratto a tempo indeterminato, gli altri a tempo determinato, impegnati in una strenua lotta a difesa dei propri diritti e della propria dignità. Ad accompagnarli, Matteo Cesaretto della Filt Cgil Padova, uno dei delegati che insieme al Segretario Generale della categoria, Massimo Cognolatto, ha seguito fin da subito, vale a dire da inizio 2024, il loro caso che poi è improvvisamente degenerato a fine dicembre quando hanno appreso (un totale di circa 40 lavoratori) che con la fine dell’anno si sarebbe chiuso l’appalto di LGT Italia come distributrice dei pezzi di ricambio auto per conto di Ricauto (affiliata al Gruppo francese Autodis) e che quindi avrebbero perso il loro posto di lavoro. Scatta quindi un percorso di lotta con scioperi e presidi, prima e dopo Natale, che però non smuovono né LGT Italia, né i committenti (ossia Ricauto e il gruppo francese Autodis con cui LGT Italia continua a lavorare nei magazzini di Modena e Brescia) dalla decisione di chiudere l’appalto con tanti saluti ai lavoratori che avevano osato alzare la testa e reclamare il rispetto dei propri diritti. L’8 gennaio, l’ultimo capitolo della loro odissea: a 22 di loro arriva una lettera con la comunicazione del loro trasferimento nella sede di Pero, in provincia di Milano.

“Si è trattata – dice Matteo Cesaretto della Filt Cgil Padova – di una comunicazione piuttosto generica che abbiamo subito valutato come pretestuosa, al fine di dare a LGT Italia una scusa di addossare ai lavoratori le cause del licenziamento qualora non si fossero presentati, cosa che l’azienda dava per certa. Un vero e proprio gesto da maramaldi, così da infierire ulteriormente ai lavoratori un ulteriore colpo, ossia la perdita dei diritti di disoccupazione, cioè la Naspi. E così abbiamo deciso di andare a vedere il loro gioco, abbiamo noleggiato un autobus e, partendo alle 4 e mezza del mattino, siamo arrivati alla volta di Pero, nell’hinterland milanese, e puntuali i lavoratori si sono presentati al magazzino. Il preposto aziendale quando ha visto i lavoratori è rimasto chiaramente sorpreso e non ha potuto far altro che dire che, sostanzialmente, di lavoro non ce n’era. A quel punto ho scritto una lettera, firmata da tutti i lavoratori presenti, dove spiegavo quanto accaduto e cioè che i lavoratori, come da comunicazione pervenuta, si erano presentati al lavoro ma che vista la situazione di impreparazione del magazzino non han potuto fare altro che tornare a casa. Abbiamo provato a consegnarla al preposto aziendale che si è rifiutato di riceverla. Poco male, l’abbiamo lasciata nella cassetta delle lettere e spedita via PEC. A quel punto, a conclusione della trasferta, siamo anche passati davanti alla sede di LGT Italia a Brescia dove abbiamo incontrato i nostri colleghi della Filt Cgil di Brescia e fatto una conferenza stampa con alcuni media locali. Vale la pena raccontare che appena siamo arrivati, l’azienda ha immediatamente fatto scattare e chiudere i cancelli”.

“Quanto accaduto ieri – attacca l’esponente sindacale – è solo l’ultimo capitolo di una vicenda che parte da lontano e che ha similitudine con molte realtà che sottotraccia insistono nel mondo del lavoro italiano. Tutto ha origine quando ancora i lavoratori operavano in un subappalto – illecito - per conto di Transport srl. Ad Ottobre LGT Italia estromette Transport prendendo il controllo direttivo del servizio a Padova, su cui già esercitava una forte ingerenza. Il lavoro è da sempre effettuato in esclusiva per Ricauto del gruppo Autodis. Con questa operazione, da noi pretesa e che doveva essere un esame di maturità per LGT, l’azienda si è assunta le responsabilità su tutto quello che i lavoratori avevano maturato negli anni precedenti legato, fra le altre cose, al mancato rispetto delle norme del loro CCNL (per esempio non gli venivano applicato le maggiorazioni per il lavoro notturno e le trasferte). Si tratta di una somma considerevole che supera i trecentomila euro a cui vanno aggiunte pendenze di fine rapporto e TFR. Ma a far quadrare il cerchio doveva essere la committenza che doveva offrire il tempo tecnico per gestire la crisi e sanare le pendenze prorogando per poco l’affidamento. Così non è stato. Soggetti che per anni hanno “collaborato” assieme improvvisamente hanno iniziato a diffidare l’uno dell’altro: convinti che alla fine si poteva scaricare nell’anello più basso. Credo sia venuto il tempo della maturità. Ognuno faccia la propria parte. Da parte nostra non ci fermeremo e siamo pronti a risalire fino in fondo la catena delle responsabilità.

“Resta – conclude Cesaretto – la lezione di dignità e coraggio data da questi lavoratori. E soprattutto di unità, malgrado sia un gruppo intergenerazionale composto da persone provenienti da mezzo mondo che però spesso si parlano tra loro in dialetto padovano. E che una cosa hanno però compreso molto bene e cioè che non bisogna avere paura: il bue va preso per le corna. E con l’azione di ieri lo hanno dimostrato con i fatti”.

Il servizio di 7 Gold Telepadova sulla trasferta a Pero (MI) dei lavoratori della LGT Italia

Cresce il numero delle vertenze sul lavoro: nel 2024 sono state il 4,5% in più rispetto al 2023

Ampio approfondimento del Mattino di Padova in tema di vertenze sul lavoro che, dai dati dell’Ufficio Vertenze Legali della Cgil di Padova, nel 2024 sono aumentate del 4,5% in più rispetto all’anno precedente. Qui di seguito l’articolo di Edoardo Fioretto che sul tema ha sentito le opinioni del responsabile dell’UVL di Padova, Teodor Amarandei, che ha fornito una spiegazione tecnica dei dati emersi, e del Segretario Generale, Aldo Marturano, che invece ne ha dato una lettura “politica”

Fallimenti e stipendi non pagati: a Padova vertenze in crescita

di Edoardo Fioretto

Dovrebbe essere un diritto garantito dalla Costituzione, ma a Padova il numero delle cause di lavoro sembra gridare l'esatto contrario. Il 2024 ha segnato un altro anno di crescita delle pratiche aperte nell'ufficio vertenze della Cgil, con un 4,5% in più rispetto all'anno precedente. L'aumento più significativo lo ha visto il numero di lavoratori coinvolti in crisi industriali: fallimenti, mancati pagamenti di Tfr e stipendi sono la punta dell'iceberg del problema. Edilizia, commercio e metalmeccanica sono i settori più colpiti. «Colpa in parte della bolla del Superbonus 110%, che se da un lato gli scorsi anni ha portato all'apertura di nuove imprese, adesso si sta sgonfiando lasciando a casa moltissimi lavoratori», spiega Aldo Marturano, segretario generale della Cgil di Padova.

Recupero crediti

Un dato spia emerge sopra agli altri ed evidenzia lo stato di emergenza in cui si potrebbe trovare il mondo del lavoro anche nel corso di quest'anno. «Le vertenze per mancati pagamenti ai lavoratori hanno visto un considerevole aumento», spiega Teodor Amarandei, responsabile dell'ufficio vertenze del sindacato, che si articola in nove sedi in tutto il territorio provinciale: Cittadella, Piazzola, Camposampiero, Piove di Sacco, Conselve, Monselice, Este, Montagnana e, naturalmente, Padova nello stabile di via Longhin.

«Dopo due mesi senza stipendio i lavoratori possono dare le dimissioni per giusta causa, noi li aiutiamo con l'attivazione del recupero del credito», spiega Amarandei. «Dall'azione dei lavoratori si può arrivare a un decreto ingiuntivo e a un pignoramenti per garantire il pagamento. Nei casi più estremi si arriva alla dichiarazione del fallimento dell'impresa stessa».

Crisi delle imprese

I dati parlano chiaro. Il numero di pratiche aperte per il recupero dei crediti nel 2023 era di 507, mentre nel 2024 sono state 620, segnando un balzo del 21%. La voce più rilevante è quella relativa ai mancati pagamenti degli stipendi, passata da 415 a 523. Situazioni che indicano una carenza di salute delle imprese del territorio. E ulteriori dati confermano la tesi. «Le procedure concorsuali sono gli strumenti con cui si gestiscono le situazioni di crisi di un'impresa, dall'amministrazione straordinaria al fallimento», chiarisce Amarandei. Qui è stato rilevato l'aumento più significativo, che ha visto un raddoppio dei fascicoli. Le liquidazioni giudiziali sono passate dalle 139 del 2023 alle 290 negli scorsi dodici mesi. Complessivamente le pratiche per crisi d'impresa sono balzate da 209 a 370, segnando un aumento del 77%.

Le cause principali

«Vorrei partire da una considerazione, ossia che le vertenze aperte agli sportelli della Cgil sono di fatto un osservatorio sul mondo del lavoro. E i dati che abbiamo rilevato sono la conferma di quello che avevamo previsto sarebbe successo ancora anni fa», riflette Marturano. Il dito del segretario della Cgil è puntato verso Roma, contro la gestione del bonus edilizio: «La bolla del Superbonus 110% ha inizialmente generato posti di lavoro, spesso purtroppo in nero», osserva, «senza che ci fosse progettualità per il futuro. Quando gli incentivi sono finiti, le imprese hanno iniziato a chiudere».

Tra gli altri fattori: «La crisi industriale, a causa della diminuzione delle piccole imprese, oltre alla carenza di investimenti nella transizione tecnologica e alla costante ricerca di un lavoro sempre a più basso costo. E poi la presenza nel territorio di tante piccole imprese, più fragili nella catena degli appalti, che propendono sempre più spesso verso i fallimenti».

Il Gender gap

Il mondo del lavoro è riflesso della società in cui viviamo. E anche in questo caso la Cgil rileva un ulteriore dato significativo: le donne rappresentano solo un terzo dei lavoratori che si rivolgono all'ufficio vertenze.

«Questo succede perché spesso l'uomo si dimette per cambiare lavoro, cercando opportunità migliori», spiega il segretario generale. «Questa situazione può portarlo a dover chiedere la nostra assistenza, sia per le pratiche di dimissioni sia per usufruire di tutti i diritti permessi dal suo contratto di lavoro». E aggiunge: «Le donne, invece, lasciano il lavoro per stare dietro alla famiglia, finendo in quella fascia di popolazione inattiva». Sempre i dati Cgil suggeriscono che le quote rosa nelle imprese del territorio trovano maggiore occupazione quando non hanno figli. Un quadro di una contemporaneità in cui l'eguaglianza tra i sessi è ancora un miraggio.

Questione giovani

«I lavoratori con meno di 40 anni rappresentano la maggioranza delle persone che si rivolgono a noi. Addirittura il 71% ha meno di 50 anni», spiega ancora Marturano. «Perché spesso i contratti più recenti hanno minori tutele. Inoltre, è sempre più diffusa la sottoinquadrazione delle nuove assunzioni, specialmente negli esercizi commerciali. Non è raro che ci siano dei ragazzi che vengono assunti come apprendisti – conclude il segretario – ma che di fatto si ritrovano a gestire degli interi locali». I dipendenti con più di 50 anni sono invece maggiormente tutelati – rileva la Cgil – e non solo hanno maggiori tutele contrattuali, ma sono anche più difficili da espellere dal mondo del lavoro. —

Ridotte al lumicino le speranze dei lavoratori di LGT Italia srl. Nella notte del 24 dicembre portati via i furgoni e svuotati del tutto i magazzini. Lo sdegno della Filt Cgil Padova

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Filt Cgil Padova: “Purtroppo, nonostante l’impegno della Regione a tenere aperto un tavolo di confronto tra organizzazioni sindacali e aziende, gli ultimi atti di LGT Italia srl e dei suoi committenti lasciano poche speranze ad una soluzione sindacale della vertenza: evidente l’intenzione di lasciare a casa i lavoratori”

Si sono notevolmente affievolite le speranze dei circa 40 lavoratori della LGT Italia srl, l’azienda di Brescia presente all’interno dell’Interporto di Padova che aveva in appalto la logistica per Ricauto, azienda specializzata nella distribuzione di ricambi auto, parte del gruppo francese Autodistribution presente in Italia con la controllata Autidis Italia Srl. Come comunicato in precedenza, proprio pochi giorni prima di Natale i lavoratori sono venuti a conoscenza che con la fine dell’anno non avranno più un posto di lavoro vista la decisione di Autodis Italia e Ricauto di procedere verso la cessazione dell’appalto al 31 dicembre e di non concedere neanche una proroga di pochi mesi per lasciare il tempo di valutare nuove prospettive per l’attività padovana. Ieri mattina, insieme ai rappresentanti della Filt Cgil Padova, l’organizzazione sindacale che sta seguendo la vertenza, i lavoratori hanno svolto un presidio e distribuito volantini davanti alla sede di Ricauto. Il volantinaggio ha avuto l’obiettivo di spiegare la difficile situazione che stanno vivendo i lavoratori LGT sia ai loro colleghi diretti che lavorano presso Ricauto, sia ai numerosi clienti della stessa azienda che spesso hanno manifestato la propria solidarietà e biasimo nei confronti di datori di lavoro e committenti. Con sommo dispiacere i lavoratori di LGT Italia oggi hanno anche constatato di essere già stati sostituiti, ancor prima della scadenza del rapporto commerciale, dall’azienda FNZ Service.

“Purtroppo – dice Massimo Cognolatto, Segretario Generale della Filt Cgil Padova – negli ultimi giorni sono successe delle cose che ci lasciano poche speranze per una soluzione positiva della vertenza. Innanzitutto, nella notte del 24 dicembre, LGT Italia ha provveduto a ‘far sparire’ i furgoni e a svuotare del tutto il magazzino presso l’Interporto di Padova, un gesto che vale più di mille parole e indica chiaramente la volontà di LGT e dei committenti di lasciare a casa i lavoratori di Padova, non considerandoli più un problema loro e alla faccia dei tanti proclami sbandierati durante i numerosi incontri tenuti all’Unità di crisi aziendali regionale in questi mesi, in merito alla responsabilità sociale delle imprese coinvolte in questa vertenza. Un atteggiamento che non è piaciuto neanche a numerosi clienti di Ricauto e più di qualcuno di loro ci ha manifestato la propria solidarietà”.

“Accanto a questo – prosegue il sindacalista della Cgil di Padova – ancora più indicativo è l’atteggiamento assunto nei confronti non solo nostri, ma anche delle Istituzioni e in particolare della Regione, con l’Unità di crisi, a cui va dato atto di aver svolto con correttezza il proprio ruolo di mediazione e di essersi dimostrata più che disponibile a fornire spazi di confronto tra le organizzazioni sindacali e LGT, Autodis Italia e Ricauto al fine di trovare una soluzione che salvasse i posti di lavoro. Purtroppo tale disponibilità è risultata inutile vista la volontà delle imprese di non fare seguire i fatti alle parole con modalità poco chiare che si vengono a creare nel mondo della logistica e della distribuzione, dove i cambi d’appalto sono motivati dall’esclusiva ricerca del profitto da perseguire a tutti i costi e venendo meno alle proprie responsabilità sociali”.

“Ringraziamo i lavoratori per la splendida lezione di dignità che hanno dimostrato - conclude Massimo Cognolatto - e naturalmente, nonostante l’amarezza per non essere riusciti a trovare una soluzione sindacale a questa vertenza, noi non abbandoneremo questi lavoratori e valuteremo tutte le possibili azioni per tutelare i loro diritti anche a fronte di comportamenti che giudichiamo apertamente antisindacali. Sottolineo che, da domani, i lavoratori dovranno arrabattarsi per portare il pane a tavola mentre questa filiera committente continuerà invece a rosicare costi per incrementare gli utili milionari che già porta a casa, a beneficio di ricchi azionisti e manager che potranno gratificarsi con un bel premio di fine anno.”

Il servizio di 7 Gold Telepadova sulla vicenda riguardante i 40 lavoratori di LGT Italia srl

Lavoratori ancora vittime della giungla degli appalti. Succede ai dipendenti di LGT Italia srl (logistica). Ieri lo sciopero e il presidio della Filt Cgil Padova

Filt Cgil Padova: “Quanto sta avvenendo ai lavoratori di LGT Italia è la dimostrazione dell’opacità e illegalità diffusa che si cela dietro al sistema degli appalti dove i lavoratori sono vittime e si ignora quanto stabiliscono le Istituzioni, le Unità di Crisi Aziendali e i protocolli di legalità”

“Chiediamo alla magistratura di vigilare su quanto sta accadendo come già fatto in situazioni simili in altri comparti della distribuzione e logistica in Italia perché rileviamo molti aspetti penalmente rilevanti”

Davvero un Natale poco sereno quello che passeranno una quarantina di lavoratori (e relative famiglie) alle dipendenze di LGT Italia srl, società con sede legale a Brescia che lavora in appalto presso l’Interporto di Padova e si occupa della logistica per la distribuzione della ricambistica auto per conto del gruppo AUTODIS Italia, multinazionale a capitale francese che conta 9 stabilimenti dislocati nel centro-nord Italia e di fatto, con l’acquisizione di diverse società del settore tra cui la Ricauto di Padova, ha in mano il mercato della distribuzione della ricambistica in Italia. E tutto questo perché AUTODIS Italia ha gettato la maschera e dopo un tira e molla durato mesi ha deciso di non prorogare l’appalto a LGT Italia, ma solo per lo stabilimento di Padova e non in quelli di Modena e Brescia dove invece la collaborazione continuerà come se nulla fosse accaduto. Significa che dal primo gennaio del nuovo anno i lavoratori padovani saranno lasciati a casa e tanti auguri.

“Tutto questo – spiega Massimo Cognolatto, Segretario Generale della Filt Cgil Padova – non accade per caso e forse bisogna spiegare cosa c’è a monte di questa situazione. Innanzitutto, come sindacato entriamo in contatto con questa quarantina di lavoratori, precedentemente seguiti da un’altra organizzazione sindacale, nei primi di agosto di quest’anno quando ancora lavoravano in subappalto per un’altra società, la Transport srl e come prima cosa impugniamo l’ultimo accordo sindacale di cambio d’appalto evidenziando gravi irregolarità. Transport, incapace di ottemperare agli obblighi e di pagare gli stipendi ai lavoratori, poco dopo, viene estromessa dalla gestione operativa del magazzino che passa in capo a LGT Italia. Noi portiamo la vertenza in Regione, viene convocato l’Unità di Crisi aziendali, LGT si dichiara responsabile delle pendenze arretrate (retribuzioni maturate e non godute, differenze retributive per complessivi 150 mila Euro più altre voci da quantificare) ma all’interno del tavolo emerge tuttavia la volontà di AUTODIS di interrompere l’affidamento a LGT. E questo solo a Padova, non a Modena o a Brescia dove la partnership continua nonostante ci vengano segnalate violazioni ben più gravi”.

“Non sfugge – attacca Cognolatto – che questa marcia indietro avvenga casualmente solo qui a Padova, appena subito dopo che il cantiere è stato sindacalizzato e i lavoratori si sono tutti iscritti alla Filt Cgil di Padova. Ci giungono voci che in queste ultime settimane pare che LGT Italia abbia operato in trasformazioni societari funzionali alla elusione delle responsabilità, ha dato disdetta dei locali ove era sita senza tuttavia indicare una collocazione alternativa.  Accanto a questo, evidenti sono anche le responsabilità della committenza, il ruolo, le interferenze svolte dalla stessa ed è per questo oggi siamo andati a protestare proprio davanti a Ricoauto/AUTODIS che fa parte del gruppo. L’entità delle pendenze ancora sul tavolo indica chiaramente e in maniera intuitiva la gravità dello sfruttamento subito dai lavoratori e a tal proposito di riserviamo di trasferire gli elementi di nostra conoscenza alla magistratura competente”.

“Siamo convinti – conclude il Segretario Generale della Filt Cgil Padova – che non sia ammissibile in uno Stato di Diritto che a rimetterci sia sempre l’ultimo anello della catena, cioè i lavoratori che possono venire sostituiti come i pezzi di ricambio che distribuiscono e tutto questo per garantire business di aziende multinazionali che si spartiscono gli utili! Facciamo appello alla responsabilità sociale delle imprese per cui rivendichiamo l’assunzione diretta in capo a Ricauto/AUTODIS dei lavoratori, unica strada per garantire la piena esigibilità dei patti. E chiediamo alle Istituzioni di non lasciarci soli in questa battaglia perché qui è in gioco anche la loro credibilità”.

Il servizio di Telenordest su quanto sta avvenendo ai lavoratori della LGT Italia srl

Quando un trasferimento significa licenziamento, il caso di un lavoratore alla Baap Bergamaschi di Caselle di Selvazzano. La denuncia della Filcams Cgil Padova

  • Allega: filcams_trasferimenti_licenziamenti_g.pdf
  • Descrizione allegato: Gli articoli di Gazzettino e Mattino sull'ultimo caso di trasferimento forzato per indurre il lavoratore a licenziarsi scoppiato alla Baap Bergamaschi di Caselle di Selvazzano

Filcams Cgil Padova: “Molto spesso i trasferimenti aziendali sono dei licenziamenti mascherati. Uno strumento lecito ma spesso usato in modo pretestuoso attraverso cui avviene la violazione dei diritti di lavoratrici e lavoratori”

“Questo l’ultimo caso: a fine aprile di quest’anno intercettiamo un lavoratore della Baap Bergamaschi di Caselle di Selvazzano, grande azienda del settore dei sistemi di sicurezza e antincendio per imprese, che lamenta disparità di trattamento con i colleghi e di aver subito contestazioni disciplinari. Naturalmente chiediamo subito un incontro con l’azienda, le cose sembrano andare meglio ma poi, come un fulmine a ciel sereno, il lavoratore subisce un’altra contestazione disciplinare per un semplice malinteso sulla concessione di alcuni giorni di ferie. Come Cgil Filcams assistiamo il lavoratore nelle sue giustificazioni che però risultano inutili e non gli evitano di subire una sanzione pesantissima: tre giorni di sospensione dal lavoro. Il lavoratore, sempre attraverso il sindacato, decide di ricorrere contro la sanzione ma l’azienda, informata della sua volontà di non abbassare la testa, decide di trasferirlo a Milano giustificando questo provvedimento con la necessità di utilizzare la sua professionalità presso quella sede. Ecco: questo è un perfetto esempio di quello che è un trasferimento ritorsivo, perché di questo si tratta, utile solo a costringere il lavoratore a dare le sue dimissioni. E tanti saluti ai suoi diritti.”

E’ arrabbiata Marquidas Moccia, Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, nel raccontare quella che purtroppo sta diventando sempre più di più una prassi tra tante aziende, in particolare quelle multilocalizzate, quando vogliono sbarazzarsi dei dipendenti poco inclini a subire passivamente le loro decisioni: “Naturalmente, noi impugneremo questo trasferimento ma questo genere di decisioni, nei fatti, sono difficilmente contestabili da parte del lavoratore perché le motivazioni che vengono adottate sono di tipo tecnico-organizzativo e spettano, totalmente, all’azienda. Se il datore di lavoro dice che le capacità di una lavoratrice o di un lavoratore servono a centinaia di chilometri dal suo luogo di residenza, è difficile dimostrare che ciò non sia vero e che il trasferimento è determinato solo da una volontà punitiva nei confronti del dipendente che magari contesta una sanzione disciplinare o l’atteggiamento espulsivo che subisce da parte dell’azienda”.

“Purtroppo – prosegue Marquidas Moccia – non è solo la Baap Bergamaschi che si comporta così, sono diverse le aziende che adottano le stesse modalità. Proprio poco tempo fa, in un’altra azienda del territorio, abbiamo assistito al trasferimento in altre sedi di lavoratrici e lavoratori che avevano in comune solo il fatto di essere iscritti alla Cgil e questo non è accettabile. Lo strumento dei trasferimenti è quindi molto importante per le aziende ma è anche molto pericoloso per le lavoratrici e i lavoratori. Per questo andrebbe imposto di utilizzarlo con cognizione e con motivazioni oggettive. Si aggiunga poi, che quando si decide di impugnare un trasferimento, gli unici luoghi deputati a deliberare sul provvedimento sono le aule dei tribunali. E lo sappiamo che i tempi della giustizia, nel nostro Paese, hanno una durata che non collima con la vita delle persone”.

“In definitiva – conclude la Segretaria Generale della Filcams Cgil – i trasferimenti, per quanto siano uno strumento assolutamente lecito, sono un’arma potentissima nelle mani delle aziende e, di fatto, spessissimo, sono dei licenziamenti mascherati che accompagnano alla porta i lavoratori mettendoli nelle condizioni di non poter più prestare la propria opera all’interno di quella azienda. E questo avviene perché certi trasferimenti non sono umanamente sostenibili, a livello personale, familiare e alle volte anche economico, soprattutto se il lavoratore ha un contratto part-time. In questo caso, possiamo dire che il licenziamento è praticamente automatico. Ecco perché quando ci sono dei trasferimenti assistiamo a due atteggiamenti opposti: da un lato, le aziende, proprio per evitare tali impugnazioni, assumono un atteggiamento molto conciliativo verso l’ipotesi di un’uscita concordata dal lavoro da parte del dipendente oggetto di trasferimento. Mentre, dall’altro lato, sono parecchi i casi di lavoratrici e lavoratori che vivono i trasferimenti con un’ansia e uno stress che spesso li porta ad ammalarsi e a sviluppare delle patologie psico-fisiche. Sono le due facce della stessa medaglia.”