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UNIFLAIR: soddisfazione per la riuscita dello sciopero odierno

Oltre un centinaio di lavoratori e lavoratrici della Uniflair di Conselve hanno scioperato nel turno del mattino di lunedì 14 novembre e si sono ritrovati in presidio davanti ai cancelli della sede del loro stabilimento in viale della Tecnica

Lo sciopero di due ore seguito dal presidio dalle 9 alle 11 della mattina è stato indetto dopo che la direzione aziendale ha confermato la cessione del ramo di azienda dell’Access Floor, reparto che si occupa di progettazione e produzione di pavimenti sopraelevati. La cessione coinvolge anche 25 dipendenti il cui futuro non è ancora stato chiarito dalla direzione (a giugno, quando è stata comunicata l’intenzione di cessione erano 37 i dipendenti del reparto a rischio).

Al presidio hanno preso parte lavoratori di tutti i reparti che hanno portato solidarietà e vicinanza ai colleghi dell’Access Floor.

La richiesta di Rsu e sindacati è che i 25 dipendenti del reparto siano adeguatamente formati e ricollocati in altri reparti dello stabilimento di Conselve.

“Se anche rispetto alle comunicazioni di giugno i numeri sono stati ridimensionati – dai 37 ai 25 dell’ultimo incontro – per quello che ci riguarda questi 25 lavoratori devono avere tutte le garanzie e tutte le possibilità per poter essere ricollocati all’interno del gruppo. E lo chiediamo perché riteniamo necessario che si tenga in considerazione la volontà dei lavoratori competenti che non possono essere ceduti al pari di oggetti da un’azienda all’altra. Non mettiamo in discussione che Schneider abbia deciso di non essere più interessata al mercato dei pavimenti, ma chiediamo che i lavoratori siano ricollocati all’interno dell’azienda. Tanto più che l’azienda sta cercando il modo di implementare personale all’interno dello stabilimento di Conselve. Anziché cercare nuovi dipendenti l’azienda deve impegnarsi a riqualificare queste 25 persone e tenerle all’interno dello stabilimento, riconvertendole al lavoro del condizionamento per la quale è prevista una nuova linea produttiva. Nei prossimi giorni verificheremo la possibilità di fare un incontro ulteriore di aggiornamento, nel quale speriamo di avere le risposte che vogliamo sentire, forti del fatto che stamattina al presidio erano presenti non solo i lavoratori del reparto pavimenti, ma lavoratori di ogni reparto. Noi, la Rsu, lavoratrici e lavoratori rimarremo uniti fino alla risoluzione di questa spinosa situazione” hanno dichiarato Michele Iandiorio della Fiom Cgil di Padova e Alessio Cavazzana della Fim Cisl.

 

La Uniflair, fondata nel 1988, è un’azienda specializzata nella produzione di condizionatori di precisione, sistemi di refrigerazione e pavimenti sopraelevati e fa parte dal 2011 del gruppo Schneider Electric.

La multinazionale francese è specialista globale nella gestione dell’energia, con attività in oltre 100 Paesi. Offre soluzioni digitali per l'energia e l'automazione per aumentare l'efficienza e la sostenibilità, combinando le principali tecnologie energetiche mondiali, automazione in tempo reale, software e servizi in soluzioni integrate per abitazioni, edifici, data center, infrastrutture e industrie.

In Italia il gruppo è presente con 3 mila dipendenti (e oltre 128 mila nel mondo) tra aree commerciali, siti industriali d’avanguardia, un centro logistico integrato e un centro assistenza clienti.

Nuovo studio del Caaf Cgil Padova: cresce ancora il gap salariale, crescita redditi ben al di sotto dell'inflazione

Il nuovo studio del Caaf Cgil al termine della Campagna Fiscale 2022: aumenta il gap salariale tra uomini e donne e modesta crescita del livello medio degli stipendi abbondantemente inferiore all’inflazione

Cgil Padova: “Due le analisi condotte dal Caaf Cgil Padova. La prima è su 53 588 dichiarazioni dei redditi relative alla campagna fiscale 2022: continua ad aumentare il gap salariale di genere. In media ormai le donne guadagnano quasi il 40% (il 39,8% per l’esattezza) in meno degli uomini”

La seconda analisi mette a confronto, nel triennio 2020/21/22, un campione di 20 846 anagrafiche (dichiarazioni con i medesimi codici fiscali su tutte e tre le annualità): rispetto al 2020, si passa dalla flessione del livello medio dei redditi del -2% del 2021 al + 3% del 2022, abbondantemente al di sotto all’inflazione (quasi al 4% al 31 dicembre del 2021, oggi ben al di sopra del 10%)”

Com’è consuetudine al termine di ogni campagna fiscale, anche quest’anno il Caaf Cgil Padova ha condotto un’analisi su un campione significativo di dichiarazioni dei redditi conseguiti nel 2021 e quindi elaborati nella campagna fiscale 2022. In totale, quest’anno il servizio fiscale della Cgil di Padova ha elaborato 62 980 modelli 730 (migliorando la già ottima quota raggiunta l’anno precedente con 62 256 dichiarazioni, registrando quindi un + 1,16%), tra queste sono state 53 588 quelle prese in esame.

“Quest’anno – dice Lisa Contegiacomo, Amministratrice Delegata del Caaf Cgil Padova – abbiamo fatto due tipi di ricerche su due campioni diversi. La prima analisi si riferisce all’intero archivio di soggetti che possono essere oggetto di statistica, cioè che hanno redditi derivanti da pensione o lavoro ed è composta da 53 588 dichiarazioni dei redditi. Un campione (Pag 1) composto per il 54% di dichiarazioni di redditi di uomini e per il restante 46% di donne. Come si evince dal grafico contenuto a pag 2, si tratta di un campione composto per il 50% di donne e uomini con redditi da lavoro dipendente (29 152 persone), 25 252 pensionate e pensionati, il 44%, e per il 6% da “altro” (persone, al momento della dichiarazione dei redditi, inoccupate, disoccupate o di incerta collocazione tra le due categorie). Un campione, infine, dove il coniuge a carico è nel 94% dei casi, una donna, e solo il 6% è un uomo”

“Ebbene – si aggiunge Marianna Cestaro, Segretaria Confederale della Cgil di Padova con delega alle politiche di genere e pari opportunità – il primo dato che emerge dall’analisi fatta dal Caaf Cgil (grafico a pag 4) è la differenza dei redditi medi tra uomini e donne con il gap salariale che sale al 39,8%. Come si può vedere ai grafici della Pag 5, se guardiamo il campione totale riguardanti sia i redditi da pensione che da lavoro, quando si tratta di redditi bassi, sono sempre le donne a fare la parte del leone: sono circa l’85% (contro il 15% di uomini) ad avere redditi inferiori ai 10 mila euro, percentuale che praticamente si rovescia se guardiamo i redditi superiori ai 40 mila euro. In questo caso le donne che ne godono sono circa il 30% contro il 70% degli uomini. E se analizziamo i redditi derivanti da lavoro dipendente, le cose migliorano solo leggermente: tra chi guadagna meno di 10 mila euro, le donne sono l’80%, gli uomini il 20%. Mentre per ciò che riguarda i redditi sopra i 40 mila le cose rimangono uguali. Andando poi a vedere nello specifico, al grafico di pag 6, vediamo che il gap è del 31,4% nel mondo del lavoro dove gli uomini, in media, dichiarano 26.238,71 euro contro i 17.780, 57 delle donne, e rimane sostanzialmente invariato, al 39,2%, rispetto al dato generale (dove pesano l’alto numero di redditi minimi dei coniugi a carico) per le pensionate che denunciano una media di 13.558,21 euro annui, contro i 22.238,71 euro, di media, dichiarati dagli uomini”.

“Sono dati addirittura peggiori – attacca Marianna Cestaro – di quelli già pessimi dell’anno scorso. Aumentano le donne a carico, + 1% rispetto allo studio del 2021 dove erano il 93%, e aumenta il gap salariale di quasi 1 punto e mezzo in percentuale: dal 38,35% dell’anno scorso al 39,8% di quest’anno. Le donne a carico sono, di fatto, lavoratrici povere anche se, ai fini statistici, non vengono considerate tali bensì ‘seconde percettrici di reddito’ perché il reddito che viene preso a riferimento è quello familiare. E pure sui livelli di reddito (diversamente dagli uomini cui sono cresciuti passando da 23.901 a 24.231,79, cioè aumentando di 330,79 euro), già decisamente modesti dell’anno scorso, segniamo un ulteriore arretramento: da 14.734 del 2021 ai 14. 583,71 dichiarati, in media, nel 2022. Significano 150,29 euro in meno. Insomma: tra uomini e donne la forchetta si allarga. È il segno impietoso che le politiche per superare il gap salariale, che ricordiamo essere il quinto obiettivo per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, non funzionano e non riescono ad aggredire quella che è la madre di tutte le disuguaglianze. Questo risulta ancora più evidente in una provincia come la nostra dove nonostante vi sia un buon tasso di occupazione femminile (sono infatti il 45% delle dichiarazioni), le donne non riescono a uscire dalla segregazione salariale verticale cui sono sottoposte, ossia raramente raggiungono un livello apicale mentre sono tante, tantissime, quelle in part time con evidenti riflessi non solo sul loro stipendio ma anche sulle loro future pensioni, sul cui livello si aggiungono anche i limiti della cosiddetta “Opzione Donna”, la misura che agevola il loro accesso alla pensione ma al prezzo di un significativo taglio dell’assegno di mantenimento. Lavoro part time che definire volontario è una chiara forzatura perché, nella stragrande maggioranza dei casi, le donne vi ricorrono per poter conciliare il lavoro retribuito con un altro lavoro, ossia quello di cura verso figli e famiglia”.

“Suggerirei – conclude la Segretaria Confederale della Cgil di Padova – al neonato Ministero per la Natalità di riflettere su questi dati: con stipendi simili è evidente il motivo per cui le donne non fanno figli. Forse per invertire la tendenza è proprio da qui che bisognerebbe partire.”

“L’altra analisi condotta dal nostro servizio fiscale – interviene direttamente il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – è stata realizzata estrapolando dall’archivio totale, un campione di 20 846 dichiarazioni dei redditi, composto per il 47% da donne e il 53% da uomini (grafico a pag 7) riferibili ai medesimi soggetti, cioè gli stessi codici fiscali, nel triennio 2020/21/22. Come si può vedere nelle tre annualità, considerato che i redditi della campagna fiscale del 2020 erano quelli del pre-pandemia, notiamo come l’anno successivo riferibile alla campagna fiscale 2021, sia per uomini e donne, i redditi siano calati di circa il 2% (gli uomini sono calati da una media di 28.508,10 euro a 27.971,44 euro nel 2021, mentre le donne, parimenti, sono calate da 20.798,80 euro a 20.535,99 euro) per poi, tornare l’anno successivo, quindi a pandemia sostanzialmente sorpassata, a ricrescere di circa il 3%. Discorso diverso invece per i giovani, cioè gli under 35, per i quali la curva, dai dati in nostro possesso, anche se leggermente, ha una crescita continua sia nel 2021 che nel 2022. Resta che, rispetto all’impennata dell’inflazione registrata a fine 2021 (intorno al 4%) e nel corso di quest’anno (abbondantemente sopra il 10%), si tratta di una crescita chiaramente insufficiente”. 

“Per iniziare – commenta Aldo Marturano – si conferma che la stragrande maggioranza degli utenti, l’85%, che si servono del nostro servizio fiscale ha un reddito inferiore ai 35 mila euro, ossia si trova in quella fascia che non aveva avuto nessun beneficio sostanziale dall’ultima riforma fiscale del precedente Governo e che più avrebbero avuto bisogno degli aiuti che noi chiediamo e per cui siamo scesi più volte in Piazza. A maggior ragione, questo vale per le donne che, come sottolineato dalla Segretaria Cestaro, si concentrano nella fascia che percepisce meno di 10 mila euro annui. E lo stesso discorso vale per i giovani". 

"Lo studio – insiste e conclude il Segretario Generale della Cgil padovana – conferma quel che andiamo ripetendo da anni: in Italia abbiamo un serissimo problema legato al basso livello di stipendi e pensioni, chiaramente insufficienti a reggere il notevole aumento del costo della vita che stiamo registrando. Il Governo, dovrebbe affrontare innanzitutto questo problema ma non ci sembra sia in testa alle sue priorità visto che per iniziare ha promesso di alzare il tetto del contante (con quel che significa in termini di aumento del lavoro nero ed evasione) e fatto un Decreto contro i Rave, come se fossero questi i problemi. Al contrario, non ci stancheremo mai di ripetere che quel che serve è invece una riforma fiscale nel segno di una reale progressività, una seria lotta all’evasione e una maggior tassazione sugli extra profitti da cui recuperare risorse da destinare alla riduzione del cuneo fiscale nelle buste paga di lavoratrici e lavoratori (il cui peso va aumentato attraverso il rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali) e pensando a disposizioni analoghe per aumentare le pensioni, senza dimenticare la necessità di misure  immediate che affrontino il caro energia sia per loro, cioè lavoratori e pensionati, che per le imprese. Accanto a questo è evidente che bisogna anche varare provvedimenti che riducano la precarietà e favoriscano l’assunzione stabile dei dipendenti. Si tratta di un pacchetto di misure urgenti che hanno anche la funzione di sostenere il mercato onde evitare entri in una crisi stagnante dovuto alla caduta della domanda interna. Atti legislativi ed economici da adottare in fretta che spettano al nuovo Governo, senza i quali non usciremo mai dalle difficoltà in cui versiamo e non sarà possibile nessun miglioramento della situazione”.

Il servizio di Telenordest sullo studio del Caaf Cgil Padova

UNIFLAIR: sciopero domani lunedì 14 novembre per chiedere chiarezza alla direzione aziendale

Domattina, lunedì 14 novembre 2022, i lavoratori e le lavoratrici della Uniflair di Conselve si fermeranno per 2 ore di sciopero dopo che la direzione aziendale dell’azienda, fondata nell’1988 a Conselve e acquisita nel 2011 dal gruppo Schneider Electric, ha confermato la cessione del ramo di azienda dell’Access Floor, reparto che si occupa di progettazione e produzione di pavimenti sopraelevati.

 Lo sciopero di domani sarà esteso a tutti i turni e a tutti i reparti del sito aziendale, mentre il presidio con assemblea si terrà davanti ai cancelli dalle 9 alle 11 in viale della Tecnica 2 a Conselve.

 “Riteniamo che tutti i 37 addetti al reparto pavimenti, operai e impiegati, siano ricollocabili all’interno del perimetro aziendale alla luce del fatto che sono già di supporto agli altri settori. Questi dipendenti possono continuare a lavorare all’interno di UNIFLAIR-SCHNEIDER ELECTRIC dopo una formazione mirata, soprattutto viste le prospettive di crescita degli altri mercati.” hanno dichiarato rsu e i funzionari di Fim e Fiom Padova.

 La Uniflair è un’azienda specializzata nella produzione di condizionatori di precisione, sistemi di refrigerazione e pavimenti sopraelevati e fa parte del gruppo Schneider Electric.

La multinazionale francese è specialista globale nella gestione dell’energia, con attività in oltre 100 Paesi. Offre soluzioni digitali per l'energia e l'automazione per aumentare l'efficienza e la sostenibilità, combinando le principali tecnologie energetiche mondiali, automazione in tempo reale, software e servizi in soluzioni integrate per abitazioni, edifici, data center, infrastrutture e industrie.

In Italia il gruppo è presente con 3 mila dipendenti (e oltre 128 mila nel mondo) tra aree commerciali, siti industriali d’avanguardia, un centro logistico integrato e un centro assistenza clienti.

13 novembre 2022

Buzzi Unicem. Fillea Cgil Pd, Filca Cisl Pd e Ro, Fneal Uil Veneto: "Ambiente e lavoro si conciliano nel rispetto della scienza e delle leggi"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla nota congiunta di Fillea Cgil Pd, Filca Cisl Pd e Ro e Fneal Uil Veneto

Fillea Cgil Padova, Filca Cisl Padova e Rovigo e Fneal Uil Veneto: “Buzzi Unicem. Necessario conciliare i temi dell’ambiente con quelli del lavoro: si garantisca la continuità occupazionale nel pieno rispetto della salute pubblica misurando e valutando i dati scientifici che certifichino il pieno rispetto degli impegni sulla transizione climatica e delle norme in materia”

“Come da richiesta di FILLEA CGIL Padova, FILCA CISL di Padova e Rovigo, FNEAL UIL Veneto, si è svolto il 10 novembre scorso l’incontro del tavolo istituito presso la Direzione Lavoro della Regione del Veneto, a Palazzo Grandi Stazioni, convocato dall'Assessore Regionale Elena Donazzan. A tale incontro, avente ad oggetto le prospettive occupazionali del settore dei cementifici Bassa padovana, hanno partecipato i vertici di Buzzi Unicem, il Responsabile Unità di Crisi e Servizi alle Imprese di Veneto Lavoro, Mattia Losego, la Direzione Lavoro della Regione, le Organizzazioni Sindacali di categoria Filca-Cisl, Fillea-Cgil, Fneal-Uil, le rispettive RSU dello stabilimento Buzzi Unicem di Monselice, Asso-industria Veneto-centro, la Provincia di Padova e il Comune di Monselice.

Tale tavolo costituisce la ripresa del percorso dell’osservatorio dei cementifici in bassa padovana e si è reso necessario poiché ad ogni richiesta di continuità lavorativa e di investimenti tali a sostenerla, l’azienda ha sempre ribadito che al di là del fatto di avere ordinativi, capacità produttiva ben al di sopra di quanto espressa attualmente e che potrebbe essere ampliata anche con l’aumento dell’occupazione, la stessa non era in grado di poter fare e completare gli investimenti necessari volti a sostenere lo stabilimento. Tale parziale sospensione degli investimenti è in parte dovuta al riferimento, spesso strumentale, a quanto previsto dal Piano Ambientale del Parco Colli Euganei e anche per una visione approssimativa dello sviluppo del territorio in quanto all’attività di produzione dello stabilimento vengono attribuite solo conseguenze negative.

Nel sopracitato tavolo, ricordiamo: aperto dal 2014 ed ancora attivo, l’azienda ha esposto un piano industriale futuristico dove si mostra una mole di investimenti attuati e previsti atti a garantire ed a migliorare la qualità del sistema produttivo, della sicurezza sul lavoro, della sicurezza ambientale. Tale piano di investimenti, accompagnato da dati di analisi ambientali, risulta compatibile con l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) e comprende l'installazione di un ingente impianto fotovoltaico. L’azienda ha dichiarato che alla scadenza dell’AIA chiederà una nuova autorizzazione per proseguire l’attività lavorativa.

Come Organizzazioni Sindacali riteniamo necessario conciliare i grandi temi dell’ambiente con quelli del lavoro e uscire da questa impasse. Crediamo sia necessario garantire una piena occupazione a tutte le lavoratrici e i lavoratori nell’assoluto e totale rispetto della salute di tutti i cittadini e del futuro dello stesso Parco Colli. Riteniamo importante che la Multinazionale Buzzi Unicem continui a operare nel nostro territorio condividendo la necessità di azzerare le emissioni di CO2 e optando per il rispetto della neutralità climatica dello stabilimento, come previsto dalla strategia del diritto Europeo sul clima.  Chiediamo quindi che la continuità occupazionale venga misurata e valutata da dati certificati che garantiscano il pieno rispetto degli impegni sulla transizione climatica, delle leggi e delle norme vigenti in materia.

Come organizzazioni Sindacali abbiamo deciso di richiedere tale tavolo non per gestire una crisi occupazionale momentanea, ma per evitare situazioni emergenziali/occupazionali e per prevedere e progettare una transizione ambientale che sia rispettosa di tutte le sensibilità e i bisogni del territorio, in linea con la prospettiva di un modello di sviluppo sostenibile”.

Fillea Cgil Padova

Filca Cisl Padova e Rovigo

Fneal Uil Veneto

Cgil Cisl e Uil incontrano le Consigliere Regionali Elena Ostanel ed Elisa Venturini

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sull'incontro tra sindacati e Consigliere Regionali

CGIL CISL e UIL: “Incontro molto utile e costruttivo. La crisi del Trasporto Pubblico Locale nel nostro territorio va affrontata con il contributo di tutti. Tanti i problemi sul tavolo, tutti interconnessi tra di loro. Ferrovie dello Stato, detentrice dell’80% di Busitalia, e Regione Veneto devono intervenire e prendersi le proprie responsabilità”

Ieri sera (giovedì 10 settembre) dopo l’incontro con le Commissioni Congiunte in Consiglio Comunale, ulteriore appuntamento per Cgil Cisl e Uil di Padova sul tema della crisi del trasporto pubblico locale nella sede della Cgil padovana di Via Longhin dove i Segretari Generali dei tre sindacati, rispettivamente Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti, hanno incontrato le Consigliere Regionali Venete Elena Ostanel ed Elisa Venturini che hanno raccolto l’invito lanciato nei giorni scorsi dai Sindacati di incontrarsi per discutere dei problemi sul tavolo e di come affrontare, in particolare, le difficoltà di Busitalia Veneto, da tempo al centro di una crisi che sta creando disagio non solo tra i lavoratori ma anche e soprattutto tra le persone che si affidano al servizio.

“Proprio per le dimensioni e la gravità della crisi che investe un settore strategico come quello dei trasporti nel nostro territorio – hanno esordito Marturano, Scavazzin e Zanetti – abbiamo ritenuto, come Cgil Cisl e Uil, di intervenire non solo attraverso le nostre categorie (ndr. I cui segretari erano presenti all’incontro) ma anche come Confederazioni perché siamo di fronte ad una crisi i cui echi si riflettono direttamente e profondamente nella vita delle cittadine e dei cittadini, senza considerare tutte le ripercussioni che un settore come quello dei trasporti ha sulla questione climatico ambientale, importantissima non solo per il nostro futuro ma anche perché ad essa è legata una parte dei fondi del Pnnr. In quest’ottica, riteniamo anche che in questa partita sia necessario un gioco di squadra, dove ognuno, dalla propria posizione e ruolo, possa contribuire alla risoluzione della crisi”.

Nel corso dell’incontro i sindacati hanno non solo informato le Consigliere sull’incontro appena terminato a Palazzo Moroni, ma anche sui precedenti tavoli aperti in Provincia, Ente di Bacino del Servizio, a cui ha partecipato anche il nuovo AD di Busitalia, Gino Colella, recentemente nominato per risollevare conti ed attività dell’Azienda.

“La crisi di Busitalia – hanno spiegato – i sindacati ha radici lontane, a partire dalle condizioni oggettivamente impegnative, con cui l’Azienda si era aggiudicata la gara nel 2017, successivamente diventate insostenibili con l’arrivo, prima, della pandemia che ha inciso con un calo del 40% nella vendita dei biglietti, e, poi, per effetto della guerra in corso, del caro energia, salito a un + 30%. Questo ha creato un passivo di 9 milioni di euro che però potrebbe essere più limitato quando arriveranno i ristori promessi dal Governo. Resta però una situazione che ha inciso sul servizio e ha fatto saltare le corse. In questo senso, non ci convince la spiegazione del nuovo AD che limita il disservizio a sole 33 corse su 4.500, cioè allo 0,4% del totale. In realtà, bisognerebbe moltiplicare il numero di persone in attesa di un mezzo per tutti gli autobus che non sono arrivati, soprattutto se consideriamo che erano anche gli utenti che si trovavano più lontani e che ne avevano più bisogno. Studenti che non arrivano a scuola, lavoratori impossibilitati a raggiungere il proprio luogo di lavoro, anziani che non possono raggiungere un servizio o una cura. È evidente che si tratta di un disagio ben più grande di quanto possa rivelare una frazione di numero”.

Arrivando al cuore del problema i sindacati hanno evidenziato come questo sia costituito da tre fattori tutti legati l’uno con l’altro: “Esiste un problema legato alla carenza di personale, alle retribuzioni troppo basse e ai conseguenti carichi di lavoro. Solo a Padova, mancano 50 autisti su un organico di circa 500. Significa che appena qualcuno si ammala, il servizio entra in crisi con le conseguenze che abbiamo visto. Bisognerebbe quindi assumerli, ed è quello che ha promesso Colella, ma esiste un oggettivo problema legato alle retribuzioni, assolutamente troppo basse, che rendono Busitalia poco attrattiva sul mercato del lavoro. Altre aziende di trasporto del territorio, non solo private ma anche pubbliche, pagano decisamente di più. Tutto ciò non fa che abbattersi sui carichi di lavoro con autisti costretti a partire all’alba e tornare a sera inoltrata per coprire turni di 6 ore. A Busitalia, sono consapevoli dell’evidente problema e il nuovo AD ha promesso di avviare diversi cambiamenti (per esempio: assumendo personale a cui fornire e finanziare la patente per la guida dei mezzi e non come ora, dove si assumono solo i patentati). Si evidenzia che non solo si fa fatica a trovare autisti, ma quelli che ci sono se ne vanno. Secondo noi, il punto essenziale è aumentare i salari dei lavoratori e per questo si può agire sul Contratto Nazionale della categoria ma anche e soprattutto sul Contratto Integrativo per cui bisogna assolutamente trovare dei fondi”.

“In questo senso – hanno ricordato i sindacati – è utile sottolineare che Busitalia Veneto appartiene per l’80% a Ferrovie dello Stato che non è esattamente una piccola realtà nel settore, tutt’altro. Riteniamo che non possa esimersi dal dare risposte, ecco perché consideriamo importante agire presso di essa affinché possa fare la sua parte per mettere sul piatto dei fondi da destinare ad un rinnovo del contratto integrativo. Bisogna, e qui chiediamo l’aiuto dei parlamentari del territorio, far uscire dall’angolo in cui si è rintanata Ferrovie dello Stato e metterla di fronte alle proprie responsabilità. Ma l’altro Ente che può fare la sua parte, e qui ringraziamo la presenza delle Consigliere, è la Regione Veneto. Sappiamo che l’Assessore De Berti ha detto che la Regione le risorse le ha già messe ma sappiamo anche che si tratta di risorse che anticipano il saldo del Fondo Trasporti Nazionale, ossia non sono finanziamenti in più, cosa che Regioni come Emilia o Lombardia hanno invece fatto. Non sarebbe la soluzione ma è evidente che se la Regione Veneto trovasse dei fondi, si andrebbe nella giusta direzione”.

“È assolutamente necessario – hanno concluso i sindacati – che ognuno faccia la sua parte in questa partita decisiva per il nostro territorio che passa attraverso un necessario aumento delle retribuzioni del personale di Busitalia, oggi fermo a 1250 euro per i neoassunti e che, a suon di straordinari, arriva a 1600 euro. Sia Busitalia, che l’Ente di Bacino, ossia la Provincia e chi ora la rappresenta, ossia il sindaco di Padova, Sergio Giordani, che Sindacati e rappresentanti istituzionali hanno tutti lo stesso obiettivo e per questo sono chiamati ad agire nella medesima direzione”.

Nel corso della riunione, durata oltre un’ora e svoltasi in un clima sereno e costruttivo, le Consigliere Regionali Ostanel e Venturini oltre a seguire, fare domande e prendere appunti sulle richieste dei Sindacati, hanno promesso il loro impegno per l’apertura di un tavolo di confronto in Consiglio Regionale che metta sotto la lente d’ingrandimento la situazione di Busitalia e che veda il coinvolgimento dell’Assessore De Berti. In particolare è stato sottolineato il ruolo di interlocutore che può svolgere la Regione nei confronti di Ferrovie dello Stato, motivo per cui i Segretari Generali hanno deciso di chiedere, attraverso le proprie Segreterie Regionali, un incontro proprio con l’Assessore, per discutere specificatamente dei problemi del TPL padovano. 

Accoltellamento di una dottoressa allo IOV. I sindacati: "Piena solidarietà al Medico aggredito. Urgente tavolo fra sindacati Aziende e Prefettura"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino con le reazioni di Ordine e Sindacati

Dura condanna dell'episodio, solidarietà alla dottoressa vittima dell'aggressione e un richiamo alle istituzioni affinché ci sia maggior vigilanza e sicurezza per gli operatori sanitari. E' così che Fp Cgil Padova- Fp cgil Treviso- Fp Cgil medici e dirigenti sanitari CISL FP PD -RO UIL FPL PD CIMO-FESMED IOV AOPD ANPO-ASCOTI ANAAO -  AAROI- EMAC commentano quanto avvenuto ieri, giovedì 10 settembre, allo IOV dove una dottoressa è stata accoltellata da un paziente per circostanze ancora da chiarire.

"Massima solidarietà e vicinanza alla Collega vittima di un gesto sconsiderato e vile nei confronti di chi si occupa quotidianamente della altrui sofferenza. Sempre più spesso assistiamo ad aggressioni gratuite di ogni genere nei reparti, ambulatori e pronto soccorso.
Questo è l'ultimo episodio di violenza noto a livello nazionale, che appare ancora più grave perché viene coinvolta una dottoressa che ha dedicato la sua vita ai pazienti più fragili, i pazienti oncologici.
Le Organizzazioni Sindacali manifestano la ferma condanna per questo ennesimo episodio di violenza. Augurano pronta guarigione alla Collega e auspicano che ci sia sempre maggior e più attenta vigilanza da parte delle autorità preposte alla sicurezza.
Chiediamo che le Aziende collaborino a mettere in atto tutte le misure idonee a garanzia di ogni tutela sulla sicurezza del personale".

"Fatti sconcertanti come questo continuano a evidenziare una deriva sociale di fronte a cui i lavoratori della sanità si trovano ad essere esposti in prima linea e spesso lasciati soli, nonostante i carichi di lavoro, lo stress psicofisico e oltre due anni di pandemia.
Questi episodi non nascono ormai più in zone segnate dal degrado sociale ma anche in città con maggiore benessere e in centri di cura di riferimento dei territori. Un campanello d'allarme verso cui le istituzioni devono agire quanto prima. Abbiamo già una legge in vigore dal 14 agosto 2020 (n. 113) che richiama ad azioni specifiche di sensibilizzazione e prevenzione".

"Giunti a questo punto, si ritiene urgente la convocazione di un tavolo di confronto con la Prefettura e i soggetti interessati: Le Aziende, Le OOSS e le Forze dell'Ordine".

 

PARTECIPAZIONE TOTALE ALLO SCIOPERO E AL PRESIDIO DI OGGI IN ZONA INDUSTRIALE A ROVIGO

Oggi, venerdì 4 novembre, i lavoratori e le lavoratrici della Solmec, della Carraro Agritalia e della Draxton hanno incrociato le braccia, scioperando nei vari turni con un’adesione del 100% e si sono ritrovati dalle 11 alle 12 in presidio davanti ai cancelli della Solmec e della Draxton per ricordare Davide Milan, dipendente della Solmec di 53 anni, marito e padre di due figli, che è stato travolto da un’auto mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali davanti allo stabilimento in viale delle Industrie.

Oltre 200 fra lavoratrici e lavoratori delle tre aziende presenti intorno al luogo dell’investimento si sono radunati per chiedere a gran voce rispetto e sicurezza sia alle istituzioni sia alle aziende che affacciano su questa strada ad alto livello di pericolosità, senza marciapiedi, né attraversamenti protetti. Le macchine sono parcheggiate in ogni metro libero, nello sterrato, fra il fango e profonde buche, nella completa insicurezza. Durante il giorno sia ai cambi di turno che durante la pausa pranzo la situazione è sempre rischiosa, come è stato purtroppo dimostrato giovedì 27 ottobre quando un lavoratore, un marito e un padre non è più rientrato a casa, lasciando parenti, amici e colleghi nello sgomento più totale. Una vita persa e strappata ai propri affetti che poteva essere salvata con la dovuta lungimiranza e le necessarie protezioni.

 “Entro i primi giorni della prossima settimana partirà una lettera scritta da Fiom, Fim e Uilm di Rovigo e rivolta al sindaco per chiedere un incontro e avere risposte in merito alla situazione della zona industriale e agli investimenti che devono essere messi in campo per sanare la zona dall’incuria e dalla pericolosità: parcheggi, marciapiedi, semafori, ogni proposta funzionale e utile per i lavoratori è ben accetta, non è nostro compito dire alle istituzioni come agire. È nostro impegno però tenere l’attenzione alta e non permettere che la morte di Davide passi inosservata. È nostro dovere far sì che chi è di competenza si occupi della questione e ponga rimedio, anche se con estremo e delittuoso ritardo.” hanno dichiarato i segretari e i funzionari della Fiom, della Fim e della Uilm di Rovigo presenti oggi al presidio.

 

Rovigo, 4 novembre 2022

Sciopero e presidio domani davanti alla Solmec a Rovigo

Le organizzazioni sindacali Fiom, Fim, Uilm di Rovigo hanno indetto per domani venerdì 4 novembre un presidio dalle ore 11 fuori dai cancelli della sede della Solmec in viale delle Industrie, 9 a Rovigo per manifestare la vicinanza di lavoratori e lavoratrici del settore metalmeccanico rodigino alla famiglia di Davide Milan, dipendente della Solmec, sposato, padre di due figli, che è stato travolto ed ucciso davanti all’azienda la settimana scorsa. L’uomo era a piedi e stava attraversando la strada sulle strisce pedonali per entrare nello stabilimento quando un’auto lo ha centrato in pieno.

In concomitanza con il presidio sciopereranno le lavoratrici e i lavoratori della Solmec, della Draxton e di Agritalia. Oltre 500 lavoratori e lavoratrici si fermeranno per rivendicare la sicurezza del territorio e per solidarietà per il compagno morto il 27 ottobre.

La manifestazione di domani vuole anche chiedere una presa di responsabilità da parte del Comune di Rovigo e delle aziende della zona sulla pericolosità della viabilità in zona industriale e sui rischi che corrono quotidianamente lavoratori e lavoratrici.

“Nei prossimi giorni vorremmo essere ricevuti dal sindaco per discutere della viabilità della zona industriale di Rovigo che è abbandonata a sé stessa, nell’incuria più totale. Purtroppo si è dovuti arrivare alla morte di una persona, di un lavoratore, senza che si agisse con un intento di prevenzione, per risolvere questa situazione di estrema pericolosità che è ben nota a tutti da tempo.” hanno dichiarato Fiom, Fim e Uilm di Rovigo.