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Pittarosso, ancora silenzio dal Tribunale sul procedimento concordatario mentre i dipendenti sono sempre più esasperati a causa degli sfiancanti ritmi di lavoro

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Filcams Cgil Padova: “Pittarosso. Dipendenti sottoposti a pesanti ritmi di lavoro causati dalla mancanza di personale”

Si fa sempre più difficile la situazione dei dipendenti di Pittarosso, la storica azienda del padovano al cui brand è legata una vasta rete di negozi diffusa in tutta Italia specializzati nella vendita di calzature, accessori e articoli vari, da tempo al centro di una crisi che per le lavoratrici e lavoratori significa un presente denso di difficoltà e un futuro assolutamente incerto.

Una crisi che parte da lontano quella di Pittarosso che dopo la vendita da parte dei soci fondatori, passando attraverso le mani di diverse società (tra cui anche Benetton), è finita per diventare proprietà di Lion Capital, un fondo straniero.

“La società – ricorda Cristian Vicoletti, il funzionario della Filcams Cgil di Padova che segue questa vertenza – nel maggio del 2020 ha presentato istanza di concordato preventivo in bianco e da allora, come la normativa prevede, i crediti da lavoro maturati dai dipendenti presenti fino a quella data sono bloccati. Una situazione destinata ad aggrovigliarsi, dal momento che nel febbraio del 2022 il Tribunale di Padova aveva disposto la convocazione della società per discutere di una divergente valutazione su alcune poste di bilancio a cui era seguita, il 21 aprile 2022 la revoca dell’ammissione della società alla procedura di concordato. L’ultima cosa di cui siamo certi è che a giugno del 2022 la società ha ripresentato una nuova domanda di ammissione al Tribunale di Padova ma il giudice designato non ha ancora autorizzato. Da allora tutto tace. Nel frattempo, come Filcams Cgil Padova, abbiamo parlato due volte con i commissari giudiziali Giovanni Bottecchia, Claudio Ferrario e Roberto Artusi, cercando soprattutto di avere delle certezze sulle tempistiche da poter riferire ai dipendenti, letteralmente esasperati da una situazione di cui da più di tre anni non hanno notizia. Ma purtroppo non abbiamo avuto nessuna risposta e la loro frustrazione non è potuta che aumentare”.

“Vanno assolutamente capiti – conclude il sindacalista della Filcams Cgil Padova – perché oltre a questo preoccupante e perdurante silenzio da parte del Tribunale bisogna aggiungere che da molto tempo, almeno dal 2019, sono anche sottoposti a dei carichi di lavoro molto pesanti a causa dell’ormai cronica carenza di personale che si vive nei negozi dovuta ai pensionamenti e alle continue dimissioni registrate negli ultimi tempi che hanno portato ad un consistente calo dei dipendenti di circa un 15%. Nel frattempo però, assicurano dall’azienda, i conti vanno bene ma per i dipendenti la situazione di giorno in giorno si sta facendo sempre più esasperante perché nonostante il poco personale di turno, messo alle spalle il periodo pandemico, i clienti sono tornati numerosi e piuttosto esigenti richiedendo un impegno professionale sempre maggiore. E il risultato è che le lavoratrici e lavoratori di Pittarosso non ce la fanno più”.

Il Governo Meloni cancella il Reddito di cittadinanza. 1600 i padovani coinvolti. Aldo Marturano, Cgil Padova: “Era uno strumento essenziale per le famiglie in difficoltà”

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  • Descrizione allegato: La pagina de il Mattino di Padova dedicata alla soppressione del RdC e con l'intervista ad Aldo Marturano
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Pagina del Mattino di Padova dedicata alla fine del Reddito di Cittadinanza con intervista al Segretario Generale della Cgil di Padova sulla misura che coinvolgerà circa 1.600 padovani che dal prossimo 1 agosto perderanno quella che per circa 5 anni è stata la misura “bandiera” del Movimento 5 stelle, approvato nel 2019 dal governo Conte e destinata a famiglie con minori, persone con disabilità e persone di età superiore ai 60 anni. Quelli che non rientrano in queste categorie – e sono circa il 40% dei 4 mila percettori padovani – vedranno la fine dell'assegno statale a partire dal mese di luglio. Niente più reddito assicurato dunque, con alcune eccezioni e con il rischio di nuove povertà.

“Immaginatevi di andare al supermercato e dover decidere se prendere il pane o il latte. Perché il vostro reddito da lavoratori, seppur integrato dal reddito di cittadinanza, non vi permette di uscire dalla soglia di povertà. Ora immaginate la situazione se, come ormai sta per accadere, quel sostegno economico venisse meno”. E' così che commenta la misura del Governo Meloni, il Segretario della Camera del Lavoro di Padova, Aldo Marturano.

“Si tratta sicuramente di una misura che aveva dei limiti, soprattutto nelle misure di inserimento nel mondo del lavoro – spiega Marturano – ma si tratta comunque di uno strumento di sostegno essenziale per moltissime famiglie”.

Attualmente il numero di famiglie italiane che ricevono il sussidio statale sono circa 900 mila, e sono 400mila quelle che, dopo la decisione del Governo Meloni, lo perderanno nei prossimi giorni. I dati del portale Veneto Lavoro avevano rilevato che nel 2022 i nuclei che avevano beneficiato dell’assegno in Veneto erano intorno ai 35 mila.

“A ricevere l’assegno non erano solo disoccupati, ma anche famiglie di lavoratori che per vari motivi non riuscivano a superare la soglia di povertà – aggiunge il Segretario della Camera del Lavoro di Padova – anche se nel frattempo il Ministero del Lavoro ha lanciato un sussidio sostitutivo, la Misura di integrazione attiva, che dovrebbe diventare realtà già a settembre. Ma è una misura che non ci convince perché riduce la platea di possibili richiedenti e che inevitabilmente provocherà ingiustizie”.

Il timore è che l’abolizione del sussidio del Governo Conte possa estendere la fascia di povertà, trascinando una più grande fetta di popolazione in condizioni di disagio: “Basti pensare – conclude Aldo Marturano – che su 400 mila lavoratori in tutta la provincia di Padova, 104 mila hanno un reddito inferiore ai 20 mila euro e di questi almeno 60 mila hanno un reddito inferiore ai 10 mila euro”.

 

Il video informativo realizzato dall'Inca Cgil Piemonte sul messaggio dell' l’Inps n. 2632/2023 in cui anticipa alcuni effetti del passaggio di consegne tra il RdC e l’Adi, l’assegno di inclusione, la nuova misura di contrasto alla povertà introdotta dal dl n. 48/2023 (cd. «decreto lavoro»).

Gran caldo, la denuncia della Fillea Cgil di Padova: “Imprenditori poco interessati a discutere della salute dei propri lavoratori ma attenti solo al profitto”. E cita il caso di Europadova srl

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sulla denuncia della Fillea Cgil Padova

“Necessario un completo ripensamento del processo produttivo delle costruzioni che parta dalla tutela e sicurezza di chi, a decine di metri d’altezza, lavora su ponteggi o tetti con temperature che superano i 35° percepiti”

Se è vero che le grandi ondate di calore di questi giorni ci consegnano uno scenario termico sempre più instabile ed avverso per la salute di tutte le lavoratrici e lavoratori in generale, a maggior ragione questo vale per i lavoratori edili che, per la natura del lavoro che svolgono, sono esposti a qualunque condizione meteorologica.  E, in questo senso, non rassicurano le previsioni metereologiche che ci anticipano che probabilmente per tutto il mese di agosto assisteremo a temperature record di gran lunga superiori ai 35 gradi con grave e serio rischio per la salute di chi lavora.

“Il rischio del colpo di calore è elevato e già ci sono state le prime vittime quest’anno – dichiara Gianluca Badoer, Segretario Generale della Fillea Cgil di Padova – pertanto è opportuno che in ogni luogo di lavoro le aziende predispongano strumenti per la rilevazione di temperature ed umidità. È necessario un completo ripensamento del processo produttivo delle costruzioni, partendo da chi lavora nei ponteggi e concludendo da chi sta tutti i giorni sui tetti, perché chiunque lavori in particolari condizioni di rischio e a temperature superiori i 35 gradi percepiti deve essere attentamente monitorato.”

“Proprio per tutelare la salute e sicurezza degli operai edili – prosegue il Segretario Generale della Fillea Cgil Padova – abbiamo preso contatto con le aziende sindacalizzate per verificare la possibilità di sottoscrivere accordi per garantire condizioni lavorative più sicure ma su questo fronte non abbiamo trovato la disponibilità della classe imprenditoriale, miope ed attenta solo al profitto. Ne è un esempio l’azienda Europadova SRL, che dopo un primo incontro, nel quale aveva dato disponibilità ad una rimodulazione dell’orario, ha deciso di rimandare la discussione dell’accordo e la sua firma di un paio di settimane, di fatto cercando di scavallare il mese di agosto quando il problema sarà ormai ridotto e passato”.

“Troviamo questa situazione paradossale e sintomo di un profondo disinteresse per chi lavora – si inserisce Antonio Alaia della FILLEA CGIL di Padova – perché, di fatto, la nostra proposta era quella di ridurre l’esposizione di lavoratrici e lavoratori nelle ore più calde, senza perdere il diritto al salario completo ed al pasto e utilizzando gli strumenti già esistenti di cassa integrazione per eventi meteorologici avversi. Non capiamo perché ci sia stata questa improvvisa interruzione dei tavoli sindacali, ma ci sembra sintomo di un profondo egoismo e di non interesse per chi, tutti i giorni, lavora.”

“Chiediamo alle istituzioni preposte – aggiunge Alaia – vale a dire alla Medicina del Lavoro e all’Ispettorato del Lavoro, di attivare i controlli necessari per la tutela dei lavoratori, evitando condizioni che possano determinare colpi di calore o svenimenti. I colpi di calore sono a tutti gli effetti infortuni sul lavoro: le condizioni climatiche sono ormai tali da non consentire i normali processi di termoregolazione interna dei nostri organismi”.

“Come Fillea CGIL – concludono i due sindacalisti – continueremo il nostro percorso di incontro e confronto con le aziende, senza però rinunciare mai a mettere al primo posto la salute di operatrici ed operatori del settore. Più di mille persone sono morte sul lavoro nel 2022 e non possiamo accettare che si continui ad essere vittima dell’egoismo e dalla necessità di produrre il più velocemente possibile senza il rispetto per la salute e la sicurezza dei cittadini. Chiediamo che vengano utilizzati tutti gli strumenti necessari per difendere i lavoratori perché il caldo non è semplicemente una questione industriale, bensì un tema di salute e di dignità del lavoro”. 

Chiusura di Italoforme srl di Este: domani mattina, martedì 18 luglio, il presidio dei lavoratori davanti all’azienda chiusa

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova sul presidio previsto domani, martedì 18 luglio, davanti alla sede di Este di Italoforme srl

Fillea Cgil Padova: “La politica batta un colpo! Le Istituzioni non rimangano indifferenti davanti a questo cinico gesto di irresponsabilità sociale perpetrato da parte dei dirigenti di Italoforme srl che ha gettato, dall’oggi al domani, 44 lavoratori – e le loro famiglie – nella disperazione”

“Chiediamo l’istituzione di un tavolo regionale per tentare una via che salvaguardi i posti di lavoro. Necessaria anche una riflessione sulla recente riforma in tema di diritto fallimentare che permette agli imprenditori di chiudere, in un giorno, un’azienda senza nessuna comunicazione scritta ai lavoratori ma non prevede contestualmente per quest’ultimi l’erogazione degli ammortizzatori sociali per cui bisogna attendere diversi mesi”

 

“Le istituzioni e la politica non rimangano indifferenti! Ci sono 44 lavoratori, e le loro famiglie, che circa una settimana fa hanno improvvisamente scoperto di non poter più contare su uno stipendio. Non possono essere abbandonati a loro stessi! Davanti a quanto successo è necessario un intervento delle istituzioni! Chiediamo che la Regione si adoperi immediatamente per convocare, intorno ad un tavolo, azienda e organizzazioni sindacali per cercare una via che salvaguardi i posti di lavoro. Chiediamo a tutti di non lasciarci soli!”

È un vero e proprio appello quello che la Fillea Cgil di Padova ha deciso di diramare per avvisare del presidio che i lavoratori di Italoforme srl (storica azienda di Este che lunedì scorso, senza dare nessuna comunicazione scritta ai lavoratori, ha chiuso i battenti) faranno martedì 18 luglio, a partire dalle 8.00 del mattino, davanti ai cancelli chiusi dell’azienda in via Callido, 6 a Este.

“Un appello a partecipare che rivolgiamo a tutti ma in particolare a chi ha responsabilità istituzionali – insistono i lavoratori e il sindacato – perché non è possibile che nel ricco e sviluppato Veneto i lavoratori, senza i quali nessuna impresa è possibile, vengano considerati né più né meno che degli utensili da scartare senza nessuna remora, quando non se ne ha più bisogno. Stiamo parlando di persone, dietro alle quali ci sono delle famiglie che dipendono da loro! Non si può restare in silenzio davanti a quanto sta loro accadendo e lasciare che paghino per l’irresponsabilità di chi ha portato Italoforme alla bancarotta!”

“Accanto a questo – conclude la Fillea Cgil Padova – è necessaria anche una seria riflessione sull’ultima riforma in materia di diritto fallimentare che permette situazioni come quella appena avvenuta a Italoforme, dove i lavoratori possono perdere senza nessun preavviso la loro occupazione ma devono attendere mesi, dalla sospensione dal lavoro,  prima che scattino gli ammortizzatori sociali con cui sostenere loro e le proprie famiglie”.

Vittoria della Cgil al Tribunale di Padova: dichiarata illegittima una sanzione comminata ad una dipendente che aveva rifiutato una "promozione a tempo determinato" data per coprire la carenza di personale

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
Il Giudice del Lavoro dichiara illegittima una sanzione disciplinare comminata da Poste Italiane ad una lavoratrice che aveva rifiutato la “promozione a tempo determinato” a direttrice di un ufficio postale a cui era stata trasferita per coprirne la carenza di personale
 
Cgil Padova e Slc Cgil Veneto: “Sentenza preziosa: è il secondo Giudice del Lavoro che sanziona l’uso strumentale del “facente funzione di direttore” da parte di Poste Italiane. E siamo in attesa di altre due sentenze su casi del tutto analoghi”.
 
“Punita l’arroganza di Poste Italiane: l’auspicio è che certe situazioni si possano risolvere attraverso delle normali relazioni sindacali e non in Tribunale”.
 
Il Giudice, definitivamente decidendo, dichiara illegittima la sanzione dell’ammonizione scritta applicata (ndr: alla lavoratrice) per il fatto per cui è causa; condanna Poste Italiane s.p.a. a rifondere le spese di causa, che liquida in Euro 2500,00 di compensi, oltre spese generali, cp e iva; da distrarsi in favore del procuratore antistatario”. È con questa formula che il Giudice del Lavoro di Padova, Dott. Mauro Dallacasa, ha chiosato la sentenza emessa circa un paio di settimane fa e che segna l’indubitabile vittoria di una coraggiosa lavoratrice che non ha esitato a rivolgersi al Tribunale pur di non veder calpestati i propri diritti. 
 
“Questa storia iniziata circa un anno fa – dicono Stefano Gallo, funzionario della Slc Cgil Veneto che ha seguito questo e altri casi analoghi e Marianna Cestaro della Segreteria Confederale della Cgil di Padova – è emblematica sul comportamento di Poste Italiane nel caso di contrasti con i propri dipendenti. A questi è chiesto di obbedire pedissequamente anche di fronte a scelte aziendali decisamente discutibili. La difficoltà a tenere normali relazioni sindacali, poiché Poste rifiuta il dialogo con la nostra Organizzazione Sindacale, ci costringe ad arrivare in Tribunale anche per le più semplici questioni, quali i provvedimenti disciplinari”.
 
“Nello specifico alla lavoratrice – spiegano il funzionario della Slc Cgil Veneto e la Segretaria Confederale della Cgil di Padova – è stato richiesto di svolgere le funzioni di reggente/direttore presso un ufficio diverso dal suo, per sostituire un’assenza; il CCNL sulla materia parla chiaro: per fare il direttore di un ufficio postale serve un livello superiore a quello “C” in cui lei è inquadrata. Lei correttamente si è detta disponibile ad andare in sostituzione ma come sportellista, non come direttrice. Niente da fare, dopo vari colloqui e molte pressioni, alla lavoratrice viene inviata un’ammonizione scritta. È un’ingiustizia, per altro destinata a ripetersi dato che Poste è costantemente sotto organico e non intende assumere il personale necessario a far funzionare correttamente gli uffici. A questo punto la lavoratrice si rivolge a noi della Slc Cgil, che convochiamo Poste Italiane ad un incontro presso l’Ispettorato del Lavoro, a cui Poste Italiane decide di non presentarsi. Vista l’impossibilità di risolvere la diatriba per via sindacale decidiamo di intraprendere quella giudiziale e ci siamo quindi rivolti allo Studio Giancarlo Moro per ricorrere in Tribunale”. 
 
“Sia chiaro che noi della Cgil – proseguono Stefano Gallo e Marianna Cestaro – non siamo contrari al fatto che una lavoratrice o lavoratore, su richiesta dell’azienda e per brevi periodi, possa andare a ricoprire un ruolo che può presentare dei vantaggi sia dal punto di vista economico che formativo. Ma prima Poste deve mettere lavoratrici e lavoratori nelle condizioni di operare in sicurezza, per sé stessi e per l’utenza. Ricordiamo che il ruolo di direttore prevede responsabilità decisamente importanti e penalmente rilevanti. Inoltre la richiesta dovrebbe essere posta su base volontaria e non obbligatoria. Siamo soddisfatti della sentenza che vede riconosciuto ancora una volta un principio importante, per la quale ringraziamo lo Studio Legale dell’Avvocato Giancarlo Moro e la Dott.sa Alessia Italiano che ha rappresentato la lavoratrice durante la causa. Lo stesso Studio Legale, ad aprile scorso, ci ha rappresentato anche in un’altra causa del tutto analoga e conclusasi anch’essa positivamente. E sempre Moro ci segue in altre due vicende processuali uguali, di cui attendiamo la sentenza, che riguardano ancora l’illegittimità di sanzioni emesse da Poste Italiane nei confronti di lavoratrici adibite impropriamente a ruoli di direzione semplicemente per coprire la grave carenza di personale cronica in tutti gli uffici postali e ancora più pesante in quelli in Provincia”.
 
“Perché è questo il vero nodo della questione – concludono i due rappresentanti sindacali – e cioè che queste situazioni si creano perché a Poste Italiane manca il personale necessario a garantire un buon servizio alla cittadinanza. E le cose, senza interventi strutturali che vadano oltre alla semplice toppa, non possono che peggiorare. Sindacalmente parlando questo è il tavolo di lavoro su cui confrontarci, liberando le sedi giudiziarie da cause assolutamente evitabili.”
 
Sul caso, interviene a conclusione anche l’Avv. Giancarlo Moro che commenta: “Le due sentenze hanno chiarito che tra gli obblighi del lavoratore non rientra l’accettazione di una promozione ad una qualifica superiore, che può rivelarsi strumentale, anche se la promozione presuppone il miglioramento delle condizioni salariali. In questo caso nessuna negligenza poteva essere rimproverata alle due dipendenti interessate ed ingiustamente sanzionate. Il loro comportamento è stato infatti ispirato da una valutazione realistica del loro grado di formazione, dai rischi connessi al nuovo incarico e da senso di responsabilità”.

Sabato 15 luglio, sit-in di fronte Palazzo Moroni contro tutte le forme di apartheid e per una Palestina libera. Cgil: "Preoccupati per escalation violenza nei territori occupati palestinesi"

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  • Descrizione allegato: La locandina del sit-in

Sabato 15 luglio 2023, anche la Cgil di Padova aderirà, dalle ore 10.00, al sit-in organizzato di fronte a Palazzo Moroni (sede del Comune di Padova) dalla Comunità Palestinese del Veneto, in segno di protesta dopo il brutale e recente attacco israeliano alla città-campo profughi di Jenin che ha provocato la morte di almeno tredici palestinesi (tra cui donne e bambini), cento feriti e migliaia di sfollati.

Lo slogan della manifestazione, con cui si chiede alla comunità internazionale di intervenire a protezione del popolo palestinese e all'Italia di riconoscere lo stato di Palestina, sarà "CONTRO OGNI FORMA DI APARTHEID E DI COLONIALISMO E CONTRO IL RAZZISMO E LA GHETIZZAZIONE". Invitiamo le compagne e compagni a partecipare.

Sulla situazione in Palestina, nei giorni scorsi la Cgil nazionale ha rilasciato una nota con cui esprime la preoccupazione del sindacato per l’escalation di violenza nei territori occupati palestinesi, anche in seguito alla vasta operazione militare a Jenin. Qui di seguito il Comunicato diffuso:

Esprimiamo preoccupazione per l’escalation e l’acuirsi della violenza dell’esercito israeliano nel campo profughi di Jenin e condanniamo quella che è stata definita una delle più massicce operazioni militari nei territori occupati degli ultimi vent’anni”. Lo afferma, in una nota, la Cgil nazionale. 

Per la Confederazione: “La comunità internazionale ha il dovere di denunciare la violazione del diritto internazionale, che impone a Israele, in quanto potenza occupante, di garantire la protezione e l’incolumità delle popolazioni civili. Al contrario, lo status quo, fatto di oppressione, di negazione dei diritti e delle libertà, di militarizzazione e di radicalizzazione sta demolendo le basi di democrazia e di convivenza in entrambe le società, nel tacito assenso della comunità internazionale”. 

“Oltre a chiedere il pieno rispetto delle risoluzioni Onu 242 e 338 e il pieno ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati, ribadiamo - aggiunge il sindacato di corso d’Italia - quanto richiesto dalla coalizione AssisiPaceGiusta: esortiamo Parlamento e governo ad essere costruttori di pace nella regione mediterranea. Va riconosciuto lo stato di Palestina e va accompagnato, in sede europea e internazionale, il processo di pacificazione con una nuova stagione di cooperazione e di integrazione regionale, unica strada possibile - conclude la Cgil - per porre fine alle guerre ed alle ingiustizie”.

 

Chiusura improvvisa di Italoforme. Fillea Cgil Padova: “Lavoratori trattati come utensili: usati finché utili, poi abbandonati come oggetti”.

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla chiusura di Italoforme

Come ogni mattina, si sono presentati a lavoro ma stavolta hanno trovato chiusi i cancelli dell’azienda. È successo, lunedì mattina 10 luglio, alla quarantina di dipendenti della Italoforme, storica azienda di Este – è stata fondata nel 1897 - leader nel settore delle calzature nella produzione di forme in plastica, legno e materiali vari. Inutile dire che per i lavoratori si è trattato di un’amara sorpresa del tutto inaspettata visto che alla stragrande maggioranza di loro non era giunta nessuna comunicazione da parte dell'azienda che lasciasse presagire un esito così negativo.

I motivi della chiusura stanno nella forte crisi attraversata dall'azienda che avrebbe costretto i titolari a presentare in tribunale i libri per il fallimento. L'annuncio della chiusura ai rappresentanti sindacali è però arrivato solo nella giornata di martedì 11 luglio.

“Lo scorso venerdì – ha dichiarato Simone Ferraretto, il segretario provinciale della Fillea Cgil di Padova che sta seguendo il caso – l’azienda ha dichiarato, ufficiosamente e solo ad alcuni dei 44 dipendenti, che a giugno non sarebbe arrivato lo stipendio e che era in procinto di chiudere e questo significa che tutte queste persone hanno perso il posto di lavoro e sono state lasciate a casa senza preavviso, senza discussione, senza possibilità di confronto con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici”.

“La voragine è grossa – ha affermato ancora Ferraretto – e infatti Alberto Benetti (amministratore delegato dell'Italoforme srl da dicembre 2022, ndr ) ha deciso di appoggiarsi a uno studio legale e, appunto, di mettere in liquidazione l'azienda. La preoccupazione più grande è per i lavoratori, che da lunedì sono sospesi. Sono previsti 120 giorni per la liquidazione, ma questo significa che rimarrebbero a casa per quattro mesi senza reddito né alcun ammortizzatore sociale”.

Fortunatamente la minaccia del mancato pagamento degli stipendi di giugno e di luglio è stata prontamente disattivata grazie all'azione dei lavoratori e del sindacato. Ma il problema sussiste: oltre ai difficili mesi che si prospettano, è da aggiungersi il fatto che i dipendenti avanzano anche il loro Tfr, mai versato nel fondo Arco. Inoltre, l'azienda ha già dimostrato seri limiti in quanto a pagamenti dovuti, e va ricordato come in passato abbia passato anche importanti problemi giudiziari.

“Ci siamo trovati il giorno stesso la comunicazione di chiusura aziendale, senza alcuna possibilità di condivisione e di confronto per salvare i posti di lavoro – ha ulteriormente aggiunto Gianluca Badoer, segretario generale della Fillea Cgil di Padova – ma faremo ogni cosa in nostro potere. Chiediamo la tutela dei posti di lavoro e il reintegro immediato delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Conclude Ferraretto: “Ci stiamo già attivando per trovare delle soluzioni. Intanto speriamo che ci siano eventuali nuovi acquirenti e che l'azienda non fallisca, perché in questo caso i dipendenti verrebbero licenziati. Se fosse, vedremo come fare”.

Cambio di vertice alla Prefettura di Padova: ieri, il congedo tra l’ex Prefetto Raffaele Grassi e i Segretari Generali di Cgil Cisl e Uil di Padova

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova

“Nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 29 giugno, siamo stati ricevuti a Palazzo Santo Stefano e abbiamo salutato il Dr Raffaele Grassi che ha ricoperto il ruolo di Prefetto di questa città per poco più di due anni – era arrivato il 26 maggio del 2021 – e da pochissimo è stato promosso dal Consiglio dei Ministri a direttore centrale della Polizia criminale, articolazione interforze del dipartimento della Pubblica sicurezza.

È stato, come è nello stile del Dr Grassi, un incontro molto informale dove abbiamo avuto modo di apprezzare, ancora una volta, il suo lato umano, una dote che ha facilitato fin da subito i nostri rapporti e che unita ad un rigore istituzionale mai venuto meno, ha reso i nostri successivi numerosi confronti sempre molto stimolanti e produttivi.

In particolare, vogliamo ringraziare il Dr Raffaele Grassi per la disponibilità, attenzione e sensibilità dimostrate sui temi del lavoro durante la sua permanenza, in particolare per quel che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro a cui, non a caso, ha dedicato un tavolo permanente (con la partecipazione di sindacati, imprese e istituzioni) con il compito di monitorare la situazione nella nostra provincia. Accanto a questo, non abbiamo potuto non apprezzare anche l’altissima preparazione e cura con cui ha seguito e portato avanti i temi della legalità, non solo vigilando sui progetti legati al PNNR nei nostri territori, ma battendosi anche per una vera e propria “cultura della legalità” nella nostra città e provincia, invitando a denunciare le situazioni criminose e ad abbattere il muro d’omertà dietro cui queste situazioni nascono e si sviluppano.

Nell’esprimere nuovamente al Dr Raffaele Grassi, sia come uomo che come Prefetto, tutta la nostra gratitudine ed augurandogli un sincero in bocca al lupo per la nuova avventura professionale che lo attende, cogliamo l’occasione per dare il nostro caloroso benvenuto nella nostra città a chi lo sostituirà ovvero al nuovo Prefetto Francesco Messina con cui, siamo certi, il confronto proseguirà sempre lungo i binari della correttezza istituzionale, della reciproca stima e improntato alla più proficua collaborazione”.

Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova

Samuel Scavazzin, Segretario Generale Cisl Padova e Rovigo

Massimo Zanetti, Coordinatore Uil Padova