Skip to main content

CGIL, CISL E UIL E CONFINDUSTRIA VENETO EST FIRMANO IL «PATTO METROPOLITANO». PRODUTTIVITÀ, CONTRATTI E PARTECIPAZIONE LE CHIAVI PER LA TRANSIZIONE

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino sulla vicenda
  • video link: Visita il sito

Cgil, Cisl, Uil: «Un patto importante che apre a temi come il coinvolgimento dei lavoratori e a sperimentazioni sull’organizzazione del lavoro»

Destro: «Moderne relazioni industriali fattore imprescindibile di competitività. Un patto economico, produttivo, sociale per il territorio»

L’economia del Veneto Est (96 miliardi il Pil, 1,1 milioni di occupati, 410mila nell’industria) ha reagito meglio delle attese ai cigni neri di questi anni (pandemia, shock energia, guerra, inflazione) e accelerato la trasformazione. Siamo alle porte di una nuova rivoluzione industriale che cambierà in profondità il «paradigma» di sviluppo, il modo di fare impresa e il lavoro nel Veneto.

Sotto la spinta di dinamiche globali, transizione tecnologica ed ecologica da affrontare in modo adeguato, nonostante problemi strutturali, quali il debito pubblico e il calo demografico (180mila persone in età lavorativa in meno in Veneto al 2030).

Le Parti Sociali sentono la responsabilità di affrontare congiuntamente, di fronte alle istituzioni e agli attori economici e sociali, uno scenario che evolve velocemente ed oscilla tra grandi opportunità e gravi rischi, con l’obiettivo di promuovere la competitività e l’occupazione, sostenere la produttività e con essa i salari, investire sulla formazione e le nuove competenze, la sicurezza e il welfare.

In questo quadro, Confindustria Veneto Est e Cgil, Cisl, Uil territoriali hanno delineato e condiviso per la prima volta un «Patto metropolitano», fondato su dialogo e reciprocità, che rilancia il ruolo di un moderno sistema delle relazioni industriali per garantire coesione sociale, crescita partecipata e diffusa e sviluppo sostenibile nei territori di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.

Una visione, e obiettivi, condivisi, che intendono rafforzare la contrattazione di secondo livello; sostenere la capacità competitiva del sistema industriale, promuovendo anche la partecipazione dei lavoratori nell’organizzazione, nella strategia e nei risultati; aprire a sperimentazioni sull’organizzazione e l’orario di lavoro correlate a crescita della produttività, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e tutela del salario; rafforzare i presìdi e la formazione indispensabili a prevenire le morti e gli infortuni sul lavoro; promuovere l’aggiornamento continuo e la riqualificazione dei lavoratori, in linea con le esigenze produttive e l’evoluzione tecnologica, efficaci politiche di transizione tra scuola e lavoro, l’innalzamento dell’occupazione, soprattutto femminile; sostenere l’efficientamento energetico e l’autoproduzione, la rigenerazione delle aree produttive, la salvaguardia dell’ecosistema lagunare e del Delta.

Il documento congiunto è stato siglato ieri - nella sede di Confindustria Veneto Est a Venezia-Marghera - da Leopoldo Destro (Presidente Confindustria Veneto Est), Luca Fabbri (Vicepresidente Confindustria Veneto Est per le Relazioni Sindacali), dai Segretari Generali Aldo Marturano (Cgil Padova), Mauro Visentin (Cgil Treviso), Daniele Giordano (Cgil Venezia), Pieralberto Colombo (Cgil Rovigo), Samuel Scavazzin (Cisl Padova Rovigo), Massimiliano Paglini (Cisl Belluno Treviso), Michele Zanocco (Cisl Venezia) e dai Coordinatori provinciali Massimo Zanetti (Uil Padova), Gianluca Fraioli (Uil Treviso), Igor Bonatesta (Uil Venezia) e Gino Gregnanin (Uil Rovigo).

«Quello di oggi è un passo molto importante sulla strada della crescita partecipata e diffusa e della coesione sociale – ha dichiarato Leopoldo Destro, Presidente di Confindustria Veneto Est -. In un momento storico molto complesso come quello attuale, ripartiamo, insieme al Sindacato, dal riconoscere in un moderno sistema di relazioni industriali, non rivendicativo ma partecipato, nel dialogo e nella capacità di avere una visione comune su come si affrontano i problemi, un fattore competitivo imprescindibile sia per l’aumento della produttività e con essa degli stipendi, sia per attrarre nuovi investimenti ed insediamenti. Siamo al centro di un movimento epocale che riguarda la transizione sia digitale che energetica: sta per finire un mondo e ne sta nascendo un altro, con paradigmi completamente diversi rispetto a quelli che abbiamo lasciato. Ci vuole una cassetta degli attrezzi adeguata per far fronte alla gestione delle transizioni e poi intercettare quelle che saranno le nuove dimensioni del mondo industriale e del lavoro. Lo Stato può fare tanto, però dobbiamo essere noi, con il nostro esempio, a fare in modo che lo Stato prenda la direzione giusta, quella auspicata da tutti».

«Abbiamo fatto un gran lavoro, iniziato già prima della nascita di Confindustria Veneto Est, nell’elaborare questo documento - aggiunge Luca Fabbri, Vicepresidente per le Relazioni Sindacali -. Insieme a Cgil Cisl e Uil ci poniamo l’obiettivo di preservare il patrimonio industriale di questo territorio e al contempo garantirgli un futuro sostenibile di sviluppo. È necessario essere pragmatici ed avere una visione comune, a maggior ragione nelle attuali complesse transizioni. Vogliamo avviare un lavoro tecnico e una sintesi comune sui temi del patto, con le proposte delle Parti Sociali al decisore pubblico, su come mettere gli imprenditori in condizione di investire e crescere, sulla produttività e la tutela del potere d’acquisto, anche attraverso forme avanzate di organizzazione, le politiche attive del lavoro, la partecipazione delle donne, la sicurezza, il welfare. Ci aspettiamo che le istituzioni riconoscano il valore di questa unità di intenti delle Parti Sociali e che vogliano con noi tradurla in unità di azione. A partire dal taglio strutturale del cuneo».

«Un patto significativo – hanno dichiarato i Segretari Generali Cgil, Aldo Marturano, Mauro Visentin, Daniele Giordano e Pier Alberto Colombo - non solo per il suo impatto - coinvolge le confederazioni sindacali di 4 province e una rilevante associazione del sistema Confindustria - ma, soprattutto, perché apre a temi da tempo al centro della nostra agenda come, ad esempio, il coinvolgimento dei lavoratori, con le loro rappresentanze, nelle scelte organizzative e strategiche d’impresa e l’accordo per l’apertura a sperimentazioni sull’organizzazione e orario di lavoro che concilino, a parità di salario, crescita produttiva con i tempi di vita e di lavoro dei lavoratori. Importanti, sono poi i comuni intenti in tema di sicurezza dove si riafferma l’importanza della collaborazione tra le varie figure professionali dedite alla sicurezza dei luoghi di lavoro, con particolare richiamo all’adeguamento delle dotazioni organiche degli Spisal. Rilevante anche il comune impegno ad affrontare la questione salariale, sia sul piano dei rinnovi dei contratti nazionali che su una contrattazione di secondo livello che riconosca il ruolo dei lavoratori nella crescita economica dei nostri territori. Infine, da sottolineare, l’attenzione rivolta al mondo della scuola, intesa come luogo di crescita degli adulti di domani, in grado di fornire le competenze per la transizione digitale nel segno della sostenibilità ambientale, condizione su cui entrambe le parti hanno medesima sensibilità».

«Le Cisl territoriali ritengono la firma del Patto un atto importante che risponde ai grandi processi di trasformazione tecnologica industriale, dentro un quadro di sostenibilità ambientale di processo e di prodotto che coinvolgerà i nostri territori mettendo al centro la partecipazione dei lavoratori – hanno dichiarato i Segretari Generali Cisl, Massimiliano Paglini, Samuel Scavazzin e Michele Zanocco -. Gli obiettivi condivisi si concretizzano nel riconoscimento reciproco quali interlocutori dello sviluppo sostenibile del territorio, dell'economia e della società, dalla stabilità e coesione sociale ad una crescita partecipata, diffusa ed inclusiva in un sistema di relazioni sindacali continue, con la condivisione di strumenti, di azioni congiunte verso il decisore pubblico anche per il sostegno alla transizione in corso, la formazione e staffetta generazionale e l'impegno a sostenere il rinnovo dei contratti anche nazionali. Fondamentali si confermano la contrattazione di secondo livello, la tutela della sicurezza sul lavoro, del mercato del lavoro e della formazione, la rigenerazione urbana e territoriale e la legalità. Riteniamo altresì fondamentale l’attuazione del Patto sottoscritto, mediante il potenziamento della contrattazione di secondo livello e la definizione dei tavoli territoriali che valorizzino e rispondano alle specificità. È un'ottima base di partenza per favorire la partecipazione attiva dei lavoratori e del Sindacato alle scelte che verranno fatte, oltre che un bel segnale di unitarietà di intenti tra Cgil, Cisl, Uil e quella che è diventata dimensionalmente la seconda Confindustria d'Italia».

«Sicurezza, legalità, contrattazione, crescita sostenibile, lavoro di qualità: questi sono gli obiettivi messi nero su bianco nel patto con Confindustria Veneto Est. Quello siglato è un accordo di grande portata per i territori interessati – hanno sostenuto i Coordinatori provinciali Uil, Igor Bonatesta, Massimo Zanetti, Gino Gregnanin e Gianluca Fraioli -. Riteniamo che questi temi siano essenziali per incamminarci insieme lungo la strada della crescita economica e sociale delle nostre province, con una ricaduta certa su tutto il Veneto. Dobbiamo tornare ad essere attrattivi per aziende che vogliano investire, stabilizzarsi e crescere, creando quel legame virtuoso tra azienda e territorio che deve essere alla base di una nuova cultura industriale del Veneto. Il futuro non può passare dal lavoro precario, incerto, a rischio di infiltrazioni mafiose e senza piena sicurezza. Occorrono investimenti soprattutto nelle risorse umane: occupazione femminile, conciliazione dei tempi di vita e lavoro attraverso nuovi orari, ingresso dei giovani nelle imprese sono le leve che muoveranno la produzione industriale. Il patto guarda anche alle istituzioni per cercare di far sentire la voce del nostro territorio per non perdere tutte le possibilità date dai fondi destinati al lavoro come PNRR e ZLS. Solo lavorando insieme potremo ottenere risultati. Il futuro del lavoro passa da qui».

 

Il servizio di 7 Gold Telepadova sul "Patto Metropolitano" siglato ieri a Marghera

 

Maltempo: CGIL CISL UIL, al via raccolta fondi per le popolazioni

“Ribadiamo la nostra vicinanza e solidarietà alle popolazioni dell’Emilia Romagna e di alcuni territori delle Marche colpite dai gravissimi eventi alluvionali. Per sostenere le comunità coinvolte abbiamo predisposto una raccolta fondi attraverso un conto corrente unitario” Lo fanno sapere, in una nota, Cgil, Cisl, Uil.

I sindacati confederali invitano a promuovere tale iniziativa al fine di realizzare, anche in questa triste circostanza, un sostegno concreto attraverso un gesto di solidarietà e di vicinanza.

Le donazioni potranno effettuarsi sul seguente conto corrente intestato a 
CGIL CISL UIL SOLIDARIETÀ POPOLAZIONI ALLUVIONATE EMILIA ROMAGNA E MARCHE 
iban IT 26U0103003201000005800010
Per bonifici effettuati all’estero BIC: PASCITM1RM1

“Una prima donazione - aggiungono le tre Confederazioni - è stata già versata al fondo ‘alluvioni’ istituito dalla Regione Emilia Romagna”. 

“Garantiremo il massimo sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori, alle famiglie e alle imprese duramente colpite. Nessuno - concludono Cgil, Cisl, Uil - sarà lasciato solo”.

Bocciata la stabilizzazione dei ricercatori. La protesta allo IOV e all’IZS di Padova

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
  • video link: Visita il sito

A prevalere è soprattutto la disillusione e la frustrazione. E anche un po’ di sensazione di smarrimento perché questa sembrava davvero la volta buona. Eppure, nonostante l’intero arco parlamentare fosse favorevole, l’inserimento dell’art. 16-bis nel DL 34/2023 – si trattava di un emendamento al Decreto Bollette contenente la norma sulla stabilizzazione dei precari della ricerca sanitaria – è stato bocciato. È successo che il testo, così come approvato dalle Commissione Finanze e Affari Sociali, dopo essere approdato all'esame dell'Aula della Camera è stato poi rinviato per alcuni correttivi e purtroppo, per circa un migliaio di ricercatori in Italia, la norma sulla stabilizzazione dei precari di Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs) è saltata dopo che la Commissione Bilancio ne ha chiesto lo stralcio in seguito ai rilievi del Servizio di Bilancio della Camera sui problemi di coperture e sul mancato chiarimento del numero di persone da stabilizzare.

Ma che a infrangere per l’ennesima volta, dopo anni di sacrifici e precariato, il sogno di un contratto a tempo indeterminato sia stata una motivazione “tecnica” e non “politica”, non sposta più di tanto le cose. A Padova, tra IOV (Istituto Oncologico Veneto) e IZS, sono circa 120 i ricercatori e i collaboratori di supporto alla ricerca coinvolti da questa impasse sul loro futuro lavorativo e nel corso degli anni hanno visto assottigliare le proprie file come avvenuto a livello nazionale.  Basti pensare che in Italia nel 2019 erano stati assunti 1.800 ricercatori sanitari – passando da co.co.pro. e borse di studio al contratto a tempo determinato (5+5 anni) – che nel 2021 sono scesi a 1.290. Nel frattempo, quasi un terzo ha scelto di andare all'estero o di lavorare nel privato. Abbandoni numericamente importanti registrati anche nel territorio padovano dove i ricercatori e i collaboratori di supporto sono passati dai circa 145 del 2020 ai 120 attuali tra Zooprofilattico e Iov.

Stiamo parlando di lavoratori – dice Alessandra Stivali, Segretaria Generale della FP Cgil Padova – che si occupano di questioni fondamentali, che fanno ricerca sul cancro e su virus che, attraverso il salto di specie, sono in grado di mettere in ginocchio un intero pianeta, come è successo con il coronavirus. Muovono miliardi di euro, sono corteggiati sia all’estero che dai privati, eppure non si riesce a provvedere alla loro stabilizzazione. Voglio ricordare che si tratta di lavoratrici e lavoratori che durante il Covid si sono occupati delle analisi dei tamponi e hanno fatto ricerca, mettendosi sempre a disposizione. Siamo consapevoli che si tratta di una questione nazionale, però crediamo che anche la Regione possa dare il suo contributo attraverso la Conferenza Stato-Regioni. È assurdo che l'emendamento sia saltato perché non erano arrivati i numeri dal Ministero, sono numeri che abbiamo anche noi”.  

L’emendamento per la nostra stabilizzazione – si aggiunge Micol Silic-Benussi, ricercatrice e delegata Fp Cgil Padova allo Iov – è saltato per un cavillo e, nonostante una parte dei soldi a noi riservati fossero stati già stanziati, ci ritroviamo di nuovo a capo. Si tratta di una delusione fortissima perché stavolta ci avevamo creduto e finalmente ci sembrava di aver visto una luce in fondo al tunnel. Voglio ricordare che ci sono ricercatori che hanno alle spalle trent’anni di precariato e questo non è accettabile. Così, come non è tollerabile, che in Italia la ricerca gravi unicamente sulle spalle dei precari, costringendoli ad un presente di sacrifici e rinunce in cambio di una pacca sulle spalle e nessun futuro professionale “.

 

Il Servizio di Telenordest sulla protesta dei precari della ricerca

Agrologic di Monselice: tra luci e ombre

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova

Romeo Barutta, Filt Cgil Veneto: "Puntiamo a rendere stabile, entro l'anno, la metà dei 150 contratti a tempo determinato

Agrologic di Monselice, che gestisce la logistica di Aspiag, è la più importante piattaforma alimentare del Nord Est. E' stato aperto due anni fa, grazie ad importanti investimenti strutturali. Ha avuto un rilevante impatto ambientale e i problemi di traffico che ha causato non sono risolti, visto che va ancora realizzato il secondo casello autostradale in programma.   

"Di positivo - dichiara Romeo Barutta, della segreteria Filt Cgil Veneto - c'è stato, senza dubbio, l'accordo con il sindacato che ha eliminato il rischio rappresentato dal sistema delle false cooperative, e ha portato ad affidare l'appalto a una società di capitali che ha assunto, come dipendenti, i 300 lavoratori che operano nel sito.  

Ciò che non ha funzionato è l'impianto tecnologico, unico in Italia, deputato a meccanizzare completamente lo spostamento delle merci. Decine di milioni di euro impiegati per una struttura che ha presentato difetti sempre più difficili da affrontare. Al punto che, dal primo marzo 2023, si è scelto di tornare alla gestione manuale del magazzino. Non è certo una buona notizia, ma almeno viene eliminata la precarietà che ormai caratterizzava costantemente il sistema.  

Del resto è l'intero settore della logistica che registra lacune dal punto di vista dell'automazione. La ragione: per troppi anni si è puntato esclusivamente sullo sfruttamento delle braccia a basso costo. 

C'è, infine, la questione della stabilità del lavoro. Fino ad oggi solo 150 lavoratori sono stati assunti a tempo indeterminato.  

Su questo punto, come Cgil, stiamo perseguendo un importante risultato, in collaborazione con la controparte e con la Regione Veneto (che tiene riunioni periodiche per monitorare la situazione, l'ultima c'è stata pochi giorni fa): la stabilizzazione, entro quest'anno, del 50% di circa 150 lavoratori a contratti a tempo determinato. E' un obiettivo che siamo convinti di poter raggiungere. 

La realtà di Agrologic ha davvero delle peculiarità di cui tenere conto. La stragrande maggioranza dei lavoratori proviene da paesi stranieri, molti sono rifugiati politici, molti sono arrivati con mezzi di fortuna. Negli ultimi due anni sono transitate, per il sito, con contratti anche di solo qualche mese, oltre 600 persone, che hanno potuto ottenere un regolare permesso, che ha consentito a tanti di trasferirsi in altri paesi europei. Serve una forte formazione sulla sicurezza, poiché non tutti conoscono a sufficienza la lingua. Oltre 100 persone si recano al lavoro in bicicletta e su questo tema le Istituzioni devono fare di più: non è pensabile costruire una mega struttura senza prevedere l'obbligo di garantire un minimo di servizio di trasporto pubblico, anche se questo tema purtroppo è presente in tutto il territorio Veneto. Per garantire la sicurezza stradale è stato raggiunto un accordo che prevede una collaborazione con le forze dell’ordine per una specifica 'formazione stradale', già avviata in questi giorni, anche per scongiurare incidenti gravi, come purtroppo è accaduto qualche me fa, quando un lavoratore ha pero la vita sulla strada. 

Su ognuno di questi ambiti siamo attivi, con uno sportello sindacale interno che fornisce un sostegno per tutte le pratiche necessarie, nonché per favorire un complicato processo di integrazione fra centinaia di lavoratori. 

In un contesto molto complicato, abbiamo fatto sì che ci fosse solo lavoro regolare, una mensa interna, il riconoscimento della dignità delle persone.  

Molto resta da fare e l'impegno deve essere di tutti: della parte datoriale, dei rappresentanti dei lavoratori, delle Istituzioni, della società civileI risultati che auspichiamo arriveranno se continueranno le corrette relazioni sindacali con Aspiag e con Mag Servizi Società, che dovranno ulteriormente evolversi in un settore come quello della Logistica, dove la parola d’ordine, secondo la CGIL, è anticipare i cambiamenti del mercato, per poterli affrontare valorizzando le risorse umane". 

Flc e Cgil Veneto sostengono la protesta delle studentesse e degli studenti contro il caro affitti

Anche nelle città universitarie venete – come a Milano, Roma, Bari, Firenze e Torino e in altre realtà – sono partite le mobilitazioni degli studenti universitari per protestare contro il caro affitti e per il diritto allo studio.

Ieri pomeriggio è iniziato il presidio permanente di studenti e studentesse che hanno montato le tende davanti al Palazzo del Bo, sede centrale dell’Ateneo patavino. Lo stesso sta accadendo a Venezia. Si accampano per denunciare una situazione non più sostenibile: alloggi sempre più difficili da trovare, e quando li si trova hanno prezzi altissimi, sopra i 500 euro a stanza. 

Con questi costi – dichiarano Tiziana Basso (segretaria generale Cgil Veneto) e Marta Viotto (segretaria generale Flc Cgil Veneto) – i figli di una buona parte della popolazione non possono permettersi gli studi universitari.

Per esempio a Padova, una città con oltre 70 mila universitari, l’Esu, l’ente regionale per i servizi universitari, non costruisce alloggi da oltre 40 anni. I posti oggi disponibili sono circa 1300 a fronte di almeno 15.000 richieste.

È inaccettabile il balletto indecoroso delle istituzioni, che scaricano su altri le loro la responsabilità. Si decide di usare i fondi Pnrr per le armi ma non per l’edilizia studentesca, e le poche risorse previste per questo capitolo vengono affidate ai privati; le Regioni dimenticano che il diritto allo studio è una loro competenza e non mettono le risorse sufficienti per garantire le borse di studio a tutti gli aventi diritto. Anche i Comuni dovrebbero avviare politiche che favoriscano le offerte di affitto a prezzi calmierati e penalizzando chi specula, perché la presenza di studenti nelle città è una risorsa per tutti.

Gli studenti chiedono di essere ascoltati e vogliono un tavolo di confronto con tutti i soggetti istituzionali.

Il Sindacato è al loro fianco. E anche la manifestazione unitaria di Milano che si terrà domani, sabato 13 maggio, rivendicherà politiche abitative in grado di affrontare l’emergenza abitativa, e il varo di un piano di edilizia residenziale pubblica per cittadini e studenti.

C’è poi il tema, non meno importante, del trasporto pubblico: vanno rafforzate le corse e ridotti i costi per rendere più agevole il raggiungimento delle sedi universitarie.

La politica deve dare risposte concrete non più rimandabili, se non vogliamo che l’Università sia una prerogativa per pochi benestanti. Il diritto allo studio deve essere una priorità, se non vogliamo continuare a restare il fanalino di coda tra i paesi UE: in Italia solo il 29% tra i 25 e i 34 anni è laureato“.

La solidarietà della Cgil di Padova agli studenti dell'UDU per la loro protesta su carenza alloggi e caro affitto

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova
  • video link: Visita il sito

Il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, in visita agli studenti accampati al Bo’

Emergenza abitativa a Padova, Cgil: “Piena e convinta solidarietà ad Udu nella mobilitazione contro la carenza di alloggi e caro affitto. Le istituzioni, a partire da Governo e Regione, li ascoltino ed inizino ad affrontare seriamente l’emergenza abitativa nelle città che, nel loro caso, li priva anche del loro diritto allo studio”

Ieri, mercoledì 11 maggio, visita del Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, agli studenti dell’Udu accampati con le loro tende sotto i portici del Palazzo del Bo’ a Padova, per protestare, al pari di quel che sta avvenendo in altre città, contro la carenza di alloggi, il caro affitti e per chiedere alle istituzioni di dare risposte concrete a questa grave emergenza che li colpisce.

“Sono venuto – ha detto Aldo Marturano – a portare solidarietà della Cgil agli studenti dell’Udu per le sacrosante motivazioni che li hanno portati a montare le tende sotto l’Università, fornendo una concreta ed efficace rappresentazione del forte disagio che vivono a causa dell’emergenza abitativa che li colpisce. Il tema che sollevano è reale ed è tra i tanti che porteremo avanti, nell’ambito della mobilitazione nazionale intrapresa con Cisl e Uil, nella manifestazione che faremo sabato prossimo a Milano. Un appuntamento, dove confidiamo ci sarà una grande partecipazione, che mette al centro la grande questione delle diseguaglianze che attraversano il nostro Paese”.

“Chi paga maggiormente questa situazione – prosegue il Segretario Generale della Cgil – sono le famiglie dei lavoratori dipendenti e pensionati, costrette a misurarsi con gli aumenti vertiginosi del costo della vita. È evidente che con il basso livello dei loro redditi (voglio ricordare che nella provincia di Padova la media del reddito è di 23 mila euro), mantenere un figlio fuori sede all’università è diventato un costo inaccessibile, soprattutto nella nostra città dove vi è una scarsa offerta di alloggi e un’altissima domanda, cosa che purtroppo ha fatto lievitare il prezzo delle abitazioni. La conseguenza è che molti ragazzi sono costretti ad abbandonare il loro percorso di studi, le proprie ambizioni e sogni perché non se li possono permettere e questa è una vera e propria discriminazione”.

“È altrettanto evidente – conclude il Segretario Marturano – che tutto ciò sta avvenendo con le Istituzioni, a partire da Governo e Regione, che non stanno facendo quel che è invece una loro responsabilità, ossia garantire il diritto alla casa che nel caso degli studenti significa anche diritto allo studio. Sono necessarie risposte e devono essere date subito, non ci si può girare dall’altra parte. Anche per questo sabato saremo a manifestare a Milano e anche dopo continueremo nella nostra mobilitazione, finché questo Governo e questa Regione inizieranno a prendere delle decisioni a favore di chi, e sono sempre di più, non riesce più a vivere con il proprio stipendio o pensione”.

Il servizio di Telenordest sugli studenti accampati sotto il Palazzo del Bo'

Prorogato a fine mese, lo sfratto di una famiglia assistita dal Sunia Cgil

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo del Corriere Veneto
  • video link: Visita il sito

Si è conclusa con la concessione di una proroga fino al 30 maggio, la mattinata di tensione vissuta ieri al civico 6 bis di Via D’Alemagna a Padova, nel quartiere Arcella, dove da diversi anni risiede la famiglia di Howland Rafiqul Islam, moglie e tre figli minori, bengalese di origine ma naturalizzato italiano dopo 23 anni di residenza nel nostro Paese. Al centro della contesa, l’appartamento acquistato diversi anni fa ma di cui aveva smesso di pagare le rate del mutuo dopo che nel 2012 aveva perso il lavoro. Un’autentica disdetta, visto che in seguito alla quale ha subito il pignoramento dell’appartamento e di un quarto dello stipendio del nuovo lavoro che nel frattempo si era trovato. Ora l’appartamento, finito all’asta giudiziaria, è stato acquistato da un suo connazionale che si trova nella scomoda posizione di pagare un affitto e versare le rate di un mutuo di un appartamento in cui non riesce ad entrare.

Una concessione di ulteriori 20 giorni di permanenza, giunta dopo una lunga trattativa tra il Custode giudiziario incaricato dal Tribunale a requisire l’immobile e Michele Brombin, Segretario del Sunia – accompagnato da diversi militanti dell’organizzazione a difesa degli inquilini pronti ad incatenarsi simbolicamente per evitare lo sfratto – che segue questo e molti altri casi analoghi.

“Siamo intervenuti – dice Michele Brombin – a difesa di questa famiglia che, come purtroppo molte altre in città e provincia, vive l’autentico dramma di vedersi spaccare in due visto che l’unica soluzione prospettata dai Servizi Sociali è quella di trasferire madre e figli alla Casa a Colori mentre Rafiqul dovrà arrangiarsi, cioè vivere in macchina, in mezzo ad una strada. Considerato che per vivere svolge un lavoro pesante con turni anche di notte, è chiaro che la situazione abitativa precaria in cui si trova rischia di farglielo perdere e questo farà sorgere il problema di come mantenere la famiglia. Insomma: la situazione è pessima ma rischia di peggiorare ulteriormente”.  

“Quello che fa arrabbiare – prosegue il sindacalista – è che nel frattempo ci sono 250 alloggi vuoti di proprietà del Comune che salverebbero molte persone dalla strada, proprio come la famiglia di Rafiqul. La semplice verità è che le case pubbliche sono insufficienti e non bastano minimamente ad esaudire l’enorme domanda. È necessario che il Comune si dia da fare per convincere i proprietari a mettere a disposizione appartamenti a costi accessibili. Gli sfratti in città sono circa settecento, un'emergenza senza precedenti, alla quale si sommano i casi di pignoramenti che nemmeno il tribunale ha saputo quantificare quando abbiamo chiesto i dati. Questa è un'emergenza spaventosa, che mette le famiglie sulla strada”.

“Purtroppo – conclude Brombin – le modalità di intervento del Comune sono da cambiare come riconosce anche l'assessore Benciolini ma ad oggi tutto rimane uguale ed è un problema che abbiamo segnalato mesi fa. Resta il fatto sconcertante che quando si verificano situazioni come quella di oggi, i Servizi Sociali non sono mai in grado di dire dove andrà una famiglia. Uno sfratto è un dramma e invito l'assessore Benciolini ad assistervi per rendersene conto”.

Il Servizio di Telenordest sulla vicenda

Per una nuova stagione del Lavoro e dei diritti. Documento unitario CGIL, CISL e UIL

CGIL, CISL e UIL hanno deciso di avviare nei mesi di aprile e maggio una fase di mobilitazione unitaria con la realizzazione di una generalizzata campagna di assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori e con la convocazione di tre manifestazioni interregionali (Nord, Centro, Sud) che si svolgeranno a Bologna (6 maggio), Milano (13 maggio) e Napoli (20 maggio).

Naturalmente, la Cgil di Padova parteciperà, al pari di tutte le Camere del Lavoro venete, alla manifestazione di Milano che si svolgerà il 13 maggio. 

La mobilitazione intende sostenere le richieste unitarie avanzate da CGIL, CISL e UIL e dalle Categorie nei confronti del Governo e del Sistema delle Imprese al fine di ottenere un cambiamento delle politiche industriali, economiche, sociali e occupazionali.

In allegato il volantino con la piattaforma completa delle rivendicazioni di Cgil Cisl e Uil.

13 maggio 2023 Per una nuova stagione del Lavoro e dei Diritti