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Aumento del prezzo dei biglietti delle corse urbane ed extraurbane del TPL: la forte perplessità dei sindacati confederali

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

Dichiarazione di Aldo Marturano, Segretario Generale Cgil Padova, Samuel Scavazzin, Segretario Generale Cisl Padova e Rovigo, e Massimo Zanetti, Coordinatore Uil Padova

Cgil Cisl e Uil: “Non possiamo che esprimere forte perplessità davanti alla decisione, autorizzata dall’ente di governo, ossia Comune e Provincia, su richiesta dell’azienda, ossia Busitalia, di aumentare il prezzo dei biglietti delle corse urbane ed extraurbane del Trasporto Pubblico Locale.

Una posizione, la nostra, dettata sia dalla consistenza dell’incremento del costo dei biglietti – più del 30% per le corse cittadine – sia per il particolare momento in cui cade questa decisione, con un’inflazione che viaggia verso il 9% trascinata dall’aumento dei beni di prima necessità, delle materie prime, dell'energia e dei servizi in generale, mentre gli stipendi con cui le lavoratrici e i lavoratori mantengono le proprie famiglie sono drammaticamente fermi, dati OCSE, da più di 30 anni.

Non solo. Vediamo in questa decisione il ripetersi del solito schema per cui agli errori, alla mancata programmazione e scarsa lungimiranza delle scelte aziendali di una società che, ricordiamolo, resta pubblica, si rimedia chiamando i soliti noti, i cittadini che usufruiscono di quei servizi, a pagare la crisi. Il che, considerata la scarsa qualità dei servizi ricevuti, risulta un’ulteriore e amara beffa.

Tutto ciò non può che disincentivare l’uso dei mezzi pubblici, cosa particolarmente grave sia per qualità della vita dei cittadini, sia per l’ambiente, in questi tempi così drammaticamente segnati dall’emergenza climatica. Si tratta, non a caso, di un settore su cui si concentrano molte delle risorse previste dal Pnrr.

Infine, un’ultima considerazione. In tutto questo dibattito brillano per la loro assenza, sia il Governo, sia la Regione. Più di un mese e mezzo fa, avevamo fatto richiesta pubblica di un incontro con l’Assessore Regionale ai Trasporti, Elisa De Berti, per discutere di tutta la questione e chiedere alla Regione di assumere un ruolo da mediatore con Ferrovie dello Stato, azionista di maggioranza in Busitalia, senza ricevere nessuna risposta. Siamo di fronte all’assoluta insensibilità delle istituzioni regionali verso il trasporto pubblico locale”.

Qualità del lavoro e livello dei salari delle lavoratrici e lavoratori del bacino termale. Filcams Cgil Padova: “Il sindaco di Montegrotto, Riccardo Mortandello, ha ragione”

“Il sindaco di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello, ha fatto semplicemente quello che dovrebbe fare ogni sindaco, a maggior ragione in una giornata dedicata alla Festa dei Lavoratori come il primo maggio: prendersi cura dei propri cittadini, tutti indistintamente, schierandosi per la loro dignità e benessere derivanti dal lavoro che svolgono, e, contemporaneamente, curare gli interessi economici e il valore della legalità nel proprio territorio. Incomprensibile e inutilmente polemico, invece, l’intervento del presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin, assolutamente poco attuale vista la nota situazione di difficoltà che vivono le lavoratrici e lavoratori del nostro Paese, a partire da coloro che trovano occupazione nel terziario, turismo e commercio”.

Prende nettamente posizione, Marquidas Moccia, Segretaria Generale della Filcams Cgil di Padova, a favore del sindaco di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello, nella polemica scoppiata tra quest’ultimo e l’Ascom dopo le dichiarazioni rilasciate in occasione della Festa dei Lavoratori a commento della difficile situazione che vivono le strutture alberghiere del Comune, dovuta alla carenza di personale.

“Mi sembra evidente – prosegue la sindacalista della Cgil – che il Sindaco abbia solo espresso la propria preoccupazione per il futuro di un’industria, quella turistica, che porta molto lavoro nel territorio ed è anche espressione di una chiara identità e vocazione culturale ormai patrimonio del Comune e dei suoi cittadini, siano essi lavoratori o imprenditori. Non si capisce cosa ci sia di inappropriato nella sua uscita. Al contrario, va apprezzato il suo impegno nei confronti di un tema assolutamente sottovalutato, sebbene sotto gli occhi di tutti, come quello del basso livello degli stipendi per gli occupati del settore, raggiunto spesso in difficili condizioni e dopo gravosi carichi di lavoro che non permettono nessuna conciliazione con la propria vita privata. Davvero l’Ascom non vede nessuna correlazione tra tutti questi fattori e l’evidente carenza di personale che si registra, soprattutto dopo la pandemia?

“La verità – conclude Marquidas Moccia – è che una buona politica si fa con progetti a lungo respiro. Per esempio con una buona promozione turistica dell'intero territorio padovano, con il rilancio della scuola alberghiera e attraverso una seria contrattazione sul territorio che dia alle lavoratrici e lavoratori retribuzioni migliori in grado di farli rimanere nel settore. Non si può continuare a chiedere loro di fare sempre sacrifici e quando decidono di non accettarli più, accusarli di non aver voglia di lavorare. Anche perché, ormai l’hanno capito tutti, non funziona più”.

 

Il video del 1° maggio con la riflessione del Sindaco Mortandello che ha scatenato la polemica con Ascom 

 

Pane & Rose. Anche quest'anno l'iniziativa solidale di Filcams, Udu e Rete Studenti Medi dedicata a coloro che lavorano il Primo Maggio

Anche questo lunedì 1° maggio, Festa delle lavoratrici e dei lavoratori, la Filcams Cgil Veneto, insieme alle ragazze e i ragazzi dell'Unione degli Universitari e della Rete degli Studenti Medi, nel corso delle celebrazioni che si sono svolte in Regione, ha deciso di portare una rosa solidale alle lavoratrici e ai lavoratori del commercio e della grande distribuzione organizzata, costretti a lavorare nel giorno della loro festa.

Sono ancora molti, troppi, gli esercizi commerciali che decidono di restare aperti anche nei giorni festivi, impedendo ai loro dipendenti di conciliare con dignità i tempi di vita e di lavoro. Una situazione che risulta grave nel corso dell'anno, ma diventa intollerabile nella giornata simbolo del movimento dei lavoratori. L'iniziativa “Il Pane e le Rose” si rivolge non solo agli attori economici e istituzionali, pretendendo un ripensamento, ma vuole sensibilizzare i consumatori ed esprimere una sincera vicinanza verso chi non ha la possibilità di godersi il meritato riposo durante questa festività e di partecipare alle manifestazioni che celebrano il lavoro.

L'importanza della festa del Primo Maggio - dichiara Cecilia De Pantz, segretaria generale Filcams Cgil Veneto - continua ad essere ignorata da singoli esercenti che decidono di tenere aperti i loro esercizi commerciali, senza considerare gli effetti negativi che questa privazione ha su lavoratori e lavoratrici, costretti a lavorare in un giorno di festa e di lotta. Promuoveremo e sosterremo questa iniziativa solidale finché non si inizierà a discutere seriamente di un modello di commercio in grado di restituire il giusto valore alle domeniche e alle festività, alla conciliazione tra vita e lavoro.” 

Marco Nimis, coordinatore della Rete degli Studenti Medi del Veneto, aggiunge: “Ci rifiutiamo di cedere a un'idea di lavoro privo di un’equa retribuzione, non attento al rispetto dei diritti e del tutto disinteressato alla tutela dell'integrità psico - fisica delle persone. Il primo maggio decidiamo di passarlo a fianco di chi lavora anche quando non dovrebbe farlo, di chi viene 'invisibilizzato' e privato del suo tempo e del suo spazio di riposo. In una giornata come questa, anche una semplice rosa può essere in grado di ricordare che non si è da soli".

Naturalmente, anche a Padova, l'iniziativa ha riscosso il consueto successo. "Un'iniziativa - ha detto la Segretaria della Filcams Cgil Padova, Marquidas Moccia - che da qualche anno sta diventando una tradizione e che, simbolicamente, vuole portare la nostra solidarietà a tutte quelle lavoratrici e lavoratori che pur non essendo impegnati in attività lavorative essenziali, come chi opera nel commercio, oggi è costretto a rinunciare a stare qui in Piazza e deve rinunciare alla sua Festa. Stiamo parlando di quelle stesse lavoratrici e gli stessi lavoratori che durante i tempi della pandemia, quando c'era bisogno di loro, venivano chiamati eroi ma per cui non è assolutamente cambiato niente ed oggi ne constatiamo la grave carenza, soprattutto nei settori del turismo e del terziario. E tutto ciò senza che ci si interroghi sulle ragioni di questa grave carenza, a partire dalla scadente qualità del lavoro da svolgere, dalla troppa flessibilità richiesta, dal troppo precariato imposto e dal bassissimo livello degli stipendi con cui, in cambio di tutto ciò, si viene ripagati. Ecco perché, queste lavoratrici e lavoratori meritano la nostra solidarietà, espressa simbolicamente da una rosa".

La dichiarazione della Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Marquidas Moccia, rilasciata a 7 Gold Telepadova 

1° maggio Festa dei Lavoratori. Cgil Padova: "Una Festa dedicata ai 75 anni della Costituzione. Perché lavoro, dignità della persona e democrazia vanno di pari passo"

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  • Descrizione allegato: Il programma della mattinata in Piazza dei Signori

Com'è tradizione, anche quest'anno le Segreterie Provinciali di Cgil Cisl e Uil, insieme al Comune e alla Provincia di Padova, festeggeranno la Festa dei Lavoratori in Piazza dei Signori. Per l'occasione, il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, ha rilasciato la seguente dichiarazione in cui spiega le motivazioni che hanno portato i sindacati confederali a dedicare questa edizione del Primo Maggio ai 75 anni dall'entrata in vigore della nostra Costituzione. In allegato la locandina con il programma della mattinata in Piazza dei Signori..

1° maggio a Padova in Piazza dei Signori: la dichiarazione di Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova

“Quest’anno, l’edizione del 1° Maggio 2023, promossa da Cgil, Cisl, Uil, sarà dedicata alla Carta Costituzionale, in occasione dei 75 anni dalla sua entrata in vigore. Si tratta di un tema importantissimo: la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato e contiene valori e principi imprescindibili. È una Costituzione – ed è bene sottolinearlo, visto i tempi che stiamo attraversando – che nasce dall’antifascismo, come frutto e risultato del superamento di una fase storica segnata dagli orrori della guerra e della dittatura. E fu voluta e scritta – è sempre bene ricordarlo viste le recenti esternazioni di rappresentanti istituzionali di primissimo livello – da chi in quella fase storica era dalla parte giusta, vale a dire quella dell’antifascismo.

Con la nostra Costituzione, i nostri padri costituenti vollero stabilire principi e fissare valori che evitassero il ripetersi delle tragedie da cui, pagando un prezzo carissimo, si era appena usciti. E per farlo decisero di metterci al centro il lavoro. Ma non un lavoro qualsiasi, bensì un lavoro dignitoso perché solo rispettando la dignità della persona è possibile l’esercizio della democrazia.

Oggi, 75 anni dopo, questo è ancora un tema di fortissima attualità perché purtroppo, come sappiamo bene, viviamo tempi in cui sul fronte del lavoro c’è stato un forte arretramento dei diritti. Lo constatiamo tutti i giorni: c’è ancora tanto lavoro povero, precariato, sfruttamento e questo accade anche nella nostra provincia. Questi fenomeni, sul fronte della democrazia, si traducono in un’astensione al voto che ad ogni tornata elettorale non fa che aumentare. E i primi che non vanno a votare sono proprio coloro che vivono una forte condizione di disagio. A dimostrazione che lavoro, dignità della persona e democrazia sono fattori indissolubilmente legati tra di loro e necessari l’uno all’altro.

Naturalmente la Costituzione contiene tante cose: l’uguaglianza, la solidarietà, il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali o la necessità che tutti concorrano alle spese pubbliche sulla base della propria capacità contributiva, solo per citare alcuni dei principi più importanti. Ma l’indissolubile legame tra lavoro, dignità della persona e democrazia che non può mai venire meno è l’importante lezione che ci diedero 75 anni fa i nostri padri costituenti. E dopo tanto tempo non è davvero il caso di scordarsela. Per questo noi di Cgil Cisl e Uil, il primo maggio la ricorderemo a tutti coloro che verranno in piazza”.

La Fp Cgil stravince le elezioni RSU all’OPSA di Padova

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino di Padova

FP Cgil Padova: “Grande risultato! Premiata la generosità dei nostri delegati che raggiungono il 61% dei consensi”.

“Va riconosciuto l’impegno dell’ente per il buon svolgimento delle elezioni. L’auspicio è che le buone relazioni sindacali favoriscano la riuscita della contrattazione di secondo livello che ci aspetta”

“Ci aspettavamo un buon risultato della nostra lista, è vero. Sapevamo che la qualità e la stima universalmente riconosciuta ai nostri candidati erano un ottimo viatico alla vittoria ma la dimensione che questa ha raggiunto, lo dobbiamo ammettere, ci ha innegabilmente sorpreso.  Una bellissima sorpresa”.

Commentano, così, a caldo, il risultato delle elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) all’Opera Previdenziale Sant’Antonio (OPSA), la Segretaria Generale della Fp Cgil Padova, Alessandra Stivali, e la Segretaria Provinciale, Raffaela Megna, dopo che – conclusosi i tre giorni dedicati alle elezioni, il 26, 27 e 28 aprile – sono giunti i risultati che hanno decretato la Fp Cgil, il sindacato di gran lunga più rappresentativo all’interno dell’ente, con ben 170 voti. Segue la lista della Cisl FP, con 58 voti e della Uil Fpl con 51. Significa, in termini percentuali, che la Fp Cgil ha raggiunto circa il 61% dei consensi delle lavoratrici e lavoratori che si sono recati alle urne. Un aumento di circa l'11% rispetto al 49.6% raggiunto nella tornata elettorale precedente.

“Un risultato – proseguono le due sindacaliste della Fp Cgil Padova – che ci riempie di soddisfazione ma che soprattutto premia il grande lavoro svolto dal nostro gruppo di delegate e delegati all’interno dell’OPSA. Persone fantastiche che oltre a svolgere quotidianamente le proprie mansioni lavorative, cioè occuparsi delle persone più fragili, hanno sottratto tempo a famiglia e svago per dedicarsi all’attività sindacale con l’obiettivo di migliorare le condizioni lavorative di tutte le lavoratrici e lavoratori dell’Ente”.

“Un impegno – concludono Stivali e Megna – felicemente premiato grazie alle lavoratrici e lavoratori che hanno creduto nella nostra lista. Accanto a questo, riconosciamo che l’OPSA, nel corso di queste elezioni, ha dato un aiuto concreto affinché potessero svolgersi nel migliore dei modi. L’auspicio è che questo buon clima nelle relazioni sindacali si possa tradurre in risultati concreti per il miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti dell’OPSA, sia sul piano economico che in quello dei diritti, nell’imminente tavolo per le trattative a cui si siederanno le nuove RSU appena elette”. 

Rapporto 2022 dello Spisal: un cantiere su tre non è a norma. Cgil Padova: “La conferma che sulla sicurezza sui luoghi di lavoro c’è ancora tanto da lavorare”

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  • Descrizione allegato: L'intervento di Dario Verdicchio su il Mattino di Padova
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Presentato ieri mattina nella sede dell’Usl 6, in vista della Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro”, il rapporto Spisal 2022, alla presenza del direttore generale Paolo Fortuna, del direttore sanitario Aldo Mariotto, Luca Sbrogiò, direttore del Dipartimento di prevenzione e Rosanna Bizzotto, direttrice dello Spisal. Un rapporto da cui spicca che, complessivamente, sono state 1697 le imprese edili controllate nel 2022 e ben 580 i verbali di contravvenzione e prescrizione emessi, un numero doppio rispetto al 2021. E su 900 cantieri controllati, 270 quelli non trovati a norma.

Il rapporto presentato dallo Spisal di Padova cita anche i dati relativi agli infortuni sul luogo di lavoro, che fanno riferimenti al 2021 elaborati dall'Inail. Nel 2021 sono stati 7. 319 gli infortuni in occasione di lavoro, di cui 1. 049 in itinere, ovvero al di fuori dei luoghi in cui viene svolta l'attività lavorativa (nel tragitto casa-lavoro ad esempio). In relazione alle altre province, Padova nel 2021 si colloca al quarto posto per numero assoluto di eventi, dopo Verona (8.721), Vicenza (7. 999) e Treviso (7. 666). Rispetto al 2017 la riduzione degli infortuni media regionale è stata del 13, 5%, con Padova che ha registrato il risultato migliore in questo arco temporale (-18, 5%), seguita da Rovigo e Verona (rispettivamente -17, 4% e 15, 2%). Nel dettaglio, in provincia di Padova, il numero di infortuni è passato dai 8. 980 del 2017 ai 7. 319 del 2021. Senza considerare gli infortuni in itinere, di cui non si occupa lo Spisal, quelli avvenuti nei luoghi di lavoro a Padova e provincia sono 6. 403, pari al 18, 5% del totale regionale (34. 593). Il 37%

Inoltre, analizzando la distribuzione percentuale degli infortuni nei principali comparti, l'industria sembra essere il comparto con il maggior numero di infortuni (37%), seguita dal terziario (29%) e dall'artigianato (17%). Rispetto al 2020, si è osservato un aumento del numero di infortuni in quasi tutte le aree produttive, in particolare si è evidenziata una risalita significativa nell'industria del 17% e nell'artigianato del 22%.

Il dato sui numerosi cantieri edili trovati non a norma dallo Spisal – dichiara il segretario confederale della Cgil di Padova con delega alla sicurezza sul lavoro, Dario Verdicchio al Mattino di Padova non mi stupisce: che della sicurezza sul luogo di lavoro non si faccia buona norma nel territorio mi sembra sia ormai assodato”.

Le motivazioni di numeri così elevati – secondo il sindacalista – possono essere molteplici. Ad esempio, potrebbero essere ricercate nella dimensione delle imprese padovane, perlopiù medie e piccole imprese. È possibile che un'impresa sottodimensionata potrebbe accompagnarsi a una scarsa cultura della sicurezza, anche per una questione economica perché l'osservazione delle norme di legge comporta dei costi o dei tempi di lavoro che vengono magari considerati troppo lunghi e quindi poco profittevoli”.

Inoltre – aggiunge Dario Verdicchio – i cantieri edili sono luoghi di lavoro particolarmente complessi perché all'interno di uno stesso cantiere possono lavorare più imprese con il sistema dell'appalto e subappalto. Ed è chiaro che con il subappalto la riduzione del margine di profitto porta l'impresa a risparmiare sul costo del lavoro e quindi sulle condizioni di sicurezza”.

A tutto questo – prosegue il sindacalista di Padova – si aggiunga il Bonus 110%, una ghiotta occasione per dare vita a imprese non strutturate, nate dall'oggi al domani, aperte per sfruttare il momento e specularci, non interessate quindi alle condizioni dei lavoratori. E questo ci ha fatto capire quanto sia importante, per il rilancio dell'economia, non solo affidarsi a incentivi, ma anche a un piano industriale strutturato, che limiti le aziende non qualificate e che punti sulla sicurezza dei lavoratori”.

Voglio però fare i complimenti allo Spisal – conclude Dario Verdicchio – per il buon numero di visite effettuate e per il lavoro che fa. E questo nonostante gli impegni presi dalla Regione siano ancora stati disattesi. Impegni che prevedevano che gli organici Spisal tornassero a regime entro giugno 2022 e potenziati entro la fine dello scorso anno. Cosa non ancora successa”.

Il servizio di Telenordest sulla presentazione del Rapporto Spisal 2022

L'intervista ad Aldo Marturano a il Mattino di Padova

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  • Descrizione allegato: L'intervista ad Aldo Marturano su il Mattino di Padova

Ampia intervista al Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, su il mattino di Padova di ieri, domenica 23 aprile, a firma del vice caporedattore Claudio Malfitano, dove il dirigente sindacale della Camera del Lavoro della città del Santo, al termine di una fase molto laboriosa conclusasi con la composizione della Segreteria, traccia quali sono le problematiche del nostro territorio e quale sarà l’azione che la Cgil padovana intende intraprendere da qui al prossimo futuro.

 

«Riduzione dell'orario di lavoro, quarta rivoluzione industriale, transizione ecologica, rilancio della Zip, politiche dell'innovazione. Perché non facciamo di Padova una città sperimentale, che sia da traino per le altre zone del Paese?». Parole di Aldo Marturano, fresco di rinnovo alla guida della Cgil di Padova e con una segreteria appena rieletta che chiude la fase di riflessione interna al sindacato, aprendo quella della contaminazione con la città. Una sfida che chiama in campo - sul loro campo - imprenditori e politica. Una sfida a immaginare una nuova idea di città, modellata su Padova.

Segretario, ci troviamo di fronte a una situazione mai vissuta prima: tra pandemia, guerra e crisi climatica. Come si può affrontare?

«Appare chiaro che c'è un modello economico-sociale che non funziona più: il liberismo. Ciò nonostante abbiamo un governo thatcheriano. La defiscalizzazione è ben poca cosa. Di fronte a un'inflazione speculativa chi ci sta rimettendo di più sono i lavoratori dipendenti e i pensionati, vale a dire il 90% di chi paga le tasse».

I dati sui redditi ci dicono che si apre la forbice tra i grandi ricchi e i poveri: il 16% dei contribuenti dichiara meno di 10 mila euro annui. Eppure siamo un'area ricca?

«Siamo in un'area a vocazione terziaria. Quei redditi bassi incrociano questo tipo di occupazione: commercio, alberghiero, ristorazione, logistica. Di fatto anche nella nostra provincia manca un lavoro di qualità e salari adeguati. Chi ha bassi stipendi l'inflazione la paga due volte. Servirebbe una seria risposta fiscale di redistribuzione, non il contentino di un taglio del cuneo fiscale per evitare di discutere dei rinnovi contrattuali».

Come giudica le politiche industriali del governo?

«Sono lasciate in mano alle imprese, come quando dicono che abbassano l'Ires e abrogano l'Irap. In un momento di grandi transizioni serve il governo del pubblico».

In che modo?

«L'esempio, ancora una volta, è Padova. Abbiamo creato il Competence center tutti insieme per affrontare questa fase di transizione facendo incontrare impresa, lavoro e istituzioni e provando a candidarci come capitale dell'innovazione. Un percorso che purtroppo si è arrestato perché poi non sono arrivate le risorse. Se le politiche regionali non appoggia questi processi poi la città si inceppa».

Tornando al lavoro, siamo di fronte a un'ondata di dimissioni e alle difficoltà per molte imprese a reperire personale. Perché secondo lei?

«Con la pandemia i lavoratori si sono resi conto di essere indisponibili a condizioni di sfruttamento, a essere pagati poco e lavorare tanto. C'è stata una richiesta di attenzione per la qualità della vita. Un tema che arriva dai giovani soprattutto».

C'è poca voglia di lavorare?

«Affatto. C'è un tema più serio. Tutte le rivoluzioni industriali sono passate attraverso una riduzione dell'orario di lavoro. Un tema ineludibile che oggi non viene affrontato perché il mercato del lavoro si basa sullo sfruttamento. La nostra proposta di ridurre l'orario di lavoro è stata fatta proprio per non far prevalere il luddismo».Al contrario gli imprenditori chiedo che la scuola e l'università siano al servizio dell'impresa.«La scuola deve prima di tutto formare il cittadino del domani, per citare Giuseppe Di Vittorio. Poi c'è da dire che il lavoro del domani è un passaggio verso l'ignoto perché il progresso è talmente veloce che non sappiamo quelle che verrà. Per cui il vero tema è una scuola che educhi a quella duttilità e adattamento che il futuro impone. Attenzione: non ho usato il termine flessibilità perché si può interpretare male».

Una scuola che non dia solo nozioni ma una chiave interpretativa del futuro?

«Dobbiamo formare le persone a un'elasticità mentale e ad essere veloci nell'adattarsi ai processi di cambiamento. Tutto ciò si deve accompagnare però anche a una formazione permanente».

Il governo propone però anche una scuola che valorizzi il merito. Anche premiandolo con bonus in denaro, com'è accaduto allo Scalcerle. Lei che ne pensa?

«Rispondo con le parole di Emma Ruzzon: se ci concentriamo sulla competitività rischia di esplodere il disagio di quegli studenti che finiscono per sentirsi inadeguati. La scuola deve educare alla bellezza della vita e non alla competizione».

Gli studenti denunciano anche un'emergenza abitativa e pochi fondi per il diritto allo studio.

«Senza borsa di studio e senza case i ragazzi rinunciano allo studio. Si sta costruendo una università solo per chi se la può permettere».

Siamo anche di fronte a un inverno demografico impressionante. Come si risponde?

«Il governo pensa che basti dare qualche soldo in più alle donne perché stiano a casa a fare figli. Una risposta culturalmente sbagliata e con un'impostazione orribile. Bisogna dare servizi alle famiglie, finanziati con l'imposizione fiscale sui redditi più alti».

Basterà?

«Ci aiuterà l'arrivo dei migranti. Non ci sono alternative. Abbiamo una percentuale di immigrati più bassa di altri Paesi europei e degli Stati Uniti. E poi c'è il grande tema della previdenza sociale: un sistema che rischia di esplodere».

Il governo però taglia la protezione umanitaria e va alla guerra contro l'«invasione».

«Una politica demagogica che non fa bene al Paese. I migranti vanno integrati e formati, spesso sono persone che nei loro Paesi hanno dei titoli di studio e formazione».

C'è il tema di garantire anche lo stato sociale.

«Assistiamo a medici, infermieri e operatori sanitari che vanno via perché hanno stipendi non adeguati e carichi di lavoro enormi. La conseguenza è che la gente deve aspettare mesi per avere una visita. Chi ha i soldi le fa a pagamento. Per cui siamo già di fatto a una privatizzazione della sanità. Le scelte del governo di continuare a ridurre la spesa sanitaria vanno in questa direzione».

I tagli alla spesa colpiscono anche servizi come lo Spisal, fondamentali per prevenire le morti sul lavoro. È così?

«Questa per noi è una ferita aperta: muoiono 3 persone al giorno e nessuno si scandalizza più. A Padova abbiamo trovato la grande sensibilità del prefetto Raffaele Grassi, che ha aperto un tavolo di confronto. Ma non possiamo affidarci solo alla buona volontà di una persona. Serve una risposta di natura istituzionale».

Per tutto questo però è centrale il sistema fiscale. Voi cosa fareste?

«Il fisco garantisce il welfare, la sanità, l'istruzione, l'assistenza, le politiche di sviluppo. Abbiamo dimostrato che con la flat tax ci rimette la stragrande fascia dei redditi medi. E ci guadagnano solo i ricchi. Vanno tassati gli extra profitti».

Altro grande tema da affrontare è quello ambientale. La Cgil cosa dice, anche di fronte alle proteste più estreme?

«Fanno bene i giovani a porre questo problema con forza. Ma non può restare solo un problema dei giovani. Non c'è tempo da perdere: non è il pianeta che ne uscirà distrutto, ma la specie umana».

In conclusione, come la Cgil vede la Padova del futuro?

«La città si è data una progettualità importante, che tra l'altro si sviluppa molto sull'asse di via Venezia: l'alta velocità, la fiera come hub dell'innovazione, il rilancio dell'università, la questura e la Cittadella della Stanga, il nuovo ospedale. Resta una grande domanda sulla riqualificazione della Zip. Noi crediamo che vada rilanciata e se ne possa fare la Silicon Valley d'Italia».

In che modo?

«Dobbiamo fare di Padova una città modello, una città che sperimenta. Come la provincia di Valencia in Spagna. Lo si fa con un lavoro di rete e una progettualità costante. Ci dobbiamo credere tutti, come istituzioni ma anche con il coinvolgimento delle persone».

Qual è il ruolo del sindacato in questo processo?

«La Cgil resta un punto di riferimento per molti. Purtroppo oggi prevale una cultura della solitudine. Per educare alla complessità dobbiamo tornare al confronto, alla costruzione di un consenso. Questa è la grande sfida».

Come la affronterete?

«Abbiamo deciso di ricostituire una scuola di alta formazione sindacale proprio per affrontare questa fase di trasformazione e rilancio».

Discussione e apertura anche per superare le critiche interne?

«La Cgil c'è ed è anche più forte di prima. Apparentemente sembra essere messa in discussione, in realtà siamo concentrati su passaggi importanti, che richiedono una certa vitalità. Siamo una Camera del lavoro vitale e vivace. Non certo in crisi».

La Cgil a fianco dei Riders: apre uno sportello a loro dedicato al Portello, presso il circolo Blow Up di via Coletti 2

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NIdiL Cgil Padova e Filt Cgil Padova: “Da giovedì 27 aprile, sarà attivato uno sportello del sindacato presso il circolo Blow Up in Via Coletti 2 (nel Centro “Maria Zonta” al Portello) a supporto dei Riders”

Era una delle destinazioni d’uso pensate già quando, qualche anno fa, si era iniziato a ragionare sul progetto della Cgil di Padova al Portello, attorno al centro “Maria Zonta”, destinato anche ad ospitare le associazioni del quartiere, tra cui il circolo Blow Up, e dare uno spazio ad una particolare categoria di lavoratori che ogni giorno e notte sono chiamati a svolgere un servizio sempre più essenziale e richiesto dalla collettività. Stiamo parlando dei Riders, molto numerosi in città e in particolare anche al Portello, per i quali, da giovedì 27 aprile – e per tutti i giovedì che seguiranno – verrà attivato uno sportello, nato dalla collaborazione tra le categorie NidiL e Filt della Cgil di Padova, aperto dalle 17.00 alle 19.00, dove potranno trovare un valido supporto e tutta l’assistenza necessaria nella conoscenza dei propri diritti e tutele.

“Nei confronti dei Riders – dice Mirko Romanato, Segretario Generale del NIdiL Cgil Padova – siamo impegnati su due fronti: sia come supporto alle lavoratrici e lavoratori a cui vengono applicate varie tipologie di lavoro autonomo attraverso un’azione di consulenza e di rivendicazione tramite la tutela individuale e collettiva, sia conducendo una battaglia per l’estensione a tutti i Riders del CCNL firmato da Just-Eat, nel 2021, e Mymenu, nel 2022, con Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti. Con l’apertura di questo sportello, in una zona facilmente raggiungibile e dove è presente un alto numero di lavoratori del settore, forniamo concretamente una prova di quel che intendiamo come azione di consulenza. Qui i Riders, oltre a poter chiedere aiuto per la loro situazione lavorativa, in totale sicurezza e anonimato, potranno anche riposarsi e consumare qualcosa di caldo o fresco secondo necessità. Già prevista, più avanti, anche l’installazione di una piccola ciclofficina dove poter eseguire piccole riparazioni ai propri mezzi”.

“Anche la nostra categoria – aggiunge Daniel Perta della Filt Cgil Padova – ha voluto essere partecipe a questo progetto perché i Riders, in termini di diritti e tutela, rappresentano davvero una frontiera ancora da conquistare per il nostro mondo sindacale. Resta un dato: sono state sempre più frequenti le sentenze che hanno riconosciuto la subordinazione di questi lavoratori. Non sono quindi da considerare autonomi, ma, di fatto, dipendenti e come tali devono dunque poter godere di tutte le tutele previste. Gli accordi con Just Eat e Mymenu, sottoscritti a livello nazionale dalla Filt Cgil, prevedono l’applicazione per loro del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, regolamentando quindi la figura del Rider come lavoratore subordinato. Si tratta di una vera e propria svolta rispetto allo sfruttamento e alla cancellazione sistematica della dignità dei lavoratori di questo settore e diretta invece verso la loro valorizzazione, a mettere in luce sia l’essenzialità che la quotidianità dell’opera che svolgono, sempre più importante per l’economia complessiva del Paese”.