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La CGIL aderisce e promuove la mobilitazione diffusa di Europe For Peace che ritorna nelle piazze di tutta Italia dal 21 al 23 ottobre. A Padova, sit in sotto Palazzo Moroni dalle 17.00 alle 19.00 di venerdì 21 ottobre

Fermate la guerra: negoziato subito ONU convochi una Conferenza Internazionale di Pace

La coalizione Europe for Peace, formata dalle principali reti per la pace in Italia con l’adesione di centinaia di organizzazioni, profondamente preoccupata per l’escalation militare che ha portato il conflitto armato alla soglia critica della guerra atomica, torna di nuovo nelle piazze italiane per chiedere percorsi concreti di Pace in Ucraina e in tutti gli altri conflitti armati del mondo.

Un nuovo passo comune che avviene dopo l’importante mobilitazione dello scorso 23 luglio (con 60 città coinvolte) e l’invio di una lettera al Segretario Generale ONU Guterres in occasione della Giornata della Pace per un sostegno ad azioni multilaterali, le uniche capaci di “portare una vera democrazia globale, a partire dalla volontà di pace della maggioranza delle comunità e dei popoli”. E dopo la quarta Carovana “Stop The War Now” recentemente rientrata dal Kiev dove ha portato il sostegno della società civile italiana ad associazioni ed obiettori di coscienza ucraini, oltre che nuovi aiuti umanitari.

L’appuntamento è per il weekend dal 21 al 23 ottobre

(ad otto mesi dall’invasione russa e alla vigilia della Settimana ONU per il Disarmo) ancora una volta con l’invito - rivolto ad associazioni, sindacati, gruppi che già sono attivi da mesi - ad organizzare iniziative di varia natura per rilanciare l’appello già diffuso a luglio con la richiesta di cessate il fuoco immediato affinché si giunga ad una Conferenza internazionale di Pace. A Padova, l'appuntamento è previsto venerdì 21 ottobre, dalle 17.00 alle 19.00, con un Sit in davanti a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova. 

Nel testo sottoscritto dalle aderenti di Europe for Peace

Si sottolinea come “l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa ed ha già fatto decine di migliaia di vittime e si avvia a diventare un conflitto di lunga durata” portando conseguenze nefaste “anche per l’accesso al cibo e all’energia di centinaia di milioni di persone, per il clima del pianeta, per l’economia europea e globale”. Ribadendo la vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra si ricorda poi come occorra cercare “una soluzione negoziale, ma non si vedono sinora iniziative politiche né da parte degli Stati, né da parte delle istituzioni internazionali e multilaterali” sottolineando come invece sia necessario “che il nostro Paese, l’Europa, le Nazioni Unite operino attivamente per favorire il negoziato avviando un percorso per una Conferenza internazionale di pace che, basandosi sul concetto di sicurezza condivisa, metta al sicuro la pace anche per il futuro”. Anche alla luce delle rinnovate ed inaccettabili minacce nucleari.

Rilanciata anche la posizione di base del movimento pacifista italiano fin dall’inizio del conflitto ucraino: “Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione. Non c’è nessuna guerra da vincere: noi invece vogliamo vincere la pace” e per tale motivo viene proposta una nuova occasione nazionale di mobilitazione per la pace, con uno chiaro obiettivo: “TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO! Verso una Conferenza internazionale di pace”

Che la guerra non sia la soluzione ma sia una delle principali cause delle crisi da cui il nostro sistema e la nostra società non riescono più a liberarsi è sempre più evidente.

La guerra scatena l’effetto domino in una società globalizzata, interdipendente, invadendo ogni ambito e spazio: crollano i mercati ed il commercio, aumentano i costi delle materie prime e di ogni unità di prodotto, l’inflazione galoppa ed i salari perdono potere d’acquisto, ritornano la fame, le carestie e le pandemie nel mondo. Dire basta alle guerre ed alla folle corsa al riarmo e nell’interesse di tutti e di tutte. E’ l’unica strada che ci può far uscire dalla crisi del sistema. Le iniziative che verranno definite e programmate nei prossimo saranno comunicate e rilanciate da tutte le organizzazioni parte di “Europe for Peace”

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa ed ha già fatto decine di migliaia di vittime e si avvia a diventare un conflitto di lunga durata con drammatiche conseguenze per la vita e il futuro delle popolazioni ucraine, ma anche per l’accesso al cibo e all’energia di centinaia di milioni di persone, per il clima del pianeta, per l’economia europea e globale.

Siamo e saremo sempre dalla parte della popolazione civile, delle vittime della guerra in Ucraina e dei pacifisti russi che si battono per porre fine all’aggressione militare.

Questa guerra va fermata subito e va cercata una soluzione negoziale, ma non si vedono sinora iniziative politiche né da parte degli Stati, né da parte delle istituzioni internazionali e multilaterali che dimostrino la volontà di cercare una soluzione politica alla crisi.

Occorre invece che il nostro paese, l’Europa, le Nazioni Unite operino attivamente per favorire il negoziato e avviino un percorso per una conferenza internazionale di pace che, basandosi sul concetto di sicurezza condivisa, metta al sicuro la pace anche per il futuro.

Bisogna fermare l’escalation militare.

Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione. Non c’è nessuna guerra da vincere: noi invece vogliamo vincere la pace, facendo tacere le armi e portando al tavolo del negoziato i rappresentanti del governo ucraino, di quello russo, delle istituzioni internazionali.

La popolazione italiana, nonostante sia sottoposta a una massiccia propaganda, continua ad essere contraria al coinvolgimento italiano nella guerra e a chiedere che si facciano passi concreti da parte del nostro governo e dell’Unione Europea perché sia ripresa con urgenza la strada dei negoziati.

Questo sentimento maggioritario nel paese è offuscato dai media mainstream ed è non rappresentato nel Parlamento. Occorre dargli voce perché possa aiutare il Governo a cambiare politica ed imboccare una strada diversa da quella attuale. Per questo – a otto mesi dall’inizio della guerra – promuoviamo una nuova giornata nazionale di mobilitazione per la pace con iniziative in tutto il Paese per ribadire: TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO!

Ne-t by Telerete Nordest: proclamata agitazione per il futuro dei dipendenti

Ne-t by Telerete Nordest è una società che fa parte del Gruppo Gefil da circa 5 anni, la Kauri Holding, proprietaria del Gruppo Gefil sta vendendo questo gruppo e le società collegate tra cui Telerete ad un'altra società, la Safety 21.

I lavoratori e le lavoratrici della Ne-t-by Telerete, circa 60 persone, compresi quelli delle sedi distaccate di Napoli e Venezia, sono molto preoccupati per il loro futuro, per l’ennesima volta, soprattutto dopo la privatizzazione del 2017, quando erano ancora una società partecipata con la quota massima di appartenenza ad Aps Holding Spa 69,110%, e in quote minori Padova Attiva srl, Etra spa, Acquevenete spa, Acegas-Aps spa e Pronet.

In quest’ultima operazione di mercato, annunciata la scorsa settimana, pare che l'acquirente sia interessato a tutte le società del gruppo Gefil, ma, per quanto riguarda Ne-t by Telerete Nordest, sia interessato solo alla parte tecnica, cioè solo a 10 lavoratori e non è interessato alla parte del contact center che resterebbe esclusa da questa vendita e, in apparenza, continuerebbe la sua attività normale come Ne-t by Telerete Nordest.      

Il problema principale in questo momento è che dei possibili scenari che si profilano per il futuro dei due comparti e dei dipendenti coinvolti non c’è ancora nessuna notizia certa e trasparente, quindi sia la Rsu Fiom che gli altri dipendenti temono per il proprio destino. Soprattutto perché restando fuori dall'operazione di mercato non ci sono dati certi che possano aiutare le parti a stimare quanto potrebbe durare l’attività del contact center, una volta scollegato dalla parte tecnica.

È importante sapere che il contact center di Ne-t by Telerete Nordest lavora su appalti e ha in gestione molte attività significative e importanti per diverse realtà padovane, vicentine e oltre, fra cui: la vendita e prenotazione dei biglietti per la Cappella degli Scrovegni, il Cenacolo Vinciano, Teatro la Scala, le mostre temporanee, i servizi collegati alle mostre (didattica per le scuole), customer care del trasporto pubblico locale di Padova, Brescia, Mantova e Treviso, il servizio parcheggi di Vicenza, l’assistenza telefonica ZTL e Polizie Locali di svariati comuni, il customer care di Telesystem.

Venerdì 14, durante l’assemblea con lavoratrici e lavoratori, a causa della totale mancanza di informazioni in merito al piano industriale legato a questa acquisizione e della conseguente preoccupazione per l'occupazione è stato proclamato lo stato di agitazione del personale di Ne-T By Telerete Nordest. 

Inoltre la Rsu ha richiesto ai soggetti coinvolti di essere convocata immediatamente per chiarire le sorti occupazionali dei lavoratori e delle lavoratrici.

 “Non vogliamo che all'interno di questo tipo di operazioni di mercato dai contorni poco chiari a rimetterci siano sempre i lavoratori e le lavoratrici. Pretendiamo chiarezza e un tavolo di confronto al fine della completa tutela occupazionale.” Ha dichiarato Gian Luca Colombo della segreteria della Fiom Cgil padovana e la Rsu della Fiom Cgil della società continua: “Abbiamo attraversato altre situazioni di vendita negli ultimi anni, ma, mai come in questo caso, le informazioni che ci arrivano sono contraddittorie e da più punti di vista preoccupanti. Chiediamo un tavolo urgente con tutti i soggetti coinvolti per arrivare ad un accordo chiaro e preciso in merito al futuro di tutti i dipendenti.”

Crisi Busitalia Veneto. Filt Cgil Padova: “Basta con i rimpalli di responsabilità e liti tra le istituzioni: sembra di assistere alle ‘baruffe chiozzotte’!”

  • Allega:
  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova

“Serve l’impegno di tutti per risolvere insieme i problemi del Trasporto Pubblico Locale nel nostro territorio!”

“Quel che sta succedendo in queste settimane, in tema di Trasporto Pubblico Locale nella nostra Provincia, rivela una situazione di criticità che non ha precedenti: saltano le corse, studenti e pendolari restano a piedi, si chiede agli autisti di fare ogni sorta di sacrificio, mentre interi paesi della provincia restano isolati perché non vi sono corse di rientro. Ebbene a fronte di questa situazione via via più catastrofica, assistiamo ad un rimpallo di responsabilità e litigi tra gli attori coinvolti – in primis Busitalia Veneto, e quindi Ferrovie dello Stato, ma anche Comune, Provincia, Regione e Stato – dove ognuno scarica sull’altro la responsabilità di quanto sta accadendo senza però indicare concretamente una via percorribile per trovare una soluzione. Sembra di assistere ad una scena de ‘le baruffe chiozzotte’!”

È secco Massimo Cognolatto, Segretario Generale della Filt Cgil di Padova, sulla situazione di Busitalia Veneto, l’Azienda di Trasporto Pubblico Locale al centro di un’accesa discussione tra esponenti politici locali, appartenenti a tutti gli schieramenti, e attori istituzionali di vario livello, in seguito alle evidenti carenze con cui sta procedendo il servizio, soprattutto da quando è ripreso l’anno scolastico.

“Perché – continua Cognolatto – mi sembra del tutto evidente che allo studente rimasto a piedi che dovrà saltare o arrivare in ritardo alle lezioni, e alla sua famiglia, non interessa nulla delle polemiche tra i vari esponenti politici e assessori comunali o regionali. Qui abbiamo un problema: stop alle chiacchiere e si proceda con i fatti al fine di risolverlo! Sono anni che noi del sindacato, del tutto inascoltati, solleviamo il problema delle condizioni lavorative degli autisti ed è da altrettanto tempo che abbiamo paventato quel che puntualmente si è verificato e cioè che se non si fosse intervenuto sul personale, aumentando innanzitutto gli stipendi, saremmo arrivati ad una situazione come quella attuale, ossia ad una carenza di autisti in grado di compromettere la funzionalità del servizio”.

“Ci sembra quindi chiaro – conclude il Segretario Generale della Filt Cgil Padova – che la prima cosa da fare è smetterla di litigare sulla stampa e impegnarsi tutti, Azienda, Sindacati e tutte le Istituzioni coinvolte, per affrontare di petto questa questione principale e trovare una soluzione che consista in un credibile e robusto piano di investimenti diretti, in primis, a rendere appetibile Busitalia nell’ambito del mercato del lavoro al fine di arrestare la continua emorragia di autisti. Per fare questo servono politiche che incentivino la loro assunzione, occorre rendere appetibile questo lavoro soprattutto ai giovani, assicurando loro un contributo per il conseguimento della patente e fornendo la garanzia, una volta ottenuta, di una veloce assunzione con uno stipendio dignitoso e turni lavorativi decisamente meno massacranti di quelli attuali. Il rischio, se non si interviene, è di lasciare questo territorio privo di un sistema di Trasporto Pubblico Locale con tutte le inevitabili conseguenze, in termini di costi, che si abbatteranno sulla cittadinanza”.

Sicurezza sul lavoro: adesione altissima per gli scioperi nel padovano e rodigino

Prima gli scioperi per la morte di Giuliano De Seta, poi la mobilitazione dei lavoratori di Acciaierie Venete dopo l’incidente ad Odolo in vista della manifestazione di sabato 22 a Roma.

 

“In questo particolare momento di crisi legata alla guerra, alla transizione ecologica, al caro energetico e alla mancanza dei componenti, siamo ancora più preoccupati per le ricadute che questi elementi avranno sulle aziende con i tagli che saranno effettuati sugli investimenti, in particolar modo sulla sicurezza, e prevediamo che la situazione non potrà che peggiorare. Perché l'idea che la sicurezza sia un costo nel nostro Paese è ancora largamente diffusa fra gli imprenditori e nelle aziende e non è stata ancora sconfitta e sostituita dalla cultura in cui il lavoro serve per il progresso collettivo e non solo per il profitto.” sottolineano i segretari generali provinciali di Fiom, Fim e Uilm di Padova e di Rovigo.

In particolar modo nel territorio di Padova e di Rovigo molteplici scioperi sono stati indetti dai metalmeccanici nelle aziende metalmeccaniche con una partecipazione pressoché assoluta degli operai, dopo la morte dello studente veneziano Giuliano Del Seta.  Hanno partecipato Agritalia, R.P.M, Irsap, T.M.B, Inox Tech, Incold, Intrac, Cantieri N. Visentini, Cantieri N. Vittoria, Sicc Tech, GR Motori, Meco, Solmec, Pali Campion nel rodigino e Carel Industries, All.co, ALUMINIUM DIE CASTING, Carraro Drive Tech Italia S.p.A e Carraro S.p.A, Fast, VDZ, Toffac Ingranaggi, Acciaierie d'Italia, Hitachi Energy, PAVAN-GEA S.p.A. nel padovano.

La Fim Cisl, la Fiom Cgil e la Uilm Uil, unitamente alle RSU degli stabilimenti di Acciaierie Venete delle rispettive province, hanno dichiarato 8 ore di sciopero che sono state svolte il 5 e il 7 ottobre 2022 con un’adesione che ha raggiunto picchi del 100%.

Lo sciopero è stato indetto dopo il grave infortunio accaduto nello stabilimento delle Acciaierie Venete di Odolo in provincia di Brescia il 29 settembre, quando un lavoratore è stato travolto da un fascio di barre in acciaio, cadute durante la movimentazione con una calamita. Trasportato con urgenza in ospedale, il lavoratore è attualmente ricoverato presso la struttura in gravi condizioni cliniche. Un altro incidente grave che poteva essere sicuramente evitato, impedendo il transito o la sosta sotto i carichi sospesi.

Ricordiamo purtroppo inoltre che poco più di 4 anni fa, presso lo stabilimento Acciaierie Venete di Padova, ci fu un altro grave incidente nel quale persero la vita 2 lavoratori, Marian Bratu e Sergiu Todita, a seguito della caduta di una siviera carica di materiale incandescente, causata da un cedimento strutturale, processo ancora in svolgimento.

Le 8 ore di fermo produttivo, di riflessione e di protesta, affinché la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori diventi la priorità in ogni ambiente di lavoro, in tutto il Paese, perché non esistono tragiche fatalità.

 

 “Le condizioni di rischio a cui sono esposti i lavoratori sono sempre più preoccupanti e grava su questa drammatica situazione lo spettro di un futuro fatto di altissimi costi per la produzione che andranno a pesare la mancanza di investimenti sul fronte della sicurezza, uniti a quella che sarà una sicura impennata di chiusure e richieste di cig.” continuano i segretari generali Scarpa, Gazzabin, Crepaldi e Bolognesi “La salute e la sicurezza sono per noi battaglie che non avranno e non devono avere mai fine, meritano tutta l'attenzione necessaria per portare a risultati concreti. Questi scioperi sono necessari perché nel nostro Paese c'è già una guerra in corso da anni che i lavoratori e le lavoratrici combattono quotidianamente nel silenzio di istituzioni e governi e che lascia sul campo 4 morti al giorno. I nostri scioperi continueranno per ogni vittima e finché non si affronteranno concretamente i problemi di come si lavora, le modalità riguardanti i processi produttivi, gli appalti e ogni tipo di precarietà (che significa precarietà). La prevenzione fatta di formazione, rispetto delle norme e controlli non basta, se non sono previste sanzioni gravi e se non vengono assunti e schierati in prima linea ispettori adeguatamente formati, in numero sufficiente per il controllo delle imprese in ogni territorio. Ci prepariamo unitariamente per la manifestazione per la sicurezza del 22, consapevoli che l'attuale sistema non funziona e dev'essere radicalmente rivisto.”

Sono previste ulteriori mobilitazioni in vista della manifestazione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che si terrà a Roma il 22 ottobre 2022.

 

Sicurezza sul lavoro: adesione altissima per gli scioperi nel padovano e rodigino

Prima gli scioperi per la morte di Giuliano De Seta, poi la mobilitazione dei lavoratori di Acciaierie Venete dopo l’incidente ad Odolo in vista della manifestazione di sabato 22 a Roma.

 

“In questo particolare momento di crisi legata alla guerra, alla transizione ecologica, al caro energetico e alla mancanza dei componenti, siamo ancora più preoccupati per le ricadute che questi elementi avranno sulle aziende con i tagli che saranno effettuati sugli investimenti, in particolar modo sulla sicurezza, e prevediamo che la situazione non potrà che peggiorare. Perché l'idea che la sicurezza sia un costo nel nostro Paese è ancora largamente diffusa fra gli imprenditori e nelle aziende e non è stata ancora sconfitta e sostituita dalla cultura in cui il lavoro serve per il progresso collettivo e non solo per il profitto.” sottolineano i segretari generali provinciali di Fiom, Fim e Uilm di Padova e di Rovigo.

In particolar modo nel territorio di Padova e di Rovigo molteplici scioperi sono stati indetti dai metalmeccanici nelle aziende metalmeccaniche con una partecipazione pressoché assoluta degli operai, dopo la morte dello studente veneziano Giuliano Del Seta.  Hanno partecipato Agritalia, R.P.M, Irsap, T.M.B, Inox Tech, Incold, Intrac, Cantieri N. Visentini, Cantieri N. Vittoria, Sicc Tech, GR Motori, Meco, Solmec, Pali Campion nel rodigino e Carel Industries, All.co, ALUMINIUM DIE CASTING, Carraro Drive Tech Italia S.p.A e Carraro S.p.A, Fast, VDZ, Toffac Ingranaggi, Acciaierie d'Italia, Hitachi Energy, PAVAN-GEA S.p.A. nel padovano.

La Fim Cisl, la Fiom Cgil e la Uilm Uil, unitamente alle RSU degli stabilimenti di Acciaierie Venete delle rispettive province, hanno dichiarato 8 ore di sciopero che sono state svolte il 5 e il 7 ottobre 2022 con un’adesione che ha raggiunto picchi del 100%.

Lo sciopero è stato indetto dopo il grave infortunio accaduto nello stabilimento delle Acciaierie Venete di Odolo in provincia di Brescia il 29 settembre, quando un lavoratore è stato travolto da un fascio di barre in acciaio, cadute durante la movimentazione con una calamita. Trasportato con urgenza in ospedale, il lavoratore è attualmente ricoverato presso la struttura in gravi condizioni cliniche. Un altro incidente grave che poteva essere sicuramente evitato, impedendo il transito o la sosta sotto i carichi sospesi.

Ricordiamo purtroppo inoltre che poco più di 4 anni fa, presso lo stabilimento Acciaierie Venete di Padova, ci fu un altro grave incidente nel quale persero la vita 2 lavoratori, Marian Bratu e Sergiu Todita, a seguito della caduta di una siviera carica di materiale incandescente, causata da un cedimento strutturale, processo ancora in svolgimento.

Le 8 ore di fermo produttivo, di riflessione e di protesta, affinché la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori diventi la priorità in ogni ambiente di lavoro, in tutto il Paese, perché non esistono tragiche fatalità.

 

 “Le condizioni di rischio a cui sono esposti i lavoratori sono sempre più preoccupanti e grava su questa drammatica situazione lo spettro di un futuro fatto di altissimi costi per la produzione che andranno a pesare la mancanza di investimenti sul fronte della sicurezza, uniti a quella che sarà una sicura impennata di chiusure e richieste di cig.” continuano i segretari generali Scarpa, Gazzabin, Crepaldi e Bolognesi “La salute e la sicurezza sono per noi battaglie che non avranno e non devono avere mai fine, meritano tutta l'attenzione necessaria per portare a risultati concreti. Questi scioperi sono necessari perché nel nostro Paese c'è già una guerra in corso da anni che i lavoratori e le lavoratrici combattono quotidianamente nel silenzio di istituzioni e governi e che lascia sul campo 4 morti al giorno. I nostri scioperi continueranno per ogni vittima e finché non si affronteranno concretamente i problemi di come si lavora, le modalità riguardanti i processi produttivi, gli appalti e ogni tipo di precarietà (che significa precarietà). La prevenzione fatta di formazione, rispetto delle norme e controlli non basta, se non sono previste sanzioni gravi e se non vengono assunti e schierati in prima linea ispettori adeguatamente formati, in numero sufficiente per il controllo delle imprese in ogni territorio. Ci prepariamo unitariamente per la manifestazione per la sicurezza del 22, consapevoli che l'attuale sistema non funziona e dev'essere radicalmente rivisto.”

Sono previste ulteriori mobilitazioni in vista della manifestazione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che si terrà a Roma il 22 ottobre 2022.

 

“Niente premio e dipendenti in fuga: Cgil Cisl e Uil, ieri sera, in Piazza ad Abano con i dipendenti della Casa di Cura”

È stato un presidio molto animato, quello andato in scena ieri sera in piazza Caduti ad Abano, organizzato dalle Funzioni Pubbliche Provinciali di Cgil Cisl e Uil e che ha visto coinvolti molti dipendenti del Policlinico della città termale.

“Sono circa 700 le lavoratrici e i lavoratori – lamentano Alessandra Stivali (Fp Cgil), Alessandro Piovan (Cisl Fp) e Michele Magrini (Uil Fpl) – a cui spettano il premio di produzione ma ad aggi ancora non abbiamo ricevuto nessuna risposta all’ultima richiesta di incontro con la direzione del Policlinico. È da gennaio che chiediamo che ai lavoratori venga dato quanto previsto dal contratto e cioè un premio (consistente in 1200/1300 euro a dipendente, 600 euro per gli Oss) che deve essere corrisposto o direttamente in denaro o con ticket e buoni da spendere entro il 31 dicembre”.

Ma il tempo stringe, il rischio è che, se la trattativa andrà per le lunghe, si arrivi al termine di fine anno senza poter usufruire del Premio. Per cui, ieri sera, la protesta chiassosa delle lavoratrici e lavoratori che con musica, pentole usate come percussioni e fischietti, hanno voluto manifestare per i propri diritti con quella che, promettono Cgil Cisl e Uil, è solo la prima iniziativa di mobilitazione messa in campo.

“Se la situazione non dovesse trovare una soluzione – dicono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl - apriremo delle vertenze formali e inizieremo con gli scioperi. Alla Casa di Cura di Abano Terme, da troppo tempo, i dipendenti vivono una situazione di stress e disagio non più sostenibile. Sono tanti quelli che stanno scappando verso altre realtà lavorative, solo negli ultimi due anni almeno un terzo delle lavoratrici e lavoratori ha deciso di passare, attraverso concorsi, al settore pubblico. Inutile aggiungere che quest’esodo di dipendenti non fa che aggravare i carichi di lavoro del personale restante a cui però non viene dato nessun maggior riconoscimento economico. Una situazione inaccettabile a cui le lavoratrici e i lavoratori hanno deciso di dire basta”.

Il servizio di Telepadova 7 Gold sulla protesta di ieri sera in Piazza Caduti ad Abano Terme

BUSITALIA NEL CAOS. IERI, CGIL CISL E UIL DAL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA SERGIO GIORDANI: “DOBBIAMO FARE MASSA CRITICA”

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Gazzettino sull'incontro svoltosi ieri in Provincia
  • video link: Visita il sito

Notevole spazio nella stampa e nelle TV locali sull’incontro tenutosi ieri presso gli uffici della Provincia di Padova tra i rappresentanti dei sindacati confederali e il Presidente della Provincia di Padova, Sergio Giordani. Tema dell’incontro, la situazione sempre più difficile che sta attraversando Busitalia Veneto, l’azienda di trasporto locale che serve il nostro territorio provinciale e che nell’ultimo anno, tra calo degli utenti causa la pandemia, ed esplosione dei prezzi per i carburanti, ha notevolmente peggiorato il servizio.

All’incontro svoltosi presso la torre che ospita la sede della Provincia in Piazza Bardella alla Stanga, erano presenti i tre segretari generali territoriali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti, affiancati dai segretari del settore trasporti, Andrea Rizzo, Massimo Cognolato, Oscar Dalla Rosa e Sandro Lollo, che hanno fatto il punto con il già citato presidente della Provincia, Sergio Giordani, con il consigliere delegato alla mobilità provinciale, Vincenzo Gottardo e con l'assessore comunale Andrea Ragona.

“La situazione è drammatica - ha detto il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – visto che mancano 50 autisti su 500. Ogni giorno sono sempre più numerose le corse non garantite. Non è più possibile scaricare le responsabilità delle Ferrovie dello Stato sugli autisti e sugli utenti. Per cercare di sbloccare la situazione attuale come Cgil, Cisl e Uil abbiamo deciso di incontrare i consiglieri regionali e i neo-parlamentari eletti a Padova e provincia».

“Un incontro assolutamente sereno perché sappiamo bene che il problema non sta qui - ha spiegato Aldo Marturano – e che Provincia e Comune faranno la loro parte davanti ad un socio che non sta offrendo il servizio che avrebbe dovuto offrire. I problemi li conosciamo bene: non si trova personale perché i lavoratori scelgono altre aziende dove vengono pagati di più e di conseguenza saltano continuamente le corse. E se ci sono malattie o assenza di altro tipo si va ancor più in sofferenza. Questa aziende deve rispondere, non può rimanere inerme”.

Ma a fronte di così tante inadempienze la Provincia di Padova potrebbe valutare di rompere il contratto con Busitalia per la gestione del trasporto pubblico? Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti allargano le braccia: “Magari il contratto è rescindibile, ma quali sarebbero le conseguenze? Il rischio sarebbe un caos ancor maggiore”.

Nel video, il servizio di TeleNordest sull’incontro svoltosi ieri alla Provincia di Padova

Cinto Euganeo. Dipendenti comunali in Stato di Agitazione. Cgil Cisl e Uil: "Situazione insostenibile a causa della carenza di organico"

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  • Descrizione allegato: L'articolo de il Mattino di Padova sulla questione
  • video link: Visita il sito

I dipendenti del Comune di Cinto Euganeo proclamano lo Stato di Agitazione. Cgil Cisl e Uil: “Da troppo tempo la grave carenza di personale costringe i dipendenti rimasti a quotidiani salti mortali per permettere il funzionamento dei servizi: lavoratrici e lavoratori hanno detto basta!”

Fallito il tentativo di conciliazione tenutosi oggi (lunedì 10 ottobre) in Prefettura a Padova. “E anche sul versante economico i dipendenti lamentano il mancato rispetto degli accordi e gravi ritardi nelle indennità”

“Basta. Così non si può andare avanti, la situazione è diventata inaccettabile. Da quando il Comune di Cinto Euganeo è uscito dall’Unione dei Colli Euganei la pressione lavorativa sui dipendenti comunali è costantemente e implacabilmente aumentata e adesso ha raggiunto dei livelli insostenibili. E non si vede nessuna via d’uscita, anzi le prospettive sono, se possibile, ancora più nere considerati gli ultimi pensionamenti che hanno sguarnito ancor di più il personale dell’Ente”.

È una risposta unanime e secca quella che i segretari provinciali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, ossia nell’ordine, Maurizio Galletto, Franco Maisto e Michele Magini, accompagnati dal Rappresentante Sindacale Unitario (RSU) della Cgil e dipendente del Comune, Paolo Meneghesso, hanno rilasciato all’uscita dalla Prefettura di Padova dopo il tentativo di raffreddamento e conciliazione convocato, come prevede la legge, dal Prefetto Grassi (rappresentato dal Capo di Gabinetto Dr. Alberto Di Gaetano) e a cui, in rappresentanza del Comune di Cinto Euganeo, ha partecipato lo stesso sindaco, Paolo Rocca.

“Ringraziamo innanzitutto il Prefetto e il suo Capo di Gabinetto – hanno subito aggiunto – per la cortesia istituzionale e il puntuale tentativo di risolvere la situazione ma la distanza tra dipendenti e Comune di Cinto Euganeo è ormai incolmabile. E questo per motivi molto concreti: la mancanza di personale costringe a rivolgersi all’esterno con gravi conseguenze per la qualità dei servizi erogati alla cittadinanza. Nella fattispecie, ad oggi, per esempio, abbiamo nell’ufficio Ragioneria un operatore in prestito da altro Ente per 4 ore settimanali. Abbiamo un solo Assistente Sociale a 30 ore settimanali, proveniente da una Cooperativa, invece delle 36 ore come dovrebbe essere. La Polizia Locale esiste perché è in convenzione con il Comune di Este. Nell’Ufficio Anagrafe vi è una sola persona a cui è anche delegato il compito di seguire i servizi elettorali e lo Stato Civile. Per gli interventi di ordinaria manutenzione sul territorio, il Comune ha un solo Operaio che per motivi di sicurezza non potrebbe neanche uscire all’esterno per svolgere il proprio lavoro. E per concludere, risultano completamente sguarniti i servizi dedicati al Commercio e ai Tributi dato che nessun dipendente risulta formato per seguirne le mansioni, tanto che questi ultimi sono stati affidati ad una ditta esterna, con evidenti difficoltà nel relazionarsi con gli uffici ed evidenti conseguenze sulla qualità di un servizio, decisamente delicato, verso la cittadinanza”.

“E poi, come se non bastasse – attaccano Galletto, Maisto e Magrini – anche sotto il versante economico i dipendenti lamentano la mancata liquidazione delle premialità dal 2021, come le progressioni economiche orizzontali su cui avevamo un accordo scritto nero su bianco e che il Comune non ha rispettato. A tutto questo si aggiungono anche i gravi ritardi con cui vengono versate le indennità ai dipendenti, cosa che non fa che aumentare la loro frustrazione a fronte dei pesanti carichi di lavoro che svolgono”.

“E il guaio – concludono i rappresentanti delle tre sigle sindacali - è la totale mancanza di progettualità dell’Amministrazione, nel medio e lungo periodo, per cercare di far uscire dall’angolo in cui l’Ente si è venuta a trovare. Per questo motivo i dipendenti, in un’assemblea che si è svolta il 30 settembre scorso, hanno proclamato lo Stato di Agitazione che prevede innanzitutto il blocco di tutti gli straordinari e successivamente un percorso di mobilitazione con eventuali scioperi, sit in e presidi che concorderemo, passo a passo, con i dipendenti. È arrivata l’ora che al Comune di Cinto Euganeo si prendano le proprie responsabilità: da ora in avanti il personale non accetterà più di vedersi scaricare addosso il peso di scelte sbagliate fatte a monte. Una situazione, quella di Cinto Euganeo, che purtroppo è molto simile nei tanti piccoli comuni sparsi nel territorio della Bassa Padovana e che non può più continuare”.

Il servizio di Telenordest sulla situazione che sta vivendo il Comune di Cinto Euganeo